CAPITOLO LII.Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. — Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del Beyrom, o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima.La Cisterna di Filossène fatta a' tempi diCostantinoper provvedere di acqua la città, ora non è più che un arido sotterraneo, in cui si formò una filatura di seta. Vi si scende per una cattiva scala che mette capo in un luogo quasi oscuro, sostenuto da più centinaja di colonne, e tutto ingombro dalle macchine destinate a filare e torcere la seta, i cui fili presso che invisibili in luogo cosìpoco illuminato, dividonsi orizzontalmente tra gli ordini delle colonne, in maniera che non si può fare un passo senza arrischiare di romperne delle centinaja; onde rendesi necessaria una guida per girare in questo labirinto.Preceduto da questa, e seguito dalle mie genti ordinate una dietro l'altra come una compagnia di ciechi, io girai questa specie di sotterraneo, che adesso serve ad usi così diversi da quello cui fu in origine destinato. La volta appoggiata sulle colonne ha di tratto in tratto alcune aperture che adesso fanno le funzioni di abbaìno, e furono aperture per attinger l'acqua.Ogni colonna è formata di due fusti posti l'uno sull'altro senza verun mastice: il fusto inferiore in vece di capitello, porta uno zoccolo largo un piede all'incirca, sul quale si alza il fusto superiore, cui tien luogo di capitello un'informe figura somigliante ad un cono rovesciato. Le colonne sono d'un marmo grossolano la cui superficie va sciogliendosi. La terra ed i rottami che fino a certa epoca gettavansi per le finestre, hanno colmata quest'immensa cisterna fino a due terzi dell'altezza delle colonne inferiori. La mia guidami disse, che queste colonne sono più di quattrocento, benchè nella descrizione non se ne contino che dugento dodici: ma la guida deve aver ragione, perchè calcola le colonne inferiori e le superiori. Gli operai chiusi in questa sotterranea officina hanno un cattivo colore ed un ributtante aspetto.Uscito da questa caverna passai presso alla colonna diCostantinofatta di molti pezzi di porfido rosso, ad eccezione delle parti superiore ed inferiore, che sono formate con sassi di affatto diversa natura, lo che fa torto al resto del monumento. La colonna comincia a disfarsi.Non dimenticai di visitare il mercato ove si vendono le donne d'ogni colore. È questo un vasto cortile circondato di ammattonati alti tre in quattro piedi, sui quali espongonsi le schiave, e di camerini ove il compratore fa entrare la donna che ha scelto per osservarla più minutamente. Quand'io vi andai era il giorno di Pasqua, e non si teneva mercato. Il luogo è chiuso e ben custodito, e si dice che i cristiani non possono entrarvi.Il gran Bazar, delloel Bezestein, è magnifico, dividendosi in molte strade tutte copertedi volte altissime, che ricevono la luce dagli abbaìni. Alcune di queste contrade vengono esclusivamente occupate dai mercanti di stoffe di seta riccamente provveduti; in altre non vedonsi che gioje e materie preziose; per ultimo le altre offrono un'infinita varietà di magazzini di ogni genere, di armi, di pelliccie, di bardature, di tele dell'Indie, di tele di cotone e di lana, di libri, sebbene in poca quantità, di oriuoli, e di prodotti di tutte le parti del mondo. Vi osservai in particolare de' bellissimi brillanti, ed una tazza d'oro col suo coperchio egregiamente lavorata. Vi si trovano armi turche ricchissime, ma assai pesanti.Io cercava nelle botteghe de' libraj la storia dell'impero Ottomano in lingua turca; e me ne fu offerto un esemplare, diviso in due volumi, uno de' quali era affatto nuovo, e l'altro vecchio, pel valore di ottanta piastre: ne volli dare sessanta, ma non si volle rilasciarmelo a questo prezzo, avrei potuto acquistarlo con poche piastre di più, ma per essere un volume vecchio, ed in un paese così frequentemente esposto alla peste, prendeva con ripugnanza oggetti ch'erano stati adoperatida altre persone: e per tale motivo rinunciai di buon grado a tale acquisto.Il Quartiere della città abitato dai Cristiani greci chiamasi ilFanale. In questo quartiere trovansi le case del Patriarca e delle principali famiglie di questa nazione. Nell'attraversarle osservai alcune case d'un buon aspetto, ma senza lusso esterno. Quella delprincipe Suzzo, nominato allora ospodaro di Valachia non distinguesi dalle altre. È vietato ai Greci il dipingere esteriormente le loro case con vivaci colori, dovendo farlo con colori cupi; lo che dà loro una cotal aria di tristezza e di monotonia che dispiace.Durante il mio soggiorno a Costantinopoli m'imbarcai tre volte per visitare le rive del circondario.La prima volta noleggiai una scialuppa per andare al terrazzo del Sultano posto in sulla riva presso al porto, fuori del ricinto del serraglio.Questo belvedere, dettoAlàï Kiesk, consiste in una piccola casa quadrata, tutt'intorno alla quale gira una galleria sostenuta da colonne di marmo, chiusa soltanto da cortine di grossa tela. Entrai senza trovare verunapersona: il suolo era coperto di tappeti, il palco ornato di pitture, di dorature, ed il soffà montato in argento massiccio, ma senz'altri ornamenti, e senza mondanature; è largo quanto un letto, ed aveva un materasso grossolano coperto con una tela turchina; innanzi al soffà vedesi una fontana di marmo, ma senz'acqua.MONUMENTO ANTICO NEL SERRAGLIO DEL GRAN SIGNORE A COSTANTINOPOLIContinuai ad osservare dalla scialuppa la punta del serraglio, ove sono molti belvederi coperti quasi tutti di fitte gelosie, ch'io supposi essere gli appartamenti estivi delle sultane. Questi terrazzi sono di diverse altezze, e senza apparente simmetria; e vidi presso uno di tali edificj delle colonne di una breccia preziosa. Entro al serraglio ed a poca distanza dalla punta trovasi un'antica magnifica colonna, che può avere circa sessantadue piedi d'altezza; ma è posta in luogo tanto rimoto che non può vedersi dagli occhi profani, onde non potè prima d'ora essere descritta da veruno viaggiatore: e soltanto in occasione dell'ultimo attacco degl'Inglesi, essendo stati ammessi gli Europei nell'interno del serraglio per regolarvi il servigio della batteria spagnuola, fu disegnato questo monumento,che il rispettabile marchese d'Almanara ebbe la gentilezza di comunicarmi[4].La seconda volta ch'io m'imbarcai fu per esaminare la fronte della città dalla banda del mare di Marmara, che presenta un prospetto veramente magnifico e straordinario di una sorprendente quantità di case e di edificj d'ogni sorte, che stendonsi a perdita d'occhio lungo le rive di questo mare.Ho già fatto osservare che la punta che mette capo alla bocca del porto viene formata dal serraglio circondato da una semplice muraglia merlata con loggie, terrazzi e giardini posti in diverse distanze.Al di fuori il piede di questa muraglia vien difeso da una linea di batterie da campagna costrutte nell'indicata epoca sotto la direzione degli ambasciatori di Francia e