NOTE:

NOTE:1.De fabulis quae media aetate de Publio Virgilio Marone circumferebantur, Berlin, 1837, 8 pag.2.P. Virgilius per mediam aetatem gratia atque auctoritate florentissimus, Paderborn, 1852, 18 pag.3.Virgilius als Theolog und Prophet des Heidenthums in der Kirche, inEvangelischer Kalender, Berlin, 1862, pag. 17-82.4.Die Aeneis, die vierte Ecloge und die Pharsalia im Mittelalter, Frankf. a. M., 1864, 37 pag.5.Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint, Lut. Par. 1846, 75 pag.6.Leben und Fortleben des Publius Virgilius Maro als Dichter und Zauberer, Leipz. 1857, 85 pag. in-16.º7.Memorabilia Vergiliana, Misenae, 1857, 38 pag. —Mirabilia Virgiliana, Misenae, 1867, 40 pag.8.In questa categoria si distinguono per numero di appuntiv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, pag.CXXIX-CXLVII,Massmann,Kaiserchronik, III, pag. 421-460.9.De Virgile l'enchanteur, nei suoiMélanges archéologiques et littéraires, Paris, 1850, pag. 424-478.10.Ueber den Zauberer VirgiliusnellaGermaniadiPfeiffer, IV, pag. 257-298.11.Virgil's Fortleben im Mittelalter, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851, 54 pag. in-fol.12.Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.13.Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V (1867), pag. 659-703.14.Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke with an Introduction by Robinson Ellis.London, New York 1895. Questa traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste, furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me riveduta.15.I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e altrove.16.Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebaearmaque fraternae tristia militiae,atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»17.I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere, quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenzaab urbe condita, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale. Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica, non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, inHermes, IV, p. 26.18.Cfr. i molti luoghi d'autori che esprimono questo entusiasmo raccolti daLasaulx,Zur Philosophie der römischen Geschichte, p. 6 sgg., ai quali però molti altri se ne potrebbero aggiungere, oltre al tono generale ed alla caratteristica tendenza di molti scrittori, quale principalmente Livio, che a chi lo paragoni coi greci (fra i quali nulla si trova di simile all'opera sua), offre il più evidente saggio di quanto siam venuti notando.19.Vedine la enumerazione pressoTeuffel,Gesch. d. röm. Litt., p. 27.20.«Novissimum Aeneidem inchoavit, argumentum varium et multiplex, et quasi amborum Homeri carminum instar, praeterea nominibus ac rebus graecis latinisque commune, et in quo, quod maxime studebat, romanae simul urbis et Augusti origo contineretur.»Donat.Vit. Vergil.(pressoReifferscheid,Svetonii praeter Caesarum libros reliquiae, Lips. 1860) p. 59. [Notisi che in tutto il libro non citerò mai altra edizione della biografia di Virgilio attribuita a Donato che questa del Reifferscheid].21.Donat.Vit. Vergil.p. 58.Serv.ad Bucol.VI, 3.22.Questo era il primo soggetto e scopo dell'Eneide secondo il desiderio dello stesso Augusto, e così va intesa la notizia data daServio«postea ab Augusto Aeneidem propositamscripsit.»23.Donat.Vit. Vergil.p. 61.24.«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnasCaesaris et nomen fama tot ferre per annos,Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»Georg.III, 46.25.«De Aenea quidem meo etc.» pressoMacrobio,Sat., I, 24, II.26.«Actia Vergilium custodis litora PhoebiCaesaris et fortes dicere posse rates,qui nunc Aeneae Troiani suscitat armaiactaque Lavinis moenia litoribus,cedite Romani scriptores, cedite Grainescio quid maius nascitur Iliade.»Propert.III, 34.27.Sulla composizione dell'Eneide e la cronologia delle varie sue parti ved.Sabbadini,Studi storici sull'Eneide. Lonigo 1889, p. 70 sgg.28.«Hoc loco per transitum tangit historiam quam per legem artis poeticae aperte non potest ponere.... Lucanus namque ideo in numero poetarum esse non meruit quia videtur historiam composuisse non poema.»Serv.ad Aen.I, 382; cfr.Martial.XIV, 194;Fronton.p. 125;Quintil.X, I, 90.29.Cfr.Schwegler,Röm. Gesch.I, p. 279 segg.;Preller, Röm.Mytholog.p. 666 segg.Hild,La légende d'Énée avant Virgile. Paris 1883.30.Erra gravementeNiebuhr(Röm. Gesch.I, 206 segg.) quando crede che Virgilio condannasse alle fiamme il suo poema perchè conscio della sua mancanza di base nazionale. Una idea simile a Virgilio non poteva mai venire in capo, e quanto sia assurda lo prova già l'immenso successo dell'Eneide, a cui il sentimento romano fu tutt'altro che estraneo. È noto che il suo contemporaneo ed ammiratore Tito Livio apre anch'egli colla saga d'Enea la sua storia, ispirata se altra mai da vivo sentimento nazionale. L'attitudine del suo spirito e il suo punto di vista nel riferire quelle favole, ei li dichiara nel proemio in modo che non può lasciar da desiderare, colle magnifiche parole così spesso citate: «Et si cui populo licere oportet consecrare origines suas et ad Deos referre auctores, ea belli gloria est populo romano etc. etc.» Come la saga di Enea stesse in armonia con quanto ispirava il resto della tradizione romana, lo vediamo nel lirismo d'Oraziolà dove fa dire ad Annibale (C. IV, 4, 53 segg.):«Gens quae cremato fortis ab Ilio,Iactata Tuscis equoribus, sacraNatosque maturosque patresPertulit Ausonias ad urbes,Duris ut ilex etc. etc.»Quando questo scriveva Orazio, appena allora era stata pubblicata l'Eneide (le odi del IV libro furono messe a luce, come si crede dai più, dopo il 18 av. Cr.). Le tendenze cesaree verso Troia, come la città sacra dei romani e della gente Giulia, sono vivamente rappresentate nella nota parlata di Giunone agli Dei che trovasi nell'ode 3.ª del III lib., certamente anteriore all'Eneide.Vedere in tutto ciò e in tant'altro che potrebbe riferirsi di simile, retorica e adulazione, non ammettere la reale intensità e legittimità del sentimento a cui in tanto vera grandezza d'impero e di gesta corrispondeva, è un procedere assai leggermente, sacrificando la verità e la coscienziosità scientifica a tendenze paradossali ed a prevenzioni malamente allucinatrici.31.Il titolo stesso del poema sarebbe stato dapprima, secondo alcuni, nonEneidemaGesta del popolo romano; «unde etiam in antiquis invenimus opus hoc appellatum esse nonAeneidemsedGesta populi romani; quod ideo mutatum est, quod nomen non a parte sed a toto debet dari.»Servio,ad Aen.VI, 752.32.Niente di meno serio dell'idea espressa da qualche critico moderno (V. fra gli altriTeuffel,Gesch. der röm.Litt. p. 391) che la natura molle e mite di Virgilio non fosse tagliata per l'epopea. Dicano, di grazia, questi signori quale dei poeti epici della stessa categoria a cui Virgilio appartiene può dirsi nato per l'epopea. Forse il platonico Tasso, o il pio Milton, o il mistico Klopstock? E come fra tanti poeti d'arte così diversi per stirpe e per carattere, il solomolleVirgilio ha saputo fare il meglio in questo genere, mentre il titanico e multilaterale Göthe quando a ciò si è voluto provare ha messo fuori quell'aborto che è l'Achilleide?33.«Qui bene considerat inveniet omnem romanam historiam ab Aeneae adventu usque ad sua tempora summatim celebrasse Virgilium, quod ideo latet quia confusus est ordo: nam eversio Ilii et Aeneae errores adventus bellumque manifesta sunt: Albanos autem reges, romanos etiam consules, Brutos, Catonem, Caesarem Augustum et multa ad historiam romanam pertinentia hic indicat locus, cetera quae hic intermissa sunt in ἀσπιδοποτίᾳ commemorat.» (Servio,ad Aen.VI, 752. Cfr. ancheProbo,ad Georg.III, 46, p. 58 sg. ed.Keil).34.SecondoBoissier(La publication de l'ÉnéideinRevue de Philologie, 1884, p. 1-4) era già pubblicata quando Orazio scrisse ilCarmen saecularenel 737 (19) ossia due anni dopo la morte del poeta.35.Nella letteratura latina oggi superstite il più antico autore che esprima ciò esplicitamente èOvidio:«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae,quo nullum Latio clarior extat opus.»Ars amator.III, 337.«Tantum se nobis elegi debere fatentur,quantum Vergilio nobile debet epos.»Rem. am.395.L'Ars amatoriafu pubblicata l'1 o il 2 av. Cr.; iRemedia amorisl'1 o il 2 d. Cr.36.«Inter quae (ingenia) maxime nostri aevi eminent princeps carminum Vergilius, Rabirius etc.»Vell. Paterc.II, 37.37.Cfr.WölfflininPhilologus, XXVI, p. 130.38.Veggansi i raffronti considerevolmente numerosi raccolti dalZingerlenel suo lavoro:Ovidius und sein Verhältniss zu den Vorgängern und gleichzeitigen römischen Dichtern(Innsbruck, 1869-71) II, p. 48-113. Per Tibullo, Properzio, Orazio, Livio ved.Sabbadini,Studi critici sulla Eneide. Lonigo 1889, p. 134-173.39.«Vergilium vidi tantum»Trist.IV, 10, 15.40.Questi ricordi, che si riferiscono ai retori del tempo d'Augusto, ci offrono le più antiche citazioni di versi dell'Eneide oggi conosciute. Ecco i luoghi principali: «Sed ut sciatis sensum bene dictum dici tamen posse melius, notate prae ceteris quanto decentius Vergilius dixerit hoc, quod valde erat celebre, «belli mora concidit Hector»: «Quidquid apud durae etc.» (Aen.XI, 288). Messala († 8 av. Cr.) aiebat hic Vergilium debuisse desinere, quod sequitur «et in decimum etc.» explementum esse. Maecenas hoc etiam priori comparabat»Suasor.2; «Summis clamoribus dixit (Arellius Fuscus) illum Vergili versum «Scilicet is superis etc.» (Aen.IV, 379). Auditor Fusci quidam, cuius pudori parco, cum hanc suasoriam de Alexandro ante Fuscum diceret, putavit aeque belle poni eundem versum; dixit: Scilicet is superis etc.». Fuscus illi ait: si hoc dixisses audiente Alexandro, scires apud Vergilium et illum versum esse «... capulo tenus abdidit ensem» (Aen.II, 553).Suasor.4; — «Montanus Iulius qui comis fuit, quique egregius poeta, aiebat illum (Cestium) imitari voluisse Vergili descriptionem: «Nox erat et terras etc.» (Aen.VII, 26)».Controv.16. (Cestio venne a Roma poco dopo la morte di Virgilio, cfr.Meyer,Oratorr. romanorr. fragmenta, p. 537) — Ved. ancheSuasor.I.41.«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctorcontulit in Tyrios arma virumque toros,Nec legitur pars ulla magis de corpore toto,quam non legitimo foedere iunctus amor.»Ovid.Trist.2, 533.42.Confession.lib. I; op. I, 66.43.Anche ilTeuffelconcede che «Ton und Geist der Aeneis steht freilich zu Homer in diametralem Gegensatze.»Gesch. d. röm. Lit.p. 400. Più largamentePlüssVergil und die epische Kunst (Leipz. 1884) p. 339 sgg.44.«Homerus testis et lyrici, romanusque Vergilius et Horati curiosa felicitas.»Petron.Sat.118.45.Ad Augusto, che mentre guerreggiava i Cantabri voleva esser tenuto al corrente del suo lavoro, ei rispondeva: «de Aenea quidem meo, si mehercle iam dignum auribus haberem tuis libenter mitterem; sed tanta inchoata res est, ut paene vitio mentis tantum opus ingressus mihi videar, cum praesertim, ut scis, alia quoque studia ad id opus multoque potiora impertiar.»Macrob.Sat.I, 24, 11.In lavoro così arduo e delicato non sorprende quanto riferisce il biografo (p. 59): «traditur cotidie meditatos mane plurimos versus dictare solitus, ac per totum diem retractando ad paucissimos redigere, non absurde carmen se informe more ursae parere dicens et lambendo demum effingere. Aeneida prosa prius oratione formatam digestamque in XII libros particulatim componere instituit, prout liberet quidquid, et nihil in ordinem arripiens, ut ne quid impetum moraretur, quaedam imperfecta transmisit, alia levissimis verbis veluti fulsit, quae per iocum pro tibicinibus interponi aiebat, ad sustinendum opus, donec solidae columnae advenirent.»A comporre l'Eneide, quale oggi ci rimane, impiegò XI anni, e l'interruppe la morte, chè per altri tre anni si proponeva di lavorare a darle l'ultima mano, e con tale scopo intraprese il viaggio di Grecia e d'Asia, che gli fu fatale.Donat.p. 62.46.«Vergilium multae antiquitatis hominem sine ostentationis odio peritum.»Gell.V, 12, 13. Di questo tien conto pureQuintilianonel confrontare Virgilio con Omero: «et hercle ut illi naturae coelesti atque immortali cesserimus: ita curae et diligentiae vel ideo in hoc plus est, quod ei fuit magis laborandum et quantum eminentibus vincimur fortasse aequalitate pensamus.»Inst. or.X, I, 86.47.Cf.Bernhardy, p. 437,Teuffel, p. 397,Baehr, p. 371,Hertzberg(Uebers. d. Aeneis), p. XI sg.Hermann.Elem. doctr. metr.357,Müller,De re metr.p. 140 sg., 183, 190 sg.,Niebuhr,Röm. Gesch.I, p. 112 (3.