NOTE:

NOTE:1.Gentiluomo di artiglieria; titolo e grado nella milizia dell'artiglieria, risponde a luogotenente, e fu introdotto in Italia dagli Spagnuoli.2.Per la lega di Cambraia oltre i paesi rammentati da assegnarsi al Papa e al duca di Savoia, fu convenuto che l'Austria dovesse avere Roveredo, Treviso e il Friuli; lo Impero Padova, Vicenza e Verona, la Ungheria, la Dalmazia e la Schiavonia; la Francia Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, la Ghiara d'Adda e le dependenze del Ducato di Milano; la Spagna Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli, Mola e Polignano; ai D'Este e ai Gonzaghi si restituiva quanto avevano gli avi loro posseduto, ed erano più giusti. Questi i concetti di un Papa, che ha fama di avere voluto restituire la Italia.3.Pietro Gioffredo,Storia delle Alpi marittime. — Monumenta Historiæ patriæ scrip.T. II, p. 254. Però vuolsi notare, che lo scrittore si mostrò parzialissimo al Doria, e racconta il fatto con tanti particolari, che riesce difficile negargli fede.4.Questa fisima del Frandesberg, che poi non mandò a compimento, è nota all'universale, e tutti gli storici la riferiscono: meno nota è quest'altra di un lanzichenecco della sua compagnia, ch'egli troppo bene eseguì: costui si votò a recitare il rosario quando si fosse composta la corona con 70 testicoli di prete; e appena l'ebbe terminata osservò la parola.Brantômepoi ne assicura che di parecchi, così soldati come capitani, imitarono il buon lanzichenecco nelle guerre civili di Francia: tra gli altri un gentiluomo angiovino per nome Renato de la Bouvraise signore di Bressaut, a cui fu tagliata la gola in Anversa, senza fallo in isconto del peccato di avere reciso tanti testicoli sacerdotali. Certo non pagò la pena del taglione; ma la qualità compensava il numero.5.— Adios señor padre: bien te puedo llamar padre mejor que mi padre naturale por tan gran bien que me havey hecho y a jamais rogare a Dio por vos — Così ilBrantômecopiosissimo scrittore di particolari importanti circa ai tempi, e agli uomini di cui tengo proposito.6.Ho notato altrove come presso i Côrsi si conservino assegnati al popolo gli epiteti dinovitoso e movitivo: certo di pretta origine toscana e degni di essere restituiti alla lingua.7.Ogni luogo valeva 100 lire fuori banco, a un dipresso franchi 82.8.«Havendo fatto domandare la mia pensione dell'anno passato per possermi aggiutare.... l'homo che tengo in corte mi scrive che V. S. gli ha detto havermi fatto provvedere de doi miglia franchi, over sia di un quartero di detta pensione.... per il che prego che V. S. sia contenta come in lei confido, et come mi ha fatto scrivere li dì passati, operare che habbia la mia pensione dell'anno passato, et che sia meglio trattato; altrimenti monsignore dacchè io non saperia fare di questi miraculi de possermi intratener qua con niente et sarò costretto lassar, che altri venga a provare come si viva di quà et se gli saperanno stare senza provvisione.»9.— Del capitan Andrea Doria.... ho avviso, che al tutto l'è ben satisfacto et se qualche cossa leggiera ci restava è levata et delli xx mila ducati dellaransond'Oranges el Re le ha mandati xiiij mila et presto manderà el resto.Lettera di Ambrogio Talenti vescovo di Asti a Niccolò Raince 27 Giugno 1528.Documentiper servire alla Storia d'Italia raccolti dal Molini e annotati dal Capponi.10.V. M. cerca tener contenta questa città, et che intertenghino questi cittadini et quelli di Savona fanno tutto il contrario per disperarli, che non trovo ad alcun bon proposito per il servizio di V. M.Letteradi Teodoro Trivulzio al Cristianissimo del 28 Agosto 1528. Doc. cit.11.Queste parole occorrono con lievi varianti nella lettera scritta da Andrea Doria a Teodoro Trivulzio, il 19 Luglio 1528. VediRaccolta di documenti per servire alla Storia d'Italiacitata.12.Per dare conoscenza dei tempi giudico opportuno riferire quanto scrive il Varchi del fine di questo segretario di Clemente VII: fu letterarissimo giovane, e indegno della miserabile morte ch'ei fece, la quale fu che la madre sua, mentre cercava far morire una femmina ferventemente amata da lui, nè bella nè giovane, dubitando che come maliarda lo avesse con le sue incantagioni ad amarla costretto, avvelenò in una insalata il figlio, la donna ed altri suoi amici.St.I. 6.13.Je croy fermement que si vous l'assurez de ce point (cioè di dargli Savona) et de la libertè du dit Gènes, et payer la soulde de ses galeres avec quelque promesse de lui faire quelque bien en ce royalme, que vous le pourrez avoir pour vous. Vous savez sire quel homme il est et de la necessité où vous êtes. Je vous supplie, Sire, de ne vouloir refuser riens qu'il vous domande, car jamais chose ne vous vint tant a propos que cest accord s'il vient a bien. —Letteradel Principe di Oranges 14 Giugno 1527.Carteggiodi Carlo V tratto dallo Archivio, e dalla Biblioteca di Borgogna e di Brusselle.14.Anco il Bonfadio negliAnnali delle cose genovesi dal 1528 al 1550lo assicura, ed ancora egli a torto.15.Questi epitaffi si riportano dal Brantôme e dal Summonte.16.A insegnamento perenne mettiamo qui la lettera come si legge neiDocumenti di Storia italianapubblicati dal Molini, tom. II pag. 54: — Sire. Mentre el Capitano Andrea Doria è stato al servizio di V. Mayestà li havemo portato benevolenza et honore, vedendolo acepto servitore del nostro re. Essendo poi partito da V. Mayestà ce ne siamo doluti quanto se pò dolere sentendo, che a V. Mayestà ne dispiace, che ultra la offesa del nostro Signore, posia, essendo di una medesma casa, havere fato suspeti appresso de vostra Mayestà quello, che la fidelle nostra servitù non merita, la quale da li nostri passati è stata osservata a li predecessori de V. Mayestà, e sarà da noi fidilissimamente in sino a la fine, come di ciò havemo longamente ragionato con Monsur il Marichial Trivulcy locotenente di V. Mayestà in questa città, et speriamo con le opere di fare ogni dì più chiaro in che adopereremo le facultà e le vite insieme a tutte le volte che bisognerà farlo in servitù di S. Mayestà, la quale umilmente suplichiamo ad haverci per ricomandati e non permettere, che li errori di uno posino nocere a tuti noi, e parenti, e amici nostri. Sire per non dare più tedio a V. Mayestà faremo fine alla presente, pregando Dio, de bon core per la felice vita e glorioso Stato di V. Mayestà. Da Genova a di xviij di Agosto delMDXXviij.Di V. X.maMayestà fideli subditi et servitori.La famiglia Doria.17.Vedi il BonfadioAnnali, e aggiunge come il Brando questo facesse per gratitudine del buon governo dei Genovesi in Corsica: e' pare, che burli costui.18.Capitolazione tra Andrea Doria, e Teodoro Triulzio del 28 Ottobre 1528.Documenticit. Vol. 2, p. 60.19.Istruzione ai Magnifici V. Pallavicino e Gasparo Bracelli, 6 Agosto 1527: Vorriamo che, per pace et quiete universale della città, procuraste fare dichiarare governatore.... l'illustrissimo messere Teodoro di Triulcio parendone signore qualificato et attissimo a tale reggimento.20.Libro di Ordinicivili e militari, dati dal Doge e Governatori a vari personaggi illustri dopo la riforma. MS. nella Bibl. dalla Università: — Istrutione ad Agos. Calvi provveditore del nostro esercito oltra il giogo: «.... procuri impossessarsi di Novi et di Ovada concertandosi col conte Belgioioso capitano generale di quà dal Po per S. M. Cesarea — ma però in nome della Repubblica: havendo detto conte proposto ne prenderia la possessione in nome di S. M., il che non ègustato; affinchè sappiate anche voi la intentione nostra,piuttostochèdetto luogo di Ovada pervenghi in potere di esso signor Conte a nome de sia chi si voglia, vogliamo piuttosto ch'esso resti di chi è al presente.»21.Mi è parso meglio paragonare Genova così, che servirmi della immagine del Campanaccio, il quale nelJanuen. reipub. motus a Io. Aloysio Flisco excitatusla paragona alla luna perchè sovente perde la libertà, e ad un tratto la riacquista; e mette fuori i versi di Sofocle:Obscura nunc, sed innovatur illicoVultum, sumit, auget, atque splendidumEt cum refulget nitida lumine plurimoSpoliata rursum lucem tenebras induit.A un tratto fosca, la sembianza a un trattoRinnova, e cresce splendida e giocondaE allor che più co' suoi raggi innamoraIn tenebre improvviso ella si chiude.22.Relazioni venete su Genova.Raccolta Alberi. Relazione II.23.Questo affermano i piaggiatori del Doria, non già come fatto di cui abbiano notizia certa, bensì per via di congettura, la quale viene distrutta dalla capitolazione di Andrea con lo Imperatore.24.Galluzzi,Storia del Granducato di Toscana, 1575.25.— Y se entienda que a quela repubblica y los ciutadenos della y su jurisdicion sean conservados y mantenidos....guardàndose nuestra autoritad, y preheminencia imperial. —26.— Vada a Montobbio presso M. D. Lopez di Siviglia, e lo dissuada da venire a Genova oratore per S. M. Cesarea, e star qui come prima, — essendo il tempo presente diverso da quello di quando qui si trovava, e ridotti al modo di vivere di repubblica del nuovo instituita — lo studio nostro è giustificare con esso la terra talmente, che con manco sdegno che si può non venghi più oltre; anzi, che se ne ritorni addietro, siccome è nostra volontà che facci. — Libro di ordini ms. della Bibl. della Università.27.Relazioni venete. Alberi, Relaz. II.28.— Quem etiam et ejusdem illustrissimi Domini Joannis Andreæ successores, et hæredes hortatur, et paterna monitione admonet ut toto tempore eorum vitæ debeant catholico, et serenissimo Hispaniarum et utriusque Siciliæ regi et ejus descendentibus fideliter et diligenterinservireet operam suam strenue etc. etc. —29.Poliorcete, espugnatore di città.30.EBisogniveramente erano, imperciocchè, sbarcati a Sestri di Levante, e ridotti a soli 1000, furono per vie montane incamminati in Lombardia: stretti da necessità, ed anco per genio ladro, quanti incontravano per istrada tanti svaligiavano, quando di meglio non potevano, delle scarpe, del cappello, di tutto insomma, fino alla camicia. Le milizie austriache, sia che di Spagna ce le inviassero o di Lamagna, non calarono mai in Italia nè con intendimenti, nè con modi diversi da questi.31.Vedi lo strumento del 25 Giugno 1533 ratificato il 12 Ottobre del medesimo anno: — mi contento e mi obbligo, accompagnati che saranno li sopradetti donna Giovanna e Marcantonio insieme, di assegnare, et deputare quella parte di entrata pel mantenimento loro, che parerà conveniente et honesto.... a patto che il Carretto pigli nome di Doria —salvo et riservato titulo, et usufructo integro pro ipso illustrissimo principe Melfi durante eius vita. La pensione poi era limitataad substentationem et alimenta. —32.Canto XVIII.Guglielmo il duce ligure. . . . . . . . .. . . . . . . in fra i più industri ingegniNei meccanici ordigni uom senza pari. . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il poneSull'opposta muraglia a prima giunta.33.Questo fece il Doria co' Turchi: oggi non si costuma più co' Cristiani, anzi con fratelli, comecchè traviati: auspici Lamarmora, e gli altri che lo precederono.34.Il Brantôme lo pretende francese: antica agonia di cotesto popolo di pretendere suo tutto ciò che ha fama, fosse pure detestabile.35.Questo strano caso racconta Michele Montagna nei suoi viaggi d'Italia, e conferma l'ambasciatore veneziano Antonio Tiepolo nella sua relazione al Senato.Mutinelli, S.iaarcana, T. I, p. 121 — furono presi undici fra Portoghesi e Spagnuoli i quali, adunatisi in certa chiesa prossima a San Giovanni Laterano, facevano alcune loro cerimonie, e con tremenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio si maritavano l'un l'altro, congiungendosi insieme come marito con moglie. Ventisette si trovavano e più insieme il più delle volte, ma questa volta non ne hanno potuto cogliere più che questi undici, i quali anderanno al fuoco come meritano. — Il Montagna c'istruisce in virtù di quale argomento essi si conducessero a ciò fare: la fornicazione, essi dicevano, è peccato: nondimanco col rito chiesastico diventa sacramento; dunque la santità del medesimo rito torrà via la materia peccaminosa da ogni e qualunque altra congiunzione. La Inquisizione approvando la maggiore e la minore del sillogismo, trovò che la conseguenza peccava, e sposati e sposatori condannò ad essere arsi vivi. Certo il sillogismo era sbagliato, ma correggerlo col fuoco parve eccessivo.36.Nel 1553. Enrico I d'Inghilterra era morto d'indigestione di lamprede in Normandia nel 1135.37.Brantôme,Vie de Charles V. — Leti,Vita di Sisto V.38.Gioverà avvertire due essere stati i Davalos, uno Francesco Ferdinando che fu marchese di Pescara, l'altro Alfonso marchese del Vasto; spesso li confondono gli storici molto più ch'ebbero mogli entrambi con lo stesso nome, il primo Vittoria Colonna celebre donna; il secondo Vittoria di Aragona. Quegli vinse a Pavia, questi fu perditore a Ceresola.39.Il Brantôme riporta in altra guisa le parole di Francesco, le quali egli afferma avere ricavato dalla bocca di certo vecchio: secondo lui il re di Francia avrebbe favellato così. — Signor Andrea: bisogna che lo Imperatore mio fratello ed io facciamo eterna riconciliazione ed allestiamo insieme una gagliarda armata per mettere a terra il Turco, e voi ne sarete il capitano per tutti e due. — Egli è agevole capire come cotesti sensi fossero espressi artatamente per purgare la Francia dalla infamia acquistata per cagione della lega col Turco ai danni della Cristianità. —40.Così anco l'Ulloa nella vita di don Ferrante Gonzaga, che aggiunse, capitano dell'armata veneziana essere stato Vincenzo Cappello a cagione della morte a quei giorni accaduta di Gerolamo Pesaro, il quale lasciò grandissimo desiderio di sè; Marco Grimani patriarca di Aquileia venne preposto alle galee pontificie cui dettero compagno Paolo Giustiniano.