di Spagna, il generaleSebastiani, ed il marchese d'Almanara. Queste batterie sostenute da quelle delle opposte rive del porto e del Bosforo, assicurano il serraglio da ogni insulto dalla parte del mare. Io non vidi sullemura del serraglio che una sola batteria; chiamatabatteria degli Spagnuoli, la quale fu nell'interno del serraglio servita dagli individui di questa nazione; ciò che prova l'estrema confidenza del Gran Sultano.Queste mura sono perfettamente simili a quelle che circondano la città in riva al mare. Nell'ultima batteria del serraglio posta a mezzodì vidi alcuni antichi cannoni turchi di una colossale grossezza, alcuni de' quali hanno sette ed otto bocche minori intorno alla grande centrale; e gli altri un piede di diametro: questi servono a tirare palle di sasso, preparate ed ammucchiate presso ad ogni pezzo. Questi grandi cannoni stanno sul suolo senza carro per tirare a fior d'acqua; di modo che qualsiasi bastimento toccato da uno di questi projetti deve necessariamente colare a fondo. Ma perchè queste pesantissime macchine non possono muoversi, difficilmente possono cogliere oggetti mobili. Il rimanente delle mura al di là del serraglio non si trova già più nel medesimo stato di difesa.M'imbarcai l'ultima volta il primo giorno di Pasqua ad oggetto di osservare il fondo del porto.Tutti i bastimenti ottomani avevano spiegato il loro paviglione, ma nessuno era pavesato, ed una perfetta calma rendeva inutili i paviglioni. Vi contai circa trenta tra vascelli, fregate e corvette, di cui venti disponibili, e dieci scialuppe cannoniere.Ammirai il bel frontispizio della caserma de' bombardieri, presso alla quale facevansi delle salve di allegrezza con una linea di mortaj.Dopo essere passato in faccia alla moschea al quartiere d'Eyoub, ed a varie case di piacere del Sultano, trovai il canale del porto, ristretto e diviso in più canali tra le isole a fior d'acqua, e coperto di giunchi. Di là il battello entrò in un canale d'acqua dolce, che deriva da un villaggio detto Belgrado, tre ore lontano della strada; indi essendo passato sotto due ponti di legno poco discosti uno dall'altro, scesi a terra per vedere una delle case di piacere del Sultano posta a destra del canale, un'ora circa di cammino distante dal luogo del mio imbarco. È questa formata di varie casucce, e di un bellissimo terrazzo con colonne di marmo; i palchi hanno ricche dorature: il centro della gran sala èornato da una bella fonte, e da un canto vedesi il soffà del Sultano consistente in un materasso ed alcuni origlieri rossi ricamati d'oro posti sopra un rialto, e coperti dal padiglione ottomano in forma di cortina.Il terrazzo trovasi di fronte ad una cascata, nella quale l'acqua si precipita sopra gradini in forme di conchiglia per tutta la larghezza del canale che può essere di circa settanta piedi: al di sotto vedesi uno stagno quadrato ove cade l'acqua da un secondo ordine di gradini. Vedonsi entro allo stagno tre pergolati isolati assai gentili, ed in faccia al terrazzo una fonte che imita la figura della colonna dei serpenti dell'Ippodromo, e getta l'acqua per la bocca dei serpenti.In fondo al canale trovasi una fontana di marmo rozzamente lavorata, ed alquanto più sotto ancora un'altra in forma di gran vaso.Dall'alto della caduta il canale si presenta in retta linea fino a ragguardevole distanza, mantenendo costantemente la stessa larghezza. Due filari di pioppi ne orlano le due sponde.Questo luogo altra volta chiuso, resta ora aperto al pubblico, ma in uno stato di deplorabile deperimento, non essendo frequentatodal Sultano presente, il quale lo vide una sola volta. Vi sono alcune case ove alloggia un corpo di bostangì, presso alle quali vedonsi pochi cannoni che servono per esercitare gli artiglieri. Le guardie mi accolsero gentilmente, e servirono anche il mio seguito di caffè. Il canale si scarica in un'angusta valle chiusa tra montagnette incolte. Questo luogo vien dettole acque dolci.S'impiegò un'ora ed un quarto per tornare allo sbarco di Costantinopoli quantunque la barca assai leggiera, ed armata di quattro remi facesse più di una lega per ora.Nelle notti classiche del Ramadan le moschee sono illuminate, e magnifica è l'illuminazione delle moschee imperiali, e sopramodo bella quella di S. Sofia. In questa circostanza soltanto può aversi una perfetta idea di questa immensa cupola; perchè la luce che v'entra di giorno non basta a far rilevare la grandezza dell'edificio. Molte migliaja di lumicini posti lungo le cornici, sulle mondanature e le parti saglienti dell'interno, altre migliaja sospesi alle volte, ed una infinità di lampade di cristallo e di vetro di varia grandezza, fanno assai meglio comprendere la maestàdi questo tempio che la luce del sole; e confesso che io non ne ebbi una compiuta idea fino all'istante che lo vidi illuminato.Mi riuscì pur nuova la maniera di spegnere tanti lumi. Molti uomini con grandi ventagli di penne agitano l'aria, e ad ogni colpo spengonsene dieci, dodici, venti, benchè distanti otto o dieci piedi dal ventaglio; di modo che in pochi istanti tutto il tempio ritorna oscuro.Mentre consumansi tanti lumi nelle moschee, ed anco sopra le torri ove non servono a nulla, non se ne trova un solo nelle strade, ingombre di nero fango, ed in mezzo a case ordinariamente dipinte di oscuri colori, che rendono ancora più cupa l'atmosfera; la luna non rischiara parecchie notti del Ramadan, e le profonde tenebre che regnano in tal tempo in tutte le strade mal selciate, più o meno ripide, e sempre bagnate, le fa incomodissime, quantunque si abbia seco una o due lucerne; perchè quelle adoperate comunemente dagli abitanti essendo coperte di tela rendono una così debole luce, che appena distinguonsi le persone che le portano; e la quantità di queste pallide luci che si vedono andare da un luogo all'altro comesospese in così bassa regione dell'aria, le fa rassomigliare ad una danza di spettri. In tempo di notte non ho mai incontrato donne per istrada.Terminato il Ramadan l'ultimo giorno di novembre, si celebrò la Pasqua il 1.