XIV.BUONAMENTE ALIPRANDO

XIV.BUONAMENTE ALIPRANDO(Ved. vol. II, pag.147sgg.).

(Ved. vol. II, pag.147sgg.).

Mantova un suo cittadino avia,Per dritto nomeFigulochiamato;Ricco e pieno tra gli altri si tenia.Era in natural molto riputato.La donna suaMajachiamava,Ch'era nata da un uomo scienziato.Una notte la donna se sognava,Che fuor del corpo suo produciaUn ramo lauro, che fior si portava.E quello ramo poi pomi facia.E una verga le parea di vedireChe fiore e frutto assai si se avia.Questa donna pur si volea sapireQuel, che questo suo sogno le indicavaInnanzi che venisse al partorire.Un astrologo grande domandava,Che 'l suo sogno le dovesse spianare.E quello a lei molto la confortava.Dicea: «voi vi dovete confortareDi questo sogno: che vi so ben dire,Che voi v'avete molto a rallegrare.Un figlio maschio avete a partorire.Sarà saggio, e di scienza ben'imbuto.Non si troverà simil', al ver dire.E perchè 'l sogno vostro sia compiuto,Per segno della verga de li fioriVirgilioper suo nome sia mettuto.Il figlio alleverete con amore.Simil di lui alcun non sarà al mondo.Per lui avrete ancora grand'onore.La donna fece l'animo jocondo.E quando venne lei al partorire:Nacque il figlio maschio tutto, e tondo.Grande allegrezza si fe' con desirePer lo padre, e per lo suo parentado.Di quel figlio ciascun si avia a dire.Virgilioper suo nome fu chiamato.Cresciuto al tempo a la scola 'l mandava,Allo maestro molto accomodato.Più degli altri poi s'imparava.Da tutta la gente era desiato.E da i scolari, che in scola usava.Nella scola si fu pronominato,Per la testa grossa che lui avia,Da' scolariMaroneera chiamato.Le fattezze dirò che lui seguia:Grande di persona, livido colore,La faccia quasi a rustican trasia.Omo fu saggio, e di gran valore.In suo tempo undici libri compose.I quali al mondo gli fan grande onore.Farotti lo nome con chiara vose:BucolicaeGeorgicafece.E lo terzo chiamatoEneidose.AncorMoretumlibro si comprese,Con fabulazion d'Egitto ancore,Æthnam, etCulicemancor distese.PriapejaeCatalectondi valore,Epigrammataancor compiloe.Coppam, eDirasgli fan grande onore.Altre gran cose, che menzion non foe,Lui fece, che poi fur de grande fama.D'assai gran fatti per scritture trattoe.Al mondo ciaschedun molto si bramaLe sue opere ciascun si desia.Per la virtù di quelle ogn'omo l'ama.Torniamo ora a Virgilio, che stasiaAlla scola per voler'imparare,E tutto l'animo a quello si mettia.Venne saputo, che non era suo pare.Scienza di medicina s'imparoe.Quella sapea molto ben'oprare.D'apprender'oltre molto desidroe.Nel Studio de Milano e de CremonaStette tempo. Poi partirsi curoe.Tornò a Mantova con la sua persona.Non li piacea ben voler lì stare.La terra e li suoi beni si abbandona.E pur'in Grecia si se mise andare,Dove de ogni scienza s'imparava.Volle ad Atene andare a studiare.Stette buon tempo, e poi si ritornava;A Mantova ritornò scienziato.Di sua venuta ciaschun s'allegrava.Dietro a questo pochi anni stato,Gran guerra fue tra lo Imperatore,E Antonio grande Romano chiamato.Di vittoria Ottaviano ebbe l'onore.A Roma con sua gente si tornava.Gran festa fu per Roma fatta allore.Ottaviano subito pensavaRimunerare li suoi Cavalieri.E in questo modo lui si se ordinava,In Lombardia fece suoi pensieri,Che quelli che servito lui aviaD'ogni gente cavalieri e scudieri,Per meritar le terre li scrivia,Che di ben d'altri fosse dato allore,Di case e possessione darli balia.Chè quando quella guerra fu tra lore,Cremonesi con Antonio tenia,Contro d'Ottavian con suo valore.Per lo simil la città di Pavia,Piacenza, Parmigiani, e Modenesi,E anco Mantova pure ne sentia.E per questo Ottavian sì fesi,Che i ben di que' cittadini tolese;Per vendicar le ricevute offesi,De' suoi mandò, che stribuir deveseTutti li beni, come a lor piacia.Compito fu, chè non ci fur difese.Tutto quel di Cremona dato avia.Ario Centurione fu mandato.Venne a Mantova con sua compagnia.Tutti li beni di Virgilio datoFurono ad Arrio integramente.E Virgilio ne fu molto turbato.Notabilmente verso scrisse di presente:Mantua vae miserae nimium vicina Cremonae!Di Mantua partì immantinente.Verso di Roma si prese ad andare,Per voler esser dallo imperatore,Con speme de' suoi ben recuperare.In Mantova si era gran dolore.Li cittadini rubar si vedia.Gran pianti per la terra furo allore.Arrio con sua grande tirannia,Consentia a ciaschun ogni malfare;Dando loro e alturia e balia.La Torre del Comun fece ammezzare,Che Campanil ad esso si se chiamaDi Santo Pietro, come ad esso pare.Ritorniamo a Virgilio che si bramaD'essere a Roma con OttavianoMale contento e con la mente grama.Giunto a Roma pensier fece non vano,Dimestichezza d'alcun non avia;Pur la prese di un valente romano.E con quello parlava, e li diciaDel suo fatto, e come gli era stato,E quali modi a lui si pariaTener dovesse. Lui ebbe pensato,Che supplicanza a Ottaviano desse,E per tal modo lui saria ascoltato.A Virgilio non parve che piacesse.Da lui partito, termina altro fare,Che a Ottavian voglia venisseDi volerlo conoscere, e parlare.Così nella sua mente ebbe pensatoDi voler tempo un poco aspettare.Lo Imperatore ordin'avia dato,Di voler l'altro giorno cavalcareFuor della terra, dov'era ordinato.La notte gran pioggia con gran tonare.Lo giorno fatto 'l tempo si chiaria.L'Imperator si mise a cavalcare.Virgilio due versi si faciaLi quali aviano questo tenore.Sulla scranna imperial li mettia.Nocte pluit tota: redeunt spectacula mane,Divisum Imperium cum Jove Caesar habes.Questi versi vide lo Imperatore.Volle sapere chi fatti gli avia.Egeus poeta si dava l'onore.Gran vergogna dietro ne ricevia.

Mantova un suo cittadino avia,Per dritto nomeFigulochiamato;Ricco e pieno tra gli altri si tenia.

Mantova un suo cittadino avia,

Per dritto nomeFigulochiamato;

Ricco e pieno tra gli altri si tenia.

Era in natural molto riputato.La donna suaMajachiamava,Ch'era nata da un uomo scienziato.

Era in natural molto riputato.

La donna suaMajachiamava,

Ch'era nata da un uomo scienziato.

Una notte la donna se sognava,Che fuor del corpo suo produciaUn ramo lauro, che fior si portava.

Una notte la donna se sognava,

Che fuor del corpo suo producia

Un ramo lauro, che fior si portava.

E quello ramo poi pomi facia.E una verga le parea di vedireChe fiore e frutto assai si se avia.

E quello ramo poi pomi facia.

E una verga le parea di vedire

Che fiore e frutto assai si se avia.

Questa donna pur si volea sapireQuel, che questo suo sogno le indicavaInnanzi che venisse al partorire.

Questa donna pur si volea sapire

Quel, che questo suo sogno le indicava

Innanzi che venisse al partorire.

Un astrologo grande domandava,Che 'l suo sogno le dovesse spianare.E quello a lei molto la confortava.

Un astrologo grande domandava,

Che 'l suo sogno le dovesse spianare.

E quello a lei molto la confortava.

Dicea: «voi vi dovete confortareDi questo sogno: che vi so ben dire,Che voi v'avete molto a rallegrare.

Dicea: «voi vi dovete confortare

Di questo sogno: che vi so ben dire,

Che voi v'avete molto a rallegrare.

Un figlio maschio avete a partorire.Sarà saggio, e di scienza ben'imbuto.Non si troverà simil', al ver dire.

Un figlio maschio avete a partorire.

Sarà saggio, e di scienza ben'imbuto.

Non si troverà simil', al ver dire.

E perchè 'l sogno vostro sia compiuto,Per segno della verga de li fioriVirgilioper suo nome sia mettuto.

E perchè 'l sogno vostro sia compiuto,

Per segno della verga de li fiori

Virgilioper suo nome sia mettuto.

Il figlio alleverete con amore.Simil di lui alcun non sarà al mondo.Per lui avrete ancora grand'onore.

Il figlio alleverete con amore.

Simil di lui alcun non sarà al mondo.

Per lui avrete ancora grand'onore.

La donna fece l'animo jocondo.E quando venne lei al partorire:Nacque il figlio maschio tutto, e tondo.

La donna fece l'animo jocondo.

E quando venne lei al partorire:

Nacque il figlio maschio tutto, e tondo.

Grande allegrezza si fe' con desirePer lo padre, e per lo suo parentado.Di quel figlio ciascun si avia a dire.

Grande allegrezza si fe' con desire

Per lo padre, e per lo suo parentado.

Di quel figlio ciascun si avia a dire.

Virgilioper suo nome fu chiamato.Cresciuto al tempo a la scola 'l mandava,Allo maestro molto accomodato.

Virgilioper suo nome fu chiamato.

Cresciuto al tempo a la scola 'l mandava,

Allo maestro molto accomodato.

Più degli altri poi s'imparava.Da tutta la gente era desiato.E da i scolari, che in scola usava.

Più degli altri poi s'imparava.

Da tutta la gente era desiato.

E da i scolari, che in scola usava.

Nella scola si fu pronominato,Per la testa grossa che lui avia,Da' scolariMaroneera chiamato.

Nella scola si fu pronominato,

Per la testa grossa che lui avia,

Da' scolariMaroneera chiamato.

Le fattezze dirò che lui seguia:Grande di persona, livido colore,La faccia quasi a rustican trasia.

Le fattezze dirò che lui seguia:

Grande di persona, livido colore,

La faccia quasi a rustican trasia.