ª ed.). Sulla saga di Enea ed il modo in cui Virgilio l'ha trattata veggasi, oltre il noto libro diKlausen,Aeneas una die PenatenII, p. 1249 sg.,Rubino,Beiträge zur Vorgeschichte Italiens, p. 68 sgg. 156 sgg. 173, e particolarmente, come elogio della esattezza e dottrina del poeta, p. 121-128. Con critica spesso troppo superficiale ed ingenua, ma non senza buon senso, riassume i meriti di Virgilio ilWeidner, nella prefazione al suoCommentar zu Vergil's Aeneis, Buch I und II, (Leipz. 1869) p. 53 sgg. Con miglior metodo e vigore insorge contro i pregiudizi prevalenti nelle scuole germanichePlüssVergil und die epische Kunst, Leipz. 1884.48.Cfr.Lersch,Die Sprachphilosophie der Alten, I, p. 103.49.Lucrezio, che morì quando Virgilio era quindicenne, non solo lascia sentire nel suo poema questo conato, ma ne parla anche apertamente: (lib. I, 135)«Nec me animi fallit Graiorum obscura repertadifficile inlustrare latinis versibus esse,multa novis verbis praesertim cum sit agendum,propter egestatem linguae et rerum novitatem.»Cfr. anche, I, 831 e III, 257;Heffter,Geschichte der lateinischen Sprache während ihrer Lebensdauer, p. 124. Veggasi ancheHerzog,Untersuchungen über die Bildungsgeschichte der griechischen und lateinischen Sprache, (Leipz. 1871) p. 196 sgg., il quale però giudica con frettolosa leggerezza i poeti augustei (p. 213), e dimentica del tutto l'importanza e l'influenza di Virgilio in fatto di lingua nella scuola e nelle opere grammaticali e nella produzione letteraria!50.Cf.Blass,Die griech. Beredsamkeit in dem Zeitraum von Alexander bis auf Augustus, p. 125 sgg.51.«Sciendum tamen est Terentium propter solam proprietatem omnibus comicis esse praepositum, quibus est, quantum ad cetera spectat, inferior.»Serv.ad Aen.I, 410. Già molto prima,Cicerone(ad Att.VII, 3. 10) aveva detto: «secutusque sum, non dico Caecilium... malus enim auctor latinitatis est, sed Terentium cuius fabellae propter elegantiam sermonis putabantur a C. Laelio scribi.» EppureVulcazio Sedigitodava fra i comici il primo posto a Cecilio, il secondo a Plauto, ed a Terenzio il sesto. (Gell.XV, 24).52.Donato(Vit. Vergil.p. 65) enumera qualche sciocca parodia anonima delle Bucoliche e delle Georgiche, l'Aeneomastixdi Carvilio Pittore, un'opera di Erennio sui difetti, una di Perellio Fausto sui furti di Virgilio, ed otto libriHomoeon elenchondi Q. Ottavio Avito, nei quali si notavaquos et unde versus transtulerit. Asconio Pediano, che visse sotto Claudio, scrisse un libro in difesa di Virgilio contro costoro ed altri simili.53.«Utar enim verbis eisdem quae ex Afro Domitio iuvenis excepi, qui mihi interroganti quem Homero crederet maxime accedere: secundus, inquit, est Vergilius, propior tamen primo quam tertio.»Quintil.X, I, 86. Domizio Afro fu pretore sotto Tiberio nel 26 d. Cr.; morì nel 59. Veggasi questo giudizio messo in versi daAlcimo Avito(V-VI sec.), nell'Anthologia latina(Meyer) n.º 259.54.«M. Vipsanius a Maecenate eum suppositum appellabat novae cacozeliae repertorem, non tumidae nec exilis sed ex communibus verbis, atque ideo latentis.»Donat.Vit. Vergil.p. 65.55.Vero e giusto è anche quel d'Orazio(sat. I, 10, 45):«molle atque facetumVergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»È da notare però che queste parole, come già esse lo dicono chiaramente (rure), non si riferiscono che alle Bucoliche e alle Georgiche. Quando Orazio scrisse il primo libro delle satire in cui esse sono contenute (dal 41 al 35 av. Cr., secondo i più), l'Eneide non era neppure ancora in mente di Virgilio; il poeta in quel tempo occupavasi delle Georgiche. Se le opinioni sulle date non fossero tanto varie ed incerte, si potrebbe anche affermare che le parole di Orazio non si riferiscono che alle Bucoliche. Certo se Orazio avesse conosciuto il poema, non si sarebbe contentato di caratterizzare la poesia del suo amico con quelle parole. Virgilio era morto ed il poema era già pubblicato quando Orazio scrisse l'Arte poetica(9, o 10 av. Cr.); ma la sola menzione di Virgilio che ricorra in questa (v. 53) non riguarda che un confronto fra l'antica e la nuova scuola in generale quanto alla lingua.56.Cfr.Walther,De scriptorum romanorum usque ad Vergilium studiis homericis. Vratisl. 1867.57.«Hoc ipsum crimen sic defendere assuetum ait (Asconius Pedianus): cur non illi quoque eadem furta temptarent? verum intellecturos facilius esse Herculi clavam quam Homero versum subripere.»Donat.Vit. Vergil.p. 66.58.Veggasi su di ciò la giusta e fina osservazione diHertzbergnella introd. alla sua traduzione dell'Eneide p. VI. Il trovare in questi così dettifurtidi Virgilio, come faTeuffel(Gesch. d. röm. Lit.p. 392), una prova della mancanza di originalità che vogliono attribuire al poeta, è un grave errore.59.Una rivista critica degli appunti fatti dagli antichi a Virgilio trovasi neiProlegg.diRibbeck, c. VIII. Generalmente queste osservazioni si riferiscono all'Eneide, di rado se ne trova sulle Bucoliche e le Georgiche.60.Questo grammatico, maestro di Lucano e di Persio, non esitava a servirsi di espressioni dure nella sua critica virgiliana (abiecte sordide, indecore etc.). Ma i principali suoi appunti, di cui oggi abbiamo ricordo, si riducono a futili cavilli o ad aperti errori. Pure egli era ammiratore del Mantovano, come si rileva dalle sue stesse parole: «iamque exemplo tuo etiam principes civitatum, o poeta, incipient similia fingere.»Charis.p. 100 (ed.Keil).61.«Asconius Pedianus dicit se Vergilium dicentem audisse, in hoc loco se grammaticis crucem fixisse, volens experiri quis eorum studiosior inveniretur.»Servio,ad Ecl.III, 105. Cf.Philargyr., eScholl. Bern.ibid. Ma probabilmente Asconio citava l'autorità di altri, poichè egli neppure era nato quando Virgilio morì. Cf.Ribbeck,Prolegg.p. 97 sg. Questa idea ritrovasi poi ripetuta nel medio evo e non soltanto a proposito di Virgilio, ma come un costume degli antichi scrittori; ved. p. es. il prologo di Marie de France, che dice ciò sulla testimonianza di Prisciano.62.«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,Pindaricos nosset cum superare modos;Et Vario cessit romani laude cothurni,quum posset tragico fortius ore loqui.»Martial., VIII, 18.Conviene notare qui che, quantunque Virgilio esercitasse assai visibile influenza anche sulla prosa, non lasciò gran nome di sè come prosatore. «Vergilium illa felicitas ingeni in oratione soluta reliquit.»Seneca,Controv.3, p. 361 (ed.Bursian); cfr.Donat.Vit. Vergil.p. 58.63.«Cetera sane vitae et ore et animo tam probum constat ut Neapoli Parthenias vulgo appellatus sit.»Donat.Vit. Vergil., p. 57. «anima candida.»Horat.Sat.I, 5, 41. Qualche antico commentatore di Orazio ha pur creduto, benchè invero a torto, di riconoscere Virgilio nei noti versi: «Iracundior est paulo» etc.Sat.I, 3, 29 sgg.64.«Malo securum et secretum Vergili recessum, in quo tamen neque apud divum Augustum gratia caruit, neque apud populum romanum notitia. Testes Augusti epistulae, testis ipse populus, qui, auditis in theatro Vergili versibus, surrexit universus, et forte praesentem spectantemque Vergilium veneratus est sic quasi Augustum.»Dial. de Oratorr.13. Quanta fosse questa sua «apud populum romanum notitia» si rileva anche dalla biografia: «ut... si quando Romae, quo rarissime commeabat, viseretur in publico, sectantis demonstrantisque se suffugeret in proximum tectum.»Donat.Vit. Vergil.p. 57.65.Sat. VI. 434 segg.:«Illa tamen gravior, quae cum discumbere coepitlaudat Vergilium, periturae ignoscit Elisae,committit vates et comparat; inde Maronem,atque alia parte in trutina suspendit Homerum.»66.«Homerus et Vergilius tam bene de humano genere meriti quam tu et de omnibus et de illis meruisti, quos pluribus notos esse voluisti quam scripserant, multum tecum morentur.»Dial.XI, (Ad Polyb. de consol.) 8, 2, «Agedum illa quae multo ingeni tui labore celebrata sunt, in manus sume, utriuslibet auctoris carmina, quae tu ita resolvisti ut quamvis structura illorum recesserit, permaneat tamen gratia. Sic enim illa ex alia lingua in aliam transtulisti, ut, quod difficillimum erat, omnes virtutes in alienam te orationem secutae sint.» Ibid. II, 5.67.«Auditis in theatro Vergili versibus.»Dial. de Oratorr.1. c.; «bucolica eo successu edidit, ut in scena quoque per cantores crebro recitarentur.»Donat.Vit. Vergil.p. 60.68.«Sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium, ac novissimo die histrionem, saltaturumque Vergili Turnum.»Sveton.VI, 54. Cf.Jahn, inHermes, II, p. 421;Friedländer,Sittengeschichteetc. II, 274.69.«Ecce alius ludus. Servus qui ad pedes Habinnae sedebat, iussus, credo, a domino suo, proclamavit subito canora voce: «Interea medium Aeneas iam classe tenebat.» Nullus sonus unquam acidior percussit aures meas; nam praeter recitantis barbarie aut adiectum aut deminutum clamorem, miscebat Atellanicos versus, ut tunc primum me Vergilius offenderit.»Petron.Sat.68.70.«Accipe facundi Culicem, studiose, Maronis,ne nugis positis Arma virumque canas.»Martial.XIV, 185.«Quam brevis immensum cepit membrana Maronem!Ipsius et vultus prima tabella gerit.»Id.XIV, 186.Oltre ad Omero ed a Virgilio troviamo fra questi Xenia inMarzialeMenandro, Cicerone, Properzio, Livio, Sallustio, Ovidio, Tibullo, Lucano, Catullo.71.Cfr.Bücheler,Die pompejanischen Wandinscriften, nelRheinisches Museum, N. F. XII, p. 250 sgg.;Garrucci,Graffititav. VI, 5 (Aen.II, 148). Col procedere degli scavi il numero di questi versi virgiliani, come di altri graffiti che vengono in luce, aumenta ogni giorno. Nella raccolta delloZangemeister,Inscriptiones parietariae pompejanae, herculanenses, stabianae(IV vol. delCorp. inscriptt. latinar.) Berolini, 1871, sono versi o parte di versi virgiliani i numeri 1237 (Aen.V, 110), 1282 (Aen.I, 1), 1524 (Ecl.2, 56), 1527 (id.), 1672 (Aen.I, 1), 1841 (Aen.II, 148), 2213 (Aen.II, 1) 2361 (Aen.I, 1), 3151 (Aen.II, 1), 3198 (Aen.I, 1). Aggiungansi altri due graffiti pubblicati nelGiornale degli Scavi di Pompei, 2.ª serie, vol. I, p. 281 (Aen.I, 234), vol. II, p. 35 (Aen.I, 1). Una iscriz. parietaria romana offrecolo calathisque Minervae(Aen., VII, 805) v.Fea,Varietà di notizie, p.XXVII,JordaninBursian's JahresberichtI, 784.72.La lezione comune èrusticus es Corydon, ma il codice romano haest, come l'iscrizione pompeiana.73.Cfr.Garrucci,Graffiti, tav. I. Com'è noto, i maestri elementari tenevano scuola all'aperto, per le piazze, per le strade e sotto i portici; cfr.Ussing,Darstellung des Erziehungs-und Unterrichtswesen bei den Griechen und Römernübers, vonFriedrichsen, (Altona 1870) p. 100 sg. Sulle rappresentanze relative alle scuole nelle antiche pitture murali pompeiane, veggasiJahn,Ueber Dastellungen des Handwerks und Handelsverkehrs auf antiken Wandgemälden(Leipz. 1868) p. 288 sgg. Fra i graffiti pompeiani ce n'è uno assai curioso, d'argomento grammaticale, cfr.Garrucci, tav. 17;Jahnop. cit. p. 288.74.Bücheler, op. cit. p. 246.75.Su di un cucchiaio d'argento leggesi il verso 17 della I.ª Ecl.; su di un bassorilievo della Villa Albani i versi 607 sgg. del I.º dell'Eneide; ved.JahninBerichte der sächs. Gesellsch. d. Wiss.1861 p. 365. Su di un tegolo del primo secolo leggonsi i due primi versi dell'Eneide; ved.Archäolog. Anz.1864 n. 184, p. 199. Versi virgiliani in iscrizioni funebri riferiti dalMarini,Frat. arv.p. 826 sg.Papiri diplom.p. 332 sg.76.«Primus dicitur latine ex tempore disputasse primusque Vergilium et alios poetas novos praelegere coepisse.»Sveton.De gramm. et rhetorib.16.77.Cfr.Helwig,De recitatione poetarum apud romanos, p. 20 sg.78.«Non ego ventosae plebis suffragia venorImpensis coenarum et tritae munere vestis:Non ego nobilium scriptorum auditor et ultorGrammaticas ambire tribus et pulpita dignor.»Horat.Epist.I, 19, 37 sgg.79.«Ideoque optime institutum est ut ab Homero atque Vergilio lectio inciperet.»Quintil.I, 85;«Cui tradas, Lupe, filium magistroQuaeris sollicitus diu rogasque.Omnes grammaticosque, rhetorasqueDevites moneo; nihil sit illiCum libris Ciceronis aut Maronis.»Martial.V, 56.«Dummodo non pereat, totidem olfecisse lucernasQuot stabant pueri, cum totus discolor essetFlaccus, et haereret nigra fuligo Maroni.»Juvenal.VII, 215 sgg.80.Parlando dicortexadoperato come maschile e come femminileQuintilianodice: «.... quorum neutrum reprehendo, cum sit utriusque Vergilius auctor» I, 5, 35. I grammatici dei secoli posteriori serbano intatta questa tradizione; «stiria dicuntur ab stillis, quae Vergilius genere feminino, Varro neutro dixit; sed vicit Vergili auctoritas»Lib. de dubiis nominib.ap.Keil, V, 590; «mella tantum triptoton est; vicit propter auctoritatem Vergilianam.»Fragm. bob. de nomine, ap.Keil, V, p. 558.

