Chapter 31

193.Ved.Tissier,Biblioth. cisterc.VII, p. 257.194.«De Toulete vint et de Naplesqui des batailles sont les chapesà une nuit la Nigromance.»La bataille des VII arts, ap.Jubinal,Oeuvres de Ruteboeuf, II, p. 423.195.«Sin lant heitzTerre de Labûr.Von des nachkomn er ist erborn,der ouch vil wunder het erkornvon Napels Virgilius.»Parzival, hrsg.v. Lachmann, p. 309.196.PressoBonamente Aliprandodi cui parleremo più sotto.197.Cap. 57 ediz.Keller; Cf. la nota diBrunetalViolier des hist. rom.p. 129 sg. A questo racconto allude una poesia latina pubblicata daFrancowitz(Flacius Illyricus) nella sua raccoltaDe corrupto ecclesiae statu, Basilea 1557; la Giustizia dice:«En sic meum opus agout Romae fecit imagoquam sculpsit Virgilius,quae manifestare suevitfures, sed caesa quievitet os clausit digito;numquam ultra dixit verbumde perditione rerumpalam nec in abdito.»198.Cfr.Wright,The political songs of England from the reign of John to that of Edward the II, p. 388.199.Alardo da Cambraidice nelDiz des Philosophes:«Virgiles fu aprés li sages:bien fu emploiés ses aages:grant science en lui habonda;mainte riche citè fonda.»200.Ruy Gonzales de Clavijo(† 1412) parlando dell'isola di Ponza dice: «hay en ella grandes edificios de muy grande obra que fizo Virgilio.»V. Ticknor,Hist. of spanish lit.I, p. 185.201.Trovasi questo poema in un MS. della Marciana di Venezia, del sec. XIII. Parlando di Uggieri ivi si dice:«El albergò a un bon oster;qel fo Virgilio qi la fondò primer»fondò cioè la città diBesgoranominata nei versi precedenti, la quale, come rilevasi dalle versioni toscane di quel racconto, non è altra che Brescia. Debbo questa notizia al mio dotto discepolo ed amico prof. Rajna.202.Cfr.Gregorovius,Gesch. d. St. Rom im MittelalterIII, 557, eMassmann,KaiserchronikIII, p. 537 sgg. IlDolce(Il primo vol. delle op. burl. del Berniecc. part. II, p. 271) alludendo a ciò, dice:«Non la Guglia, ov'è il pomo che accoglieaIl cener di chi senza DurlindanaOrbem terrarum si sottomettea.»203.Var.: «At nunc exigua clauderis urna.»204.Ap.Tissier,Biblioth. patr. cisterc.VII, p. 222.205.Ved.Bruchstücke aus den noch ungedruckten Theilen des Victorial voti Gutierre Diaz de Games, hrsg.v.L. G. Lemcke, Marburg 1865, p. 17 sgg.;Le Victorial par Gutierre Diaz de Games trad. de l'espagnol par leC.teA. de Circourtet leC.tede Puymaigre, Paris 1867, p. 39 sg. 542 sg. Lo stesso fatto è narrato daIean d'Outremeuse,Le myreur des hist.I, p. 243 (ed.Borgnet, Brux. 1864). A questo allude ancheRabelaislà dove dice (II c. 33): «Pour ce l'on feit dixsept grosses pommes de cuivre, plus grosses que celle qui est à Rome à l'aiguille de Virgile.»206.Cf.Graesse,Gesta Romanorum, II, p. 289:Du Méril,Poésies populaires latines du moyen-age, p. 315. — Per la letteratura di questo soggetto veggansi i dotti appunti diToblerinZeitschr. f. roman. Philol.IX, p. 288-90, il quale crede poter scusare la fanatica misogynia monastica e laica del medio evo ricordando i versi scritti nel 7º sec. av. Cr. da Simonide Amorgino in vitupero delle donne.207.Estratti da un MS. di Berna e riferiti daChabaille,Li livres dou Tresor par Brunetto Latini, p.XVI. È notevole cheBrunettolà dove parla nelTesoro(lib. II, p. 2, cap. 89) dei mali prodotti dalle donne, rammenta Adamo, David, Salomone, Sansone, Aristotele e Merlino, ma tace di Virgilio.208.Di simile contenuto sono i versi diPau de Bellviurecitati daMilà y Fontanals,De los trovatores en España, p. 435:«Por fembre fo Salamó enganatlo rey Daviu e Samssó examen,lo payra Adam ne trencà 'l mandamentAristotil ne fou com ancantat,e Virgili fou pendut en la tor,e sent Ioan perde lo cap per llore Ypocras morì per llur barat.»209.Ved.Recueil de Poésies franç. des XV et XVI siècles réunies et annotées parAnat. de Montaiglon, vol. V, p. 195. Montaiglon riferisce ivi altri versi francesi di quell'epoca relativi all'avventura di Virgilio, diGracian Dupont, dellaNef des princes, delDébat de l'homme et de la femme.210.Non vogliamo passare sotto silenzio il distinto poeta tedescoEnrico da MeissendettoFrauenlob, il quale anch'egli in una sua poesia annovera le vittime degl'inganni delle donne, cominciando da Adamo:«Adam den ersten menschen betroug ein wipSamsones lipwart durch ein wip geblendet» etc.e non omette Virgilio:«Virgiliuswart betrogen mit valschen sitten.»Ma da quel galante poeta che, anche col nome che si dava, professava di essere, Frauenlob non vede in quei grandi esempi che un incoraggiamento a sopportare i capricci della sua bella. Ved.v. d. Hagen,Minnesinger, III, p. 355.211.Barbazan-Méon,Fabliaux, III, p. 96;Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 214. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, I, p.LXXVsgg.Benfey,Pantschaiantra, I, p. 461 sgg. — Quest'aneddoto ricorre anche nelPromptuarium exemplorumcompilato ad uso dei predicatori. Cf.Du Méril,Mélanges, p. 474.212.Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 232 sgg. Le Grand esprime l'opinione che il nome d'Ippocrate sia in questo racconto anteriore a quello di Virgilio. Nel romanzo francese del S. Graal l'avventura è anche riferita ad Ippocrate, e c'è anche l'aggiunta della vendetta, ma è diversa. Ippocrate fa che la bella donna da cui fu burlato diventi perdutamente innamorata di un orrido nano. VediPaulin Paris,Les romans de la table ronde, I, p. 246 sgg.213.È assai probabile che anche questo racconto sia d'origine orientale: fino ad ora però non si è trovato nulla di eguale nelle letterature orientali. Hagen ed altri han voluto ravvicinarlo ad un racconto delle novelle tartare di Gueulette, col quale però non ha che un rapporto molto lontano.214.«Un pedante credendosi andare a giacere con una gentildonna si lega nel mezzo perchè ella lo tiri su per una finestra, resta appiccato a mezza via: dipoi messolo in terra con sassi e randelli gli fu data la corsa.»Fortini,Novella5ª. Qualcuno, quali Hagen e Roth, vuol ravvicinare a questo racconto la novella VIII, 7 delDecameroneed un luogo delFilocopo(p. 283, ediz.Sansovino). Ma il confronto pecca in ciò che v'ha di più essenziale.215.Dei secoli XV-XVI, intit.:der Schreiber im Korb, inSimrock,D. deutschen Volksbücher, VIII, p. 396. Cfr.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLIII. Ved. gli appunti diUhland,Schriften, IV, p. 512 sgg., e singolarmente ciò ch'ei dice circa un curioso tafferuglio provocato da quella canzone.216.De Puymaigre,Chants populaires recueillis dans li pays messin, p. 151 sg.217.Acta sanctorum Feb., III, p. 225. Notiamo che nella versione inglese del libretto popolare virgiliano di cui parleremo, una burla d'un altro genere è fatta da Virgilio alla figlia dell'imperatore. Ei fa sì che mentre essa è in istrada le paia all'improvviso di trovarsi in mezzo all'acqua e si alzi i panni fino alla cintura. Cf.Genthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro ah Dichter und Zauberer, p. 56. Anche questo aneddoto figura nella leggenda del mago Eliodoro (p. 224); «alias (mulieres) iter facientes falsa fluminis specie obiecta, indecore nudari compulit, et per siccum pulverem quasi aquam inambulare.» Cfr.LiebrechtinOrient und Occident, I, p. 131. Dallo stesso prof. Liebrecht mi fu gentilmente indicata una leggenda araba simile a questa, pressoDe Hammer,Rosenöl, I, 162; Cf. ancheWeil,Biblische Legenden der Muselmänner, p. 267.218.Journ. asiat., IV sér. 19, 85 sgg.;LiebrechtinGermania, X, p. 414 sgg.219.Freytag,Arabum proverbia, II, p. 445, n.º 124.220.Cfr.Liebrecht,Neugriechische Sagen in Zeitschrift für deutsche Philologie hersg.v.Höpfneru.Zacher, II, p. 183.221.Du Méril,Mélanges, etc, p. 430.222.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 515 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 455 sgg.223.Ne riferisce il suntoKölbingBeitraege zur vergleichenden Gesch. d. romant. Poesie und Prosa des Mittelalt., Bresl. 1876, p. 220 sgg.224.Cancionero de obras de burlas provocantes a risa, p. 152. Oltre a quanto già abbiamo citato o dovremo riferir poi, notiamo qui alcuni scritti di varie letterature nei quali si riferisce quell'avventura virgiliana o si allude ad essa; tali sono: il poema franceseLe bâtard de Bouillon(cfr.Hist. litt. de la Fr.XXV, p. 613); una Cronica anonima dei vescovi di Liegi (Ved.De Sinner,Catal. cod. bibl. bern. II, 149),Symphorien Champier,De claris medicinae scriptoribus, tract. 2;Martin Franc,Champion des dames, fol.CIV; un MS. e l'antica edizione delLancillottoin prosa (ved.Hagen,Gesammtab. III, p.CXL); ilReinfrit von Braunschweig(ved. Hagen, op. cit. p.CXL; la donna è chiamataAthanata); un antico canto tedesco che comincia: «Her Vilius von Astronomey ze schule gie» (Ved, Hagen, op. p.CXLI);Hawes,Pastime of pleasurec.XXIX;Gower,Confessio amantis, L.VIII, f. 189; la tragicomedia spagnolaLa Celestina, att.vii; ilCorbachodell'arcipretede Talavera;Diego Martinez, nelCancionero de Baena, ed. Michel, II, p. 29;Diego de Valencia, ib. p. 87; ilRomance de don Tristà, pressoMichel,Tristan, II, p. 302 etc. etc.225.Un cronista di Metz, Filippo di Vigneulles, parla di una festa ch'ebbe luogo in quella città, nella quale su cavalli o carri figuravano illustri personaggi, come David, Alessandro, Carlomagno, Arturo, Salomone ecc., e soggiunge «pareillement estoit en l'ung d'iceux chariots le saige Virgile qui pour femme pendoit à une corbeille.» VediPuymaigre,Chants populaires recueillis dans le pays messin, p. 153 eLes vieux auteurs castillansdel medesimo, tom. II, p. 79.226.Ved.Langlois,Stalles de la cathédrale de Rouen, p. 173;De la Rue,Essais historiques sur la ville de Caen, p. 97 sgg.; Montfaucon, Antiquité expliquée, tom. III, p. III, p. 356.227.Cf.Bartsch,Peintre graveur, n. 16, 51, 87, 88, 136;Graesse,Beiträge, p. 35 sgg.;Bekkerevon Hefner,Kunstwerke und Geräthschaften des Mittelalters und Renaissance, disp. I.ªWolff,Niederländische Sagen, p. 492 sgg. Al fatto del fuoco estinto viene riferita, senza buon fondamento, una pittura di Malpicci nellaIconographie des estampes à sujets galantsetc. par M. le C. d'I*** (Genève 1868) p. 501; a quello però certamente si riferisce un dipinto di I. Steen descritto daStecherLa lég. de Virg, en Belgique, p. 625. — Anche il fatto di Aristotele e Filli fu rappresentato in parecchie opere d'arte; cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 462, sgg. una stampa di G. Coignet.228.Novella inedita di Giovanni Sercambi, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari). Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof.D'Ancona,Novelle di Giovanni Sercambi, Bologna, 1871, p. 265 sgg.229.Marangoni,Memorie dell'anfiteatro romano, p. 51.230.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.231.Il primo libro delle opere di M. Francesco Berni e di altri, (Leida, 1823), parte I, p. 147. Anche nelleCarte ParlantidiPartenio Etiro (Pietro Aretino), Venezia, 1650, p. 44, si allude a quest'avventura colle parole «che Virgilio nella cesta non ebbe tanto concorso di popolo».232.Questa ottava trovasi in tutte le stampe di quel poemetto. Il prof. Rajna però che ne ha visto e studiato più d'un manoscritto mi assicura che quella ottava, come altre undici o dodici, manca affatto in questi. La più antica edizione conosciuta dai bibliografi è della prima metà del cinquecento.233.Cod. 40, palch. II, fog. 140v141v. Comunicatami dal professor Rajna. La poesia che la precede nel codice portava il nome diGuido da Sienaa cui poi fu dato di frego e sostituitoMesser Bartolomeo da Castello della Pieve.234.Questo poemetto che comincia «Or mi posso doler di te Tubbia» e finisce «E tu ti goderai col tuo marito» trovasi in un codice di proprietà di C. Guasti. I versi che qui comunico furono trascritti per me dal prof. d'Ancona. Il verso sesto della prima ottava manca nel MS.235.Cod. Ambros. D. 524 inf.; secondo il prof. Rajna che me ne dà notizia è di circa il 1440.236.Pubblicato dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 417 sg. Diciamo «pubblicato» poichè l'antica stampa di questo poemetto registrata dalBrunet(IV, p. 121) è cosa rarissima, nè in essa trovasi il nome dell'autore.237.Pubblicato daToblerinZeitschrift f. roman. Philol.IX, p. 289 sgg. (ved. p. 301, n. 31);Monaci Crestomaz. ital. dei primi secoli, p. 142.238.L'ho vista nella raccolta di Dresda; la descriveGraesse,Beitraege, p. 35 sg.239.Ved.Bartsch, 46, eIconographie des estampes à sujets galantsetc, par M. le C. d'I*** (Genève, 1868), p. 733.240.Strozziano, n.º 174. Anche il Riccardiano 1125 contiene una simile miniatura, attribuita a Benozzo Gozzoli.241.Ved.De Nino,Ovidio nella tradizione popolare di Sulmona, Casalbordino, 1886, p. 38 sg.242.Crediamo far cosa utile riproducendo fra i documenti in fondo a questo volume anche questo poemetto che porta il titolo:Vita, conversione e morte di Pietro Barliario nobile salernitano e famosissimo mago, composta daFilippo Cataloniromano. Lucca, s. a. in-12.