CONCLUSIONE
«Così, diceRegnard, terminando la sua relazione del viaggio da lui fatto in Laponia, finì il penoso nostro viaggio, il più curioso che mai fosse intrapreso, il quale io non vorrei aver fatto per nessuna somma di denaro, e che però per nissun guadagno vorrei ricominciare».
Egli è a presumere, che al tempo diRegnardquesto viaggio dovesse presentare maggiori difficoltà che al presente. Tuttavolta io credo di dover notare qualmente anche al presente non solo è difficile, ma eziandio in certe circostanze riesce impossibile. Se, p. e., avvenisse che l’estate fosse umida, che le pioggie fossero abbondanti, e per conseguenza che le paludi non avessero tempo di asciugarsi, non so vedere in che modo si potessero attraversare. Bisogna badare però che quando io parlo d’impossibilità presunta di questo viaggio, s’ha il mio discorso da intendere rispetto alla strada che noi abbiamo voluto tenere, e non aquella che seguìRegnard. In quanto a questa, essa è sempre praticabile, ed anche facile. Il fiume Tornea, se si eccettuino alcune cataratte, è costantemente navigabile sino alla sua sorgente a Tornea-Treske.
Sono ben lontano dal cercare, esagerando le nostre fatiche, e gli ostacoli da noi superati, di distogliere gli altri dal seguire il nostro esempio per riservare a noi soli il merito straordinario della esecuzione di tale impresa. Al contrario debbo piuttosto temere che il poco interesse che i lettori avranno trovato nella mia opera, non sia il più efficace motivo di allontanarli dal fare un viaggio, che sembra prometter loro sì pochi mezzi di accrescere le loro cognizioni.
La Laponia non pertanto presenta all’osservatore un vastissimo campo d’istruzione. La mediocrità de’ miei talenti, e la rapidità colla quale mi è convenuto percorrere una tanto immensa estensione di paese, non mi hanno permesso, che di sfiorare le cose. Dico però, e lo dico con fondata persuasione, che in codeste regioni tutto è ancora vergine; i fiumi, i laghi hanno i loro popoli particolari; le montagne nascondono nelle loro viscere miniere sfuggite tuttora alla cupidigia dell’uomo, del pari che al suo studio. La renna, il ghiottone,specie d’orso appartenente a codeste zone, il lemningo, razza di sorcio, sono animali incogniti nelle altre parti d’Europa. Gli Ornitologisti troveranno ivi uccelli particolari a quelle elevate regioni; e l’Entomologista, ad ogni passo che farà, potrà arricchire le sue raccolte d’insetti più rari e più preziosi. Per quanto numerosi sieno i luoghi, sui quali ilLinneoportò le sue ricerche, e per quanto grandi sieno state le sue scoperte, egli nelle sue corse lasciò nondimeno molti punti da percorrere. IlQuenzeled altri naturalisti non hanno eglino dopo di lui trovati molti, e molti insetti, singolarmente della classe delle farfalle, o come essi dicono lepidopteri, i quali attualmente formano articoli interessantissimi nelle collezioni di questo genere? E quantunque ilPliniosvedese abbia portata un’attenzione, che potrebbe dirsi anche minuziosa, su tutti gli oggetti di botanica; quantunque abbia scrupolosamente vangato, dirò così, il suolo delle regioni che ha scorse, per iscoprire ogni pianta, che al dire diGoldsmit
Per non esser veduta s’era trattaIn que’ deserti, e si facea un veloDell’aria, d’onde solo il cupid’occhioLa potrebbe scoprir, se l’ali avesse;
Per non esser veduta s’era trattaIn que’ deserti, e si facea un veloDell’aria, d’onde solo il cupid’occhioLa potrebbe scoprir, se l’ali avesse;
Per non esser veduta s’era tratta
In que’ deserti, e si facea un velo
Dell’aria, d’onde solo il cupid’occhio
La potrebbe scoprir, se l’ali avesse;
i suoi successori troveranno ancora da impiegare il loro tempo in vantaggio della scienza vegetale, e di quelli che la coltivano: segnatamente nella criptogamia, alcuni individuali oggetti appartenenti alla quale sono stati sottomessi a processi chimici, e possono aprire una nuova sorgente d’industria nelle manifatture, e perciò nel commercio.
