Chapter 11

Ecco tutto ciò che il mio Padrone giudicò allora a proposito di raccontarmi, di quanto si era discusso nel Gran Consiglio. Ma occulta mi tenne una particolarità, che personalmente mi risguardava, ond’io guari non istetti a risentire le funeste conseguenze, come a suo luogo ne renderò informati i miei Leggitori; ed è appunto da questo momento che io comincio a registrare gl’infortuni del rimanente mio vivere.

Non anno Lettere gliHouyhnhnms, e conseguentemente non conoscono nulla che per tradizione. Ma come accadono poche cose di gran momento fra un Popolo di sì buona società, inclinato alla’pratica di tutte le Virtù governato unicamente dalla Ragione, e separato da tutte l’altre Nazioni, non è carica d’una gran massa di fatti la loro Storia. Ho già avvertito che non sono eglino suggetti a malattie di sorta; donde ne siegue che i Medici sono loro soverchj. Con tutto ciò, son provveduti di eccellenti rimedj composti di diversi semplici, per guarir le ferite delle pietre aguzze onde possonorestar piagati gl’pasturali loro; e altresì le contusioni accidentali de’loro Corpi.

Contano gl’anni per la Rivoluzione del Sole e della Luna, ma non fanno suddivisione veruna di settimane: Sono loro ben cogniti i muovimenti di questi due Astri, e comprendono la natura dell’Ecclissi; ma ciò è tutto in proposito della loroAstronomia. Per l’aggiustatezza delle loro comparazioni, e per la vaghezza e l’esattezza delle descrizioni loro superano in Poesia tutti i Morali. Sono assai abbondanti nell’una e nell’altra di queste cose i loro Versi, e per ordinario vertono sopra l’eccellenza dell’Amicizia, o sopra le lodi de’Vincitori nelle Corse, o in altri corporali esercizj. Le loro fabbriche, tutto che semplicissime, sono assai comode, e interamente al coperto da tutte le ingiurie dell’Aria gli mettono.

Servonsi gliHouyhnhnmsdi quella parte concava che vi ha fra il pasturale e l’ungia de’loro piedi d’innanzi, come noi fasciamo delle nostre mani, e ciò con una quasi incredibile desterità. Mungono le loro Vacche, ammuchiano la loro vena, e fanno in generale tutte quelle operazioni, per le quali delle nostre mani ci prevagliamo. Anno una sorta di focaje assai dure, che essi aguzzano con altre pietre, ed onde ne compongono strumenti che lor tengono luogo di zeppe, di scuri e di marteli. Di queste pietre medesime formano una spezie di falce, con cui segano il loro fieno, e la loro vena, che in certi Campi cresce da per se stessa: GliYahoosne portano i fascj all’Abitazione, e i Domestici gli ripongono in molte coperte Capanne per toglierne il grano, ch’è poscia riservato ne’Magazzeni. Construiscono vasi di legno e di terra, ed espongono al Sole questi ultimi, perchè induriscano.

Se non avviene loro qualche straordinario accidente, invecchiano molto, e sono interrati nel più tenebroso luogo che possasi rinvenire, senza che i loro Parenti, nè i loro Amici diano contrassegno veruno di allegrezza o di tristezza per la loro morte. Essi medesimi quando si accorgono del propio fine, lasciano il Mondo con sì poco rincrescimento, come se si licenziassero da un Vicino che stato fosse visitato da loro. Mi rammento, che avendo un giorno il mio Padrone pregato uno degli Amici suoi di andare con la Famiglia di lui in sua Casa per dar sesto a qualche importante interesse, fuvvi la Moglie, nel giorno accennato, co’due figliuoli di lei, ma molto tardi, allegandone due ragioni: La prima; che la mattina stessa suo Marito eraShnuvvnh. E’molto espressivo in lor favella il termine, ed è difficilissimo a tradursi inInglese: propiamente significa,ritornarsene alla prima sua madre. Era l’altra scusa; che essendo morto assai tardi la mattina suo Marito, aveale bisognato qualche tempo per regolare co’suoi servidori il luogo della sepoltura di lui: ed io notai ch’ella era tanto allegra quanto ogni altro della Compagnia.

Vivon essi generalmente infino a’settant’anni o settanta cinque, ma di rado fino agli ottanta. Alcuni giorni innanzi la loro morte, mancano a poco a poco, ma senza verun sentimento di dolore. In quel frattempo sono visitati da’loro Amici, mercè che uscir non potrebbono secondo il solito. Non ostante, dieci giorni prima del loro passagio, nel qual calcolo pochissime volte s’ingannano, restituiscono tutte le loro visite, essendo portati dagliYahoosin una vettura, di cui prevalgonsi in altri incontri, come a dire, quando son vecchi, incomodati, o in Viaggio.

E’una cosa assai singolare che gliHouyhnhnmsnon abbiano verun altro termine che quello diYahoo, per disegnare in generale tutto ciò ch’è cattivo. Così, quando spiegar vogliono la stupidezza d’un servidore, il mancamento che un ragazzo ha commesso, o un brutto tempo, aggiongono a cadauna di queste cose il vocaboloYahoo, e chiamano,hhnm Yahoo,Vvhnaholm Yahoo,Ynlhmnh Vvthlma Yahoo; e una Casa mal fabbricataYaholmhnmrohlnvv Yahoo.