1.Gentiluomo di artiglieria; titolo e grado nella milizia dell'artiglieria, risponde a luogotenente, e fu introdotto in Italia dagli Spagnuoli.

2.Per la lega di Cambraia oltre i paesi rammentati da assegnarsi al Papa e al duca di Savoia, fu convenuto che l'Austria dovesse avere Roveredo, Treviso e il Friuli; lo Impero Padova, Vicenza e Verona, la Ungheria, la Dalmazia e la Schiavonia; la Francia Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, la Ghiara d'Adda e le dependenze del Ducato di Milano; la Spagna Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli, Mola e Polignano; ai D'Este e ai Gonzaghi si restituiva quanto avevano gli avi loro posseduto, ed erano più giusti. Questi i concetti di un Papa, che ha fama di avere voluto restituire la Italia.

3.Pietro Gioffredo,Storia delle Alpi marittime. — Monumenta Historiæ patriæ scrip.T. II, p. 254. Però vuolsi notare, che lo scrittore si mostrò parzialissimo al Doria, e racconta il fatto con tanti particolari, che riesce difficile negargli fede.

4.Questa fisima del Frandesberg, che poi non mandò a compimento, è nota all'universale, e tutti gli storici la riferiscono: meno nota è quest'altra di un lanzichenecco della sua compagnia, ch'egli troppo bene eseguì: costui si votò a recitare il rosario quando si fosse composta la corona con 70 testicoli di prete; e appena l'ebbe terminata osservò la parola.Brantômepoi ne assicura che di parecchi, così soldati come capitani, imitarono il buon lanzichenecco nelle guerre civili di Francia: tra gli altri un gentiluomo angiovino per nome Renato de la Bouvraise signore di Bressaut, a cui fu tagliata la gola in Anversa, senza fallo in isconto del peccato di avere reciso tanti testicoli sacerdotali. Certo non pagò la pena del taglione; ma la qualità compensava il numero.

5.— Adios señor padre: bien te puedo llamar padre mejor que mi padre naturale por tan gran bien que me havey hecho y a jamais rogare a Dio por vos — Così ilBrantômecopiosissimo scrittore di particolari importanti circa ai tempi, e agli uomini di cui tengo proposito.

6.Ho notato altrove come presso i Côrsi si conservino assegnati al popolo gli epiteti dinovitoso e movitivo: certo di pretta origine toscana e degni di essere restituiti alla lingua.

7.Ogni luogo valeva 100 lire fuori banco, a un dipresso franchi 82.

8.«Havendo fatto domandare la mia pensione dell'anno passato per possermi aggiutare.... l'homo che tengo in corte mi scrive che V. S. gli ha detto havermi fatto provvedere de doi miglia franchi, over sia di un quartero di detta pensione.... per il che prego che V. S. sia contenta come in lei confido, et come mi ha fatto scrivere li dì passati, operare che habbia la mia pensione dell'anno passato, et che sia meglio trattato; altrimenti monsignore dacchè io non saperia fare di questi miraculi de possermi intratener qua con niente et sarò costretto lassar, che altri venga a provare come si viva di quà et se gli saperanno stare senza provvisione.»

9.— Del capitan Andrea Doria.... ho avviso, che al tutto l'è ben satisfacto et se qualche cossa leggiera ci restava è levata et delli xx mila ducati dellaransond'Oranges el Re le ha mandati xiiij mila et presto manderà el resto.

Lettera di Ambrogio Talenti vescovo di Asti a Niccolò Raince 27 Giugno 1528.Documentiper servire alla Storia d'Italia raccolti dal Molini e annotati dal Capponi.

