XXI.IL LUNGO VIAGGIO.

XXI.IL LUNGO VIAGGIO.

Era nell’aria; Zanna Bianca intuì, prima che accadesse, che una disgrazia era imminente; i suoi dei si tradirono inconsciamente; e il lupo-cane, dalla soglia della capanna, leggeva nei loro cervelli.

— State a sentire! Volete? — dichiarò Matt, una sera, mentre cenava con Scott.

Scott ascoltò; attraverso la porta giungeva sino a loro un sommesso lamento, doloroso come un singhiozzo. Seguì un lungo respiro e il lamento tacque. Zanna Bianca era rassicurato; il suo dio non era ancora partito.

— Credo che il lupo indovini i vostri disegni — fece Matt.

— Che volete che ne faccia d’un lupo in California? — rispose Scott, guardando il compagnocon aria d’imbarazzo che rivelava dietro quelle parole un pensiero totalmente diverso.

— È quel che dico io — fece Matt. — Che ve ne fareste d’un lupo in California?

— I cani degli uomini bianchi non avrebbero lunga vita, — aggiunse Scott. — Egli li ammazzerebbe tutti, e sarebbe una rovina per me, dover pagare i danni e interessi; senza dire che la polizia potrebbe intervenire e ammazzar lui elettricamente.

— È un terribile assassino, lo so — confermò Matt.

Fuori s’udì nuovamente il singhiozzo, poi seguì quel ronfare interrogativo di prima.

— È innegabile che egli ha pensieri che noi ignoriamo — rispose Matt. — Ma come fa a sapere che partite? Questo mi sorprende.

— Anch’io non mi raccapezzo, al riguardo — disse Scott tristemente.

Quando il giorno fatale fu vicino, Zanna Bianca, dalla porta aperta, vide il dio d’amore posare la valigia sul pavimento e mettervi dentro diversi oggetti, e poi andare su e giù, cosicchè la pace solita della capanna, ne fu turbata. Ormai Zanna Bianca non aveva alcun dubbio: il suo dio si preparava a fuggire un’altra volta e ad abbandonarlo come la prima.

Allora, la notte che seguì, egli fece udire il lungo urlo dei lupi, come aveva fatto nella sua infanzia, quando, dopo essere fuggito nel Wild,era ritornato all’accampamento indiano, e non aveva trovato se non avanzi e tracce di esso, nel punto dove sorgeva, il giorno prima, la tenda di Castoro Grigio. Ora, come allora, egli puntava il muso verso le fredde stelle, e confessava la sua sciagura.

I due uomini, nella capanna, s’erano appena coricati.

— Ricomincia a rifiutare il cibo — fece Matt, dietro il suo tramezzo.

Scott s’agitò nel suo letto e brontolò. Matt proseguì:

— A giudicare dal modo come s’è comportato l’altra volta, non sarei sorpreso, ora, dovesse morire davvero.

— Basta! — gridò Scott nel buio. — Voi ciarlate peggio d’una comare.

Il giorno dopo Zanna Bianca si ostinò a seguire le calcagna del padrone, e continuò a tener d’occhio i bagagli distesi sul pavimento.

Due grossi sacchi di tela e una cassa erano stati aggiunti alla valigia; in una tela cerata, Matt arrotolava le coperte di Scott e i vestiti di pelliccia. Poi giunsero due indiani, i quali si posero i bagagli sulle spalle e li portarono via, accompagnati da Matt che portava, da parte sua, la valigia e le coperte.

Quando Matt fu tornato, il padrone andò alla porta della capanna e, chiamato Zanna Bianca, lo fece entrare.

— Voi, povero diavolo — fece, sfregando dolcemente le orecchie dell’animale — sappiate che parto per un lungo viaggio dove non potrete seguirmi. Su, ancora un brontolìo da amico, un brontolìo d’addio; sarà l’ultimo.

Ma Zanna Bianca non volle brontolare; dopo uno sguardo pensoso verso gli occhi del dio, nascose la testa fra le braccia e le costole di Scott.

— Eh, fischia! — gridò Matt.

Dal Yukon risonò il mugghio d’unosteamboat.

— Sbrigatevi, con i saluti, signor Scott! Uscite dalla porta davanti e chiudetela alla svelta; io farò altrettanto con la porta posteriore.

Le due porte sbatterono contemporaneamente, con un rumore secco, scandito subito da un gemito lugubre e da un singhiozzo, seguito da lunghi ronfi.

— Matt, curatelo bene — disse Scott, mentre scendevano lungo la collina. — Voi mi scriverete, e mi farete sapere come si comporta.

— Non mancherò, ma sentite...

I due uomini si fermarono; Zanna Bianca urlava, come fanno i cani quando i padroni sono morti, urlava la sua disperazione; e quel clamore saliva con note acute e precipitose, poi ricadeva con un tremolìo pietoso, come se si spegnesse, per rialzarsi nuovamente e ingrandire a tratti.

L’Aurora era il primo battello che, in quell’anno, lasciava il Klondike, cosicchè il ponte era pieno zeppo di cercatori d’oro, gli uni che ritornavanodopo aver fatto buona fortuna, gli altri ridotti in pietosa miseria, ma tutti desiderosi di andar via, così com’erano stati bramosi di venire.

Presso la scaletta di bordo, Scott strinse la mano a Matt che stava per ridiscendere a terra. Senonchè, Matt, senza rispondere alla stretta, teneva gli occhi fissi su qualche cosa ch’egli vedeva a due passi da lui, dietro le spalle di Scott: era Zanna Bianca che, seduto sul ponte, aspettava.

I due uomini scambiarono alcune parole, ciascuno affermando di aver chiuso bene la porta, mentre Zanna Bianca osservava, appiattendo le orecchie ma rimanendo sempre immobile.

— Lo condurrò a terra con me — disse Matt.

E s’avanzò verso Zanna Bianca, che se la svignò subito. Matt gli correva dietro, inseguendolo, ma Zanna Bianca scomparve dietro un gruppo, girò torno torno sul ponte, riapparve, scomparve, giravoltò; senza lasciarsi afferrare. Solo quando si sentì chiamare da Scott, s’accostò, ubbidendo prontamente.

Scott incominciò ad accarezzare Zanna Bianca, e osservò sul muso e negli occhi dell’animale dei tagli recenti. Matt passò la mano sotto il ventre dell’animale.

— Abbiamo dimenticato di chiudere le finestre; ha il ventre tutto sfregiato. Perbacco! È passato attraverso i vetri!

Ma Weedon Scott non l’ascoltava; rifletteva rapidamente.

La rumorosa sirena dell’Aurora, annunziava già la partenza.

Alcuni uomini erano già pronti a discendere la scaletta di bordo.

Matt, scioltasi la cravatta, s’avanzò per infilarla a modo suo nel collo di Zanna Bianca.

— No, no — fece Scott. — Addio, vecchio mio! Potete andarvene. Circa il lupo, è inutile darmi notizie. L’ho con me, vedete.

— Che cosa? — esclamò Matt: — che significa?

— Dico ciò che ho detto. Eccovi la cravatta. Vi darò notizie di lui.

Matt discese, ma a metà della scala si fermò. — Non potrà resistere al clima! Spero che lo toserete almeno, quando verrà il caldo.

La scala fu tolta, l’Auroraondeggiò e si scostò dalla riva. Weedon Scott agitò la mano, in segno d’addio; poi, ritornato verso Zanna Bianca:

— E ora, mugolate, brutto pazzo, mugolate...


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