º di p. 24. Un'altra redazione in versi, meno completa, e che non contiene l'episodio da noi citato, porta il titolo:Stupendo miracolo del Crocifisso di Salerno con la vita e morte di Pietro Bailardo famosissimo mago, opera nuova per consolazione dei peccatori posta in ottava rima e data in luce daLuca Pazienzanapoletano, In Lucca, 1799, per il Marescandoli, 12 p. in-12.º Queste due redazioni mi sono state gentilmente comunicate dal prof. D'Ancona.Credesi che questo Pietro Barliario (detto poiBailardooBaialardo) esistesse realmente, e che per occuparsi di scienze naturali e d'alchimia, passasse per mago. Sarebbe morto frate, fra i Benedettini a Salerno, il 25 marzo 1149. Almeno questo asserisce ilMazza, il quale dice di aver veduto il suo sepolcro sul quale ei lesse: «hoc est sepulcrum m. magistri Petri Barliarii»;Urbis salernitanae hisioria, p. 33 sg. (inThes.Graev.etBurm.IX, 4). Ved.De Renzi,Storia della medicina in Italia, II, p. 118. Il popolo napoletano attribuisce a Barliario il così dettoPonte di Caligola; Ved.Ampère,L'empire romain à Rome, II, p. 9; cfr. anche sul Barliario o Bailiardo,BuskFolklore of Romen.º 199.Fr. Sabatini,Abelardo ed Eloisa secondo la tradizione popolare, Roma 1879 il quale malamente torna a confonderlo con Pietro Abelardo; contro questo errore ved.D'Ancona,Varietà storiche e letterarieI serie. Milano 1883; cfr. ancheTorracainRassegna settimanaleVI (1880) n.º 155 p. 397 sg.243.Vedi la ricca enumerazione che ne faDu Mérilnella sua dotta introduzione alFloire et Blanceflor, p.CLXVsgg.244.Vedi laFleur des histoiresdiJean ManselpressoDu Méril,Mélanges, p. 444 sg.; iFaits merveilleux de Virgiledi cui parleremo poi;Kurzweilige Gespräch, Francf., 1563, e pressoGenthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro, p. 75. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 449;Schmidt,Beiträge, 139-141 sg.245.Cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 457;BartschnellaGermaniadiPfeiffer, V, 94 sg. Il testo di questo racconto secondo la redazione mongolica dell'Ardschi Bordschiè stato pubblicato a parte dallo Iülg, col titolo:Erzählung aus der Sammlung Ardschi Bordschi ein Seitenstüch zum Gottesgericht in Tristan und Isolde, Innsbruck, 1867; e poi dal medesimo nel suo dotto lavoroMongolische Märchen, (Innsbruck, 1868), p. 111 sgg. Cf. il mio articolo nellaRevue critique, 1867, I, p. 185 sgg.246.«Tremellius vero Scropha cognominatus est eventu tali. Is Tremellius cum familia atque liberis in villa erat. Servi eius, cum de vicino scropha erraret, subreptam conficiunt; vicinus advocatis custodibus, omnia circumvenit, ne qua efferri possit: isque ad dominum appellat restitui sibi pecudem. Tremellius qui ex villico rem comperisset, scrophae cadaver sub centonibus conlocat super quos uxor cubabat; quaestionem vicino permittit. Cum ventum est ad cubiculum, verba iurationis concipit: nullam esse in villa sua scropham nisi istam, inquit quae in centonibus iacet: lectulum monstrat. Ea facetissima iuratio Tremellio Scrophae cognomentum dedit.»Macrob.Sat.I, 6, 30.247.Michel,Tristan, I, p. 199 sg.248.Ved.Novelle del«Mambriano»del Cieco da Ferrara esposte ed illustrate daGiuseppe Rua, Torino, 1888, p. 65-83. — In unaNovella del geloso(comunicatami dal prof. D'Ancona) che trovasi nel cod. Perugino C. 43, p. 120v, e comincia «Per cortesia ciascun geloso» la pietra, opietrone, della verità è attribuita a Merlino:«Però quel pedron ha vertù taleChe vi lassò il bon Merlin perfettoQualunque omo o dona fesse male, etc.»249.VediDunlop-Liebrecht, p. 500.250.Pubblicata daBartschnellaGermaniadiPfeiffer, IV, p. 237 sgg.251.Hagen(Briefe in die Heimath, IV, p. 106) fa notare che dove ora è Santa Maria in Cosmedin fu il tempio della Pudicizia, e quindi spiega l'origine della leggenda. Certo quel tempio o cappella (sacellum) dovette trovarsi lì presso nel fôro boario, ma oggi gli archeologici (Cf.Bekker-Marquardt,Handbuch der röm. Alterthümer,I, 480 sg.) non credono fosse dove è quella chiesa, ove invece pongono il tempio di Cerere. Del resto nella più antica notizia (Mirabilia) la leggenda che a ciò si riferisce non parla di oracoli piuttosto relativi alla castimonia delle persone, che ad altro. Ved. anche laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatnerecc. I, III, p. 381,Crescimbeni,Storia della Basilica di Santa Maria in Cosmedin. Roma, 1715.252.Cf.Massmasn,Kaiserchronick, III, p. 449. — Come l'avventura del paniere così questo aneddoto figurò in opere d'arte. Esso si ritrova anche fra le varie stampe di Luca di Leida relative alle astuzie femminili. Cf. (oltre aBartsch)Passavant,Le Peintre graveur, III, p. 9. Di una pittura a ciò relativa, che trovavasi in una casa di Roma parla laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatner, III, I, 382.L'antico poeta tedescoHans Sachs(XVI sec.) attribuisce a Virgilio un ponte sul quale al suonar di una campanella non poteva reggersi se non chi avesse serbato la fede coniugale. Con questo ei consolò Arturo mostrandogli quanto numerosa fosse la compagnia a cui anch'egli apparteneva. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III,CXXXVJ.253.Adottiamo il titolo diCronica di Partenopecome il più breve; ma il titolo che porta quest'opera nelle edizioni e ne' MSS. non è sempre esattamente lo stesso. Assai comune è quello diChroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Pozzuoli et Ischia. — Per le due più antiche edizioni (la prima senza data, l'altra del 1526) vediBrunet,Manuel, V, 1226 sg. I MSS. sono assai numerosi. La parte dellaCronicache riguarda Virgilio trovasi riprodotta inGraesse,Beiträge, p. 27 sgg., e dal prof.Villari, secondo un MS. napoletano del 1471, negliAnnali delle Università toscane. VIII, p. 162 sgg. Alcuni capitoli ne ha riprodotti anco ilGaliani,Del dialetto napoletano, p. 95 sgg. Dietro studi speciali fatti sui MSS., assai discordanti dalle edizioni,B. Capassoha eliminato parecchi errori che correvano circa l'autore di questa Cronica, la sua natura e la sua composizione, dandone una corretta definizione, alla quale ci atteniamo, nel suo bel lavoroLe fonti della storia delle prov. napoletanedal 560 al 1500 inArch. st. per le prov. nap.I (1876) p. 592 sgg.254.«Di questa parte della Cronica, che corrisponde ai primi 57 capitoli della edizione comunemente nota, o piuttosto del raffazonamento fatto nel 1526, non si conoscono finora codici speciali ed esclusivi»Capasso, op. cit.255.Cfr. il fatto simile da noi sopra (p. 40) notato in altra scrittura.256.Cf.Petrarca,Epist. de rebus fam., lib. V, ep. 6.257.Cfr. la novella 216 delSacchettirelativa ad Alberto Magno: «Maestro Alberto della Magna giungendo a uno oste sul Po gli fa uno pesce di legno col quale pigliava quanti pesci volea.»258.Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All'autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medio evo, l'Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis. Filomelo (nei MSS. trovasi anche scrittoFilomeno) credo sia l'antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (ved.Becker-Marquardt,Handbuch d. röm. Alterth., IV, p. 117 sgg.). Può credersi che questo racconto, che l'autore dice aver letto in una cronica antica, non sia d'origine popolare, ma fosse inventato per dar credito al libro di un qualche precursore di Cardano e di Paracelso. — È noto che, secondo la leggenda napoletana, il Monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose maravigliose, e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata.259.«Nusquam memini me legisse marmorarium fuisse Virgilium.»Itinerarium Syriacum, I, p. 560, (ediz. Basil., 1581);Theod. a Niem,De schismate, II, 22. — Fra gli altri che menzionano la grotta di Pozzuoli come opera virgiliana si può citareThersander,Schauplatz viel. ungereimt. Meyn., II, 308, 554;Iean d'Autun,Chroniques, I, p. 321 etc.;Marlowe, nel suoDoctor Faustus, att. I, sc. 26 dice:«There saw we learned Maro's golden tombe,the way he cut an english mile in lengththoroug a rock of stone, in one night's space.»260.Ved. sopra, p. 60. Intieramente erroneo è quel che sullaCronica di Partenopescrive ilVietor(op. cit. p. 177 sg.) definendola come una compilazione dotta riferente leggende ricavate da scrittori, non mai dalla tradizione popolare napoletana, la quale, se pur ne sapea, non ne seppe che dietro l'opera di Gervasio diffusasi in qualche traduzione italiana! Oltrechè Gervasio stesso, checchè dica il Vietor, non fa che riferire leggende da lui udite a Napoli, laCronicaregistra leggende che non trovansi nè in Gervasio nè in altri scrittori esteri ma in antichi autori napoletani anteriori a tutti questi.261.Questo passo, soppresso nelle edizioni, trovasi nei MSS.262.Già da tutti e da noi pure si credette che il merito di queste parole spettasse all'antico autore della Cronica; ma il Capasso per primo ha fatto notare che esse non trovansi nei MSS. e sono aggiunte dall'Astrino; ved. l'op. sopra citataFontiecc. p. 596, nota.263.Le Rime antiche volgari secondo la lezione del cod. vaticano 3793 pubblicate per cura diA. D'AnconaeD. Comparetti. Bologna, vol. I (1875) p. 430.264.Questo leggesi nel testo interpolato della biografia attribuita a Donato. Il testo più genuino fa passare il poeta direttamente da Milano a Roma (Cf.Reifferscheid,Svetonietc. p. 401), come appunto dice nel suo commento Francesco da Buti.265.Poesie di Messer Cino da Pistoia racc. daSeb. Ciampi, t. II, p. 157 (3ª ediz.). L'idea, sostenuta dal Ciampi, che quella satira fosse scritta da Cino contro Roma e non contro Napoli, è infirmata dal passo che citiamo, di cui il Ciampi non ha capito il senso, e dalla satira tutta intera che soltanto a Napoli può riferirsi. L'animal sì vilecheanticamentediede il nome a quel regno oveogni senso è bugiardo e fallaceè la sirena Partenope.266.Veggasi la notizia datane dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 397 sgg. Pubblico per prima volta, fra i documenti in fondo a questo volume, la parte relativa a Virgilio.267.Cfr.Wesselofsky,Le tradizioni popolari nei poemi di Antonio Puccinell'Ateneo italiano, Ann. I.268.Pubbl. dal sig.Zanella,Verona, 1858.269.Trucchi,Poesie inedite di dugento autori. Prato, 1846, vol. II, p. 29.270.All'ampolla del sangue miracoloso di S. Gennaro non può riferirsi quel verso dell'Orcagna morto circa il 1368, cioè prima di ogni memoria del famoso miracolo, del quale non si trova menzione prima del sec. XV; ved.Villari,Legg. e trad. che illustrano la Div. Com.inAnn. delle Univ. Tosc.VIII, p. 219.Giov. Scherillo,Di San Gennaro protettore della città di Napoli e della reliquia del suo sanguenellaStrenna della scuola cattolica per l'anno 1875. Napoli, p. 147 sgg.271.Che il nome diTor de' specchiportato tuttora da una via di Roma si riferisca allo specchio maraviglioso di Virgilio è un'idea falsa di Keller, Hagen, Massmann ed altri.Gregorovius(Gesch. d. Stadt Rom. im Mittelalter, IV, p. 629) ha ragione di credere che il nome di quella via provenga dalla famigliaDe SpeculooDe' Specchiche ivi ebbe la sua torre. Vero è però che chi visitava Roma, avendo in mente le leggende virgiliane, poteva credere di trovare in queste la spiegazione del nome portato da quella località, e forse laSpiegelburg, presso a cui una versione tedesca delMirabiliapone la scena del racconto virgiliano, non è realmente altra cheTor de' specchi. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.272.Giorg. Fabricio,Roma(1587) p. 21.273.Dopochè nel XIII secolo Gregorio IX l'ebbe fatta rovesciare. VediMarangoni,Memorie dell'Anfiteatro romano, p. 51.274.Ved.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 118. Frequente è la denominazione di Scuola di Virgilio nei documenti e disegni dell'epoca relativi al Settizonio, i cui residui furon disfatti per ordine di Sisto V; cfr.HülsenDas Septizonium des Septimius Severius(XLVI Winkelmannsprogr.) Berlin, 1886, p. 30,StevensonIl Settizonio SeverianoinBull. della Comm. arch. comun. di Roma1888, p. 272. — Il nome diScuola di Virgilioè tuttora applicato in Napoli ad una località posta in riva al mare, ove dicesi fosse un tempio della Fortuna o di Venere Euplea. Ho cercato invano esempi di questa denominazione data a quel luogo, che risalgano al medio evo. In quanto abbiamo di leggende virgiliane poste in iscritto essa non figura mai. Nel libretto popolare d'origine francese (Les faits merveilleux de Virgile), di cui parleremo fra non molto, è menzione di una scuola di negromanzia che Virgilio avrebbe fondata a Napoli, e quindi taluni hanno creduto che a ciò si riferisse quel nome. Io invece credo l'inverso, che cioè questa denominazione abbia dato luogo a quella aggiunta fatta alla leggenda nel libretto. Un pescatore napoletano stabilito presso allaScuola di Virgilio, narrava ad un forestiero, di cui a suo luogo citeremo per esteso la relazione, che ivi Virgilio soleva dar lezione al principe Marcello; ed infatti ciò s'accorda collaCronica di Partenope, in cui Virgilio figura come maestro di Marcello. Questo basta a spiegare quel nome, nè è d'uopo ricorrere, come qualcuno ha fatto, ad una derivazione discuoladascoglio.

