NOTE1.«Qui accadde un fatto degnissimo di poema e di storia, e fu che certo capitano austriaco sfidò a singolare tenzone il tenente Cella friulano; entrambi valorosi davvero e l'uno competente all'altro; però o la maggior perizia o piuttosto la fortuna sovvenisse il tenente, il fatto sta che il capitano, rilevate diciassette ferite, si ebbe a rendere: finchè durò questo duello cessarono di tirare da una parte e dall'altra, e il vincitore con parole blande consolò il vinto, chè a questo modo deve costumare chiunque abbia voglia che la virtù gli frutti lode e non biasimo».Guerrazzi,Il secolo che muore, cap. X. — Posso aggiungere che i due feriti furono trasportati a Salò e curati in uno stesso ospedale, divennero poscia amici.2.I sessanta carabinieri livornesi, la vecchia guardia della giornata, lasciarono circa la metà di loro sul terreno. Fra questi dodici morti, dei quali troviamo in un album pietoso registrati i nomi, che ci par sacro ripetere: Bertagni Vincenzo, Boni Egidio, Caillon Gustavo,Capaccioli Natale, Cipriani Ubaldo, Costa Pietro, Franceschi Francesco, Grotta Giovanni, Lircan Bellini, Giuliani Francesco, Paci Silvestro.3.«Si vedevano da più ore gruppi di giovinazzi dal piglio scherano... ben è vero che udivasi tra i borghesi un lamentìo frequente perchè il governo lasciasse errare per la città uomini nuovi di aspetto sinistro e truculento» (!).Civiltà Cattolica, I crociati di S. Pietro.Anno 1868, vol. VII.4.Per chi non conosce o non ricordi la storia di quei giorni, è bene ripetere qui che fra i progetti d'insurrezione, vi era pur quello di far saltare talune caserme militari. La cosa non riuscì in parte che per la caserma Serristori in Trastevere. Vi rimasero feriti taluni zuavi del concerto e per questo fatto furono imputati e condannati Monti e Tognetti, che scontarono poi sul patibolo il loro ardimento. Lo scoppio accadde il 22 ottobre, ossia il giorno prima del fatto di Villa Glori.5.... parmi si debba pensare a rifornir Roma di giovani; rendere più forte l'elemento importato, dal quale solo puossi aspettare una vigorosa iniziativa. Nè con ciò intendo far torto alla popolazione romana; tutti sanno quale depressione subisca l'animo di un popolo che per tanti anni fu soggetto a dispotico governo, tanto più se tale governo è il clericale. Era davvero necessaria cosa rendere più forte l'elemento importato, che a minime proporzioni era stato ridotto dagli arresti e dagli sfratti, il quale elemento, senza bisogno d'aggiungerlo, era per buona dose composto d'emigrati romani.Giovanni Cairoli,Spedizione dei Monti Parioli. Milano, editore Perelli, 1888.6.Una sera venne fatta dal Comitato certa distribuzione di denaro. Era giorno di festa, e i quattrini ben si può arguire come furono adoperati. Tanto bastò perchè a tarda ora la città fosse percorsa da numerose pattuglie a cavallo!7.Qui in Terni funziona liberamente un comitato, direi meglio una specie di ministero sotto la presidenza del generale Fabrizi, che organizza le bande, le provvede d'armi e le manda oltre il confine. Ogni giorno giungono qui mille circa volontari, e questa sera ve ne sono in paese non meno di duemila.Rapporto del generale Ricotti, 21 ottobre, al Ministero della guerra.8.