Sarebbe un gran mio contento se potessi più stendermi sopra l’egregie qualità di quel Popolo maraviglioso: Ma come ho l’intenzione di pubblicare fra poco tempo un Volume che unicamente verserà su quest’argomento, ivi rimetto i miei Leggitori; a’quali son ora per render conto della catastrofe più funesta che mai siami accaduta per tutta la mia vita, e che attualmente eziandio attossica tutta la dolcezza de’giorni miei.

Qual beata vita menasse l’Autore fra gliHonyhnhnms. Progressi ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire. Riescegli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si mette.

AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli presi al laccio lavorato di capelli diYahoos, molti guancili formai. Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano. Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi chiamanoHnuhnoh, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria. Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fuquesto cuojo, procurai di rimediarvi con pelli diYahoosseccate al Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse l’aggiustatezza di queste due massime:Che la Natura si contenta di poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà. Non mi bisognava l’esser difeso contra lafrode o contra l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito: Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti, non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo.

Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuniHouyhnhnms, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva. Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando. Osservano gliHouyhnhnmsnelle loro conversazioni le regole più esatte dellaDecenza, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper ciò che noiCerimoniachiamiamo. Quando si parlano, non s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita: sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione: oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi dalla narrazione.

Ingenuamente confesso, che il poco di conoscenza, qualunque ella sia, che io posseggo, da me è dovuto alle Lezioni che ho ricevute dal mio Padrone, e a’saggi ragionamenti che ho intesi dagli Amici di lui.

Io non potea supplire a’muovimenti di rispetto che gli avvantaggj del Corpo, e soprattutto le ammirabili qualità dell’Anima degliHouyhnhnmseccitavano in me. Per vero dire, da principio io non risentiva quella naturale venerazione che gliYahoos,e gli altri Animali del Paese lor portavano, ma a saggiarla troppo non tardai, e ad aggiugnervi quella riconoscenza e quell’amore, onde la bontà con la qual essi mi distinguevano dal rimanente di mia spezie, sì degni rendevagli. Quand’io pensa va alla mia Famiglia, a’miei Amici, o a’miei Compatriotti, od anche agli Uomini in generale, gli considerava come se stati essi fossero in figura, e in inclinazione realmenteYahoos; con la sola differenza ch’erano alquanto più colti, che parlavano, e che aveano in retaggio una Ragione, di cui nulladimeno non si servivano che per moltiplicare i propj vizzi; de’quali, i loro fratelli, gliYahoosdi quel Paese, non avevano che quella sola porzione che stata in loro impressa dalla Natura. Quando mi accadeva di specchiarmi in un Lago o in una Fonte, mi trovava assalito da un non so qual orrore; e più sopportevole della mia mi riusciva la vista d’unYahooordinario. Conversando con gliHouyhnhnms, e considerandogli con diletto, sonomi insensibilmente avvezzato a prendere qualche cosa dell’aria loro, e della loro andattura; e gli Amici miei assai sovente mi an fatta fare osservazione, che spasseggiando noi in un sentiero piano, iotrottava come un Cavallo; il che sempre presi per un graziosissi no complimento.

Nel più forte delle mia felicità, e in tempo che io, senz’altro, stava sicuro di passare in quel Paese gli restanti miei giorni, il mio Padrone una mattina di più buon’ora del solito, mandò a chiamarmi. Mi avvidi di qualche di lui confusione, e ch’ei non sapeva da qual parte cominciare il suo discorso. Dopo un brieve silenzio, dissemi: Ch’eragli ignoto in qual senso io dovessi prendere ciò che egli stava per notificarmi: Che nell’ultima Assemblea, al passo della quistione in proposito degliYahoosi Deputati di tutti gli altri Distretti dichiarato aveano: Che stupivan essi al segno maggiore ch’egli nella sua Famiglia trattasse unYahoo(era io quel desso) anzi inHouyhnhnmche in Bruto: Che conversasse con esso meco, come se dal mio commerzio ritrar potesse qualche piacere: Ch’era inaudita una somigliante condotta: e oltracciò, egualmente opposta alla Natura e alla Ragione. Aggiunse il mio Padrone, che per tanto avealoesortatol’Assemblea d’impiegarmi come gli altri Animali di mia spezie; oppure d’ordinarmi di ritornarmene a nuoto al luogo, donde io era venuto: Che il primo di questi espedienti era stato unanimamente rigettato da tutti gliHouyhnhnmsche mi aveano veduto o in di lui Casa, o in quelle di loro: Imperocchè, allegavan eglino, essendo io, con la natural malizia di quegli Animali, dotato di qualche principio di Ragione, doveasi temere che io non gli guidassi con esso meco nelle montagne, per quindi gittarci nottetempo sulle mandre degliHouyhnhnms; il che era tanto più probabile, quanto che noi tutti eravamo d’un rapace ed infingardo temperamento,

Dissemi di più il Padrone, che egliHouyhnhnmssuoi Vicini lo stimolavano tutto giorno ad eseguire l’Esortazionedell’Assemblea, e ch’egli non ardiva di recarvi maggior indugio. Mi accertò di dubitare che possibile mi fosse di guadagnar nuotando un altro Paese, e che per tal effetto desiderava che io costruissi un Vascello; il qual in picciolo rassomigliasse a quegli onde io fatta avergliene la descrizione, e con cui staccarmi potessi da quelle lor Terre: Che per altro io non sarei solo ad intraprendere una tal opera, ma che i suoi Servidori, ed altresì i suoi Vicini mano mi porgerebbono. Quanto alla vostra persona, continuò, sarei stato molto contento di tenervi al mio servigio, giacchè ho trovato che corretto vi siete di molti difetti, col procurar d’imitare gliHouyhnhnms, per quanto un Essere d’una Classe inferiore n’è capace.

