XXXVI.Grimaud parla.

XXXVI.Grimaud parla.

Grimaud era rimasto solo accanto al boia.

L’oste era ito a cercar soccorso; sua moglie pregava.

Dopo un momento l’ammalato schiuse gli occhi.

«Ajuto! balbettò! ajuto! Mio Dio, mio Dio! non troverò in questo mondo un amico che mi ajuti a vivere o a morire?»

E si portò a stento la mano sul seno; e la sua mano incontrò il manico del pugnale.

«Ah!» disse come uno a cui ritorni la memoria.

E lasciò andare giù il braccio.

«Fatevi coraggio, disse Grimaud, sono andati a cercare assistenza.

«Chi siete? domandò il ferito fissando su Grimaud gli occhi spalancati fuor di misura.

«Un antico conoscente, questi rispose.

«Voi?»

L’infermo cercava ricordarsi le sembianze di lui che favellavagli in tal guisa.

«In quali circostanze ci incontrammo? indi richiese.

«Venti anni sono, di notte. Il mio padrone vi aveva preso a Bethune e vi condusse ad Armentières.

«Vi riconosco, fece il boia, siete uno dei quattro servitori.

«Per l’appunto.

«E d’onde venite?

«Passavo per la strada, mi sono fermato in questa locanda per far rinfrescare il mio cavallo; mi raccontavano alcuni che il carnefice di Bethune era qua ferito, quando avete cacciato due urli. Al primo siamo accorsi subito, al secondo abbiamo sfondato l’uscio.

«E il frate? lo avete visto?

«Che frate?

«Quello ch’era rinchiuso meco.

«No, non v’era più: pare che sia fuggito dalla finestra. È desso che vi ha trafitto?

«Ah sì!»

Grimaud si mosse come per partirsi.

«Che andate a fare? domandò il boia.

«Bisogna corrergli appresso!

«Guardatevene bene!

«E perchè?

«Si è vendicato, ed ha fatto benissimo. Adesso che Iddio mi perdoni, giacchè v’è espiazione.

«Spiegatevi, disse Grimaud.

«Quella donna che i vostri padroni e voi mi faceste uccidere....

«Milady?

«Milady, sì, così la chiamavate....

«Che ha che fare milady col monaco?

«Era sua madre».

Grimaud vacillò e guatò il moribondo, attonito e come stupido.

«Sua madre! ripetè.

«Sì, sua madre.

«Ma dunque ei sa quel segreto?

«L’ho preso per un sacerdote, e glie l’ho confessato.

«Disgraziato! esclamò Grimaud e gli si bagnavano di sudore i capelli all’idea delle conseguenze che potevano resultare da tale rivelazione; disgraziato! ma spero che non abbiate nominato veruno?

«Non ho proferito alcun nome, giacchè nessuno ne conoscevo tranne quello da zittella della sua genitrice, e da questo egli tutto ha compreso; ma sa che suo zio era nel numero de’ suoi giudici».

Il meschino ricascò spossato. Grimaud voleva dargli soccorso e avanzava la destra verso il manico dello stiletto.

«Non mi toccate! disse il carnefice, se si cavasse fuori questo ferro, io morrei».

Grimaud rimase con la mano stesa; indi in un subito percuotendosi col pugno la fronte:

«Ah! se mai colui viene in cognizione chi fossero gli altri, il mio padrone è perduto!

«Sollecitatevi! gridò il carnefice, prevenitelo se vive ancora, avvertite i suoi amici; la mia morte, oh! credetelo pure, non servirà di scioglimento a questa terribile avventura.

«Dove andava? chiese Grimaud.

«Verso Parigi.

«Chi lo arrestò?

«Due giovani gentiluomini che si trasferivano all’armata, e dei quali uno, io lo udii a nominare dal suo compagno, si chiamava il visconte di Bragelonne.

«E desso fu che vi condusse il monaco?

«Eh sì!»

Grimaud levò lo sguardo al cielo.

«Dunque era questo il volere di Dio! disse poi.

