XXV.IL SONNO DEL LUPO.

XXV.IL SONNO DEL LUPO.

Fu al tempo in cui i giornali erano pieni di notizie circa l’audace evasione dalla prigione di San Quintin del celebre bandito Yim Hall.

Costui era nato malvagio, e la società non lo aveva fatto diventar migliore. La società è dura, e Yim Hall era un esempio evidente di tanta durezza, perchè essa ne aveva fatto una bestia, una bestia umana, certo, ma più feroce dei peggiori carnivori.

Non c’era stata pena che avesse potuto piegarlo; e il castigo era il solo trattamento ch’egli conoscesse, dal tempo in cui, piccino, era stato raccolto nell’asilo di San Francisco, quand’era come tenera argilla adattabile alla forma che le si vuol dare.

Egli aveva fatto del male, e per tre volte loavevano imprigionato, ma quanto più ferocemente la società lo colpiva, con tanto maggior accanimento egli lottava contro di lei, non avendo, di solito, che camicia di forza, digiuno, e colpi di bastone.

Durante il terzo periodo di prigionia, fu affidato a un guardiano ch’era una bestia brutale, selvaggia quasi quanto lui. Il carceriere aveva un mazzo di chiavi e una rivoltella; Yim Hall non altro che le nude mani e i denti; e questa era l’unica diversità fra i due.

Il carceriere si giovava del fatto ch’era meglio armato, per perseguitare l’uomo, a suo piacere, maltrattarlo e riferire sulla condotta di lui, notizie false ai suoi capi. Yim Hall balzò un giorno, sul suo aguzzino, e, presolo per la gola, coi denti, tentò di sgozzarlo, come avrebbe fatto un animale della Jungla.

Per questo fatto, Yim Hall fu rinchiuso nella cella degl’incorreggibili, dove viveva senza uscirne mai. Il soffitto, i muri, il pavimento erano di ferro, e mai il recluso vedeva il cielo; il giorno era per lui come un nero crepuscolo, e la notte, un nero silenzio.

Egli era seppellito vivo in una tomba di ferro, e non vedeva faccia umana, non udiva una parola. Quando gli gettavano il cibo, egli grugniva come una bestia in gabbia; durante giorni e notti, capitava che egli ruggisse di rabbia contro l’universo; poi, per una settimana e mesi, nonfaceva udire alcun suono, ma si divorava l’anima in silenzio.

Era diventato una specie di mostro terribile, quale può immaginare il cervello di un pazzo.

Visse così per tre anni; finalmente, una notte, riuscì a fuggire. Il capo carceriere, quando seppe la notizia, scrollò il capo e disse che era impossibile. Senonchè la cella era vuota, e il corpo di un carceriere strangolato giaceva lungo la soglia: altri due carcerieri, ch’egli aveva ugualmente strangolati senza rumore, con le sue mani, segnavano le tracce del suo passaggio lungo i corridoi della prigione, e l’evasione di sopra il muro di cinta.

Munito delle armi tolte ai tre carcerieri, come un arsenale vivente, egli fuggiva per monti e valli, inseguito da tutta la forza organizzata dalla società. Sulla sua testa pendeva una taglia, cosicchè, sperando di guadagnarsi la ricompensa, dei fittavoli ne seguivano le peste, armati di fucili da caccia. La sua morte poteva servire a cancellare una fastidiosa ipoteca, o a mandare un figlio in collegio.

Persino dei cittadini avevano imbracciato il fucile, per amore del bene pubblico, e una muta di cani feroci seguivano le orme segnate dai suoi piedi sanguinanti, e altri cani, cani poliziotti che corrono in nome della legge, e sono pagati dalla società, non lo abbandonavano più, ormai, accaniti nel seguirne le piste, con l’aiuto del telefono, del telegrafo, e di treni speciali.

