XLIX.La torre di Saint-Jacques-la-Boucherie.
Alle cinque ore e tre quarti, il signor di Gondy eseguite tutte le sue gite, era tornato all’arcivescovado.
Alle sei fu annunziato il Curato di S. Mery.
Il Coadjutore guardò con impeto dietro ad esso, e vide che appresso gli veniva un altro uomo.
«Fate passare», ordinò.
Fu introdotto il prete, e seco pure Planchet.
«Monsignore, ecco l’individuo del quale ho avuto l’onore di parlarvi».
Planchet salutò colle maniere di uno che abbia frequentato case di riguardo.
«Siete disposto a servire alla causa del popolo? domandò Gondy.
«Lo credo! sono dellaFrondain corpo e in anima. Così come mi vedete, monsignore, sono condannato ad essere impiccato.
«E perchè?
«Ho levato di mano ad uno dei sergenti di Mazzarino un nobile signore che riconducevano alla bastiglia, dov’era stato digià cinque anni.
«E lo chiamate?
«Oh monsignore! lo conoscete: è il conte di Rochefort.
«Ah sì... ne avevo inteso discorrere; metteste a soqquadro tutta la contrada, mi fu detto.
«Eh! all’incirca, disse Planchet contento di sè stesso.
«E di mestiere, voi siete?...
«Confettiere, in via dei Lombardi.
«Spiegatemi come va ch’esercitando una professione sì pacifica abbiate inclinazioni tanto bellicose.
«E come Vostra signoria, appartenendo alla Chiesa, ora mi riceve in abito da cavaliero, con la spada al fianco e gli stivali cogli sproni?
«Non è brutta risposta in coscienza; replicò ridendo Gondy; ma lo sapete, che ho avuto sempre delle tendenze guerresche.
«Ed io, prima d’esser confettiere, stetti tre anni sergente nel reggimento di Piemonte, e avanti di essere per tre anni sergente in quel reggimento fui diciotto mesi servitore del signor d’Artagnan.
«Del tenente dei moschettieri? chiese Gondy.
«Per l’appunto.
«Ma dicesi che sia accanito partigiano di Mazzarino.
«Uhm!... fece Planchet.
«Che volete dire?
«Nulla: il signor d’Artagnan è al servizio, e fa il suo mestiere a difendere Mazzarino che ci assassina.
«Siete un giovane di giudizio, mio caro: si può contare su di voi?
«Credevo, monsignore, che vi fosse stata garantita la mia premura.
«Sì, di sicuro, ma mi è grato sentirmelo confermare da voi.
«Monsignore, potete far caso su di me, purchè si tratti di fare uno sconvolgimento per la città.
«E di questo precisamente siamo in discorso. Quanti uomini sperate mettere assieme nella nottata?
«Duecento moschetti e cinquecento alabarde.
«Che vi sia uno per quartiere che faccia altrettanto, e domani formeremo un’armata considerevole.
«Oh sì.
«Inclinereste ad obbedire al conte di Rochefort?
«Lo seguirei sino all’inferno, e con questo non dico poco, giacchè lo reputo capace di scendervi.
«Bravo!
«Da qual segno si distingueranno domani gli amici dai nemici?
«Ognuno che sia dellaFrondapuò porsi un fiocco di paglia al cappello.
«Benissimo: date gli ordini.
«Abbisognate di danaro?
«Il danaro non fa mai male. Se non se ne ha, si farà a meno; avendone, le cose andranno meglio e più presto».
Gondy avvicinatosi ad un forziere ne levò fuori un sacchetto.
«Ecco, disse, ecco cinquecento doppie, e se il fatto riesce bene, tenetevi per certa domani egual somma.
«Io renderò conto fedelmente a vostra signoria di questi danari, disse Planchet ponendosi la borsa sotto il braccio.
«Va bene, vi raccomando il ministro.
«Non dubitate, è in buone mani».
Planchet sorrise; il prete restò un poco indietro.
