LXXXVII.La mente e il braccio.

LXXXVII.La mente e il braccio.

Ed ora, passiamo dal padiglione degli agrumi a quello di caccia.

In fondo al cortile ove mediante un loggiato formato di colonne joniche si scuoprivano i canili, sorgeva un fabbricato bislungo, che pareva si estendesse a guisa di un braccio davanti all’altro braccio, lo stanzone da agrumi, semicircolo che racchiudeva il cortile d’onore.

In quel padiglione, a pian terreno, erano rinserrati Porthos e d’Artagnan, ripartendosi le lunghe ore di detenzione antipatica pei due temperamenti.

D’Artagnan andava su e giù come un tigre, con l’occhio fisso, e ruggendo talora sulle inferriate di una larga finestra che dava sul cortile di servizio.

Porthos digeriva in silenzio un ottimo pranzo di cui erano stati levati allora di tavola i rilievi.

Uno pareva privo di ragione, e meditava; l’altro pareva meditasse profondamente, e dormiva; se non che il suo sonno era una continua agitazione, lo che poteva indovinarsi dal modo interrotto ed incoerente con cui russava.

«Ecco che si fa oscuro, disse d’Artagnan, devono esservicine le quattro. Fra poco saranno ottantatrè ore che siamo qui dentro.

«Uhm! fece Porthos, tanto per mostrar di rispondere.

«M’intendete, dormiglione sempiterno? disse d’Artagnan impazientito che un altro potesse abbandonarsi al sonno di giorno, mentre egli stentava a riposare di notte.

«Che? domandò Porthos.

«Quel che dico.

«E che dite?

«Che a momenti saranno ottantatrè ore dacchè siamo qua.

«Colpa vostra.

«Come, colpa mia?

«Sì; vi avevo offerto di andarcene.

«Staccando i ferri o sfondando le porte?

«Senza dubbio.

«Porthos, genti nostra pari non se ne vanno puramente e semplicemente.

«Oh! io poi, me la batterei con quella purezza e semplicità che mi sembra disprezziate un po’ troppo».

D’Artagnan scrollò le spalle, e replicò:

«D’altronde, non istà già il tutto nell’uscire da questa camera.

«E perchè?

«Perchè non avendo nè armi nè parola d’ordine, non faremmo cinquanta passi abbasso senza inciampare in una sentinella.

«Ebbene! fece Porthos, accopperemo la sentinella e le torremo le armi.

«Sì, ma prima di esser affatto accoppata (e uno Svizzero è duro a morire, durissimo) darà un urlo, o per lo meno un lamento che farà venir fuori il corpo di guardia; saremo circuiti e presi come tante volpi, noi che siamo leoni, e ci getteranno in qualche carbonaja, dove non avremo tampoco la consolazione di vedere quel brutto cielo grigio di Rueil, che somiglia al cielo di Tarbes quanto somiglia la luna al sole. Caspita! se fuori avessimo qualcuno che potesse darci delle informazioni su la topografia morale e fisica di questo castello, su ciò che Cesare chiamavaluoghi e costumi... almeno a quel che mi fu detto... Eh! a pensare che in venti anni, ne’ quali non sapevo che farmi, non ho avuta l’idea di occupare una di quelle ore a venire a studiare Rueil!

«Che importa? soggiunse Porthos, si vada via ciò non ostante.

«Mio caro, ribattè d’Artagnan, sapete perchè i pasticcieri non lavorano mai di propria mano?

«No, ma avrei genio a saperlo.

«Perchè davanti ai loro allievi temerebbero di fare qualche pasta troppo abbrustolita o una crema col latte rappreso.

«E poi?

«E poi sarebbero burlati, e burlati non devono essere i maestri pasticcieri.

«E che rapporto hanno costoro con noi?

«Che noi in materia di avventure non dobbiamo mai avere uno scacco o far ridere gli altri. In Inghilterra ultimamente abbiamo fatto fiasco, siamo stati battuti, e l’è una macchia per la nostra riputazione.

«E da chi battuti?

«Da Mordaunt.

«Sì, ma femmo annegare messer Mordaunt.

«Lo so, e questo ci rimetterà un poco nel concetto dei posteri, se pure i posteri penseranno a noi. Ma sentitemi, Porthos: benchè messer Mordaunt non fosse da sprezzarsi, messer Mazzarino mi sembra ben altrimenti forte, e non lo faremmo affogare con ugual facilità. Badiamo dunque a noi, e stiamo accorti, perchè (aggiunse il guascone sospirando) noi due vagliamo forse per otto altri, ma non pei quattro che sapete.

«È vero, confermò Porthos corrispondendo con un sospiro a quello già mandato da d’Artagnan.