º di decembre. Il Sultano fece la festa alla moscheaAhmed Dieamisti, secondo praticarono i suoi predecessori. Desiderando di vedere il suo seguito, volli preventivamente prender posto nella moschea, perchè S. Altezza entra nella tribuna per di fuori; onde recatomi a quattr'ore del mattino in un'altra moschea vicina per fare la preghiera pasquale allo spuntar del sole, venni in appresso a quella d'Ahmed, ove trovai nel cortile due o tremila donne, pochi uomini, alcuni soldati bostangì, i giannizzeri, ed i cavalli del Sultano e del suo seguito. Prima che terminassero le cerimonie la strada era già affollata di gente, oltre due file di giannizzeri. Questi avevano l'ordinario loro abito, ed i bostangì avevano dei caftan rossi con lunghe berrette dello stesso colore. Una dozzina di giannizzeri avevano in dosso una specie di pianeta grigia, ricamata d'argento. Io mi posi nell'angolo interno della porta. Un certo numero dicapigi bascialàsfilarono, vestiti di grandicaftancon finte maniche pendenti per di dietro, foderate di ricche pellicce, ed esternamente tessute d'oro ed avevano bellissimi cavalli riccamente bardati.I personaggi d'alto rango avevano in capo doviziosi turbanti di cerimonia, a guisa di cono troncato e rovesciato, alto circa un piede e mezzo, tutto guernito di mussolina.Molti ufficiali, e grandi impiegati del serraglio uscirono in appresso con magnifici cavalli; indi ilScheih el-Islam, o Mouftì circondato dai suoiOulemso Dottori.Gli tennero dietro dieci o dodici cavalli di apparato del gran Sultano, con bardature coperte di brillanti e di altre pietre preziose; ed in particolare ricchissime erano la briglia e le staffe di uno di questi cavalli. Alcuni altri avevano sulla sella a destra uno scudo del diametro di due piedi, ed a sinistra una sciabla, ricchissima d'oro e di gemme.Volgendomi dall'altro lato vidi passare a cavalloMoussa Pacha Kaimakandel gran Visir in mezzo a quattrocento in cinquecento ufficiali, impiegati, e soldati tutti a piedi, che quasi lo portavano in aria. Avendomi conosciuto, mi salutò graziosamente, e continuòla marcia volgendo il capo per vedermi; ed uscendo dalla porta mi salutò di nuovo con un leggiero affettuoso sorriso, lo che fece tanta sensazione, che molti ufficiali dei giannizzeri chiesero alle mie genti notizia di me, dicendo che non avevano ancor veduto il sorriso sulle labbra di questo Catone Musulmano. Mi spiacque assaissimo che le circostanze non mi avessero acconsentito di andare ad abbracciare un così affettuoso amico; ma perchè questo riconoscimento avrebbe contrariato il mio piano di condotta, ebbi bastante forza per oppormi alle affezioni del mio cuore, e soffocare le passioni, che in simile circostanza avrebbero potuto vincere altri assai da più di me. In fatti potevo io, dopo aver resistito alle affettuose istanze, ed alle energiche persuasioni del mio più caro amico Mulley Abdsulem, e di suo fratello Mulley Solimano, abbandonarmi all'affetto che mi legava a Moussa Pascià, e forse rimanere oppresso dagli onori onde poteva ricolmarmi in meno di ventiquattr'ore?.... No: perdonatemi, caro amico: so che in quest'istante mi aspettate; ma io vi fuggo: domani abbandonerò Costantinopoli.Seguiva il Kaimakan un corpo di bostangìa piedi: allora risuonò il grido divivae comparve il Sultano a cavallo, ma coperto dai grandissimi pennacchi di sei in otto ufficiali che lo circondavano. Per altro potei vederlo in volto, e fargli un saluto, cui egli gentilmente corrispose: la sua tinta mi parve assai pallida e sparuta: aveva un bel caftan color rosso, ma la ricchezza, ed il lampeggiare della rosa e del pennacchio di brillanti che ornavano il suo capo, richiamarono come cosa affatto straordinaria e di una sorprendente ricchezza, tutta la mia attenzione.Seguivano il sovrano tre grandi ufficiali, uno de' quali portava un altissimo turbante ricco di una rosa e di un pennacchio eguali a quelli del turbante che il Sultano aveva in capo; gli altri due un turbante ciascheduno della dimensione e forma ordinaria. Tutti questi turbanti appartengono a S. Altezza che ne pone in capo ora uno ora l'altro secondo vuole il rituale delle ceremonie della moschea.Venivano in seguito a cavallo i grandi personaggi dell'Impero con vesti e turbanti ordinarj, e senza verun segno distintivo: mi fu detto essere questi il fiore della nobiltà musulmana, i figli, i nipoti dei principi, ec.Finalmente chiudeva l'accompagnamento un corpo di soldati a piedi.I turbanti del Kaimakan, del gran Visir, e del Reis Effendì avevano il distintivo di un ricamo d'oro nella mussolina. Notai molti grandi ufficiali negri di orrendo aspetto, vestiti ed equipaggiati così riccamente come gli altri.Il capo degli eunuchi neri aveva sul turbante lo stesso distintivo del gran Visir. Tutti i principali personaggi avevano a lato un domestico o impiegato che portava avvolto in ricco drappo un turbante di ordinaria grandezza, che sogliono porsi in capo in tempo della preghiera nella moschea invece di quello di ceremonia.I Turchi ne' tempi del Ramadan e della Pasqua hanno costumanze diverse dagli altri musulmani. Ho di già fatto osservare che nelle notti del Ramadan non illuminano le strade, e che nelle feste di Pasqua non fanno corse di cavalli nè finte guerre, nè giuochi pubblici come negli altri paesi soggetti all'islamismo: tutte le dimostrazioni nelle pubbliche allegrezze riduconsi a passeggiare gravemente da uno all'altro luogo, a visitarsi a vicenda, a mangiare il più che si possa, ed a tirare in determinate ore colpi di cannone nel porto.Ho veduti i vasti depositi delle acque potabili di Costantinopoli, le quali tutte derivano, attraversando il quartier nord-ovest della città, dal distretto diBelgrado, villaggio popolato pressochè di soli Greci, siccome tutte le terre del circondario.Trovansi in questo distretto, in tre diversi luoghi, tre grandi muraglie, che chiudendo le valli da una montagna all'altra, formano vasti serbatoj delle acque piovane. Queste dighe vengono dai Turchi detteBent.Il più gran Bent è lontano tre leghe all'incirca da Costantinopoli, e può avere cento sessanta piedi di lunghezza sopra, e quindici di grossezza nel piano superiore con una grande scarpa, che ne accresce considerabilmente la grossezza inferiore: è formato di pietre tagliate ed ottimamente conservato; ma perchè non era peranco cominciata la stagione delle pioggie non aveva che le acque d'un piccolo ruscello.A non molta distanza di questo Bent trovasi il secondo fabbricato dalla sultana Validè, madre di Selim III. La muraglia che abbraccia quasi tanto spazio come il precedente, è più solidamente costrutta, perchè appoggia ledue estremità a due solide roccie: sgraziatamente però fu data poca base alla scarpa, per cui a lungo andare potrebbe cedere al peso delle acque.Negli acquedotti che conducono l'acqua dei bent a Costantinopoli si cercherebbe invano la grandiosità e la magnificenza delle opere romane dello stesso genere, ma non lasciano di essere generalmente fatti con bastante solidità. L'acquedotto diGiustinianoposto nel greco villaggio diPirgosha fino tre ordini di archi gli uni sopra gli altri di marmo di nicchi; ma la sua costruzione mostra il decadimento delle arti all'epoca in cui fu fatto: i piloni sono troppo pesanti, gli archi strettissimi, e di diversa luce in larghezza ed in lunghezza come se fatti fossero senza preventivo disegno, e senza calcolare le spinte degli uni sugli altri.Non molto lontano da questo è l'altro inalzato dal SultanoSolimano Canouni, che io non vidi abbastanza vicino per poterne dare sicura notizia.Alquanto più sopra diPirgostrovasi un antico acquedotto fabbricato dai Greci: l'arditezza degli archi, e la bellezza della suacostruzione provano per conto delle arti la superiorità della prima sulla seconda epoca: ma questo bel monumento, da molti secoli affatto trascurato, è già sensibilmente danneggiato nella parte