«Impedisca partenza volontari. Imbarazzano non giovano. Ce ne sono moltissimi. Non si sa che farne». Così telegrafava da Terni un deputato autorevole di sinistra al presidente del Consiglio Rattazzi.9.Il colonnello Gustavo Frigyesi, ungherese, fu uno dei più valorosi seguaci del generale Garibaldi. Combattè tutte le campagne dell'indipendenza italiana ed ebbe in ricompensa di morire poverissimo in un ospedale.10.Furono pubblicate dalCapitan Fracassa(non però per intiero) il 27 maggio 1883. L'autografo della prima, piegato in quattro, vidi conservato in una busta sulla quale Giovanni Cairoli aveva scritto:Lettera autografa di mio fratello Enrico (17 ottobre p. p.) da Orte. La lettera di Giovanni è scritta a lapis su di un foglietto piccolo di carta e non ha busta. Questa lettera probabilmente si trovava fra le carte del portafoglio di Enrico tolto a lui, dopo morto, da me e dal Campari e consegnato con la cintura, l'orologio ed altri oggetti a Giovannino il giorno 24 a Villa Glori poco prima della nostra cattura.11.Allude al taglio della ferrovia operato ad Orte dal Ghirelli.12.La prima idea dei Cairoli era che la banda non superasse i sessanta uomini. Vedi in proposito più avanti al cap. VIII, nonchè l'opuscolo diE. Cairoli:La spedizione ai Monti Parioli.13.Dove che dietro a noi c'era pe' scortaN'onibussetto tutto sganghenato,Dov'uno ce montava un po' pe' vortaPascarella,Villa Gloria, sonetto II.14.Il castello e feudo di Cantalupo apparteneva al principe Vaini che morì senza successione. Poscia passò in potere dei Lante; presentemente è posseduto dal barone Commini.15.Di questo tratto di Giovannino, che a prima giunta potrebbe a taluno sembrare strano, s'incarica egli stesso di darci la spiegazione nel suo libretto: «Debbo ora osservare che l'argomento ora toccato (dei legami tra superiori e inferiori) costituisce a mio avviso uno dei punti caratteristici di differenza tra corpo di milizia regolare e corpo di volontari; che cioè, se in quello non è conveniente dare ai soldati dei capi che a loro sieno legati da vincoli d'amicizia, in questo deve all'incontro riuscire vantaggioso. Può forse a tutta prima sembrare strana tale differenza, ma riesce chiara ricercandone le ragioni col mezzo d'acuto esame delle condizioni e qualità diverse del soldato regolare e del volontario».16.. . . . . QuarcunoRimase ner casale chiuso drentoCo' li feriti; e de nojantri, ognunoDoppo che s'approvò lo sciojjmentoSe sbandassimo tutti. QuarchidunoFu preso a Roma a Piazza Barberina;L'antri sperduti in braccio de la sorteAgnedeno a schizzà pe' la Sabbina.Li più se riformòrno in carovana,Passòrno fiume, presero le corteDrento a li boschi, e agnedeno a Mentana.Pascarella, id., son. XXV.17.«Il comando di piazza solo a giorno avanzato mosse una poderosa colonna di fanti e di cavalli con mandato di battere la campagna da Porta del Popolo infino a Porta Pia, e snidare il nemico se si scoprisse, e dar la caccia agli sbandati».Civiltà cattolica.18.Era probabilmente una ricognizione capitanata dal principe Lancellotti, zelante crociato di quei giorni.19.Stavo correggendo queste bozze quando dai giornali appresi che Monsignor Stonor, canonico lateranense e arcivescovo di Cesarea, ebbe dalla Regina d'Inghilterra una speciale attestazione di stima accompagnata da lettera autografa di Sua Maestà, per le grandi sue benemerenze verso la popolazione cattolica inglese residente o di passaggio in Roma.20.Nella chiusa mi dava la notizia del fidanzamento d'una nostra parente e poichè, giovine ancora, io avevo già avuto la malinconia di stampare dei versi, concludeva incoraggiandomi: «Addormentati prigioniero, risvegliati poeta!»21.Dell'autenticità di questo episodio posso farmi garante, essendomi stato narrato, oltrechè da parenti strettissimi del Biffani (credo tuttora viventi), anche da persone certamente non sospette di partigianeria liberale.22.Il Cairoli ha cancellato le seguenti parole:Fui incaricato di dirigere l'imbarco.23.Qui il «Giornaletto» si interrompe e dopo una pagina bianca ricomincia nella pagina seguente che è la 16ª.24.Segue a questo punto una pagina tutta cancellata, nella quale sono scritte con poche varianti alcune righe che già