CAPO XI.

CAPO XI.

Povera colonia di Finlandesi. Muonionisca. Ministro di questa parrocchia, e suo singolare carattere. Costumi de’ paesani di questo villaggio, e de’ contorni.

Povera colonia di Finlandesi. Muonionisca. Ministro di questa parrocchia, e suo singolare carattere. Costumi de’ paesani di questo villaggio, e de’ contorni.

Prima di giungere a Muonionisca ci fermammo ad una piccola colonia di Finlandesi, che ci parve estremamente povera, e la cui situazione vivamente c’interessò. Due sole famiglie la componevano, consistenti in tutto in sette persone, comprendendovi due donne, e un ragazzo. Il paese all’intorno era superbamente ridente. Un pittore non lo potrebbe disegnare più vago, ed ameno. Ma questa piccola comunità per cinque mesi dell’anno non poteva comunicare con nissun altro luogo: vivea, si può dire, solitaria anche il rimanente dell’anno, essendo caso fortuito, che colà capitasse qualcheduno, come vi capitammo noi. Essi dispongono di un territorio di sei miglia all’intorno, fiumi, peschiere, boschi, prati, sono loro: ma sì grande e ricco possedimento faceva un gran contrasto colla loro indigenza. Non aveano che quattro vacche, non seminavano che un barile d’orzo,il quale nelle annate buone non ne dava che sette: in alcune cattive non dava nemmeno la semenza; ed era un anno, che sarebbero morti di fame, se non fosse capitato colà un mercante di Tornea, che provvide al loro bisogno. Queste due famiglie trovandosi per mala fortuna entrambe disperate, erano venute d’accordo a questo luogo, e vi si erano stabilite giovandosi dell’uso che in Laponia corre; ed è che chi vuole fissarvisi non ha che da scegliersi un cantone a piacimento, purchè sia discosto dal più vicino villaggio sei miglia; e quando vi ha piantata la sua baracca, tutto il terreno circondante per sei miglia all’intorno è cosa sua.

Muonionisca è un villaggio di 16, o 18 fuochi, posto sulla riva sinistra del fiume Muonio, che qui ha il suo principio. V’è una chiesa, e un ministro, come a Kengis: e questo ministro è suffraganeo del curato dell’Alta-Tornea. La sua parrocchia, come ho detto, non è estesa meno di 200 miglia quadrate; ed in lui non vedevasi segno alcuno che lo distinguesse dai suoi paesani, salvo un pajo di calzoni neri. Avea avuta la disgrazia di vedere abbruciarsi in un incendio tutti i suoi mobili, e tutti i suoi libri, compresa fin anco la bibbia. Forse codesta disgrazia avea contribuito a dargli una certa rusticità, che lo metteva a livellode’ suoi parrocchiani. Però avea una gran dose di buon senso, ragionava con sagacità e giustezza in materie politiche: masticava male il latino; ma sapeva la lingua svedese, e finlandese e ci spiegò assai bene molte etimologie, che desideravamo intendere. Del rimanente com’egli era povero, declamava violentemente contro la maniera, colla quale l’alto clero usava delle ricchezze. Era dichiarato nemico d’ogni potere dispotico; e badando a’ suoi discorsi sarebbesi detto ch’egli avesse ferma speranza di vedere che il giovine Conquistatore giugnesse un giorno a Muonionisca, e lo facesse patriarca della Laponia. Egli odiava altissimamente la Russia, e il suo governo, dicendo che avviliva il popolo, e per ragione di Stato lo teneva nella più brutale ignoranza. Qualche volta discorreva sugli abusi della nascita, e della successione ereditaria di un tuono sicuramente notabile in un uomo, che nulla aveva al mondo salvo una camicia, un pajo di calzoni, e le scarpe che portava ai piedi. Udendolo ragionare così, congetturai che gli fosse capitato per le mani qualche libro moderno; ma quando mi fece il catalogo de’ libri della sua biblioteca abbruciata intesi che non avea posseduto che trattati di teologia, e librisu materie di controversia, aggiungendo però che poco avea studiato gli uni, e gli altri. Non era poi uno di que’ Ministri, presso i quali i viaggiatori potessero trovare alloggio; ma egli avea piacere di vederne, perchè ne traeva qualche bicchiere di acquavite; e fece molto elogio di quella, che noi gli davamo ogni volta che veniva a trovarci.