più alta.Per ultimo andai a visitare un quarto acquedotto fatto recentemente dai Turchi in faccia al Bosforo, presso aBouyoukdere; i di cui archi fatti sull'andamento di quelli di Giustiniano, sono però alquanto più regolari.Questi acquedotti formano colle loro projezioni degli angoli colle sinuosità delle montagne, ove i condotti sono posti a terra.Il distretto di Belgrado è tutto sparso di basse montagne coronate di belle foreste, che stendonsi a ragguardevole distanza, e per quanto mi fu detto, abbondano di selvaggiume.Il carattere dei Turchi è grave; e direi anzi melanconico. Confrontandolo con quello degli Arabi, credo di poter asserire, che se gli uni e gli altri giugnessero all'incivilimento europeo, gli Arabi avrebbero il carattere dei Francesi, ed i Turchi quello degl'Inglesi.Le belle arti sono talmente proscritte dai paesi musulmani, che un Turco si crederebbe avvilito se suonasse un istromento, se, fuorchènelle preghiere, cantasse o danzasse. Essi quasi non conoscono la costumanza di adunarsi in grandi conversazioni per ingannare il tempo. Le donne affatto escluse dal commercio degli uomini, non possono colla naturale dolcezza del loro sesso correggerne i feroci costumi, e spargere la piacevolezza nella società. L'ignoranza quasi assoluta in cui versano i Turchi delle lingue d'Europa, e le limitatissime loro corrispondenze all'estero, li privano delle notizie di quanto accade su questo vario e grande teatro; onde riguardano con occhio d'indifferenza le vicende politiche di questa bella parte del globo. Finalmente la mancanza di libri, e di maestri per imparare le scienze fisiche, e le innumerabili scoperte degli ultimi secoli, li privano di quelle interessanti cognizioni, che sole potrebbero operare il loro incivilimento.Queste cause unite alla precaria esistenza di un governo dispotico: a quello stato di diffidenza, e dirò meglio, a quello stato di guerra, in cui deve trovarsi ogni paese ove il culto de' governanti è diverso da quello di quasi tutti i governati; a quelle false idee di felicità che ogni turco riceve nella sua primafanciullezza; fanno sì che quantunque incapace di aprire il suo cuore ad una libera innocente allegrezza, si creda non pertanto felice, ed inoltre più valent'uomo allorquando più si avvicina allo stato de' bruti. Passare l'intero giorno seduto nella più assoluta inazione fisica o morale, fumando la pipa, e prendendo caffè ed altre droghe; ubbriacarsi coi liquori, o con pillole d'oppio; esaurire le forze fisiche e morali con replicati eccessi di godimenti naturali, o contro natura: questi sono i piaceri che formano la felicità dei Musulmani; i quali se degnansi talvolta di porgere attenzione ad uno qualsiasi spettacolo, non è se non quando loro presenti l'immagine degli oggetti de' loro unici piaceri.Di fatti i Turchi non sono privi di spettacoli; ma quali spettacoli! Quantunque la loro musica non abbia armonia, offre alcune dolci modulazioni; ma trovasi mescolata con tante dispiacevoli discordanze, che non può a lungo andare soffrirsi: e per tal motivo appunto sogliono d'ordinario avere un buffone che di tratto in tratto eseguisce una danza o una ridicola indecente pantomima, terminando sempre col rappresentare un uomo ubbriaco.Hanno pure de' ballerini la di cui abilità si ristringe al camminare con misura, a fare una semplice contradanza, rapide giravolte, movimenti e pantomime della più sfacciata indecenza, camminando in giro l'uno dietro l'altro col capo imbacuccato in una parrucca a lunghissimi capelli, avendo in mano i crotali o castagnette di metallo; e tutto ciò eseguendosi nel più sgraziato modo che immaginar si possa. Ho veduto alcuni di questi danzatori fare delle pantomime nelle quali rappresentavano le più schifose e lascive attitudini. Hanno ancora le ombre chinesi colle quali rappresentano orrende lubricità.Tali sono gli spettacoli dei Turchi, cui i grandi, i dotti e lo stesso gran Visir non vergognansi di essere spettatori.Io sono stato testimonio d'un giuoco di forza assai curioso: un uomo girando rapidissimamente a suono di musica, si attaccava alla cintura un gonnellino, che la velocità del giro faceva spiegare in figura di campana o di ombrello; levavasi in appresso la camicia senza sbottonarsi il farsetto che la copriva, divideva in più treccie la ciocca de' capelli del suo capo, e prendendo a volo una dopol'altra molte sciable nude che gli presentava un suo compagno, attaccava ogni impugnatura ad una delle sue treccie, e lo vidi in tal modo attaccarne dodici o quattordici, che per la rapidità de' giri, venivano a formare un cerchio o disco orizzontale intorno al suo capo: in appresso prendeva un'altra sciabla ignuda coi denti, ne collocava alcune altre in altre parti del suo corpo, non saprei in qual modo, finchè trovavasi tutto coperto di sciable nude. Continuando a girare colla medesima rapidità senza interrompimento, sguainò una sciabla, e la mise nella guaina colla stessa facilità, e con una sorprendente destrezza. Allora si levò le sciable ad una ad una per darle al suo compagno, si levò il gonnellino, si rimise la camicia senza sbottonarsi il farsetto, e dopo più di un'ora e mezzo di rapidissimi giri, il compagno terminò questo bizzarro spettacolo coprendolo con una gran pelliccia: precauzione necessaria per impedire che non soffrisse passando da così violento moto allo stato di quiete.A Costantinopoli vengono strettamente custodite le donne di alto rango: ma le plebee sortono sole a loro piacere: nelle strade, neibazar, nelle cappelle, ai cimiterj, e sulla spiaggia del mare, in qualunque ora del giorno s'incontrano tante femmine che uomini. Tale libertà in così popolata capitale, circondata di giardini, di colli e di boschi, deve singolarmente favorire il libertinaggio; che infatti è in questa città grandissimo. Malgrado il denso velo che le dovrebbe coprire le donne hanno quasi sempre il volto scoperto, perchè ne dilatano in modo i fori destinati al solo uso della vista, che a traverso di tali aperture si vede quasi interamente la loro fisonomia.Malgrado la sua distanza dell'equatore il clima di Costantinopoli è assai dolce, perchè trovasi al livello del mare, difeso dai venti settentrionali delle montagne di Belgrado, ed affatto aperto al Sud ov'è il mare di Marmara; di modo che quantunque sia sensibile la diversità delle stagioni, non vi si conoscono gli estremi tanto incomodi negli altri paesi posti nella medesima latitudine di questa città.Avevo disposto ogni cosa per osservare l'eclissi del sole del 29 novembre; e salii per tale oggetto sopra una torre, ma le nuvole si opposero al mio desiderio.
Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. — Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del Beyrom, o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima.
Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. — Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del Beyrom, o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima.