Accadeva talvolta, che Yim Hall fosse raggiunto dagl’inseguitori, ed eroicamente, le due parti si affrontavano dietro un filo di ferro spinato. Il giorno dopo, nelle città, la gente si divertiva a leggere nei giornali, dopo colazione, i particolari dello scontro, e il risultato: un morto e numerosi feriti. Poi sorgevano altri uomini a riprendere l’inseguimento.

A un tratto, Yim Hall scomparve: invano i cani ne cercarono le tracce smarrite; sin nelle valli più lontane, degli innocui pastori si vedevano presi pel collo da uomini armati e costretti a provare la loro identità, e nello stesso tempo, in una dozzina di pendici di montagne, si dicevano scoperti i resti del bandito, da gente avida di guadagnare il prezzo del sangue.

Intanto, i giornali erano letti a Sierra Vista, con timore e interesse. Le donne non erano rassicurate, e il giudice Scott fingeva di ridere del loro terrore, emettendo deibah!ripetuti.

Era stato lui, negli ultimi giorni delle sue funzioni, a condannare Yim Hall. Quella volta almeno, questi era innocente. La polizia aveva, con un procedimento al quale non è avvezza, deciso di chiudere i conti con lui, ordendone la rovina, producendo false testimonianze.

Il giudice Scott, ignaro della verità delle cose, aveva pronunziato in buona fede la condanna, ma Yim Hall l’aveva creduto complice, e quando s’era sentito condannare a cinquant’anni d’ergastolo,di sepoltura da vivo, scattato a un tratto nell’aula dell’udienza, s’era messo a inveire contro colui che l’aveva colpito, e, mentre i poliziotti lo trascinavano fuori, aveva ruggito la sua promessa di vendetta.

Zanna Bianca, naturalmente, non poteva sapere nulla di tutto ciò, ma dal giorno in cui si seppe a Sierra Vista che Yim Hall era evaso, ci fu tra il lupo-cane e Alice, la moglie del padrone, come un’intesa segreta. Ogni notte, quando tutti dormivano, Alice usciva dalla camera e faceva entrare Zanna nell’atrio delrez-de-chaussée.

Al mattino, essa scendeva la prima, e lo rimetteva fuori, giacchè era uso che egli non dormisse in casa.

Ora, una notte, Zanna Bianca si svegliò, nel silenzio, e, senza rumore, annusò: capiva, dall’aria, che un dio straniero era presente.

Egli allora tese le orecchie, e percepì rumori soffocati e movimenti lievi; non ringhiò come al solito. Il dio straniero apparve, insinuandosi come un’ombra. Più silenzioso di lui, Zanna Bianca lo seguì, avendo appreso nel Wild, quando andava a caccia di carne viva, a non rivelarsi.

Il dio straniero si fermò appié della grande scalinata e stette in ascolto, mentre Zanna Bianca, immobile come un morto, spiava e attendeva.

Proprio in cima alla scalinata era la cameradel padrone, e, accanto ad essa, erano le camere degli altri dei della casa, i quali costituivano il bene più caro del padrone.

Zanna Bianca cominciò a raddrizzarsi, ma aspettò ancora; il piede del dio straniero si sollevò: egli incominciava a salire.

E allora Zanna Bianca colpì; senza avvertimento alcuno, secondo il suo costume, egli lanciò il corpo avanti, come la pietra di una fionda, e si abbattè sulle spalle del dio straniero, alle quali si uncinò colle zampe, mentre gli conficcava le zanne nella nuca. Il dio cadde riverso, sul cane, e tutt’e due piombarono sul pavimento.

La casa s’era destata in allarme; ciascuno, chinandosi sulla scalinata, udì un fracasso quale avrebbe potuto fare una lotta di demonii; s’udirono colpi di rivoltella, insieme con ringhi e una voce d’uomo che lanciò un grido d’orrore e d’angoscia; poi seguì un frastuono di vetri infranti e di mobili rovesciati, e, a un tratto tutto tacque. Solo, come dei crepitii di bolle d’aria alla superficie dell’acqua, salirono dal baratro oscuro; poi silenzio...

