ATTO SECONDO

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo Atto, la mattina seguente.Entrano dalla comune, seguiti daEmma,Franco LaspigaeLudovico Nota. Ludovico ha il cappello in capo. Franco posa il suo sulla prima seggiola accanto alla comune. Poco dopo anche Ludovico poserà il suo.

La stessa scena del primo Atto, la mattina seguente.

Entrano dalla comune, seguiti daEmma,Franco LaspigaeLudovico Nota. Ludovico ha il cappello in capo. Franco posa il suo sulla prima seggiola accanto alla comune. Poco dopo anche Ludovico poserà il suo.

Ludovico

(a Emma)

La signora Onoria?

Emma

È di là, (indica l'uscio in fondo) con la signorina.

Ludovico

Sapete com'è stata la signorina stanotte?

Emma

Ah, male! Ha sofferto tanto! Credo che non abbia dormito mai. E neanche la signora.

Franco

Se avessi potuto parlarle jeri sera!

Ludovico

(a Emma)

Entrate piano piano, e dite alla signora Onoria che ci sono qua io.

Emma

Sissignore. (S'avvia per l'uscio in fondo).

Ludovico

È arrivata posta?

Emma

(voltandosi)

Sissignore. Lì sulla scrivania. (Apre senza far rumore l'uscio in fondo; esce).

Ludovico

(andando a prendere la posta sulla scrivania, a Franco)

S'accomodi, intanto, s'accomodi.

Franco

No, grazie. Non posso star seduto.

Ludovico

(sbuffando)

Oh Dio, apro un po'! (Apre una delle finestre, e si mette a sfogliar la posta, che è solo di giornali. I rumori della via si fanno più distinti, misti a quelli del mercato della mattina. A un certo punto, urtato, richiude e s'avvicina a Franco con un giornale e un dito per segno su una notizia della cronaca) Guardi qua; legga, legga qua. (Gli dà il giornale).

Franco

(dopo aver letto)

Una smentita?

Ludovico

Già. Dice che la pubblicheranno domani.

Entra per l'uscio in fondo la signoraOnoria, seguita daEmmache se ne va dalla comune.

Entra per l'uscio in fondo la signoraOnoria, seguita daEmmache se ne va dalla comune.

Franco

(vedendola entrare, ansioso)

Ah, ecco, ecco....

Onoria

(agitando in aria le mani)

Che nottata! Che nottata!

Franco

E che fa? Non viene?

Onoria

Se potrà. Sa che c'è anche lei; l'ha supposto; ma non la turbi, per carità! S'era un po' assopita in mattinata.

Ludovico

E con questo fracasso della via....

Onoria

No. È entrata la donna a dir che c'era lei con un altro signore, e s'è svegliata. Ho temuto tanto che s'opponesse come jer sera.

Franco

(come a scongiurare)

No! No!

Onoria

No, difatti; ha detto che le vuol parlare.

Franco

Ah! bene! Si sarà persuasa!

Ludovico

Ma sì! E se non è ancora persuasa, vedrà che la persuaderemo noi.

Onoria

Ho i miei dubbi su questo. Jeri sera, come se ne sono andati via loro, se ne voleva scappare.

Ludovico

Scappare?

Franco

E dove? Perchè scappare?

Onoria

Chi lo sa? Via! — Ho dovuto tanto lottare per trattenerla! Ma io non so, non so come l'abbiano fatta uscire dall'ospedale: non è ancora guarita!

Ludovico

(un po' seccato, con freddezza)

Ma veramente, quando è stata con me....

Onoria

No, che! Ha sofferto pene d'inferno a sorreggersi, a non far parere che soffriva. Teme tanto che lei si stanchi!

Ludovico

Io? Ma no.... Ora piuttosto (e accenna a Franco).

Franco

Sì, sì, la guarirò io! la curerò, la curerò io!

Onoria

Io vado di là un momento a riposarmi: non ne posso più: casco dal sonno! Oh ma se ci fosse bisogno di me....

Ludovico

Sì, vada vada.

Onoria

Mi facciano chiamare! (S'avvia per la comune, ma torna indietro, rivolgendosi a Ludovico) Oh, guardi che la poverina non ha più nulla con sè. Le hanno sequestrato la valigia; all'albergo, non so, o in questura. Bisognerebbe incaricarsi di ritirarla!

Ludovico

Sì, sì, ci penseremo.