«Senza dubbio! confermò il ferito.

«Oh terribile! oh caso spaventoso!.... e sì, quella femmina aveva meritata la sorte che si ebbe.... non pensate in questo modo?

«Sul punto di morire, fece il boja, si veggono gli altrui delitti molto piccoli a paragone dei nostri!»

E cadde giù abbattuto chiudendo il ciglio affannoso.

Grimaud stava perplesso fra la pietà che gli vietava di lasciar quell’uomo privo di assistenza, ed il timore che gli imponeva di partire immediatamente per recare quella notizia al conte di la Fère, allorchè udì rumore nel corridojo e vide venir l’oste insieme col chirurgo che finalmente erasi ritrovato.

Li seguivano parecchie persone, richiamate da curiosità; chè cominciava a spargersi voce dello stranissimo evento.

Il professore si accostò al moribondo che sembrava in deliquio.

«Prima di tutto va estratto il ferro dal petto», disse in tuono ch’esprimeva di molto.

Grimaud si ricordò il prognostico fatto dall’ammalato, e si girò da parte.

Il cerusico tirò in là il giubbetto, lacerò la camicia e snodò il seno.

Il pugnale, conforme accennammo, era cacciato addentro sino all’impugnatura.

Il chirurgo lo prese alla cima dell’elsa; a misura ch’ei lo tirava fuori il ferito aprendo gli occhi li fissava in un modo spaventoso. Quando la lama fu uscita interamente dalla piaga apparve sulla bocca dell’infermo una spuma rossiccia; indi nel momento che respirò sgorgò uno sprillo di sangue dall’orifizio della piaga stessa, ed egli diresse lo sguardo sopra Grimaud con espressione singolarissima, mandò un rantolo e spirò subito.

Grimaud raccolse da terra il pugnale insanguinato che metteva orrore a tutti, accennò all’oste che andasse seco, pagò il conto con generosità degna del suo padrone, e risalì a cavallo.

Esso aveva pensato sulle prime a tornare direttamente a Parigi; ma riflettè all’inquietudine che prolungando la sua assenza cagionerebbe a Raolo; si ricordò che Raolo era distante due leghe dal luogo ove si trovava egli stesso, che in un quarto d’ora sarebbe a lui vicino, e che fra la gita innanzi e indietro e la spiegazione insieme non gli piglierebbero un’ora di tempo. Si avviò di galoppo, e dopo dieci minuti smontava alMulo Incoronato, unico albergo di Mazingarde.

Dalle prime parole ricambiate col locandiere acquistò certezza di aver raggiunto quello che cercava.

Raolo era a tavola con il conte di Guiche ed il suo ajo, ma la trista avventura della mattina lasciava sul sembiante de’ due giovani una tale mestizia cui non riusciva a dileguare il brio del signor d’Arminges più filosofo di loro per la sua grande assuefazione a consimili spettacoli.

Ad un tratto fu schiusa la porta e si presentò Grimaud pallido, polveroso e macchiato dal sangue del disgraziato.

«Grimaud, mio buon Grimaud! esclamò Raolo, eccoti al fine! Scusate, miei signori, questi non è già un servo, è un amico».

Ed alzatosi a farglisi incontro seguitò:

«Come sta il signor conte? gli duole alquanto della mia assenza? lo hai veduto da che ci lasciammo? Rispondi, e poi io ho molte cose da dirti.... Oh! da tre giorni ci sono succeduti tanti casi! Ma che hai? sei smorto in viso.... E sangue! perchè questo sangue!

«Realmente v’è sangue! confermò di Guiche levandosi pur esso, siete ferito, mio caro?

«No, disse Grimaud, questo sangue non è mio.

«E di chi? domandò il visconte.

«Dell’infelice che lasciaste all’albergo, e ch’è morto fra le mie braccia».

«Fra le tue braccia! ma sai tu chi era?

«Sì.

«L’antico carnefice di Bethune!

«Lo so.

«E lo conoscevi?

«Lo conoscevo.

«Ed è morto?