A questo passo far riflettere debbo a’miei Leggitori, che un decreto dell’Assemblea generale di quel Paese è significato col VocaboloHnhleaynche spiega un’Esortazione,ciò provenendo, perchè essi non concepiscono come una Creatura ragionevole possa essereforzataa qualche cosa, come si possa comandarlela; imperocchè non saprebbe ella disubbidire alla Ragione, senza rinunziare nel tempo stesso al titolo di Creatura ragionevole.

Gittommi in sì fatta disperazione il ragionamento del mio Padrone, che incapace di soffrire l’orribilità del mio stato, cadei svenuto a’piedi di lui. Ricuperati ch’ebbi i miei sensi, mi protestò egli che mi aveva creduto morto; non essendo quel Popolo a somiglianti deliqui suggetto. Risposi con fiacco tuono, che beato me se una morte improvvisa terminate avesse le mie sciagure! Che tutto che io non avessi a replicar cosa alcuna sopra l’Esortazionedell’Assemblea, nè sopra le instanze degli Amici di lui, mi sembrava, non ostante, alquanto men di rigore non avrebbe potuto disconvenire a quell’alta Ragione che appariva in tutti i loro giudizj: Che io non poteva far a nuoto neppur una lega: e che probabilmente avrei dovuto farne più di cento, anzi di approdare a qualche Paese; Che per fabricare un picciolo Vascello, bisognavami molti materiali ch’era lor impossibile di provvedermi, e che perciò io risguardar dovea loroEsortazionecome una sentenza di morte contra di me pronunziata: Che una morte appunto violenta era il menomo de’mali che io temessi; ma che in modo veruno esprimere io non potea la mia afflizione pensando, che quando anche per una serie di miracoli di restituirmi sano e salvo alla mia Patria mi riuscisse, sarei obbligato di passar i miei giorni fra gliYahoos, ed esposto a ricadere ne’vizj miei primieri, per mancanza di esempj, che sul dritto sentiero della Virtù mi tenessero: Che mi era pur troppo noto sopra quali stabili ragioni fondati fossero i Decreti degliHouyhnhnms, per presumere di fargli rivocare con gli argomenti d’un miserabileYahoocome me. E perciò, dopo di averlo umilissimamente ringraziato dell’offerta fattami in proposito dell’assistenza de’suoi Domestici; e di averlo pregato ad accordarmi uno spazio di tempo proporzionato alla grandezza dell’opera, gli dissi che io mi accigneva a conservar la mia vita per quanto fosse ella miserabile; e che se mai ritornato fossi nell’Inghilterra, io non disperava d’essere di qualche uso a quegli di mia spezie, col propor loro i virtuosi e saggjHouyhnhnmsin modelli.

Fecemi il Padrone un’assai obbligante risposta, e due mesi mi accordò per metter in ordine il mio Cajcco. Ordinò pure al Cavallo Sauro, mio intrinsechissimo, di seguire in tutto le mie instruzioni; posciachè io mi era espresso che il solo di lui ajuto bastato mi sarebbe.

La prima mia attenzione fu di portarmi a quel luogo della spiaggia, ove i miei Marinaj mi avevano messo a terra. Salì un eminenza; e riguardando da tutte le parti in mare, credei di scuoprire una picciola Isola al Greco-Levante. Diedi di mano al mio canocchiale; e vidi allora distintamente ch’essere ella dovea cinque leghe da me, per lo meno secondo il mio calcolo; comechè il mio compagno la spacciasse per una nuvola: e ciò poi non era una gran maraviglia; essendo che, come egli non conosceva altro Paese che il suo, era cosa naturale che distinguere non potesse oggetti situati in mezzo all’acqua, in tanta distanza così ben come me, a cui era sì familiare quest’elemento.

Fatta una tale scoperta, fui di ritorno all’Abitazione. Andai il giorno dietro col Caval Sauro in un bosco a una picciola mezza lega da noi, per tagliarvi le legna onde io bisognava per l’esecuzione del mio imprendimento. Non istancherò chi legge con una diffusa descrizione di tutto ciò che facemmo in questo proposito: lor basterà di sapere che nel termine di sei settimane, con l’ajuto del mio Compagno, venni a capo di costruire una maniera di barchettaIndiana, e quattro remi. Le funi di mio servigio eran lavorate di canape, e di pelli d’Yahoosla mia vela. Consistevano le mie provisioni in alcuni Coniglj, e in alcuni Uccelli bolliti, ein due vasi; l’uno di latte, d’acqua l’altro ripieni.

