AGGIUNTE

AGGIUNTE

E all'urtemo iessa rise e i' risi, e Corna r'oro pi' iessa haggio acciso.Risponde al motto toscano:E' rise a me e io risi a lui; intorno al quale il Domenichi:—«Questo nacque da Donatello. Dal quale essendosi partito un giovine suo discepolo, con chi avea fatto quistione, se n'andò a Cosmo per trar lettere al Marchese di Ferrara, dove era il giovane fuggito, affermando a detto Cosmo, che in ogni modo voleva andargli dietro e ammazzarlo. Ora, conoscendo Cosmo la sua natura, gli fe lettere come a lui parve; et per altra via informò il Marchese della qualità di detto Donatello. Il signore gli diede licenza di poterlo uccidere, dove lo trovasse. Ma, incontrandosi il garzone in esso, cominciò di lungi a ridere. Et Donatello, a un tratto rappacificato, corse ridendo in verso lui. Domandavalo poi il Marchese, s'egli l'avesse morto. A cui Donatello:Non, in nome del diavolo; che egli rise a me; e io risi a lui.[Licenzioso.]»—

Per incantesimi, riposti in un uovo, vedi anche laLeggenda di Virgilio Mago, dov'è detto, che da un ovo chiusoin una caraffa, posta in una gabbia, dentro una stanzetta, sotto il castel dell'Uovo, a Napoli, pendono le sorti del castello, il quale durerà finchè quell'uovo si conserverà sano e salvo.

Una versione popolare della Novella del Sacchetti è la seguente, raccontata in Firenze da un custode di Pagliano Fiorentino (stato guardia doganale quarant'anni e che l'avea sentita da un soldato alla Porta Romana a Siena) all'avv. Giovanni Siciliano e da lui comunicata al Pitrè, che me l'ha favorita (N. B. In Toscana, ci ha molti luoghi chiamati LAMA: il più importante è Lama di Calci nel Valdarno Pisano, che conta circa trecento abitanti. Eccetto Lama di Val di Marina in quel di Carraja, gli altri non meritano neppure il nome di casali. Buzzi DI API, son le arnie. L'ELSA è una fiumana della Maremma Orbetellana: il fiume, che, secondo la Novella, vi sbocca, dev'essere il torrente Serra, che scende dal Montiano vecchio. L'episodio del Magnanino con la Massaja è argomento d'una infinità di canzoni e di novellette. Ciò premesso, prego le signore di uscire, ed ora, che siamo rimasti fra noi altri uomini, ecco la Novella).

