XXIX.Il buon uomo Broussel.
Ma disgraziatamente pel signor Mazzarino, che in quel momento aveva proprio disdetta, il buon uomo Broussel non era stato ammazzato.
Diffatti, esso traversava tranquillamente la via sant’Onorato, quando il focosissimo cavallo di d’Artagnan lo percosse sulla spalla e lo gittò fra la mota. Secondo noi avvertimmo, il nostro tenente dei moschettieri non pose mente a così piccolo avvenimento. D’altronde egli nutriva la stessa profonda e sprezzante indifferenza che la nobiltà, e particolarmente la nobiltà militare, in quell’epoca professava pel ceto borghese. Era dunque rimasto più che insensibile alla disgrazia accaduta all’omiciattolo nero (quantunque fosse sua colpa) ed anche avanti che il povero Broussel avesse tempo di dare un grido era transitata tutta la tempesta dei corridori armati. Ed allora soltanto il ferito potè essere inteso e rialzato.
Si affollò gente, si vide quel meschinello che gemeva, gli si richiese il suo nome, la dimora, il titolo, ed appena ebbe detto chiamarsi Broussel, esser consigliere al Parlamento, ed abitare in via di San Landry, sorse un grido tra la moltitudine, sì minaccioso e terribile, che fece gran paura al caduto quanto l’uragano passatogli sul corpo.
«Broussel! Broussel! tutti esclamavano, nostro padre! quello che difende i nostri diritti contro al Mazzarino! Broussel, l’amico del popolo! ucciso, calpestato dagli scellerati seguaci del ministro! soccorso! all’armi! a morte! a morte!»
In un attimo la folla diventò immensa; fu arrestata una carrozza per mettervi dentro il piccolo Broussel: ma avendo uno del volgo fatto osservare che nello stato in cui esso era il moto del legno potrebbe peggiorare il suo male, vari fanatici proposero di portarlo a braccia, lo che fu accolto con entusiasmo, ed accettato a voti unanimi. Detto e fatto. Il popolo lo sollevò di peso, in aspetto insieme docile e minaccioso, e lo trasportò, simile a quel gigante delle novelle fantastiche che mugghia accarezzando e cullando fra le braccia un nano.
Broussel si figurava digià tanta affezione dei Parigini per la sua persona. Non aveva durante tre anni seminata l’opposizione senza un’occulta speranza di raccogliere la popolarità. Codesta dimostrazione, capitata appuntino, gli fu dunque gratissima e lo fe’ insuperbire, imperocchè gli dava un’idea esattadel suo potere. Ma da un altro lato v’era qualche inquietezza che turbava un tal trionfo. Oltre alle contusioni che lo facevano soffrire di molto, temeva ad ogni angolo di strada di vedere sboccare uno squadrone di guardie e di moschettieri per dare addosso a quella moltitudine, ed allora nel parapiglia che succederebbe al trionfatore?
Aveva egli sempre dinanzi agli occhi il turbine d’uomini, quell’uragano dal piè di ferro da cui era stato atterrato con un soffio.
E perciò ripeteva con voce languidissima:
«Facciamo presto, figliuoli, chè in verità patisco assai!»
Ed a ciascuno di questi suoi lamenti si accrescevano a lui d’intorno ed i gemiti e le maledizioni.
Si giunse non senza fatica fino alla casa di Broussel. La calca che già ingombrava la via richiamava a’ balconi e su le porte tutta la gente del quartiere. Alla finestra di una casa a cui dava ingresso una porta strettissima si vedeva agitarsi una vecchia serva la quale urlava con quanta forza si avesse, ed una donna pure attempata che piangeva. Quelle due femmine, con un’inquietudine visibile abbenchè espressa in modo diverso interrogavano il popolo, il quale mandava loro per unica risposta urli confusi impossibili ad intendersi.