Onoria

Ma presto, oggi stesso! È.... (sta per dire: nuda, si trattiene; esclama) Dio mio, e si deve pur comparire! Ci pensa lei?

Franco

Ci penserò io, ci penserò io!

Onoria

Credo che sarebbe meglio ci pensasse lei, signor Nota.

Ludovico

(di nuovo seccato)

E va bene! (Riprendendosi, con altro tono) Aspettiamo adesso che lei dica.... (allude a Ersilia).

Onoria

Per carità, sia buono!

Ludovico

(con stizza)

Ah, mi piace! È lei, ora, a raccomandarmela; lei che jeri....

Onoria

Ma jeri io non sapevo! Mi pare, Dio mio, come quando per istrada si vede tra una frotta di canaccicapitare sperduta una bestiolina, che tutti — non si sa perchè — più è mansa, e più le saltano addosso e la addentano, la strappano. È così smarrita, avvilita, poverina!

Ludovico

(c. s.)

Ma anche a me, capirà, pare adesso un'altra cosa.

Onoria

Chi? Lei? (allude, con pena, a Ersilia).

Ludovico

Ma tutta questa storia, che m'ero immaginata finita, e così diversa! Non si può dar di peggio. Prima, il giornalista con la sua cronaca; ora qua il signore (indica Franco); e poi quel signor console, ancora tra i piedi, che protesta.... (A Franco) Ha visto nel giornale?

Franco

Ma il console Grotti è dunque qua?

Ludovico

(con vivacità per dare ragione della sua stizza)

Qua, qua anche lui, qua tutti! E pare che il padre della sua fidanzata sia anche andato a trovarlo.

Franco

(stupito, turbandosi)

Il padre della mia fidanzata? E perchè?

Ludovico

Ma, non so, per avere informazioni!

Franco

(indignato)

E che cosa pretendono ancora? Dopo avermi chiuso la porta in faccia! Ah dunque, anche il console Grotti s'è messo contro di lei? (indica l'uscio in fondo, alludendo a Ersilia).

Onoria

Eh, tutti contro di lei!

Ludovico

Pare. Anzi, è certo. Capirà, io vivo qua assorto in quello che scrivo.

Franco

(quasi tra sè, con rabbia)

Vorrei sapere per qual ragione, il console Grotti....

Ludovico

Ma lo saprà lui! Per conto mio, le dico, m'ero interessato a un caso di vita: cose, persone; naturalmente come me l'ero immaginate. Ora, tutto questo strascico, tutto questo arruffìo, sì, dico.... — ecco, m'ha guastato, m'ha guastato tutto. — Ma per fortuna, c'è qua ora lei.

Franco

Sì, sì! Ci sono io, ci sono io!

Onoria

Basta. Io allora vado. (Congiungendo le mani, per raccomandarsi) Vedano un po'! (Via per la comune).

Franco

(risoluto, con foga)

Penso di riportarmela lontano. Ho modo, ho modo, con le mie aderenze. Ah, lontano, lontano!

Ludovico

Ma non si esalti troppo! Vede che cosa capita?

Franco

Già! Ma, e lei? (Allude a Ersilia).

Ludovico

Eh, mi pare che ne sia la prova più disgraziata. La vittima.

Franco

Sì, ma perchè? Perchè io, appunto per «non esaltarmi troppo», come lei dice, l'ho tradita, tradendo prima di tutti me stesso! Ho lasciato il mare, il mare, per affogare così, qua, nel pantano della vita ordinaria.

Ludovico

Eh, purtroppo, a un certo punto....

Franco

(con crescente foga)

No! No! quando ci lasciamo persuadere che non è possibile vivere come s'è sognato, e che è difficile, inattuabile quello che nel sogno ci pareva facile. Facile, tanto che si toccava!

Ludovico

Già! Ma perchè in certi momenti, caro signore, l'anima si libera di tutte le miserie comuni.

Franco

Ecco, sissignore!

Ludovico

Balza su dai piccoli ostacoli dell'esistenza quotidiana; non ne avverte più i minuti bisogni e si scrolla d'addosso cure meschine e mediocri doveri.

Franco

Benissimo! E così sciolta, così libera, respira, palpita in un'aria fervida, infiammata, ove anche le cose più difficili, le dicevo, diventano facilissime.