1.De fabulis quae media aetate de Publio Virgilio Marone circumferebantur, Berlin, 1837, 8 pag.

1.De fabulis quae media aetate de Publio Virgilio Marone circumferebantur, Berlin, 1837, 8 pag.

2.P. Virgilius per mediam aetatem gratia atque auctoritate florentissimus, Paderborn, 1852, 18 pag.

2.P. Virgilius per mediam aetatem gratia atque auctoritate florentissimus, Paderborn, 1852, 18 pag.

3.Virgilius als Theolog und Prophet des Heidenthums in der Kirche, inEvangelischer Kalender, Berlin, 1862, pag. 17-82.

3.Virgilius als Theolog und Prophet des Heidenthums in der Kirche, inEvangelischer Kalender, Berlin, 1862, pag. 17-82.

4.Die Aeneis, die vierte Ecloge und die Pharsalia im Mittelalter, Frankf. a. M., 1864, 37 pag.

4.Die Aeneis, die vierte Ecloge und die Pharsalia im Mittelalter, Frankf. a. M., 1864, 37 pag.

5.Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint, Lut. Par. 1846, 75 pag.

5.Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint, Lut. Par. 1846, 75 pag.

6.Leben und Fortleben des Publius Virgilius Maro als Dichter und Zauberer, Leipz. 1857, 85 pag. in-16.º

6.Leben und Fortleben des Publius Virgilius Maro als Dichter und Zauberer, Leipz. 1857, 85 pag. in-16.º

7.Memorabilia Vergiliana, Misenae, 1857, 38 pag. —Mirabilia Virgiliana, Misenae, 1867, 40 pag.

7.Memorabilia Vergiliana, Misenae, 1857, 38 pag. —Mirabilia Virgiliana, Misenae, 1867, 40 pag.

8.In questa categoria si distinguono per numero di appuntiv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, pag.CXXIX-CXLVII,Massmann,Kaiserchronik, III, pag. 421-460.

8.In questa categoria si distinguono per numero di appuntiv. d. Hagen,Gesammtabenteuer, III, pag.CXXIX-CXLVII,Massmann,Kaiserchronik, III, pag. 421-460.

9.De Virgile l'enchanteur, nei suoiMélanges archéologiques et littéraires, Paris, 1850, pag. 424-478.

9.De Virgile l'enchanteur, nei suoiMélanges archéologiques et littéraires, Paris, 1850, pag. 424-478.

10.Ueber den Zauberer VirgiliusnellaGermaniadiPfeiffer, IV, pag. 257-298.

10.Ueber den Zauberer VirgiliusnellaGermaniadiPfeiffer, IV, pag. 257-298.

11.Virgil's Fortleben im Mittelalter, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851, 54 pag. in-fol.

11.Virgil's Fortleben im Mittelalter, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851, 54 pag. in-fol.

12.Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.

12.Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.

13.Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V (1867), pag. 659-703.

13.Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V (1867), pag. 659-703.

14.Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke with an Introduction by Robinson Ellis.London, New York 1895. Questa traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste, furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me riveduta.

14.Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke with an Introduction by Robinson Ellis.London, New York 1895. Questa traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste, furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me riveduta.

15.I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e altrove.

15.I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e altrove.

16.Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebaearmaque fraternae tristia militiae,atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

16.Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):

«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebaearmaque fraternae tristia militiae,atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebaearmaque fraternae tristia militiae,atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebae

armaque fraternae tristia militiae,

atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

17.I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere, quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenzaab urbe condita, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale. Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica, non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, inHermes, IV, p. 26.

17.I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere, quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenzaab urbe condita, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale. Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica, non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, inHermes, IV, p. 26.

18.Cfr. i molti luoghi d'autori che esprimono questo entusiasmo raccolti daLasaulx,Zur Philosophie der römischen Geschichte, p. 6 sgg., ai quali però molti altri se ne potrebbero aggiungere, oltre al tono generale ed alla caratteristica tendenza di molti scrittori, quale principalmente Livio, che a chi lo paragoni coi greci (fra i quali nulla si trova di simile all'opera sua), offre il più evidente saggio di quanto siam venuti notando.

18.Cfr. i molti luoghi d'autori che esprimono questo entusiasmo raccolti daLasaulx,Zur Philosophie der römischen Geschichte, p. 6 sgg., ai quali però molti altri se ne potrebbero aggiungere, oltre al tono generale ed alla caratteristica tendenza di molti scrittori, quale principalmente Livio, che a chi lo paragoni coi greci (fra i quali nulla si trova di simile all'opera sua), offre il più evidente saggio di quanto siam venuti notando.

19.Vedine la enumerazione pressoTeuffel,Gesch. d. röm. Litt., p. 27.

19.Vedine la enumerazione pressoTeuffel,Gesch. d. röm. Litt., p. 27.

20.«Novissimum Aeneidem inchoavit, argumentum varium et multiplex, et quasi amborum Homeri carminum instar, praeterea nominibus ac rebus graecis latinisque commune, et in quo, quod maxime studebat, romanae simul urbis et Augusti origo contineretur.»Donat.Vit. Vergil.(pressoReifferscheid,Svetonii praeter Caesarum libros reliquiae, Lips. 1860) p. 59. [Notisi che in tutto il libro non citerò mai altra edizione della biografia di Virgilio attribuita a Donato che questa del Reifferscheid].

20.«Novissimum Aeneidem inchoavit, argumentum varium et multiplex, et quasi amborum Homeri carminum instar, praeterea nominibus ac rebus graecis latinisque commune, et in quo, quod maxime studebat, romanae simul urbis et Augusti origo contineretur.»Donat.Vit. Vergil.(pressoReifferscheid,Svetonii praeter Caesarum libros reliquiae, Lips. 1860) p. 59. [Notisi che in tutto il libro non citerò mai altra edizione della biografia di Virgilio attribuita a Donato che questa del Reifferscheid].