10.V. M. cerca tener contenta questa città, et che intertenghino questi cittadini et quelli di Savona fanno tutto il contrario per disperarli, che non trovo ad alcun bon proposito per il servizio di V. M.Letteradi Teodoro Trivulzio al Cristianissimo del 28 Agosto 1528. Doc. cit.

11.Queste parole occorrono con lievi varianti nella lettera scritta da Andrea Doria a Teodoro Trivulzio, il 19 Luglio 1528. VediRaccolta di documenti per servire alla Storia d'Italiacitata.

12.Per dare conoscenza dei tempi giudico opportuno riferire quanto scrive il Varchi del fine di questo segretario di Clemente VII: fu letterarissimo giovane, e indegno della miserabile morte ch'ei fece, la quale fu che la madre sua, mentre cercava far morire una femmina ferventemente amata da lui, nè bella nè giovane, dubitando che come maliarda lo avesse con le sue incantagioni ad amarla costretto, avvelenò in una insalata il figlio, la donna ed altri suoi amici.St.I. 6.

13.Je croy fermement que si vous l'assurez de ce point (cioè di dargli Savona) et de la libertè du dit Gènes, et payer la soulde de ses galeres avec quelque promesse de lui faire quelque bien en ce royalme, que vous le pourrez avoir pour vous. Vous savez sire quel homme il est et de la necessité où vous êtes. Je vous supplie, Sire, de ne vouloir refuser riens qu'il vous domande, car jamais chose ne vous vint tant a propos que cest accord s'il vient a bien. —Letteradel Principe di Oranges 14 Giugno 1527.Carteggiodi Carlo V tratto dallo Archivio, e dalla Biblioteca di Borgogna e di Brusselle.

14.Anco il Bonfadio negliAnnali delle cose genovesi dal 1528 al 1550lo assicura, ed ancora egli a torto.

15.Questi epitaffi si riportano dal Brantôme e dal Summonte.

16.A insegnamento perenne mettiamo qui la lettera come si legge neiDocumenti di Storia italianapubblicati dal Molini, tom. II pag. 54: — Sire. Mentre el Capitano Andrea Doria è stato al servizio di V. Mayestà li havemo portato benevolenza et honore, vedendolo acepto servitore del nostro re. Essendo poi partito da V. Mayestà ce ne siamo doluti quanto se pò dolere sentendo, che a V. Mayestà ne dispiace, che ultra la offesa del nostro Signore, posia, essendo di una medesma casa, havere fato suspeti appresso de vostra Mayestà quello, che la fidelle nostra servitù non merita, la quale da li nostri passati è stata osservata a li predecessori de V. Mayestà, e sarà da noi fidilissimamente in sino a la fine, come di ciò havemo longamente ragionato con Monsur il Marichial Trivulcy locotenente di V. Mayestà in questa città, et speriamo con le opere di fare ogni dì più chiaro in che adopereremo le facultà e le vite insieme a tutte le volte che bisognerà farlo in servitù di S. Mayestà, la quale umilmente suplichiamo ad haverci per ricomandati e non permettere, che li errori di uno posino nocere a tuti noi, e parenti, e amici nostri. Sire per non dare più tedio a V. Mayestà faremo fine alla presente, pregando Dio, de bon core per la felice vita e glorioso Stato di V. Mayestà. Da Genova a di xviij di Agosto delMDXXviij.

Di V. X.maMayestà fideli subditi et servitori.

La famiglia Doria.

17.Vedi il BonfadioAnnali, e aggiunge come il Brando questo facesse per gratitudine del buon governo dei Genovesi in Corsica: e' pare, che burli costui.

18.Capitolazione tra Andrea Doria, e Teodoro Triulzio del 28 Ottobre 1528.Documenticit. Vol. 2, p. 60.

19.Istruzione ai Magnifici V. Pallavicino e Gasparo Bracelli, 6 Agosto 1527: Vorriamo che, per pace et quiete universale della città, procuraste fare dichiarare governatore.... l'illustrissimo messere Teodoro di Triulcio parendone signore qualificato et attissimo a tale reggimento.

20.Libro di Ordinicivili e militari, dati dal Doge e Governatori a vari personaggi illustri dopo la riforma. MS. nella Bibl. dalla Università: — Istrutione ad Agos. Calvi provveditore del nostro esercito oltra il giogo: «.... procuri impossessarsi di Novi et di Ovada concertandosi col conte Belgioioso capitano generale di quà dal Po per S. M. Cesarea — ma però in nome della Repubblica: havendo detto conte proposto ne prenderia la possessione in nome di S. M., il che non ègustato; affinchè sappiate anche voi la intentione nostra,piuttostochèdetto luogo di Ovada pervenghi in potere di esso signor Conte a nome de sia chi si voglia, vogliamo piuttosto ch'esso resti di chi è al presente.»

21.Mi è parso meglio paragonare Genova così, che servirmi della immagine del Campanaccio, il quale nelJanuen. reipub. motus a Io. Aloysio Flisco excitatusla paragona alla luna perchè sovente perde la libertà, e ad un tratto la riacquista; e mette fuori i versi di Sofocle:

Obscura nunc, sed innovatur illicoVultum, sumit, auget, atque splendidumEt cum refulget nitida lumine plurimoSpoliata rursum lucem tenebras induit.A un tratto fosca, la sembianza a un trattoRinnova, e cresce splendida e giocondaE allor che più co' suoi raggi innamoraIn tenebre improvviso ella si chiude.

Obscura nunc, sed innovatur illicoVultum, sumit, auget, atque splendidumEt cum refulget nitida lumine plurimoSpoliata rursum lucem tenebras induit.

Obscura nunc, sed innovatur illico

Vultum, sumit, auget, atque splendidum

Et cum refulget nitida lumine plurimo

Spoliata rursum lucem tenebras induit.

A un tratto fosca, la sembianza a un trattoRinnova, e cresce splendida e giocondaE allor che più co' suoi raggi innamoraIn tenebre improvviso ella si chiude.

A un tratto fosca, la sembianza a un tratto

Rinnova, e cresce splendida e gioconda

E allor che più co' suoi raggi innamora

In tenebre improvviso ella si chiude.

22.Relazioni venete su Genova.Raccolta Alberi. Relazione II.

23.Questo affermano i piaggiatori del Doria, non già come fatto di cui abbiano notizia certa, bensì per via di congettura, la quale viene distrutta dalla capitolazione di Andrea con lo Imperatore.

24.Galluzzi,Storia del Granducato di Toscana, 1575.

25.— Y se entienda que a quela repubblica y los ciutadenos della y su jurisdicion sean conservados y mantenidos....guardàndose nuestra autoritad, y preheminencia imperial. —

26.— Vada a Montobbio presso M. D. Lopez di Siviglia, e lo dissuada da venire a Genova oratore per S. M. Cesarea, e star qui come prima, — essendo il tempo presente diverso da quello di quando qui si trovava, e ridotti al modo di vivere di repubblica del nuovo instituita — lo studio nostro è giustificare con esso la terra talmente, che con manco sdegno che si può non venghi più oltre; anzi, che se ne ritorni addietro, siccome è nostra volontà che facci. — Libro di ordini ms. della Bibl. della Università.

27.Relazioni venete. Alberi, Relaz. II.

28.— Quem etiam et ejusdem illustrissimi Domini Joannis Andreæ successores, et hæredes hortatur, et paterna monitione admonet ut toto tempore eorum vitæ debeant catholico, et serenissimo Hispaniarum et utriusque Siciliæ regi et ejus descendentibus fideliter et diligenterinservireet operam suam strenue etc. etc. —

29.Poliorcete, espugnatore di città.

30.EBisogniveramente erano, imperciocchè, sbarcati a Sestri di Levante, e ridotti a soli 1000, furono per vie montane incamminati in Lombardia: stretti da necessità, ed anco per genio ladro, quanti incontravano per istrada tanti svaligiavano, quando di meglio non potevano, delle scarpe, del cappello, di tutto insomma, fino alla camicia. Le milizie austriache, sia che di Spagna ce le inviassero o di Lamagna, non calarono mai in Italia nè con intendimenti, nè con modi diversi da questi.

31.Vedi lo strumento del 25 Giugno 1533 ratificato il 12 Ottobre del medesimo anno: — mi contento e mi obbligo, accompagnati che saranno li sopradetti donna Giovanna e Marcantonio insieme, di assegnare, et deputare quella parte di entrata pel mantenimento loro, che parerà conveniente et honesto.... a patto che il Carretto pigli nome di Doria —salvo et riservato titulo, et usufructo integro pro ipso illustrissimo principe Melfi durante eius vita. La pensione poi era limitataad substentationem et alimenta. —

32.Canto XVIII.

Guglielmo il duce ligure. . . . . . . . .. . . . . . . in fra i più industri ingegniNei meccanici ordigni uom senza pari. . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il poneSull'opposta muraglia a prima giunta.

Guglielmo il duce ligure. . . . . . . . .

. . . . . . . in fra i più industri ingegni

Nei meccanici ordigni uom senza pari. . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il pone

Sull'opposta muraglia a prima giunta.