In uno stagno vicino alla Casa del mio Padrone, saggiai se la barchetta tenesse all’acqua, e procurai di otturare alcune picciole aperture: dopo di che transferirono gliYahoosalla riva del mare il mio Vascello sotto gli auspizj del Caval Sauro, e d’un altro Domestico.

Lesta che fù ogni cosa, e giunto il giorno della mia partenza, presi congedo dal Padrone, dalla Padrona, e da tutta la sua Famiglia, con le lagrime agli occhj, e con la disperazione nel cuore. Ma il Padrone, per curiosità, e forse (se non vanamente ardisco di dirlo) per amicizia a riguardo mio, volle vedermi a mettermi in mare: e pregò alcuni de suoi Vicini d’accompagnarlo. Fui costretto d’aspettar più d’un ora prima che l’acqua cominciasse ad alzarsi; e dopo ciò, osservato avendo che il vento era buono per guadagnare l’Isola da me scoperta, per la seconda volta dal mio Padrone mi licenziai, ma nel tempo che io mi prostrava per baciar l’ungia del piede di lui, ei m’impartì l’onore di levarla, e d’accostarla galantissimamente alle mie labbra. Non mi sono ignote tutte le critiche che mi son tirate addosso per aver fatta menzione di quest’ultima circostanza. Essendo che i miei nemici si son preso il piacere di spargere, che non era probabile che un Personaggio sì illustre accordato avesse un sì strepitoso contrassegno di favore a una Creatura di tanta inferiorità. Ma senza giustificare la mia veracità su questo proposito con l’esempio di mille e mille Viaggiatori, che memoria fanno dell’onorevole accoglimento che an lor praticato i maggiori Monarchi; contenterommi di dire, che coloro che rivocano in dubbio un somigliante tratto di galanteria del mio Padrone, ignorano affatto sin a qual segno sieno civili ed obbliganti gliHouyhnhnms.

Feci una profonda riverenza agliHouyhnhnmsche accompagnato aveano il mio Padrone; postomi poscia nella barchetta, dalla spiaggia mi allontanai.

Quali pericoli asciugò l’Autore. Approda allaNuova Olanda, sperando di fissarsi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia da un Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello diPortogallo. Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva inInghilterral’Autore.

IL quindici Febbrajo 1715. ad ore nove della mattina, intrapresi quest’infausto cammino. Era assai favorevole il vento; e pure da principio io non messi in opera che i miei remi; Ma riflettendo che stanco sarei ben presto, e che il vento cangiar potea, la mia picciola vela alzai, e in questo modo con l’ajuto della Marea: feci una lega e mezza per ora, per quanto mi sembrava.

Il Padrone e gli Amici suoi se ne restarono sul lido finchè interamente mi avessero perduto di vista: e molte volte il Caval Sauro intesi, (che per dir vero mi volea assai bene,) gridando con forte suono,Hnuy illa niha Majah Yahoo: vi auguro un buon viaggio, amabileYahoo.

Mio disegno era di scuoprire, se stato fosse possibile, qualche picciola disabitata Isola, che somministrarmi avesse potuto quant’era necessario per la conservazion del mio vivere, affin di passarmi tranquillamente i restanti miei giorni: Sorte che io riputava assai superiore a qualunque più luminoso posto che occupar potessi in una delle prime Corti dell’Europa, sì spaventevole era l’idea che della società, e del governo degliYahoosio mi formava: imperocchè io ravvisava un somigliante ritiramento come il solo soggiorno, ove consacrar potessi tutti i miei pensieri alla memoria delle virtù degl’inimitabiliHouyhnhnms, senza essere esposto al funesto pericolo di ricadere in tutti que’vizj, pe’quali io aveva un orror sì sincero.

Non sarà dimentico forse il Leggitore che io narrato gli abbia, che coloro della mia Ciurma da’quali fui posto a terra, mi dissero d’ignorare in qual parte del Mondo noi allora fossimo. Con tutto questo io credetti di poter essere a dieci gradi all’OstrodelCapo di Buona Speranza, o a 45. gradi di LatitudineMeridionale, per quanto fummi lecito di conchiudere da certi loro ragionamenti, sopra il cammino che si dovea tenere per giugnere aMadaschar.Nulladimeno ciò che io udito avea, non mi esibiva che una debole conghiettura: ma come un tal indizio valeva più che nulla: stabilj di proseguir sempre all’Ostro, colla speranza di guadagnare la CostaOccidentaledellaNuova Olanda, e di colà ritrovarvi forse qualche Isola, tale che io la bramava. Il vento era tutto alPonente; e a sei ore della sera, avendo io fatte a un di presso diciotto leghe: una picciola Isola scoprii, lontana una mezza lega, o circa; che ben presto fu altresì da me superata. Nell’abbordarvi, vidi che non era che una spezie di roccia, con un picciolissimo Seno.