193.Ved.Tissier,Biblioth. cisterc.VII, p. 257.

193.Ved.Tissier,Biblioth. cisterc.VII, p. 257.

194.«De Toulete vint et de Naplesqui des batailles sont les chapesà une nuit la Nigromance.»La bataille des VII arts, ap.Jubinal,Oeuvres de Ruteboeuf, II, p. 423.

194.

«De Toulete vint et de Naplesqui des batailles sont les chapesà une nuit la Nigromance.»

«De Toulete vint et de Naplesqui des batailles sont les chapesà une nuit la Nigromance.»

«De Toulete vint et de Naples

qui des batailles sont les chapes

à une nuit la Nigromance.»

La bataille des VII arts, ap.Jubinal,Oeuvres de Ruteboeuf, II, p. 423.

195.«Sin lant heitzTerre de Labûr.Von des nachkomn er ist erborn,der ouch vil wunder het erkornvon Napels Virgilius.»Parzival, hrsg.v. Lachmann, p. 309.

195.

«Sin lant heitzTerre de Labûr.Von des nachkomn er ist erborn,der ouch vil wunder het erkornvon Napels Virgilius.»

«Sin lant heitzTerre de Labûr.Von des nachkomn er ist erborn,der ouch vil wunder het erkornvon Napels Virgilius.»

«Sin lant heitzTerre de Labûr.

Von des nachkomn er ist erborn,

der ouch vil wunder het erkorn

von Napels Virgilius.»

Parzival, hrsg.v. Lachmann, p. 309.

196.PressoBonamente Aliprandodi cui parleremo più sotto.

196.PressoBonamente Aliprandodi cui parleremo più sotto.

197.Cap. 57 ediz.Keller; Cf. la nota diBrunetalViolier des hist. rom.p. 129 sg. A questo racconto allude una poesia latina pubblicata daFrancowitz(Flacius Illyricus) nella sua raccoltaDe corrupto ecclesiae statu, Basilea 1557; la Giustizia dice:«En sic meum opus agout Romae fecit imagoquam sculpsit Virgilius,quae manifestare suevitfures, sed caesa quievitet os clausit digito;numquam ultra dixit verbumde perditione rerumpalam nec in abdito.»

197.Cap. 57 ediz.Keller; Cf. la nota diBrunetalViolier des hist. rom.p. 129 sg. A questo racconto allude una poesia latina pubblicata daFrancowitz(Flacius Illyricus) nella sua raccoltaDe corrupto ecclesiae statu, Basilea 1557; la Giustizia dice:

«En sic meum opus agout Romae fecit imagoquam sculpsit Virgilius,quae manifestare suevitfures, sed caesa quievitet os clausit digito;numquam ultra dixit verbumde perditione rerumpalam nec in abdito.»

«En sic meum opus agout Romae fecit imagoquam sculpsit Virgilius,quae manifestare suevitfures, sed caesa quievitet os clausit digito;numquam ultra dixit verbumde perditione rerumpalam nec in abdito.»

«En sic meum opus ago

ut Romae fecit imago

quam sculpsit Virgilius,

quae manifestare suevit

fures, sed caesa quievit

et os clausit digito;

numquam ultra dixit verbum

de perditione rerum

palam nec in abdito.»

198.Cfr.Wright,The political songs of England from the reign of John to that of Edward the II, p. 388.

198.Cfr.Wright,The political songs of England from the reign of John to that of Edward the II, p. 388.

199.Alardo da Cambraidice nelDiz des Philosophes:«Virgiles fu aprés li sages:bien fu emploiés ses aages:grant science en lui habonda;mainte riche citè fonda.»

199.Alardo da Cambraidice nelDiz des Philosophes:

«Virgiles fu aprés li sages:bien fu emploiés ses aages:grant science en lui habonda;mainte riche citè fonda.»

«Virgiles fu aprés li sages:bien fu emploiés ses aages:grant science en lui habonda;mainte riche citè fonda.»

«Virgiles fu aprés li sages:

bien fu emploiés ses aages:

grant science en lui habonda;

mainte riche citè fonda.»

200.Ruy Gonzales de Clavijo(† 1412) parlando dell'isola di Ponza dice: «hay en ella grandes edificios de muy grande obra que fizo Virgilio.»V. Ticknor,Hist. of spanish lit.I, p. 185.

200.Ruy Gonzales de Clavijo(† 1412) parlando dell'isola di Ponza dice: «hay en ella grandes edificios de muy grande obra que fizo Virgilio.»V. Ticknor,Hist. of spanish lit.I, p. 185.

201.Trovasi questo poema in un MS. della Marciana di Venezia, del sec. XIII. Parlando di Uggieri ivi si dice:«El albergò a un bon oster;qel fo Virgilio qi la fondò primer»fondò cioè la città diBesgoranominata nei versi precedenti, la quale, come rilevasi dalle versioni toscane di quel racconto, non è altra che Brescia. Debbo questa notizia al mio dotto discepolo ed amico prof. Rajna.