21.Donat.Vit. Vergil.p. 58.Serv.ad Bucol.VI, 3.

21.Donat.Vit. Vergil.p. 58.Serv.ad Bucol.VI, 3.

22.Questo era il primo soggetto e scopo dell'Eneide secondo il desiderio dello stesso Augusto, e così va intesa la notizia data daServio«postea ab Augusto Aeneidem propositamscripsit.»

22.Questo era il primo soggetto e scopo dell'Eneide secondo il desiderio dello stesso Augusto, e così va intesa la notizia data daServio«postea ab Augusto Aeneidem propositamscripsit.»

23.Donat.Vit. Vergil.p. 61.

23.Donat.Vit. Vergil.p. 61.

24.«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnasCaesaris et nomen fama tot ferre per annos,Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»Georg.III, 46.

24.

«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnasCaesaris et nomen fama tot ferre per annos,Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»Georg.III, 46.

«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnasCaesaris et nomen fama tot ferre per annos,Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»Georg.III, 46.

«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnas

Caesaris et nomen fama tot ferre per annos,

Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»

Georg.III, 46.

25.«De Aenea quidem meo etc.» pressoMacrobio,Sat., I, 24, II.

25.«De Aenea quidem meo etc.» pressoMacrobio,Sat., I, 24, II.

26.«Actia Vergilium custodis litora PhoebiCaesaris et fortes dicere posse rates,qui nunc Aeneae Troiani suscitat armaiactaque Lavinis moenia litoribus,cedite Romani scriptores, cedite Grainescio quid maius nascitur Iliade.»Propert.III, 34.

26.

«Actia Vergilium custodis litora PhoebiCaesaris et fortes dicere posse rates,qui nunc Aeneae Troiani suscitat armaiactaque Lavinis moenia litoribus,cedite Romani scriptores, cedite Grainescio quid maius nascitur Iliade.»Propert.III, 34.

«Actia Vergilium custodis litora PhoebiCaesaris et fortes dicere posse rates,qui nunc Aeneae Troiani suscitat armaiactaque Lavinis moenia litoribus,cedite Romani scriptores, cedite Grainescio quid maius nascitur Iliade.»Propert.III, 34.

«Actia Vergilium custodis litora Phoebi

Caesaris et fortes dicere posse rates,

qui nunc Aeneae Troiani suscitat arma

iactaque Lavinis moenia litoribus,

cedite Romani scriptores, cedite Grai

nescio quid maius nascitur Iliade.»

Propert.III, 34.

27.Sulla composizione dell'Eneide e la cronologia delle varie sue parti ved.Sabbadini,Studi storici sull'Eneide. Lonigo 1889, p. 70 sgg.

27.Sulla composizione dell'Eneide e la cronologia delle varie sue parti ved.Sabbadini,Studi storici sull'Eneide. Lonigo 1889, p. 70 sgg.

28.«Hoc loco per transitum tangit historiam quam per legem artis poeticae aperte non potest ponere.... Lucanus namque ideo in numero poetarum esse non meruit quia videtur historiam composuisse non poema.»Serv.ad Aen.I, 382; cfr.Martial.XIV, 194;Fronton.p. 125;Quintil.X, I, 90.

28.«Hoc loco per transitum tangit historiam quam per legem artis poeticae aperte non potest ponere.... Lucanus namque ideo in numero poetarum esse non meruit quia videtur historiam composuisse non poema.»Serv.ad Aen.I, 382; cfr.Martial.XIV, 194;Fronton.p. 125;Quintil.X, I, 90.

29.Cfr.Schwegler,Röm. Gesch.I, p. 279 segg.;Preller, Röm.Mytholog.p. 666 segg.Hild,La légende d'Énée avant Virgile. Paris 1883.

29.Cfr.Schwegler,Röm. Gesch.I, p. 279 segg.;Preller, Röm.Mytholog.p. 666 segg.Hild,La légende d'Énée avant Virgile. Paris 1883.

30.Erra gravementeNiebuhr(Röm. Gesch.I, 206 segg.) quando crede che Virgilio condannasse alle fiamme il suo poema perchè conscio della sua mancanza di base nazionale. Una idea simile a Virgilio non poteva mai venire in capo, e quanto sia assurda lo prova già l'immenso successo dell'Eneide, a cui il sentimento romano fu tutt'altro che estraneo. È noto che il suo contemporaneo ed ammiratore Tito Livio apre anch'egli colla saga d'Enea la sua storia, ispirata se altra mai da vivo sentimento nazionale. L'attitudine del suo spirito e il suo punto di vista nel riferire quelle favole, ei li dichiara nel proemio in modo che non può lasciar da desiderare, colle magnifiche parole così spesso citate: «Et si cui populo licere oportet consecrare origines suas et ad Deos referre auctores, ea belli gloria est populo romano etc. etc.» Come la saga di Enea stesse in armonia con quanto ispirava il resto della tradizione romana, lo vediamo nel lirismo d'Oraziolà dove fa dire ad Annibale (C. IV, 4, 53 segg.):«Gens quae cremato fortis ab Ilio,Iactata Tuscis equoribus, sacraNatosque maturosque patresPertulit Ausonias ad urbes,Duris ut ilex etc. etc.»Quando questo scriveva Orazio, appena allora era stata pubblicata l'Eneide (le odi del IV libro furono messe a luce, come si crede dai più, dopo il 18 av. Cr.). Le tendenze cesaree verso Troia, come la città sacra dei romani e della gente Giulia, sono vivamente rappresentate nella nota parlata di Giunone agli Dei che trovasi nell'ode 3.ª del III lib., certamente anteriore all'Eneide.Vedere in tutto ciò e in tant'altro che potrebbe riferirsi di simile, retorica e adulazione, non ammettere la reale intensità e legittimità del sentimento a cui in tanto vera grandezza d'impero e di gesta corrispondeva, è un procedere assai leggermente, sacrificando la verità e la coscienziosità scientifica a tendenze paradossali ed a prevenzioni malamente allucinatrici.

30.Erra gravementeNiebuhr(Röm. Gesch.I, 206 segg.) quando crede che Virgilio condannasse alle fiamme il suo poema perchè conscio della sua mancanza di base nazionale. Una idea simile a Virgilio non poteva mai venire in capo, e quanto sia assurda lo prova già l'immenso successo dell'Eneide, a cui il sentimento romano fu tutt'altro che estraneo. È noto che il suo contemporaneo ed ammiratore Tito Livio apre anch'egli colla saga d'Enea la sua storia, ispirata se altra mai da vivo sentimento nazionale. L'attitudine del suo spirito e il suo punto di vista nel riferire quelle favole, ei li dichiara nel proemio in modo che non può lasciar da desiderare, colle magnifiche parole così spesso citate: «Et si cui populo licere oportet consecrare origines suas et ad Deos referre auctores, ea belli gloria est populo romano etc. etc.» Come la saga di Enea stesse in armonia con quanto ispirava il resto della tradizione romana, lo vediamo nel lirismo d'Oraziolà dove fa dire ad Annibale (C. IV, 4, 53 segg.):

«Gens quae cremato fortis ab Ilio,Iactata Tuscis equoribus, sacraNatosque maturosque patresPertulit Ausonias ad urbes,Duris ut ilex etc. etc.»

«Gens quae cremato fortis ab Ilio,Iactata Tuscis equoribus, sacraNatosque maturosque patresPertulit Ausonias ad urbes,Duris ut ilex etc. etc.»

«Gens quae cremato fortis ab Ilio,

Iactata Tuscis equoribus, sacra

Natosque maturosque patres

Pertulit Ausonias ad urbes,

Duris ut ilex etc. etc.»

Quando questo scriveva Orazio, appena allora era stata pubblicata l'Eneide (le odi del IV libro furono messe a luce, come si crede dai più, dopo il 18 av. Cr.). Le tendenze cesaree verso Troia, come la città sacra dei romani e della gente Giulia, sono vivamente rappresentate nella nota parlata di Giunone agli Dei che trovasi nell'ode 3.ª del III lib., certamente anteriore all'Eneide.

Vedere in tutto ciò e in tant'altro che potrebbe riferirsi di simile, retorica e adulazione, non ammettere la reale intensità e legittimità del sentimento a cui in tanto vera grandezza d'impero e di gesta corrispondeva, è un procedere assai leggermente, sacrificando la verità e la coscienziosità scientifica a tendenze paradossali ed a prevenzioni malamente allucinatrici.

31.Il titolo stesso del poema sarebbe stato dapprima, secondo alcuni, nonEneidemaGesta del popolo romano; «unde etiam in antiquis invenimus opus hoc appellatum esse nonAeneidemsedGesta populi romani; quod ideo mutatum est, quod nomen non a parte sed a toto debet dari.»Servio,ad Aen.VI, 752.

31.Il titolo stesso del poema sarebbe stato dapprima, secondo alcuni, nonEneidemaGesta del popolo romano; «unde etiam in antiquis invenimus opus hoc appellatum esse nonAeneidemsedGesta populi romani; quod ideo mutatum est, quod nomen non a parte sed a toto debet dari.»Servio,ad Aen.VI, 752.

32.Niente di meno serio dell'idea espressa da qualche critico moderno (V. fra gli altriTeuffel,Gesch. der röm.Litt. p. 391) che la natura molle e mite di Virgilio non fosse tagliata per l'epopea. Dicano, di grazia, questi signori quale dei poeti epici della stessa categoria a cui Virgilio appartiene può dirsi nato per l'epopea. Forse il platonico Tasso, o il pio Milton, o il mistico Klopstock? E come fra tanti poeti d'arte così diversi per stirpe e per carattere, il solomolleVirgilio ha saputo fare il meglio in questo genere, mentre il titanico e multilaterale Göthe quando a ciò si è voluto provare ha messo fuori quell'aborto che è l'Achilleide?

32.Niente di meno serio dell'idea espressa da qualche critico moderno (V. fra gli altriTeuffel,Gesch. der röm.Litt. p. 391) che la natura molle e mite di Virgilio non fosse tagliata per l'epopea. Dicano, di grazia, questi signori quale dei poeti epici della stessa categoria a cui Virgilio appartiene può dirsi nato per l'epopea. Forse il platonico Tasso, o il pio Milton, o il mistico Klopstock? E come fra tanti poeti d'arte così diversi per stirpe e per carattere, il solomolleVirgilio ha saputo fare il meglio in questo genere, mentre il titanico e multilaterale Göthe quando a ciò si è voluto provare ha messo fuori quell'aborto che è l'Achilleide?

33.«Qui bene considerat inveniet omnem romanam historiam ab Aeneae adventu usque ad sua tempora summatim celebrasse Virgilium, quod ideo latet quia confusus est ordo: nam eversio Ilii et Aeneae errores adventus bellumque manifesta sunt: Albanos autem reges, romanos etiam consules, Brutos, Catonem, Caesarem Augustum et multa ad historiam romanam pertinentia hic indicat locus, cetera quae hic intermissa sunt in ἀσπιδοποτίᾳ commemorat.» (Servio,ad Aen.VI, 752. Cfr. ancheProbo,ad Georg.III, 46, p. 58 sg. ed.Keil).

