LXXIII.La casa di Cromvello.
Difatti era Mordaunt quello che d’Artagnan aveva seguitato senza riconoscerlo.
Entrato nella casa si era tolta la maschera e staccata la barba grigia postasi onde meglio cambiarsi, aveva salito la scala, aperto un usciale, ed in una camera rischiarata da una lampada e parata di colore molto oscuro, erasi trovato in faccia ad un uomo che scriveva seduto davanti al tavolino.
Era questi Cromvello.
Cromvello aveva in Londra, come è noto, due o tre di quei ricoveri, che non si sapevano tampoco da’ suoi amici, e di cui affidava il segreto soltanto ai più intimi: e fra questi, noi ce ne rammentiamo, poteva essere annoverato Mordaunt.
Quando esso entrò, Cromvello alzò il capo.
«Siete voi, Mordaunt? gli disse, siete venuto assai tardi.
«Generale, rispose il giovane, ho voluto veder la cerimonia sino alla fine, e mi ha preso tempo.
«Ah! fece Cromvello, non vi credevo per solito tanto curioso.
«Sono sempre curioso di contemplare la caduta di un nemico di Vostro Onore, e quello non era fra i minimi. Ma voi, generale, non eravate a White-Hall?
«No» disse Cromvello.
E vi fu un momento di silenzio.
«Avete avuti dei dettagli? domandò Mordaunt.
«Nessuno. Sono qui da stamane: sapevo unicamente che v’era un complotto per salvare il re.
«Ah! lo sapevate?
«Poco importa: quattro uomini travestiti da operaj dovevano trarre di prigione il re e condurlo a Greenwich, dove lo attendeva una barca.
«E istrutto di tutto questo, Vostro Onore se ne stava qui, distante dalla Città-Vecchia, quieto ed inoperoso?
«Quieto sì, disse Cromvello, ma chi vi dice inoperoso?
«Per altro, se riusciva la trama?
«Lo avrei bramato.
«Io pensava che Vostro Onore considerasse la morte di Carlo I come una disgrazia necessaria al bene dell’Inghilterra.
«E tale è sempre la mia opinione; ma purchè morisse, non era d’uopo d’altro; e forse sarebbe stato meglio che ciò non avvenisse sul patibolo.
«Perchè mai?»
Cromvello sorrise.
«Perdonatemi, generale, vi è però noto che io sono apprendista politico, e desidero in ogni circostanza approfittarmi delle lezioni che si compiace darmi il mio maestro.
«Perchè si sarebbe detto ch’io lo avevo fatto condannare per giustizia e lasciato fuggire per misericordia.
«Ma se fuggiva realmente?
«Impossibile.
«Impossibile?
«Erano prese le mie precauzioni.
«E Vostro Onore conosce i quattro che avevano intrapreso di salvare il re?
«Sono Francesi: due mandati da Enrichetta a suo marito, e due da Mazzarino a me.
«E credete, signore, che Mazzarino li abbia incaricati di far ciò che hanno fatto?
«Può darsi, ma ora li biasimerà.
«Lo pensate?
«Ne son certo.
«Perchè?
«Perchè non hanno avuto buon esito.
«Vostro Onore mi aveva donati due di quei Francesi quando non erano colpevoli se non di essersi armati a favore di Carlo I; adesso che sono rei di complotto contro l’Inghilterra, vuol darmeli tutti quattro?
«Prendeteli» disse Cromvello.
Mordaunt s’inchinò con un sorriso di ferocia trionfante.
«Ma, soggiunse Oliviero, scorgendo che quegli si accingeva a ringraziarlo, torniamo di grazia a quell’infelice Carlo. Fra il popolo vi sono state delle grida?
«Poche, se non se:evviva Cromvello!
«Voi, dove eravate?»
Mordaunt guardò un momento il generale, per discernere da’ suoi occhi se gli faceva una domanda inutile e sapeva già tutto.
Ma lo sguardo acuto di Mordaunt non potè penetrare nelle oscure profondità di quello di Cromvello.