Ma quando il consigliere, portato da otto uomini, comparve pallido e guardando con occhio da moribondo la sua abitazione, la sua moglie e la sua serva, la buona signora Broussel svenne, e la serva, levando al cielo le mani, si slanciò sulla scala per farsi incontro al padrone strillando: «Dio mio! Dio mio! se almeno ci fosse Friquet per andar a chiamare un cerusico!»
E v’era Friquet. Dove non è egli, il biricchino di Parigi?
Friquet aveva profittato naturalmente della giornata di Pentecoste per chiedere vacanza al padrone dell’osteria, la qual vacanza non gli si poteva negare sendochè stava ne’ suoi patti di esser libero alle quattro feste principali dell’anno.
Era egli alla testa del corteggio. Gli era venuta, sì, l’idea di correr per un medico, ma in sostanza gli pareva più divertevole lo strillar fuor di modo: «Hanno ammazzato il signor Broussel padre del popolo! evviva il signor di Broussel!» che girare da mille straduzze e dir semplicemente ad un uomo nero: «Venite, signor dottore, il consigliere Broussel ha bisogno di voi».
Per sua sfortuna, Friquet che nell’accompagnamento faceva una parte importante, ebbe l’imprudenza di aggrapparsi all’inferriata della finestra a pian terreno per sovrastare alla folla. Quest’ambizione lo rovinò: sua madre lo vide e lo mandò pel chirurgo.
Poi pigliò essa in collo il brav’uomo e voleva metterlo così fino al primo piano; però in fondo alla scala il consigliere si rimise un poco in gambe e dichiarò sentirsi assai forte per salire da sè. Inoltre ei pregava la Gervasia (così aveva nome la fantesca) di procurare che la gente si ritirasse, ma la Gervasia non gli dava retta.
«Oh povero padrone! oh il mio caro padrone! ella badava a gridare.
«Sì, cara, sì Gervasia, balbettava Broussel onde calmarla, sta quieta, non sarà nulla.
«Ch’io stia quieta, quando siete sciupato, rotto, troncato!
«Ma no, ma no! non è niente, o quasi niente!
«Niente! e siete tutto carico di mota! niente, e avete sangue sui capelli!.... mio Dio! misero mio padrone!
«Zitto! faceva Broussel, zitto!
«Sangue! santo Dio, sangue! ripeteva la vecchia.
«Un medico! un chirurgo! un dottore! strepitava il popolo, il consiglier Broussel è vicino a morire! i Mazzarini l’hanno ammazzato.
«Dio buono! si smaniava Broussel, quei disgraziati faranno dar fuoco al casamento!
«Signore! consigliò la Gervasia, affacciatevi alla finestra, che vi veggano.
«Fossi gonzo! rispose il tribolato, è cosa buona per il re di farsi vedere a quel modo.... Gervasia, di’ loro che sto meglio, di’ loro che mi metterò, non mica al balcone, ma in letto, e che se ne ne vadano.
«Ma perchè se n’hanno da andare? E’ vi fa onore, che stiano là!
«Oh! non l’intendi, che mi faranno arrestare, mi faranno impiccare? esclamava il vecchietto fuor di sè, ah! ecco che mia moglie è svenuta!
«Broussel! seguitavano di sotto, evviva Broussel! un chirurgo per Broussel!»
Fecero tanto schiamazzo che accadde ciò che avea previsto il consigliere; un mucchio di guardie scacciò a calciate di fucile quella turba, bensì del tutto innocua. Ma alle prime strida di: «soldati! pattuglia!» Broussel tremando lo avessero a prendere per istigatore del tumulto, si rimpiattò bell’e vestito nel letto.
Mercè lo sgombro fatto dalle guardie, la Gervasia per comando reiterato tre volte dall’ammalato, riuscì a chiudere il portone. Ma non sì tosto l’ebbe serrato e fu salita presso all’infermo, che venne bussato fortemente.
La signora Broussel tornata in sè levava le calze al marito tremando come una foglia.