Omo fu saggio, e di gran valore.In suo tempo undici libri compose.I quali al mondo gli fan grande onore.

Omo fu saggio, e di gran valore.

In suo tempo undici libri compose.

I quali al mondo gli fan grande onore.

Farotti lo nome con chiara vose:BucolicaeGeorgicafece.E lo terzo chiamatoEneidose.

Farotti lo nome con chiara vose:

BucolicaeGeorgicafece.

E lo terzo chiamatoEneidose.

AncorMoretumlibro si comprese,Con fabulazion d'Egitto ancore,Æthnam, etCulicemancor distese.

AncorMoretumlibro si comprese,

Con fabulazion d'Egitto ancore,

Æthnam, etCulicemancor distese.

PriapejaeCatalectondi valore,Epigrammataancor compiloe.Coppam, eDirasgli fan grande onore.

PriapejaeCatalectondi valore,

Epigrammataancor compiloe.

Coppam, eDirasgli fan grande onore.

Altre gran cose, che menzion non foe,Lui fece, che poi fur de grande fama.D'assai gran fatti per scritture trattoe.

Altre gran cose, che menzion non foe,

Lui fece, che poi fur de grande fama.

D'assai gran fatti per scritture trattoe.

Al mondo ciaschedun molto si bramaLe sue opere ciascun si desia.Per la virtù di quelle ogn'omo l'ama.

Al mondo ciaschedun molto si brama

Le sue opere ciascun si desia.

Per la virtù di quelle ogn'omo l'ama.

Torniamo ora a Virgilio, che stasiaAlla scola per voler'imparare,E tutto l'animo a quello si mettia.

Torniamo ora a Virgilio, che stasia

Alla scola per voler'imparare,

E tutto l'animo a quello si mettia.

Venne saputo, che non era suo pare.Scienza di medicina s'imparoe.Quella sapea molto ben'oprare.

Venne saputo, che non era suo pare.

Scienza di medicina s'imparoe.

Quella sapea molto ben'oprare.

D'apprender'oltre molto desidroe.Nel Studio de Milano e de CremonaStette tempo. Poi partirsi curoe.

D'apprender'oltre molto desidroe.

Nel Studio de Milano e de Cremona

Stette tempo. Poi partirsi curoe.

Tornò a Mantova con la sua persona.Non li piacea ben voler lì stare.La terra e li suoi beni si abbandona.

Tornò a Mantova con la sua persona.

Non li piacea ben voler lì stare.

La terra e li suoi beni si abbandona.

E pur'in Grecia si se mise andare,Dove de ogni scienza s'imparava.Volle ad Atene andare a studiare.

E pur'in Grecia si se mise andare,

Dove de ogni scienza s'imparava.

Volle ad Atene andare a studiare.

Stette buon tempo, e poi si ritornava;A Mantova ritornò scienziato.Di sua venuta ciaschun s'allegrava.

Stette buon tempo, e poi si ritornava;

A Mantova ritornò scienziato.

Di sua venuta ciaschun s'allegrava.

Dietro a questo pochi anni stato,Gran guerra fue tra lo Imperatore,E Antonio grande Romano chiamato.

Dietro a questo pochi anni stato,

Gran guerra fue tra lo Imperatore,

E Antonio grande Romano chiamato.

Di vittoria Ottaviano ebbe l'onore.A Roma con sua gente si tornava.Gran festa fu per Roma fatta allore.

Di vittoria Ottaviano ebbe l'onore.

A Roma con sua gente si tornava.

Gran festa fu per Roma fatta allore.

Ottaviano subito pensavaRimunerare li suoi Cavalieri.E in questo modo lui si se ordinava,

Ottaviano subito pensava

Rimunerare li suoi Cavalieri.

E in questo modo lui si se ordinava,

In Lombardia fece suoi pensieri,Che quelli che servito lui aviaD'ogni gente cavalieri e scudieri,

In Lombardia fece suoi pensieri,

Che quelli che servito lui avia

D'ogni gente cavalieri e scudieri,

Per meritar le terre li scrivia,Che di ben d'altri fosse dato allore,Di case e possessione darli balia.

Per meritar le terre li scrivia,

Che di ben d'altri fosse dato allore,

Di case e possessione darli balia.

Chè quando quella guerra fu tra lore,Cremonesi con Antonio tenia,Contro d'Ottavian con suo valore.

Chè quando quella guerra fu tra lore,

Cremonesi con Antonio tenia,

Contro d'Ottavian con suo valore.

Per lo simil la città di Pavia,Piacenza, Parmigiani, e Modenesi,E anco Mantova pure ne sentia.

Per lo simil la città di Pavia,

Piacenza, Parmigiani, e Modenesi,

E anco Mantova pure ne sentia.

E per questo Ottavian sì fesi,Che i ben di que' cittadini tolese;Per vendicar le ricevute offesi,

E per questo Ottavian sì fesi,

Che i ben di que' cittadini tolese;

Per vendicar le ricevute offesi,

De' suoi mandò, che stribuir deveseTutti li beni, come a lor piacia.Compito fu, chè non ci fur difese.

De' suoi mandò, che stribuir devese

Tutti li beni, come a lor piacia.

Compito fu, chè non ci fur difese.

Tutto quel di Cremona dato avia.Ario Centurione fu mandato.Venne a Mantova con sua compagnia.

Tutto quel di Cremona dato avia.

Ario Centurione fu mandato.

Venne a Mantova con sua compagnia.

Tutti li beni di Virgilio datoFurono ad Arrio integramente.E Virgilio ne fu molto turbato.

Tutti li beni di Virgilio dato

Furono ad Arrio integramente.

E Virgilio ne fu molto turbato.

Notabilmente verso scrisse di presente:

Notabilmente verso scrisse di presente:

Mantua vae miserae nimium vicina Cremonae!

Mantua vae miserae nimium vicina Cremonae!

Di Mantua partì immantinente.

Di Mantua partì immantinente.

Verso di Roma si prese ad andare,Per voler esser dallo imperatore,Con speme de' suoi ben recuperare.

Verso di Roma si prese ad andare,

Per voler esser dallo imperatore,

Con speme de' suoi ben recuperare.

In Mantova si era gran dolore.Li cittadini rubar si vedia.Gran pianti per la terra furo allore.

In Mantova si era gran dolore.

Li cittadini rubar si vedia.

Gran pianti per la terra furo allore.

Arrio con sua grande tirannia,Consentia a ciaschun ogni malfare;Dando loro e alturia e balia.

Arrio con sua grande tirannia,

Consentia a ciaschun ogni malfare;

Dando loro e alturia e balia.

La Torre del Comun fece ammezzare,Che Campanil ad esso si se chiamaDi Santo Pietro, come ad esso pare.

La Torre del Comun fece ammezzare,

Che Campanil ad esso si se chiama

Di Santo Pietro, come ad esso pare.

Ritorniamo a Virgilio che si bramaD'essere a Roma con OttavianoMale contento e con la mente grama.

Ritorniamo a Virgilio che si brama

D'essere a Roma con Ottaviano

Male contento e con la mente grama.

Giunto a Roma pensier fece non vano,Dimestichezza d'alcun non avia;Pur la prese di un valente romano.

Giunto a Roma pensier fece non vano,

Dimestichezza d'alcun non avia;

Pur la prese di un valente romano.

E con quello parlava, e li diciaDel suo fatto, e come gli era stato,E quali modi a lui si paria

E con quello parlava, e li dicia

Del suo fatto, e come gli era stato,

E quali modi a lui si paria

Tener dovesse. Lui ebbe pensato,Che supplicanza a Ottaviano desse,E per tal modo lui saria ascoltato.

Tener dovesse. Lui ebbe pensato,

Che supplicanza a Ottaviano desse,

E per tal modo lui saria ascoltato.

A Virgilio non parve che piacesse.Da lui partito, termina altro fare,Che a Ottavian voglia venisse

A Virgilio non parve che piacesse.

Da lui partito, termina altro fare,

Che a Ottavian voglia venisse

Di volerlo conoscere, e parlare.Così nella sua mente ebbe pensatoDi voler tempo un poco aspettare.

Di volerlo conoscere, e parlare.

Così nella sua mente ebbe pensato

Di voler tempo un poco aspettare.

Lo Imperatore ordin'avia dato,Di voler l'altro giorno cavalcareFuor della terra, dov'era ordinato.

Lo Imperatore ordin'avia dato,

Di voler l'altro giorno cavalcare

Fuor della terra, dov'era ordinato.

La notte gran pioggia con gran tonare.Lo giorno fatto 'l tempo si chiaria.L'Imperator si mise a cavalcare.

La notte gran pioggia con gran tonare.

Lo giorno fatto 'l tempo si chiaria.

L'Imperator si mise a cavalcare.

Virgilio due versi si faciaLi quali aviano questo tenore.Sulla scranna imperial li mettia.

Virgilio due versi si facia

Li quali aviano questo tenore.

Sulla scranna imperial li mettia.

Nocte pluit tota: redeunt spectacula mane,Divisum Imperium cum Jove Caesar habes.

Nocte pluit tota: redeunt spectacula mane,

Divisum Imperium cum Jove Caesar habes.

Questi versi vide lo Imperatore.Volle sapere chi fatti gli avia.Egeus poeta si dava l'onore.Gran vergogna dietro ne ricevia.

Questi versi vide lo Imperatore.

Volle sapere chi fatti gli avia.

Egeus poeta si dava l'onore.

Gran vergogna dietro ne ricevia.