201.Trovasi questo poema in un MS. della Marciana di Venezia, del sec. XIII. Parlando di Uggieri ivi si dice:

«El albergò a un bon oster;qel fo Virgilio qi la fondò primer»

«El albergò a un bon oster;qel fo Virgilio qi la fondò primer»

«El albergò a un bon oster;

qel fo Virgilio qi la fondò primer»

fondò cioè la città diBesgoranominata nei versi precedenti, la quale, come rilevasi dalle versioni toscane di quel racconto, non è altra che Brescia. Debbo questa notizia al mio dotto discepolo ed amico prof. Rajna.

202.Cfr.Gregorovius,Gesch. d. St. Rom im MittelalterIII, 557, eMassmann,KaiserchronikIII, p. 537 sgg. IlDolce(Il primo vol. delle op. burl. del Berniecc. part. II, p. 271) alludendo a ciò, dice:«Non la Guglia, ov'è il pomo che accoglieaIl cener di chi senza DurlindanaOrbem terrarum si sottomettea.»

202.Cfr.Gregorovius,Gesch. d. St. Rom im MittelalterIII, 557, eMassmann,KaiserchronikIII, p. 537 sgg. IlDolce(Il primo vol. delle op. burl. del Berniecc. part. II, p. 271) alludendo a ciò, dice:

«Non la Guglia, ov'è il pomo che accoglieaIl cener di chi senza DurlindanaOrbem terrarum si sottomettea.»

«Non la Guglia, ov'è il pomo che accoglieaIl cener di chi senza DurlindanaOrbem terrarum si sottomettea.»

«Non la Guglia, ov'è il pomo che accogliea

Il cener di chi senza Durlindana

Orbem terrarum si sottomettea.»

203.Var.: «At nunc exigua clauderis urna.»

203.Var.: «At nunc exigua clauderis urna.»

204.Ap.Tissier,Biblioth. patr. cisterc.VII, p. 222.

204.Ap.Tissier,Biblioth. patr. cisterc.VII, p. 222.

205.Ved.Bruchstücke aus den noch ungedruckten Theilen des Victorial voti Gutierre Diaz de Games, hrsg.v.L. G. Lemcke, Marburg 1865, p. 17 sgg.;Le Victorial par Gutierre Diaz de Games trad. de l'espagnol par leC.teA. de Circourtet leC.tede Puymaigre, Paris 1867, p. 39 sg. 542 sg. Lo stesso fatto è narrato daIean d'Outremeuse,Le myreur des hist.I, p. 243 (ed.Borgnet, Brux. 1864). A questo allude ancheRabelaislà dove dice (II c. 33): «Pour ce l'on feit dixsept grosses pommes de cuivre, plus grosses que celle qui est à Rome à l'aiguille de Virgile.»

205.Ved.Bruchstücke aus den noch ungedruckten Theilen des Victorial voti Gutierre Diaz de Games, hrsg.v.L. G. Lemcke, Marburg 1865, p. 17 sgg.;Le Victorial par Gutierre Diaz de Games trad. de l'espagnol par leC.teA. de Circourtet leC.tede Puymaigre, Paris 1867, p. 39 sg. 542 sg. Lo stesso fatto è narrato daIean d'Outremeuse,Le myreur des hist.I, p. 243 (ed.Borgnet, Brux. 1864). A questo allude ancheRabelaislà dove dice (II c. 33): «Pour ce l'on feit dixsept grosses pommes de cuivre, plus grosses que celle qui est à Rome à l'aiguille de Virgile.»

206.Cf.Graesse,Gesta Romanorum, II, p. 289:Du Méril,Poésies populaires latines du moyen-age, p. 315. — Per la letteratura di questo soggetto veggansi i dotti appunti diToblerinZeitschr. f. roman. Philol.IX, p. 288-90, il quale crede poter scusare la fanatica misogynia monastica e laica del medio evo ricordando i versi scritti nel 7º sec. av. Cr. da Simonide Amorgino in vitupero delle donne.

206.Cf.Graesse,Gesta Romanorum, II, p. 289:Du Méril,Poésies populaires latines du moyen-age, p. 315. — Per la letteratura di questo soggetto veggansi i dotti appunti diToblerinZeitschr. f. roman. Philol.IX, p. 288-90, il quale crede poter scusare la fanatica misogynia monastica e laica del medio evo ricordando i versi scritti nel 7º sec. av. Cr. da Simonide Amorgino in vitupero delle donne.

207.Estratti da un MS. di Berna e riferiti daChabaille,Li livres dou Tresor par Brunetto Latini, p.XVI. È notevole cheBrunettolà dove parla nelTesoro(lib. II, p. 2, cap. 89) dei mali prodotti dalle donne, rammenta Adamo, David, Salomone, Sansone, Aristotele e Merlino, ma tace di Virgilio.

207.Estratti da un MS. di Berna e riferiti daChabaille,Li livres dou Tresor par Brunetto Latini, p.XVI. È notevole cheBrunettolà dove parla nelTesoro(lib. II, p. 2, cap. 89) dei mali prodotti dalle donne, rammenta Adamo, David, Salomone, Sansone, Aristotele e Merlino, ma tace di Virgilio.

208.Di simile contenuto sono i versi diPau de Bellviurecitati daMilà y Fontanals,De los trovatores en España, p. 435:«Por fembre fo Salamó enganatlo rey Daviu e Samssó examen,lo payra Adam ne trencà 'l mandamentAristotil ne fou com ancantat,e Virgili fou pendut en la tor,e sent Ioan perde lo cap per llore Ypocras morì per llur barat.»

208.Di simile contenuto sono i versi diPau de Bellviurecitati daMilà y Fontanals,De los trovatores en España, p. 435:

«Por fembre fo Salamó enganatlo rey Daviu e Samssó examen,lo payra Adam ne trencà 'l mandamentAristotil ne fou com ancantat,e Virgili fou pendut en la tor,e sent Ioan perde lo cap per llore Ypocras morì per llur barat.»

«Por fembre fo Salamó enganatlo rey Daviu e Samssó examen,lo payra Adam ne trencà 'l mandamentAristotil ne fou com ancantat,e Virgili fou pendut en la tor,e sent Ioan perde lo cap per llore Ypocras morì per llur barat.»

«Por fembre fo Salamó enganat

lo rey Daviu e Samssó examen,

lo payra Adam ne trencà 'l mandament

Aristotil ne fou com ancantat,

e Virgili fou pendut en la tor,

e sent Ioan perde lo cap per llor

e Ypocras morì per llur barat.»

209.Ved.Recueil de Poésies franç. des XV et XVI siècles réunies et annotées parAnat. de Montaiglon, vol. V, p. 195. Montaiglon riferisce ivi altri versi francesi di quell'epoca relativi all'avventura di Virgilio, diGracian Dupont, dellaNef des princes, delDébat de l'homme et de la femme.

209.Ved.Recueil de Poésies franç. des XV et XVI siècles réunies et annotées parAnat. de Montaiglon, vol. V, p. 195. Montaiglon riferisce ivi altri versi francesi di quell'epoca relativi all'avventura di Virgilio, diGracian Dupont, dellaNef des princes, delDébat de l'homme et de la femme.

210.Non vogliamo passare sotto silenzio il distinto poeta tedescoEnrico da MeissendettoFrauenlob, il quale anch'egli in una sua poesia annovera le vittime degl'inganni delle donne, cominciando da Adamo:«Adam den ersten menschen betroug ein wipSamsones lipwart durch ein wip geblendet» etc.e non omette Virgilio:«Virgiliuswart betrogen mit valschen sitten.»Ma da quel galante poeta che, anche col nome che si dava, professava di essere, Frauenlob non vede in quei grandi esempi che un incoraggiamento a sopportare i capricci della sua bella. Ved.v. d. Hagen,Minnesinger, III, p. 355.

210.Non vogliamo passare sotto silenzio il distinto poeta tedescoEnrico da MeissendettoFrauenlob, il quale anch'egli in una sua poesia annovera le vittime degl'inganni delle donne, cominciando da Adamo:

«Adam den ersten menschen betroug ein wipSamsones lipwart durch ein wip geblendet» etc.

«Adam den ersten menschen betroug ein wipSamsones lipwart durch ein wip geblendet» etc.

«Adam den ersten menschen betroug ein wip

Samsones lip

wart durch ein wip geblendet» etc.

e non omette Virgilio:

«Virgiliuswart betrogen mit valschen sitten.»

«Virgiliuswart betrogen mit valschen sitten.»

«Virgilius

wart betrogen mit valschen sitten.»

Ma da quel galante poeta che, anche col nome che si dava, professava di essere, Frauenlob non vede in quei grandi esempi che un incoraggiamento a sopportare i capricci della sua bella. Ved.v. d. Hagen,Minnesinger, III, p. 355.

211.Barbazan-Méon,Fabliaux, III, p. 96;Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 214. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, I, p.LXXVsgg.Benfey,Pantschaiantra, I, p. 461 sgg. — Quest'aneddoto ricorre anche nelPromptuarium exemplorumcompilato ad uso dei predicatori. Cf.Du Méril,Mélanges, p. 474.

211.Barbazan-Méon,Fabliaux, III, p. 96;Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 214. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, I, p.LXXVsgg.Benfey,Pantschaiantra, I, p. 461 sgg. — Quest'aneddoto ricorre anche nelPromptuarium exemplorumcompilato ad uso dei predicatori. Cf.Du Méril,Mélanges, p. 474.

212.Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 232 sgg. Le Grand esprime l'opinione che il nome d'Ippocrate sia in questo racconto anteriore a quello di Virgilio. Nel romanzo francese del S. Graal l'avventura è anche riferita ad Ippocrate, e c'è anche l'aggiunta della vendetta, ma è diversa. Ippocrate fa che la bella donna da cui fu burlato diventi perdutamente innamorata di un orrido nano. VediPaulin Paris,Les romans de la table ronde, I, p. 246 sgg.

212.Le Grand d'Aussy,Fabliaux, I, p. 232 sgg. Le Grand esprime l'opinione che il nome d'Ippocrate sia in questo racconto anteriore a quello di Virgilio. Nel romanzo francese del S. Graal l'avventura è anche riferita ad Ippocrate, e c'è anche l'aggiunta della vendetta, ma è diversa. Ippocrate fa che la bella donna da cui fu burlato diventi perdutamente innamorata di un orrido nano. VediPaulin Paris,Les romans de la table ronde, I, p. 246 sgg.

213.È assai probabile che anche questo racconto sia d'origine orientale: fino ad ora però non si è trovato nulla di eguale nelle letterature orientali. Hagen ed altri han voluto ravvicinarlo ad un racconto delle novelle tartare di Gueulette, col quale però non ha che un rapporto molto lontano.

213.È assai probabile che anche questo racconto sia d'origine orientale: fino ad ora però non si è trovato nulla di eguale nelle letterature orientali. Hagen ed altri han voluto ravvicinarlo ad un racconto delle novelle tartare di Gueulette, col quale però non ha che un rapporto molto lontano.

214.«Un pedante credendosi andare a giacere con una gentildonna si lega nel mezzo perchè ella lo tiri su per una finestra, resta appiccato a mezza via: dipoi messolo in terra con sassi e randelli gli fu data la corsa.»Fortini,Novella5ª. Qualcuno, quali Hagen e Roth, vuol ravvicinare a questo racconto la novella VIII, 7 delDecameroneed un luogo delFilocopo(p. 283, ediz.Sansovino). Ma il confronto pecca in ciò che v'ha di più essenziale.