«Io era situato in maniera da vedere e udir tutto», rispose.
Allora toccò a Cromvello di fissar ben bene Mordaunt, ed a questo toccò di rendersi impenetrabile. Dopo pochi minuti secondi di esame girò in là il ciglio con indifferenza.
«Pare, soggiunse Oliviero, che il carnefice capitato d’improvviso abbia fatto benone l’obbligo suo; almeno, da quanto mi fu riferito, il colpo è stato vibrato con mano maestra».
Mordaunt si ricordò come Cromvello gli aveva detto non averne avuto verun dettaglio, e quindi fu convinto che il generale fosse stato presente all’esecuzione, benchè nascosto dietro ad una cortina o a qualche persiana.
«Realmente, replicò Mordaunt con voce quieta e faccia impassibile, è bastato un sol colpo.
«Sarà stato forse, osservò Cromvello, un uomo del mestiere.
«Credete così, signore?
«E perchè no?
«Non aveva però la cera di un boja.
«E chi altro che un boja, disse Cromvello, avrebbe voluto esercitare sì orribili funzioni?
«Eh! fece Mordaunt, chi sa? un nemico particolare del re Carlo che avesse fatto voto di vendetta e compiuto il suo voto; forse un gentiluomo che avesse motivi d’odiare il re decaduto, e sapendo ch’esso era per fuggire, e per sottrarglisi, si sia impiantato a lui dinanzi, mascherato il viso ed in pugno la scure, non più come ajuto del carnefice, ma qual mandatario della fatalità.
«Può essere, disse Cromvello.
«E se così fosse, Vostro Onore biasimerebbe la sua azione?
«A me non si spetta a giudicarlo: è un affare tra Dio e quel tale.
«Ma se Vostro Onore conoscesse il gentiluomo?
«Non lo conosco, signor mio, ribattè Cromvello, nè voglio conoscerlo. Che importa a me che sia uno o l’altro? Dacchè Carlo era condannato, non è un uomo che gli ha troncata la testa, è la mannaja.
«Eppure, aggiunse Mordaunt, senza colui, il re era salvo».
Cromvello sorrise.
«Ma di certo! voi stesso lo diceste, lo portavano via.
«Lo portavano sino a Greenwich. Là s’imbarcava sopra una filuca co’ suoi quattro liberatori. Sulla filuca però erano quattro uomini miei, e quattro botti di polvere della nazione. In mare i miei uomini scendevano nella lancia.... e voi, Mordaunt, siete già troppo abile politico perchè io vi spieghi il resto.
«Sì, in mare saltavano tutti per aria.
«Precisamente. L’esplosione operava ciò che non aveva voluto operare la mannaja. Il re Carlo spariva annientato. Si diceva che sottratto all’umana giustizia, la celeste vendetta lo aveva inseguito e raggiunto: noi eravamo soltanto suoi giudici, Dio solo aveva voluta la sua morte. Ecco quanto mi ha fatto perdere il vostro immascherato. Vedete dunque che avevo ragione quando bramavo non conoscerlo; mentre, davvero, ad onta delle sue eccellenti intenzioni, non potrei essergli grato di ciò che ei fece.
«Signore, replicò Mordaunt, al solito io m’inchino e mi umilio a voi dinanzi; voi siete un pensatore profondo, e (continuò) era sublime la vostra idea della barca incendiata.
«Assurda, replicò Cromvello, assurda, poichè è diventata inutile. In politica non v’è altra idea sublime fuor di quella che porta al risultato; quelle che non l’ottengono sono stolide ed aride. Questa sera dunque andrete a Greenwich (seguitava Oliviero alzandosi) domanderete del padrone delLampo, gli mostrerete un fazzoletto bianco con un nodo a ciascuna delle quattro cocche: tale è il segno convenuto; direte alla gente di riprender terra, e farete riportare la polvere all’arsenale, ammenochè....
«Ammenochè.... ripetè il giovane a cui brillava il volto di allegrezza selvaggia mentre parlava il generale.