Quando Virgilio questo sapia,Volle che l'imperator si sapisse,Che de' versi gli era detto bugia.Altri versi di subito lui scrisse,E in questa forma si fu lo suo dire,E alla scranna imperial li misse.Hos ego composui versus: tulit alter honorem.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.Lo Imperatore si volle sapire,Qual'era che questo scritto gli avia.Alcuno di Virgilio viengli a dire.Ordinoe che per lui mandato sia.Volle da lui sapere la certezza,Se quelli versi lui pur scritto avia.Rispose, gli parea gran follezza,Ch'alcuno nome si volesse dareDi quello, che non era sua fattezza.E che dovesse per Egeus mandare,Che i versi manchi compire dovesseChi fece gli altri, lo sapea ben fare.Ordinò che per Egeus si mandesse.Venuto, l'Imperatore gli dicia,Che i versi manchi compire dovesse.Egeus di presente rispondia,Che quelli versi non sapria compire.E Virgilio a lui sì gli dicia.«Imperator, questo vi so ben dire;Chi fece gli altri, saprà anco fare,Se comandate, che si dean compire.»Lo Imperatore si ebbe a comandare,Che quelli versi compir si dovesse.E Virgilio si ebbe a cominciare.Sic vos non vobis vellera fertis oves.Sic vos non vobis fertis aratra boves.Sic vos non vobis mellificatis apes.Sic vos non vobis nidificatis aves.Egeus col suo animo dimesse,Con vergogna disse all'Imperatore.Che di lui misericordia si avesse,Che non guardasse al suo grande erroreDi quello che lui si se avea vantato:Aveal fatto per avere onore.Lo Imperatore gli ebbe perdonato.Conobbe di Virgilio 'l gran sapire,Di presente l'ebbe ricomandato.Pollione e Mecenate, al vero dire;Possenti eran coll'Imperatore,E tra di loro si ebbono a dire,Per fare a costui un grande onore,Togliemo a far con lui domestichezza,E a udire nello dire il suo valore.Furon con lui con piacevolezza.Virgilio con loro si parlava,L'ebber'udito, e n'ebber allegrezza.Virgilio ancor si lor contavaDi sua venuta la vera cagione;E ambedue molto lo ascoltava.Mecenate dicea a Pollione,L'Imperatore dovesse pregare,Che render gli facesse sue ragione.Di presente si fecero a parlareAllo Imperatore gli diciaDi Virgilio gli viene a recitare.L'Imperator che volontier gli odia,Per Virgilio subito ebbe mandato.Che lui a bocca udire lo volia.Virgilio 'l fatto suo ebbe contato.Lo Imperator'allora comandava,Ch'a Mantova fosse scritto e mandato.E lettere al presente si ordinava,Che gli suoi beni gli fosser renduti.Virgilio comiato si pigliava.Infra certi termini compiutiPromise lui a Roma di tornare.Giunse a Mantova. Furo a lui venutiTutti gli amici suoi a visitare,Domandando come lui fatto avia.Virgilio a loro gli ebbe a contare.Poscia da Arrio lui si se ne gia,Le sue lettere si gli appresentava.Comandò che i suoi ben renduti sia.Come gli ebbe lui si se ordinavaDe' suoi fatti come si dovea fare;E verso Roma tosto ritornava.Giunto a Roma si fece appresentareAvanti d'Ottaviano Imperatore.E lui lo fece ben molto accettare.Pollione allora e Mecenate ancoreLo videro con gran piacevolezza,Ciascun di lor mostrando grande amore.Poco stete ch'egli ebbe un'allegrezza.Fatto fu Cancellier d'Imperatore,E 'l maggiore tenuto per certezza.Ciascuno gli facea grande onore.Filosofo, e Poeta di grandezza,Di Rettorica si era lo maggiore,L'avvenimento di Crist profetizoe:Nella Bucolica sua di valoreQuesti notabil versi compiloe:Jam redit et Virgo, redeunt Saturnia Regna,Jam nova progenies Coelo demittitur alto.La gran scienza di lui si se spande.Pollione e Mecenate lo pregare,Che far lor debba una grazia grande.A lui piacer debba di dover fareAlcun'Opera, che gli renda fama,La qual si sia nello poetare.Voglia far questo, ch'e' n'hanno gran brama.

Quando Virgilio questo sapia,Volle che l'imperator si sapisse,Che de' versi gli era detto bugia.

Quando Virgilio questo sapia,

Volle che l'imperator si sapisse,

Che de' versi gli era detto bugia.

Altri versi di subito lui scrisse,E in questa forma si fu lo suo dire,E alla scranna imperial li misse.

Altri versi di subito lui scrisse,

E in questa forma si fu lo suo dire,

E alla scranna imperial li misse.

Hos ego composui versus: tulit alter honorem.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.Sic vos non vobis.

Hos ego composui versus: tulit alter honorem.

Sic vos non vobis.

Sic vos non vobis.

Sic vos non vobis.

Sic vos non vobis.

Lo Imperatore si volle sapire,Qual'era che questo scritto gli avia.Alcuno di Virgilio viengli a dire.

Lo Imperatore si volle sapire,

Qual'era che questo scritto gli avia.

Alcuno di Virgilio viengli a dire.

Ordinoe che per lui mandato sia.Volle da lui sapere la certezza,Se quelli versi lui pur scritto avia.

Ordinoe che per lui mandato sia.

Volle da lui sapere la certezza,

Se quelli versi lui pur scritto avia.

Rispose, gli parea gran follezza,Ch'alcuno nome si volesse dareDi quello, che non era sua fattezza.

Rispose, gli parea gran follezza,

Ch'alcuno nome si volesse dare

Di quello, che non era sua fattezza.

E che dovesse per Egeus mandare,Che i versi manchi compire dovesseChi fece gli altri, lo sapea ben fare.

E che dovesse per Egeus mandare,

Che i versi manchi compire dovesse

Chi fece gli altri, lo sapea ben fare.

Ordinò che per Egeus si mandesse.Venuto, l'Imperatore gli dicia,Che i versi manchi compire dovesse.

Ordinò che per Egeus si mandesse.

Venuto, l'Imperatore gli dicia,

Che i versi manchi compire dovesse.

Egeus di presente rispondia,Che quelli versi non sapria compire.E Virgilio a lui sì gli dicia.

Egeus di presente rispondia,

Che quelli versi non sapria compire.

E Virgilio a lui sì gli dicia.

«Imperator, questo vi so ben dire;Chi fece gli altri, saprà anco fare,Se comandate, che si dean compire.»

«Imperator, questo vi so ben dire;

Chi fece gli altri, saprà anco fare,

Se comandate, che si dean compire.»

Lo Imperatore si ebbe a comandare,Che quelli versi compir si dovesse.E Virgilio si ebbe a cominciare.

Lo Imperatore si ebbe a comandare,

Che quelli versi compir si dovesse.

E Virgilio si ebbe a cominciare.

Sic vos non vobis vellera fertis oves.Sic vos non vobis fertis aratra boves.Sic vos non vobis mellificatis apes.Sic vos non vobis nidificatis aves.

Sic vos non vobis vellera fertis oves.

Sic vos non vobis fertis aratra boves.

Sic vos non vobis mellificatis apes.

Sic vos non vobis nidificatis aves.

Egeus col suo animo dimesse,Con vergogna disse all'Imperatore.Che di lui misericordia si avesse,

Egeus col suo animo dimesse,

Con vergogna disse all'Imperatore.

Che di lui misericordia si avesse,

Che non guardasse al suo grande erroreDi quello che lui si se avea vantato:Aveal fatto per avere onore.

Che non guardasse al suo grande errore

Di quello che lui si se avea vantato:

Aveal fatto per avere onore.

Lo Imperatore gli ebbe perdonato.Conobbe di Virgilio 'l gran sapire,Di presente l'ebbe ricomandato.

Lo Imperatore gli ebbe perdonato.

Conobbe di Virgilio 'l gran sapire,

Di presente l'ebbe ricomandato.

Pollione e Mecenate, al vero dire;Possenti eran coll'Imperatore,E tra di loro si ebbono a dire,

Pollione e Mecenate, al vero dire;

Possenti eran coll'Imperatore,

E tra di loro si ebbono a dire,

Per fare a costui un grande onore,Togliemo a far con lui domestichezza,E a udire nello dire il suo valore.

Per fare a costui un grande onore,

Togliemo a far con lui domestichezza,

E a udire nello dire il suo valore.

Furon con lui con piacevolezza.Virgilio con loro si parlava,L'ebber'udito, e n'ebber allegrezza.

Furon con lui con piacevolezza.

Virgilio con loro si parlava,

L'ebber'udito, e n'ebber allegrezza.

Virgilio ancor si lor contavaDi sua venuta la vera cagione;E ambedue molto lo ascoltava.

Virgilio ancor si lor contava

Di sua venuta la vera cagione;

E ambedue molto lo ascoltava.

Mecenate dicea a Pollione,L'Imperatore dovesse pregare,Che render gli facesse sue ragione.

Mecenate dicea a Pollione,

L'Imperatore dovesse pregare,

Che render gli facesse sue ragione.

Di presente si fecero a parlareAllo Imperatore gli diciaDi Virgilio gli viene a recitare.

Di presente si fecero a parlare

Allo Imperatore gli dicia

Di Virgilio gli viene a recitare.

L'Imperator che volontier gli odia,Per Virgilio subito ebbe mandato.Che lui a bocca udire lo volia.

L'Imperator che volontier gli odia,

Per Virgilio subito ebbe mandato.

Che lui a bocca udire lo volia.

Virgilio 'l fatto suo ebbe contato.Lo Imperator'allora comandava,Ch'a Mantova fosse scritto e mandato.

Virgilio 'l fatto suo ebbe contato.

Lo Imperator'allora comandava,

Ch'a Mantova fosse scritto e mandato.

E lettere al presente si ordinava,Che gli suoi beni gli fosser renduti.Virgilio comiato si pigliava.

E lettere al presente si ordinava,

Che gli suoi beni gli fosser renduti.

Virgilio comiato si pigliava.

Infra certi termini compiutiPromise lui a Roma di tornare.Giunse a Mantova. Furo a lui venuti

Infra certi termini compiuti

Promise lui a Roma di tornare.

Giunse a Mantova. Furo a lui venuti

Tutti gli amici suoi a visitare,Domandando come lui fatto avia.Virgilio a loro gli ebbe a contare.

Tutti gli amici suoi a visitare,

Domandando come lui fatto avia.

Virgilio a loro gli ebbe a contare.

Poscia da Arrio lui si se ne gia,Le sue lettere si gli appresentava.Comandò che i suoi ben renduti sia.

Poscia da Arrio lui si se ne gia,

Le sue lettere si gli appresentava.

Comandò che i suoi ben renduti sia.

Come gli ebbe lui si se ordinavaDe' suoi fatti come si dovea fare;E verso Roma tosto ritornava.

Come gli ebbe lui si se ordinava

De' suoi fatti come si dovea fare;

E verso Roma tosto ritornava.

Giunto a Roma si fece appresentareAvanti d'Ottaviano Imperatore.E lui lo fece ben molto accettare.