si leggono nella pag. 194: probabilmente il Cairoli, avendole scritte per errore qui, le ha poi cancellate e poste al loro luogo. Si riprende quindi il racconto con la pagina seguente, che è la 74ª.25.Qui finisce il «Giornaletto di Campo» di Giovanni Cairoli: consta di 82 pagine e due righe ed è scritto tutto a lapis.26.Qui, a metà della pag. 10 del «Libretto-Giornale» scritto nelle Carceri Nuove, si interrompe la visione: il Cairoli lasciate in bianco alcune pagine, certo con l'intenzione di condurre a termine più tardi il suo sogno politico, va alla pagina 21 e riprende la continuazione del suo diario.27.Qui, colla pagina 32, finisce il «Libretto-Giornale» scritto dal Giovanni Cairoli nelle Carceri Nuove. Arrivato a casa, pareva che le ferite dessero speranza di guarigione; invece formatosi un ascesso per le ferite di baionetta ricevute a Villa Glori dopo che già era caduto, morì l'11 settembre 1869. Un anno dopo, nel medesimo mese di settembre, Roma era ricongiunta all'Italia ed il voto, per cui egli ed il fratello avevano fatto sacrificio della vita, era compiuto!
NOTE
1.«Qui accadde un fatto degnissimo di poema e di storia, e fu che certo capitano austriaco sfidò a singolare tenzone il tenente Cella friulano; entrambi valorosi davvero e l'uno competente all'altro; però o la maggior perizia o piuttosto la fortuna sovvenisse il tenente, il fatto sta che il capitano, rilevate diciassette ferite, si ebbe a rendere: finchè durò questo duello cessarono di tirare da una parte e dall'altra, e il vincitore con parole blande consolò il vinto, chè a questo modo deve costumare chiunque abbia voglia che la virtù gli frutti lode e non biasimo».Guerrazzi,Il secolo che muore, cap. X. — Posso aggiungere che i due feriti furono trasportati a Salò e curati in uno stesso ospedale, divennero poscia amici.
2.I sessanta carabinieri livornesi, la vecchia guardia della giornata, lasciarono circa la metà di loro sul terreno. Fra questi dodici morti, dei quali troviamo in un album pietoso registrati i nomi, che ci par sacro ripetere: Bertagni Vincenzo, Boni Egidio, Caillon Gustavo,Capaccioli Natale, Cipriani Ubaldo, Costa Pietro, Franceschi Francesco, Grotta Giovanni, Lircan Bellini, Giuliani Francesco, Paci Silvestro.
3.«Si vedevano da più ore gruppi di giovinazzi dal piglio scherano... ben è vero che udivasi tra i borghesi un lamentìo frequente perchè il governo lasciasse errare per la città uomini nuovi di aspetto sinistro e truculento» (!).Civiltà Cattolica, I crociati di S. Pietro.Anno 1868, vol. VII.
4.Per chi non conosce o non ricordi la storia di quei giorni, è bene ripetere qui che fra i progetti d'insurrezione, vi era pur quello di far saltare talune caserme militari. La cosa non riuscì in parte che per la caserma Serristori in Trastevere. Vi rimasero feriti taluni zuavi del concerto e per questo fatto furono imputati e condannati Monti e Tognetti, che scontarono poi sul patibolo il loro ardimento. Lo scoppio accadde il 22 ottobre, ossia il giorno prima del fatto di Villa Glori.
5.... parmi si debba pensare a rifornir Roma di giovani; rendere più forte l'elemento importato, dal quale solo puossi aspettare una vigorosa iniziativa. Nè con ciò intendo far torto alla popolazione romana; tutti sanno quale depressione subisca l'animo di un popolo che per tanti anni fu soggetto a dispotico governo, tanto più se tale governo è il clericale. Era davvero necessaria cosa rendere più forte l'elemento importato, che a minime proporzioni era stato ridotto dagli arresti e dagli sfratti, il quale elemento, senza bisogno d'aggiungerlo, era per buona dose composto d'emigrati romani.Giovanni Cairoli,Spedizione dei Monti Parioli. Milano, editore Perelli, 1888.