Weedon Scott girò la chiavetta della luce elettrica, e la scalinata e l’atrio si empirono di luce; accompagnato dal giudice Scott, egli scese, con precauzione, tenendo una rivoltella in mano. Ma ormai non c’era più pericolo; tra un naufragio di mobili rovesciati e spostati, steso su un fianco, con la faccia ricoperta da un braccio, giaceva unuomo. Weedon Scott si chinò su di lui, distese il braccio e voltò la faccia dell’ignoto verso la luce; dalla gola squarciata era fuggita la vita.

— Yim Hall! — esclamò il giudice Scott.

Padre e figlio si guardarono e s’intesero.

Si volsero quindi verso Zanna Bianca ch’era anch’egli disteso su un fianco, e aveva gli occhi chiusi. Una palpebra si sollevò appena: egli guardò coloro che erano chini su di lui e con la coda accennò a un saluto appena visibile, rivolto al padrone.

Weedon Scott lo accarezzò, e dalla gola del lupo uscì unronrondi riconoscenza, ma subito le palpebre si rinchiusero, e il corpo ricadde come un sacco, sul pavimento.

Immediatamente, per telefono, fu chiamato un chirurgo; l’alba sbianchiva le finestre, quando l’uomo dell’arte arrivò.

— Francamente, c’è una probabilità su mille ch’egli possa scampare, — concluse egli dopo un’ora e mezza d’esame. — Una zampa è rotta; tre costole sono spezzate, e una palla almeno deve aver perforato il polmone; senza tener conto di tutto il sangue che ha perduto, e delle probabili lesioni interne.

— Certo è stato proiettato in aria. Lasciamo stare le tre pallottole che l’hanno attraversato da parte a parte. Una probabilità su mille mi pare troppo ottimismo; se mai una su diecimila.

— E quest’unica probabilità non dev’essere trascurata, — replicòil giudice Scott. — Fate uso, se occorre, della radioscopia, tentate ogni prova e non badate a spese. Weedon, telegrafa a San Francisco, e manda il dottor Nichols. Non ve ne abbiate a male, chirurgo... Ma, capirete, dev’esser fatto tutto ciò che si può per lui.

Il chirurgo sorrise con indulgenza.

— Capisco, — disse — dovete curarlo come una creatura umana, come un bambino malato. Ritornerò alle dieci. Osservate intanto la sua temperatura.

Così Zanna Bianca fu curato in modo mirabile. Qualcuno aveva proposto di chiamare ad assisterlo un’infermiera di professione, ma le figlie di Scott respinsero con indignazione la proposta. Dimodochè Zanna Bianca ebbe favorevole quell’unica probabilità su diecimila, concessa a stento dal chirurgo; il quale però, avvezzo a curare creature incivilite, discendenti da altre civili, non aveva tenuto conto della vitalità straordinaria di Zanna Bianca, proveniente direttamente dal Wild. Perciò il suo errore di giudizio non fu biasimato.

Legato come un prigioniero, privo di ogni movimento, a causa del gesso e delle fasciature, il paziente languì per delle settimane. Dormiva ore intere, ed era agitato da sogni varii; i fantasmi del passato sorgevano davanti a lui e lo circondavano.

Egli si rivedeva quando viveva con Kisce nellatana, e quando strisciava, tremando ai piedi di Castoro Grigio, per fargli omaggio, o quando correva, in corsa sfrenata, davanti a Lip-Lip e alla muta urlante, frustata a sangue dallo staffile di Mit-Sak; riviveva la sua tetra vita presso Beauty-Smith, e le antiche battaglie.

Lo si udiva gemere e ringhiare, nel sonno, come se lottasse ancora. Ma l’incubo più opprimente lo sentiva quando sognava che, disteso sotto un cespuglio, spiava uno scoiattolo, attendendo che il piccolo quadrupede s’arrischiasse al suolo.

Allora, mentre egli si lanciava, lo scoiattolo si trasformava di botto in un carro elettrico che, minaccioso e terribile, enorme come una montagna, gli s’avanzava addosso per schiacciarlo, urlando, scricchiolando, sputando scintille.