214.«Un pedante credendosi andare a giacere con una gentildonna si lega nel mezzo perchè ella lo tiri su per una finestra, resta appiccato a mezza via: dipoi messolo in terra con sassi e randelli gli fu data la corsa.»Fortini,Novella5ª. Qualcuno, quali Hagen e Roth, vuol ravvicinare a questo racconto la novella VIII, 7 delDecameroneed un luogo delFilocopo(p. 283, ediz.Sansovino). Ma il confronto pecca in ciò che v'ha di più essenziale.

215.Dei secoli XV-XVI, intit.:der Schreiber im Korb, inSimrock,D. deutschen Volksbücher, VIII, p. 396. Cfr.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLIII. Ved. gli appunti diUhland,Schriften, IV, p. 512 sgg., e singolarmente ciò ch'ei dice circa un curioso tafferuglio provocato da quella canzone.

215.Dei secoli XV-XVI, intit.:der Schreiber im Korb, inSimrock,D. deutschen Volksbücher, VIII, p. 396. Cfr.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, p.CXLIII. Ved. gli appunti diUhland,Schriften, IV, p. 512 sgg., e singolarmente ciò ch'ei dice circa un curioso tafferuglio provocato da quella canzone.

216.De Puymaigre,Chants populaires recueillis dans li pays messin, p. 151 sg.

216.De Puymaigre,Chants populaires recueillis dans li pays messin, p. 151 sg.

217.Acta sanctorum Feb., III, p. 225. Notiamo che nella versione inglese del libretto popolare virgiliano di cui parleremo, una burla d'un altro genere è fatta da Virgilio alla figlia dell'imperatore. Ei fa sì che mentre essa è in istrada le paia all'improvviso di trovarsi in mezzo all'acqua e si alzi i panni fino alla cintura. Cf.Genthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro ah Dichter und Zauberer, p. 56. Anche questo aneddoto figura nella leggenda del mago Eliodoro (p. 224); «alias (mulieres) iter facientes falsa fluminis specie obiecta, indecore nudari compulit, et per siccum pulverem quasi aquam inambulare.» Cfr.LiebrechtinOrient und Occident, I, p. 131. Dallo stesso prof. Liebrecht mi fu gentilmente indicata una leggenda araba simile a questa, pressoDe Hammer,Rosenöl, I, 162; Cf. ancheWeil,Biblische Legenden der Muselmänner, p. 267.

217.Acta sanctorum Feb., III, p. 225. Notiamo che nella versione inglese del libretto popolare virgiliano di cui parleremo, una burla d'un altro genere è fatta da Virgilio alla figlia dell'imperatore. Ei fa sì che mentre essa è in istrada le paia all'improvviso di trovarsi in mezzo all'acqua e si alzi i panni fino alla cintura. Cf.Genthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro ah Dichter und Zauberer, p. 56. Anche questo aneddoto figura nella leggenda del mago Eliodoro (p. 224); «alias (mulieres) iter facientes falsa fluminis specie obiecta, indecore nudari compulit, et per siccum pulverem quasi aquam inambulare.» Cfr.LiebrechtinOrient und Occident, I, p. 131. Dallo stesso prof. Liebrecht mi fu gentilmente indicata una leggenda araba simile a questa, pressoDe Hammer,Rosenöl, I, 162; Cf. ancheWeil,Biblische Legenden der Muselmänner, p. 267.

218.Journ. asiat., IV sér. 19, 85 sgg.;LiebrechtinGermania, X, p. 414 sgg.

218.Journ. asiat., IV sér. 19, 85 sgg.;LiebrechtinGermania, X, p. 414 sgg.

219.Freytag,Arabum proverbia, II, p. 445, n.º 124.

219.Freytag,Arabum proverbia, II, p. 445, n.º 124.

220.Cfr.Liebrecht,Neugriechische Sagen in Zeitschrift für deutsche Philologie hersg.v.Höpfneru.Zacher, II, p. 183.

220.Cfr.Liebrecht,Neugriechische Sagen in Zeitschrift für deutsche Philologie hersg.v.Höpfneru.Zacher, II, p. 183.

221.Du Méril,Mélanges, etc, p. 430.

221.Du Méril,Mélanges, etc, p. 430.

222.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 515 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 455 sgg.

222.V. d. Hagen,Gesammtabenteuer, II, p. 515 sgg.;Massmann,Kaiserchronik, III, p. 455 sgg.

223.Ne riferisce il suntoKölbingBeitraege zur vergleichenden Gesch. d. romant. Poesie und Prosa des Mittelalt., Bresl. 1876, p. 220 sgg.

223.Ne riferisce il suntoKölbingBeitraege zur vergleichenden Gesch. d. romant. Poesie und Prosa des Mittelalt., Bresl. 1876, p. 220 sgg.

224.Cancionero de obras de burlas provocantes a risa, p. 152. Oltre a quanto già abbiamo citato o dovremo riferir poi, notiamo qui alcuni scritti di varie letterature nei quali si riferisce quell'avventura virgiliana o si allude ad essa; tali sono: il poema franceseLe bâtard de Bouillon(cfr.Hist. litt. de la Fr.XXV, p. 613); una Cronica anonima dei vescovi di Liegi (Ved.De Sinner,Catal. cod. bibl. bern. II, 149),Symphorien Champier,De claris medicinae scriptoribus, tract. 2;Martin Franc,Champion des dames, fol.CIV; un MS. e l'antica edizione delLancillottoin prosa (ved.Hagen,Gesammtab. III, p.CXL); ilReinfrit von Braunschweig(ved. Hagen, op. cit. p.CXL; la donna è chiamataAthanata); un antico canto tedesco che comincia: «Her Vilius von Astronomey ze schule gie» (Ved, Hagen, op. p.CXLI);Hawes,Pastime of pleasurec.XXIX;Gower,Confessio amantis, L.VIII, f. 189; la tragicomedia spagnolaLa Celestina, att.vii; ilCorbachodell'arcipretede Talavera;Diego Martinez, nelCancionero de Baena, ed. Michel, II, p. 29;Diego de Valencia, ib. p. 87; ilRomance de don Tristà, pressoMichel,Tristan, II, p. 302 etc. etc.

224.Cancionero de obras de burlas provocantes a risa, p. 152. Oltre a quanto già abbiamo citato o dovremo riferir poi, notiamo qui alcuni scritti di varie letterature nei quali si riferisce quell'avventura virgiliana o si allude ad essa; tali sono: il poema franceseLe bâtard de Bouillon(cfr.Hist. litt. de la Fr.XXV, p. 613); una Cronica anonima dei vescovi di Liegi (Ved.De Sinner,Catal. cod. bibl. bern. II, 149),Symphorien Champier,De claris medicinae scriptoribus, tract. 2;Martin Franc,Champion des dames, fol.CIV; un MS. e l'antica edizione delLancillottoin prosa (ved.Hagen,Gesammtab. III, p.CXL); ilReinfrit von Braunschweig(ved. Hagen, op. cit. p.CXL; la donna è chiamataAthanata); un antico canto tedesco che comincia: «Her Vilius von Astronomey ze schule gie» (Ved, Hagen, op. p.CXLI);Hawes,Pastime of pleasurec.XXIX;Gower,Confessio amantis, L.VIII, f. 189; la tragicomedia spagnolaLa Celestina, att.vii; ilCorbachodell'arcipretede Talavera;Diego Martinez, nelCancionero de Baena, ed. Michel, II, p. 29;Diego de Valencia, ib. p. 87; ilRomance de don Tristà, pressoMichel,Tristan, II, p. 302 etc. etc.

225.Un cronista di Metz, Filippo di Vigneulles, parla di una festa ch'ebbe luogo in quella città, nella quale su cavalli o carri figuravano illustri personaggi, come David, Alessandro, Carlomagno, Arturo, Salomone ecc., e soggiunge «pareillement estoit en l'ung d'iceux chariots le saige Virgile qui pour femme pendoit à une corbeille.» VediPuymaigre,Chants populaires recueillis dans le pays messin, p. 153 eLes vieux auteurs castillansdel medesimo, tom. II, p. 79.

225.Un cronista di Metz, Filippo di Vigneulles, parla di una festa ch'ebbe luogo in quella città, nella quale su cavalli o carri figuravano illustri personaggi, come David, Alessandro, Carlomagno, Arturo, Salomone ecc., e soggiunge «pareillement estoit en l'ung d'iceux chariots le saige Virgile qui pour femme pendoit à une corbeille.» VediPuymaigre,Chants populaires recueillis dans le pays messin, p. 153 eLes vieux auteurs castillansdel medesimo, tom. II, p. 79.

226.Ved.Langlois,Stalles de la cathédrale de Rouen, p. 173;De la Rue,Essais historiques sur la ville de Caen, p. 97 sgg.; Montfaucon, Antiquité expliquée, tom. III, p. III, p. 356.

226.Ved.Langlois,Stalles de la cathédrale de Rouen, p. 173;De la Rue,Essais historiques sur la ville de Caen, p. 97 sgg.; Montfaucon, Antiquité expliquée, tom. III, p. III, p. 356.

227.Cf.Bartsch,Peintre graveur, n. 16, 51, 87, 88, 136;Graesse,Beiträge, p. 35 sgg.;Bekkerevon Hefner,Kunstwerke und Geräthschaften des Mittelalters und Renaissance, disp. I.ªWolff,Niederländische Sagen, p. 492 sgg. Al fatto del fuoco estinto viene riferita, senza buon fondamento, una pittura di Malpicci nellaIconographie des estampes à sujets galantsetc. par M. le C. d'I*** (Genève 1868) p. 501; a quello però certamente si riferisce un dipinto di I. Steen descritto daStecherLa lég. de Virg, en Belgique, p. 625. — Anche il fatto di Aristotele e Filli fu rappresentato in parecchie opere d'arte; cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 462, sgg. una stampa di G. Coignet.

227.Cf.Bartsch,Peintre graveur, n. 16, 51, 87, 88, 136;Graesse,Beiträge, p. 35 sgg.;Bekkerevon Hefner,Kunstwerke und Geräthschaften des Mittelalters und Renaissance, disp. I.ªWolff,Niederländische Sagen, p. 492 sgg. Al fatto del fuoco estinto viene riferita, senza buon fondamento, una pittura di Malpicci nellaIconographie des estampes à sujets galantsetc. par M. le C. d'I*** (Genève 1868) p. 501; a quello però certamente si riferisce un dipinto di I. Steen descritto daStecherLa lég. de Virg, en Belgique, p. 625. — Anche il fatto di Aristotele e Filli fu rappresentato in parecchie opere d'arte; cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 462, sgg. una stampa di G. Coignet.

228.Novella inedita di Giovanni Sercambi, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari). Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof.D'Ancona,Novelle di Giovanni Sercambi, Bologna, 1871, p. 265 sgg.

228.Novella inedita di Giovanni Sercambi, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari). Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof.D'Ancona,Novelle di Giovanni Sercambi, Bologna, 1871, p. 265 sgg.

229.Marangoni,Memorie dell'anfiteatro romano, p. 51.

229.Marangoni,Memorie dell'anfiteatro romano, p. 51.

230.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.

230.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.

231.Il primo libro delle opere di M. Francesco Berni e di altri, (Leida, 1823), parte I, p. 147. Anche nelleCarte ParlantidiPartenio Etiro (Pietro Aretino), Venezia, 1650, p. 44, si allude a quest'avventura colle parole «che Virgilio nella cesta non ebbe tanto concorso di popolo».