6.Una sera venne fatta dal Comitato certa distribuzione di denaro. Era giorno di festa, e i quattrini ben si può arguire come furono adoperati. Tanto bastò perchè a tarda ora la città fosse percorsa da numerose pattuglie a cavallo!
7.Qui in Terni funziona liberamente un comitato, direi meglio una specie di ministero sotto la presidenza del generale Fabrizi, che organizza le bande, le provvede d'armi e le manda oltre il confine. Ogni giorno giungono qui mille circa volontari, e questa sera ve ne sono in paese non meno di duemila.Rapporto del generale Ricotti, 21 ottobre, al Ministero della guerra.
8.«Impedisca partenza volontari. Imbarazzano non giovano. Ce ne sono moltissimi. Non si sa che farne». Così telegrafava da Terni un deputato autorevole di sinistra al presidente del Consiglio Rattazzi.
9.Il colonnello Gustavo Frigyesi, ungherese, fu uno dei più valorosi seguaci del generale Garibaldi. Combattè tutte le campagne dell'indipendenza italiana ed ebbe in ricompensa di morire poverissimo in un ospedale.
10.Furono pubblicate dalCapitan Fracassa(non però per intiero) il 27 maggio 1883. L'autografo della prima, piegato in quattro, vidi conservato in una busta sulla quale Giovanni Cairoli aveva scritto:Lettera autografa di mio fratello Enrico (17 ottobre p. p.) da Orte. La lettera di Giovanni è scritta a lapis su di un foglietto piccolo di carta e non ha busta. Questa lettera probabilmente si trovava fra le carte del portafoglio di Enrico tolto a lui, dopo morto, da me e dal Campari e consegnato con la cintura, l'orologio ed altri oggetti a Giovannino il giorno 24 a Villa Glori poco prima della nostra cattura.
11.Allude al taglio della ferrovia operato ad Orte dal Ghirelli.
12.La prima idea dei Cairoli era che la banda non superasse i sessanta uomini. Vedi in proposito più avanti al cap. VIII, nonchè l'opuscolo diE. Cairoli:La spedizione ai Monti Parioli.
13.
Dove che dietro a noi c'era pe' scortaN'onibussetto tutto sganghenato,Dov'uno ce montava un po' pe' vortaPascarella,Villa Gloria, sonetto II.
Dove che dietro a noi c'era pe' scorta
N'onibussetto tutto sganghenato,
Dov'uno ce montava un po' pe' vorta
Pascarella,Villa Gloria, sonetto II.
14.Il castello e feudo di Cantalupo apparteneva al principe Vaini che morì senza successione. Poscia passò in potere dei Lante; presentemente è posseduto dal barone Commini.
15.Di questo tratto di Giovannino, che a prima giunta potrebbe a taluno sembrare strano, s'incarica egli stesso di darci la spiegazione nel suo libretto: «Debbo ora osservare che l'argomento ora toccato (dei legami tra superiori e inferiori) costituisce a mio avviso uno dei punti caratteristici di differenza tra corpo di milizia regolare e corpo di volontari; che cioè, se in quello non è conveniente dare ai soldati dei capi che a loro sieno legati da vincoli d'amicizia, in questo deve all'incontro riuscire vantaggioso. Può forse a tutta prima sembrare strana tale differenza, ma riesce chiara ricercandone le ragioni col mezzo d'acuto esame delle condizioni e qualità diverse del soldato regolare e del volontario».
16.
. . . . . QuarcunoRimase ner casale chiuso drentoCo' li feriti; e de nojantri, ognunoDoppo che s'approvò lo sciojjmentoSe sbandassimo tutti. QuarchidunoFu preso a Roma a Piazza Barberina;L'antri sperduti in braccio de la sorteAgnedeno a schizzà pe' la Sabbina.Li più se riformòrno in carovana,Passòrno fiume, presero le corteDrento a li boschi, e agnedeno a Mentana.Pascarella, id., son. XXV.