«Ammenochè la filuca nello stato in cui è, non possa servire ai vostri particolari progetti.
«Ah, milord, milord! Iddio facendovi suo eletto, vi diede anco il suo sguardo a cui nulla può sfuggir mai!
«Mi pare che mi chiamiate milord! fece ridendo Cromvello. Va bene perchè siamo qui fra noi, ma converrebbe badare che non vi scappasse una parola simile davanti agli imbecilli nostri puritani.
«E non sarà Vostro Onore chiamato così fra poco?
«Almeno lo spero, ma non è ancora tempo».
Cromvello si levò e prese il ferrajuolo.
«Partite, mio signore? domandò Mordaunt.
«Sì; ho dormito qui jeri l’altro e jeri, e sapete che non è mio costume dormire tre volte nello stesso letto.
«Dunque, Vostro Onore, mi concede piena libertà per tutta la nottata?
«Ed anche per la giornata di domani, se occorre. Da jeri sera (aggiungeva Cromvello sogghignando) faceste abbastanza pel mio servizio, e se avete qualche affare vostro proprio da regolare è giusto che io vi dia il tempo a ciò opportuno.
«Grazie, signore, e mi lusingo che sarà bene impiegato».
Cromvello fece a Mordaunt un cenno col capo; indi volgendosi gli domandò:
«Siete armato?
«Ho la mia spada.
«E nessuno che vi attenda alla porta?
«Nessuno.
«Allora dovreste venir meco, signor Mordaunt.
«Grazie, signore: il giro che vi convien fare passando dal sotterraneo mi toglierebbe tempo, e da quanto mi avete detto ne ho perduto digià troppo. Uscirò dall’altra porta.
«Andate» disse Cromvello.
E posando la mano sopra un bottoncino celato, fece aprire un usciale sì ben nascosto dal parato ch’era impossibile all’occhio più pratico il riconoscerlo.
E questo mosso da una molla di acciajo, si chiuse dietro di lui.
Era uno di quegli sbocchi segreti che l’istoria ci riferisce esistessero in tutte le case misteriose dove abitava Cromvello.
Passava sotto una strada che andava a dare in fondo ad una grotta, nel giardino di un’altra casa situata distante cento passi da quella onde si era partito il futuro protettore.
Da ciò si spiega come Grimaud non aveva potuto vedere escire alcuno, e come nulladimeno fosse escito Cromvello.
Durante codesta ultima parte della scena, dall’apertura chelasciava un lembo della cortina mal tirata Grimaud aveva distinti i due uomini, e successivamente ravvisati Cromvello e Mordaunt.
Noi già sappiamo l’effetto che produsse questa nuova sui quattro amici.
Fu il primo d’Artagnan a riacquistare per intiero le sue facoltà intellettuali.
«Mordaunt! esclamò, ah, Iddio ce lo manda!
«Sì, disse Porthos, si sfondi la porta, ed avventiamoci addosso a lui.
«Anzi, non isfondiamo, non facciamo chiasso. Il rumore richiama gente, giacchè se egli è, conforme asserisce Grimaud, col suo degno padrone, deve essere nascosto a qualche cinquantina di passi qua lontano un corpo di guardia dicoste di ferro. Olà Grimaud! venite qui, e procurate star ritto sulle gambe».
Grimaud si avvicinò. Col sentimento gli era tornato il furore, ma stava saldo.
«Bene, fece d’Artagnan, adesso salite di nuovo a quel balcone, e diteci se il Mordaunt è tuttora in compagnia, se si dispone ad andarsene o a coricarsi; s’è in compagnia, attenderemo che sia solo; se va fuori, lo prenderemo all’uscire; se si trattiene, romperemo la finestra. È sempre meno difficile e rumoroso che una porta».
Grimaud cominciò ad arrampicarsi cheto cheto.
«Athos ed Aramis, custodite l’altro sbocco; Porthos ed io restiamo qua».
I due camerati obbedirono.
«Ebbene? domandò d’Artagnan.
«È solo, rispose Grimaud.
«Ne sei certo?