33.Questo fece il Doria co' Turchi: oggi non si costuma più co' Cristiani, anzi con fratelli, comecchè traviati: auspici Lamarmora, e gli altri che lo precederono.

34.Il Brantôme lo pretende francese: antica agonia di cotesto popolo di pretendere suo tutto ciò che ha fama, fosse pure detestabile.

35.Questo strano caso racconta Michele Montagna nei suoi viaggi d'Italia, e conferma l'ambasciatore veneziano Antonio Tiepolo nella sua relazione al Senato.Mutinelli, S.iaarcana, T. I, p. 121 — furono presi undici fra Portoghesi e Spagnuoli i quali, adunatisi in certa chiesa prossima a San Giovanni Laterano, facevano alcune loro cerimonie, e con tremenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio si maritavano l'un l'altro, congiungendosi insieme come marito con moglie. Ventisette si trovavano e più insieme il più delle volte, ma questa volta non ne hanno potuto cogliere più che questi undici, i quali anderanno al fuoco come meritano. — Il Montagna c'istruisce in virtù di quale argomento essi si conducessero a ciò fare: la fornicazione, essi dicevano, è peccato: nondimanco col rito chiesastico diventa sacramento; dunque la santità del medesimo rito torrà via la materia peccaminosa da ogni e qualunque altra congiunzione. La Inquisizione approvando la maggiore e la minore del sillogismo, trovò che la conseguenza peccava, e sposati e sposatori condannò ad essere arsi vivi. Certo il sillogismo era sbagliato, ma correggerlo col fuoco parve eccessivo.

36.Nel 1553. Enrico I d'Inghilterra era morto d'indigestione di lamprede in Normandia nel 1135.

37.Brantôme,Vie de Charles V. — Leti,Vita di Sisto V.

38.Gioverà avvertire due essere stati i Davalos, uno Francesco Ferdinando che fu marchese di Pescara, l'altro Alfonso marchese del Vasto; spesso li confondono gli storici molto più ch'ebbero mogli entrambi con lo stesso nome, il primo Vittoria Colonna celebre donna; il secondo Vittoria di Aragona. Quegli vinse a Pavia, questi fu perditore a Ceresola.

39.Il Brantôme riporta in altra guisa le parole di Francesco, le quali egli afferma avere ricavato dalla bocca di certo vecchio: secondo lui il re di Francia avrebbe favellato così. — Signor Andrea: bisogna che lo Imperatore mio fratello ed io facciamo eterna riconciliazione ed allestiamo insieme una gagliarda armata per mettere a terra il Turco, e voi ne sarete il capitano per tutti e due. — Egli è agevole capire come cotesti sensi fossero espressi artatamente per purgare la Francia dalla infamia acquistata per cagione della lega col Turco ai danni della Cristianità. —

40.Così anco l'Ulloa nella vita di don Ferrante Gonzaga, che aggiunse, capitano dell'armata veneziana essere stato Vincenzo Cappello a cagione della morte a quei giorni accaduta di Gerolamo Pesaro, il quale lasciò grandissimo desiderio di sè; Marco Grimani patriarca di Aquileia venne preposto alle galee pontificie cui dettero compagno Paolo Giustiniano.