Entrai in questo Seno con la mia barchetta; e montato l’alto della roccia, vidi distintamente alLevanteun Paese che dall’OstroaTramontanastendevasi. Passai la notte nel mio Vascello; e il giorno dietro di buon mattino continuato avendo il Viaggio, in sett’ore alla puntaMeridionaledellaNuova Ollandapervenni; il che mi rassodò in un’antica mia opinione; cioè che le nostreCarte Geografichedelineano questo Paese tre gradi, per lo meno, più alLevante, ch’egli realmente non è. Già alcuni Anni comunicai il mio sentimento al buon Amico SignorMoli, e gli allegai le ragioni onde io mi fondava; ma ei vole piuttosto esser seguace di altre autorità.

Non mi cadde sotto l’occhio Abitatore veruno nel luogo ove approdai; e come mi mancavano l’arme, d’innoltrarmi non ardii nel Paese. Trovai sui lido alcuni pesci a conchiglia che mangiai crudi; non arrischiandomi d’accendere il fuoco per timore che i Paesani mi discoprissero. Per tre giorni continui d’Ostriche e di Muscoli mi cibai, per risparmiare le mie provvisioni; e per gran buona sorte rinvenni un ruscello d’un’acqua squisitissima, che mi reccò il più sensibile piacere.

Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù possibile.

Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi aGreco-Tramontanauna Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degliYahoo, e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che di vivere fra gliYahoosdell’Europa. Per quanto potei, accostai alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi.

A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero) che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi. Un de’Marinaj mi pregò inPortoghesedi alzarmi, e m’interrogò chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato, dissi che io era un poveroYahoostato bandito da Paese degliHouyhnhnms, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era unEuropeo: ma non capirono ciò che dir volessi perYahoos, e perHouyhnhnms; e scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi? Dissi loro che io era nato inInghilterra, daddove era seguita la mia partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro male di sorta: bensì io era un miserabileYahooche andava in traccia d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere.

Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato avesse inInghilterrao unYahoonel Paese degliHouyhnhnms. Inferior alla mia non fu la maraviglia de’Portoghesi, vedendo i miei vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di trasferirmi aLisbona, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto; che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione. Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato, trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai condotto nella Camera del Capitano.

Nomavasi egliPredo de Mendez, gran Galantuomo e generosissimo. Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia sorpresa nel rinvenire in unYahoosì obbliganti maniere. Non ostante, tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj, di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gliYahoospiù lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla catena.

Dopo desinare, venne a vedermiDon Pedro, e mi dimandò il motivo che instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa,la disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese di lui si praticasse di direla cosa che non è? E gli dichiarai che io avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degliHouyhnhnms, non vi avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia alla mia veracità, io mi lusingava.

Mendez, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli, cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di VascelloOlandese, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in un’Isola, o in un Continente dellaNuova Ollanda, avea veduto un Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a que’che io avea descritti sotto il nome diYahoos, con alcune altre particolarità che il CapitanPortogesediceva più non ricordarsi, avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si assicurerebbe di me, finchè aLisbonacapitati fossimo. Gliel promisi;protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti, di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra gliYahoos.

Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma. Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la menoma cosa che servito avesse per UnYahoos. Il pregai bensì di prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie, ed io stesso nel frattempo lavava l’altra.

Arrivamo aLisbonail 5.Novembre1715. Quando fu d’uopo por piede a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che aveagli io detto in Proposito degliHouyhnhnms; mercè che unasomigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere messo in carcere, o bruciato per ordine dell’Inquisizione. Ottenne da me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi; ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura; nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendoDon Pedroa un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria.

Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì ragionevole, per non essere dotato che d’unaumanaintelligenza, che per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con esso lui per la Città.

Don Pedro, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi avvertì che aveavi nel Porto un VascelloInglesepronto alla Vela, e mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in mio arbitrio.

In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì diLisbonali 24.Novembresopra un VascelloInglesedi mercatanzia, il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi mai degnato d’instruirmene, e standomene sempre nella mia Camera sotto pretesto d’indisposizione.Don Pedromi accompagnò alla Nave, e mi prestò venti Ghinee. In licenziandosi da me mi strinse nelle sue braccia, e non fu che per un eccesso di gratitudine che un tal affettuoso complimento io tollerai. Alle ore nove della mattina del 5.Decembre1715. arrivammo alleDunes, e entrai in mia Casa a tre ore dopo mezzo giorno.

Mia Moglie e i miei Figliuoli furono sorpresi ed incantati in vedendomi, avendomi gia spacciato per morto; ma confessar deggio altresì che la loro vista non cagionò in me che aversione, che rabbia, e che dispreggio: Essendo che, dopo la mia partenza dal Paese degliHouyhnhnms, se io mi avea usato violenza infino a risguardareYahoos, e infino a conversar conDon Pedro de Mendez, la mia memoria nulladimeno e la mia immaginazione eranosempre cariche dell’eccellenti qualità degliHouyhnhnms. E quando mi accadeva di riflettere che confidenze d’un tal qual genere con unaYahoosmi univano alla spezie con un vincolo di più, mi è impossibile d’esprimere la mia confusione e il mio orrore.