Oppure, quando il falco, che volteggiava nel cielo e ch’egli sfidava, si precipitava dall’alto, anch’esso in forma di carro fatale. Ricaduto nelle mani di Beauty-Smith, ecco gli spettatori, attorno a lui, formar cerchio nella neve; in mezzo alla pista, in guardia, egli attendeva che la porta del tramezzo s’aprisse, per dar passaggio all’avversario, ed ecco, ancora una volta, apparire il carro di prima e piombargli addosso.

Quando l’ultima fasciatura fu tolta dal chirurgo, in presenza di tutti gli ospiti di Sierra Vista, Zanna Bianca tentò di alzarsi e andare verso Scott, che lo chiamava; ma vacillò e cadde, perla debolezza, tutto vergognoso di mancare a un servizio ch’egli doveva al padrone.

— Ecco il lupo benedetto! — esclamarono le donne.

Il giudice Scott le guardò con aria di trionfo:

— L’avevo detto io ch’è un lupo! L’atto compiuto da lui non è opera di un semplice cane. È proprio un lupo.

— Un lupo benedetto, — sostenne la moglie del giudice.

— Giusto; e da ora in poi, tale sarà il suo nome.

Il chirurgo dichiarò:

— Ora bisogna riavvezzarlo a camminare. La lezione può incominciare da oggi. Conducetelo fuori.

Zanna Bianca fu rimesso sulle zampe, i cui muscoli, a poco a poco, cominciarono a rispondere; e fecero a gara per sostenerlo. Tremante e vacillante, scortato come un re, egli giunse sino all’erba dove fu fatto riposare. Poi il corteo, proseguendo, condusse il cane sino alla scuderia.

Là, sulla soglia, era distesa Collie, attorniata da una mezza dozzina di cuccioli che si sollazzavano al sole. Zanna Bianca li contemplò con occhi stupiti, ma poichè Collie ringhiava, si tenne discosto.

Mentre una delle donne teneva Collie tra le braccia, il padrone, col piede, aiutò uno dei cuccioli ad avvicinarsi a Zanna Bianca.

Questi si drizzò sospettosamente; ma il padrone gli assicurò che tutto andava bene, sebbene Collie, con i suoi brontolii protestasse il contrario. Il cucciolo incominciò a sgambettare intorno a Zanna Bianca, il quale abbassò le orecchie e lo guardò con curiosità; poi i due nasi si toccarono, e Zanna Bianca, avendo sentito la calda piccola lingua del cagnolino sul suo muso, mise fuori la sua e, senza sapere il perchè, leccò il musetto del piccolo.

Gli dei, intanto, vedendo ciò, applaudivano e lanciavano gridi di piacere. Zanna Bianca ne rimase imbarazzato. Poi ripreso da debolezza, si coricò, e gli altri cuccioli, ad uno ad uno, con gran dispiacere di Collie, lo circondarono, e scherzarono.

Zanna Bianca, di primo acchito, per un resto della sua selvatichezza, fece un movimento, come per respingere gl’importuni, poi, tra gli applausi degli dei, si decise, con aria grave, a permettere loro di arrampicarsi e di giocargli sulla schiena e sui fianchi.

E mentre i cuccioli continuavano i loro buffi sollazzi e le lotte scherzose, pazientemente, con gli occhi socchiusi, egli si addormentò al sole.

FINE

INDICEPREFAZIONEpag.5ILa traccia della carne11IILa lupa23IIIL’urlo della fame37IVLa battaglia delle zanne51VLa tana65VIIl lupetto grigio77VIIIl muro del mondo85VIIILa legge della carne101IXI creatori del fuoco109XLa schiavitù127XIIl paria143XIIL’orma degli Dei151XIIIIl patto161XIVLa carestia175XVIl nemico della propria razza187XVIIl Dio folle201XVIIIl regno dell’odio215XVIIILa morte addosso223XIXL’indomabile239XXIl padrone d’amore247XXIIl lungo viaggio259XXIILa terra del Sud265XXIIIIl dominio di Dio273XXIVLa voce della razza283XXVIl sonno del lupo289

NOTE:1.Wild, parola espressiva per rappresentare le regioni selvaggie e non coltivate.2.Ilpoundsè un peso di grammi 453,568.