INDICE.DedicaPag.vCapitolo I.Da cui nascesse Andrea Doria, e quali i primordii della vita di lui —pag. 1Capitolo II.Condizioni d'Italia sul finire del XV secolo. — Andrea è fatto tutore del duca Francesco Maria della Rovere. — Quali i concetti di Cesare Borgia. — Imola presa, e di Caterina Sforza. — Tradimento fatto al duca di Urbino. — Insidie di Alessandro VI al cardinale di San Pietro in Vincoli riuscite invano. — Strage del duca di Camerino e dei figliuoli suoi. — Pietosissimo caso di Astorre Manfredi. — Congresso dei Baroni Romani alla Magione. — Andrea Doria scansa le mortali insidie del duca Valentino, e salva il duca e la duchessa di Urbino. — Maria manda a vuoto le trame del cardinale Giuliano della Rovere per le castella del nipote —pag. 34Capitolo III.Disuguaglianza civile causa perpetua di ruina negli Stati. Dei governi misto e semplice, e quale dei due il più sincero. Rumori di popolo;castiga villano; due Doria ammazzati; nuova spartizionedegli uffici tra popolo e patrizii. — Accordi politici non durano; i patrizii sopraffatti esulano a Savona; e ogni dì inaspriti ricorrono alla Francia. Il Re distratto altrove tepido paciere. Guerra del popolo contro i nobili, e consigli di Andrea. Mutate le cose di Francia il Re entra non più paciere, ma vendicatore dei nobili. Paolo da Novi doge popolano decapitato e squartato: altre stragi: rimettonsi le cose come prima. Lega di Cambraia. Fama di Giulio II usurpata; sue contese con la Francia; il Papa promove novità a Genova; i congiurati scoperti hanno mozzo il capo. Giano Fregoso con forza aperta toglie Genova alla Francia. Andrea Doria prefetto del mare. — Gesto nobilissimo di Andrea sotto laBrigliadove rimane ferito. — Prosperando le cose di Francia Andrea si ripara con l'armata a Portofino. — Sconfitta dei Francesi a Novara. — Torna Ottaviano Fregoso doge in Genova, e il Doria con esso. Guerra turchesca, l'arcivescovo di Salerno geloso di Andrea si adopera a torgli l'ufficio di prefetto del mare, e non riesce. Gesti di Andrea a Gianutri e alla Pianosa, dove si combatte aspramente. — Carlo V disegnando prevalere in Italia tenta pigliare Genova alla sprovvista e non riesce; l'anno dopo la piglia per forza, e la saccheggia. — Tragedia di Monaco non senza sospetto di partecipazione del Doria. — Andrea in corte di Francia persuade soccorrersi Rodi e invano; difende le coste di Provenza, durante la invasione degl'imperiali in Provenza; e cattura Filiberto principe di Oranges; piglia Savona e Varagine; vince il Moncada ammiraglio di Spagna e lo fa prigioniero. Francesco I rotto a Pavia. Dal consiglio di Francia vuolsi, che Andrea metta in pegno le sue galee pel sicuro trasporto del Re in Ispagna; nega,e si proferisce liberarlo per virtù di arme: non è atteso; mal soddisfatto dei Francesi, spirata la condotta, si accomoda col Papa. Lega santa per frenare lo Imperatore. — Andrea contro la patria, tenta Portofino, ed è ributtato. Le cose della lega vanno a rifascio, il Papa si stacca dalla lega, e Andrea va a Civitavecchia; rimandato a combattere la flotta spagnuola la disperde nel mare ligure. Di un tratto il Papa si scosta da capo dalla lega, e si accorda col Colonna e col Moncada; il Borbone non mena buoni gli accordi. — Sacco di Roma. — Potere temporale del Papa minacciato dall'Austria, difeso dalla Inghilterra. Andrea da capo al soldo della Francia, e da capo contro la patria sua. — Dopo varie fortune piglia Genova; dissuade il re Francesco a metterci doge Cesare Fregoso, e ci va governatore Teodoro Triulzio. — Piglia moglie. — Suoi amori. — Sua parsimonia. — Codicilli singolari del suo testamento —pag. 63Capitolo IV.Andrea raccoglie gente in Toscana per aiutare il Lautrecco nella impresa di Napoli. A cagione dei tardi provvedimenti va in Sardegna; e capita male. — Renzo da Ceri e gli altri mettono male biette in corte contro Andrea. — Nobile vittoria navale riportata dal conte Filippino Doria contro la flotta imperiale a Capri. Andrea osserva la fede data agli schiavi di liberarli se si fossero comportati virtuosamente. — Strano mutamento di fortuna nella Francia. — Cause per le quali Andrea lascia le parti di Francia. — Se sia vero che la battaglia di Capri vincessero le fanterie francesi. Insidie del Barbesì contro la vita del Doria fatte vane dalla sagacia di lui. Colloquio di Andrea col Barbesì a Lerici, e suo prudente discorso. — Il Barbesì tenta sorprendere l'armata di Andrea e non riesce. — Smaniose pratiche pertenere saldo Andrea in devozione di Francia; si fanno più accese, e ci s'intromette anco il Papa il quale tira l'acqua al suo mulino. Ribalderie del Re e dello Imperatore per avvantaggiarsi uno a danno dell'altro. In quanta stima i Francesi tenessero il Doria. Opinione del Guicciardino, che da molto tempo Andrea avesse statuito abbandonare la Francia, del tutto maligna. Conto che facevano gl'Imperiali di Andrea. Condizioni della condotta di Andrea prima stabilite a Milano, poi confermate a Madrid: quali fossero. Andrea inalbera bandiera imperiale. A torto tacciato di tradimento dai Francesi. Giudizio dei Fiorentini intorno questo atto del Doria, e se giusto —pag. 130Capitolo V.Andrea allestito il naviglio si avvia a Gaeta: mantiene in devozione Sprolunga: rende i prigioni di Capri alle dame napoletane, porta vittovaglie a Napoli traversando l'armata nemica. Morte del Lautrecco. Il marchese di Saluzzo dopo alcuna prova di valore si arrende. Pietro Navarro strangolato. Il nipote di Consalvo onora di sepoltura Lautrecco e Navarro, e ci pone bellissimi epitaffi. — Elogio del Brantôme al Consalvo, e forse tace il meglio. — Andrea si arricchisce con le prede. Galeoni che fossero. — Condizioni presenti di Genova; accuse vere e false contro i Francesi. Andrea muove a liberare Genova dai Francesi; il Rapallo messo degli Otto con prieghi e con minaccie lo dissuade da farsi avanti; non gli dà retta. Strattagemma col quale l'armata francese, durante la notte, fugge da Genova; la perseguita Andrea e piglia due galee. Nuovi ambasciatori a Pegli per distorlo dal disegno di liberare la patria; al medesimo fine Giovambattista Doria gli occorre a San Pier d'Arena. Viltà antiche e moderne. Famiglia Doria per viltà repudia Andrea per consorto scrivendoal Cristianissimo. Ordine per pigliare Genova. Prodezza di Filippino Doria. Palazzo ducale convertito in Lazzaretto. Si chiamano i cittadini a suono di campana e non vengono. Spedisce per le ville messaggi a convocarli in piazza San Matteo, e vengono, ma pochi; espone loro le cause del suo partirsi dalla Francia, però non le espone tutte. I Genovesi, che prima lo ributtavano, ora piangono di tenerezza; un Fiesco vuole dichiararlo di botto liberatore della patria; i più prudenti lo temperano. Radunasi il Consiglio grande; i Dodici della Riforma confermansi. Provvedonsi armi e danari; Andrea preposto a dare compimento alla libertà della patria. Il Trivulzio chiede gente per reprimere il moto di Genova; le nega il Duca di Urbino; natura di costui; Amerigo da Samminiato, che lo dileggia, fa impiccare. Presa Pavia il Sampolo va al ricupero di Genova; arriva in San Pier di Arena; manda ad intimare la resa; araldo ingannato dallo strattagemma del Gentile. Il Sampolo si ritira senza far danno; i Genovesi procedono acerbi contro i parziali di Francia; due ne impiccano; si apparecchiano allo assalto del Castelletto; il quale reso a patti dal Trivulzio, ruinano; liberano lo Stato. Gavi si arrende, Novi no, ma poi hanno anco questa. Prudenza dei Genovesi di non mettere le città in mano ad amici potenti. Si attende a recuperare Savona; confronto di quanto operarono i Genovesi nel 1528 con quello che fecero i Piemontesi nel 1849; resa di Savona; atterransi le mura e si colma il porto. — Principii del governo di Genova. Consoli. Come abbia origine la disuguaglianza civile. Potestà e Nobili. Il governo oligarchico torna ad essere popolesco. Governi scomposti che succedono; Guelfi e Ghibellini; tirannide dei Doria e degli Spinola. Capitani edAbati del popolo. Nuovi rivolgimenti che inducono a chiamare l'imperatore Enrico di Lucemburgo paciere; morto lui i Genovesi si danno al re di Napoli e ai duchi di Milano. Il popolo, eletto Simone Boccanegra doge, reprime la insolenza dei nobili, che spogliati di ogni prerogativa, la vanno vie via recuperando, eccetto il dogado, donde rimangono esclusi per decreto solenne. Nobili principali; tetti appesi. Famiglie Adorna e Fregosa nimicate per arte dei nobili, che nel torbido usurpano Stati. I Riformatori ordinati da Ottaviano Fregoso non fanno frutto, e perchè. Riforma del 1528 quale. Dicono che lo imperatore Ottone qualche cosa di simile instituisse, e non è vero. Questa riforma lodavano tutti a quei tempi. Corre voce lo Imperatore stimolasse il Doria a farsi signore di Genova, e non è vero; il popolo lo vorrebbe doge a vita, ed ei rifiuta: ricompense pubbliche; statua; censore a vita; festa della Unione instituita che dura fino al 1796. Andrea giudicato dallo Ariosto. Alcuni negano si devano mostrare le azioni umane quali veramente sono, e pretendono si abbiano ad accettare quali compaiono: vanità loro, ufficio dello storico. Se Andrea provvedesse alla concordia solo o meglio di altrui. Se i partiti giovino alle repubbliche, e come. Popolo escluso dal governo; quali diritti gli conservano. Confogo che fosse. Odio del popolo contro il Doria, che più tardi ne atterra le statue. Nobilume quanto vile. — I nobili vecchi nè anco tutti contenti della riforma. Superbia di nobili vecchi. Il Doria ordinatore della riforma la disprezza. Alberi delle famiglie. Spartizione degli ufficii, che si aveva a smettere, non si smette. — Nobili nuovi male soddisfatti della riforma, e perchè. — Altri errori della riforma descritti. — Merito del Doria nelliberare Genova dai Francesi. — Il Doria rende Genova serva degli Spagnuoli, e se ne adducono prove. — Pensa di pigliare con sue arti gli Spagnuoli, ed è preso. — Misero stato di Genova. — Giudizio dell'Oratore veneto su Genova. — Turpe gara degli oratori genovesi co' ferraresi e sanesi alla incoronazione di Carlo V. — Andrea locandiere, e soprassagliente dei reali di Spagna: lega ai posteri la servitù col suo testamento. — Turpi lodi del Bonfadio. — Andrea non si poteva ad un tratto farsi tiranno della Patria, e perchè. — La tirannide mostra i denti con Giannettino figliuolo adottivo di lui. — Caso di Uberto Foglietta. — Parallelo tra Ottaviano Fregoso e Andrea Doria. — Giudizio sul Doria di scrittori moderni. — Elogi, scritture da abborrirsi. — Andrea nemico della libertà di Firenze e di Siena. — Ammazzato Alessandro manda soldati a tener fermo lo Stato. — Difese del Doria non reggono. — Che poteva egli fare per Genova; — che cosa per la Italia e nol fece. — Doria grande capitano, non grande cittadino —pag. 169Capitolo VI.Pericolo di Andrea di essere preso dai Francesi e come ne scampa. Va a Barcellona a pigliare lo Imperatore; liete accoglienze e sospetti. Carlo a Genova. — Benefizii fatti dallo Imperatore al Doria, e se è vero che questi donasse il principato di Melfi al marchese del Carretto. — Disfatta e morte del Portondo. — Impresa di Andrea alle Baleari. — Guerra turca; sua origine e suo incremento. — Solimano sotto Vienna; di un tratto si parte, e perchè. — Il Doria in Grecia. — Venezia ricusa partecipare alla guerra. — Espugnazione di Corone. — Lamba Doria. — Geronimo Tuttavilla. — Todare Trigidito e sua morte. — Severità di Andrea per mantenere la disciplina. — Prendei Dardanelli di Morea e di Romelia. — Descrizione del palazzo di Fassuolo. — Andrea vi accoglie Carlo V. — Vasellami di argento gettati in mare. — Il Turco va a ripigliare Corone. — Ardimento di Geronimo Pallavicino e di Cristoforo Doria. — Battaglia sotto Corone. — Valore del capitano Ermosilla e di Antonio Doria. — I Turchi disfatti fuggono. — I Francesi mettono sossopra il mondo per vendicarsi di Carlo V. — Morte del papa Clemente VII. — Querimonie della Cristianità per la lega di Francia col Turco. — I corsali Barbarossa acquistano il reame di Algeri e come. — Ariadeno chiamato da Solimano in Costantinopoli. — Rivolgimenti a Tunisi. — Andrea persuade a Carlo V la impresa di Tunisi; la favorisce il Papa che dona al Doria stocco, cappello e cingolo benedetti. — Grandi apparecchi. — Provvidenze contro le cortigiane. — Costumi portoghesi e spagnuoli. — Morte del conte di Sangro. — Presa della Goletta. — L'ebreo Synam. — Ordine del Barbarossa di ammazzare settemila cristiani. Pietosissimo caso del figliuolo del giudeo Synam. — Battaglia di Tunisi. — Chi la ingaggiasse primo. — Prodezza di Ferdinando Gonzaga. — Tunisi preso, e patti col re Muleasse. — Nuova guerra tra il Re di Francia e lo Imperatore; il quale lo provoca a duello. — Consulta di Carlo in Asti, e consigli che gli dà Andrea. — Guerra in Provenza. — Venerazione di Carlo V per le forche. — Assalto improvviso dei Francesi contro Genova; che è ributtato. — Capitani d'Italia combattonsi pro e contra, e tutti ai danni della patria. — Strage di Alessandro duca di Firenze, e sollecitudine di Andrea a danno della libertà. — In grazia sua la servitù in Firenze si conferma —pag. 255Capitolo VII.Solimano, prevalendosi della discordiatra lo Imperatore ed il Re di Francia, piglia Castro e minaccia la Italia intera. — Il Papa si ricorda essere padre dei fedeli. — Congresso di Nizza. — Eremita che intende accordare Dio e il Diavolo, novella narrata dal medico Turini a papa Paolo III. — Tregua di Nizza. — Francesco e Carlo si vedono alle Acque morte. — Parole risentite scambiate fra Andrea Doria ed il re di Francia. Inverosimiglianza della proposta del Doria di trasportare il re di Francia a tradimento in Ispagna intanto ch'egli si tratteneva su la galea. — Anco da questa conferenza non riesce utile alcuno. — Osservazione del Bonfadio, e perpetua stupidità del popolo. — Andrea muove contro il Barbarossa; propone lega ai Veneziani a danno del Turco; non viene accettata, e perchè. — Piccole cose di Andrea e sperticati encomii del Bonfadio. — Lodi di Cesare Fregoso per la sua carità verso la patria. — Scontro alle Melere con poca gloria di Andrea. — Veneziani bisognosi di aiuto ne ricercano il Doria che ostinato lo nega. — Sue insidie per mettere i Veneziani in discordia con Solimano. — Lega del Papa, i Veneziani e l'Imperatore contro il Turco; i Veneziani abbandonati dal Doria rammentano l'antica virtù. — Comune pericolo riunisce i collegati. — Pier Luigi Farnese patrizio veneziano e marchese di Novara. — Assalto della Prevesa. — Andrea vuole rinforzare il presidio delle galee veneziane con fanti spagnuoli, si ringrazia, e non si accettano; donde nuove gozzaie. — In questa guerra tutti fanno il proprio dovere, tranne Andrea, che ne ritrae danno ed infamia. — Tenta Durazzo. — Piglia Castelnuovo. — I Veneziani disgustati dal Doria si accomodano con Solimano. — I Turchi ripigliano Castelnuovo; morte del Sarmiento. — Chi fosse il corsale Dragut; Giannettino lo piglia e lo mette alremo; trova grazia presso Peretta moglie di Andrea, che, per 5000 ducati con molto biasimo suo e danno della cristianità, lo libera. — Imprese del Dragut liberato. — Gand ribellasi allo Imperatore, che per reprimerla si affida passare per la Francia; lusinghe e pericoli; diamante lasciato cadere nel bacile che gli offeriva Diana di Poitiers. — Impresa di Algeri dissuasa dal Doria è statuita; cause che la persuasero a Carlo V. — Apparecchi e primi disastri. — Riunione delle armate ad Algeri. — Sbarco differito e perchè. — Resa intimata e reietta; si fa lo sbarco; scaramuccie durante il giorno e la notte. — Orribile uracano. — I Turchi finiscono i corpi avanzati degli Italiani; minacciano lo sterminio del campo italiano ch'è soccorso da Giannettino Doria; pericolando egli stesso lo sovviene lo Imperatore. — I Turchi sono respinti e perseguitati fin sotto le mura; sortita di Osfan-Agà: strage dei nostri; valore dei cavalieri di Rodi; sgomento dello Imperatore, che tenta le supreme prove per salvare l'esercito e gli riescono. — Rinforza l'uracano; ruina dell'armata imperiale; superstizione di Carlo V; casi pietosi. — Virtù e costanza del Doria singolarissime; egli manda a dire a Carlo se parte, lo andrebbe ad aspettare a capo Matafus. — Generosità di Ferdinando Cortez, e sua perdita di smeraldi, o come altri dice di una perla. — Consulta se lo esercito deva ritirarsi; Carlo n'esclude il Cortez, e perchè. — Ritirata travagliosa; torrente grosso di acque la impedisce; Giannettino e i Genovesi costruiscono un ponte per traversarlo. — Parole di Carlo al Doria, promette ristorarlo dei danni, e lo fa, ma sottilmente. — Partenza da Matafus, ed eccidio miserabile di cavalli. — Nuova procella e rovina di navi; casi fortunosi della gente sbatacchiatadalla bufera. — Carlo torna in Ispagna a far penitenza, Andrea in Genova a riordinare l'armata. — Ghiottoneria dello Imperatore. — Mutue offese tra Carlo e Francesco. — Insidie a monsignore di Granvela. — Strage del Rincone e del Fregoso. — Nuova guerra tra lo Imperatore e Francesco rotta da tre parti. — Si parla di quella di Perpignano. — Consigli del Davalos a Cesare e superbe risposte di lui. — Provvidenze del Doria. — Solimano in lega col re di Francia manda il Barbarossa nel Mediterraneo; devastazioni sue quando viene. — Carlo per l'ultima volta albergato dal Doria. — Invitato di conferire a Bologna col Papa, Cesare rifiuta; pure consente parlargli a Busseto; il Papa attende a tirarvi l'acqua al suo molino, e non riesce. — Cesare bisognoso di denaro ne trova da Cosimo duca di Firenze. — Guerra d'Italia: assedio di Nizza per parte dei Francesi e dei Turchi. — Arti francesi con Genova non approdano. — Assedio di Nizza. — La Segurana e il Conte di Cavour. — Il Simeoni difende il Castello; Turchi e Francesi danno indietro. — Male parole e peggio fatti tra il Barbarossa e il Polino. — Il marchese del Vasto soccorre Nizza. — Fortuna di mare e perdita di galee del Doria a Villafranca. — Guerra del Piemonte. — Andrea dissuade il Davalos a soccorrere Carignano; ragioni per le quali il Davalos si reputa obbligato a sovvenirlo. — Battaglia della Ceresola. — Curiosi particolari di quella. — Stupenda alacrità di Andrea e dei partigiani dello Imperatore a rifare lo esercito. — Pietro Strozzi alla Mirandola; in Lombardia; rotto alla Scrivia; raduna nuove squadre; va a Montobbio; penetra nel Piemonte e piglia Alba. — Il Barbarossa va via; danni da lui recati all'Italia quando parte; conGenova propone accordi; pure le ruba una nave; immanità sua contro le ossa di Bartolomeo da Talamone: è ributtato da Ortebello; saccheggi e ruine per le terre del regno; se ne torna per ultimo a Costantinopoli. — Si rinfocola la guerra tra il Re di Francia e lo Imperatore, a cui si aggiunge Enrico VIII d'Inghilterra: mentre si aspetta il finimondo segue la pace. — Cause di questa. — Chi fosse il Furstembergo e casi suoi. — Reputazione delle bande italiane per gli assalti delle terre. — Milizie tedesche bestialissime sempre, ed in abbominazione agli stessi propri capitani. — Pace di Crepy, e patti della medesima —pag. 345