Videmi appenna la mia Sposa, che mi saltò al collo per abbracciarmi; ma come un Animale sì odioso non mi avea toccato da molti anni addietro, un tal contrasegno d’amore mi produsse uno svenimento che più d’un’ora durò. Nell’instante, in cui ciò scrivo, sono anni cinque che seguì il mio ritorno dall’ultimo mio Viaggio: Nel primo anno Poggetto di mia Moglie e de’miei Figliuoli mi era insopportevole, ed io non permetteva neppure ch’essi mangiassero nello stesso mio Appartamento: All’ora presente, non ardirebbono di toccar il mio pane, nè di bere fuori del mio bicchiere, e per anche non ho potuto violentarmi a far loro la grazia di prendermi per la mano. Il primo danajo che impiegai, servì a comprare due Cavalli non castrati, che io custodisco in una buona stalla, e l’Appartamento che ne l’è più vicino, e il più gradito, e il più da me abitato; poichè non vi ha esagerazione che spiegar possa fin a quel segno l’odor della Stalla mi ricrei. I miei Cavalli m’intendono passa bilmente bene: regolarmente io passo quattr’ore, per lo meno, ogni giorno con esso loro. Non ho mai fatto lor mettere nè sella, nè briglia; e l’affetto ch’essi anno per me, e altresì l’uno per l’altro, è un non so che di vezzoso che incanta.

Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in pubblicar quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un inviolabile rispetto per la Verità. Confuta l’Autore l’accusa che forze potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio del suo Paese. Ei pruova che l’Inghilterrapossiede giusti titoli sopra  que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge; dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni, da un buon consiglio, finisce.

ECCO, mio caro Leggitore, una narrazione sincera di quanto emmi accaduto ne’miei Viaggj per lo spazio di sedici anni e sette mesi: Narrazione, onde serve d’ornamento la sola verità. Stato sarebbe in mio arbitrio l’imitare quegli Scrittori che servonsi dell’incredibile e del maraviglioso per rendere attoniti que’che gli leggono; ma io volli piuttosto in una maniera semplice rapportar i fatti, essendo l’unico mio disegno d’instruirvi, non di ricrearvi.

Non è malagevole a noi che viaggiamo in Paesi lontani, che non son troppo frequentati dagliInglesio da altriEuropei, di formare magnifiche descrizioni di molte maravigliose cose, di cui si è intesa mai parola: Laddove il principal intento d’un Viaggiatore esser dee di rendere gli Uomini migliorati e più Saggj, narrando loro cio che di buono e ci cattivo ha egli veduto nelle sue corse.

Bramerei con tutto il mio cuore che si fondasse una Legge, la qual obbligasse chiunque che viaggia, prima che permesso gli fosse di pubblicare le sue Avventure, la qual obbligasse, dissi, a giurare in presenza delGran Cancelliere, che tutto ciò ch’egli ha intenzione di dar alle stampe, esattamente sia vero; perocchè il Pubblico allora abusato non sarebbe da una caterva di Scrittori che la sua credulità con insolenza ingannano. Lessi in mia giovinezza con gran piacere molti Libri di Viaggj, ma questi Libri an molto perduto di merito nella mia immaginazione, dopo ch’ebbi l’incontro di rilevarne cogli occhj propj le falsità. Ecco la ragione, giacchè i miei Amici an giudicato che il raccontò delle mie Avventure recar potrebbe qualche vantaggio a’miei Compatriotti, che mi sono imposta l’obligazione inviolabile d’esseresempre fedele alla Verità. Egli è certamente indubitato, che non potrei neppure partir la tentazione di violare questa spezie d’impegno, finchè conserverò la memoria delle Lezioni e degli Esempj del mio illustre Padrone e degli altriHouyhnhnms,di cui per sì lungo tempo ebbi la sorte d’essere l’umilissimo Uditore.

---- Nec si miserum Fortuna SinonemFinxit, vanum etiam, mendacemque improba finget.

Ben mi è noto che non è un grande onore quel che acquistar si può con Iscritti che genio nè scienza non esigono, ma semplicemente un poco di memoria e di esattezza nel registrar in carta quanto si ha veduto. So altresì, che fan parte al Pubblico de’loro Viaggj, soggiacciono alla sorte medesima che i Facitori de’Dizionarj; e vale a dire, sono scancellati da’loro Successori: il che gl’impegna a mentire un meglio dell’altro, per preservarsi dall’obblivione. Ed è probabilissimo, che verrà un giorno in cui de’Viaggiatori visiteranno le Regioni che furono da me descritte, e che collo scuoprire i miei errori, (se pur ve ne sono) e coll’aggiugnere molte nuove discoperte, occuperanno il mio posto nel Tempio della Memoria, e faran dimenticare, insino, che io mai abbia iscritto. Non vi ha dubbio che sarebbe questa una gran mortificazione per me, se il solo Amore d’una vana Fama, renduto Autore mi avesse: Ma come non presi di mira che il pubblico vantaggio, è impossibile che in tutte le circostanze mi vada fallito il disegno.

Conciossiacosachè; chi mai può leggere ciò che ho scritto delle Virtù degliHouyhnhnmssenza arrossire de’propi suoi vizzi, quand’ei si consideri come l’Animale del suo Paese a cui sien caduti in retaggio la Ragione e il Governo? Io nulla dirò di quelle rimote Nazioni, ove gliYahoospresiedono; fra le quali la men corrotta è quella de’Brobdingnagiani, le cui sagge Massimein Morale e in Politica, se lor osservassimo, alla nostra felicità molto contribuerebbono. Ma temo d’impegnarmi in una maggiore specificazione; e voglio piuttosto lasciar al Leggitore la libertà di far quelle riflessioni che più gli saran convenevoli.