Giunto a Roma si fece appresentare

Avanti d'Ottaviano Imperatore.

E lui lo fece ben molto accettare.

Pollione allora e Mecenate ancoreLo videro con gran piacevolezza,Ciascun di lor mostrando grande amore.

Pollione allora e Mecenate ancore

Lo videro con gran piacevolezza,

Ciascun di lor mostrando grande amore.

Poco stete ch'egli ebbe un'allegrezza.Fatto fu Cancellier d'Imperatore,E 'l maggiore tenuto per certezza.

Poco stete ch'egli ebbe un'allegrezza.

Fatto fu Cancellier d'Imperatore,

E 'l maggiore tenuto per certezza.

Ciascuno gli facea grande onore.Filosofo, e Poeta di grandezza,Di Rettorica si era lo maggiore,

Ciascuno gli facea grande onore.

Filosofo, e Poeta di grandezza,

Di Rettorica si era lo maggiore,

L'avvenimento di Crist profetizoe:Nella Bucolica sua di valoreQuesti notabil versi compiloe:

L'avvenimento di Crist profetizoe:

Nella Bucolica sua di valore

Questi notabil versi compiloe:

Jam redit et Virgo, redeunt Saturnia Regna,Jam nova progenies Coelo demittitur alto.

Jam redit et Virgo, redeunt Saturnia Regna,

Jam nova progenies Coelo demittitur alto.

La gran scienza di lui si se spande.Pollione e Mecenate lo pregare,Che far lor debba una grazia grande.

La gran scienza di lui si se spande.

Pollione e Mecenate lo pregare,

Che far lor debba una grazia grande.

A lui piacer debba di dover fareAlcun'Opera, che gli renda fama,La qual si sia nello poetare.Voglia far questo, ch'e' n'hanno gran brama.

A lui piacer debba di dover fare

Alcun'Opera, che gli renda fama,

La qual si sia nello poetare.

Voglia far questo, ch'e' n'hanno gran brama.

Virgilio, che molto lor si amava.Per Pollion la Bucolica compose,Per Mecenate Georgica apparava.Ancora Ottavian con la sua vose,Volle che d'Eneas si descrivesse.Di farlo volontier lui si dispose.

Virgilio, che molto lor si amava.Per Pollion la Bucolica compose,Per Mecenate Georgica apparava.

Virgilio, che molto lor si amava.

Per Pollion la Bucolica compose,

Per Mecenate Georgica apparava.

Ancora Ottavian con la sua vose,Volle che d'Eneas si descrivesse.Di farlo volontier lui si dispose.

Ancora Ottavian con la sua vose,

Volle che d'Eneas si descrivesse.

Di farlo volontier lui si dispose.

In questi tempi mostra che nascesse,Che Virgilio si se innamoravaD'una giovine, che assai gli piacesse.Quella donna poco di lui curava.Figlia era d'uno cavalier valente.Ma pur Virgilio molto la cacciava.Virgilio era di persona possente.E passati trent'anni si se avia,Quando a quella donna pose mente.Quella Donna allo suo patre diciaDell'assedio che Virgilio le dava.Quel cavalier dispetto ne prendia.Il suo animo subito pensava,Di vergognar Virgilio grandemente.Colla figliuola modo si trattava.Questo cavalier' in Roma possente,Un Palazzo con una Torre avia,Che di bellezza era appariscente.Alla figliuola ordine dasia,Ch'essa a Virgilio dovesse mostrareCon tutti gli atti, che ben gli volia.E col suo messo dovesse trattare,Lo quale a Virgilio dicesse,Ciò ch'e' volea, era contenta fare.Ma una cosa volea, ch'e' sapesse.Che lo palazzo allora era chiavato.Non c'era modo ch'aprir si potesse.Ma una cosa si avia pensato:Che per la torre lui possiasi andare,Se lui serbasse l'ordin per lei dato.Con una fune si possia mandareUna corba, in la quale lui entrasse,E quella suso si faria tirare.Lo messo andò a Virgilio, che pigliasseOrdin del dì, che ciò far si dovia.Al cavalier grande allegrezza nasse.Venne lo giorno che l'ordine avia.Virgilio andò con quell'ordine dato.Di notte nella corba si mettia.A mezzo della torre fu tirato;E la fune di sopra si firmava.Si rimase Virgilio vergognato.La mattina i Romani se ne andavaA veder Virgilio com'e' stasiaNella corba. E ciascuno lo beffava.Ottaviano, che questo sentiaMandò, che giuso fosse assogato.Fu fatto. E molto lo riprendia.

In questi tempi mostra che nascesse,Che Virgilio si se innamoravaD'una giovine, che assai gli piacesse.

In questi tempi mostra che nascesse,

Che Virgilio si se innamorava

D'una giovine, che assai gli piacesse.

Quella donna poco di lui curava.Figlia era d'uno cavalier valente.Ma pur Virgilio molto la cacciava.

Quella donna poco di lui curava.

Figlia era d'uno cavalier valente.

Ma pur Virgilio molto la cacciava.

Virgilio era di persona possente.E passati trent'anni si se avia,Quando a quella donna pose mente.

Virgilio era di persona possente.

E passati trent'anni si se avia,

Quando a quella donna pose mente.

Quella Donna allo suo patre diciaDell'assedio che Virgilio le dava.Quel cavalier dispetto ne prendia.

Quella Donna allo suo patre dicia

Dell'assedio che Virgilio le dava.

Quel cavalier dispetto ne prendia.

Il suo animo subito pensava,Di vergognar Virgilio grandemente.Colla figliuola modo si trattava.

Il suo animo subito pensava,

Di vergognar Virgilio grandemente.

Colla figliuola modo si trattava.

Questo cavalier' in Roma possente,Un Palazzo con una Torre avia,Che di bellezza era appariscente.

Questo cavalier' in Roma possente,

Un Palazzo con una Torre avia,

Che di bellezza era appariscente.

Alla figliuola ordine dasia,Ch'essa a Virgilio dovesse mostrareCon tutti gli atti, che ben gli volia.

Alla figliuola ordine dasia,

Ch'essa a Virgilio dovesse mostrare

Con tutti gli atti, che ben gli volia.

E col suo messo dovesse trattare,Lo quale a Virgilio dicesse,Ciò ch'e' volea, era contenta fare.

E col suo messo dovesse trattare,

Lo quale a Virgilio dicesse,

Ciò ch'e' volea, era contenta fare.

Ma una cosa volea, ch'e' sapesse.Che lo palazzo allora era chiavato.Non c'era modo ch'aprir si potesse.

Ma una cosa volea, ch'e' sapesse.

Che lo palazzo allora era chiavato.

Non c'era modo ch'aprir si potesse.

Ma una cosa si avia pensato:Che per la torre lui possiasi andare,Se lui serbasse l'ordin per lei dato.

Ma una cosa si avia pensato:

Che per la torre lui possiasi andare,

Se lui serbasse l'ordin per lei dato.

Con una fune si possia mandareUna corba, in la quale lui entrasse,E quella suso si faria tirare.

Con una fune si possia mandare

Una corba, in la quale lui entrasse,

E quella suso si faria tirare.

Lo messo andò a Virgilio, che pigliasseOrdin del dì, che ciò far si dovia.Al cavalier grande allegrezza nasse.

Lo messo andò a Virgilio, che pigliasse

Ordin del dì, che ciò far si dovia.

Al cavalier grande allegrezza nasse.

Venne lo giorno che l'ordine avia.Virgilio andò con quell'ordine dato.Di notte nella corba si mettia.

Venne lo giorno che l'ordine avia.

Virgilio andò con quell'ordine dato.

Di notte nella corba si mettia.

A mezzo della torre fu tirato;E la fune di sopra si firmava.Si rimase Virgilio vergognato.

A mezzo della torre fu tirato;

E la fune di sopra si firmava.

Si rimase Virgilio vergognato.

La mattina i Romani se ne andavaA veder Virgilio com'e' stasiaNella corba. E ciascuno lo beffava.

La mattina i Romani se ne andava

A veder Virgilio com'e' stasia

Nella corba. E ciascuno lo beffava.

Ottaviano, che questo sentiaMandò, che giuso fosse assogato.Fu fatto. E molto lo riprendia.

Ottaviano, che questo sentia

Mandò, che giuso fosse assogato.

Fu fatto. E molto lo riprendia.

Virgilio che si vede vergognato,In suo animo subito pensava,Di far vendetta ebbe terminato.Fece che 'l foco tutto s'ammorzava.Non si trovava alcun che foco avesse.Lo popolo Roman si lamentava.Ottaviano, al qual molto rincresse,Per tutti gli suoi savi mandava,Che d'aver foco modo si trovesse.Tutti quanti a lui si se scusava,Che d'aver foco nol saperia fare.E per Virgilio allora si mandava.Lo Imperatore si prese a pregareVirgilio, che modo debba tenire,Che di foco Roma faccia abundare:Virgilio allora si li viene a dire,Che se foco si devia ritrovare,Convien, che 'l cavalier faccia venireSua figlia in piazza, e quella acconciareIn quattro piè col cul scoperto stia;Chi vorrà foco, al cul vada a impizzare.A lo Imperatore quest'increscia,Ch'era figlia di nobil cavaliere.E gran vergogna a lui si ne saria.E pur di foco si facea mestiere.Che senza quello non si possia stare,Fu mandato per quello cavaliere.Lo Imperator sì gli prese a parlare:«Io mi scuso, ma pur convien che sia,Che senza foco non possemo stare.Per tua figliuola si convien fia.Da Virgilio noi così si abbiemo,Altro modo non c'è a ricuperare.E pur vendetta noi ben sì veggemo,Che Virgilio si è ora la cagione;Ma fatto che sia, ben lo pagheremo.»Lo cavalier con mala intenzioneRispose: «Sia pur quello che a voi piace.»Di far vendetta avea cor di lione.La donna in quattro piè posta si giace,Lo culo discoperto si tenia.Per foco va a chi bisogno face.L'uno all'altro dar foco non potia,Perchè e l'uno e l'altro s'ammorzava.Per se ogni casa tor ne convenia.Molti giorni passati già si stava,Anzi che Roma di foco fornesse.Lo cavaliere gran dolore portava.Ma Virgilio che a lui non incressePer vendicarsi, allegrezza facia.Contento era, che ciascun sapesse,Che quello incanto lui fatto avia,Per voler la sua beffa vendicare,Non curando di quel che si dicia.Di foco fornita senza mancareChe fue Roma tutta a compimento,La donna a casa fu fatta tornare,Lo cavalier facea gran lamentoA lo Imperatore, e si dolia,Che fatto gli era sì gran tradimento.Che di questo giustizia far debia;Che la figliuola e lui son vergognati;O che Virgilio a lui dato ne sia.L'Imperator rispose: «Non dubitati,Che questa cosa io lasci passare.Sarà punito de li suoi peccati.»Per Virgilio allora fe' mandare.Presente il cavaliero a lui dicia:«Dura morte hai meritata fare.Voglio che di te giustizia si fia:Questo cavaliere hai vergognato;Gran male è stato per la fede mia.»Quando Virgilio ebbe ascoltatoLo Imperator, sì cominciò a parlare:«Santa corona, dite, che ho fallato?La verità non si può già celare.Qual più di me è stato vergognato?Chi offende, offesa convien portare.Questo gentilomo non ha guardatoNel suo fare se non a vergognarmi.Far lo simile a lui ho proccacciato.E se alcuno colpa volesse darmiChe quello che a me fece fu ragione,Perchè in diletto io volia starmiCon la figliuola, che mi die' cagioneD'aver con lei piacere e diletto;Cercava ben di darvi compigione.Lui che del fatto sapea lo effetto,Dovea la sua fiola castigare,Nè vergognarmi con tanto diletto.Se 'l fosse savio, avria saputo fare,Che lui non me non saria vergognato.Al suo voler si volle soddisfare.Tutte queste ragioni v'ho allegato.Voi ben sapete quello, ch'è l'amore:Che molti saggi in quello ha fallato.»L'uno e l'altro udia l'Imperatore.Ma in effetto più duro gli pariaLa vergogna fatta e lo disonore.E compiacere al cavalier volia.Virgilio in prigion fece cacciare.Lo cavalier contento avia.