Ludovico

E tutto è fluido e agevole, come in un'ebbrezza divina. Sì. Ma sono momenti, caro signore!

Franco

(subito con forza)

Perchè l'animo nostro cede, non sa resistere: ecco perchè!

Ludovico

(sorridendo)

No no. Perchè lei non sa che bei tiri le giuoca e che scherzi le combina, che graziose sorprese intanto le prepara la sua anima, respirando, palpitando nell'aereo fervore di quei momenti, sciolta d'ogni freno, destituita d'ogni riflessione, accesa, abbagliata in quella fiamma di sogno. Lei non se n'accorge: ma un bel giorno — un brutto giorno — si sente tirato giù.

Franco

Ecco! Sì! Ma non bisogna cedere! Appunto! Non bisogna lasciarsi tirar giù! E perciò le dico che voglio ritornarmene là, lontano; riportarmela dove lei seguitò a vivere, aspettandomi, lieta, fidente, in quella luminosa felicità di sogno, che a me, per un oscuramento di tutto — dello spirito, della coscienza — è parsa come una follia, di cui fossi rinsavito, compiacendomene, come se avessi dato a me stesso una prova di.... di saggia disinvoltura, ecco! Ma ora sento, sento che mi si è rifatto quell'animo: mi sono ritrovato! E lo debbo a lei!

Ludovico

Non si esalti! Vedrà com'è caduta.

Franco

La rialzerò! La rialzerò! (S'apre l'uscio in fondo: appare Ersilia) Ah, eccola! (Appena la vede, smorendo, quasi tra sè) Dio mio....

Ersiliaentra, infatti, coi capelli cascanti, disfatta, pallidissima, e va, disperatamente risoluta, versoLudovico.

Ersiliaentra, infatti, coi capelli cascanti, disfatta, pallidissima, e va, disperatamente risoluta, versoLudovico.

Ersilia

Ci rinunzio, ci rinunzio, signor Nota! Non volevo neanche questo! La sua proposta... No, no, non è possibile! Rinunzio a tutto, a tutto!

Ludovico

Ma che dice? Guardi chi c'è qui! (indica Franco).

Franco

Ersilia! Ersilia!

Ersilia

Lei.... chi chiama? Vede chi sono? come sono?

Franco

(avvicinandosi a lei con passione)

Vedo che ti sei ridotta così; ma sei la mia Ersilia, la mia Ersilia! (Fa per abbracciarla) Ritornerai a essere la mia Ersilia!

Ersilia

(arretrando con orrore)

Non mi tocchi! Non mi tocchi! Mi lasci!

Franco

Ma come? Mi dài del lei? Tu che devi essere mia, mia, come già fosti mia?

Ersilia

Ah, questo è uno strazio veramente insopportabile! Come devo dire, Dio mio, come devo far capire che per me doveva essere tutto finito?

Franco

Ma se non è finito! Vedi che non è finito, se io sono qua di nuovo con te?

Ersilia

Quello che lei fu per me, là — non può più essere ora!

Franco

Ma sì! Ma sì! Perchè sono lo stesso! Sono lo stesso!

Ersilia

No! Anche per la ragione — glielo dico — che io, io (e Dio mio, se ne potrebbe accorgere) io non posso più essere la stessa!

Franco

Ma non è vero! Ti volesti uccidere per me — lo dicesti! E allora?

Ersilia

(fosca, con estrema risoluzione)

E allora — non è vero!

Franco

Come non è vero?

Ersilia

Non è vero. — Non per te! Se non venni neanche a cercarti.... — Ho mentito!

Franco

Hai mentito?

Ersilia

Sì! Dissi una ragione.... l'ultima, che in quel momento era vera; e ora non più.

Franco

Non più? perchè non più?

Ersilia

Perchè io, per mia disgrazia, ora vivo, sono viva ancora!

Franco

Per tua disgrazia? È una fortuna!

Ersilia

Ah no, grazie! Bella fortuna! Mi vorreste condannare a essere quella che io volli uccidere? No,no, basta, quella! — O lasciatela stare con la ragione che disse allora, quella! e che ora non vale più, nè per me, nè per te! — Basta!

Ludovico

Ma perchè non vale più, scusi?

Franco

Se per quella ragione volesti morire....

Ersilia

Ecco! Appunto! Morire! Finire! — Non sono morta: non vale più!

Franco

Come se io non potessi rimediare.... Posso!

Ersilia

No! No!