231.Il primo libro delle opere di M. Francesco Berni e di altri, (Leida, 1823), parte I, p. 147. Anche nelleCarte ParlantidiPartenio Etiro (Pietro Aretino), Venezia, 1650, p. 44, si allude a quest'avventura colle parole «che Virgilio nella cesta non ebbe tanto concorso di popolo».

232.Questa ottava trovasi in tutte le stampe di quel poemetto. Il prof. Rajna però che ne ha visto e studiato più d'un manoscritto mi assicura che quella ottava, come altre undici o dodici, manca affatto in questi. La più antica edizione conosciuta dai bibliografi è della prima metà del cinquecento.

232.Questa ottava trovasi in tutte le stampe di quel poemetto. Il prof. Rajna però che ne ha visto e studiato più d'un manoscritto mi assicura che quella ottava, come altre undici o dodici, manca affatto in questi. La più antica edizione conosciuta dai bibliografi è della prima metà del cinquecento.

233.Cod. 40, palch. II, fog. 140v141v. Comunicatami dal professor Rajna. La poesia che la precede nel codice portava il nome diGuido da Sienaa cui poi fu dato di frego e sostituitoMesser Bartolomeo da Castello della Pieve.

233.Cod. 40, palch. II, fog. 140v141v. Comunicatami dal professor Rajna. La poesia che la precede nel codice portava il nome diGuido da Sienaa cui poi fu dato di frego e sostituitoMesser Bartolomeo da Castello della Pieve.

234.Questo poemetto che comincia «Or mi posso doler di te Tubbia» e finisce «E tu ti goderai col tuo marito» trovasi in un codice di proprietà di C. Guasti. I versi che qui comunico furono trascritti per me dal prof. d'Ancona. Il verso sesto della prima ottava manca nel MS.

234.Questo poemetto che comincia «Or mi posso doler di te Tubbia» e finisce «E tu ti goderai col tuo marito» trovasi in un codice di proprietà di C. Guasti. I versi che qui comunico furono trascritti per me dal prof. d'Ancona. Il verso sesto della prima ottava manca nel MS.

235.Cod. Ambros. D. 524 inf.; secondo il prof. Rajna che me ne dà notizia è di circa il 1440.

235.Cod. Ambros. D. 524 inf.; secondo il prof. Rajna che me ne dà notizia è di circa il 1440.

236.Pubblicato dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 417 sg. Diciamo «pubblicato» poichè l'antica stampa di questo poemetto registrata dalBrunet(IV, p. 121) è cosa rarissima, nè in essa trovasi il nome dell'autore.

236.Pubblicato dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 417 sg. Diciamo «pubblicato» poichè l'antica stampa di questo poemetto registrata dalBrunet(IV, p. 121) è cosa rarissima, nè in essa trovasi il nome dell'autore.

237.Pubblicato daToblerinZeitschrift f. roman. Philol.IX, p. 289 sgg. (ved. p. 301, n. 31);Monaci Crestomaz. ital. dei primi secoli, p. 142.

237.Pubblicato daToblerinZeitschrift f. roman. Philol.IX, p. 289 sgg. (ved. p. 301, n. 31);Monaci Crestomaz. ital. dei primi secoli, p. 142.

238.L'ho vista nella raccolta di Dresda; la descriveGraesse,Beitraege, p. 35 sg.

238.L'ho vista nella raccolta di Dresda; la descriveGraesse,Beitraege, p. 35 sg.

239.Ved.Bartsch, 46, eIconographie des estampes à sujets galantsetc, par M. le C. d'I*** (Genève, 1868), p. 733.

239.Ved.Bartsch, 46, eIconographie des estampes à sujets galantsetc, par M. le C. d'I*** (Genève, 1868), p. 733.

240.Strozziano, n.º 174. Anche il Riccardiano 1125 contiene una simile miniatura, attribuita a Benozzo Gozzoli.

240.Strozziano, n.º 174. Anche il Riccardiano 1125 contiene una simile miniatura, attribuita a Benozzo Gozzoli.

241.Ved.De Nino,Ovidio nella tradizione popolare di Sulmona, Casalbordino, 1886, p. 38 sg.

241.Ved.De Nino,Ovidio nella tradizione popolare di Sulmona, Casalbordino, 1886, p. 38 sg.

242.Crediamo far cosa utile riproducendo fra i documenti in fondo a questo volume anche questo poemetto che porta il titolo:Vita, conversione e morte di Pietro Barliario nobile salernitano e famosissimo mago, composta daFilippo Cataloniromano. Lucca, s. a. in-12.º di p. 24. Un'altra redazione in versi, meno completa, e che non contiene l'episodio da noi citato, porta il titolo:Stupendo miracolo del Crocifisso di Salerno con la vita e morte di Pietro Bailardo famosissimo mago, opera nuova per consolazione dei peccatori posta in ottava rima e data in luce daLuca Pazienzanapoletano, In Lucca, 1799, per il Marescandoli, 12 p. in-12.º Queste due redazioni mi sono state gentilmente comunicate dal prof. D'Ancona.Credesi che questo Pietro Barliario (detto poiBailardooBaialardo) esistesse realmente, e che per occuparsi di scienze naturali e d'alchimia, passasse per mago. Sarebbe morto frate, fra i Benedettini a Salerno, il 25 marzo 1149. Almeno questo asserisce ilMazza, il quale dice di aver veduto il suo sepolcro sul quale ei lesse: «hoc est sepulcrum m. magistri Petri Barliarii»;Urbis salernitanae hisioria, p. 33 sg. (inThes.Graev.etBurm.IX, 4). Ved.De Renzi,Storia della medicina in Italia, II, p. 118. Il popolo napoletano attribuisce a Barliario il così dettoPonte di Caligola; Ved.Ampère,L'empire romain à Rome, II, p. 9; cfr. anche sul Barliario o Bailiardo,BuskFolklore of Romen.º 199.Fr. Sabatini,Abelardo ed Eloisa secondo la tradizione popolare, Roma 1879 il quale malamente torna a confonderlo con Pietro Abelardo; contro questo errore ved.D'Ancona,Varietà storiche e letterarieI serie. Milano 1883; cfr. ancheTorracainRassegna settimanaleVI (1880) n.º 155 p. 397 sg.

242.Crediamo far cosa utile riproducendo fra i documenti in fondo a questo volume anche questo poemetto che porta il titolo:Vita, conversione e morte di Pietro Barliario nobile salernitano e famosissimo mago, composta daFilippo Cataloniromano. Lucca, s. a. in-12.º di p. 24. Un'altra redazione in versi, meno completa, e che non contiene l'episodio da noi citato, porta il titolo:Stupendo miracolo del Crocifisso di Salerno con la vita e morte di Pietro Bailardo famosissimo mago, opera nuova per consolazione dei peccatori posta in ottava rima e data in luce daLuca Pazienzanapoletano, In Lucca, 1799, per il Marescandoli, 12 p. in-12.º Queste due redazioni mi sono state gentilmente comunicate dal prof. D'Ancona.

Credesi che questo Pietro Barliario (detto poiBailardooBaialardo) esistesse realmente, e che per occuparsi di scienze naturali e d'alchimia, passasse per mago. Sarebbe morto frate, fra i Benedettini a Salerno, il 25 marzo 1149. Almeno questo asserisce ilMazza, il quale dice di aver veduto il suo sepolcro sul quale ei lesse: «hoc est sepulcrum m. magistri Petri Barliarii»;Urbis salernitanae hisioria, p. 33 sg. (inThes.Graev.etBurm.IX, 4). Ved.De Renzi,Storia della medicina in Italia, II, p. 118. Il popolo napoletano attribuisce a Barliario il così dettoPonte di Caligola; Ved.Ampère,L'empire romain à Rome, II, p. 9; cfr. anche sul Barliario o Bailiardo,BuskFolklore of Romen.º 199.Fr. Sabatini,Abelardo ed Eloisa secondo la tradizione popolare, Roma 1879 il quale malamente torna a confonderlo con Pietro Abelardo; contro questo errore ved.D'Ancona,Varietà storiche e letterarieI serie. Milano 1883; cfr. ancheTorracainRassegna settimanaleVI (1880) n.º 155 p. 397 sg.

243.Vedi la ricca enumerazione che ne faDu Mérilnella sua dotta introduzione alFloire et Blanceflor, p.CLXVsgg.

243.Vedi la ricca enumerazione che ne faDu Mérilnella sua dotta introduzione alFloire et Blanceflor, p.CLXVsgg.

244.Vedi laFleur des histoiresdiJean ManselpressoDu Méril,Mélanges, p. 444 sg.; iFaits merveilleux de Virgiledi cui parleremo poi;Kurzweilige Gespräch, Francf., 1563, e pressoGenthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro, p. 75. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 449;Schmidt,Beiträge, 139-141 sg.

244.Vedi laFleur des histoiresdiJean ManselpressoDu Méril,Mélanges, p. 444 sg.; iFaits merveilleux de Virgiledi cui parleremo poi;Kurzweilige Gespräch, Francf., 1563, e pressoGenthe,Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro, p. 75. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 449;Schmidt,Beiträge, 139-141 sg.

245.Cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 457;BartschnellaGermaniadiPfeiffer, V, 94 sg. Il testo di questo racconto secondo la redazione mongolica dell'Ardschi Bordschiè stato pubblicato a parte dallo Iülg, col titolo:Erzählung aus der Sammlung Ardschi Bordschi ein Seitenstüch zum Gottesgericht in Tristan und Isolde, Innsbruck, 1867; e poi dal medesimo nel suo dotto lavoroMongolische Märchen, (Innsbruck, 1868), p. 111 sgg. Cf. il mio articolo nellaRevue critique, 1867, I, p. 185 sgg.

245.Cf.Benfey,Pantschatantra, I, p. 457;BartschnellaGermaniadiPfeiffer, V, 94 sg. Il testo di questo racconto secondo la redazione mongolica dell'Ardschi Bordschiè stato pubblicato a parte dallo Iülg, col titolo:Erzählung aus der Sammlung Ardschi Bordschi ein Seitenstüch zum Gottesgericht in Tristan und Isolde, Innsbruck, 1867; e poi dal medesimo nel suo dotto lavoroMongolische Märchen, (Innsbruck, 1868), p. 111 sgg. Cf. il mio articolo nellaRevue critique, 1867, I, p. 185 sgg.

246.«Tremellius vero Scropha cognominatus est eventu tali. Is Tremellius cum familia atque liberis in villa erat. Servi eius, cum de vicino scropha erraret, subreptam conficiunt; vicinus advocatis custodibus, omnia circumvenit, ne qua efferri possit: isque ad dominum appellat restitui sibi pecudem. Tremellius qui ex villico rem comperisset, scrophae cadaver sub centonibus conlocat super quos uxor cubabat; quaestionem vicino permittit. Cum ventum est ad cubiculum, verba iurationis concipit: nullam esse in villa sua scropham nisi istam, inquit quae in centonibus iacet: lectulum monstrat. Ea facetissima iuratio Tremellio Scrophae cognomentum dedit.»Macrob.Sat.I, 6, 30.

246.«Tremellius vero Scropha cognominatus est eventu tali. Is Tremellius cum familia atque liberis in villa erat. Servi eius, cum de vicino scropha erraret, subreptam conficiunt; vicinus advocatis custodibus, omnia circumvenit, ne qua efferri possit: isque ad dominum appellat restitui sibi pecudem. Tremellius qui ex villico rem comperisset, scrophae cadaver sub centonibus conlocat super quos uxor cubabat; quaestionem vicino permittit. Cum ventum est ad cubiculum, verba iurationis concipit: nullam esse in villa sua scropham nisi istam, inquit quae in centonibus iacet: lectulum monstrat. Ea facetissima iuratio Tremellio Scrophae cognomentum dedit.»Macrob.Sat.I, 6, 30.

