LXVII.
«Venni innanzi a voi col sorriso sulle labbra, colla disperazione nell'anima. Avevate voi udito? Sospettavate?... Non ve ne faccio colpa; il vostro contegno mi diceva disì; la vostra cortesia fredda mi accusava e mi feriva.
Quando fui sola mi chiusi nelle mie stanze come per involarmi agli occhi di tutti; avessi io potuto sottrarmi alla mia stessa coscienza!... Parevami che il mondo avesse letto la mia vergogna....»