«Or bene, fate come fo io, passeggiate su e giù, sinchè ci arrivi una buona nuova dei nostri amici, o ci venga una buona idea; ma non dormite sempre come finora: non v’è cosa che intorpidisca la mente quanto il sonno. Quel che ci sovrasta sarà forse men grave che non ci figuriamo; non credo che Mazzarino abbia intenzione di farci tagliar la testa, perchè la testa non si taglierebbe senza il processo, il processo cagionerebbe gran fracasso, il fracasso richiamerebbe i nostri amici, e allora essi non lascerebbero operare il signor di Mazzarino.

«Ragionate pur bene! disse Porthos con ammirazione.

«Sì, non c’è male.... E poi, capite, se non ci fanno processo, se non ci mozzano la testa, bisogna che ci tengano qui o ci trasportino altrove.

«Oh! necessariamente.

«Or dunque, è impossibile che messer Aramis, quel braccio finissimo, e che Athos, il saggio gentiluomo, non iscuoprano il nostro ritiro. E allora, affè saremo a tempo.

«Sì, tanto più che qua non si sta assolutamente male.... ad eccezione di una cosa, però....

«E quale?

«D’Artagnan, avete osservato che per tre giorni di seguito ci hanno dato del castrato arrosto?

«No, ma se ce lo presentano la quarta volta, mi lagnerò, non dubitate.

«E inoltre di quando in quando mi vien in mente la mia casa; è un pezzo che non ho visitate le mie ville.

«Eh via! dimenticatele momentaneamente; le ritroveremo ammenochè il signor di Mazzarino le abbia fatte demolire.

«Credete che si sia fatta lecita una tal tirannia? domandò inquieto Porthos.

«No: eran buone per l’altro ministro simili risoluzioni; il nostro è troppo meschino per arrischiarle.

«Mi riconfortate, d’Artagnan.

«Or dunque fate buon viso come fo io: scherziamo coi custodi, interessiamo i soldati, poichè non si possono corrompere; accarezzateli di più che sinora, quando verranno sotto le nostre grate. Sino adesso siete stato sempre a mostrar loro il pugno, e più il vostro pugno è rispettabile meno è seducente.... Ah! quanto darei per aver soltanto cinquecento luigi!

«E anch’io, rispose Porthos che non voleva passare per meno generoso di d’Artagnan, darei volentieri.... cento doppie».

I due prigionieri stavano a questo punto del loro dialogo, quando entrò Comminges, preceduto da un sergente e da due uomini, i quali recavano la cena in un paniere pieno di piatti e vassoj.

«Bene! fece Porthos, da capo il castrato!

«Caro signor di Comminges, disse il Guascone, avete da sapere che il mio amico signor du Vallon è deciso a portarsi alle più crude estremità, se il signor di Mazzarino si ostina a mantenerlo con questa sorta di carne.

«E io dichiaro di più, accrebbe Porthos, che non mangio più altro, se non me la tolgono davanti.

«Togliete via quel montone, disse Comminges, voglio che il signor du Vallon ceni con piacere, tanto più che ho da annunziargli una notizia, che di certo gli darà appetito.

«È forse morto il signor Mazzarino? domandò Porthos.

«No, anzi devo con rincrescimento avvisarvi che sta benissimo.

«Male! fece Porthos.

«E che notizia è mai? chiese d’Artagnan, una notizia in prigione, è frutto così raro, che spero scuserete la mia impazienza, non è vero, signor di Comminges? Maggiormente dacchè ci avete dato a intendere ch’era buona la nuova.

«Gradireste sapere che il signor conte di la Fère sta bene?» fece Comminges.

Gli occhi per solito piccoli di d’Artagnan, si apersero a dismisura.

«Se lo gradirei.... ma ne sarei contento, beato!

«Ed io sono incaricato da lui stesso di presentarvi i suoi complimenti, e dirvi che gode di ottima salute».

D’Artagnan ebbe a svenirsi dall’allegrezza. Una rapida occhiata fu interprete a Porthos del di lui concetto. Lo sguardo diceva: se Athos sa dove siamo, se ci fa parlare, in breve agirà.

Porthos non aveva molta abilità per comprendere le occhiate; ma questa volta la intese, perocchè al nome di Athos aveva provata la stessa impressione che d’Artagnan.

«Ma, domandò timidamente il Guascone, voi dite che il conte di la Fère vi ha incaricato di fare i suoi complimenti al signor di Vallon ed a me?

«Signor sì.

«Dunque lo avete veduto?

«Di certo!

«E dove, senza essere indiscreto?