«Siete contento, monsignore? ei domandò.
«Sì, colui mi pare un soggettaccio risoluto.
«Veh! farà più di quel che ha promesso.
«Allora è un prodigio».
Il Curato andò a ritrovare Planchet, che lo attendeva sullascala. Di là a dieci minuti fu annunziato quello di San Sulpizio.
Appena fu aperta la bussola del gabinetto di Gondy, vi si scagliò un uomo: era il conte di Rochefort.
«Siete voi, carissimo conte! disse Gondy porgendogli la mano.
«In somma, monsignore, siete deciso? fece Rochefort.
«Lo fui sempre.
«Non se ne parli più; lo dite, ed io lo credo: ora daremo da sospirare al Mazzarino.
«Lo spero anch’io.
«E quando si principia il ballo?
«Gl’inviti sono per questa notte, mormorò il Coadjutore; ma i violini principieranno a suonare domattina.
«Potete far conto su di me e su cinquanta soldati promessimi dal cavaliere d’Humieres qualora mi abbisognino.
«Cinquanta soldati?
«Sì, egli fa delle reclute e me le impresta; finita la festa, se glie ne mancano, io vi rimpiazzerò.
«Bene, mio caro Rochefort, ma ciò non basta.
«E che altro v’è egli? domandò sorridendo Rochefort.
«Del signor di Beaufort, che ne avete fatto?
«È nel Vendomese, dove attende ch’io gli scriva di tornare a Parigi.
«Scrivetegli, è già tempo.
«Sicchè siete sicuro del fatto vostro?
«Sì, ma conviene che si solleciti, giacchè appena il popolo di Parigi si ribelli avremo dieci principi, anzi che uno, che vorranno porsi alla testa di esso: se tarda, troverà posto preso.
«Posso dargli l’avviso a nome vostro?
«Sì, chiaramente.
«Posso dirgli che deve contare su di voi?
«A meraviglia.
«E gli lascerete ogni facoltà?
«Per la guerra sì; in quanto alla politica....
«Sapete che quello non è il suo forte.
«Mi lascerà trattare a modo mio pel mio cappello da Cardinale.
«Vi preme di molto?
«Di molto.
«Ognuno ha il suo genio; mi fo responsabile di ottenervi il suo consenso.
«Gli scrivete stassera?
«Fo di meglio, gl’invio un messaggiero.
«Fra quanti giorni può esser qui?
«Fra cinque.
«Venga, e ci troverà dei cambiamenti.
«Lo desidero.
«Ve lo accerto.
«Dunque?...
«Andate a radunare i vostri cinquanta uomini, e state pronto.
«A che?
«A tutto.
«V’è un segno di riunione?
«Un fiocco di paglia al cappello.
«Va bene. Addio, monsignore.
«Addio, mio caro Rochefort.
«Oh, messer Mazzarino! messer Mazzarino! disse Rochefort strascinando via il Curato che non aveva trovato modo di mettere una parola in quel dialogo, vedrete se sono troppo vecchio per essere un uomo d’azione!»
Erano le nove e mezza; ci voleva una mezz’ora al Coadjutore per trasferirsi dall’arcivescovado alla torre di Saint-Jacques-la-Boucherie.
Di Gondy osservò esservi lume alle finestre più alte della torre.
«Bene! disse fra sè, il nostro sindaco è al suo posto!»
Bussò, e gli fu aperto. Il vicario lo attendeva e lo guidò facendogli lume sino in cima alla torre; là gli additò una porticella, posò la candela in un angolo del muro, e discese.
Benchè fosse la chiave all’uscio, il Coadjutore picchiò.
«Entrate!» disse una voce ch’ei riconobbe esser quella del mendico.
Di Gondy passò innanzi. Era realmente il poverello di Sant’Eustachio. Aspettava disteso sopra un lettuccio.
Al veder comparire il coadjutore egli si alzò.
Suonarono le dieci.