Ecco le notizie che io mi procurai intorno a questo villaggio, e ai costumi de’ suoi abitanti. Tutta la parrocchia conta circa 400 anime, disperse sopra una superficie, siccome ho detto, di 200 miglia quadrate: gli abitanti sono tutti finlandesi emigrati. Tutti i viaggiatori venuti in queste contrade li chiamano Laponi, perchè è Laponia il paese, ove sono venuti a stabilirsi. I costumi e il modo di vivere sono gli stessi che quelli de’ nativi finlandesi, colla differenza però dell’alterazione prodotta dal clima, e dalla situazione topografica. Questi Laponi finlandesi, come i pastori laponi, nulla sanno nè di poesia, nè di musica; nè hanno veruno strumento musicale. Circondati da laghi e da fiumi, abbondanti di pesce, poco coltivano la terra, e vivono principalmente della pesca. Hanno comuni colle nazioni selvaggie la forza, e l’attività: conoscono l’amore, ma non le grazie che lo accompagnanopresso i popoli più inciviliti: hanno tutti i segni di una tristezza abituale: nè qui ho veduto mai un giovine lanciare uno sguardo d’interessamento sopra una ragazza. È uso generale che i due sessi dormano insieme, senza che tale intimità abbia alcuna delle conseguenze, che potrebbe avere, se fosse sofferta in un paese più meridionale. Il padre è quegli che trova la sposa al figlio; e le sole convenienze di famiglia dirigono il contratto. Il figlio è indifferente a prendere per moglie questa, o quella ragazza. Conviene però dire, che anche tra questo freddissimo popolo si sono dati tristissimi esempi di gelosia feroce; ed un caso veramente pietoso ne narrò il ministro. Nè furti, nè omicidii in questa alta regione d’Europa si odono; ma bensì suicidii, che non possono attribuirsi se non se a qualche genere di follia, o ad eccesso di abbattimento di spirito.

In estate il nudrimento principale di questi popoli è il pesce seccato al sole, se la pesca è buona: vendono il superfluo per aver farina, sale, e ferro, di cui abbisognano pei loro usi domestici. D’agricoltura poco sanno, e poco vogliono sapere; il loro Ministro ha predicato loro colle parole e coll’esempio l’uso dell’aratro; e non v’è stato verso che se ne sieno persuasi. Quando in autunno comincia a nevicarefanno la posta all’orso; e si uniscono in tre, o quattro per dargli la caccia. Alla metà di agosto vanno alla caccia delle anitre selvatiche, e d’altri uccelli, i quali allora mutando le penne non possono volare, e ne ammazzano quanti vogliono.

Finito che abbiano di raccogliere i loro fieni, li mettono a coperto in trabacche erette sopra legni ben forti, e tenendo alto il palco, onde l’umidità delle alluvioni non lo guasti. Alcuni posseggono renne, che danno a custodire, e a pascere a qualche Lapone.

Somma è la sobrietà di questi popoli: non bevono liquori spiritosi che il dì delle nozze: nel qual giorno usano un desinare alla loro maniera, ed un ballo accompagnato da grida, e da sbattimenti di mani. Non amano punto la birra; e gustando del vino, che loro offrivamo, facevano mille smorfie, come se bevessero una medicina. Il Ministro ci assicurò che in tutta la sua parrocchia forse non v’era un solo bicchiere di acquavite; e che la ubbriachezza è riguardata da questo popolo come il vizio più scandaloso, a cui possa essere soggetto un uomo. Il che ci fece pensare, che questa fosse una delle cagioni per le quali egli era sì poco riverito e stimato dal suo gregge. Vivendo questi popoli di tale maniera non è meraviglia senon soffrono le malattie, le quali affliggono gli abitanti de’ paesi più meridionali; e il Ministro ci disse aversi esempi di paesani, che hanno vissuto fino a cento dieci anni. La malattia unica, che faccia strage tra loro, si è una specie di febbre infiammatoria, che sbriga le persone in pochissimi giorni.

Nel breve tempo che noi stemmo in Muonionisca il ministro ci propose di fare qualche corsa all’intorno; e noi volentieri scegliemmo di visitare il monte Pallas, della cui denominazione il nostro conduttore non seppe darci conto. La gita fu faticosa in quanto al salir la montagna, alla cui cima non potemmo giungere. Da quelle alture, a cui salimmo, ci si presentarono superbi punti di vista, che meriterebbero la diligenza del pittore. Ci mettemmo a raccogliere insetti, e piante: il buon Ministro non sapeva comprendere a che pro tanta fatica per cose da nulla. Dacchè gli si era abbruciata la biblioteca, si era accostumato a far senza teologia. D’allora in poi avea capito che la cognizione dell’Esser supremo riguardata come scienza non era in generale buona a niente nel mondo, se non sia per divertir l’intelletto, e a togliere dal corso della vita la non curanza, in cui l’uomo pensante potrebbe cadere sugli avvenimenti futuri. In 20 ore avevamofatto trentasei miglia: il calore era eccessivo, poichè a mezzogiorno, ma all’ombra, il termometro diCelsiussegnava 37 gradi. Ritornammo dunque a Muonionisca, ove dopo breve riposo ci mettemmo in ordine per tirare innanzi il nostro viaggio.


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