«Sì».

I due signori si guardarono.

«Che volete? disse d’Arminges, tale è la legge comune, ed uno non n’è mica esente per essere stato boja. Dal momento che ho veduta la sua piaga ne ho avuta pessima idea, e ben vi è noto ch’era uguale l’opinione di lui, poichè chiedeva un monaco».

Alla parola di monaco Grimaud si accigliò.

«Animo, a tavola! fece d’Arminges, il quale a guisa di tutti gli uomini dell’età sua non ammetteva la sensibilità fra due portate.

«Sì, avete ragione, rispose Raolo; orsù, Grimaud, fatti dar l’occorrente, ordina, comanda, e dopo che ti sarai riposato discorreremo.

«No, no, replicò Grimaud, non posso trattenermi un istante, mi conviene ripartire per Parigi.

«Come! oh, t’inganni.... è Olivain che parte, tu resterai qui.

«Anzi Olivain resta ed io vado. Sono venuto espressamente per avvisarvelo.

«E perchè tal cambiamento?

«Non posso dirvelo.

«Spiegati.

«Non posso.

«Eh via! che scherzi son questi?

«Sapete, signor visconte, ch’io non ischerzo mai.

«Sì, ma so ancora che il signor conte di la Fère disse che rimarreste presso di me ed Olivain andrebbe alla capitale. Io mi atterrò alle disposizioni del conte.

«Non in questa circostanza, signore.

«Vorreste forse disobbedirmi?

«Sì, poichè così bisogna.

«Dunque persistete?

«E quindi me ne vo; siate felice, signor visconte».

Grimaud salutò e si volse verso l’uscio per andarsene.Raolo inquieto ed anco furibondo corse a fermarlo per un braccio.

«Grimaud! esclamò, trattenetevi; così voglio.

«Sicchè, rispose Grimaud, volete ch’io lasci ammazzare il signor conte?»

E fatto un nuovo inchino si disponeva a partire.

«Grimaud, amico mio! disse Bragelonne, non ve ne andrete in tal modo, non mi lascerete in una tale smania. Grimaud parla, deh parla in nome del cielo!»

E Raolo barcollava, sinchè cadde sopra una sedia.

«Non posso dirvi se non se una cosa.... chè il segreto non è mio.... Incontraste uno che prendeste per un frate, è vero?

«Sì».

I due gentiluomini si osservavano atterriti.

«Lo guidaste vicino al ferito?

«Sì.

«Aveste allora tempo di vederlo?

«Sì.

«E forse lo ravvisereste se lo ritrovaste?

«Oh sì! lo giuro, disse Raolo.

«E anch’io, aggiunse di Guiche.

«Or bene, se mai lo ritrovate, in qualunque luogo si sia, sulla strada maestra, per le vie, in una chiesa, dovunque egli sia, e dovunque voi sarete, ponetegli addosso il piede e schiacciatelo senza pietà, senza misericordia, come fareste ad una vipera, ad un serpente, ad un aspide; schiacciatelo, e nol lasciate finchè sia morto; per me, tanto ch’ei viva starà in dubbio la vita di cinque uomini».

E Grimaud senza dir altro profittò dello stupore e del terrore in cui aveva immersi quelli che lo ascoltavano per islanciarsi fuori dallo appartamento.

«Or bene, conte, disse Raolo a di Guiche, non dicevo bene che colui mi pareva un serpente?»

A capo a due minuti si udì il galoppo di un cavallo. Raolo si affacciò sollecito al balcone.

Era Grimaud che s’incamminava verso Parigi. Riverì Bragelonne agitando in aria il cappello, e in breve disparve alla svolta della strada.

Ma viaggio facendo riflettè a due cose:

La prima, che di quel passo il suo animale non reggerebbe a far dieci leghe;

La seconda, ch’ei non aveva danaro.

Egli aveva però l’immaginazione tanto più feconda quanto meno faceva uso della favella.

Ed alla prima cambiatura vendè il cavallo, e col prodotto prese subito la posta.


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