. . . . . Quarcuno
. . . . . Quarcuno
Rimase ner casale chiuso drentoCo' li feriti; e de nojantri, ognunoDoppo che s'approvò lo sciojjmentoSe sbandassimo tutti. Quarchiduno
Rimase ner casale chiuso drento
Co' li feriti; e de nojantri, ognuno
Doppo che s'approvò lo sciojjmento
Se sbandassimo tutti. Quarchiduno
Fu preso a Roma a Piazza Barberina;L'antri sperduti in braccio de la sorteAgnedeno a schizzà pe' la Sabbina.
Fu preso a Roma a Piazza Barberina;
L'antri sperduti in braccio de la sorte
Agnedeno a schizzà pe' la Sabbina.
Li più se riformòrno in carovana,Passòrno fiume, presero le corteDrento a li boschi, e agnedeno a Mentana.
Li più se riformòrno in carovana,
Passòrno fiume, presero le corte
Drento a li boschi, e agnedeno a Mentana.
Pascarella, id., son. XXV.
17.«Il comando di piazza solo a giorno avanzato mosse una poderosa colonna di fanti e di cavalli con mandato di battere la campagna da Porta del Popolo infino a Porta Pia, e snidare il nemico se si scoprisse, e dar la caccia agli sbandati».Civiltà cattolica.
18.Era probabilmente una ricognizione capitanata dal principe Lancellotti, zelante crociato di quei giorni.
19.Stavo correggendo queste bozze quando dai giornali appresi che Monsignor Stonor, canonico lateranense e arcivescovo di Cesarea, ebbe dalla Regina d'Inghilterra una speciale attestazione di stima accompagnata da lettera autografa di Sua Maestà, per le grandi sue benemerenze verso la popolazione cattolica inglese residente o di passaggio in Roma.
20.Nella chiusa mi dava la notizia del fidanzamento d'una nostra parente e poichè, giovine ancora, io avevo già avuto la malinconia di stampare dei versi, concludeva incoraggiandomi: «Addormentati prigioniero, risvegliati poeta!»
21.Dell'autenticità di questo episodio posso farmi garante, essendomi stato narrato, oltrechè da parenti strettissimi del Biffani (credo tuttora viventi), anche da persone certamente non sospette di partigianeria liberale.
22.Il Cairoli ha cancellato le seguenti parole:Fui incaricato di dirigere l'imbarco.
23.Qui il «Giornaletto» si interrompe e dopo una pagina bianca ricomincia nella pagina seguente che è la 16ª.
24.Segue a questo punto una pagina tutta cancellata, nella quale sono scritte con poche varianti alcune righe che già si leggono nella pag. 194: probabilmente il Cairoli, avendole scritte per errore qui, le ha poi cancellate e poste al loro luogo. Si riprende quindi il racconto con la pagina seguente, che è la 74ª.
25.Qui finisce il «Giornaletto di Campo» di Giovanni Cairoli: consta di 82 pagine e due righe ed è scritto tutto a lapis.
26.Qui, a metà della pag. 10 del «Libretto-Giornale» scritto nelle Carceri Nuove, si interrompe la visione: il Cairoli lasciate in bianco alcune pagine, certo con l'intenzione di condurre a termine più tardi il suo sogno politico, va alla pagina 21 e riprende la continuazione del suo diario.
27.Qui, colla pagina 32, finisce il «Libretto-Giornale» scritto dal Giovanni Cairoli nelle Carceri Nuove. Arrivato a casa, pareva che le ferite dessero speranza di guarigione; invece formatosi un ascesso per le ferite di baionetta ricevute a Villa Glori dopo che già era caduto, morì l'11 settembre 1869. Un anno dopo, nel medesimo mese di settembre, Roma era ricongiunta all'Italia ed il voto, per cui egli ed il fratello avevano fatto sacrificio della vita, era compiuto!
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (compito/còmpito, subita/subìta e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (compito/còmpito, subita/subìta e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.