Virgilio che si vede vergognato,In suo animo subito pensava,Di far vendetta ebbe terminato.

Virgilio che si vede vergognato,

In suo animo subito pensava,

Di far vendetta ebbe terminato.

Fece che 'l foco tutto s'ammorzava.Non si trovava alcun che foco avesse.Lo popolo Roman si lamentava.

Fece che 'l foco tutto s'ammorzava.

Non si trovava alcun che foco avesse.

Lo popolo Roman si lamentava.

Ottaviano, al qual molto rincresse,Per tutti gli suoi savi mandava,Che d'aver foco modo si trovesse.

Ottaviano, al qual molto rincresse,

Per tutti gli suoi savi mandava,

Che d'aver foco modo si trovesse.

Tutti quanti a lui si se scusava,Che d'aver foco nol saperia fare.E per Virgilio allora si mandava.

Tutti quanti a lui si se scusava,

Che d'aver foco nol saperia fare.

E per Virgilio allora si mandava.

Lo Imperatore si prese a pregareVirgilio, che modo debba tenire,Che di foco Roma faccia abundare:

Lo Imperatore si prese a pregare

Virgilio, che modo debba tenire,

Che di foco Roma faccia abundare:

Virgilio allora si li viene a dire,Che se foco si devia ritrovare,Convien, che 'l cavalier faccia venire

Virgilio allora si li viene a dire,

Che se foco si devia ritrovare,

Convien, che 'l cavalier faccia venire

Sua figlia in piazza, e quella acconciareIn quattro piè col cul scoperto stia;Chi vorrà foco, al cul vada a impizzare.

Sua figlia in piazza, e quella acconciare

In quattro piè col cul scoperto stia;

Chi vorrà foco, al cul vada a impizzare.

A lo Imperatore quest'increscia,Ch'era figlia di nobil cavaliere.E gran vergogna a lui si ne saria.

A lo Imperatore quest'increscia,

Ch'era figlia di nobil cavaliere.

E gran vergogna a lui si ne saria.

E pur di foco si facea mestiere.Che senza quello non si possia stare,Fu mandato per quello cavaliere.

E pur di foco si facea mestiere.

Che senza quello non si possia stare,

Fu mandato per quello cavaliere.

Lo Imperator sì gli prese a parlare:«Io mi scuso, ma pur convien che sia,Che senza foco non possemo stare.

Lo Imperator sì gli prese a parlare:

«Io mi scuso, ma pur convien che sia,

Che senza foco non possemo stare.

Per tua figliuola si convien fia.Da Virgilio noi così si abbiemo,Altro modo non c'è a ricuperare.

Per tua figliuola si convien fia.

Da Virgilio noi così si abbiemo,

Altro modo non c'è a ricuperare.

E pur vendetta noi ben sì veggemo,Che Virgilio si è ora la cagione;Ma fatto che sia, ben lo pagheremo.»

E pur vendetta noi ben sì veggemo,

Che Virgilio si è ora la cagione;

Ma fatto che sia, ben lo pagheremo.»

Lo cavalier con mala intenzioneRispose: «Sia pur quello che a voi piace.»Di far vendetta avea cor di lione.

Lo cavalier con mala intenzione

Rispose: «Sia pur quello che a voi piace.»

Di far vendetta avea cor di lione.

La donna in quattro piè posta si giace,Lo culo discoperto si tenia.Per foco va a chi bisogno face.

La donna in quattro piè posta si giace,

Lo culo discoperto si tenia.

Per foco va a chi bisogno face.

L'uno all'altro dar foco non potia,Perchè e l'uno e l'altro s'ammorzava.Per se ogni casa tor ne convenia.

L'uno all'altro dar foco non potia,

Perchè e l'uno e l'altro s'ammorzava.

Per se ogni casa tor ne convenia.

Molti giorni passati già si stava,Anzi che Roma di foco fornesse.Lo cavaliere gran dolore portava.

Molti giorni passati già si stava,

Anzi che Roma di foco fornesse.

Lo cavaliere gran dolore portava.

Ma Virgilio che a lui non incressePer vendicarsi, allegrezza facia.Contento era, che ciascun sapesse,

Ma Virgilio che a lui non incresse

Per vendicarsi, allegrezza facia.

Contento era, che ciascun sapesse,

Che quello incanto lui fatto avia,Per voler la sua beffa vendicare,Non curando di quel che si dicia.

Che quello incanto lui fatto avia,

Per voler la sua beffa vendicare,

Non curando di quel che si dicia.

Di foco fornita senza mancareChe fue Roma tutta a compimento,La donna a casa fu fatta tornare,

Di foco fornita senza mancare

Che fue Roma tutta a compimento,

La donna a casa fu fatta tornare,

Lo cavalier facea gran lamentoA lo Imperatore, e si dolia,Che fatto gli era sì gran tradimento.

Lo cavalier facea gran lamento

A lo Imperatore, e si dolia,

Che fatto gli era sì gran tradimento.

Che di questo giustizia far debia;Che la figliuola e lui son vergognati;O che Virgilio a lui dato ne sia.

Che di questo giustizia far debia;

Che la figliuola e lui son vergognati;

O che Virgilio a lui dato ne sia.

L'Imperator rispose: «Non dubitati,Che questa cosa io lasci passare.Sarà punito de li suoi peccati.»

L'Imperator rispose: «Non dubitati,

Che questa cosa io lasci passare.

Sarà punito de li suoi peccati.»

Per Virgilio allora fe' mandare.Presente il cavaliero a lui dicia:«Dura morte hai meritata fare.

Per Virgilio allora fe' mandare.

Presente il cavaliero a lui dicia:

«Dura morte hai meritata fare.

Voglio che di te giustizia si fia:Questo cavaliere hai vergognato;Gran male è stato per la fede mia.»

Voglio che di te giustizia si fia:

Questo cavaliere hai vergognato;

Gran male è stato per la fede mia.»

Quando Virgilio ebbe ascoltatoLo Imperator, sì cominciò a parlare:«Santa corona, dite, che ho fallato?

Quando Virgilio ebbe ascoltato

Lo Imperator, sì cominciò a parlare:

«Santa corona, dite, che ho fallato?

La verità non si può già celare.Qual più di me è stato vergognato?Chi offende, offesa convien portare.

La verità non si può già celare.

Qual più di me è stato vergognato?

Chi offende, offesa convien portare.

Questo gentilomo non ha guardatoNel suo fare se non a vergognarmi.Far lo simile a lui ho proccacciato.

Questo gentilomo non ha guardato

Nel suo fare se non a vergognarmi.

Far lo simile a lui ho proccacciato.

E se alcuno colpa volesse darmiChe quello che a me fece fu ragione,Perchè in diletto io volia starmi

E se alcuno colpa volesse darmi

Che quello che a me fece fu ragione,

Perchè in diletto io volia starmi

Con la figliuola, che mi die' cagioneD'aver con lei piacere e diletto;Cercava ben di darvi compigione.

Con la figliuola, che mi die' cagione

D'aver con lei piacere e diletto;

Cercava ben di darvi compigione.

Lui che del fatto sapea lo effetto,Dovea la sua fiola castigare,Nè vergognarmi con tanto diletto.

Lui che del fatto sapea lo effetto,

Dovea la sua fiola castigare,

Nè vergognarmi con tanto diletto.

Se 'l fosse savio, avria saputo fare,Che lui non me non saria vergognato.Al suo voler si volle soddisfare.

Se 'l fosse savio, avria saputo fare,

Che lui non me non saria vergognato.

Al suo voler si volle soddisfare.

Tutte queste ragioni v'ho allegato.Voi ben sapete quello, ch'è l'amore:Che molti saggi in quello ha fallato.»

Tutte queste ragioni v'ho allegato.

Voi ben sapete quello, ch'è l'amore:

Che molti saggi in quello ha fallato.»

L'uno e l'altro udia l'Imperatore.Ma in effetto più duro gli pariaLa vergogna fatta e lo disonore.

L'uno e l'altro udia l'Imperatore.

Ma in effetto più duro gli paria

La vergogna fatta e lo disonore.

E compiacere al cavalier volia.Virgilio in prigion fece cacciare.Lo cavalier contento avia.

E compiacere al cavalier volia.

Virgilio in prigion fece cacciare.

Lo cavalier contento avia.