«Ebbene, domandò Gondy, mi hai mantenuta la parola?
«Non del tutto, disse il mendico.
«Come mai?
«Mi avevate richiesti cinquecento uomini, non è vero?
«Sì; e poi?
«E poi ne avrò due mila.
«Non esageri?
«Ne bramate una prova?
«Sì».
Erano accese tre candele, ciascuna davanti ad una finestra, che davano, questa su la Città-Vecchia, quella sul Palazzo Reale, l’altra sopra la contrada San Dionigi.
Colui in silenzio andò sino ad ognuno dei tre moccoli, e li spense un dopo l’altro.
Il Coadjutore si trovò al bujo, alla stanza non dava più chiarore se non se il dubbio raggio della luna, perdutasi sotto a grossi nuvoli negri di cui poneva su gli orli una frangia argentea.
«Che hai tu fatto? disse Gondy.
«Ho dato il segnale.
«E quale?
«Quello delle barricate.
«Ah ah!
«Quando uscirete di qui, vedrete i miei uomini all’opra. Soltanto badate a non rompervi le gambe inciampando in qualche catena o cadendo in qualche buca.
«Orsù, ecco la somma, uguale a quella che già ricevesti. Adesso rammentati che sei un capo, e non andarteli a bere.
«Da venti anni non ho bevuto altro che acqua».
L’uomo prese la borsa dalle mani del Coadjutore, il quale udì il rumore che facevano le dita frugando addentro e tasteggiando le monete d’oro.
«Ah ah! disse di Gondy, sei avaro bricconaccio?»
L’accattone diede un sospiro e gittò via il sacchetto.
«E sarò sempre lo stesso? mormorò, e non perverrò giammai a spogliarmi del vecchio esser mio? Oh miseria! oh vanità!
«Ma tanto lo prendi!
«Sì, ma fo voto d’innanzi a voi d’impiegare in opere pie quel che mi avanzerà».
Aveva la faccia pallida e in contrazione come quella di uno che di recente abbia sofferto internamente grandissimo contrasto.
«Che uomo singolare! pensò Gondy».
E prese il cappello per andarsene, ma nel girarsi vide il mendico fra sè e la porta.
Prima sua idea si fu che colui gli avesse rancore.
Ma, al contrario, lo vide unire insieme le mani e inginocchiarsi.
«Monsignore! disse il povero, avanti di lasciarvi, deh! ve ne prego, la vostra benedizione!
«Monsignore! esclamò Gondy, ma mio caro, tu mi prendi per un altro.
«No no, vi piglio per quello che siete, cioè pel signor coadjutore; vi ho riconosciuto alle prime».
Gondy sorrise.
«E vuoi la mia benedizione? diss’egli.
«Ah sì!... ne ho bisogno».
Il mendico proferì queste parole in tuono di sì grande umiltà e di sì profondo pentimento, che Gondy stese la mano per dargli la sua benedizione.
«Ora, soggiunse il Coadjutore, fra noi v’è una certa relazione.... Orsù, dimmi, hai commesso qualche delitto a cui stia contro l’umana giustizia e da cui io possa garantirti?»
L’accattone tentennò il capo.
«Monsignore, il delitto da me commesso, non è soggetto alla giustizia umana, e voi non potete liberarmene se non che col benedirmi spesso come ora faceste.
«Animo, via, sii schietto, fece il Coadjutore, non hai fatto tutta la vita il mestiere che fai?
«No, monsignore, lo fo soltanto da sei anni.
«E prima, dov’eri?
«Alla Bastiglia.
«E innanzi di essere alla Bastiglia?
«Ve lo dirò a suo tempo.
«Basta così. A qualunque ora mi troverai pronto ad ascoltarti.
«Grazie, monsignore; disse il mendico in tuono truce, ma non è ancora il tempo.
«Addio.
«Addio», ripetè il poverello inchinandosi.
Il Coadjutore prese la candela, e scese, e se ne andò tutto assorto ne’ suoi pensieri.