Un grande vantaggio poi pel viaggiatore, vantaggio che gli permetterebbe di aggiungere un interesse grande alla relazione del viaggio suo, sarebbe quello di possedere l’arte del disegno, e di potere coll’ajuto d’essa presentare agli occhi non solo dei dilettanti, ma eziandio de’ consumati artisti quelle scoscese montagne, quelle cascate maestose, que’ fiumi con tanto fracasso precipitanti le loro acque per que’ loro letti sì profondi, o menandole pacatamente per la larghezza delle vallate. Cotanta folla di siti, di paesaggi, di punti di vista infine o magnifici, o selvaggi, o romantici, ma tutti sì nuovi, sì incogniti in altri climi, sì veramente fatti per ingrandire il genio delle arti, e la cui rappresentazione con tanto diletto ricondurrebbe lui medesimo sopra i suoi trascorsi pericoli, sopra le fatiche sofferte e i gustati piaceri.
Se l’inverno non gli presentasse scene cotantovariate, pienamente lo compenserebbero di sua pazienza mille oggetti degnissimi della sua attenzione. La sua immaginazione colpita dalla forza de’ quadri di questa natura insensibilmente si esalterebbe, e questo entusiasmo sì naturale sarebbe seguito da quella dolce, e viva malinconia, che l’Humeriguarda come il sintomo dell’anima umana tocca dall’amore, e dall’amicizia. Questa profonda malinconia, il cupo silenzio sparso sopra codeste contrade isolate, porteranno indubitatamente chi le percorrerà da filosofo, a domandare a se medesimo a che fine sieno entrati nell’ordine della creazione luoghi per così dire estranei alla vita. Con che disegno sono poste nella economia della natura quelle aurore boreali, quegli spettacoli sì brillanti dell’aria, e que’ laghi, e que’ fiumi, e quelle cataratte, se tale teatro magnifico, eternamente deserto, debb’essere perpetuamente estraneo all’uomo. Ebbene! L’uomo non iscioglierà mai codesta questione fin tanto che si terrà persuaso ch’egli è il re delle cose create, e si abbandonerà alla idea presuntuosa che tutte le cose poste su questo globo non per altri esistono che per essolui. E non hanno al pari di noi un egual diritto di moltiplicare le loro specie codesti uccelli, che fanno eccheggiare pe’ boschi i loro canti, che coprono a sciami le paludi,i fiumi, il cielo; e che l’estate emigrano da tutte le parti d’Europa verso la Laponia per ivi costruire i loro nidi, ove debbono sbucciare i loro piccoli dalle uova, che vi deporranno? Esposti dappertutto alle insidie dell’uomo sì inclinato a crearsi de’ bisogni, che non gli diede la Natura, perchè questa madre comune, sì saggia e sì pia, non avrebbe riserbato loro degli asili, ove senza timore abbandonarsi all’amore, e alla dolcezza degli affetti, che la propria prole ispira ad ogni vivente?
