XXXV.Silvio a Carlotta.
«Rimango. Non vi dirò quanto io sia felice di questa determinazione; ma solo che io non l'avrei presa giammai se non per ubbidire ad un vostro comando. La mia volontà non ha potuto ribellarsi alla vostra, ma avrebbe resistito al mio amore.
Ho domandato a me stesso la ragione di ciò che avviene, e la mia stolta vanità si è lusingata per un istante del vostro affetto. Non sorridete della debolezza della mia natura; io mi sono ricreduto ben tosto. Sia benedetta lapietà che vi ha fatto superiore al vostro risentimento.
Il vostro risentimento! So d'averlo meritato, ma so pure che se voi aveste potuto leggermi in cuore, m'avreste perdonato. Oh! ditemi, in nome di Dio, posso io credere che, almeno in parte, la vostra pietà sia suggerita dal perdono?
Alcuni giorni tuttavia, ed io sarò ristabilito pienamente; nè vi vedrò una sola volta ancora nella vita? Deh! fate che la memoria dei vostro volto sereno s'imprima nel mio cuore prima di abbandonarvi per sempre. Partirò felice se mi avrete assolto dal vostro corruccio».