33.«Qui bene considerat inveniet omnem romanam historiam ab Aeneae adventu usque ad sua tempora summatim celebrasse Virgilium, quod ideo latet quia confusus est ordo: nam eversio Ilii et Aeneae errores adventus bellumque manifesta sunt: Albanos autem reges, romanos etiam consules, Brutos, Catonem, Caesarem Augustum et multa ad historiam romanam pertinentia hic indicat locus, cetera quae hic intermissa sunt in ἀσπιδοποτίᾳ commemorat.» (Servio,ad Aen.VI, 752. Cfr. ancheProbo,ad Georg.III, 46, p. 58 sg. ed.Keil).

34.SecondoBoissier(La publication de l'ÉnéideinRevue de Philologie, 1884, p. 1-4) era già pubblicata quando Orazio scrisse ilCarmen saecularenel 737 (19) ossia due anni dopo la morte del poeta.

34.SecondoBoissier(La publication de l'ÉnéideinRevue de Philologie, 1884, p. 1-4) era già pubblicata quando Orazio scrisse ilCarmen saecularenel 737 (19) ossia due anni dopo la morte del poeta.

35.Nella letteratura latina oggi superstite il più antico autore che esprima ciò esplicitamente èOvidio:«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae,quo nullum Latio clarior extat opus.»Ars amator.III, 337.«Tantum se nobis elegi debere fatentur,quantum Vergilio nobile debet epos.»Rem. am.395.L'Ars amatoriafu pubblicata l'1 o il 2 av. Cr.; iRemedia amorisl'1 o il 2 d. Cr.

35.Nella letteratura latina oggi superstite il più antico autore che esprima ciò esplicitamente èOvidio:

«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae,quo nullum Latio clarior extat opus.»Ars amator.III, 337.«Tantum se nobis elegi debere fatentur,quantum Vergilio nobile debet epos.»Rem. am.395.

«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae,quo nullum Latio clarior extat opus.»Ars amator.III, 337.

«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae,

quo nullum Latio clarior extat opus.»

Ars amator.III, 337.

«Tantum se nobis elegi debere fatentur,quantum Vergilio nobile debet epos.»Rem. am.395.

«Tantum se nobis elegi debere fatentur,

quantum Vergilio nobile debet epos.»

Rem. am.395.

L'Ars amatoriafu pubblicata l'1 o il 2 av. Cr.; iRemedia amorisl'1 o il 2 d. Cr.

36.«Inter quae (ingenia) maxime nostri aevi eminent princeps carminum Vergilius, Rabirius etc.»Vell. Paterc.II, 37.

36.«Inter quae (ingenia) maxime nostri aevi eminent princeps carminum Vergilius, Rabirius etc.»Vell. Paterc.II, 37.

37.Cfr.WölfflininPhilologus, XXVI, p. 130.

37.Cfr.WölfflininPhilologus, XXVI, p. 130.

38.Veggansi i raffronti considerevolmente numerosi raccolti dalZingerlenel suo lavoro:Ovidius und sein Verhältniss zu den Vorgängern und gleichzeitigen römischen Dichtern(Innsbruck, 1869-71) II, p. 48-113. Per Tibullo, Properzio, Orazio, Livio ved.Sabbadini,Studi critici sulla Eneide. Lonigo 1889, p. 134-173.

38.Veggansi i raffronti considerevolmente numerosi raccolti dalZingerlenel suo lavoro:Ovidius und sein Verhältniss zu den Vorgängern und gleichzeitigen römischen Dichtern(Innsbruck, 1869-71) II, p. 48-113. Per Tibullo, Properzio, Orazio, Livio ved.Sabbadini,Studi critici sulla Eneide. Lonigo 1889, p. 134-173.

39.«Vergilium vidi tantum»Trist.IV, 10, 15.

39.«Vergilium vidi tantum»Trist.IV, 10, 15.

40.Questi ricordi, che si riferiscono ai retori del tempo d'Augusto, ci offrono le più antiche citazioni di versi dell'Eneide oggi conosciute. Ecco i luoghi principali: «Sed ut sciatis sensum bene dictum dici tamen posse melius, notate prae ceteris quanto decentius Vergilius dixerit hoc, quod valde erat celebre, «belli mora concidit Hector»: «Quidquid apud durae etc.» (Aen.XI, 288). Messala († 8 av. Cr.) aiebat hic Vergilium debuisse desinere, quod sequitur «et in decimum etc.» explementum esse. Maecenas hoc etiam priori comparabat»Suasor.2; «Summis clamoribus dixit (Arellius Fuscus) illum Vergili versum «Scilicet is superis etc.» (Aen.IV, 379). Auditor Fusci quidam, cuius pudori parco, cum hanc suasoriam de Alexandro ante Fuscum diceret, putavit aeque belle poni eundem versum; dixit: Scilicet is superis etc.». Fuscus illi ait: si hoc dixisses audiente Alexandro, scires apud Vergilium et illum versum esse «... capulo tenus abdidit ensem» (Aen.II, 553).Suasor.4; — «Montanus Iulius qui comis fuit, quique egregius poeta, aiebat illum (Cestium) imitari voluisse Vergili descriptionem: «Nox erat et terras etc.» (Aen.VII, 26)».Controv.16. (Cestio venne a Roma poco dopo la morte di Virgilio, cfr.Meyer,Oratorr. romanorr. fragmenta, p. 537) — Ved. ancheSuasor.I.

40.Questi ricordi, che si riferiscono ai retori del tempo d'Augusto, ci offrono le più antiche citazioni di versi dell'Eneide oggi conosciute. Ecco i luoghi principali: «Sed ut sciatis sensum bene dictum dici tamen posse melius, notate prae ceteris quanto decentius Vergilius dixerit hoc, quod valde erat celebre, «belli mora concidit Hector»: «Quidquid apud durae etc.» (Aen.XI, 288). Messala († 8 av. Cr.) aiebat hic Vergilium debuisse desinere, quod sequitur «et in decimum etc.» explementum esse. Maecenas hoc etiam priori comparabat»Suasor.2; «Summis clamoribus dixit (Arellius Fuscus) illum Vergili versum «Scilicet is superis etc.» (Aen.IV, 379). Auditor Fusci quidam, cuius pudori parco, cum hanc suasoriam de Alexandro ante Fuscum diceret, putavit aeque belle poni eundem versum; dixit: Scilicet is superis etc.». Fuscus illi ait: si hoc dixisses audiente Alexandro, scires apud Vergilium et illum versum esse «... capulo tenus abdidit ensem» (Aen.II, 553).Suasor.4; — «Montanus Iulius qui comis fuit, quique egregius poeta, aiebat illum (Cestium) imitari voluisse Vergili descriptionem: «Nox erat et terras etc.» (Aen.VII, 26)».Controv.16. (Cestio venne a Roma poco dopo la morte di Virgilio, cfr.Meyer,Oratorr. romanorr. fragmenta, p. 537) — Ved. ancheSuasor.I.

41.«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctorcontulit in Tyrios arma virumque toros,Nec legitur pars ulla magis de corpore toto,quam non legitimo foedere iunctus amor.»Ovid.Trist.2, 533.

41.

«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctorcontulit in Tyrios arma virumque toros,Nec legitur pars ulla magis de corpore toto,quam non legitimo foedere iunctus amor.»Ovid.Trist.2, 533.

«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctorcontulit in Tyrios arma virumque toros,Nec legitur pars ulla magis de corpore toto,quam non legitimo foedere iunctus amor.»Ovid.Trist.2, 533.

«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctor

contulit in Tyrios arma virumque toros,

Nec legitur pars ulla magis de corpore toto,

quam non legitimo foedere iunctus amor.»

Ovid.Trist.2, 533.

42.Confession.lib. I; op. I, 66.

42.Confession.lib. I; op. I, 66.

43.Anche ilTeuffelconcede che «Ton und Geist der Aeneis steht freilich zu Homer in diametralem Gegensatze.»Gesch. d. röm. Lit.p. 400. Più largamentePlüssVergil und die epische Kunst (Leipz. 1884) p. 339 sgg.

43.Anche ilTeuffelconcede che «Ton und Geist der Aeneis steht freilich zu Homer in diametralem Gegensatze.»Gesch. d. röm. Lit.p. 400. Più largamentePlüssVergil und die epische Kunst (Leipz. 1884) p. 339 sgg.

44.«Homerus testis et lyrici, romanusque Vergilius et Horati curiosa felicitas.»Petron.Sat.118.

44.«Homerus testis et lyrici, romanusque Vergilius et Horati curiosa felicitas.»Petron.Sat.118.

45.Ad Augusto, che mentre guerreggiava i Cantabri voleva esser tenuto al corrente del suo lavoro, ei rispondeva: «de Aenea quidem meo, si mehercle iam dignum auribus haberem tuis libenter mitterem; sed tanta inchoata res est, ut paene vitio mentis tantum opus ingressus mihi videar, cum praesertim, ut scis, alia quoque studia ad id opus multoque potiora impertiar.»Macrob.Sat.I, 24, 11.In lavoro così arduo e delicato non sorprende quanto riferisce il biografo (p. 59): «traditur cotidie meditatos mane plurimos versus dictare solitus, ac per totum diem retractando ad paucissimos redigere, non absurde carmen se informe more ursae parere dicens et lambendo demum effingere. Aeneida prosa prius oratione formatam digestamque in XII libros particulatim componere instituit, prout liberet quidquid, et nihil in ordinem arripiens, ut ne quid impetum moraretur, quaedam imperfecta transmisit, alia levissimis verbis veluti fulsit, quae per iocum pro tibicinibus interponi aiebat, ad sustinendum opus, donec solidae columnae advenirent.»A comporre l'Eneide, quale oggi ci rimane, impiegò XI anni, e l'interruppe la morte, chè per altri tre anni si proponeva di lavorare a darle l'ultima mano, e con tale scopo intraprese il viaggio di Grecia e d'Asia, che gli fu fatale.Donat.p. 62.

45.Ad Augusto, che mentre guerreggiava i Cantabri voleva esser tenuto al corrente del suo lavoro, ei rispondeva: «de Aenea quidem meo, si mehercle iam dignum auribus haberem tuis libenter mitterem; sed tanta inchoata res est, ut paene vitio mentis tantum opus ingressus mihi videar, cum praesertim, ut scis, alia quoque studia ad id opus multoque potiora impertiar.»Macrob.Sat.I, 24, 11.

In lavoro così arduo e delicato non sorprende quanto riferisce il biografo (p. 59): «traditur cotidie meditatos mane plurimos versus dictare solitus, ac per totum diem retractando ad paucissimos redigere, non absurde carmen se informe more ursae parere dicens et lambendo demum effingere. Aeneida prosa prius oratione formatam digestamque in XII libros particulatim componere instituit, prout liberet quidquid, et nihil in ordinem arripiens, ut ne quid impetum moraretur, quaedam imperfecta transmisit, alia levissimis verbis veluti fulsit, quae per iocum pro tibicinibus interponi aiebat, ad sustinendum opus, donec solidae columnae advenirent.»

A comporre l'Eneide, quale oggi ci rimane, impiegò XI anni, e l'interruppe la morte, chè per altri tre anni si proponeva di lavorare a darle l'ultima mano, e con tale scopo intraprese il viaggio di Grecia e d'Asia, che gli fu fatale.Donat.p. 62.

46.«Vergilium multae antiquitatis hominem sine ostentationis odio peritum.»Gell.V, 12, 13. Di questo tien conto pureQuintilianonel confrontare Virgilio con Omero: «et hercle ut illi naturae coelesti atque immortali cesserimus: ita curae et diligentiae vel ideo in hoc plus est, quod ei fuit magis laborandum et quantum eminentibus vincimur fortasse aequalitate pensamus.»Inst. or.X, I, 86.