La Laponia presenta dappertutto al filosofo bramoso di conoscere la natura nel suo stato di semplicità, soggetti degni della più profonda riflessione, e di una contemplazione tanto più seducente, quanto che essa è fatta per alimentare vie più il suo intelletto. È un importantissimo punto in istoria naturale quello di sapere quanto in fatto sia fondata l’opinione diMairan, diBuffon, diBailly, e d’altri filosofi su quello, ch’essi chiamano calore centrale. Si domanda se dopo la formazione della terra vi fosse mai un periodo, in cui le regioni artiche fossero più calde di quello che lo sieno al presente; se possa supporsi che sia avvenuto un cangiamento di clima, e che nel corso de’ secoli sia succeduta una differenza essenziale nella temperatura delle nostre zone.Queste domande potrebbero naturalmente essere fatte da un filosofo, che viaggiasse in Laponia. Ma confesso che non ho veduto nulla, su cui fondare una passabile risposta. Tutto ciò che io posso dire si è, che durante il breve tempo, in cui sono stato in Laponia, non ho scoperta cosa che si possa considerare come atta a conservare sì sublime teoria. Non ho incontrate sorgenti calde, nè altra traccia di temperatura stata più calda, come non ho avuto nissuno indizio di popolazione più numerosa, non reliquie di antichi abitatori, o d’arti che possano riferirsi a tempi antichissimi. Ma ho io veduto tutto? Troppo vasto è il campo delle investigazioni occorrenti per risolvere con materiale elemento tanta quistione. Vuolsi adunque che altri e con grande zelo e con grande perseveranza si mettano alla prova. Perchè non potrà trovarsi in Laponia, ciò che hanno rivelato fin qui in Siberia e in America, paesi posti a latitudini eguali a quella della Laponia?
Finalmente, per continuare il primo discorso dirò vero essere che le arti non fioriscono in queste contrade; che non vi s’inalzano templi per isfidare il potere del tempo, e per pubblicare alle razze venture la vanità di coloro, che li fecero edificare: non si veggono palazzi, e case pompose, oltraggio altrove sì comunealla miseria dell’uomo che ricco della sua coscienza, è inattaccabile da rimorsi, perchè nè sa, nè può prestarvi materia. Rottami adunque di colonne, avanzi di monumenti ivi non indicano al viaggiatore l’orgoglio di que’ potenti dell’antichità, che comparvero per qualche tempo sulla scena della vita per disgrazia di coloro che vissero sotto la loro dominazione. Che ne’ paesi nostri l’archeologo passeggi sulle sparse ruine degli edifizii rovesciati dalla successione de’ secoli; e che in mezzo a que’ frantumi cerchi a sbrogliare il caos della storia, onde ricco de’ fatti che ne avrà tratti, trovar materia di meravigliarsi sulle azioni de’ primi uomini. Il filosofo in mezzo della Laponia, più saggio forse ne’ suoi desiderii, non si fermerà meno dilettevolmente sullo stato attuale, in cui troverà codeste contrade, convinto, che possono abbastanza pascere il suo ingegno. Ivi egli studierà i primi elementi della vita sociale: ivi conoscerà la società umana sotto la forma più antica, la quale si può riguardare come la primitiva. Non andrà colà per ammirare le opere dell’uomo incivilito; ma bensì per contemplarvi la natura, l’ordine, l’armonia, prevalenti in tutte le produzioni della creazione, l’immutabil legame della catena delle cose, e la suprema Sapienza impressa su tutti gli oggettidella prima formazione. Qua, e là verrà egli acquistando nuovi mezzi di estendere le sue cognizioni, di riscaldare il suo zelo, di stralciarsi una via più facile verso il ben essere, a cui egli medesimo aspira. Può egli ripromettersi tanto l’archeologo dagli oggetti, che scelga per le sue investigazioni? e l’oggetto di queste può stare in paragone di quello delle investigazioni del nostro filosofo?