1.Wild, parola espressiva per rappresentare le regioni selvaggie e non coltivate.

1.Wild, parola espressiva per rappresentare le regioni selvaggie e non coltivate.

2.Ilpoundsè un peso di grammi 453,568.

2.Ilpoundsè un peso di grammi 453,568.

OPERE COMPLETE DI JACK LONDONa cura di GIAN DÀULI1. — IL RICHIAMO DELLA FORESTA (The Call of the Wild) —Romanzo.C’è nei libri di Jack London un largo senso di simpatia per tutti, uomini e animali, e un senso di fraternità direi quasi francescana che gli fa capire tutti gli esseri del creato non rispetto gli uomini, ma rispetto alla natura. E con questo, una rara potenza di narrazione, una fervida fantasia messa al servizio di un’idea alta e buona, la quale rimane nell’animo dei lettori come una gioia conquistata e una tappa raggiunta.«Il Marzocco» — Firenze, 20 luglio 1924.2. — ZANNA BIANCA (White Fang) — Romanzo.3. — IL TALLONE DI FERRO (The Iron Heel) —Romanzo di previsione sociale..... Hélas! Jack London avait le genie qui voit ce qui est caché à la foule des hommes et possedait une science qui lui permettait d’anticiper sur les temps....4. — MARTIN EDEN —Romanzo.5. — RADIOSA AURORA (Burning Daylight) —Romanzo.6. — IL FIGLIO DEL SOLE (A Son of the Sun) —Romanzo.7. — LA FIGLIA DELLE NEVI (A Daughter of the Snows). —Romanzo.«MODERNISSIMA»VIA VIVAIO N. 10MILANO (13)

OPERE COMPLETE DI JACK LONDON

a cura di GIAN DÀULI

1. — IL RICHIAMO DELLA FORESTA (The Call of the Wild) —Romanzo.

C’è nei libri di Jack London un largo senso di simpatia per tutti, uomini e animali, e un senso di fraternità direi quasi francescana che gli fa capire tutti gli esseri del creato non rispetto gli uomini, ma rispetto alla natura. E con questo, una rara potenza di narrazione, una fervida fantasia messa al servizio di un’idea alta e buona, la quale rimane nell’animo dei lettori come una gioia conquistata e una tappa raggiunta.«Il Marzocco» — Firenze, 20 luglio 1924.

C’è nei libri di Jack London un largo senso di simpatia per tutti, uomini e animali, e un senso di fraternità direi quasi francescana che gli fa capire tutti gli esseri del creato non rispetto gli uomini, ma rispetto alla natura. E con questo, una rara potenza di narrazione, una fervida fantasia messa al servizio di un’idea alta e buona, la quale rimane nell’animo dei lettori come una gioia conquistata e una tappa raggiunta.

«Il Marzocco» — Firenze, 20 luglio 1924.

2. — ZANNA BIANCA (White Fang) — Romanzo.

3. — IL TALLONE DI FERRO (The Iron Heel) —Romanzo di previsione sociale.

.... Hélas! Jack London avait le genie qui voit ce qui est caché à la foule des hommes et possedait une science qui lui permettait d’anticiper sur les temps....

.... Hélas! Jack London avait le genie qui voit ce qui est caché à la foule des hommes et possedait une science qui lui permettait d’anticiper sur les temps....

4. — MARTIN EDEN —Romanzo.

5. — RADIOSA AURORA (Burning Daylight) —Romanzo.

6. — IL FIGLIO DEL SOLE (A Son of the Sun) —Romanzo.

7. — LA FIGLIA DELLE NEVI (A Daughter of the Snows). —Romanzo.

«MODERNISSIMA»VIA VIVAIO N. 10MILANO (13)

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


Back to IndexNext