La Cisterna di Filossène fatta a' tempi diCostantinoper provvedere di acqua la città, ora non è più che un arido sotterraneo, in cui si formò una filatura di seta. Vi si scende per una cattiva scala che mette capo in un luogo quasi oscuro, sostenuto da più centinaja di colonne, e tutto ingombro dalle macchine destinate a filare e torcere la seta, i cui fili presso che invisibili in luogo cosìpoco illuminato, dividonsi orizzontalmente tra gli ordini delle colonne, in maniera che non si può fare un passo senza arrischiare di romperne delle centinaja; onde rendesi necessaria una guida per girare in questo labirinto.
Preceduto da questa, e seguito dalle mie genti ordinate una dietro l'altra come una compagnia di ciechi, io girai questa specie di sotterraneo, che adesso serve ad usi così diversi da quello cui fu in origine destinato. La volta appoggiata sulle colonne ha di tratto in tratto alcune aperture che adesso fanno le funzioni di abbaìno, e furono aperture per attinger l'acqua.
Ogni colonna è formata di due fusti posti l'uno sull'altro senza verun mastice: il fusto inferiore in vece di capitello, porta uno zoccolo largo un piede all'incirca, sul quale si alza il fusto superiore, cui tien luogo di capitello un'informe figura somigliante ad un cono rovesciato. Le colonne sono d'un marmo grossolano la cui superficie va sciogliendosi. La terra ed i rottami che fino a certa epoca gettavansi per le finestre, hanno colmata quest'immensa cisterna fino a due terzi dell'altezza delle colonne inferiori. La mia guidami disse, che queste colonne sono più di quattrocento, benchè nella descrizione non se ne contino che dugento dodici: ma la guida deve aver ragione, perchè calcola le colonne inferiori e le superiori. Gli operai chiusi in questa sotterranea officina hanno un cattivo colore ed un ributtante aspetto.
Uscito da questa caverna passai presso alla colonna diCostantinofatta di molti pezzi di porfido rosso, ad eccezione delle parti superiore ed inferiore, che sono formate con sassi di affatto diversa natura, lo che fa torto al resto del monumento. La colonna comincia a disfarsi.
Non dimenticai di visitare il mercato ove si vendono le donne d'ogni colore. È questo un vasto cortile circondato di ammattonati alti tre in quattro piedi, sui quali espongonsi le schiave, e di camerini ove il compratore fa entrare la donna che ha scelto per osservarla più minutamente. Quand'io vi andai era il giorno di Pasqua, e non si teneva mercato. Il luogo è chiuso e ben custodito, e si dice che i cristiani non possono entrarvi.
Il gran Bazar, delloel Bezestein, è magnifico, dividendosi in molte strade tutte copertedi volte altissime, che ricevono la luce dagli abbaìni. Alcune di queste contrade vengono esclusivamente occupate dai mercanti di stoffe di seta riccamente provveduti; in altre non vedonsi che gioje e materie preziose; per ultimo le altre offrono un'infinita varietà di magazzini di ogni genere, di armi, di pelliccie, di bardature, di tele dell'Indie, di tele di cotone e di lana, di libri, sebbene in poca quantità, di oriuoli, e di prodotti di tutte le parti del mondo. Vi osservai in particolare de' bellissimi brillanti, ed una tazza d'oro col suo coperchio egregiamente lavorata. Vi si trovano armi turche ricchissime, ma assai pesanti.
Io cercava nelle botteghe de' libraj la storia dell'impero Ottomano in lingua turca; e me ne fu offerto un esemplare, diviso in due volumi, uno de' quali era affatto nuovo, e l'altro vecchio, pel valore di ottanta piastre: ne volli dare sessanta, ma non si volle rilasciarmelo a questo prezzo, avrei potuto acquistarlo con poche piastre di più, ma per essere un volume vecchio, ed in un paese così frequentemente esposto alla peste, prendeva con ripugnanza oggetti ch'erano stati adoperatida altre persone: e per tale motivo rinunciai di buon grado a tale acquisto.
Il Quartiere della città abitato dai Cristiani greci chiamasi ilFanale. In questo quartiere trovansi le case del Patriarca e delle principali famiglie di questa nazione. Nell'attraversarle osservai alcune case d'un buon aspetto, ma senza lusso esterno. Quella delprincipe Suzzo, nominato allora ospodaro di Valachia non distinguesi dalle altre. È vietato ai Greci il dipingere esteriormente le loro case con vivaci colori, dovendo farlo con colori cupi; lo che dà loro una cotal aria di tristezza e di monotonia che dispiace.
Durante il mio soggiorno a Costantinopoli m'imbarcai tre volte per visitare le rive del circondario.
La prima volta noleggiai una scialuppa per andare al terrazzo del Sultano posto in sulla riva presso al porto, fuori del ricinto del serraglio.
Questo belvedere, dettoAlàï Kiesk, consiste in una piccola casa quadrata, tutt'intorno alla quale gira una galleria sostenuta da colonne di marmo, chiusa soltanto da cortine di grossa tela. Entrai senza trovare verunapersona: il suolo era coperto di tappeti, il palco ornato di pitture, di dorature, ed il soffà montato in argento massiccio, ma senz'altri ornamenti, e senza mondanature; è largo quanto un letto, ed aveva un materasso grossolano coperto con una tela turchina; innanzi al soffà vedesi una fontana di marmo, ma senz'acqua.
MONUMENTO ANTICO NEL SERRAGLIO DEL GRAN SIGNORE A COSTANTINOPOLI
Continuai ad osservare dalla scialuppa la punta del serraglio, ove sono molti belvederi coperti quasi tutti di fitte gelosie, ch'io supposi essere gli appartamenti estivi delle sultane. Questi terrazzi sono di diverse altezze, e senza apparente simmetria; e vidi presso uno di tali edificj delle colonne di una breccia preziosa. Entro al serraglio ed a poca distanza dalla punta trovasi un'antica magnifica colonna, che può avere circa sessantadue piedi d'altezza; ma è posta in luogo tanto rimoto che non può vedersi dagli occhi profani, onde non potè prima d'ora essere descritta da veruno viaggiatore: e soltanto in occasione dell'ultimo attacco degl'Inglesi, essendo stati ammessi gli Europei nell'interno del serraglio per regolarvi il servigio della batteria spagnuola, fu disegnato questo monumento,che il rispettabile marchese d'Almanara ebbe la gentilezza di comunicarmi[4].
La seconda volta ch'io m'imbarcai fu per esaminare la fronte della città dalla banda del mare di Marmara, che presenta un prospetto veramente magnifico e straordinario di una sorprendente quantità di case e di edificj d'ogni sorte, che stendonsi a perdita d'occhio lungo le rive di questo mare.
Ho già fatto osservare che la punta che mette capo alla bocca del porto viene formata dal serraglio circondato da una semplice muraglia merlata con loggie, terrazzi e giardini posti in diverse distanze.