Ah! come sarebbe ammirabile un viaggio fatto in Laponia collo spirito, che accenno, quando fosse intrapreso da un saggio delle regioni meridionali, coraggioso a segno di sfidare tutti gli accidenti, che potesse incontrare. Un viaggio in Laponia fatto così filosoficamente da un curioso che venisse dalle contrade del mezzogiorno! Quale altro, più capace di produrre in lui le più utili riflessioni, e le lezioni più salutari! Quanto non guadagnerebb’egli di più che quelli, i quali nati nel Nord si tolgono ai rigori del loro clima per recarsi tra noi, e farsi schiavi de’ piaceri che loro esso ricusa? Essi non portano seco ritornando ai loro paesi che il vano desiderio di godere del cielo, che debbono abbandonare. Non provano al loro ritorno che privazioni: con rincrescimento ricordansi dei diletti, che loro prodigalizzava per alcune ore un sole più dolce; sospirano dietroil piacevol senso in essi eccitato dalle scienze, e dalla coltura delle belle arti; ed obbliano che il vero ben essere dovrebbe comporsi delle cognizioni acquistate, piuttosto che della reminiscenza de’ piaceri, che non hanno potuto trasportar seco. Al contrario il viaggiatore meridionale, che penetra nel Nord, presto è chiamato al confronto degli oggetti presenti, e di quelli che ha lasciati nel suo paese; e nella nuova scena, che gli si apre d’innanzi, una potente voce della sua coscienza gli svela tutte le illusioni, tutte le vanità, tutti gli errori degli uomini, che nella ebrietà di un esagerato incivilimento non avveggonsi come si sono lasciati allontanare dalla vera via della natura; e che seguendo le lusinghe di un perfezionamento non giustamente inteso, s’inabissano ognor più in un vortice seduttore, ove la natura è smentita, la virtù falsata, e la vera felicità ottenibile sulla terra è tanto più sospinta lungi da noi, quanto più ardentemente da noi è cercata. Egli sarebbe un predicatore fallito, se prendesse a voler disingannare una generazione troppo profondamente avanzata in una sì deplorabil carriera. Ma il suo spirito si è fortificato nella fede della verità. La verità ch’egli ha veduta nel suo più chiaro splendore, è divenuta la reggitrice delle sue morali abitudini.So quanto è apprezzabile tutto ciò, che mette i suoi concittadini in delirio; e senza esporsi a predicare al deserto, colle sue opere e colla sapienza de’ suoi principii farà ancora qualche bene.
FINE DEL VIAGGIO.
INDICEDELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO VIAGGIOIntroduzionePag. 5CAPO PRIMO.Partenza da Helsinbourg. Gottembourg, e costumi de’ suoi abitanti. Canale di Trolhatta. Stockholm. Descrizione di questa città. Indole, ed usi degli Svedesi.9CAPO II.Partenza da Stockholm per Grisselhamn. Condizione di chi fa questo viaggio. Traversata sul ghiaccio del mare ed accidenti occorsi. Vitelli marini. Paesano svedese e suoi ragionamenti. Isole di Aland e loro abitanti.21CAPO III.Abo e cose notabili di questa città. Stato e vivere degli abitanti del paese. Incontro di un bardo moderno. Aurora boreale. Yervenkile. Sua cascata. Caccia. Stato economico dell’albergatore.37CAPO IV.Foresta famosa in Finlandia. Indole dei lupi che vi abitano. Incendii ed uragani che la devastano. Cammino pericoloso, e mal passo sul ghiaccio. Altro ghiaccio più spaventoso. Wasa: descrizione di questa città.49CAPO V.Civiltà incontrata in Wasa. Aneddoti curiosi riguardanti Linneo. Gamla-Carleby. Nuovimotivi di spavento sul ghiaccio. Pescatori sul ghiaccio e loro industrie. Illusioni prodotte dal ghiaccio. Brachestad. Uleaborg. Avventura galante. Particolari riguardanti Uleaborg. Risoluzione di fermarsi in questa città.58CAPO VI.Magnatizzatore, e magnatismo. Partita di musica istromentale. Simpatia de’ Finlandesi per la