DedicaPag.v

Capitolo I.Da cui nascesse Andrea Doria, e quali i primordii della vita di lui —pag. 1

Capitolo II.Condizioni d'Italia sul finire del XV secolo. — Andrea è fatto tutore del duca Francesco Maria della Rovere. — Quali i concetti di Cesare Borgia. — Imola presa, e di Caterina Sforza. — Tradimento fatto al duca di Urbino. — Insidie di Alessandro VI al cardinale di San Pietro in Vincoli riuscite invano. — Strage del duca di Camerino e dei figliuoli suoi. — Pietosissimo caso di Astorre Manfredi. — Congresso dei Baroni Romani alla Magione. — Andrea Doria scansa le mortali insidie del duca Valentino, e salva il duca e la duchessa di Urbino. — Maria manda a vuoto le trame del cardinale Giuliano della Rovere per le castella del nipote —pag. 34

Capitolo III.Disuguaglianza civile causa perpetua di ruina negli Stati. Dei governi misto e semplice, e quale dei due il più sincero. Rumori di popolo;castiga villano; due Doria ammazzati; nuova spartizionedegli uffici tra popolo e patrizii. — Accordi politici non durano; i patrizii sopraffatti esulano a Savona; e ogni dì inaspriti ricorrono alla Francia. Il Re distratto altrove tepido paciere. Guerra del popolo contro i nobili, e consigli di Andrea. Mutate le cose di Francia il Re entra non più paciere, ma vendicatore dei nobili. Paolo da Novi doge popolano decapitato e squartato: altre stragi: rimettonsi le cose come prima. Lega di Cambraia. Fama di Giulio II usurpata; sue contese con la Francia; il Papa promove novità a Genova; i congiurati scoperti hanno mozzo il capo. Giano Fregoso con forza aperta toglie Genova alla Francia. Andrea Doria prefetto del mare. — Gesto nobilissimo di Andrea sotto laBrigliadove rimane ferito. — Prosperando le cose di Francia Andrea si ripara con l'armata a Portofino. — Sconfitta dei Francesi a Novara. — Torna Ottaviano Fregoso doge in Genova, e il Doria con esso. Guerra turchesca, l'arcivescovo di Salerno geloso di Andrea si adopera a torgli l'ufficio di prefetto del mare, e non riesce. Gesti di Andrea a Gianutri e alla Pianosa, dove si combatte aspramente. — Carlo V disegnando prevalere in Italia tenta pigliare Genova alla sprovvista e non riesce; l'anno dopo la piglia per forza, e la saccheggia. — Tragedia di Monaco non senza sospetto di partecipazione del Doria. — Andrea in corte di Francia persuade soccorrersi Rodi e invano; difende le coste di Provenza, durante la invasione degl'imperiali in Provenza; e cattura Filiberto principe di Oranges; piglia Savona e Varagine; vince il Moncada ammiraglio di Spagna e lo fa prigioniero. Francesco I rotto a Pavia. Dal consiglio di Francia vuolsi, che Andrea metta in pegno le sue galee pel sicuro trasporto del Re in Ispagna; nega,e si proferisce liberarlo per virtù di arme: non è atteso; mal soddisfatto dei Francesi, spirata la condotta, si accomoda col Papa. Lega santa per frenare lo Imperatore. — Andrea contro la patria, tenta Portofino, ed è ributtato. Le cose della lega vanno a rifascio, il Papa si stacca dalla lega, e Andrea va a Civitavecchia; rimandato a combattere la flotta spagnuola la disperde nel mare ligure. Di un tratto il Papa si scosta da capo dalla lega, e si accorda col Colonna e col Moncada; il Borbone non mena buoni gli accordi. — Sacco di Roma. — Potere temporale del Papa minacciato dall'Austria, difeso dalla Inghilterra. Andrea da capo al soldo della Francia, e da capo contro la patria sua. — Dopo varie fortune piglia Genova; dissuade il re Francesco a metterci doge Cesare Fregoso, e ci va governatore Teodoro Triulzio. — Piglia moglie. — Suoi amori. — Sua parsimonia. — Codicilli singolari del suo testamento —pag. 63