Il Magnanino

In un paesetto di montagna chiamato Lama, esisteva una famiglia composta: la madre, il padre, e un giovinetto di dodici quattordici anni. In questo paesetto, di quando in quando ci capitava un di questi magnani ambulanti, che si chiamava Liorani. Tutte le volte, che andava in questo paesetto, questo giovinetto andava lì a menare i mantrici. Questo magnano non avendo figli, cominciò ad allettare questo giovinetto, dandogli qualche soldo, qualche chicca,qualche cosa, e dicendogli sempre:Vieni con meco, vieni via con meco a casa mia, che ci ho un giardino, che ci ho uva, pesche, fichi. Vedrai mia moglie come ti vorrà bene, perchè io non ho nissuno figlio.Questo giovinetto, vinto dalla gola, decise di andare secolui. Può considerare il dispiacere di questo genitore, vedendosi sparire il figlio, ma mai dubitando, che fosse scappato con questo magnano. Fecero ricerche per mezzo della polizia, tutto fu vano, 'un gli riescì di rintracciarlo. Dopo un annetto, che era con quest'omo, essendo questo un giovinetto intelligente, imparò il mestiere del magnano, in modo tale da potersi disimpegnare al paragone del maestro. Veduto il maestro, che questo ragazzo era capace a disimpegnarsi per qualunque lavoro, gli disse:Sai, tu sei capace da quanto me; dunque devi andare a girare il mondo. Ora farai un viaggetto per la Maremma: vedrò come saprai far gl'interessi, e ti farò fare un viaggio più, lungo.Come difatti, una bella mattina, il maestro gli diede arnesi, rame:Vai, fai un giro qui ne' contorni della Maremma. Starai fori un mese, che io ti aspetto qui in Grosseto; e ti sperimenterò, come sei capace a fare gl'interessi.Come difatti, la mattina, di bon'ora, se ne partì da Grosseto; di paese in paese, era vicino a sera, che il Magnanino non aveva trovato da far niente, malgrado che avesse una bella voce da farsi sentire anche da lontano, gridando:Magnanino! rassetta paioli e padelle!..Giunto presso un casolare, si presenta una bella massaia sulla porta di casa, dicendo:Oh Magnanino, ci ho una buca nella mia caldaia; sarai capace a tapparmela?==Mi posso provare. Quando 'un ci riesco, 'un mi dovete dar niente.Difatti, il Magnanino, benchè giovinetto, messe su subito svelto come una gazzella il su' negozio. Difatti, la bella bionda massaia gli presenta la caldaia; e il Magnanino gli risaldò la buca.Ecco, Massara, la vostra caldaia bella eaccomodata.==Ma terrà?==Po! ci vuoi poco, si ci mette dell'acqua dentro, e si vede se geme.==Sì! Acqua 'un c'è n'ho in casa. 'Un vo' far altro, che andare alla fonte, per provare, se l'hai saldata bene la mia caldaia!S'alza la sottana, si mette la caldaia fra le gambe, e ci fece una bella pisciata.....Questa delle buche l'hai tappata bene, vedremo, se ti riesce tapparne un'altra; quest'altra, che è qui.Il Magnanino gli rispose:Adesso; aspetta, che tiri fuori il martelluccio; e poi vedrai, se sarò capace di tapparti anche questa buca.E cavò fuori il su' martello. La massaia, vedendo un arnese di una grossezza non tanto ordinaria, dice:Martelluccio tu lo chiami, perdio! e quando tu aspetti a chiamarlo martellone?E intanto, già si era fatto notte, dopo aver lavorato tra il Magnanino e la massaia più di una volta. Il Magnanino dice:Ora, dove debbo andare a quest'ora?==Dove vuoi andare? starai qui a alloggio. A momenti aspetto i mi' omini, che sono al lavoro. Ceneremo tutti insieme, e poi ce ne anderemo a letto.Non tardarono tanto a entrare in casa sette o otto uomini di forme robuste e con certe ghigne da far venir la pelle d'oca anche all'omo più ardito. Figuratevi il Magnanino, che sapeva come stava con la Massaia, e che il marito della massaia era uno degli uomini più robusti e di ghigna più severa. Io dico, che a il povero magnanino 'un ci entrava proprio un chicco di panico nel culo! Dopo che aveva quasi terminato di cenare, ordinò il marito alla moglie:Domani, alzati di buon'ora, metti su la caldaia grande, chiamaci quando la caldaia è a bollore, che domattina voglio ammazzare il Magnanino.Questo omo aveva un porco che si chiamava il Magnanino. Il Magnanino, sentendo queste parole, e ritornandogli alla mente quello, che aveva fatto con la moglie di il capoccia, lascio considerare a quelli, che mi stanno a ascoltare, in che trista condizione si trovava, non avendo capito il Magnanino, che il padronedi casa aveva un maiale, che portava lo stesso nome[a]. Giunta l'ora di andare a letto, la massaia dice:Via, Magnanino, è l'ora di andare a dormire, ti ho preparato il letto in quella camera in fondo.Dice i' Magnanino:Noi altri Magnanini non siamo assuefatti ad andare a letto, si dorme sempre accanto al foco. Giusto stasera voglio fare delle bullette, se domattina mi capitasse del lavoro; e, quando sarà cert'ora, mi butterò accanto al foco.