«Qui vicino, fece Comminges sorridendo.

«Qui vicino? ripetè d’Artagnan, a cui brillarono le pupille.

«Tanto prossimo, che se le finestre che danno sul capannone degli agrumi non fossero otturate, potreste vederlo dal posto ove siete.

«Di sicuro, ronza nei dintorni del castello!» pensò d’Artagnan.

E poi disse forte:

«Lo avete incontrato alla caccia, forse nel parco?

«No, più prossimo.... anche più.... ecco, dietro a questo muro, seguitò Comminges, e percuoteva la muraglia.

«Dietro?... e che v’è egli qui dietro?... Sono stato condotto qui di sera, in modo che il diavolo mi trascini se so dove io mi sia!

«Orsù, continuò Comminges, supponete una cosa.

«Supporrò tutto quel che vogliate.

«Là! che a questa muraglia vi sia una finestra.

«Ebbene?

«Da quella, scorgereste alla sua, il signor di la Fère.

«Sicchè il signor di la Fère è alloggiato nel castello?

«Sì.

«E per qual ragione?

«Per la stessa che voi.

«Athos è prigioniero?

«Vi è pur noto, disse Comminges ridendo, che non vi sono prigionieri a Rueil, poichè non v’è prigione.

«Non ischerziamo sulle parole, signore. Athos è stato arrestato?

«Jeri, a S. Germano, all’uscire dalle stanze della regina».

A d’Artagnan caddero giù le braccia inerti sul fianco. Pareva fulminato. Il pallore gli corse come un nuvolo bianco su la bruna carnagione, ma quasi subito si dileguò.

«Prigioniero! egli ripetè.

«Prigioniero! tornò a dire dopo di lui Porthos oppresso».

Ad un tratto d’Artagnan alzò il capo, e ne’ suoi occhi si vide brillare un lampo impercettibile anco per Porthos. Poscia lo stesso abbattimento che lo aveva preceduto seguì quel baleno fugace.

«Orsù, disse Comminges, il quale nudriva un vero affetto per d’Artagnan dopo il segnalato servigio da questo resogli nel dì dell’arresto di Broussel, togliendolo dalle mani ai Parigini, orsù non vi angustiate; non pretendevo già darvi una mala nuova, oh! tutt’altro. Con la guerra attuale siamo tutti esseri incerti. Dunque ridete della combinazione che riavvicina il vostro amico a voi ed al signor du Vallon, anzi che addolorarvene».

Quell’invito però non influì minimamente su d’Artagnan, che si mantenne in aspetto lugubre.

«E che cera faceva? domandò Porthos, che accortosi come d’Artagnan lasciava estinguersi il dialogo, se ne prevalse per metter fuori due paroline di suo.

«Ottima cera, rispose Comminges; sul primo era sembrato come voi disperatissimo, ma quando ha saputo che il ministro doveva fargli visita stasera....

«Ah! fece d’Artagnan, il ministro deve fare una visita al conte di la Fère?

«Sì, lo ha fatto avvertire, e il signor conte, nell’udir ciò, mi ha incaricato di dirvi, che profitterebbe del favore che gli concedeva Sua Eccellenza per patrocinare la vostra e la sua causa.

«Ah che caro conte! disse il Guascone.

«Bell’affare! mugolò Porthos, gran favore, cospettone! il conte di la Fère, la di cui famiglia s’imparentò coi Montmorency e coi Rohan, val pure quanto il signor Mazzarino.

«Non serve, replicò d’Artagnan nel modo suo più docile, a rifletterci bene, mio caro du Vallon, è un grande onore pel signor conte, e dà luogo a concepire grandi speranze.... una visita!... ma è tale onore per un prigioniero, ch’io mi penso per sino che il signor di Comminges prenda abbaglio.

«Come? prendo abbaglio!...

«Non sarà il signor di Mazzarino che andrà a trovare la Fère, ma la Fère sarà chiamato dal signor di Mazzarino.

«No, no, no! disse Comminges a cui premeva di precisare le cose; io ho inteso benissimo ciò che mi ha detto il ministro: egli andrà a trovare il conte».

D’Artagnan procurò di cogliere uno sguardo di Porthos onde discernere se questi capiva l’importanza di quella visita, ma Porthos non badava nemmeno dalla sua parte.

«Sicchè pel signor ministro è abitudine di passeggiare nel locale degli agrumi? domandò il tenente dei moschettieri.

«Ci si rinchiude ogni sera, fece Comminges, pare che colà vada meditando su gli affari dello Stato.

«Allora comincio a credere che Sua Eccellenza vada dal signor di la Fère; d’altronde, naturalmente si farà accompagnare?