Le prigioni di Roma è da notare.Un muro d'intorno alto si gia,E accasato dove li posia stare.Nel mezzo gran cortile si se aviaDove lo dì li prigionieri stava,E lì tra lor piaceri si desia.Virgilio d'andarsene pensavaNel cortile una nave disegnoe.Li prigionieri tutti dimandava.D'andar seco tutti loro pregoe,Dicendo, se con lui volia andare.Alcun per beffa d'andar' accettoe.In quella nave si li fece entrare.A ognun per remo un baston dasia.In sua poppa si se mise assettare.E a ciascuno di loro sì dicia:«Quando comanderò che navigari,Ciascun di voi a navigar si dia;E niente a farlo non ve indusiatiDa le prigioni tutti ci usciremo.Condurrovvi. E sarete liberati.»Quando gli parve, disse: «Date al remo.»Ciascun mostrava forte navigare.La nave si levò. Disse: «Anderemo.»Fuor del cortile si vedeva andare;In verso Puglia la nave tirava.Per aria la detta si vedea tirare.I prigionieri, che in prigione stava,Che nella nave non vollero entrare,Veduto il fatto, tutti lamentava.Virgilio la nave fece calare.Quando fu in luogo dov'egli volia,In terra piana la fece assettare.Que' ch'eran dentro tutti fuori uscia.Virgilio con loro si parlava,E da quelli comiato si prendia.La nave subito se disfantava.E quelli ch'eran dentro, se n'andoe.Virgilio verso Napoli tirava.La guardia de la prigione portoeQuesta novella allo Imperatore,Di Virgilio fuggito recitoe.De li prigionier gli disse ancore,Ch'in una nave disegnata andoe.Ottavian sì maraviò allore.Contra li suoi baroni allor parloe,Dicendo: «Io credo per la fede mia,Che tutto il cielo seco s'accordoe,Tutte le scienze che nel mondo avia,Di darle a Virgilio integramentePiù ch'a alcun altro che vissuto sia,Ch'io lo perda, sì ne son dolente.Se aver lo posso, pur' ancor lo voglio.Non è da perder' uomo sì valente.Se lui torna, più onore che non soglioIn mia corte vo' che fatto gli sia.Di sua partita troppo me ne doglio.»Ritorniamo a Virgilio, che sen giaCon un compagno, per volere andareA Napoli: credia tegnir la via.Pur lo sentiero si venne a fallare.Passati li vesperi si se trovavaAppo una casa, chiedendo albergare.Lo pover'uomo così gli parlava,«Volentier di quel ch'ho, io vi daroe.»Virgilio e lo compagno accettava.Dentro la casa loro si se entroe.Da ber non c'era, e poco da mangiare.Virgilio la femina domandoe.«Averemo niente da cenare?»La femina allora si respondia.«Del pane avremo, che potrai mangiare.Vino non c'è:» la femina dicia.Disse Virgilio al suo compagno:«Convien che teniamo un'altra via.»Disse al buon'uomo: «Ritrova un cavagnoE a quella vigna si te ne va un tratto,Recalo pieno d'uva, nè aver lagno.»E a lui rispose: «Questo sarà fatto.L'uva non è matura. Com farete?»Virgilio disse: «Ben faremo patto.»Disse alla donna: «Un vascel troverete,Dove dentro l'uva farai gittare.Poscia d'acqua voi sì lo impierete.»Ordinato il vino, prese a parlareVirgilio al suo compagno si dicia:«Qualche cosa averemo da mangiare.»Tosto uno spirito ne mise in via,Che a Roma subito lui sen'andasse,E che alla cena d'Ottaviano sia.Che senza fallo lie gli portasseLa imbandigione de Ottaviano.Gisse presto, e che tosto ritornasse.Quello spirito non andonne invano.Un gran tagliero di carne allesseCon molti polli si se portò in mano.Di questo a Ottaviano non incresse.E disse allo donzel, che lo servia,Se l'ha veduto chi'l taglier togliesse.Di vergogna il donzel si riprendia.Rispose: «Questo mi par'incantamente.Non so pensar, che cosa questa sia.»Ottaviano senza mancamenteDisse: «Virgilio, questo ha fatto fare.»E della beffa rallegrò la mente.Torno a Virgilio, che vuole zenare.Al botticino incanto si facia.L'acqua perfetto vin si fe' tornare.A cena tutti insieme si mettia.Avean molto bene da mangiare,E molto ben da bevere si avia.Andossene la sera a riposare.La mattina per tempo si levava.Virgilio allo villan prese a parlare.E molto lui e le ringraziava.Del vascello del vin gli viene a dire,Che quel per ben'andata gli lasciava.Che non volesser mai loro vedire,Che fosse dentro di quel botticino,E notassero ben tutto il suo dire.«A questo non mancherà mai lo vino:Ma se dentro voi mai ci guarderete,Lo vascel non si renderà più vino.»Virgilio allora: «A Dio, rimarrete.»Col suo compagno a Napoli s'andava.In poco d'ora a Napoli si vete.Fece l'entrata che non demorava.A una osteria poi si se n'andoe.All'albergatore lui si parlava.«In lo tuo albergo io mi staroeAlquanti giorni. Mi farai le spese.Tosto verrà ch'io ti pagaroe.»L'oste la risposta gli fe' cortese;Che parve a lui homo di virtù grande.Rispose: «Son contento; ho ben intese.»Poco stette che la fama si spande.«Questo è Virgilio,» ciaschedun dicia.«Chi l'ha condotto qui?» fan parlar grande.Co' saggi domestichezza prendia.I valenti lo gian' a visitare,E tutti loro grande onor facia.Alcuno lo cominciò a pregare,Che in Napoli memoria lasciasseDel gran saper, che di lui fa parlare,E che questo prego lui accettasse.

Le prigioni di Roma è da notare.Un muro d'intorno alto si gia,E accasato dove li posia stare.

Le prigioni di Roma è da notare.

Un muro d'intorno alto si gia,

E accasato dove li posia stare.

Nel mezzo gran cortile si se aviaDove lo dì li prigionieri stava,E lì tra lor piaceri si desia.

Nel mezzo gran cortile si se avia

Dove lo dì li prigionieri stava,

E lì tra lor piaceri si desia.

Virgilio d'andarsene pensavaNel cortile una nave disegnoe.Li prigionieri tutti dimandava.

Virgilio d'andarsene pensava

Nel cortile una nave disegnoe.

Li prigionieri tutti dimandava.

D'andar seco tutti loro pregoe,Dicendo, se con lui volia andare.Alcun per beffa d'andar' accettoe.

D'andar seco tutti loro pregoe,

Dicendo, se con lui volia andare.

Alcun per beffa d'andar' accettoe.

In quella nave si li fece entrare.A ognun per remo un baston dasia.In sua poppa si se mise assettare.

In quella nave si li fece entrare.

A ognun per remo un baston dasia.

In sua poppa si se mise assettare.

E a ciascuno di loro sì dicia:«Quando comanderò che navigari,Ciascun di voi a navigar si dia;

E a ciascuno di loro sì dicia:

«Quando comanderò che navigari,

Ciascun di voi a navigar si dia;

E niente a farlo non ve indusiatiDa le prigioni tutti ci usciremo.Condurrovvi. E sarete liberati.»

E niente a farlo non ve indusiati

Da le prigioni tutti ci usciremo.

Condurrovvi. E sarete liberati.»

Quando gli parve, disse: «Date al remo.»Ciascun mostrava forte navigare.La nave si levò. Disse: «Anderemo.»

Quando gli parve, disse: «Date al remo.»

Ciascun mostrava forte navigare.

La nave si levò. Disse: «Anderemo.»

Fuor del cortile si vedeva andare;In verso Puglia la nave tirava.Per aria la detta si vedea tirare.

Fuor del cortile si vedeva andare;

In verso Puglia la nave tirava.

Per aria la detta si vedea tirare.

I prigionieri, che in prigione stava,Che nella nave non vollero entrare,Veduto il fatto, tutti lamentava.

I prigionieri, che in prigione stava,

Che nella nave non vollero entrare,

Veduto il fatto, tutti lamentava.

Virgilio la nave fece calare.Quando fu in luogo dov'egli volia,In terra piana la fece assettare.

Virgilio la nave fece calare.

Quando fu in luogo dov'egli volia,

In terra piana la fece assettare.

Que' ch'eran dentro tutti fuori uscia.Virgilio con loro si parlava,E da quelli comiato si prendia.

Que' ch'eran dentro tutti fuori uscia.

Virgilio con loro si parlava,

E da quelli comiato si prendia.

La nave subito se disfantava.E quelli ch'eran dentro, se n'andoe.Virgilio verso Napoli tirava.

La nave subito se disfantava.

E quelli ch'eran dentro, se n'andoe.

Virgilio verso Napoli tirava.

La guardia de la prigione portoeQuesta novella allo Imperatore,Di Virgilio fuggito recitoe.

La guardia de la prigione portoe

Questa novella allo Imperatore,

Di Virgilio fuggito recitoe.

De li prigionier gli disse ancore,Ch'in una nave disegnata andoe.Ottavian sì maraviò allore.

De li prigionier gli disse ancore,

Ch'in una nave disegnata andoe.

Ottavian sì maraviò allore.

Contra li suoi baroni allor parloe,Dicendo: «Io credo per la fede mia,Che tutto il cielo seco s'accordoe,

Contra li suoi baroni allor parloe,

Dicendo: «Io credo per la fede mia,

Che tutto il cielo seco s'accordoe,

Tutte le scienze che nel mondo avia,Di darle a Virgilio integramentePiù ch'a alcun altro che vissuto sia,

Tutte le scienze che nel mondo avia,

Di darle a Virgilio integramente

Più ch'a alcun altro che vissuto sia,

Ch'io lo perda, sì ne son dolente.Se aver lo posso, pur' ancor lo voglio.Non è da perder' uomo sì valente.

Ch'io lo perda, sì ne son dolente.

Se aver lo posso, pur' ancor lo voglio.

Non è da perder' uomo sì valente.

Se lui torna, più onore che non soglioIn mia corte vo' che fatto gli sia.Di sua partita troppo me ne doglio.»

Se lui torna, più onore che non soglio

In mia corte vo' che fatto gli sia.

Di sua partita troppo me ne doglio.»

Ritorniamo a Virgilio, che sen giaCon un compagno, per volere andareA Napoli: credia tegnir la via.