«Guardate chi picchia, disse il consigliere, e non aprite che dopo schiarimento».
La Gervasia guardò, e rispose:
«È il signor presidente Blancmesnil.
«Allora aprite, non v’è inconveniente.
«Ebbene! fece nell’entrare il presidente, che v’hanno fatto, mio caro Broussel? sento dire che foste in procinto d’essere assassinato!
«Fatto sta, che secondo è probabile, si è tramato qualche cosa contro la mia vita, replicò il consigliere con una fermezza che pareva stoica.
«Amico mio, sì, hanno voluto cominciare da voi; però toccherà a noi, ciascuno a sua volta, e non potendoci vincere in massa cercheranno di distruggerci un dopo l’altro.
«Se la scapolo, disse Broussel, li vuo’ schiacciare sotto il peso della mia parola.
«Sì, sì, guarirete, e per far che paghino cara la loro aggressione».
Madama Broussel piangeva dirottamente; Gervasia si tapinava.
«Ch’è stato? esclamò un bello e robusto giovine entrando in camera, mio padre ferito!
«Vedete qua una vittima della tirannia, giovanotto! ribattè il signor Blancmesnil da vero Spartano.
«Oh padre mio! guai a coloro che vi hanno toccato!»
E il signorino si volgeva verso l’uscio.
«Giacomo, disse il genitore trattenendolo, va piuttosto a cercare un medico, mio caro.
«Sento grandi clamori del popolo; avvertì la vecchia, sarà Friquet che ce lo conduce.... ma no, è una carrozza».
Blancmesnil si affacciò alla finestra.
«Il signor coadjutore! egli disse.
«Il signor coadjutore! ripetè Broussel, aspettate ch’io vada ad incontrarlo!»
E dimentico de’ suoi dolori si avviava verso il signor di Retz, se non lo avesse fermato Blancmesnil.
«Ebbene, caro Broussel, disse il coadjutore colà giunto, che c’è? che c’è? si discorre di agguati, d’assassinio!... Buon giorno, signor Blancmesnil.... Nel passare ho preso meco il mio dottore, e ve l’ho condotto.
«Ah! fece Broussel, quanto vi sono obbligato! è vero che sono stato crudelmente buttato in terra e calpestato dai moschettieri del re....
«Avete a dire del Mazzarino, ripicchiò il signor di Retz, avete a dire del ministro.... Ma gliela faremo pagare, non dubitate.... Non è così, signor di Blancmesnil?»
Il presidente s’inchinava, ed ecco spalancarsi ad un tratto l’uscio spinto da un corriere. Lo seguiva un lacchè in gran livrea che annunziò ad alta voce:
«Il signor duca di Longueville!
«Come! esclamò Broussel! è qui il signor duca? che onore è questo per me!... ah, monsignore!...
«Vengo a condolermi, rispose il duca, della sorte del nostro prode difensore.... siete ferito, consigliere carissimo?
«Se lo fossi, la vostra visita mi risanerebbe, monsignore.
«Soffrite però?
«Molto.
«Ho qui con me il mio dottore; permettete che passi?
«E come!» fece Broussel.
Il signor di Longueville fe’ un cenno al suo lacchè, il quale introdusse un uomo nero.
«Io aveva avuta la stessa idea che voi, mio principe», disse il coadjutore.
I due professori si guardarono.
«Oh! siete voi, signor coadjutore? continuò il duca. Gli amici del popolo s’incontrano sul loro vero terreno.
«Il tumulto mi aveva spaventato e sono accorso; ma parmi che il più urgente sarebbe che i cerusici visitassero il nostro buon consigliere.
«Davanti a voi, signori? domandò timidamente Broussel.
«E perchè no? vi giuro che siamo ansiosi di sapere come vada.
«Ohimè, Dio santo! disse madama Broussel, che cos’è questo nuovo schiamazzo?
«Sembrano applausi, rispose Blancmesnil andando al balcone.