Al di fuori il piede di questa muraglia vien difeso da una linea di batterie da campagna costrutte nell'indicata epoca sotto la direzione degli ambasciatori di Francia e di Spagna, il generaleSebastiani, ed il marchese d'Almanara. Queste batterie sostenute da quelle delle opposte rive del porto e del Bosforo, assicurano il serraglio da ogni insulto dalla parte del mare. Io non vidi sullemura del serraglio che una sola batteria; chiamatabatteria degli Spagnuoli, la quale fu nell'interno del serraglio servita dagli individui di questa nazione; ciò che prova l'estrema confidenza del Gran Sultano.
Queste mura sono perfettamente simili a quelle che circondano la città in riva al mare. Nell'ultima batteria del serraglio posta a mezzodì vidi alcuni antichi cannoni turchi di una colossale grossezza, alcuni de' quali hanno sette ed otto bocche minori intorno alla grande centrale; e gli altri un piede di diametro: questi servono a tirare palle di sasso, preparate ed ammucchiate presso ad ogni pezzo. Questi grandi cannoni stanno sul suolo senza carro per tirare a fior d'acqua; di modo che qualsiasi bastimento toccato da uno di questi projetti deve necessariamente colare a fondo. Ma perchè queste pesantissime macchine non possono muoversi, difficilmente possono cogliere oggetti mobili. Il rimanente delle mura al di là del serraglio non si trova già più nel medesimo stato di difesa.
M'imbarcai l'ultima volta il primo giorno di Pasqua ad oggetto di osservare il fondo del porto.
Tutti i bastimenti ottomani avevano spiegato il loro paviglione, ma nessuno era pavesato, ed una perfetta calma rendeva inutili i paviglioni. Vi contai circa trenta tra vascelli, fregate e corvette, di cui venti disponibili, e dieci scialuppe cannoniere.
Ammirai il bel frontispizio della caserma de' bombardieri, presso alla quale facevansi delle salve di allegrezza con una linea di mortaj.
Dopo essere passato in faccia alla moschea al quartiere d'Eyoub, ed a varie case di piacere del Sultano, trovai il canale del porto, ristretto e diviso in più canali tra le isole a fior d'acqua, e coperto di giunchi. Di là il battello entrò in un canale d'acqua dolce, che deriva da un villaggio detto Belgrado, tre ore lontano della strada; indi essendo passato sotto due ponti di legno poco discosti uno dall'altro, scesi a terra per vedere una delle case di piacere del Sultano posta a destra del canale, un'ora circa di cammino distante dal luogo del mio imbarco. È questa formata di varie casucce, e di un bellissimo terrazzo con colonne di marmo; i palchi hanno ricche dorature: il centro della gran sala èornato da una bella fonte, e da un canto vedesi il soffà del Sultano consistente in un materasso ed alcuni origlieri rossi ricamati d'oro posti sopra un rialto, e coperti dal padiglione ottomano in forma di cortina.
Il terrazzo trovasi di fronte ad una cascata, nella quale l'acqua si precipita sopra gradini in forme di conchiglia per tutta la larghezza del canale che può essere di circa settanta piedi: al di sotto vedesi uno stagno quadrato ove cade l'acqua da un secondo ordine di gradini. Vedonsi entro allo stagno tre pergolati isolati assai gentili, ed in faccia al terrazzo una fonte che imita la figura della colonna dei serpenti dell'Ippodromo, e getta l'acqua per la bocca dei serpenti.
In fondo al canale trovasi una fontana di marmo rozzamente lavorata, ed alquanto più sotto ancora un'altra in forma di gran vaso.
Dall'alto della caduta il canale si presenta in retta linea fino a ragguardevole distanza, mantenendo costantemente la stessa larghezza. Due filari di pioppi ne orlano le due sponde.
Questo luogo altra volta chiuso, resta ora aperto al pubblico, ma in uno stato di deplorabile deperimento, non essendo frequentatodal Sultano presente, il quale lo vide una sola volta. Vi sono alcune case ove alloggia un corpo di bostangì, presso alle quali vedonsi pochi cannoni che servono per esercitare gli artiglieri. Le guardie mi accolsero gentilmente, e servirono anche il mio seguito di caffè. Il canale si scarica in un'angusta valle chiusa tra montagnette incolte. Questo luogo vien dettole acque dolci.
S'impiegò un'ora ed un quarto per tornare allo sbarco di Costantinopoli quantunque la barca assai leggiera, ed armata di quattro remi facesse più di una lega per ora.
Nelle notti classiche del Ramadan le moschee sono illuminate, e magnifica è l'illuminazione delle moschee imperiali, e sopramodo bella quella di S. Sofia. In questa circostanza soltanto può aversi una perfetta idea di questa immensa cupola; perchè la luce che v'entra di giorno non basta a far rilevare la grandezza dell'edificio. Molte migliaja di lumicini posti lungo le cornici, sulle mondanature e le parti saglienti dell'interno, altre migliaja sospesi alle volte, ed una infinità di lampade di cristallo e di vetro di varia grandezza, fanno assai meglio comprendere la maestàdi questo tempio che la luce del sole; e confesso che io non ne ebbi una compiuta idea fino all'istante che lo vidi illuminato.
Mi riuscì pur nuova la maniera di spegnere tanti lumi. Molti uomini con grandi ventagli di penne agitano l'aria, e ad ogni colpo spengonsene dieci, dodici, venti, benchè distanti otto o dieci piedi dal ventaglio; di modo che in pochi istanti tutto il tempio ritorna oscuro.
Mentre consumansi tanti lumi nelle moschee, ed anco sopra le torri ove non servono a nulla, non se ne trova un solo nelle strade, ingombre di nero fango, ed in mezzo a case ordinariamente dipinte di oscuri colori, che rendono ancora più cupa l'atmosfera; la luna non rischiara parecchie notti del Ramadan, e le profonde tenebre che regnano in tal tempo in tutte le strade mal selciate, più o meno ripide, e sempre bagnate, le fa incomodissime, quantunque si abbia seco una o due lucerne; perchè quelle adoperate comunemente dagli abitanti essendo coperte di tela rendono una così debole luce, che appena distinguonsi le persone che le portano; e la quantità di queste pallide luci che si vedono andare da un luogo all'altro comesospese in così bassa regione dell'aria, le fa rassomigliare ad una danza di spettri. In tempo di notte non ho mai incontrato donne per istrada.
Terminato il Ramadan l'ultimo giorno di novembre, si celebrò la Pasqua il 1.º di decembre. Il Sultano fece la festa alla moscheaAhmed Dieamisti, secondo praticarono i suoi predecessori. Desiderando di vedere il suo seguito, volli preventivamente prender posto nella moschea, perchè S. Altezza entra nella tribuna per di fuori; onde recatomi a quattr'ore del mattino in un'altra moschea vicina per fare la preghiera pasquale allo spuntar del sole, venni in appresso a quella d'Ahmed, ove trovai nel cortile due o tremila donne, pochi uomini, alcuni soldati bostangì, i giannizzeri, ed i cavalli del Sultano e del suo seguito. Prima che terminassero le cerimonie la strada era già affollata di gente, oltre due file di giannizzeri. Questi avevano l'ordinario loro abito, ed i bostangì avevano dei caftan rossi con lunghe berrette dello stesso colore. Una dozzina di giannizzeri avevano in dosso una specie di pianeta grigia, ricamata d'argento. Io mi posi nell'angolo interno della porta. Un certo numero dicapigi bascialàsfilarono, vestiti di grandicaftancon finte maniche pendenti per di dietro, foderate di ricche pellicce, ed esternamente tessute d'oro ed avevano bellissimi cavalli riccamente bardati.