«Sì.
«Non abbiam visto partirsi l’altro.
«Sarà andato dal secondo usciale.
«Che fa egli?
«Si avvolge nel ferrajuolo e si mette i guanti.
«A noi!» disse d’Artagnan.
Porthos mise mano al pugnale, e macchinalmente lo trasse dal fodero.
«Riponi, amico Porthos, avvertì il tenente; non si deve tirar subito. Lo abbiamo in nostro potere, si proceda con ordine. Abbiamo da richiederci qualche scambievole spiegazione, e questa è una copia della scena di Armentières: se non che speriamo che costui non abbia progenie, e schiacciato lui sia tutto schiacciato.
«Zitto! fece Grimaud, ecco che si apparecchia ad andarsene. Si accosta al lume. Lo smorza. Non veggo più niente.
«Dunque in terra, in terra!»
Grimaud saltò all’indietro e cadde in piedi. La neve attutiva il rumore; nulla si intese.
«Va a prevenire Athos ed Aramis; si pongano uno per ogni lato della porta, come faremo Porthos ed io; battano le mani se lo acchiappano, e noi eseguiremo altrettanto se egli è nostro».
Grimaud disparve.
«Porthos! raccomandava il Guascone, tirate meglio indietro le larghe spalle; è necessario ch’esca senza scorgere cosa alcuna.
«Purchè venga di qua!
«Silenzio!»
Porthos si pigiò al muro quasi volesse entrarvi dentro; lo stesso fece d’Artagnan.
Allora si udì camminare Mordaunt per la scala. Scorse stridendo uno sportello non visto nell’intelajatura. Mordaunt guardò, e mercè le precauzioni prese dai due amici nulla distinse. Introdusse la chiave nella serratura, aprì, e si mostrò su la soglia.
E nel punto medesimo si trovò faccia a faccia con d’Artagnan.
Voleva respingere la porta, ma Porthos slanciandosi ad afferrare il bottoncino la spalancò affatto.
Porthos battè tre volte le mani, ed accorsero Athos ed Aramis.
Mordaunt diventò paonazzo, ma non diede un grido, non chiamò ajuto.
D’Artagnan andò direttamente addosso a Mordaunt, e spingendolo per così dire col petto gli fece risalire a passi indietro tutta la scala, rischiarata da una lampada che permetteva al Guascone di non perdere di vista le mani di Mordaunt. Ma questi comprese che anche ucciso d’Artagnan, gli resterebbe da disfarsi degli altri tre nemici: sicchè non fece un movimento di difesa, non un gesto di minaccia. Mordaunt, arrivato all’uscio, si sentì su questo incalzato, e di certo credè che là fosse per finir tutto: s’ingannava però, chè il tenente stese la mano ed aprì, ed esso e Mordaunt si trovarono nella stanza ove dieci minuti prima il giovane se ne stava a discorrere con Cromvello.
Dopo di lui entrò Porthos; aveva disteso il braccio e staccata la lampada dal palco, e con questa ne accese un’altra.
Comparvero Athos ed Aramis, e chiusero a chiave.
«Favorite accomodarvi», disse d’Artagnan a Mordaunt porgendogli una sedia.
Quegli prese la seggiola e si mise pallido e tranquillo. A tre passi di distanza Aramis ne recò altre tre, per sè, per d’Artagnan e per Porthos.
Athos andò ad assidersi in un canto, nel luogo più appartato della camera, sembrando deciso di rimanere immobile spettatore di quanto accadrebbe.
Porthos si situò a mano sinistra, ed Aramis alla destra del Guascone.
Athos pareva abbattuto. Porthos si stropicciava le palme delle mani con impazienza febbrile.
Aramis, sogghignando, si mordeva le labbra sino a spremerne il sangue.
D’Artagnan era il solo che si moderasse, almeno in apparenza.
«Signor Mordaunt, esso disse, giacchè dopo tante giornate perdute a correrci appresso uno coll’altro, alla fine il caso ci riunisce, discorriamola un poco, se non vi dispiace».