musica. L’harpu. Caccia del gallo di brughiera, e qualità di questo uccello. Pregiudizii de’ Finlandesi per certe vivande. Faccende de’ Finlandesi nell’inverno. Loro pesche sul ghiaccio. Loro caccie di vitelli marini e dell’orso.68CAPO VII.Poesie improvvisate dai Finlandesi. Perchè dette runiche; loro carattere: modo con cui vengono recitate o cantate. Esempii. Elegia per la morte di un fratello. Proverbii. — Il pasticcio di Paldamo. — Versi d’amore. Le più antiche poesie runiche sono formule di magia, d’incanti, di superstizioni, reliquie della religione dominante presso i Finlandesi prima del cristianesimo.78CAPO VIII.Si parte da Uleaborg. Difficoltà supposte per andare al Capo-Nord attraverso della Laponia. Nuovi compagni e provvigioni. Addii. — Descrizione di un ballo finlandese. Divertimenti in Hutta. Arrivo a Kemi. Il curato, e la sua famiglia: bella chiesa e bei contorni. Bagno a vapore. Passaggio a Tornea. Suo clima, e suo commercio. Fine del mondo incivilito. Curato dell’Alta-Tornea: sua ospitalità.92CAPO IX.Faticoso viaggio dall’Alta-Tornea a Kardis. Kassila-Koski sul punto, su cui passa il circolo polare. Più faticoso è il viaggio da Kardis a Kengis. Graziosa accoglienza avuta in Kengis dall’ispettore delle miniere di quel luogo. Ragazze del contorno; e particolarità di una di Kollare. Separazione de’ viaggiatori. L’autore rimane solo con un compagno.106CAPO X.Primo trattamento di ospitalità in Kollare far piangere chi entra in casa, e perchè. Descrizione di questo villaggio, e de’ contorni. Simon, l’eroe delle cataratte. Pericoli sotto la sua direzione evitati. Digressione.115CAPO XI.Povera colonia di Finlandesi. Muonionisca. Ministro di questa parrocchia, e suo singolare carattere. Costumi de’ paesani di questo villaggio, e de’ contorni.119CAPO XII.Pallajovenso. Errori de’ viaggiatori e geografi circa la Laponia. Ciarlataneria di Maupertuis. Aspetto del paese tra Muonionisca e Pallajovenso. Musco delle renne. Arrivo a Lapajervi, e crudele persecuzione delle zenzale. Lago di Pallajervi: isola Kuntigari: fermata in essa deliziosissima. Rondinelle di mare come servizievoli ai pescatori. Laponi nomadi presi a guida, congedati i Finlandesi; e penoso viaggio fatto con coloro.127CAPO XIII.Erba angelica. Arrivo al Pepojovaivi. Incontro di pescatori laponi. Loro usi e sospetti suiviaggiatori. Cagioni di questi sospetti. Quantità immensa di pesce nel Pepojovaivi, ed acque adjacenti. Caccia su quel fiume. Altre particolarità sui Laponi nomadi. Arrivo a Kantokeino.144CAPO XIV.Isolamento di Kantokeino. Ragione del confine apparentemente irragionevole. Musica lapona. Maestro di scuola: sue imprese, e sua singolare incombenza. Notizie statistiche su questa parrocchia, e stato economico de’ suoi abitanti. Partenza, e cordiali addii delle donne del villaggio. Il bel fiume dell’Alten. Cataratta magnifica. Rapidità singolare della corrente. Chiesa pigmea. Montagne. Guerra colle zenzale. Incontro di un pescatore di sermoni. Laberinto. Arrivo ad Alten.159CAPO XV.Situazione di Alten. Veduta dell’Oceano-glaciale. Abitanti di Alten, ed ospitalità avutane. Navigazione per l’Oceano-glaciale, e visita della costa. Monte Himelkar, e cascata che ne discende. Visita ad alcune abitazioni di Laponi. Stato de’ Laponi stabiliti sulla costa. Laponi erranti: loro tende, loro beni, e loro renne.184CAPO XVI.Delle renne: dell’indole di questi animali: del governo che i Laponi ne fanno: delle varie sorti di slitte che usano, ecc.201CAPO XVII.Proseguimento della navigazione sul Mar-glaciale. Golfo delle Balene. Isola della Have-Sund, il più orribil sito, che possa vedersi. Isola Mageron. Arrivo al Capo-Nord. Descrizione di questo promontorio.214CAPO XVIII.Effetti prodotti nelle menti de’ viaggiatori