I personaggi d'alto rango avevano in capo doviziosi turbanti di cerimonia, a guisa di cono troncato e rovesciato, alto circa un piede e mezzo, tutto guernito di mussolina.
Molti ufficiali, e grandi impiegati del serraglio uscirono in appresso con magnifici cavalli; indi ilScheih el-Islam, o Mouftì circondato dai suoiOulemso Dottori.
Gli tennero dietro dieci o dodici cavalli di apparato del gran Sultano, con bardature coperte di brillanti e di altre pietre preziose; ed in particolare ricchissime erano la briglia e le staffe di uno di questi cavalli. Alcuni altri avevano sulla sella a destra uno scudo del diametro di due piedi, ed a sinistra una sciabla, ricchissima d'oro e di gemme.
Volgendomi dall'altro lato vidi passare a cavalloMoussa Pacha Kaimakandel gran Visir in mezzo a quattrocento in cinquecento ufficiali, impiegati, e soldati tutti a piedi, che quasi lo portavano in aria. Avendomi conosciuto, mi salutò graziosamente, e continuòla marcia volgendo il capo per vedermi; ed uscendo dalla porta mi salutò di nuovo con un leggiero affettuoso sorriso, lo che fece tanta sensazione, che molti ufficiali dei giannizzeri chiesero alle mie genti notizia di me, dicendo che non avevano ancor veduto il sorriso sulle labbra di questo Catone Musulmano. Mi spiacque assaissimo che le circostanze non mi avessero acconsentito di andare ad abbracciare un così affettuoso amico; ma perchè questo riconoscimento avrebbe contrariato il mio piano di condotta, ebbi bastante forza per oppormi alle affezioni del mio cuore, e soffocare le passioni, che in simile circostanza avrebbero potuto vincere altri assai da più di me. In fatti potevo io, dopo aver resistito alle affettuose istanze, ed alle energiche persuasioni del mio più caro amico Mulley Abdsulem, e di suo fratello Mulley Solimano, abbandonarmi all'affetto che mi legava a Moussa Pascià, e forse rimanere oppresso dagli onori onde poteva ricolmarmi in meno di ventiquattr'ore?.... No: perdonatemi, caro amico: so che in quest'istante mi aspettate; ma io vi fuggo: domani abbandonerò Costantinopoli.
Seguiva il Kaimakan un corpo di bostangìa piedi: allora risuonò il grido divivae comparve il Sultano a cavallo, ma coperto dai grandissimi pennacchi di sei in otto ufficiali che lo circondavano. Per altro potei vederlo in volto, e fargli un saluto, cui egli gentilmente corrispose: la sua tinta mi parve assai pallida e sparuta: aveva un bel caftan color rosso, ma la ricchezza, ed il lampeggiare della rosa e del pennacchio di brillanti che ornavano il suo capo, richiamarono come cosa affatto straordinaria e di una sorprendente ricchezza, tutta la mia attenzione.
Seguivano il sovrano tre grandi ufficiali, uno de' quali portava un altissimo turbante ricco di una rosa e di un pennacchio eguali a quelli del turbante che il Sultano aveva in capo; gli altri due un turbante ciascheduno della dimensione e forma ordinaria. Tutti questi turbanti appartengono a S. Altezza che ne pone in capo ora uno ora l'altro secondo vuole il rituale delle ceremonie della moschea.
Venivano in seguito a cavallo i grandi personaggi dell'Impero con vesti e turbanti ordinarj, e senza verun segno distintivo: mi fu detto essere questi il fiore della nobiltà musulmana, i figli, i nipoti dei principi, ec.Finalmente chiudeva l'accompagnamento un corpo di soldati a piedi.
I turbanti del Kaimakan, del gran Visir, e del Reis Effendì avevano il distintivo di un ricamo d'oro nella mussolina. Notai molti grandi ufficiali negri di orrendo aspetto, vestiti ed equipaggiati così riccamente come gli altri.
Il capo degli eunuchi neri aveva sul turbante lo stesso distintivo del gran Visir. Tutti i principali personaggi avevano a lato un domestico o impiegato che portava avvolto in ricco drappo un turbante di ordinaria grandezza, che sogliono porsi in capo in tempo della preghiera nella moschea invece di quello di ceremonia.
I Turchi ne' tempi del Ramadan e della Pasqua hanno costumanze diverse dagli altri musulmani. Ho di già fatto osservare che nelle notti del Ramadan non illuminano le strade, e che nelle feste di Pasqua non fanno corse di cavalli nè finte guerre, nè giuochi pubblici come negli altri paesi soggetti all'islamismo: tutte le dimostrazioni nelle pubbliche allegrezze riduconsi a passeggiare gravemente da uno all'altro luogo, a visitarsi a vicenda, a mangiare il più che si possa, ed a tirare in determinate ore colpi di cannone nel porto.
Ho veduti i vasti depositi delle acque potabili di Costantinopoli, le quali tutte derivano, attraversando il quartier nord-ovest della città, dal distretto diBelgrado, villaggio popolato pressochè di soli Greci, siccome tutte le terre del circondario.
Trovansi in questo distretto, in tre diversi luoghi, tre grandi muraglie, che chiudendo le valli da una montagna all'altra, formano vasti serbatoj delle acque piovane. Queste dighe vengono dai Turchi detteBent.
Il più gran Bent è lontano tre leghe all'incirca da Costantinopoli, e può avere cento sessanta piedi di lunghezza sopra, e quindici di grossezza nel piano superiore con una grande scarpa, che ne accresce considerabilmente la grossezza inferiore: è formato di pietre tagliate ed ottimamente conservato; ma perchè non era peranco cominciata la stagione delle pioggie non aveva che le acque d'un piccolo ruscello.
A non molta distanza di questo Bent trovasi il secondo fabbricato dalla sultana Validè, madre di Selim III. La muraglia che abbraccia quasi tanto spazio come il precedente, è più solidamente costrutta, perchè appoggia ledue estremità a due solide roccie: sgraziatamente però fu data poca base alla scarpa, per cui a lungo andare potrebbe cedere al peso delle acque.
Negli acquedotti che conducono l'acqua dei bent a Costantinopoli si cercherebbe invano la grandiosità e la magnificenza delle opere romane dello stesso genere, ma non lasciano di essere generalmente fatti con bastante solidità. L'acquedotto diGiustinianoposto nel greco villaggio diPirgosha fino tre ordini di archi gli uni sopra gli altri di marmo di nicchi; ma la sua costruzione mostra il decadimento delle arti all'epoca in cui fu fatto: i piloni sono troppo pesanti, gli archi strettissimi, e di diversa luce in larghezza ed in lunghezza come se fatti fossero senza preventivo disegno, e senza calcolare le spinte degli uni sugli altri.
Non molto lontano da questo è l'altro inalzato dal SultanoSolimano Canouni, che io non vidi abbastanza vicino per poterne dare sicura notizia.