Egli è un grand’argomento di piacere per me, quando penso che è esente da qualunque censura la mia Opera: Mercè che; cosa asserir si può contro ad uno Scrittore, il qual rapporta semplicemente i Fatti accaduti in Paesi lontani, ove non abbiam noi che fare, o per interessi Politici, o in riguardo al Commerzio? Con esatta attenzione mi tenni netto da quali siensi sbagli, onde per ordinario sono tacciati i Componitori di Viaggi. Oltracciò; non mi son sacrificato a verunpartito; serissi bensì senza passione, senza prevenzioni, e senza un fine di malignità contra chi che sia. In iscrivendo, mi son proposto il più nobile oggetto del Mondo, il qual è l’instruzione degli Uomini; nel che dir posso senza vanità, che il commerzio ch’ebbi cogliHouyhnhnmsimpartimmi un gran vantaggio sopra que’che nelle Opere loro il fine medesimo si propongono. Non ho scritto con la speranza di approfittarmi, o d’acquistar vane lodi. Non ho messo in carta neppur parola, che a inferir vaglia il menomo rammarico a’più sensitivi: Cosicchè con giustizia spacciar mi posso per un Autore perfettamente incolpevole, e contra cui i Facitori di Riflessioni, d’Osservazioni e di Considerazioni, non avranno il menomo giusto motivo di mettere in opera i loro talenti.

Non so negare che fummi detto in piena confidenza, che essendo ioInglese, avrei dovuto al mio arrivo presentarne una Memoria al Segretario di Stato; essendo che tutti i Paesi che sono scoperti da un Suddito alla Corona appartengono. Ma molto dubito se le nostre vittorie sopra gli Abitanti de’Paesi di cui parlai, riuscissero sì facili per quanto quelle cheFernando Cortezriportò sopraAffricaniignudi. A mio credere, iLillipuzianinon vagliono la pena che si armi una Flotta per soggiogargli; e temerei un pessimo riuscimento, se s’intentasse la cosa stessa a riguardo de’Brobdingnagiani: oppure che un’ArmataInglesenon si trovasse in tutte le sue comodità se si vedesse l’Isola Volantesopra la sua testa. Vero è che gliHouyhnhnmsnon sono molto esperti nel mestier della Guerra, e che soprattutto sarebbono molto imbrogliati per guarentirsi da’colpi del nostro Cannone, e de’nostri Moschetti. Non ostante; anche che fossi un Ministro di Stato, non consiglierei giammai di praticarsi un’invasione nel loro Paese. L’intrepidezza loro, la loro prudenza, la loro unanimità, e l’inviolabile loro affetto per la Patria, terrebbono lor luogo d’esperienza nell’Arte militare. Ma in vece di formar progetti per debellar la Nazion magnanima degliHouyhnhnms, sarebbe a desiderarsi, che fosser eglino in istato e in disposizione di spedire un numero sufficiente di essi loro, per insegnaragli Europei i primiprincipj dell’Onore, della Giustizia, della Veracità, della Temperanza, della Grandezza d’Animo, della Castità, della Benevolenza, e dell’Amicizia. Virtù, di cui tuttavia ne conserviamo i nomi della nostra favella; come, se fosse d’uopo, co’Libri di molti nostri Scrittori potrei pruovarlo.

Ma evvi eziandio un’altra ragione, la qual moderarebbe la mia sollecitudine nel dilatare i Dominj di Sua Maestà, se capace fossi. Per vero dire, mi erano entrati alcuni piccioli scrupoli sopra la Giustizia distributiva in questa sorta d’occasioni. Per esempio; una Truppa di Pirati, senza saper dove, è sospinta da una una burrasca: Un Mozzo s’arrampica ad alto dell’Albero di Maestra e vede Terra; la Ciurma vi approda per praticarvi un saccomanno; vede un miserabile Popolo che la riceve con amistà e con piacevolezza; impone un nuovo nome a quella Regione, prendendone il possesso in buona forma pel Re; alza in guisa di Monumento una pietra o qualche marcina tavola: accoppa una trentina de’Naturali e ne asporta una mezza dozzina perchè serva di mostra; se ne ritorna al suo Paese e ottien la sua grazia. Qual felicità per un Monarca d’aver Sudditi così zelanti per far valere i giusti Diritti di lui: Non si lascian perciò dimentiche le utili loro scoperte. Con prima opportunità sono spediti Vascelli, i Natii del Paese sono scacciati o destrutti; i loro Principi messi alla tortura perchè palesino i loro Tesori, e sono autorizzati gli Atti tutti d’insolenza o d’inumanità. E quest’esecrabile brigata di carnefici messa in opera per una sì pia spedizione, si chiama una Colonia moderna, colà trasferitasi per convertire, e per rendere colto un Idolatra e barbaro popolo.