Franco

Come no? E allora quella che era per te ragione di morire, dev'essere al contrario, adesso, ragione di vivere, mi pare!

Ludovico

È così!

Franco

Sono qua per questo!

Ersilia

(con altra voce, improvvisa, recisa, sillabando, con l'indice e il pollice delle mani congiunti per accompagnare col gesto le sillabe:)

Stento finanche a riconoscerti.

Franco

(restando)

Tu — me?

Ersilia

(stravolge di scatto in aria le mani, e va a sedere, tra lo stupore dei due, che la mirano, come si mira qualcuno che, inopinatamente, ci si scopre del tutto diverso da quel che ci eravamo immaginato prima. Dopo una pausa ella dice:)

Non mi fate impazzire. (Altra pausa. Poi col tono di prima:) Non stenti forse anche tu a riconoscere me?

Franco

(sommesso, addolorato)

Ma no, no.... Perchè ti pare così?

Ersilia

Oh, tanto che, sai? se t'avessi visto prima, non avrei più proprio, proprio potuto dirlo....

Franco

Che cosa?

Ersilia

Che m'uccidevo per te. Non è vero! — Ma neanche la voce.... gli occhi.... — Mi parlavi con codesta voce? Mi guardavi con codesti occhi? — Io ti vedevo.... — chi sa come ti vedevo!

Franco

(gelando)

Tu m'allontani, Ersilia.... Mi.... mi fai dubitare di me.... di te....

Ersilia

Perchè non puoi capirla, tu, questa cosa orribile, d'una vita che ti ritorna, così.... come.... come un ricordo che invece d'esserti dentro, ti viene.... ti viene, inatteso, da fuori.... Così cangiato, che stenti a riconoscerlo. Non sai più trovargli posto in te, perchè anche tu sei cangiato, e non riesci più a risentirti vivo in esso, pur vedendo che sì, era vita tua, come tu forse eri — ma non per te! — come parlavi, come guardavi, come ti movevi nel ricordo di quell'altro, senza essere tu.

Franco

Ma sono io, Ersilia! io che torno a esser quello, che voglio di nuovo esser quello per te!

Ersilia

Non puoi. Dio mio, non capisci? Perchè ora, vedendoti, sono certa che non sei stato mai quello!

Franco

Io?

Ersilia

Perchè ti meravigli? Mi sono accorta che or ora anche tu, sentendomi parlare, hai avuto la stessa impressione.

Franco

Sì, è vero; ma perchè ora dici cose....

Ersilia

Che sono vere! Perchè non te ne vuoi approfittare? Tutti ne possono approfittare. Io sola, no! — Per te non è colpa.

Franco

Ma che cosa, Dio mio, non è colpa?

Ersilia

Quello che hai fatto a me.

Franco

Ma come non è colpa, se sono qua per questo?

Ersilia

Nella vita, eh, nella vita, si fa! Si può fare!

Franco

Ma ne vengono rimorsi, come quello ch'io sento, che è un vero rimorso, sai? non un semplice dovere ch'io riconosca verso di te!

Ersilia

Ma se vieni a sapere che non sono quella che credevi e che t'eri immaginata....

Franco

(disperandosi nel sentirla parlare così)

Oh, Dio mio, ma che dici?

Ersilia

Anche lei, signor Nota — un'altra! Ma le giuro che avrei fatto di tutto, io, per esser quella che lei s'era immaginata! — Per lei sì, per lei sì, potevo: perchè si trattava di vivere nella finzione della sua arte! — Ma nossignori, la vita — ecco qua — la vita che m'ero tolta, vede? non mi vuole lasciare: m'ha preso coi denti, e non mi vuole lasciare. Eccoli qua tutti, ancora, addosso a me! — Dove me ne debbo andare?

Ludovico

(piano a Franco)

Gliel'ho detto. L'animo della signorina bisogna che a poco a poco si ricomponga, e....

Ersilia

Mi vuole tormentare anche lei, adesso?

Ludovico

Io no — al contrario!

Ersilia

Ma se lei lo sa, che non è più possibile!

Ludovico

Perchè no, scusi?

Ersilia

Ah, per lei che lo aveva intuito così bene, può non esser nulla; è stato anzi un piacere! Ma pensi che quello che lei suppose d'una immagine della sua mente, io lo soffersi nelle mie carni vive, che subirono l'onta, il ribrezzo!