dall’essere giunti al Capo-Nord. Visita del promontorio, ed osservazioni fatte nelle vicinanze. Angelica, e grotta. Roccie, licheni, alghe, crostacei, spugne, ecc. Uccelli di mare. Caldo e calma sofferti nel dare addietro dal Capo-Nord.218CAPO XIX.Ritorno ad Alten per diversa strada. Isola di Maaso: suoi abitanti, e loro ospitalità. Vantaggio di chi viaggiando è tenuto per un principe. Hammerfest. Penisola Hwalmysling. Fregata inglese. Arrivo in Alten. Corsa a Felwig: gran mercato di pesce.227CAPO XX.Imbarco, e navigazione sull’Alten. Tre singolari cataratte. Motivi di rimontarne una, e sforzi inutili. Viaggio per le montagne, e gran cambiamento di temperatura. Si ripiglia la navigazione dell’Alten. Arrivo a Kantokeino. Passaggio ad Enontékis. Viaggiatori inglesi, e loro memorie. Memoria di un emigrato francese. Estratto di un manoscritto del curato di Enontékis. Partenza da Enontékis per Tornea ed Uleaborg.233CAPO XXI.Costituzione fisica de’ Laponi. Loro origine e loro lingua. Robustezza ed agilità de’ Laponi, e lavori. Loro religione e moralità; e cause di corruzione. Vestito: incombenze dei due sessi. Abitazioni, letti, cibi, cucina, e mobili di casa. Caccia delle renne selvaggie: caccia d’altri animali del paese. Alcuni particolari usi de’ Laponi. Loro nozze, e loro giuochi.245CAPO XXII.Malattie de’ Laponi. Vajuolo. Colica spasmodica, oftalmia. Preservativo contro lo scorbuto. Rimedio pe’ geloni, per le ferite, per le fratture, e lussazioni. Affezioni infiammatorie, reumi, lombaggine. — Funerali de’ Laponi, sepolture, convito mortuario, anniversarii. Pietà verso i defunti. Giurisprudenza sulle eredità. — Religione degli antichi Laponi. Montagne Sante, tutt’ora in venerazione. Maghi. Affezione de’ Laponi al loro paese.277Conclusione296Registro per le Tavole.Tav.I.Passaggio sul golfo gelato di BotniaPag. 3II.Veduta della città di Tornea a mezzanotte precisa. Il sole sta alla maggior sua declinazione100III.Veduta del Capo-Nord215
Registro per le Tavole.
NOTE:1.I nostri leggitori si ricorderanno che la Finlandia è stata dopo il viaggio del sig.Acerbiaggiunta all’Impero russo, troppo necessaria per coprire Pietroburgo, altrimente esposta ad ogn’invasione degli Svedesi. La corona di Svezia ha avuto in compenso la Norvegia, tolta alla Danimarca. La circostanza di tale mutazione politica ci ha fatto omettere nel Viaggio che compendiamo quanto alla medesima è estraneo: toccando a viaggiatori più recenti dire ciò che da quell’epoca in poi intorno all’amministrazione delle cose pubbliche sia avvenuto in Finlandia.
1.I nostri leggitori si ricorderanno che la Finlandia è stata dopo il viaggio del sig.Acerbiaggiunta all’Impero russo, troppo necessaria per coprire Pietroburgo, altrimente esposta ad ogn’invasione degli Svedesi. La corona di Svezia ha avuto in compenso la Norvegia, tolta alla Danimarca. La circostanza di tale mutazione politica ci ha fatto omettere nel Viaggio che compendiamo quanto alla medesima è estraneo: toccando a viaggiatori più recenti dire ciò che da quell’epoca in poi intorno all’amministrazione delle cose pubbliche sia avvenuto in Finlandia.
1.I nostri leggitori si ricorderanno che la Finlandia è stata dopo il viaggio del sig.Acerbiaggiunta all’Impero russo, troppo necessaria per coprire Pietroburgo, altrimente esposta ad ogn’invasione degli Svedesi. La corona di Svezia ha avuto in compenso la Norvegia, tolta alla Danimarca. La circostanza di tale mutazione politica ci ha fatto omettere nel Viaggio che compendiamo quanto alla medesima è estraneo: toccando a viaggiatori più recenti dire ciò che da quell’epoca in poi intorno all’amministrazione delle cose pubbliche sia avvenuto in Finlandia.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.