Alquanto più sopra diPirgostrovasi un antico acquedotto fabbricato dai Greci: l'arditezza degli archi, e la bellezza della suacostruzione provano per conto delle arti la superiorità della prima sulla seconda epoca: ma questo bel monumento, da molti secoli affatto trascurato, è già sensibilmente danneggiato nella parte più alta.
Per ultimo andai a visitare un quarto acquedotto fatto recentemente dai Turchi in faccia al Bosforo, presso aBouyoukdere; i di cui archi fatti sull'andamento di quelli di Giustiniano, sono però alquanto più regolari.
Questi acquedotti formano colle loro projezioni degli angoli colle sinuosità delle montagne, ove i condotti sono posti a terra.
Il distretto di Belgrado è tutto sparso di basse montagne coronate di belle foreste, che stendonsi a ragguardevole distanza, e per quanto mi fu detto, abbondano di selvaggiume.
Il carattere dei Turchi è grave; e direi anzi melanconico. Confrontandolo con quello degli Arabi, credo di poter asserire, che se gli uni e gli altri giugnessero all'incivilimento europeo, gli Arabi avrebbero il carattere dei Francesi, ed i Turchi quello degl'Inglesi.
Le belle arti sono talmente proscritte dai paesi musulmani, che un Turco si crederebbe avvilito se suonasse un istromento, se, fuorchènelle preghiere, cantasse o danzasse. Essi quasi non conoscono la costumanza di adunarsi in grandi conversazioni per ingannare il tempo. Le donne affatto escluse dal commercio degli uomini, non possono colla naturale dolcezza del loro sesso correggerne i feroci costumi, e spargere la piacevolezza nella società. L'ignoranza quasi assoluta in cui versano i Turchi delle lingue d'Europa, e le limitatissime loro corrispondenze all'estero, li privano delle notizie di quanto accade su questo vario e grande teatro; onde riguardano con occhio d'indifferenza le vicende politiche di questa bella parte del globo. Finalmente la mancanza di libri, e di maestri per imparare le scienze fisiche, e le innumerabili scoperte degli ultimi secoli, li privano di quelle interessanti cognizioni, che sole potrebbero operare il loro incivilimento.
Queste cause unite alla precaria esistenza di un governo dispotico: a quello stato di diffidenza, e dirò meglio, a quello stato di guerra, in cui deve trovarsi ogni paese ove il culto de' governanti è diverso da quello di quasi tutti i governati; a quelle false idee di felicità che ogni turco riceve nella sua primafanciullezza; fanno sì che quantunque incapace di aprire il suo cuore ad una libera innocente allegrezza, si creda non pertanto felice, ed inoltre più valent'uomo allorquando più si avvicina allo stato de' bruti. Passare l'intero giorno seduto nella più assoluta inazione fisica o morale, fumando la pipa, e prendendo caffè ed altre droghe; ubbriacarsi coi liquori, o con pillole d'oppio; esaurire le forze fisiche e morali con replicati eccessi di godimenti naturali, o contro natura: questi sono i piaceri che formano la felicità dei Musulmani; i quali se degnansi talvolta di porgere attenzione ad uno qualsiasi spettacolo, non è se non quando loro presenti l'immagine degli oggetti de' loro unici piaceri.
Di fatti i Turchi non sono privi di spettacoli; ma quali spettacoli! Quantunque la loro musica non abbia armonia, offre alcune dolci modulazioni; ma trovasi mescolata con tante dispiacevoli discordanze, che non può a lungo andare soffrirsi: e per tal motivo appunto sogliono d'ordinario avere un buffone che di tratto in tratto eseguisce una danza o una ridicola indecente pantomima, terminando sempre col rappresentare un uomo ubbriaco.
Hanno pure de' ballerini la di cui abilità si ristringe al camminare con misura, a fare una semplice contradanza, rapide giravolte, movimenti e pantomime della più sfacciata indecenza, camminando in giro l'uno dietro l'altro col capo imbacuccato in una parrucca a lunghissimi capelli, avendo in mano i crotali o castagnette di metallo; e tutto ciò eseguendosi nel più sgraziato modo che immaginar si possa. Ho veduto alcuni di questi danzatori fare delle pantomime nelle quali rappresentavano le più schifose e lascive attitudini. Hanno ancora le ombre chinesi colle quali rappresentano orrende lubricità.
Tali sono gli spettacoli dei Turchi, cui i grandi, i dotti e lo stesso gran Visir non vergognansi di essere spettatori.
Io sono stato testimonio d'un giuoco di forza assai curioso: un uomo girando rapidissimamente a suono di musica, si attaccava alla cintura un gonnellino, che la velocità del giro faceva spiegare in figura di campana o di ombrello; levavasi in appresso la camicia senza sbottonarsi il farsetto che la copriva, divideva in più treccie la ciocca de' capelli del suo capo, e prendendo a volo una dopol'altra molte sciable nude che gli presentava un suo compagno, attaccava ogni impugnatura ad una delle sue treccie, e lo vidi in tal modo attaccarne dodici o quattordici, che per la rapidità de' giri, venivano a formare un cerchio o disco orizzontale intorno al suo capo: in appresso prendeva un'altra sciabla ignuda coi denti, ne collocava alcune altre in altre parti del suo corpo, non saprei in qual modo, finchè trovavasi tutto coperto di sciable nude. Continuando a girare colla medesima rapidità senza interrompimento, sguainò una sciabla, e la mise nella guaina colla stessa facilità, e con una sorprendente destrezza. Allora si levò le sciable ad una ad una per darle al suo compagno, si levò il gonnellino, si rimise la camicia senza sbottonarsi il farsetto, e dopo più di un'ora e mezzo di rapidissimi giri, il compagno terminò questo bizzarro spettacolo coprendolo con una gran pelliccia: precauzione necessaria per impedire che non soffrisse passando da così violento moto allo stato di quiete.
A Costantinopoli vengono strettamente custodite le donne di alto rango: ma le plebee sortono sole a loro piacere: nelle strade, neibazar, nelle cappelle, ai cimiterj, e sulla spiaggia del mare, in qualunque ora del giorno s'incontrano tante femmine che uomini. Tale libertà in così popolata capitale, circondata di giardini, di colli e di boschi, deve singolarmente favorire il libertinaggio; che infatti è in questa città grandissimo. Malgrado il denso velo che le dovrebbe coprire le donne hanno quasi sempre il volto scoperto, perchè ne dilatano in modo i fori destinati al solo uso della vista, che a traverso di tali aperture si vede quasi interamente la loro fisonomia.
Malgrado la sua distanza dell'equatore il clima di Costantinopoli è assai dolce, perchè trovasi al livello del mare, difeso dai venti settentrionali delle montagne di Belgrado, ed affatto aperto al Sud ov'è il mare di Marmara; di modo che quantunque sia sensibile la diversità delle stagioni, non vi si conoscono gli estremi tanto incomodi negli altri paesi posti nella medesima latitudine di questa città.
Avevo disposto ogni cosa per osservare l'eclissi del sole del 29 novembre; e salii per tale oggetto sopra una torre, ma le nuvole si opposero al mio desiderio.