Ritorniamo a Virgilio, che sen gia

Con un compagno, per volere andare

A Napoli: credia tegnir la via.

Pur lo sentiero si venne a fallare.Passati li vesperi si se trovavaAppo una casa, chiedendo albergare.

Pur lo sentiero si venne a fallare.

Passati li vesperi si se trovava

Appo una casa, chiedendo albergare.

Lo pover'uomo così gli parlava,«Volentier di quel ch'ho, io vi daroe.»Virgilio e lo compagno accettava.

Lo pover'uomo così gli parlava,

«Volentier di quel ch'ho, io vi daroe.»

Virgilio e lo compagno accettava.

Dentro la casa loro si se entroe.Da ber non c'era, e poco da mangiare.Virgilio la femina domandoe.

Dentro la casa loro si se entroe.

Da ber non c'era, e poco da mangiare.

Virgilio la femina domandoe.

«Averemo niente da cenare?»La femina allora si respondia.«Del pane avremo, che potrai mangiare.

«Averemo niente da cenare?»

La femina allora si respondia.

«Del pane avremo, che potrai mangiare.

Vino non c'è:» la femina dicia.Disse Virgilio al suo compagno:«Convien che teniamo un'altra via.»

Vino non c'è:» la femina dicia.

Disse Virgilio al suo compagno:

«Convien che teniamo un'altra via.»

Disse al buon'uomo: «Ritrova un cavagnoE a quella vigna si te ne va un tratto,Recalo pieno d'uva, nè aver lagno.»

Disse al buon'uomo: «Ritrova un cavagno

E a quella vigna si te ne va un tratto,

Recalo pieno d'uva, nè aver lagno.»

E a lui rispose: «Questo sarà fatto.L'uva non è matura. Com farete?»Virgilio disse: «Ben faremo patto.»

E a lui rispose: «Questo sarà fatto.

L'uva non è matura. Com farete?»

Virgilio disse: «Ben faremo patto.»

Disse alla donna: «Un vascel troverete,Dove dentro l'uva farai gittare.Poscia d'acqua voi sì lo impierete.»

Disse alla donna: «Un vascel troverete,

Dove dentro l'uva farai gittare.

Poscia d'acqua voi sì lo impierete.»

Ordinato il vino, prese a parlareVirgilio al suo compagno si dicia:«Qualche cosa averemo da mangiare.»

Ordinato il vino, prese a parlare

Virgilio al suo compagno si dicia:

«Qualche cosa averemo da mangiare.»

Tosto uno spirito ne mise in via,Che a Roma subito lui sen'andasse,E che alla cena d'Ottaviano sia.

Tosto uno spirito ne mise in via,

Che a Roma subito lui sen'andasse,

E che alla cena d'Ottaviano sia.

Che senza fallo lie gli portasseLa imbandigione de Ottaviano.Gisse presto, e che tosto ritornasse.

Che senza fallo lie gli portasse

La imbandigione de Ottaviano.

Gisse presto, e che tosto ritornasse.

Quello spirito non andonne invano.Un gran tagliero di carne allesseCon molti polli si se portò in mano.

Quello spirito non andonne invano.

Un gran tagliero di carne allesse

Con molti polli si se portò in mano.

Di questo a Ottaviano non incresse.E disse allo donzel, che lo servia,Se l'ha veduto chi'l taglier togliesse.

Di questo a Ottaviano non incresse.

E disse allo donzel, che lo servia,

Se l'ha veduto chi'l taglier togliesse.

Di vergogna il donzel si riprendia.Rispose: «Questo mi par'incantamente.Non so pensar, che cosa questa sia.»

Di vergogna il donzel si riprendia.

Rispose: «Questo mi par'incantamente.

Non so pensar, che cosa questa sia.»

Ottaviano senza mancamenteDisse: «Virgilio, questo ha fatto fare.»E della beffa rallegrò la mente.

Ottaviano senza mancamente

Disse: «Virgilio, questo ha fatto fare.»

E della beffa rallegrò la mente.

Torno a Virgilio, che vuole zenare.Al botticino incanto si facia.L'acqua perfetto vin si fe' tornare.

Torno a Virgilio, che vuole zenare.

Al botticino incanto si facia.

L'acqua perfetto vin si fe' tornare.

A cena tutti insieme si mettia.Avean molto bene da mangiare,E molto ben da bevere si avia.

A cena tutti insieme si mettia.

Avean molto bene da mangiare,

E molto ben da bevere si avia.

Andossene la sera a riposare.La mattina per tempo si levava.Virgilio allo villan prese a parlare.

Andossene la sera a riposare.

La mattina per tempo si levava.

Virgilio allo villan prese a parlare.

E molto lui e le ringraziava.Del vascello del vin gli viene a dire,Che quel per ben'andata gli lasciava.

E molto lui e le ringraziava.

Del vascello del vin gli viene a dire,

Che quel per ben'andata gli lasciava.

Che non volesser mai loro vedire,Che fosse dentro di quel botticino,E notassero ben tutto il suo dire.

Che non volesser mai loro vedire,

Che fosse dentro di quel botticino,

E notassero ben tutto il suo dire.

«A questo non mancherà mai lo vino:Ma se dentro voi mai ci guarderete,Lo vascel non si renderà più vino.»

«A questo non mancherà mai lo vino:

Ma se dentro voi mai ci guarderete,

Lo vascel non si renderà più vino.»

Virgilio allora: «A Dio, rimarrete.»Col suo compagno a Napoli s'andava.In poco d'ora a Napoli si vete.

Virgilio allora: «A Dio, rimarrete.»

Col suo compagno a Napoli s'andava.

In poco d'ora a Napoli si vete.

Fece l'entrata che non demorava.A una osteria poi si se n'andoe.All'albergatore lui si parlava.

Fece l'entrata che non demorava.

A una osteria poi si se n'andoe.

All'albergatore lui si parlava.

«In lo tuo albergo io mi staroeAlquanti giorni. Mi farai le spese.Tosto verrà ch'io ti pagaroe.»

«In lo tuo albergo io mi staroe

Alquanti giorni. Mi farai le spese.

Tosto verrà ch'io ti pagaroe.»

L'oste la risposta gli fe' cortese;Che parve a lui homo di virtù grande.Rispose: «Son contento; ho ben intese.»

L'oste la risposta gli fe' cortese;

Che parve a lui homo di virtù grande.

Rispose: «Son contento; ho ben intese.»

Poco stette che la fama si spande.«Questo è Virgilio,» ciaschedun dicia.«Chi l'ha condotto qui?» fan parlar grande.

Poco stette che la fama si spande.

«Questo è Virgilio,» ciaschedun dicia.

«Chi l'ha condotto qui?» fan parlar grande.

Co' saggi domestichezza prendia.I valenti lo gian' a visitare,E tutti loro grande onor facia.

Co' saggi domestichezza prendia.

I valenti lo gian' a visitare,

E tutti loro grande onor facia.

Alcuno lo cominciò a pregare,Che in Napoli memoria lasciasseDel gran saper, che di lui fa parlare,E che questo prego lui accettasse.

Alcuno lo cominciò a pregare,

Che in Napoli memoria lasciasse

Del gran saper, che di lui fa parlare,

E che questo prego lui accettasse.

A quel tempo si mostra, che avesseVirgilio uno discepolo valente,Che Milino per nome si dicesse.A Roma gli scrisse, che di presenteA Napoli da lui debba venire.Del suo venire alcun non senta niente.Melino di Roma si fe' il partire.A Napoli subito si arrivoe.Virgilio a lui sì gli ebbe a dire.Tornare a Roma sì li comandoe:«A Roberto di', che 'l mio libro ti dia.»Di non legger su in quello lo pregoe.Melino tosto si se mise in via.Dì e notte non cessò di camminare,Tanto che lui a Roma si giugnia.Andò da Ruberto a dimandareLo libro del suo Mastro, che 'l mandava.Gliel die' Ruberto senza dimorare.Avuto il libro in dietro ritornava.Di Roma uscito voglia gli veniaDi legger lo libro lui si bramava.Come a legger lo libro si mettia,Di spiriti moltitudine grandaContra di lui tutti se ne venia.«Che voi tu; che voi tu?» tutti dimanda.Melino allor tutto si spaventoeE de morir'ebbe la tema granda.Melino si prese ad argumentare,E di presente a loro comandava,Che quella via debban salegare,Da Roma a Napoli a compimenti,Che sempre quella netta debba stare.Gli spiriti sì furono ubbidienti.Quella strada si fece salegareDi sassi vivi senza mancamenti.Melino a Napoli vien'a arrivare.Virgilio molto forte 'l riprendia.Dicea: «Rott'hai lo mio mandamento;Pena ne porterai per fede mia.Ancora ti dico, e sì non mento.Tu ti messi a risico di morire.»Con lui di questo facea gran lamento.Virgilio lasciò di più non dire.Ricordandosi quel, ch'era pregatoDi fare alcuna cosa vuol vedire.E in suo animo ebbe deliberato,Nigromanzia voler operare,E per gran fatti esser nominato,Castel dell'Ovo quello si fe' fare,E nell'aqua quello si fabricoe,Che ancor si vede e per opera pare.Ancora oltra di quello si incantoe,Una mosca in un vetro incantava,Che tutte l'altre mosche si caccioe.Alcuna mosca in Napol non entrava.Questo al popol grandemente piacia.Ma un'altra fece che più si montava.Una fontana d'incanto facia,La quale sempre olio si gittava,E dal gettare mai non s'astenia.E quello olio si continuavaA bastamento di quella cittade.Grand'allegrezza il popolo menava.Altre cose e di grandi novitadeVirgilio in quella terra facia,Maravigliose e di grande beltade.Ottaviano, che questo sentia,Di Virgilio non pote comportare,Che fuor di Roma lui stare debia.E di presente fece comandare,Che per Virgilio sia rimandato,Che a Roma lui debia ritornare.Virgilio fue a Roma ritornatoE appresentandosi allo Imperatore,Da lui fu molto bene accettato.Con Ottaviano si fermoe allore,E da lui grande onore si se avia,E tra li suoi si fu fatto maggiore.Virgilio che troppo si valia,Da tutta la gente era ben'amato,E grande onor da ciascun gli venia.In questo tempo ch'io t'ho recitato,Nacque che Ottavian convien'andareNell'Asia colla sua gente armato.Si stette grande tempo in armeggiare,E in quella parte si ebbe vittoria.Poscia pensò a Roma ritornare.Virgilio, che avia grande gloriaDel suo Signore ch'a Roma tornava,E che ottenuto avia tanta vittoria,Incontro fino a Napoli si andava,Come se non l'avesse mai veduto.In quel tempo lo sol molto scaldava.Dallo gran caldo si fu combattuto.Infermo a Brindisi si fe' portare.Poscia a Napoli ancor si fu riduto.La morte che a nessun vuol perdonare,L'anima dal corpo si se partia.Tutta la gente facia lamentare.In Napoli sepelito veniaIn via Puteolana a grand'onore.Di sua morte quel popol si dolia.Anni cinquantasett'avia allore;Ben quindici anni trapassati era,Quando nacque lo nostro Creatore.Ottavian, che venia con sua schiera,De la morte di Virgilio udia;Di gran dolor fe' lamentanza fera.A i suoi Baroni allora si dicia:«Di scienza è morto lo più valente;Non credo che nel mondo il simil sia.Prego Dio, che grazia gli consente,Che l'anima sua debba accettare.Le sue virtudi non m'usciran di mente.Ben mi dolgo. Non posso io altro fare.»