247.Michel,Tristan, I, p. 199 sg.

247.Michel,Tristan, I, p. 199 sg.

248.Ved.Novelle del«Mambriano»del Cieco da Ferrara esposte ed illustrate daGiuseppe Rua, Torino, 1888, p. 65-83. — In unaNovella del geloso(comunicatami dal prof. D'Ancona) che trovasi nel cod. Perugino C. 43, p. 120v, e comincia «Per cortesia ciascun geloso» la pietra, opietrone, della verità è attribuita a Merlino:«Però quel pedron ha vertù taleChe vi lassò il bon Merlin perfettoQualunque omo o dona fesse male, etc.»

248.Ved.Novelle del«Mambriano»del Cieco da Ferrara esposte ed illustrate daGiuseppe Rua, Torino, 1888, p. 65-83. — In unaNovella del geloso(comunicatami dal prof. D'Ancona) che trovasi nel cod. Perugino C. 43, p. 120v, e comincia «Per cortesia ciascun geloso» la pietra, opietrone, della verità è attribuita a Merlino:

«Però quel pedron ha vertù taleChe vi lassò il bon Merlin perfettoQualunque omo o dona fesse male, etc.»

«Però quel pedron ha vertù taleChe vi lassò il bon Merlin perfettoQualunque omo o dona fesse male, etc.»

«Però quel pedron ha vertù tale

Che vi lassò il bon Merlin perfetto

Qualunque omo o dona fesse male, etc.»

249.VediDunlop-Liebrecht, p. 500.

249.VediDunlop-Liebrecht, p. 500.

250.Pubblicata daBartschnellaGermaniadiPfeiffer, IV, p. 237 sgg.

250.Pubblicata daBartschnellaGermaniadiPfeiffer, IV, p. 237 sgg.

251.Hagen(Briefe in die Heimath, IV, p. 106) fa notare che dove ora è Santa Maria in Cosmedin fu il tempio della Pudicizia, e quindi spiega l'origine della leggenda. Certo quel tempio o cappella (sacellum) dovette trovarsi lì presso nel fôro boario, ma oggi gli archeologici (Cf.Bekker-Marquardt,Handbuch der röm. Alterthümer,I, 480 sg.) non credono fosse dove è quella chiesa, ove invece pongono il tempio di Cerere. Del resto nella più antica notizia (Mirabilia) la leggenda che a ciò si riferisce non parla di oracoli piuttosto relativi alla castimonia delle persone, che ad altro. Ved. anche laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatnerecc. I, III, p. 381,Crescimbeni,Storia della Basilica di Santa Maria in Cosmedin. Roma, 1715.

251.Hagen(Briefe in die Heimath, IV, p. 106) fa notare che dove ora è Santa Maria in Cosmedin fu il tempio della Pudicizia, e quindi spiega l'origine della leggenda. Certo quel tempio o cappella (sacellum) dovette trovarsi lì presso nel fôro boario, ma oggi gli archeologici (Cf.Bekker-Marquardt,Handbuch der röm. Alterthümer,I, 480 sg.) non credono fosse dove è quella chiesa, ove invece pongono il tempio di Cerere. Del resto nella più antica notizia (Mirabilia) la leggenda che a ciò si riferisce non parla di oracoli piuttosto relativi alla castimonia delle persone, che ad altro. Ved. anche laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatnerecc. I, III, p. 381,Crescimbeni,Storia della Basilica di Santa Maria in Cosmedin. Roma, 1715.

252.Cf.Massmasn,Kaiserchronick, III, p. 449. — Come l'avventura del paniere così questo aneddoto figurò in opere d'arte. Esso si ritrova anche fra le varie stampe di Luca di Leida relative alle astuzie femminili. Cf. (oltre aBartsch)Passavant,Le Peintre graveur, III, p. 9. Di una pittura a ciò relativa, che trovavasi in una casa di Roma parla laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatner, III, I, 382.L'antico poeta tedescoHans Sachs(XVI sec.) attribuisce a Virgilio un ponte sul quale al suonar di una campanella non poteva reggersi se non chi avesse serbato la fede coniugale. Con questo ei consolò Arturo mostrandogli quanto numerosa fosse la compagnia a cui anch'egli apparteneva. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III,CXXXVJ.

252.Cf.Massmasn,Kaiserchronick, III, p. 449. — Come l'avventura del paniere così questo aneddoto figurò in opere d'arte. Esso si ritrova anche fra le varie stampe di Luca di Leida relative alle astuzie femminili. Cf. (oltre aBartsch)Passavant,Le Peintre graveur, III, p. 9. Di una pittura a ciò relativa, che trovavasi in una casa di Roma parla laBeschreibung der Stadt Rom. diPlatner, III, I, 382.

L'antico poeta tedescoHans Sachs(XVI sec.) attribuisce a Virgilio un ponte sul quale al suonar di una campanella non poteva reggersi se non chi avesse serbato la fede coniugale. Con questo ei consolò Arturo mostrandogli quanto numerosa fosse la compagnia a cui anch'egli apparteneva. Cf.v. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III,CXXXVJ.

253.Adottiamo il titolo diCronica di Partenopecome il più breve; ma il titolo che porta quest'opera nelle edizioni e ne' MSS. non è sempre esattamente lo stesso. Assai comune è quello diChroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Pozzuoli et Ischia. — Per le due più antiche edizioni (la prima senza data, l'altra del 1526) vediBrunet,Manuel, V, 1226 sg. I MSS. sono assai numerosi. La parte dellaCronicache riguarda Virgilio trovasi riprodotta inGraesse,Beiträge, p. 27 sgg., e dal prof.Villari, secondo un MS. napoletano del 1471, negliAnnali delle Università toscane. VIII, p. 162 sgg. Alcuni capitoli ne ha riprodotti anco ilGaliani,Del dialetto napoletano, p. 95 sgg. Dietro studi speciali fatti sui MSS., assai discordanti dalle edizioni,B. Capassoha eliminato parecchi errori che correvano circa l'autore di questa Cronica, la sua natura e la sua composizione, dandone una corretta definizione, alla quale ci atteniamo, nel suo bel lavoroLe fonti della storia delle prov. napoletanedal 560 al 1500 inArch. st. per le prov. nap.I (1876) p. 592 sgg.

253.Adottiamo il titolo diCronica di Partenopecome il più breve; ma il titolo che porta quest'opera nelle edizioni e ne' MSS. non è sempre esattamente lo stesso. Assai comune è quello diChroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Pozzuoli et Ischia. — Per le due più antiche edizioni (la prima senza data, l'altra del 1526) vediBrunet,Manuel, V, 1226 sg. I MSS. sono assai numerosi. La parte dellaCronicache riguarda Virgilio trovasi riprodotta inGraesse,Beiträge, p. 27 sgg., e dal prof.Villari, secondo un MS. napoletano del 1471, negliAnnali delle Università toscane. VIII, p. 162 sgg. Alcuni capitoli ne ha riprodotti anco ilGaliani,Del dialetto napoletano, p. 95 sgg. Dietro studi speciali fatti sui MSS., assai discordanti dalle edizioni,B. Capassoha eliminato parecchi errori che correvano circa l'autore di questa Cronica, la sua natura e la sua composizione, dandone una corretta definizione, alla quale ci atteniamo, nel suo bel lavoroLe fonti della storia delle prov. napoletanedal 560 al 1500 inArch. st. per le prov. nap.I (1876) p. 592 sgg.

254.«Di questa parte della Cronica, che corrisponde ai primi 57 capitoli della edizione comunemente nota, o piuttosto del raffazonamento fatto nel 1526, non si conoscono finora codici speciali ed esclusivi»Capasso, op. cit.

254.«Di questa parte della Cronica, che corrisponde ai primi 57 capitoli della edizione comunemente nota, o piuttosto del raffazonamento fatto nel 1526, non si conoscono finora codici speciali ed esclusivi»Capasso, op. cit.

255.Cfr. il fatto simile da noi sopra (p. 40) notato in altra scrittura.

255.Cfr. il fatto simile da noi sopra (p. 40) notato in altra scrittura.

256.Cf.Petrarca,Epist. de rebus fam., lib. V, ep. 6.

256.Cf.Petrarca,Epist. de rebus fam., lib. V, ep. 6.

257.Cfr. la novella 216 delSacchettirelativa ad Alberto Magno: «Maestro Alberto della Magna giungendo a uno oste sul Po gli fa uno pesce di legno col quale pigliava quanti pesci volea.»

257.Cfr. la novella 216 delSacchettirelativa ad Alberto Magno: «Maestro Alberto della Magna giungendo a uno oste sul Po gli fa uno pesce di legno col quale pigliava quanti pesci volea.»

258.Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All'autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medio evo, l'Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis. Filomelo (nei MSS. trovasi anche scrittoFilomeno) credo sia l'antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (ved.Becker-Marquardt,Handbuch d. röm. Alterth., IV, p. 117 sgg.). Può credersi che questo racconto, che l'autore dice aver letto in una cronica antica, non sia d'origine popolare, ma fosse inventato per dar credito al libro di un qualche precursore di Cardano e di Paracelso. — È noto che, secondo la leggenda napoletana, il Monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose maravigliose, e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata.

258.Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All'autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medio evo, l'Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis. Filomelo (nei MSS. trovasi anche scrittoFilomeno) credo sia l'antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (ved.Becker-Marquardt,Handbuch d. röm. Alterth., IV, p. 117 sgg.). Può credersi che questo racconto, che l'autore dice aver letto in una cronica antica, non sia d'origine popolare, ma fosse inventato per dar credito al libro di un qualche precursore di Cardano e di Paracelso. — È noto che, secondo la leggenda napoletana, il Monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose maravigliose, e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata.

259.«Nusquam memini me legisse marmorarium fuisse Virgilium.»Itinerarium Syriacum, I, p. 560, (ediz. Basil., 1581);Theod. a Niem,De schismate, II, 22. — Fra gli altri che menzionano la grotta di Pozzuoli come opera virgiliana si può citareThersander,Schauplatz viel. ungereimt. Meyn., II, 308, 554;Iean d'Autun,Chroniques, I, p. 321 etc.;Marlowe, nel suoDoctor Faustus, att. I, sc. 26 dice:«There saw we learned Maro's golden tombe,the way he cut an english mile in lengththoroug a rock of stone, in one night's space.»

259.«Nusquam memini me legisse marmorarium fuisse Virgilium.»Itinerarium Syriacum, I, p. 560, (ediz. Basil., 1581);Theod. a Niem,De schismate, II, 22. — Fra gli altri che menzionano la grotta di Pozzuoli come opera virgiliana si può citareThersander,Schauplatz viel. ungereimt. Meyn., II, 308, 554;Iean d'Autun,Chroniques, I, p. 321 etc.;Marlowe, nel suoDoctor Faustus, att. I, sc. 26 dice:

«There saw we learned Maro's golden tombe,the way he cut an english mile in lengththoroug a rock of stone, in one night's space.»

«There saw we learned Maro's golden tombe,the way he cut an english mile in lengththoroug a rock of stone, in one night's space.»

«There saw we learned Maro's golden tombe,

the way he cut an english mile in length

thoroug a rock of stone, in one night's space.»