Ludovico

Ah, per questo?

Ersilia

Glielo dica, glielo dica quello che ho fatto, perchè se ne vada!

Ludovico

Ma nient'affatto! Perchè nessuno le può far colpa di questo!

Ersilia

E allora glielo dico io! — Sappia che mi sono offerta per la strada al primo che passava!

Ludovico

(subito, con impeto, a Franco che si copre il volto con le mani)

Per disperazione! Alla vigilia del suicidio! Ha capito?

Franco

Sì, sì! Oh, Ersilia....

Ludovico

La mattina dopo s'avvelenava in un pubblico giardino, perchè non aveva nella borsetta neanche tanto da pagare il conto dell'albergo! Ha capito?

Franco

Ma sì! E questo fa crescere il mio rimorso, l'obbligo per me di ricompensarti di tutto il male che t'ho fatto!

Ersilia

(con un grido, esasperata)

Ma no, tu!

Franco

Io! Io! E chi altri?

Ersilia

(con estrema esasperazione)

Mi volete proprio far dire tutto — tutto? Anche quello che nessuno confida neanche a sè stesso? (Si ferma un momento per contenersi; e poi dice ferma, recisa, guardando innanzi a sè con occhi da pazza) Misurai freddamente lo schifo provato, per vedere se avrei potuto resistervi! Mi passai la cipria sul viso, prima d'uscire dall'albergo, col veleno nella borsetta, dentro un tubetto di vetro. Ne avevo tre di quei tubetti, nella valigia. Istitutrice. Mi servivano, a unbisogno, per disinfettare. Incipriandomi, mi guardai — proprio come lei ha supposto — nello specchietto a bilico dell'albergo sul canterano. Nonprimasoltanto, ma anchedopoquella prima prova, uscendo per uccidermi. Sì! Ma sul sedile di quel giardino, fino a un momento prima, io non lo sapevo, non volevo saperlo, che l'avrei fatto. Avrei potuto, invece, come niente, ritentare la prova; se il caso lo avesse voluto; se fosse passato qualcuno a cui fossi piaciuta o che mi fosse piaciuto. Io non lo so, se mi sarei più uccisa. — La cipria me l'ero data, e anche un po' di rosso alle labbra; e m'ero messo apposta quest'abitino celeste. — (Balza in piedi) Ma se ora sono qua, del resto, scusate, che vuol dire? Vuol dire che l'ho vinto quello schifo, dopo averlo paragonato con la morte. Non sarei qua con uno che m'ha scritto, senza conoscermi, offrendomi ricetto.

Franco

(con improvvisa risoluzione)

Senti! Io lo so, lo so perchè parli così, perchè provi codesta voluttà di dilaniarti!

Ersilia

(subito violenta)

Io? Voialtri!

Franco

Ah! Vedi? Lo sai dire! La senti come una crudeltà degli altri? E perchè vuoi che uno almeno di questi altri, a cui s'è ridestata la coscienza, non ripari a codesta crudeltà?

Ersilia

Come? Infliggendomela ancora?

Franco

Ma no....

Ersilia

(martellando le frasi)

Io ti dico che finsi, ti dico che non è vero, ti dico che ho mentito, e te lo ripeto! Non sono stati gli altri! Non sei stato tu! — La vita, è stata! Questa vita che mi dura — Dio che disperazione! — senza che mi sia potuta mai, mai consistere in qualche modo! — Ma che altro debbo dirti per allontanarti? (Si sente picchiare forte alla comune).

Ludovico

Chi è? Avanti!

L'uscio s'apre: entraEmma;

L'uscio s'apre: entraEmma;

Ludovico

Che cosa volete?

Emma

C'è il signor console Grotti.

Ersilia

(con un grido)

Ah, eccolo! Me l'aspettavo!

Ludovico

Vuol parlare con me?

Franco

Ci sono qua anch'io!

Emma

No. Chiede di parlare con la signorina.

Ersilia

Sì, sì, lasciatemi, lasciatemi parlare con lui, vi prego! (A Emma) Fatelo entrare! (Emma via) È meglio, è meglio che gli parli. Quanto prima, tanto meglio!

Entra il consoleGrotti. Bruno, solido, un po' avanti sulla trentina, veste di nero, e ha negli occhi, in tutto il volto, un'espressione di fosca durezza contenuta.