«Sì, da due soldati.

«E discorrerà così di affari davanti a due estranei?

«I soldati sono Svizzeri dei piccoli cantoni, e non parlano se non tedesco. E poi, secondo ogni probabilità, aspetteranno alla porta».

D’Artagnan si cacciava le unghie nelle palme delle mani, onde il suo volto non esprimesse altro che ciò ch’egli gli permetteva di esprimere.

«Badi bene il signor Mazzarino ad entrar solo dal conte di la Fère! soggiunse, giacchè il conte dev’essere sulle furie».

Comminges si mise a ridere.

«Eh! par che siate tanti antropofagi! il signor di la Fère è pien di cortesia, e di più non ha armi. Al primo grido di Sua Eccellenza, accorrerebbero subito i due soldati che l’accompagnano.

«Due soldati...., disse d’Artagnan quasi raccogliesse le sue rimembranze, due soldati.... sì.... per questo dunque odo chiamare due uomini ogni sera, e li vedo passeggiare una mezz’ora sotto la mia finestra.

«Appunto; attendono il ministro, o piuttosto Bernouin viene a chiamarli quando il ministro esce.

«Begli uomini, affè!

«È il reggimento ch’era a Lens, e che il signor Principe diede a Sua Eccellenza per farle più onoranza.

«Ah signore! fece d’Artagnan come per riepilogare in poche parole tutta quella lunga conversazione, almeno sia Sua Eccellenza più mite, e conceda al signor di la Fère la nostra libertà!

«Lo desidero di tutto cuore.

«Sicchè, se si dimenticasse la visita, non trovereste inconveniente a rammentargliela?

«Nessuno; al contrario!

«Ah! questo mi consola alquanto».

L’abile cambiamento di conversazione sarebbe sembrato una manovra sublime a chiunque avesse potuto leggere nell’animo del Guascone.

«E adesso, egli continuò, ve ne prego, mio caro signor di Comminges, un’altra ed ultima grazia.

«Tutto ai vostri comandi.

«Rivedrete il conte di la Fère?

«Domattina.

«Favorireste dargli il buon dì a nome mio, e pregarlo di richiedere per me la stessa grazia che per sè avrà ottenuta?

«Desiderate che venga qui il signor ministro?

«No; conosco me stesso, e non sono sì esigente. Sua Eccellenza mi faccia l’onore di ascoltarmi, questo è quanto bramo.

«Oh! mormorò Porthos scuotendo il capo, non avrei mai creduto questo da lui; come abbatte gli uomini la sventura!

«Così sarà fatto, rispose Comminges.

«Assicurate ancora il signor conte ch’io sto benissimo, e che mi avete visto afflitto, ma rassegnato.

«Voi mi date nel genio parlando in tal guisa.

«Altrettanto direte pel signore du Vallon.

«Per me? mainò! esclamò Porthos, non sono niente rassegnato, io!

«Ma vi rassegnerete, amico mio.

«Giammai!

«Si rassegnerà, signor di Comminges. Io lo conosco meglio che non si conosca egli stesso, e so che ha mille eccellenti qualità che neppur si figura. Tacete, signor du Vallon, e rassegnatevi.

«Addio, signori, disse Comminges; buona notte.

«Procureremo che sia tale».

Comminges salutò ed uscì. D’Artagnan lo seguì cogli occhi nella medesima attitudine di dolcezza ed umiltà; ma appena fu chiusa la porta si slanciò verso Porthos, e se lo strinse fra le braccia con espressione di giubilo che non lasciava alcun dubbio.

«Oh oh! che c’è? disse Porthos, ma che, impazzite, povero amico?

«C’è che siamo salvi!

«Non ne vedo nemmeno l’ombra; anzi veggo che siamopresi tutti, eccettuato Aramis, e che scemano per noi la probabilità di andarcene dacchè è entrato uno di più nella trappola del signor di Mazzarino.

«Nulla, nulla; la trappola bastava per due, e diventa troppo debole per tre.

«Non capisco, fece Porthos.

«È inutile, replicò d’Artagnan, mettiamoci a tavola e ripigliamo forza, chè ne avremo d’uopo per la nottata.

«E che faremo sta notte?

«Probabilmente viaggeremo.

«Ma....

«A tavola, mio caro! mangiando vengono delle idee; e dopo cena, quando le mie saranno ben complete ve le comunicherò».

Per quanto Porthos bramasse d’essere istruito del progetto di d’Artagnan, conoscendo però il modo di agire di questo, si assise a mensa senza insistere di più, e mangiò con un appetito che faceva onore alla fiducia ch’ei riponeva sempre nell’immaginativa di d’Artagnan.


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