==Quand'è così, fa come meglio ti aggrada.Allora il Magnanino, assicurato, che tutti dormivano, aprì l'uscio piano piano, e andiede vagando per la campagna. Non pratico, ed essendo la notte scura, quando fu a certo punto, sentì delle voci in lontananza, che imprecavano, bestemmiavano e dicevano:Permio! stanotte 'un si è potuto rubar niente! Il primo, che trovo, lo voglio fare in pezzi!Il Magnanino allora potè capire, che erano ladri. E' dice:L'ho fatta bona! son sortito dalla brace, e sono entrato nel carbone! Guà! vediamo, se ci si può nascondere in qualche modo!Ed infatti, girando di qua e di là, di sopra e di sotto, benchè la notte fosse molto scura e in lontananza minacciasse un temporale, potè scorgere alla meglio una casetta. Questa casetta era circondata da un orto e da un muro a secco e chiusa per mezzo di un piccolo cancello di legno. Al Magnanino gli riescì di aprire il cancello, e introdursi nell'orto. Dice:Vediamo, se qui si ci può salvare.Girando per l'orto, per trovare un nascondiglio, gli si presenta davanti diversi buzzi di api. Ne tastò diversi; erano tutti pieni. Finalmente ne capita uno dei più grandi vuoto. Decise di entrare dentro il buzzo delle api, lui con tutti gliarnesi, i paioli e le padelle, essendo il Magnanino piccolo di statura e piuttosto asciutto. I ladri, che aveva sentito, che avrebbero ucciso il primo, che avessero trovato, passando presso all'orto, ove era nascosto il magnanino, videro questi buzzi di api. E disse uno di questi:Giacchè questa notte, non abbiam potuto rubar niente, guardiamo, se si può portare via qualche buzzo di api, qualcosa si prenderà.Come difatti, entrano nell'orto, tastano diversi buzzi, e fra i quali quello, dove c'era dentro il Magnanino. Sentendol molto peso dicevono:Qui c'è molta roba, c'è molto miele e molta cera...Obbligato! c'era il Magnanino con tutti gli arnesi, era peso sì! Difatti, lo legano con una fune, e uno se lo mette dietro le spalle, e vanno via. Ora lascio considerare la situazione di quel povero Magnanino, trovandosi in quelle mani.Ora, quando vanno per vedere, credendo di trovare la cera e il miele, vedono a me, mi fanno a pezzi.E studiava il modo per potersi liberare. L'uragano era cominciato e sempre rinforzava; lampi, tuoni, saette; il finimondo!Senti, or ora, qualche cosa studierò.Comincia a fare il verso delle api, e ogni quando quando, con la lesina gli dava una punzecchiata. Il ladro credeva, che fossero le vespe che lo pinzassero, e 'un gli faceva caso. Arriva, e vedendo, che 'un risolveva nulla, viene un fulmine forte, in quel mentre il Magnanino gli dà una punzecchiata forte con la lesina. Il ladro si sente male, lasciò andare il buzzo, e, sendo per una via scoscesa, cominciò a ruzzolare i paioli, le padelle, tutti gli arnesi del Magnanino. I ladri s'impaurirono, credendo che fosse il diavolo, e scapparono[b]. Il povero Magnanino si liberò dai ladri; ma si trovò sperso in questo bosco, in una nottata d'inverno,e si riparò sotto una querce. Finalmente, dopo tanto sospirare, (si vede, aveva de'fiammiferi!), accese un po' di foco. Finalmente si fece giorno. Ma il Magnanino perduta la via, 'un si sapeva come rintracciarla. La fame cominciava a farsi sentire, e lì non c'era che macchia; nè case, nè niente. Gira di qua, gira di là, finalmente incontrò tre assassini. Fanno:Cosa fai, ragazzo, in questo posto? chi ti ha portato in questo diserto?Gli raccontò, che s'era smarrito, senza dire del fatto, che gli era successo, del buzzo e de' ladri. Uno di questi, che all'aspetto sembrava il capo, gli disse:Vieni con me, giusto abbiamo di che farti lavorare, tu lavorerai.Ma un altro più tristo, cominciò a molestarlo, dicendogli:Tu devi essere una spia.Ma il capo sempre lo difendeva:Che vuoi un ragazzetto così, che sia una spia?Finalmente