Capitolo IV.Andrea raccoglie gente in Toscana per aiutare il Lautrecco nella impresa di Napoli. A cagione dei tardi provvedimenti va in Sardegna; e capita male. — Renzo da Ceri e gli altri mettono male biette in corte contro Andrea. — Nobile vittoria navale riportata dal conte Filippino Doria contro la flotta imperiale a Capri. Andrea osserva la fede data agli schiavi di liberarli se si fossero comportati virtuosamente. — Strano mutamento di fortuna nella Francia. — Cause per le quali Andrea lascia le parti di Francia. — Se sia vero che la battaglia di Capri vincessero le fanterie francesi. Insidie del Barbesì contro la vita del Doria fatte vane dalla sagacia di lui. Colloquio di Andrea col Barbesì a Lerici, e suo prudente discorso. — Il Barbesì tenta sorprendere l'armata di Andrea e non riesce. — Smaniose pratiche pertenere saldo Andrea in devozione di Francia; si fanno più accese, e ci s'intromette anco il Papa il quale tira l'acqua al suo mulino. Ribalderie del Re e dello Imperatore per avvantaggiarsi uno a danno dell'altro. In quanta stima i Francesi tenessero il Doria. Opinione del Guicciardino, che da molto tempo Andrea avesse statuito abbandonare la Francia, del tutto maligna. Conto che facevano gl'Imperiali di Andrea. Condizioni della condotta di Andrea prima stabilite a Milano, poi confermate a Madrid: quali fossero. Andrea inalbera bandiera imperiale. A torto tacciato di tradimento dai Francesi. Giudizio dei Fiorentini intorno questo atto del Doria, e se giusto —pag. 130

Capitolo V.Andrea allestito il naviglio si avvia a Gaeta: mantiene in devozione Sprolunga: rende i prigioni di Capri alle dame napoletane, porta vittovaglie a Napoli traversando l'armata nemica. Morte del Lautrecco. Il marchese di Saluzzo dopo alcuna prova di valore si arrende. Pietro Navarro strangolato. Il nipote di Consalvo onora di sepoltura Lautrecco e Navarro, e ci pone bellissimi epitaffi. — Elogio del Brantôme al Consalvo, e forse tace il meglio. — Andrea si arricchisce con le prede. Galeoni che fossero. — Condizioni presenti di Genova; accuse vere e false contro i Francesi. Andrea muove a liberare Genova dai Francesi; il Rapallo messo degli Otto con prieghi e con minaccie lo dissuade da farsi avanti; non gli dà retta. Strattagemma col quale l'armata francese, durante la notte, fugge da Genova; la perseguita Andrea e piglia due galee. Nuovi ambasciatori a Pegli per distorlo dal disegno di liberare la patria; al medesimo fine Giovambattista Doria gli occorre a San Pier d'Arena. Viltà antiche e moderne. Famiglia Doria per viltà repudia Andrea per consorto scrivendoal Cristianissimo. Ordine per pigliare Genova. Prodezza di Filippino Doria. Palazzo ducale convertito in Lazzaretto. Si chiamano i cittadini a suono di campana e non vengono. Spedisce per le ville messaggi a convocarli in piazza San Matteo, e vengono, ma pochi; espone loro le cause del suo partirsi dalla Francia, però non le espone tutte. I Genovesi, che prima lo ributtavano, ora piangono di tenerezza; un Fiesco vuole dichiararlo di botto liberatore della patria; i più prudenti lo temperano. Radunasi il Consiglio grande; i Dodici della Riforma confermansi. Provvedonsi armi e danari; Andrea preposto a dare compimento alla libertà della patria. Il Trivulzio chiede gente per reprimere il moto di Genova; le nega il Duca di Urbino; natura di costui; Amerigo da Samminiato, che lo dileggia, fa impiccare. Presa Pavia il Sampolo va al ricupero di Genova; arriva in San Pier di Arena; manda ad intimare la resa; araldo ingannato dallo strattagemma del Gentile. Il Sampolo si ritira senza far danno; i Genovesi procedono acerbi contro i parziali di Francia; due ne impiccano; si apparecchiano allo assalto del Castelletto; il quale reso a patti dal Trivulzio, ruinano; liberano lo Stato. Gavi si arrende, Novi no, ma poi hanno anco questa. Prudenza dei Genovesi di non mettere le città in mano ad amici potenti. Si attende a recuperare Savona; confronto di quanto operarono i Genovesi nel 1528 con quello che fecero i Piemontesi nel 1849; resa di Savona; atterransi le mura e si colma il porto. — Principii del governo di Genova. Consoli. Come abbia origine la disuguaglianza civile. Potestà e Nobili. Il governo oligarchico torna ad essere popolesco. Governi scomposti che succedono; Guelfi e Ghibellini; tirannide dei Doria e degli Spinola. Capitani edAbati del popolo. Nuovi rivolgimenti che inducono a chiamare l'imperatore Enrico di Lucemburgo paciere; morto lui i Genovesi si danno al re di Napoli e ai duchi di Milano. Il popolo, eletto Simone Boccanegra doge, reprime la insolenza dei nobili, che spogliati di ogni prerogativa, la vanno vie via recuperando, eccetto il dogado, donde rimangono esclusi per decreto solenne. Nobili principali; tetti appesi. Famiglie Adorna e Fregosa nimicate per arte dei nobili, che nel torbido usurpano Stati. I Riformatori ordinati da Ottaviano Fregoso non fanno frutto, e perchè. Riforma del 1528 quale. Dicono che lo imperatore Ottone qualche cosa di simile instituisse, e non è vero. Questa riforma lodavano tutti a quei tempi. Corre voce lo Imperatore stimolasse il Doria a farsi signore di Genova, e non è vero; il popolo lo vorrebbe doge a vita, ed ei rifiuta: ricompense pubbliche; statua; censore a vita; festa della Unione instituita che dura fino al 1796. Andrea giudicato dallo Ariosto. Alcuni negano si devano mostrare le azioni umane quali veramente sono, e pretendono si abbiano ad accettare quali compaiono: vanità loro, ufficio dello storico. Se Andrea provvedesse alla concordia solo o meglio di altrui. Se i partiti giovino alle repubbliche, e come. Popolo escluso dal governo; quali diritti gli conservano. Confogo che fosse. Odio del popolo contro il Doria, che più tardi ne atterra le statue. Nobilume quanto vile. — I nobili vecchi nè anco tutti contenti della riforma. Superbia di nobili vecchi. Il Doria ordinatore della riforma la disprezza. Alberi delle famiglie. Spartizione degli ufficii, che si aveva a smettere, non si smette. — Nobili nuovi male soddisfatti della riforma, e perchè. — Altri errori della riforma descritti. — Merito del Doria nelliberare Genova dai Francesi. — Il Doria rende Genova serva degli Spagnuoli, e se ne adducono prove. — Pensa di pigliare con sue arti gli Spagnuoli, ed è preso. — Misero stato di Genova. — Giudizio dell'Oratore veneto su Genova. — Turpe gara degli oratori genovesi co' ferraresi e sanesi alla incoronazione di Carlo V. — Andrea locandiere, e soprassagliente dei reali di Spagna: lega ai posteri la servitù col suo testamento. — Turpi lodi del Bonfadio. — Andrea non si poteva ad un tratto farsi tiranno della Patria, e perchè. — La tirannide mostra i denti con Giannettino figliuolo adottivo di lui. — Caso di Uberto Foglietta. — Parallelo tra Ottaviano Fregoso e Andrea Doria. — Giudizio sul Doria di scrittori moderni. — Elogi, scritture da abborrirsi. — Andrea nemico della libertà di Firenze e di Siena. — Ammazzato Alessandro manda soldati a tener fermo lo Stato. — Difese del Doria non reggono. — Che poteva egli fare per Genova; — che cosa per la Italia e nol fece. — Doria grande capitano, non grande cittadino —pag. 169