«Come! che altro v’è egli? chiese il consigliere pallido, morto.
«La livrea del signor principe di Conti! urlò Blancmesnil, il principe in persona!»
Il coadjutore e Longueville avevano la gran voglia di ridere.
I professori si accingevano ad alzare la coperta a Broussel; l’ammalato li trattenne.
Capitò il principe di Conti.
«Ah! signori, disse al vedere il signor di Retz, voi mi avete prevenuto; ma caro Broussel, non dovete già esser meco sdegnato; quando ho intesa la vostra disgrazia, ho pensato che vi mancasse un dottore e sono ito a prendere il mio.... Come state, e che assassinio è questo del quale si parla?»
Broussel voleva discorrere, ma non ebbe parole, l’oppressero i tanti onori che riceveva.
«Orsù, dottore, vedete, disse il principe di Conti a un uomo nero che lo accompagnava.
«Oh oh! fece uno dei medici, allora gli è un consulto.
«Sarà quel che volete, ma ponetemi in quiete sulla salute del bravo consigliere».
I tre professori si accostarono al letto. Broussel tirava a sè con tutta forza la coperta. Ad onta della sua opposizione fu spogliato ed esaminato.
V’era soltanto una contusione al braccio ed una alla coscia.
I dottori si guardarono in viso, mal comprendendo come si fossero riuniti tre soggetti fra i più dotti della Facoltà di Parigi per una simile inezia.
«Ebbene? domandò il coadjutore.
«Ebbene? il duca.
«Ebbene? il principe.
«Speriamo che l’accidente non abbia conseguenze; disse uno dei seguaci d’Esculapio; ci ritireremo nella stanza vicina per concertare le ricette.
«Broussel! notizie di Broussel! strillava la folla, come sta Broussel?»
Il coadjutore corse alla finestra. Al suo aspetto la turba fe’ silenzio.
«Amici, ei disse, riconfortatevi, egli è fuor di pericolo; ma la ferita è grave e abbisogna riposo».
Subito echeggiarono sulla strada altri urli:
«Viva Broussel! viva il coadjutore!»
Longueville per astio si affacciò esso pure.
«Viva il signor di Longueville! fu gridato al momento.
«Amici, ei disse facendo un saluto con la mano, ritiratevi in pace, e non date ai nemici nostri il piacere del disordine.
«Bravo, signor duca! approvò dal letto Broussel, codesto è parlare da buon Francese.
«Sì, signori Parigini, seguitò il principe di Conti andato ugualmente alla finestra onde avere la sua parte degli applausi. E poi il signor Broussel ve ne prega, ha necessità di quiete, ed il chiasso potrebbe dargli incomodo.
«Viva il principe di Conti!» esclamò la gente di sotto.
E il principe salutò.
Allora tutti tre si accomiatarono dal consigliere, e ad essi fece scorta la moltitudine che licenziata avevano a nome di Broussel.
La vecchia serva stupefatta osservava il padrone con ammirazione.
Per lei il consigliere era cresciuto di un palmo.
«Ecco che cos’è servire il proprio paese secondo la sua coscienza», disse Broussel con soddisfazione.
I medici uscirono dopo un’ora di consulto, e ordinarono si lavassero le contusioni con acqua e sale.
In tutta la giornata fu processione di carrozze. Tutti quei dellafrondasi fecero scrivere per visita in casa Broussel.
«Che bel trionfo, padre mio!» disse il giovine, il quale non comprendendo il vero motivo che traeva tutti coloro nella sua abitazione, pigliava sul serio le dimostrazioni dei grandi, dei principi e degli amici.
«Ohimè! Giacomo mio, gli rispose il genitore, ho paura di pagarlo caro questo trionfo; e o m’inganno, o a quest’ora il signor di Mazzarino mi apparecchia il conto degli affanni ch’io gli cagiono».
Friquet tornò a casa a mezza notte. Non aveva potuto trovar medici.