gli riescì di abbonire il compagno; e lo conduce con sè in una grotta. Vanno giù in un burrone. Quando sono a certo punto, uno di questi fa un fischio prolungato lì. Danno una parola di ordine. Sente schiavacciare un chiavistello, vede alzare per mezzo di una specie di croce una gran pioggia di roghi, e sotto questi roghi c'erala porta. Entrarono dentro. C'erano tanti altri masnadieri, alcuni feriti, e delle donne, che davano latte a' bambini, mogli, di certo, di loro. Quando entrarono dentro c'era il coco, quello che faceva da coco, che girava dell'agnello. Quando vidde questo ragazzo:Vieni qui; gira, se tu vuoi mangiare.Infatti il Magnanino si messe a girare l'arrosto. Quando fu cotto, andiedero a mangiare. Di dentro, questa grotta v'era una riuscita, che si andava in un prato, mezzo di una specie di scala formata dalla natura, e forse abbozzata anche da loro; e lì andavano a mangiare. Quando ebbero mangiato, lo stesso brigante cominciò a molestare il povero Magnanino, dicendo:Dev'essere una spia. Ora ha imparato il nostro nascondiglio, lo si deve ammazzare.Il Magnanino si raccomandava sempre a il capo. I più de' briganti erano contro; ma poi fu deciso:Questa botte è vota; mettiamolo in questa botte: se campa campa, e se more more.Prima, che avessero deciso di ammazzarlo, si era fatto notte. Levano l'usciuolo della botte, cacciano a forza il povero Magnanino, e lo chiudono perbene. Il Magnanino dovette stare tutta quella notte lì, e tutto quell'altro giorno nella botte. Viene il giorno, e sentiva campani dei pastori a una certa distanza; e lui, il Magnanino:O pastori, venitemi a levare dalla botte, per l'amore di Dio!Quelli sentivano quella voce, (chi sa che voce lugubre, che faceva di dentro la botte) e scappavano via della paura! Passa anche tutta quella giornata, e il poerino sempre chiuso nella botte. Fortuna, che si era cacciato un po' di pane e un po' di ciccia, che gli era avanzata, in tasca. Viene la notte daccapo. Quando è notte avanzata, sente sgrigliolare gli ossi dell'agnello sotto i denti di un animale, che gli parve un cane. Ogni tantino, questo animale andava lì ad annusare a il buco della botte, che aveva sentito l'odore della carne umana. E poi si voltava e si metteva a pisciare a il buco della botte. Disgraziatamente, nel voltarsia pisciare, gli vien messa la coda nel buco della botte. Il Magnanino agguanta la coda forte con tutte e due le mani, appuntellando i piedi all'usciuolo della botte. Essendo un lupo di una grossezza straordinaria, fece tanta mai forza, che spuntellò la botte dal querciolo, dove era appuntellata, che era un posto scosceso. Spuntellata la botte, cominciò a ruzzolare la botte, il lupo, che il Magnanino teneva per la coda; avranno durato un'ora a ruzzolare. Il lupo rimase morto dalle percosse. Il Magnanino, dentro alla botte, quando fu a certo punto si sente nell'aria: pare, che questa rupe andasse a confinare in un fiume. Si sentì sospeso, e poicià!cascar nell'acqua. Figuratevi il Magnanino! Comincia dal buco di fondo, e dal buco di sopra, ad entrare l'acqua... Il Magnanino si strappa la camicia e tappa il buco di fondo; quello di sopra, no.Se turo quello di sopra, muoio asfissiato!E lui la teneva sempre in equilibrio. Si fa giorno; si sentiva: Ecco una botte! ecco una botte! Venivano le barchette.Oh aiuto!Sentivano questa voce lugubre, e loro avevano paura, (allora c'era più superstizione di ora) dicevano che c'era il diavolo dentro la botte; insomma, i barchettaiuoli ritornavano addietro. In somma, da tutti i paesi, che passava, gli succedeva il medesimo. Questo fiume imboccava in un altro fiume più grande, che si chiamava l'Elsa, che poi conduceva a mare. Giunto alla bocca, che entra nel mare, che ci stà cannonieri e finanzieri, veduto questa botte, e sentendo urlar dentro, loro non ebbero pregiudizi, nè scrupoli, nè paura; tirano a terra questa botte, e ci trovano questo ragazzo. Lo portorono in quartiere, lo ristororono meglio, che potero, e gli raccontò tutta la storia. I soi genitori ne facevono ricerca per via de' tribunali ma 'un l'avevono potuto rintracciare. Cosa fanno i soldati? Lo menano a Grosseto a il tribunale, raccontando la solita storia al giudice. E lì ritornò insieme a' suoi genitori, e lì passò una vita felice e beata.