A quel tempo si mostra, che avesseVirgilio uno discepolo valente,Che Milino per nome si dicesse.

A quel tempo si mostra, che avesse

Virgilio uno discepolo valente,

Che Milino per nome si dicesse.

A Roma gli scrisse, che di presenteA Napoli da lui debba venire.Del suo venire alcun non senta niente.

A Roma gli scrisse, che di presente

A Napoli da lui debba venire.

Del suo venire alcun non senta niente.

Melino di Roma si fe' il partire.A Napoli subito si arrivoe.Virgilio a lui sì gli ebbe a dire.

Melino di Roma si fe' il partire.

A Napoli subito si arrivoe.

Virgilio a lui sì gli ebbe a dire.

Tornare a Roma sì li comandoe:«A Roberto di', che 'l mio libro ti dia.»Di non legger su in quello lo pregoe.

Tornare a Roma sì li comandoe:

«A Roberto di', che 'l mio libro ti dia.»

Di non legger su in quello lo pregoe.

Melino tosto si se mise in via.Dì e notte non cessò di camminare,Tanto che lui a Roma si giugnia.

Melino tosto si se mise in via.

Dì e notte non cessò di camminare,

Tanto che lui a Roma si giugnia.

Andò da Ruberto a dimandareLo libro del suo Mastro, che 'l mandava.Gliel die' Ruberto senza dimorare.

Andò da Ruberto a dimandare

Lo libro del suo Mastro, che 'l mandava.

Gliel die' Ruberto senza dimorare.

Avuto il libro in dietro ritornava.Di Roma uscito voglia gli veniaDi legger lo libro lui si bramava.

Avuto il libro in dietro ritornava.

Di Roma uscito voglia gli venia

Di legger lo libro lui si bramava.

Come a legger lo libro si mettia,Di spiriti moltitudine grandaContra di lui tutti se ne venia.

Come a legger lo libro si mettia,

Di spiriti moltitudine granda

Contra di lui tutti se ne venia.

«Che voi tu; che voi tu?» tutti dimanda.Melino allor tutto si spaventoeE de morir'ebbe la tema granda.

«Che voi tu; che voi tu?» tutti dimanda.

Melino allor tutto si spaventoe

E de morir'ebbe la tema granda.

Melino si prese ad argumentare,E di presente a loro comandava,Che quella via debban salegare,

Melino si prese ad argumentare,

E di presente a loro comandava,

Che quella via debban salegare,

Da Roma a Napoli a compimenti,Che sempre quella netta debba stare.Gli spiriti sì furono ubbidienti.

Da Roma a Napoli a compimenti,

Che sempre quella netta debba stare.

Gli spiriti sì furono ubbidienti.

Quella strada si fece salegareDi sassi vivi senza mancamenti.Melino a Napoli vien'a arrivare.

Quella strada si fece salegare

Di sassi vivi senza mancamenti.

Melino a Napoli vien'a arrivare.

Virgilio molto forte 'l riprendia.Dicea: «Rott'hai lo mio mandamento;Pena ne porterai per fede mia.

Virgilio molto forte 'l riprendia.

Dicea: «Rott'hai lo mio mandamento;

Pena ne porterai per fede mia.

Ancora ti dico, e sì non mento.Tu ti messi a risico di morire.»Con lui di questo facea gran lamento.

Ancora ti dico, e sì non mento.

Tu ti messi a risico di morire.»

Con lui di questo facea gran lamento.

Virgilio lasciò di più non dire.Ricordandosi quel, ch'era pregatoDi fare alcuna cosa vuol vedire.

Virgilio lasciò di più non dire.

Ricordandosi quel, ch'era pregato

Di fare alcuna cosa vuol vedire.

E in suo animo ebbe deliberato,Nigromanzia voler operare,E per gran fatti esser nominato,

E in suo animo ebbe deliberato,

Nigromanzia voler operare,

E per gran fatti esser nominato,

Castel dell'Ovo quello si fe' fare,E nell'aqua quello si fabricoe,Che ancor si vede e per opera pare.

Castel dell'Ovo quello si fe' fare,

E nell'aqua quello si fabricoe,

Che ancor si vede e per opera pare.

Ancora oltra di quello si incantoe,Una mosca in un vetro incantava,Che tutte l'altre mosche si caccioe.

Ancora oltra di quello si incantoe,

Una mosca in un vetro incantava,

Che tutte l'altre mosche si caccioe.

Alcuna mosca in Napol non entrava.Questo al popol grandemente piacia.Ma un'altra fece che più si montava.

Alcuna mosca in Napol non entrava.

Questo al popol grandemente piacia.

Ma un'altra fece che più si montava.

Una fontana d'incanto facia,La quale sempre olio si gittava,E dal gettare mai non s'astenia.

Una fontana d'incanto facia,

La quale sempre olio si gittava,

E dal gettare mai non s'astenia.

E quello olio si continuavaA bastamento di quella cittade.Grand'allegrezza il popolo menava.

E quello olio si continuava

A bastamento di quella cittade.

Grand'allegrezza il popolo menava.

Altre cose e di grandi novitadeVirgilio in quella terra facia,Maravigliose e di grande beltade.

Altre cose e di grandi novitade

Virgilio in quella terra facia,

Maravigliose e di grande beltade.

Ottaviano, che questo sentia,Di Virgilio non pote comportare,Che fuor di Roma lui stare debia.

Ottaviano, che questo sentia,

Di Virgilio non pote comportare,

Che fuor di Roma lui stare debia.

E di presente fece comandare,Che per Virgilio sia rimandato,Che a Roma lui debia ritornare.

E di presente fece comandare,

Che per Virgilio sia rimandato,

Che a Roma lui debia ritornare.

Virgilio fue a Roma ritornatoE appresentandosi allo Imperatore,Da lui fu molto bene accettato.

Virgilio fue a Roma ritornato

E appresentandosi allo Imperatore,

Da lui fu molto bene accettato.

Con Ottaviano si fermoe allore,E da lui grande onore si se avia,E tra li suoi si fu fatto maggiore.

Con Ottaviano si fermoe allore,

E da lui grande onore si se avia,

E tra li suoi si fu fatto maggiore.

Virgilio che troppo si valia,Da tutta la gente era ben'amato,E grande onor da ciascun gli venia.

Virgilio che troppo si valia,

Da tutta la gente era ben'amato,

E grande onor da ciascun gli venia.

In questo tempo ch'io t'ho recitato,Nacque che Ottavian convien'andareNell'Asia colla sua gente armato.

In questo tempo ch'io t'ho recitato,

Nacque che Ottavian convien'andare

Nell'Asia colla sua gente armato.

Si stette grande tempo in armeggiare,E in quella parte si ebbe vittoria.Poscia pensò a Roma ritornare.

Si stette grande tempo in armeggiare,

E in quella parte si ebbe vittoria.

Poscia pensò a Roma ritornare.

Virgilio, che avia grande gloriaDel suo Signore ch'a Roma tornava,E che ottenuto avia tanta vittoria,

Virgilio, che avia grande gloria

Del suo Signore ch'a Roma tornava,

E che ottenuto avia tanta vittoria,

Incontro fino a Napoli si andava,Come se non l'avesse mai veduto.In quel tempo lo sol molto scaldava.

Incontro fino a Napoli si andava,

Come se non l'avesse mai veduto.

In quel tempo lo sol molto scaldava.

Dallo gran caldo si fu combattuto.Infermo a Brindisi si fe' portare.Poscia a Napoli ancor si fu riduto.

Dallo gran caldo si fu combattuto.

Infermo a Brindisi si fe' portare.

Poscia a Napoli ancor si fu riduto.

La morte che a nessun vuol perdonare,L'anima dal corpo si se partia.Tutta la gente facia lamentare.

La morte che a nessun vuol perdonare,

L'anima dal corpo si se partia.

Tutta la gente facia lamentare.

In Napoli sepelito veniaIn via Puteolana a grand'onore.Di sua morte quel popol si dolia.

In Napoli sepelito venia

In via Puteolana a grand'onore.

Di sua morte quel popol si dolia.

Anni cinquantasett'avia allore;Ben quindici anni trapassati era,Quando nacque lo nostro Creatore.

Anni cinquantasett'avia allore;

Ben quindici anni trapassati era,

Quando nacque lo nostro Creatore.

Ottavian, che venia con sua schiera,De la morte di Virgilio udia;Di gran dolor fe' lamentanza fera.

Ottavian, che venia con sua schiera,

De la morte di Virgilio udia;

Di gran dolor fe' lamentanza fera.

A i suoi Baroni allora si dicia:«Di scienza è morto lo più valente;Non credo che nel mondo il simil sia.

A i suoi Baroni allora si dicia:

«Di scienza è morto lo più valente;

Non credo che nel mondo il simil sia.

Prego Dio, che grazia gli consente,Che l'anima sua debba accettare.Le sue virtudi non m'usciran di mente.Ben mi dolgo. Non posso io altro fare.»

Prego Dio, che grazia gli consente,

Che l'anima sua debba accettare.

Le sue virtudi non m'usciran di mente.

Ben mi dolgo. Non posso io altro fare.»


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