Capitolo VI.Pericolo di Andrea di essere preso dai Francesi e come ne scampa. Va a Barcellona a pigliare lo Imperatore; liete accoglienze e sospetti. Carlo a Genova. — Benefizii fatti dallo Imperatore al Doria, e se è vero che questi donasse il principato di Melfi al marchese del Carretto. — Disfatta e morte del Portondo. — Impresa di Andrea alle Baleari. — Guerra turca; sua origine e suo incremento. — Solimano sotto Vienna; di un tratto si parte, e perchè. — Il Doria in Grecia. — Venezia ricusa partecipare alla guerra. — Espugnazione di Corone. — Lamba Doria. — Geronimo Tuttavilla. — Todare Trigidito e sua morte. — Severità di Andrea per mantenere la disciplina. — Prendei Dardanelli di Morea e di Romelia. — Descrizione del palazzo di Fassuolo. — Andrea vi accoglie Carlo V. — Vasellami di argento gettati in mare. — Il Turco va a ripigliare Corone. — Ardimento di Geronimo Pallavicino e di Cristoforo Doria. — Battaglia sotto Corone. — Valore del capitano Ermosilla e di Antonio Doria. — I Turchi disfatti fuggono. — I Francesi mettono sossopra il mondo per vendicarsi di Carlo V. — Morte del papa Clemente VII. — Querimonie della Cristianità per la lega di Francia col Turco. — I corsali Barbarossa acquistano il reame di Algeri e come. — Ariadeno chiamato da Solimano in Costantinopoli. — Rivolgimenti a Tunisi. — Andrea persuade a Carlo V la impresa di Tunisi; la favorisce il Papa che dona al Doria stocco, cappello e cingolo benedetti. — Grandi apparecchi. — Provvidenze contro le cortigiane. — Costumi portoghesi e spagnuoli. — Morte del conte di Sangro. — Presa della Goletta. — L'ebreo Synam. — Ordine del Barbarossa di ammazzare settemila cristiani. Pietosissimo caso del figliuolo del giudeo Synam. — Battaglia di Tunisi. — Chi la ingaggiasse primo. — Prodezza di Ferdinando Gonzaga. — Tunisi preso, e patti col re Muleasse. — Nuova guerra tra il Re di Francia e lo Imperatore; il quale lo provoca a duello. — Consulta di Carlo in Asti, e consigli che gli dà Andrea. — Guerra in Provenza. — Venerazione di Carlo V per le forche. — Assalto improvviso dei Francesi contro Genova; che è ributtato. — Capitani d'Italia combattonsi pro e contra, e tutti ai danni della patria. — Strage di Alessandro duca di Firenze, e sollecitudine di Andrea a danno della libertà. — In grazia sua la servitù in Firenze si conferma —pag. 255

Capitolo VII.Solimano, prevalendosi della discordiatra lo Imperatore ed il Re di Francia, piglia Castro e minaccia la Italia intera. — Il Papa si ricorda essere padre dei fedeli. — Congresso di Nizza. — Eremita che intende accordare Dio e il Diavolo, novella narrata dal medico Turini a papa Paolo III. — Tregua di Nizza. — Francesco e Carlo si vedono alle Acque morte. — Parole risentite scambiate fra Andrea Doria ed il re di Francia. Inverosimiglianza della proposta del Doria di trasportare il re di Francia a tradimento in Ispagna intanto ch'egli si tratteneva su la galea. — Anco da questa conferenza non riesce utile alcuno. — Osservazione del Bonfadio, e perpetua stupidità del popolo. — Andrea muove contro il Barbarossa; propone lega ai Veneziani a danno del Turco; non viene accettata, e perchè. — Piccole cose di Andrea e sperticati encomii del Bonfadio. — Lodi di Cesare Fregoso per la sua carità verso la patria. — Scontro alle Melere con poca gloria di Andrea. — Veneziani bisognosi di aiuto ne ricercano il Doria che ostinato lo nega. — Sue insidie per mettere i Veneziani in discordia con Solimano. — Lega del Papa, i Veneziani e l'Imperatore contro il Turco; i Veneziani abbandonati dal Doria rammentano l'antica virtù. — Comune pericolo riunisce i collegati. — Pier Luigi Farnese patrizio veneziano e marchese di Novara. — Assalto della Prevesa. — Andrea vuole rinforzare il presidio delle galee veneziane con fanti spagnuoli, si ringrazia, e non si accettano; donde nuove gozzaie. — In questa guerra tutti fanno il proprio dovere, tranne Andrea, che ne ritrae danno ed infamia. — Tenta Durazzo. — Piglia Castelnuovo. — I Veneziani disgustati dal Doria si accomodano con Solimano. — I Turchi ripigliano Castelnuovo; morte del Sarmiento. — Chi fosse il corsale Dragut; Giannettino lo piglia e lo mette alremo; trova grazia presso Peretta moglie di Andrea, che, per 5000 ducati con molto biasimo suo e danno della cristianità, lo libera. — Imprese del Dragut liberato. — Gand ribellasi allo Imperatore, che per reprimerla si affida passare per la Francia; lusinghe e pericoli; diamante lasciato cadere nel bacile che gli offeriva Diana di Poitiers. — Impresa di Algeri dissuasa dal Doria è statuita; cause che la persuasero a Carlo V. — Apparecchi e primi disastri. — Riunione delle armate ad Algeri. — Sbarco differito e perchè. — Resa intimata e reietta; si fa lo sbarco; scaramuccie durante il giorno e la notte. — Orribile uracano. — I Turchi finiscono i corpi avanzati degli Italiani; minacciano lo sterminio del campo italiano ch'è soccorso da Giannettino Doria; pericolando egli stesso lo sovviene lo Imperatore. — I Turchi sono respinti e perseguitati fin sotto le mura; sortita di Osfan-Agà: strage dei nostri; valore dei cavalieri di Rodi; sgomento dello Imperatore, che tenta le supreme prove per salvare l'esercito e gli riescono. — Rinforza l'uracano; ruina dell'armata imperiale; superstizione di Carlo V; casi pietosi. — Virtù e costanza del Doria singolarissime; egli manda a dire a Carlo se parte, lo andrebbe ad aspettare a capo Matafus. — Generosità di Ferdinando Cortez, e sua perdita di smeraldi, o come altri dice di una perla. — Consulta se lo esercito deva ritirarsi; Carlo n'esclude il Cortez, e perchè. — Ritirata travagliosa; torrente grosso di acque la impedisce; Giannettino e i Genovesi costruiscono un ponte per traversarlo. — Parole di Carlo al Doria, promette ristorarlo dei danni, e lo fa, ma sottilmente. — Partenza da Matafus, ed eccidio miserabile di cavalli. — Nuova procella e rovina di navi; casi fortunosi della gente sbatacchiatadalla bufera. — Carlo torna in Ispagna a far penitenza, Andrea in Genova a riordinare l'armata. — Ghiottoneria dello Imperatore. — Mutue offese tra Carlo e Francesco. — Insidie a monsignore di Granvela. — Strage del Rincone e del Fregoso. — Nuova guerra tra lo Imperatore e Francesco rotta da tre parti. — Si parla di quella di Perpignano. — Consigli del Davalos a Cesare e superbe risposte di lui. — Provvidenze del Doria. — Solimano in lega col re di Francia manda il Barbarossa nel Mediterraneo; devastazioni sue quando viene. — Carlo per l'ultima volta albergato dal Doria. — Invitato di conferire a Bologna col Papa, Cesare rifiuta; pure consente parlargli a Busseto; il Papa attende a tirarvi l'acqua al suo molino, e non riesce. — Cesare bisognoso di denaro ne trova da Cosimo duca di Firenze. — Guerra d'Italia: assedio di Nizza per parte dei Francesi e dei Turchi. — Arti francesi con Genova non approdano. — Assedio di Nizza. — La Segurana e il Conte di Cavour. — Il Simeoni difende il Castello; Turchi e Francesi danno indietro. — Male parole e peggio fatti tra il Barbarossa e il Polino. — Il marchese del Vasto soccorre Nizza. — Fortuna di mare e perdita di galee del Doria a Villafranca. — Guerra del Piemonte. — Andrea dissuade il Davalos a soccorrere Carignano; ragioni per le quali il Davalos si reputa obbligato a sovvenirlo. — Battaglia della Ceresola. — Curiosi particolari di quella. — Stupenda alacrità di Andrea e dei partigiani dello Imperatore a rifare lo esercito. — Pietro Strozzi alla Mirandola; in Lombardia; rotto alla Scrivia; raduna nuove squadre; va a Montobbio; penetra nel Piemonte e piglia Alba. — Il Barbarossa va via; danni da lui recati all'Italia quando parte; conGenova propone accordi; pure le ruba una nave; immanità sua contro le ossa di Bartolomeo da Talamone: è ributtato da Ortebello; saccheggi e ruine per le terre del regno; se ne torna per ultimo a Costantinopoli. — Si rinfocola la guerra tra il Re di Francia e lo Imperatore, a cui si aggiunge Enrico VIII d'Inghilterra: mentre si aspetta il finimondo segue la pace. — Cause di questa. — Chi fosse il Furstembergo e casi suoi. — Reputazione delle bande italiane per gli assalti delle terre. — Milizie tedesche bestialissime sempre, ed in abbominazione agli stessi propri capitani. — Pace di Crepy, e patti della medesima —pag. 345

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (ancore/áncore e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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