Ma è forza che io dica altresì, che una somigliante descrizione non conviene a patto veruno alla NazioneInglese; la quale, nello stabilimento delle Colonie, ha sempre osservate le regole della più perfetta prudenza, e della più esatta equità; che in questa sorta di fondazioni proponesi in primario vantaggio l’avanzamento della Religione; che non vi spedisce che Pastori pii e capaci di predicare il Cristianesimo: che non affida le Cariche civili, che ad abilissimi e totalmente incorrutibili Uffiziali, e che, per tutto dire, fa sempre scelta di vigilanti e virtuosi Governatori, i quali non anno altra mira che la felicità del Popolo ch’è lor sommesso, e l’onor del Monarca loro Signore.

Come però da un canto, i Paesi da me descritti non sembrano aggevoli per praticarvisi incursioni; e che dall’altro non abbondano nè in oro, nè in argento, nè in zucchero, nè in tabacco; patisco la tentazione di credere che non sien questi oggetti convenevoli al nostro zelo, ai nostro valore, al nostro interesse. Che se è diversa l’opinione di quegli a cui ciò spettar potrebbe, io sono pronto ad attestare, quando giuridicamente ci sia eccitato: Che verunEuropeo, prima di me non ha posto piede in quel Paese, per lo meno, se deggiasi prestar fede agli Abitatori. Puossi veramente trarre un’obbiezione da que’dueYahoosche si eran veduti già alcuni secoli sopra una Montagna delle Terre degliHouyhnhnms, e da’quali, ha riferto di questi Animali, la razza di quelle bestie era discesa. E’tanto più forte quest’obbiezione, quanto che osservai nella loro posterità alcuni delineamentiInglesi, comechè non troppo distinti: Ma lascio a coloro che son versati nelle Leggi che risguardano le Colonie, il decidere fin a qual segno cotale mia osservazione fondi i nostri Diritti sopra quelle Regioni.

Quanto alla formalità di prender ne possesso a nome del mio Sovrano, ella non mi si è mai presentata all’idea; e quando pure riflettuto ci avessi, avrebbemi insegnato la prudenza di rimmettere a miglior opportunità una somigliante cerimonia.

Avendo io così risposto alla sola obbiezione che potrebbemi esser fatta come a Viaggiatore, prendo quì licenza da’cari Leggitori miei, e mi accingo, al presente, a ben valermi dell’eccellenti Lezioni che ho ricevuto dagliHouyhnhnms, ad instruire gliYahoosdi mia Famiglia per quanto potrà lor permettere la loro naturale indocilità: a considerar sovente in uno specchio la mia figura, affin d’avvezzarmi insensibilmente a soffrir la vista d’una Creatura umana: a compiagnere la stupidezza degliHouyhnhnmsdel mio Paese, ma non ostante a trattar con rispetto le loro persone, per l’amore dell’amabile mio Padrone, della sua Famiglia, e de’suoi Amici, a’quali i nostriHouyhnhnmsan l’onore di rassomigliare per la figura; tutto che a riguardo dell’intelligenza, dal tutto al tutto ne differiscano.

La passata settimana permisi per la prima volta a mia Moglie di pranzare con esso meco, ma a condizione ch’ella adagiar si dovesse all’estremità più distante d’una lunga tavola. Non è già che io non mi ricorda che aveano il loro allettamento certe vecchie abitudini: ma fin a questo momento mi è riuscito impossibile d’accostarmi ad unYahoo; senza temere le sue unghie e i suoi denti.

Ben più facilmente mi riconcilierei con la spezie degliYahoosin generale, se impeciati essi non fossero che di que’vizzj e di quelle follie, che in qualche modo sono il patrimonio di lor Natura. Punto non mi sento commosso a sdegno se veggo un Avvocato, un Pazzo, un Giuocatore, un Gran Signore, un Ruffiano, un Medico, un Seduttore, o un Traditore: Tutti costoro rappresentano la loro scena naturalmente: Ma non mi posso più raffrenare, quando scorgo una massa di vizzi nell’Anima e di difetti nel Corpo, coronati dal più sciocco e dal più insolenteOrgoglio. Ho il mio che fare a menditarci: non ci è maniera che vaglia a farmi comprendere come un un tal vizio regnare possa in un tal animale. I saggjHouyhnhnms, che son dotati di tutte le bella qualità, ond’essere può adorna una ragionevole Creatura, non an vocabolo per esprimere questo vizio in loro favella, perchè ne sono incapaci, e perchè non l’anno mai raffigurato ne’loroYahoos. Ma io, a cui era più cognita la Natura umana, alcuni delineamenti in quelle bestie ne ho ravvisati.

Come professano gliHouyhnhnmsdi non ubbidire che alla Ragione e di non lasciarsi reggere che da lei, più non invaniscono per le buone qualità ch’essi posseggono, di quel che potrei io farlo per aver due braccia o due gambe: Avvantaggio, onde non vi ha persona così sciocca che se ne glorii, tutto che senza questo sia ella miserabile. Se un po troppo io insisto su quest’argomento, la ragion è che vorrei con tutto il mio cuore rendere, per lo men, sopportevole la società d’unYahoo Inglese. Priego dunque que’che affatto non sono immuni da un vizio sì assurdo, di aver la discretezza di non presentarsi a’miei occhj.


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