Entra il consoleGrotti. Bruno, solido, un po' avanti sulla trentina, veste di nero, e ha negli occhi, in tutto il volto, un'espressione di fosca durezza contenuta.

Ersilia

Venga avanti, signor Console. (A Ludovico, facendo la presentazione) — Il signor console Grotti. (Poi, al Grotti) Il signor Ludovico Nota —

Grotti

(inchinandosi)

Conosco di fama.

Ersilia

(seguitando)

— che ha avuto la bontà di volermi con sè. (Indicando Franco) Il signor Laspiga, lo conosce.

Franco

M'ha conosciuto in ben altro tempo! — Ma ora io sono qua —

Ersilia

(subito interrompendolo)

Per carità, non parli!

Franco

No! (A Grotti) Guardi! (gli mostra Ersilia), guardi quella che io là, le chiesi in moglie!

Ersilia

(fremente)

La prego di non aggiungere altro!

Franco

Non aggiungo altro! (A Grotti) Le basterà questo sdegno, lo stato in cui la ritrova, per spiegarle le ragioni per cui mi trova qua!

Ersilia

(c. s., esasperata)

Ma lasci il mio stato! Le ho detto che lei non ha nessuna ragione di stare qua; e mi piace ripeterglielo ora davanti a lui, e che lui sappia che il mio sdegno è appunto per codesta sua ostinazione a non volerlo capire!

Franco

Sì, ti piace ripetermelo, perchè sai che il padre della mia fidanzata è andato a trovarlo?

Ersilia

(restando)

No! Io non lo so! (Guardando smarrita in un violento turbamento il Grotti e stentando a dominarsi) Ah.... e lei.... lei gli ha parlato di me?

Grotti

(freddo, composto)

No, signorina: gli ho promesso che sarei venuto a parlare a lei.

Franco

(subito, con forza)

Ah, è inutile, sa!

Ersilia

(con scatto imperioso di sdegno)

Mi lascino parlare da sola col signor Console! (Immediatamente, con altro tono a Ludovico) Io la prego, signor Nota....

Ludovico

Eh, per me.... (e fa per avviarsi)

Franco

(a Ludovico, risoluto, trattenendolo)

No, no! Aspetti! (A Ersilia, con rigida fierezza) Io me ne vado; (a Grotti) ma voglio dir prima qua al signor Console perchè lo riferisca a chi vuol saperlo, che è inutile; inutile, perchè non deve dirlo lei (indica Ersilia), ma devo dirlo io! — (A Ersilia)E questo lo sostengo — e fermamente — anche davanti a te! — Finora ho pregato, ho supplicato, mi sono rassegnato a sentirti dire, straziandomi, le cose più crude; ma ora basta; ora ti parlo anch'io diversamente! — Tu sei padrona d'allontanarmi, ma questo non vuol dire che io debba ritornare a chi, dopo aver provato giustamente, come chiunque leggendo la tua storia disgraziata, sdegno e vergogna della mia condotta fino a chiudermi la porta in faccia, ora si pente e manda qua ambasciatori!

Grotti

Ma no! Io non sono qua per questo!

Ersilia

E io le ho detto che la sua condotta a mio riguardo non è stata affatto la causa di quel mio atto disperato!

Franco

Non è vero!

Ersilia

Come! Qua c'è il signor Nota testimonio....

Franco

Ah, che tu l'abbia detto, sì! (A Grotti) Le cose più orribili m'ha detto di sè, quelle che «nessuno confida neanche a sè stesso!» — Ma io ho la mia coscienza; anche se la tua, per il male che puoi avermi fatto, t'impone di respingermi! E la mia coscienza, per qualunque cosa egli (indica il Grotti) possa dirtio che tu possa dirgli mettendovi d'accordo nell'interesse d'altri, non cangia! Ecco, volevo dirti questo. — (A Ludovico) E ora andiamo. Io so che lei è con me e m'approva. — A rivederla, signor console! (S'avvia verso la comune).

Grotti

(chinando appena il capo)

A rivederla.

Ludovico

(che s'è accostato a Ersilia, le dice piano, con tono d'amorevole conforto)

Io andrò intanto a occuparmi di quella sua valigia. Spero di riportargliela tra poco.

Ersilia

(commossa)

Sì, grazie. E mi scusi, signor Nota.

Ludovico

Ma non dica! — (A Grotti) A rivederla.

Grotti

La riverisco.


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