LII.
Tutte le fibre di Silvio risposero a quel grido: la sua mente smarrita ritrovò il sentiero del dolore; pensò allo scopo per cui era venuto, e fissò gli occhi nel suolo con uno sforzo disperato, quasi volesse scavare una fossa per seppellire le sue illusioni.
Carlotta era inginocchiata presso una tomba, e nascondeva la faccia fra le mani; il vecchio Giovanni, ritto accanto ad essa, teneva il capo inchinato sul petto.
Vi furono alcuni istanti d'immobilità e di silenzio.
Finalmente Carlotta sollevò il capo lentamente, e drizzandosi in piedi, aprì gli occhi velati dalle lagrime, fissando Silvio d'uno sguardo lungo e sereno, come raggio di sole dopo una tempesta. Silvio barcollò e fece alcuni passi; intanto Giovanni s'era spinto inosservato fuori del ricinto.
Alcuni istanti dopo, quasi senza avvedersene, Carlotta e Silvio si trovarono seduti l'uno a fianco dell'altro a' piedi della tomba.
— Mi perdonate? domandò Silvio con voce fioca.
Carlotta non rispose, ma il suo sguardo parve dire: «vi perdono.» E poichè Silvio tentava d'afferrarle una mano, essa gliel'abbandonò senza ritrosia — una piccola mano candida, affilata, con vene azzurre, come quella d'un bambino.
Questa arrendevolezza non meravigliò Silvio, il quale in quel momento era incapace di misurarne il valore. Trovarsi seduto accanto a Carlotta, sentire la mano di lei nella sua, udire il suo respiro affannoso, l'ansia del suo petto, e quasi i battiti affrettati del suo core, e dire che tutto ciò non era che un sogno che non si sarebbe rinnovato più mai, era tale tortura che soffocava il piacere.
— Ho voluto vedervi un'ultima volta, prese a dire Silvio balbettando, per dirvi...
E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando sul significato di quell'interruzione, si mostrò agitata, e ripiegando indietro il capo guardò la lapide presso la quale erano seduti. Silvio seguì istintivamente quello sguardo, e lesse su quel marmo un nome, il nome dilui.... Egli lo aveva immaginato già prima, e tuttavia impallidì; e gli parve che quel muto richiamo, in quel momento, e per parte di Carlotta, palesasse una certa trepidanza mal dissimulata, ed ora invece la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di troncare la via ad ogni audacia, v'era palese, e gli tornarono in mente quelle parole che erano cadute sul suo cuore come un martello: «v'ha qualche cosa che si frappone fra me e voi, un sepolcro inviolabile.»
Quello sguardo aveva ridestato uno sciame di pensieri importuni, che volteggiarono in giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, prima di posarsi un'altra volta.
— Per dirvi... proseguì egli sorridendo mestamente come per dinotare che aveva indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi che io parto.
— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa indeterminata di chi non sa se debba corrucciarsi o ringraziare.
— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata.
Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere l'emozione; ma la sua mano incontrò un'altra volta la mano di Silvio e disse con un linguaggio eloquentissimo la riconoscenza.
— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio con vivacità, e siccome la mano di Carlotta minacciava di allontanarsi, soggiunse più vivamente ancora: poichè Dio lo vuole. Non affannerò più oltre la vostra solitudine, non turberò i fantasmi del vostro passato; non mendicherò senza frutto ciò che voi non volete darmi; non tenterò più le vie del vostro cuore che non saprebbe amarmi giammai.
Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato palesava apertamente l'affanno.
— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole.
Silvio sorrise amaramente, e tentennò il capo con un gesto disperato.
Carlotta impallidì. Evidentemente ella temeva di aver confidato troppo nella fermezza del proposito di Silvio; forse lo stesso Silvio aveva troppo fidato sulla sua forza.
Dite al naufrago che si lasci seppellire dalle onde, che tanto tanto il lottare non gli gioverà a nulla — dite ad un amante che l'insistenza della domanda non potrà vincere mai l'ostinazione del rifiuto d'una bella ritrosa....
Silvio, sentendo il bel corpo di Carlotta vicino al suo, ebbe la debolezza di pensare all'immensa frenesia di piacere che egli avrebbe potuto provare vivendo al suo fianco. Il sangue gli salì al cervello, e vide in una nube di fuoco tutta un'infinita schiera di fantasmi fuggitivi.... Un'eloquenza suggerita dal cuore ispirò irresistibilmente il suo labbro; strinse la mano di Carlotta e parlò nuove profferte e nuove preghiere; i suoi occhi sfavillavano come fiamme, il suo petto si sollevava e s'abbassava come onda di mare tempestoso.
Carlotta turbata all'improvviso assalto, tremava come uno stelo, e guardava Silvio con un'espressione che pendeva tra il rimprovero e la preghiera, ma che diceva più che tutto lo sgomento.
Silvio tacque arrossendo; abbandonò la mano di Carlotta, e chinò il capo al suolo; Carlotta levò gli occhi al cielo.
— Non dirò che una parola, disse ella poco dopo con accento commosso; e voi desisterete, spero, da una vana insistenza....
Si arrestò titubante; Silvio continuava a tenere il capo abbassato, e non vide sul volto di Carlotta le traccie della lotta che si combatteva nel suo petto.
Il silenzio ridestò l'attenzione di Silvio; egli si scosse e guardò Carlotta in viso; quello sguardo era mesto e dolce, e tuttavia la poveretta tremò come sotto una minaccia; indi con un supremo sforzo che vinse la sua natura di donna, pronunziò con voce ferma il nome del cavalier Salvani....
Un grido, un ruggito di belva imprecò sulle labbra di Silvio.
Carlotta nascose il capo fra le mani.