Se ne vissero e se ne godetteroE a me nulla mi dettero.

Se ne vissero e se ne godetteroE a me nulla mi dettero.

Se ne vissero e se ne godetteroE a me nulla mi dettero.

Se ne vissero e se ne godettero

E a me nulla mi dettero.

[a]Paolo Luigi Courier narra un'avventura simile affatto, nella quale egli sarebbe stato protagonista, in Calabria. Com'ognun vede, deve essere stata una bugia bella e buona o vogliamo dire una spiritosa invenzione. Ha attinto la storiella alle tradizioni popolari e se l'è applicata senz'altro.

[a]Paolo Luigi Courier narra un'avventura simile affatto, nella quale egli sarebbe stato protagonista, in Calabria. Com'ognun vede, deve essere stata una bugia bella e buona o vogliamo dire una spiritosa invenzione. Ha attinto la storiella alle tradizioni popolari e se l'è applicata senz'altro.

[b]Nel giornale l'Évènementdel Giovedì, 31 Settembre MDCCCLXXVI, si legge la seguente corbelleria. «Un chasseur qui, selon la tradition de sa race, se ferait fouetter plutôt que d'altérer en rien la vérité, nous rapporte la curieuse aventure suivante qui a, d'ailleurs, tous les dehors de la vraisemblance. Il chassait hier dans Seine-et-Marne quand, au détour d'un bouquet de chênes, il aperçoit un beau lapin. Il épaule son arme. Mais le lapin l'a aperçu de son côté, et, en deux bonds, il se réfugie derrière une énorme citrouille qui se trouvait à proximité.—Ah! mon pauvre garçon, murmura alors le chasseur,tu te crois sauvé parce que tu te caches derrière une citrouille. Tu vas voir ça... Ça ne sera pas long.Et il tourne la position d'un pas lent et circonspect... Il tourne, il tourne encore... Plus de lapin! Tout à coup il voit la citrouille qui remue légèrement d'abord, puis qui se met à prendre la fuite en roulant sur elle-même avec une vitesse vertigineuse. Guidé par un instinct merveilleux, le lapin s'était introduit dans la citrouille et il la faisait rouler rapidement à l'aide de ses petites pattes. Ce serait à n'y pas croire, si nous ne connaissions à fond la véracité du conteur,—qui d'ailleurs en conte bien d'autres!»

[b]Nel giornale l'Évènementdel Giovedì, 31 Settembre MDCCCLXXVI, si legge la seguente corbelleria. «Un chasseur qui, selon la tradition de sa race, se ferait fouetter plutôt que d'altérer en rien la vérité, nous rapporte la curieuse aventure suivante qui a, d'ailleurs, tous les dehors de la vraisemblance. Il chassait hier dans Seine-et-Marne quand, au détour d'un bouquet de chênes, il aperçoit un beau lapin. Il épaule son arme. Mais le lapin l'a aperçu de son côté, et, en deux bonds, il se réfugie derrière une énorme citrouille qui se trouvait à proximité.—Ah! mon pauvre garçon, murmura alors le chasseur,tu te crois sauvé parce que tu te caches derrière une citrouille. Tu vas voir ça... Ça ne sera pas long.Et il tourne la position d'un pas lent et circonspect... Il tourne, il tourne encore... Plus de lapin! Tout à coup il voit la citrouille qui remue légèrement d'abord, puis qui se met à prendre la fuite en roulant sur elle-même avec une vitesse vertigineuse. Guidé par un instinct merveilleux, le lapin s'était introduit dans la citrouille et il la faisait rouler rapidement à l'aide de ses petites pattes. Ce serait à n'y pas croire, si nous ne connaissions à fond la véracité du conteur,—qui d'ailleurs en conte bien d'autres!»

Nell'opera intitolata:La Biblioteca | del | Museo Nazionale | nella Certosa di S. Martino in Napoli | ed i suoi manoscritti | esposti e catalogati | da | Carlo Padiglione || Napoli | Stabilimento Tipografico di F. Giannini | Via Museo Nazionale, 34 | 1876; trovo a pagina 582 la indicazione di un mss. intitolato:La 'ntera collezione de li termeni de li vennituri napulitani co' la loro spiegazione.—«È di carte diciotto in quarto. E la nomenclatura di voci e frasi napoletane, pertinenti ai venditori. Esse sono cinquecento, a canto a ciascuna delle quali vi è la spiega nella lingua Italiana».—