260.Ved. sopra, p. 60. Intieramente erroneo è quel che sullaCronica di Partenopescrive ilVietor(op. cit. p. 177 sg.) definendola come una compilazione dotta riferente leggende ricavate da scrittori, non mai dalla tradizione popolare napoletana, la quale, se pur ne sapea, non ne seppe che dietro l'opera di Gervasio diffusasi in qualche traduzione italiana! Oltrechè Gervasio stesso, checchè dica il Vietor, non fa che riferire leggende da lui udite a Napoli, laCronicaregistra leggende che non trovansi nè in Gervasio nè in altri scrittori esteri ma in antichi autori napoletani anteriori a tutti questi.

260.Ved. sopra, p. 60. Intieramente erroneo è quel che sullaCronica di Partenopescrive ilVietor(op. cit. p. 177 sg.) definendola come una compilazione dotta riferente leggende ricavate da scrittori, non mai dalla tradizione popolare napoletana, la quale, se pur ne sapea, non ne seppe che dietro l'opera di Gervasio diffusasi in qualche traduzione italiana! Oltrechè Gervasio stesso, checchè dica il Vietor, non fa che riferire leggende da lui udite a Napoli, laCronicaregistra leggende che non trovansi nè in Gervasio nè in altri scrittori esteri ma in antichi autori napoletani anteriori a tutti questi.

261.Questo passo, soppresso nelle edizioni, trovasi nei MSS.

261.Questo passo, soppresso nelle edizioni, trovasi nei MSS.

262.Già da tutti e da noi pure si credette che il merito di queste parole spettasse all'antico autore della Cronica; ma il Capasso per primo ha fatto notare che esse non trovansi nei MSS. e sono aggiunte dall'Astrino; ved. l'op. sopra citataFontiecc. p. 596, nota.

262.Già da tutti e da noi pure si credette che il merito di queste parole spettasse all'antico autore della Cronica; ma il Capasso per primo ha fatto notare che esse non trovansi nei MSS. e sono aggiunte dall'Astrino; ved. l'op. sopra citataFontiecc. p. 596, nota.

263.Le Rime antiche volgari secondo la lezione del cod. vaticano 3793 pubblicate per cura diA. D'AnconaeD. Comparetti. Bologna, vol. I (1875) p. 430.

263.Le Rime antiche volgari secondo la lezione del cod. vaticano 3793 pubblicate per cura diA. D'AnconaeD. Comparetti. Bologna, vol. I (1875) p. 430.

264.Questo leggesi nel testo interpolato della biografia attribuita a Donato. Il testo più genuino fa passare il poeta direttamente da Milano a Roma (Cf.Reifferscheid,Svetonietc. p. 401), come appunto dice nel suo commento Francesco da Buti.

264.Questo leggesi nel testo interpolato della biografia attribuita a Donato. Il testo più genuino fa passare il poeta direttamente da Milano a Roma (Cf.Reifferscheid,Svetonietc. p. 401), come appunto dice nel suo commento Francesco da Buti.

265.Poesie di Messer Cino da Pistoia racc. daSeb. Ciampi, t. II, p. 157 (3ª ediz.). L'idea, sostenuta dal Ciampi, che quella satira fosse scritta da Cino contro Roma e non contro Napoli, è infirmata dal passo che citiamo, di cui il Ciampi non ha capito il senso, e dalla satira tutta intera che soltanto a Napoli può riferirsi. L'animal sì vilecheanticamentediede il nome a quel regno oveogni senso è bugiardo e fallaceè la sirena Partenope.

265.Poesie di Messer Cino da Pistoia racc. daSeb. Ciampi, t. II, p. 157 (3ª ediz.). L'idea, sostenuta dal Ciampi, che quella satira fosse scritta da Cino contro Roma e non contro Napoli, è infirmata dal passo che citiamo, di cui il Ciampi non ha capito il senso, e dalla satira tutta intera che soltanto a Napoli può riferirsi. L'animal sì vilecheanticamentediede il nome a quel regno oveogni senso è bugiardo e fallaceè la sirena Partenope.

266.Veggasi la notizia datane dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 397 sgg. Pubblico per prima volta, fra i documenti in fondo a questo volume, la parte relativa a Virgilio.

266.Veggasi la notizia datane dal prof.D'AnconanelPropugnatore, 1870, I, p. 397 sgg. Pubblico per prima volta, fra i documenti in fondo a questo volume, la parte relativa a Virgilio.

267.Cfr.Wesselofsky,Le tradizioni popolari nei poemi di Antonio Puccinell'Ateneo italiano, Ann. I.

267.Cfr.Wesselofsky,Le tradizioni popolari nei poemi di Antonio Puccinell'Ateneo italiano, Ann. I.

268.Pubbl. dal sig.Zanella,Verona, 1858.

268.Pubbl. dal sig.Zanella,Verona, 1858.

269.Trucchi,Poesie inedite di dugento autori. Prato, 1846, vol. II, p. 29.

269.Trucchi,Poesie inedite di dugento autori. Prato, 1846, vol. II, p. 29.

270.All'ampolla del sangue miracoloso di S. Gennaro non può riferirsi quel verso dell'Orcagna morto circa il 1368, cioè prima di ogni memoria del famoso miracolo, del quale non si trova menzione prima del sec. XV; ved.Villari,Legg. e trad. che illustrano la Div. Com.inAnn. delle Univ. Tosc.VIII, p. 219.Giov. Scherillo,Di San Gennaro protettore della città di Napoli e della reliquia del suo sanguenellaStrenna della scuola cattolica per l'anno 1875. Napoli, p. 147 sgg.

270.All'ampolla del sangue miracoloso di S. Gennaro non può riferirsi quel verso dell'Orcagna morto circa il 1368, cioè prima di ogni memoria del famoso miracolo, del quale non si trova menzione prima del sec. XV; ved.Villari,Legg. e trad. che illustrano la Div. Com.inAnn. delle Univ. Tosc.VIII, p. 219.Giov. Scherillo,Di San Gennaro protettore della città di Napoli e della reliquia del suo sanguenellaStrenna della scuola cattolica per l'anno 1875. Napoli, p. 147 sgg.

271.Che il nome diTor de' specchiportato tuttora da una via di Roma si riferisca allo specchio maraviglioso di Virgilio è un'idea falsa di Keller, Hagen, Massmann ed altri.Gregorovius(Gesch. d. Stadt Rom. im Mittelalter, IV, p. 629) ha ragione di credere che il nome di quella via provenga dalla famigliaDe SpeculooDe' Specchiche ivi ebbe la sua torre. Vero è però che chi visitava Roma, avendo in mente le leggende virgiliane, poteva credere di trovare in queste la spiegazione del nome portato da quella località, e forse laSpiegelburg, presso a cui una versione tedesca delMirabiliapone la scena del racconto virgiliano, non è realmente altra cheTor de' specchi. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.

271.Che il nome diTor de' specchiportato tuttora da una via di Roma si riferisca allo specchio maraviglioso di Virgilio è un'idea falsa di Keller, Hagen, Massmann ed altri.Gregorovius(Gesch. d. Stadt Rom. im Mittelalter, IV, p. 629) ha ragione di credere che il nome di quella via provenga dalla famigliaDe SpeculooDe' Specchiche ivi ebbe la sua torre. Vero è però che chi visitava Roma, avendo in mente le leggende virgiliane, poteva credere di trovare in queste la spiegazione del nome portato da quella località, e forse laSpiegelburg, presso a cui una versione tedesca delMirabiliapone la scena del racconto virgiliano, non è realmente altra cheTor de' specchi. Cf.Massmann,Kaiserchronik, III, p. 454.

272.Giorg. Fabricio,Roma(1587) p. 21.

272.Giorg. Fabricio,Roma(1587) p. 21.

273.Dopochè nel XIII secolo Gregorio IX l'ebbe fatta rovesciare. VediMarangoni,Memorie dell'Anfiteatro romano, p. 51.

273.Dopochè nel XIII secolo Gregorio IX l'ebbe fatta rovesciare. VediMarangoni,Memorie dell'Anfiteatro romano, p. 51.

274.Ved.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 118. Frequente è la denominazione di Scuola di Virgilio nei documenti e disegni dell'epoca relativi al Settizonio, i cui residui furon disfatti per ordine di Sisto V; cfr.HülsenDas Septizonium des Septimius Severius(XLVI Winkelmannsprogr.) Berlin, 1886, p. 30,StevensonIl Settizonio SeverianoinBull. della Comm. arch. comun. di Roma1888, p. 272. — Il nome diScuola di Virgilioè tuttora applicato in Napoli ad una località posta in riva al mare, ove dicesi fosse un tempio della Fortuna o di Venere Euplea. Ho cercato invano esempi di questa denominazione data a quel luogo, che risalgano al medio evo. In quanto abbiamo di leggende virgiliane poste in iscritto essa non figura mai. Nel libretto popolare d'origine francese (Les faits merveilleux de Virgile), di cui parleremo fra non molto, è menzione di una scuola di negromanzia che Virgilio avrebbe fondata a Napoli, e quindi taluni hanno creduto che a ciò si riferisse quel nome. Io invece credo l'inverso, che cioè questa denominazione abbia dato luogo a quella aggiunta fatta alla leggenda nel libretto. Un pescatore napoletano stabilito presso allaScuola di Virgilio, narrava ad un forestiero, di cui a suo luogo citeremo per esteso la relazione, che ivi Virgilio soleva dar lezione al principe Marcello; ed infatti ciò s'accorda collaCronica di Partenope, in cui Virgilio figura come maestro di Marcello. Questo basta a spiegare quel nome, nè è d'uopo ricorrere, come qualcuno ha fatto, ad una derivazione discuoladascoglio.

274.Ved.v. d. Hagen,Briefe in die Heimath, IV, p. 118. Frequente è la denominazione di Scuola di Virgilio nei documenti e disegni dell'epoca relativi al Settizonio, i cui residui furon disfatti per ordine di Sisto V; cfr.HülsenDas Septizonium des Septimius Severius(XLVI Winkelmannsprogr.) Berlin, 1886, p. 30,StevensonIl Settizonio SeverianoinBull. della Comm. arch. comun. di Roma1888, p. 272. — Il nome diScuola di Virgilioè tuttora applicato in Napoli ad una località posta in riva al mare, ove dicesi fosse un tempio della Fortuna o di Venere Euplea. Ho cercato invano esempi di questa denominazione data a quel luogo, che risalgano al medio evo. In quanto abbiamo di leggende virgiliane poste in iscritto essa non figura mai. Nel libretto popolare d'origine francese (Les faits merveilleux de Virgile), di cui parleremo fra non molto, è menzione di una scuola di negromanzia che Virgilio avrebbe fondata a Napoli, e quindi taluni hanno creduto che a ciò si riferisse quel nome. Io invece credo l'inverso, che cioè questa denominazione abbia dato luogo a quella aggiunta fatta alla leggenda nel libretto. Un pescatore napoletano stabilito presso allaScuola di Virgilio, narrava ad un forestiero, di cui a suo luogo citeremo per esteso la relazione, che ivi Virgilio soleva dar lezione al principe Marcello; ed infatti ciò s'accorda collaCronica di Partenope, in cui Virgilio figura come maestro di Marcello. Questo basta a spiegare quel nome, nè è d'uopo ricorrere, come qualcuno ha fatto, ad una derivazione discuoladascoglio.


Back to IndexNext