46.«Vergilium multae antiquitatis hominem sine ostentationis odio peritum.»Gell.V, 12, 13. Di questo tien conto pureQuintilianonel confrontare Virgilio con Omero: «et hercle ut illi naturae coelesti atque immortali cesserimus: ita curae et diligentiae vel ideo in hoc plus est, quod ei fuit magis laborandum et quantum eminentibus vincimur fortasse aequalitate pensamus.»Inst. or.X, I, 86.

47.Cf.Bernhardy, p. 437,Teuffel, p. 397,Baehr, p. 371,Hertzberg(Uebers. d. Aeneis), p. XI sg.Hermann.Elem. doctr. metr.357,Müller,De re metr.p. 140 sg., 183, 190 sg.,Niebuhr,Röm. Gesch.I, p. 112 (3.ª ed.). Sulla saga di Enea ed il modo in cui Virgilio l'ha trattata veggasi, oltre il noto libro diKlausen,Aeneas una die PenatenII, p. 1249 sg.,Rubino,Beiträge zur Vorgeschichte Italiens, p. 68 sgg. 156 sgg. 173, e particolarmente, come elogio della esattezza e dottrina del poeta, p. 121-128. Con critica spesso troppo superficiale ed ingenua, ma non senza buon senso, riassume i meriti di Virgilio ilWeidner, nella prefazione al suoCommentar zu Vergil's Aeneis, Buch I und II, (Leipz. 1869) p. 53 sgg. Con miglior metodo e vigore insorge contro i pregiudizi prevalenti nelle scuole germanichePlüssVergil und die epische Kunst, Leipz. 1884.

47.Cf.Bernhardy, p. 437,Teuffel, p. 397,Baehr, p. 371,Hertzberg(Uebers. d. Aeneis), p. XI sg.Hermann.Elem. doctr. metr.357,Müller,De re metr.p. 140 sg., 183, 190 sg.,Niebuhr,Röm. Gesch.I, p. 112 (3.ª ed.). Sulla saga di Enea ed il modo in cui Virgilio l'ha trattata veggasi, oltre il noto libro diKlausen,Aeneas una die PenatenII, p. 1249 sg.,Rubino,Beiträge zur Vorgeschichte Italiens, p. 68 sgg. 156 sgg. 173, e particolarmente, come elogio della esattezza e dottrina del poeta, p. 121-128. Con critica spesso troppo superficiale ed ingenua, ma non senza buon senso, riassume i meriti di Virgilio ilWeidner, nella prefazione al suoCommentar zu Vergil's Aeneis, Buch I und II, (Leipz. 1869) p. 53 sgg. Con miglior metodo e vigore insorge contro i pregiudizi prevalenti nelle scuole germanichePlüssVergil und die epische Kunst, Leipz. 1884.

48.Cfr.Lersch,Die Sprachphilosophie der Alten, I, p. 103.

48.Cfr.Lersch,Die Sprachphilosophie der Alten, I, p. 103.

49.Lucrezio, che morì quando Virgilio era quindicenne, non solo lascia sentire nel suo poema questo conato, ma ne parla anche apertamente: (lib. I, 135)«Nec me animi fallit Graiorum obscura repertadifficile inlustrare latinis versibus esse,multa novis verbis praesertim cum sit agendum,propter egestatem linguae et rerum novitatem.»Cfr. anche, I, 831 e III, 257;Heffter,Geschichte der lateinischen Sprache während ihrer Lebensdauer, p. 124. Veggasi ancheHerzog,Untersuchungen über die Bildungsgeschichte der griechischen und lateinischen Sprache, (Leipz. 1871) p. 196 sgg., il quale però giudica con frettolosa leggerezza i poeti augustei (p. 213), e dimentica del tutto l'importanza e l'influenza di Virgilio in fatto di lingua nella scuola e nelle opere grammaticali e nella produzione letteraria!

49.Lucrezio, che morì quando Virgilio era quindicenne, non solo lascia sentire nel suo poema questo conato, ma ne parla anche apertamente: (lib. I, 135)

«Nec me animi fallit Graiorum obscura repertadifficile inlustrare latinis versibus esse,multa novis verbis praesertim cum sit agendum,propter egestatem linguae et rerum novitatem.»

«Nec me animi fallit Graiorum obscura repertadifficile inlustrare latinis versibus esse,multa novis verbis praesertim cum sit agendum,propter egestatem linguae et rerum novitatem.»

«Nec me animi fallit Graiorum obscura reperta

difficile inlustrare latinis versibus esse,

multa novis verbis praesertim cum sit agendum,

propter egestatem linguae et rerum novitatem.»

Cfr. anche, I, 831 e III, 257;Heffter,Geschichte der lateinischen Sprache während ihrer Lebensdauer, p. 124. Veggasi ancheHerzog,Untersuchungen über die Bildungsgeschichte der griechischen und lateinischen Sprache, (Leipz. 1871) p. 196 sgg., il quale però giudica con frettolosa leggerezza i poeti augustei (p. 213), e dimentica del tutto l'importanza e l'influenza di Virgilio in fatto di lingua nella scuola e nelle opere grammaticali e nella produzione letteraria!

50.Cf.Blass,Die griech. Beredsamkeit in dem Zeitraum von Alexander bis auf Augustus, p. 125 sgg.

50.Cf.Blass,Die griech. Beredsamkeit in dem Zeitraum von Alexander bis auf Augustus, p. 125 sgg.

51.«Sciendum tamen est Terentium propter solam proprietatem omnibus comicis esse praepositum, quibus est, quantum ad cetera spectat, inferior.»Serv.ad Aen.I, 410. Già molto prima,Cicerone(ad Att.VII, 3. 10) aveva detto: «secutusque sum, non dico Caecilium... malus enim auctor latinitatis est, sed Terentium cuius fabellae propter elegantiam sermonis putabantur a C. Laelio scribi.» EppureVulcazio Sedigitodava fra i comici il primo posto a Cecilio, il secondo a Plauto, ed a Terenzio il sesto. (Gell.XV, 24).

51.«Sciendum tamen est Terentium propter solam proprietatem omnibus comicis esse praepositum, quibus est, quantum ad cetera spectat, inferior.»Serv.ad Aen.I, 410. Già molto prima,Cicerone(ad Att.VII, 3. 10) aveva detto: «secutusque sum, non dico Caecilium... malus enim auctor latinitatis est, sed Terentium cuius fabellae propter elegantiam sermonis putabantur a C. Laelio scribi.» EppureVulcazio Sedigitodava fra i comici il primo posto a Cecilio, il secondo a Plauto, ed a Terenzio il sesto. (Gell.XV, 24).

52.Donato(Vit. Vergil.p. 65) enumera qualche sciocca parodia anonima delle Bucoliche e delle Georgiche, l'Aeneomastixdi Carvilio Pittore, un'opera di Erennio sui difetti, una di Perellio Fausto sui furti di Virgilio, ed otto libriHomoeon elenchondi Q. Ottavio Avito, nei quali si notavaquos et unde versus transtulerit. Asconio Pediano, che visse sotto Claudio, scrisse un libro in difesa di Virgilio contro costoro ed altri simili.

52.Donato(Vit. Vergil.p. 65) enumera qualche sciocca parodia anonima delle Bucoliche e delle Georgiche, l'Aeneomastixdi Carvilio Pittore, un'opera di Erennio sui difetti, una di Perellio Fausto sui furti di Virgilio, ed otto libriHomoeon elenchondi Q. Ottavio Avito, nei quali si notavaquos et unde versus transtulerit. Asconio Pediano, che visse sotto Claudio, scrisse un libro in difesa di Virgilio contro costoro ed altri simili.

53.«Utar enim verbis eisdem quae ex Afro Domitio iuvenis excepi, qui mihi interroganti quem Homero crederet maxime accedere: secundus, inquit, est Vergilius, propior tamen primo quam tertio.»Quintil.X, I, 86. Domizio Afro fu pretore sotto Tiberio nel 26 d. Cr.; morì nel 59. Veggasi questo giudizio messo in versi daAlcimo Avito(V-VI sec.), nell'Anthologia latina(Meyer) n.º 259.

53.«Utar enim verbis eisdem quae ex Afro Domitio iuvenis excepi, qui mihi interroganti quem Homero crederet maxime accedere: secundus, inquit, est Vergilius, propior tamen primo quam tertio.»Quintil.X, I, 86. Domizio Afro fu pretore sotto Tiberio nel 26 d. Cr.; morì nel 59. Veggasi questo giudizio messo in versi daAlcimo Avito(V-VI sec.), nell'Anthologia latina(Meyer) n.º 259.

54.«M. Vipsanius a Maecenate eum suppositum appellabat novae cacozeliae repertorem, non tumidae nec exilis sed ex communibus verbis, atque ideo latentis.»Donat.Vit. Vergil.p. 65.

54.«M. Vipsanius a Maecenate eum suppositum appellabat novae cacozeliae repertorem, non tumidae nec exilis sed ex communibus verbis, atque ideo latentis.»Donat.Vit. Vergil.p. 65.

55.Vero e giusto è anche quel d'Orazio(sat. I, 10, 45):«molle atque facetumVergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»È da notare però che queste parole, come già esse lo dicono chiaramente (rure), non si riferiscono che alle Bucoliche e alle Georgiche. Quando Orazio scrisse il primo libro delle satire in cui esse sono contenute (dal 41 al 35 av. Cr., secondo i più), l'Eneide non era neppure ancora in mente di Virgilio; il poeta in quel tempo occupavasi delle Georgiche. Se le opinioni sulle date non fossero tanto varie ed incerte, si potrebbe anche affermare che le parole di Orazio non si riferiscono che alle Bucoliche. Certo se Orazio avesse conosciuto il poema, non si sarebbe contentato di caratterizzare la poesia del suo amico con quelle parole. Virgilio era morto ed il poema era già pubblicato quando Orazio scrisse l'Arte poetica(9, o 10 av. Cr.); ma la sola menzione di Virgilio che ricorra in questa (v. 53) non riguarda che un confronto fra l'antica e la nuova scuola in generale quanto alla lingua.

55.Vero e giusto è anche quel d'Orazio(sat. I, 10, 45):

«molle atque facetumVergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»

«molle atque facetumVergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»

«molle atque facetum

Vergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»

È da notare però che queste parole, come già esse lo dicono chiaramente (rure), non si riferiscono che alle Bucoliche e alle Georgiche. Quando Orazio scrisse il primo libro delle satire in cui esse sono contenute (dal 41 al 35 av. Cr., secondo i più), l'Eneide non era neppure ancora in mente di Virgilio; il poeta in quel tempo occupavasi delle Georgiche. Se le opinioni sulle date non fossero tanto varie ed incerte, si potrebbe anche affermare che le parole di Orazio non si riferiscono che alle Bucoliche. Certo se Orazio avesse conosciuto il poema, non si sarebbe contentato di caratterizzare la poesia del suo amico con quelle parole. Virgilio era morto ed il poema era già pubblicato quando Orazio scrisse l'Arte poetica(9, o 10 av. Cr.); ma la sola menzione di Virgilio che ricorra in questa (v. 53) non riguarda che un confronto fra l'antica e la nuova scuola in generale quanto alla lingua.

56.Cfr.Walther,De scriptorum romanorum usque ad Vergilium studiis homericis. Vratisl. 1867.

56.Cfr.Walther,De scriptorum romanorum usque ad Vergilium studiis homericis. Vratisl. 1867.