Giulio Acciani, nato in Bagnoli in Principato Ultra, il XIX Ottobre MDCLI (Vedi pag. 117 del presente volume. La data è scritta sotto il ritratto di cui più giù, in Bagnoli) e morto probabilmente in Napoli nel MDCLXXXI. Nipote a Leonardo di Capua, fu dal padre mandato in Napoli a studiare Dritto. Al quale studio egli era negato, essendo sommamente trasportato allo studio delle lettere e della Poesia. Si laureò non pertanto in Medicina. Morì giovanissimo e poche notizie si sanno della sua vita. Trovasi scritto ne'Rapporti del Parnasodi Nicola Amenta, a suo riguardo, nelRapporto primo:—«Ma desiderando già Sua Maestà, coi mentovati cibi ristorarsi, ed essendo altresì gran pezza della mattina passata, ordinò che si sonasse a raccolta. Ed essendo in poco tempo tutti accorsi, sulverde prato lunghesso un limpido rigagnolo fece molte tavole apparecchiare, ed assisosi in capo ad una di esse, che grandissima e alla regale era messa, si fece intorno sedere le serenissime Muse, dipresso a sessanta dei più scelti scienziati di sua corte. E, dato l'acqua alle mani, videro comparire Giulio Acciani, Carlo Buragna, e Pirro Schettini con tre grandi piattelli d'insalata di erbucce in mano; i quali (dopo una bella riverenza) le tre insalate a Sua Maestà presentarono. Ma appena ebbe Apollo dell'insalata dell'Acciani assaggiato un boccone senza trangugiarlo, sputollo tutto; e rivolto all'Acciani dissegli: che la sua insalata non poteasi neppure saggiare, così pungenti erano le erbe, che la componevano, e che queste atte giudicava anzi a ferire gli uomini, che ad alimentarli. Indi, fatto levar da mensa tal piatto, mandollo a Francesco Berni e Cesare Caporali, che poco lungi l'un dall'altro, s'eran già ad altre tavole assettati. Ma costoro lo stesso fecero, che sua Maestà fatto avea; e poi ne fecero dono a Messer Pietro Aretino; il quale, ancorchè solo tutta se l'ingollò».—E nello stesso Rapporto continua:—«esprimendole la gramezza pasciuta l'avessero di cose quanto piacevoli altrettanto facili a digerirsi. Cioè di quattro Capitoli del Berni, del Caporali e del Mauro, non riprovando quei che novellamente fatto aveva il mottegevole e faceto Antonio Muscettola ed alcuni dei menofrizzanti e più graziosi di Giulio Acciani.»—Nel Crescimbeni,Storia della volgare PoesiaVol. V. trovasi detto:—«Giulio Acciani Napoletano. Poeta di buon carattere, che fiorì nei principio del ritorno del buon gusto, e compose in serio ed in piacevole, ed a questa maniera fu talmente inclinato, che nemmeno potè astenersene nel punto della morte; nel quale stato compose un capitolo indirizzato agli amici in guisa di testamento, il quale è stato da noi veduto manoscritto».—

Nell'operagli scrittori d'Italiadel Mazzuchelli è scritto:—«Acciani (Giulio) di Bagnuolo, villa del Regno di Napoli in Principato Ultra, fiorì dopo la metà del secolo XVII e fu dei buoni poeti volgari, che principiarono ad abbandonare il corrotto gusto del secolo scorso. Le sue poesie vengono chiamate dal Crescimbeni di buon carattere e di ottimo gusto, ecc. Per altro egli era molto inclinato allo stile satirico; e perciò le sue satire, le quali per altro non sono state mai pubblicate, come troppo pungenti, veggonsi dall'Amenta con un Rapporto molto leggiadro tacciate, ecc.»—Qualche particolarità della sua vita può rintracciarsi nelle sue stesse Poesie.—A Bagnoli, sua Patria, conservasi il ritratto dipinto in uno stesso Quadro, insieme con Leonardo di Capua. Due manoscritti delle sue poesie trovasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli. L'ultimo maschio della famiglia Acciani è da pochi anni morto in Bagnoli, ed era il celebre Ciccio Acciani, Capourbano amico a Ferdinando II perchè famoso nella reazione del MDCCCLIX.

(Nota somministrata da Michele Lenzi).

Nota del TrascrittoreL'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, così come gli accenti tonici, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Altre correzioni:pag. IV e pagg. 155-159 Uniformato in Rosella il nome della figlia del Gran Turco, scritto in diverse grafie, secondo il citato Pentameronepag. 26 diligentissime [diligentississime]pagg. 96 e 200 De Gubernatis [varie grafie]pag. 121 e segg. del capitolo rinumerate le note e inseriti i riferimenti mancantipag. 194 le correzioni riportate nella nota 21 sono state apportate in sede di trascrizione alle pagg. 116 e 117pagg. 263 e 264. canzoneta [cansoneta, cansonèta]


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