57.«Hoc ipsum crimen sic defendere assuetum ait (Asconius Pedianus): cur non illi quoque eadem furta temptarent? verum intellecturos facilius esse Herculi clavam quam Homero versum subripere.»Donat.Vit. Vergil.p. 66.

57.«Hoc ipsum crimen sic defendere assuetum ait (Asconius Pedianus): cur non illi quoque eadem furta temptarent? verum intellecturos facilius esse Herculi clavam quam Homero versum subripere.»Donat.Vit. Vergil.p. 66.

58.Veggasi su di ciò la giusta e fina osservazione diHertzbergnella introd. alla sua traduzione dell'Eneide p. VI. Il trovare in questi così dettifurtidi Virgilio, come faTeuffel(Gesch. d. röm. Lit.p. 392), una prova della mancanza di originalità che vogliono attribuire al poeta, è un grave errore.

58.Veggasi su di ciò la giusta e fina osservazione diHertzbergnella introd. alla sua traduzione dell'Eneide p. VI. Il trovare in questi così dettifurtidi Virgilio, come faTeuffel(Gesch. d. röm. Lit.p. 392), una prova della mancanza di originalità che vogliono attribuire al poeta, è un grave errore.

59.Una rivista critica degli appunti fatti dagli antichi a Virgilio trovasi neiProlegg.diRibbeck, c. VIII. Generalmente queste osservazioni si riferiscono all'Eneide, di rado se ne trova sulle Bucoliche e le Georgiche.

59.Una rivista critica degli appunti fatti dagli antichi a Virgilio trovasi neiProlegg.diRibbeck, c. VIII. Generalmente queste osservazioni si riferiscono all'Eneide, di rado se ne trova sulle Bucoliche e le Georgiche.

60.Questo grammatico, maestro di Lucano e di Persio, non esitava a servirsi di espressioni dure nella sua critica virgiliana (abiecte sordide, indecore etc.). Ma i principali suoi appunti, di cui oggi abbiamo ricordo, si riducono a futili cavilli o ad aperti errori. Pure egli era ammiratore del Mantovano, come si rileva dalle sue stesse parole: «iamque exemplo tuo etiam principes civitatum, o poeta, incipient similia fingere.»Charis.p. 100 (ed.Keil).

60.Questo grammatico, maestro di Lucano e di Persio, non esitava a servirsi di espressioni dure nella sua critica virgiliana (abiecte sordide, indecore etc.). Ma i principali suoi appunti, di cui oggi abbiamo ricordo, si riducono a futili cavilli o ad aperti errori. Pure egli era ammiratore del Mantovano, come si rileva dalle sue stesse parole: «iamque exemplo tuo etiam principes civitatum, o poeta, incipient similia fingere.»Charis.p. 100 (ed.Keil).

61.«Asconius Pedianus dicit se Vergilium dicentem audisse, in hoc loco se grammaticis crucem fixisse, volens experiri quis eorum studiosior inveniretur.»Servio,ad Ecl.III, 105. Cf.Philargyr., eScholl. Bern.ibid. Ma probabilmente Asconio citava l'autorità di altri, poichè egli neppure era nato quando Virgilio morì. Cf.Ribbeck,Prolegg.p. 97 sg. Questa idea ritrovasi poi ripetuta nel medio evo e non soltanto a proposito di Virgilio, ma come un costume degli antichi scrittori; ved. p. es. il prologo di Marie de France, che dice ciò sulla testimonianza di Prisciano.

61.«Asconius Pedianus dicit se Vergilium dicentem audisse, in hoc loco se grammaticis crucem fixisse, volens experiri quis eorum studiosior inveniretur.»Servio,ad Ecl.III, 105. Cf.Philargyr., eScholl. Bern.ibid. Ma probabilmente Asconio citava l'autorità di altri, poichè egli neppure era nato quando Virgilio morì. Cf.Ribbeck,Prolegg.p. 97 sg. Questa idea ritrovasi poi ripetuta nel medio evo e non soltanto a proposito di Virgilio, ma come un costume degli antichi scrittori; ved. p. es. il prologo di Marie de France, che dice ciò sulla testimonianza di Prisciano.

62.«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,Pindaricos nosset cum superare modos;Et Vario cessit romani laude cothurni,quum posset tragico fortius ore loqui.»Martial., VIII, 18.Conviene notare qui che, quantunque Virgilio esercitasse assai visibile influenza anche sulla prosa, non lasciò gran nome di sè come prosatore. «Vergilium illa felicitas ingeni in oratione soluta reliquit.»Seneca,Controv.3, p. 361 (ed.Bursian); cfr.Donat.Vit. Vergil.p. 58.

62.

«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,Pindaricos nosset cum superare modos;Et Vario cessit romani laude cothurni,quum posset tragico fortius ore loqui.»Martial., VIII, 18.

«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,Pindaricos nosset cum superare modos;Et Vario cessit romani laude cothurni,quum posset tragico fortius ore loqui.»Martial., VIII, 18.

«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,

Pindaricos nosset cum superare modos;

Et Vario cessit romani laude cothurni,

quum posset tragico fortius ore loqui.»

Martial., VIII, 18.

Conviene notare qui che, quantunque Virgilio esercitasse assai visibile influenza anche sulla prosa, non lasciò gran nome di sè come prosatore. «Vergilium illa felicitas ingeni in oratione soluta reliquit.»Seneca,Controv.3, p. 361 (ed.Bursian); cfr.Donat.Vit. Vergil.p. 58.

63.«Cetera sane vitae et ore et animo tam probum constat ut Neapoli Parthenias vulgo appellatus sit.»Donat.Vit. Vergil., p. 57. «anima candida.»Horat.Sat.I, 5, 41. Qualche antico commentatore di Orazio ha pur creduto, benchè invero a torto, di riconoscere Virgilio nei noti versi: «Iracundior est paulo» etc.Sat.I, 3, 29 sgg.

63.«Cetera sane vitae et ore et animo tam probum constat ut Neapoli Parthenias vulgo appellatus sit.»Donat.Vit. Vergil., p. 57. «anima candida.»Horat.Sat.I, 5, 41. Qualche antico commentatore di Orazio ha pur creduto, benchè invero a torto, di riconoscere Virgilio nei noti versi: «Iracundior est paulo» etc.Sat.I, 3, 29 sgg.

64.«Malo securum et secretum Vergili recessum, in quo tamen neque apud divum Augustum gratia caruit, neque apud populum romanum notitia. Testes Augusti epistulae, testis ipse populus, qui, auditis in theatro Vergili versibus, surrexit universus, et forte praesentem spectantemque Vergilium veneratus est sic quasi Augustum.»Dial. de Oratorr.13. Quanta fosse questa sua «apud populum romanum notitia» si rileva anche dalla biografia: «ut... si quando Romae, quo rarissime commeabat, viseretur in publico, sectantis demonstrantisque se suffugeret in proximum tectum.»Donat.Vit. Vergil.p. 57.

64.«Malo securum et secretum Vergili recessum, in quo tamen neque apud divum Augustum gratia caruit, neque apud populum romanum notitia. Testes Augusti epistulae, testis ipse populus, qui, auditis in theatro Vergili versibus, surrexit universus, et forte praesentem spectantemque Vergilium veneratus est sic quasi Augustum.»Dial. de Oratorr.13. Quanta fosse questa sua «apud populum romanum notitia» si rileva anche dalla biografia: «ut... si quando Romae, quo rarissime commeabat, viseretur in publico, sectantis demonstrantisque se suffugeret in proximum tectum.»Donat.Vit. Vergil.p. 57.

65.Sat. VI. 434 segg.:«Illa tamen gravior, quae cum discumbere coepitlaudat Vergilium, periturae ignoscit Elisae,committit vates et comparat; inde Maronem,atque alia parte in trutina suspendit Homerum.»

65.Sat. VI. 434 segg.:

«Illa tamen gravior, quae cum discumbere coepitlaudat Vergilium, periturae ignoscit Elisae,committit vates et comparat; inde Maronem,atque alia parte in trutina suspendit Homerum.»

«Illa tamen gravior, quae cum discumbere coepitlaudat Vergilium, periturae ignoscit Elisae,committit vates et comparat; inde Maronem,atque alia parte in trutina suspendit Homerum.»

«Illa tamen gravior, quae cum discumbere coepit

laudat Vergilium, periturae ignoscit Elisae,

committit vates et comparat; inde Maronem,

atque alia parte in trutina suspendit Homerum.»

66.«Homerus et Vergilius tam bene de humano genere meriti quam tu et de omnibus et de illis meruisti, quos pluribus notos esse voluisti quam scripserant, multum tecum morentur.»Dial.XI, (Ad Polyb. de consol.) 8, 2, «Agedum illa quae multo ingeni tui labore celebrata sunt, in manus sume, utriuslibet auctoris carmina, quae tu ita resolvisti ut quamvis structura illorum recesserit, permaneat tamen gratia. Sic enim illa ex alia lingua in aliam transtulisti, ut, quod difficillimum erat, omnes virtutes in alienam te orationem secutae sint.» Ibid. II, 5.

66.«Homerus et Vergilius tam bene de humano genere meriti quam tu et de omnibus et de illis meruisti, quos pluribus notos esse voluisti quam scripserant, multum tecum morentur.»Dial.XI, (Ad Polyb. de consol.) 8, 2, «Agedum illa quae multo ingeni tui labore celebrata sunt, in manus sume, utriuslibet auctoris carmina, quae tu ita resolvisti ut quamvis structura illorum recesserit, permaneat tamen gratia. Sic enim illa ex alia lingua in aliam transtulisti, ut, quod difficillimum erat, omnes virtutes in alienam te orationem secutae sint.» Ibid. II, 5.

67.«Auditis in theatro Vergili versibus.»Dial. de Oratorr.1. c.; «bucolica eo successu edidit, ut in scena quoque per cantores crebro recitarentur.»Donat.Vit. Vergil.p. 60.

67.«Auditis in theatro Vergili versibus.»Dial. de Oratorr.1. c.; «bucolica eo successu edidit, ut in scena quoque per cantores crebro recitarentur.»Donat.Vit. Vergil.p. 60.

68.«Sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium, ac novissimo die histrionem, saltaturumque Vergili Turnum.»Sveton.VI, 54. Cf.Jahn, inHermes, II, p. 421;Friedländer,Sittengeschichteetc. II, 274.

68.«Sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium, ac novissimo die histrionem, saltaturumque Vergili Turnum.»Sveton.VI, 54. Cf.Jahn, inHermes, II, p. 421;Friedländer,Sittengeschichteetc. II, 274.

69.«Ecce alius ludus. Servus qui ad pedes Habinnae sedebat, iussus, credo, a domino suo, proclamavit subito canora voce: «Interea medium Aeneas iam classe tenebat.» Nullus sonus unquam acidior percussit aures meas; nam praeter recitantis barbarie aut adiectum aut deminutum clamorem, miscebat Atellanicos versus, ut tunc primum me Vergilius offenderit.»Petron.Sat.68.

69.«Ecce alius ludus. Servus qui ad pedes Habinnae sedebat, iussus, credo, a domino suo, proclamavit subito canora voce: «Interea medium Aeneas iam classe tenebat.» Nullus sonus unquam acidior percussit aures meas; nam praeter recitantis barbarie aut adiectum aut deminutum clamorem, miscebat Atellanicos versus, ut tunc primum me Vergilius offenderit.»Petron.Sat.68.

70.«Accipe facundi Culicem, studiose, Maronis,ne nugis positis Arma virumque canas.»Martial.XIV, 185.«Quam brevis immensum cepit membrana Maronem!Ipsius et vultus prima tabella gerit.»Id.XIV, 186.Oltre ad Omero ed a Virgilio troviamo fra questi Xenia inMarzialeMenandro, Cicerone, Properzio, Livio, Sallustio, Ovidio, Tibullo, Lucano, Catullo.

70.

«Accipe facundi Culicem, studiose, Maronis,ne nugis positis Arma virumque canas.»Martial.XIV, 185.«Quam brevis immensum cepit membrana Maronem!Ipsius et vultus prima tabella gerit.»Id.XIV, 186.

«Accipe facundi Culicem, studiose, Maronis,ne nugis positis Arma virumque canas.»Martial.XIV, 185.

«Accipe facundi Culicem, studiose, Maronis,

ne nugis positis Arma virumque canas.»

Martial.XIV, 185.

«Quam brevis immensum cepit membrana Maronem!Ipsius et vultus prima tabella gerit.»Id.XIV, 186.

«Quam brevis immensum cepit membrana Maronem!

Ipsius et vultus prima tabella gerit.»

Id.XIV, 186.

Oltre ad Omero ed a Virgilio troviamo fra questi Xenia inMarzialeMenandro, Cicerone, Properzio, Livio, Sallustio, Ovidio, Tibullo, Lucano, Catullo.

71.Cfr.Bücheler,Die pompejanischen Wandinscriften, nelRheinisches Museum, N. F. XII, p. 250 sgg.;Garrucci,Graffititav. VI, 5 (Aen.II, 148). Col procedere degli scavi il numero di questi versi virgiliani, come di altri graffiti che vengono in luce, aumenta ogni giorno. Nella raccolta delloZangemeister,Inscriptiones parietariae pompejanae, herculanenses, stabianae(IV vol. delCorp. inscriptt. latinar.) Berolini, 1871, sono versi o parte di versi virgiliani i numeri 1237 (Aen.V, 110), 1282 (Aen.I, 1), 1524 (Ecl.2, 56), 1527 (id.), 1672 (Aen.I, 1), 1841 (Aen.II, 148), 2213 (Aen.II, 1) 2361 (Aen.I, 1), 3151 (Aen.II, 1), 3198 (Aen.I, 1). Aggiungansi altri due graffiti pubblicati nelGiornale degli Scavi di Pompei, 2.ª serie, vol. I, p. 281 (Aen.I, 234), vol. II, p. 35 (Aen.I, 1). Una iscriz. parietaria romana offrecolo calathisque Minervae(Aen., VII, 805) v.Fea,Varietà di notizie, p.XXVII,JordaninBursian's JahresberichtI, 784.

71.Cfr.Bücheler,Die pompejanischen Wandinscriften, nelRheinisches Museum, N. F. XII, p. 250 sgg.;Garrucci,Graffititav. VI, 5 (Aen.II, 148). Col procedere degli scavi il numero di questi versi virgiliani, come di altri graffiti che vengono in luce, aumenta ogni giorno. Nella raccolta delloZangemeister,Inscriptiones parietariae pompejanae, herculanenses, stabianae(IV vol. delCorp. inscriptt. latinar.) Berolini, 1871, sono versi o parte di versi virgiliani i numeri 1237 (Aen.V, 110), 1282 (Aen.I, 1), 1524 (Ecl.2, 56), 1527 (id.), 1672 (Aen.I, 1), 1841 (Aen.II, 148), 2213 (Aen.II, 1) 2361 (Aen.I, 1), 3151 (Aen.II, 1), 3198 (Aen.I, 1). Aggiungansi altri due graffiti pubblicati nelGiornale degli Scavi di Pompei, 2.ª serie, vol. I, p. 281 (Aen.I, 234), vol. II, p. 35 (Aen.I, 1). Una iscriz. parietaria romana offrecolo calathisque Minervae(Aen., VII, 805) v.Fea,Varietà di notizie, p.XXVII,JordaninBursian's JahresberichtI, 784.

72.La lezione comune èrusticus es Corydon, ma il codice romano haest, come l'iscrizione pompeiana.

72.La lezione comune èrusticus es Corydon, ma il codice romano haest, come l'iscrizione pompeiana.

73.Cfr.Garrucci,Graffiti, tav. I. Com'è noto, i maestri elementari tenevano scuola all'aperto, per le piazze, per le strade e sotto i portici; cfr.Ussing,Darstellung des Erziehungs-und Unterrichtswesen bei den Griechen und Römernübers, vonFriedrichsen, (Altona 1870) p. 100 sg. Sulle rappresentanze relative alle scuole nelle antiche pitture murali pompeiane, veggasiJahn,Ueber Dastellungen des Handwerks und Handelsverkehrs auf antiken Wandgemälden(Leipz. 1868) p. 288 sgg. Fra i graffiti pompeiani ce n'è uno assai curioso, d'argomento grammaticale, cfr.Garrucci, tav. 17;Jahnop. cit. p. 288.

73.Cfr.Garrucci,Graffiti, tav. I. Com'è noto, i maestri elementari tenevano scuola all'aperto, per le piazze, per le strade e sotto i portici; cfr.Ussing,Darstellung des Erziehungs-und Unterrichtswesen bei den Griechen und Römernübers, vonFriedrichsen, (Altona 1870) p. 100 sg. Sulle rappresentanze relative alle scuole nelle antiche pitture murali pompeiane, veggasiJahn,Ueber Dastellungen des Handwerks und Handelsverkehrs auf antiken Wandgemälden(Leipz. 1868) p. 288 sgg. Fra i graffiti pompeiani ce n'è uno assai curioso, d'argomento grammaticale, cfr.Garrucci, tav. 17;Jahnop. cit. p. 288.

74.Bücheler, op. cit. p. 246.

74.Bücheler, op. cit. p. 246.

75.Su di un cucchiaio d'argento leggesi il verso 17 della I.ª Ecl.; su di un bassorilievo della Villa Albani i versi 607 sgg. del I.º dell'Eneide; ved.JahninBerichte der sächs. Gesellsch. d. Wiss.1861 p. 365. Su di un tegolo del primo secolo leggonsi i due primi versi dell'Eneide; ved.Archäolog. Anz.1864 n. 184, p. 199. Versi virgiliani in iscrizioni funebri riferiti dalMarini,Frat. arv.p. 826 sg.Papiri diplom.p. 332 sg.

75.Su di un cucchiaio d'argento leggesi il verso 17 della I.ª Ecl.; su di un bassorilievo della Villa Albani i versi 607 sgg. del I.º dell'Eneide; ved.JahninBerichte der sächs. Gesellsch. d. Wiss.1861 p. 365. Su di un tegolo del primo secolo leggonsi i due primi versi dell'Eneide; ved.Archäolog. Anz.1864 n. 184, p. 199. Versi virgiliani in iscrizioni funebri riferiti dalMarini,Frat. arv.p. 826 sg.Papiri diplom.p. 332 sg.

76.«Primus dicitur latine ex tempore disputasse primusque Vergilium et alios poetas novos praelegere coepisse.»Sveton.De gramm. et rhetorib.16.

76.«Primus dicitur latine ex tempore disputasse primusque Vergilium et alios poetas novos praelegere coepisse.»Sveton.De gramm. et rhetorib.16.

77.Cfr.Helwig,De recitatione poetarum apud romanos, p. 20 sg.

77.Cfr.Helwig,De recitatione poetarum apud romanos, p. 20 sg.

78.«Non ego ventosae plebis suffragia venorImpensis coenarum et tritae munere vestis:Non ego nobilium scriptorum auditor et ultorGrammaticas ambire tribus et pulpita dignor.»Horat.Epist.I, 19, 37 sgg.

78.

«Non ego ventosae plebis suffragia venorImpensis coenarum et tritae munere vestis:Non ego nobilium scriptorum auditor et ultorGrammaticas ambire tribus et pulpita dignor.»Horat.Epist.I, 19, 37 sgg.

«Non ego ventosae plebis suffragia venorImpensis coenarum et tritae munere vestis:Non ego nobilium scriptorum auditor et ultorGrammaticas ambire tribus et pulpita dignor.»Horat.Epist.I, 19, 37 sgg.

«Non ego ventosae plebis suffragia venor

Impensis coenarum et tritae munere vestis:

Non ego nobilium scriptorum auditor et ultor

Grammaticas ambire tribus et pulpita dignor.»

Horat.Epist.I, 19, 37 sgg.

79.«Ideoque optime institutum est ut ab Homero atque Vergilio lectio inciperet.»Quintil.I, 85;«Cui tradas, Lupe, filium magistroQuaeris sollicitus diu rogasque.Omnes grammaticosque, rhetorasqueDevites moneo; nihil sit illiCum libris Ciceronis aut Maronis.»Martial.V, 56.«Dummodo non pereat, totidem olfecisse lucernasQuot stabant pueri, cum totus discolor essetFlaccus, et haereret nigra fuligo Maroni.»Juvenal.VII, 215 sgg.

79.«Ideoque optime institutum est ut ab Homero atque Vergilio lectio inciperet.»Quintil.I, 85;

«Cui tradas, Lupe, filium magistroQuaeris sollicitus diu rogasque.Omnes grammaticosque, rhetorasqueDevites moneo; nihil sit illiCum libris Ciceronis aut Maronis.»Martial.V, 56.«Dummodo non pereat, totidem olfecisse lucernasQuot stabant pueri, cum totus discolor essetFlaccus, et haereret nigra fuligo Maroni.»Juvenal.VII, 215 sgg.

«Cui tradas, Lupe, filium magistroQuaeris sollicitus diu rogasque.Omnes grammaticosque, rhetorasqueDevites moneo; nihil sit illiCum libris Ciceronis aut Maronis.»Martial.V, 56.

«Cui tradas, Lupe, filium magistro

Quaeris sollicitus diu rogasque.

Omnes grammaticosque, rhetorasque

Devites moneo; nihil sit illi

Cum libris Ciceronis aut Maronis.»

Martial.V, 56.

«Dummodo non pereat, totidem olfecisse lucernasQuot stabant pueri, cum totus discolor essetFlaccus, et haereret nigra fuligo Maroni.»Juvenal.VII, 215 sgg.

«Dummodo non pereat, totidem olfecisse lucernas

Quot stabant pueri, cum totus discolor esset

Flaccus, et haereret nigra fuligo Maroni.»

Juvenal.VII, 215 sgg.

80.Parlando dicortexadoperato come maschile e come femminileQuintilianodice: «.... quorum neutrum reprehendo, cum sit utriusque Vergilius auctor» I, 5, 35. I grammatici dei secoli posteriori serbano intatta questa tradizione; «stiria dicuntur ab stillis, quae Vergilius genere feminino, Varro neutro dixit; sed vicit Vergili auctoritas»Lib. de dubiis nominib.ap.Keil, V, 590; «mella tantum triptoton est; vicit propter auctoritatem Vergilianam.»Fragm. bob. de nomine, ap.Keil, V, p. 558.

80.Parlando dicortexadoperato come maschile e come femminileQuintilianodice: «.... quorum neutrum reprehendo, cum sit utriusque Vergilius auctor» I, 5, 35. I grammatici dei secoli posteriori serbano intatta questa tradizione; «stiria dicuntur ab stillis, quae Vergilius genere feminino, Varro neutro dixit; sed vicit Vergili auctoritas»Lib. de dubiis nominib.ap.Keil, V, 590; «mella tantum triptoton est; vicit propter auctoritatem Vergilianam.»Fragm. bob. de nomine, ap.Keil, V, p. 558.


Back to IndexNext