ATTO III.

ATTO III.

Scena come nell’atto primo. Sera, lumi accesi.

Ida alla tavola che serve il caffè.

CARLO (deponendo la tazza).

O Dio, ed ora come si starebbe bene, mezz’ora qui, posato e tranquillo (si butta sul sofà). Poi una partitina al biliardo, quindi a letto, in camera mia, a casa mia. Invece: un’ora e mezza di ferrovia, che, per imbarazzi ed incagli nelle stazioni, sono sempre due, per andar a finire nella cameretta fredda e soffocata d’un puzzolente albergo di provincia.

IDA

Prenderai la camera migliore, spero. Ti farai fare una bella fiammata...

CARLO

Sì, la camera migliore! Se la sarà toltaun collega. Telegrafare non serve, telegrafano tutti, e le camere possibili, all’albergo d’Italia, sono tre o quattro al più. Avrei potuto scrivere che mi tenessero quella del presidente, poichè è malato, e sono vice... Ma l’avviso è capitato come un fulmine; chi si sognava una seduta straordinaria del Consiglio provinciale, proprio ora, dopo le seccature ed i disturbi già avuti!... Oh se ci avessero pensato a tenermi una buona camera! Eh! ma no, ne son certo. A quest’ora saranno arrivati il marchese Besson, od il generale Pozzobonelli, che non hanno suggezione; quando vi sono, quel che v’è di meglio nell’albergo, tutto è per loro (con un sospiro). Quanto al fuoco, alla fiammata, la vedo e non la vedo. Sono camere sempre vuote d’inverno. Il camino sarà otturato, pieno di topi secchi, di pipistrelli in sopore, di ragnateli, fuliggine e maledizioni! Poi legna verdi, umide, recalcitranti... Auf! che seccatura...

IDA

E tu non andare.

CARLO

Non ci mancherebbe altro! Il presidente è malato...

IDA

Cosa vuoi ch’io ti dica?...

CARLO

Non dir nulla, lasciami imprecare.

CLAUDIO

Ti sbrigherai presto?

CARLO

Oh quanto a questo è affar mio! Vi prometto che sarò un presidente modello: solleciterò l’ordine del giorno, manterrò la discussione in carreggiata, rigorosamente; digressioni no, lungaggini no...

CLAUDIO

Senti, Carlo: Laneri ed io abbiamo pensato...

CARLO

Eccolo! So quello che mi vuoi dire: quello che m’ha cantato Laneri poco fa. Siete matti tutti e due.

PIERO

Non parlo più.

CLAUDIO

Parlo io. Siamo qui da dieci giorni...

CARLO

Lunghi, eh?

CLAUDIO

Ritorneremo...

CARLO

Senti. Starò fuori tutto venerdì senza dubbio; sabato in giornata, o la sera, alla peggio,sarò di ritorno. Domenica è Natale e lo dobbiamo passare insieme, come s’è detto. Ve ne volete andare per due giorni e tornare il terzo?... Vedete bene? Cacciate; anitre ve ne sono sempre. Se in casa non vi basta la compagnia di mia moglie, e per essere pari al biliardo, invitate Don Brina, trattenetelo a pranzo, a cena, non opporrà resistenza... (guarda l’orologio e si alza) Ohe, Nicola?

NICOLA (sulla porta)

Comandi.

CARLO

È attaccato?

NICOLA

A momenti.

CARLO

Ma diavolo! ci volete lasciar celebrare Natale, da soli? Capo d’anno dove vorrete, Natale qui, non si transige. Nicola,... sacco, coperta, soprabito, subito!

NICOLA (accorre, lo aiuta ad indossare la pelliccia, porge i guanti, il cappello)

CARLO (scegliendo un sigaro nell’astuccio ed accendendolo al lume)

Animo, chi di voi m’accompagna fino alla stazione?... Uno, uno basta, nel calessino, posto per tre non c’è. Poi non voglio portar via a mia moglie tutta la compagnia. Claudio?

CLAUDIO

Vengo.

IDA

Perdoni, Serra, ma le mie cifre quando me le vuol disegnare? Son più giorni che le aspetto!

CARLO

Laneri, presto?

PIERO

Vengo, vengo io.

CARLO

Già, se non perdo il treno sarà un bel fatto. Arrivederci moglie...(abbraccia Ida). Claudio, buona sera. (via con Piero, seguìto da Nicola che porta il sacco e la coperta)

Tornano dal fondo; Ida va alla tavola, Claudio la segue lentamente.

Tornano dal fondo; Ida va alla tavola, Claudio la segue lentamente.

IDA

Dunque... si metta qui. Ecco carta, ecco lapis, tutto quel che occorre. Mi trovi le cifre. Voglio si possano leggere al primo colpo d’occhio; nè grandi, nè piccole; nuove poi, inventate per me; carine, insomma.

CLAUDIO (seduto)

E le par facile?

IDA

Non so se sia facile, è affar suo. (siede anche lei dall’altra parte della tavola).

CLAUDIO

Bè, lasci ch’io ci pensi un momento, mentre appunto il lapis. Intanto... la ringrazio d’avermi trattenuto con lei.

IDA

Ringrazierò io, quando m’avrà fatto il disegno.

CLAUDIO

Ma non le posso dir nulla?

IDA

Lavorando può dir quel che vuole.

CLAUDIO

Non posso dirle tutta quanta la mia riconoscenza?

IDA (spiegando un lavoro)

Gran fatto, avevo bisogno di lei!

CLAUDIO (abbassa la testa)

Mi parla così per celia, ma mi fa male, sa. Ed a che serve? Quand’anche io mi facessi l’illusione che la mia compagnia non le riesce sgradita, che male ci sarebbe a lasciarmela?

IDA

Nessuno.

CLAUDIO

Ma dunque?

IDA

Dunque lavori. Che bisogno c’è di sottilizzare su tutto quel che si fa? È contento lei d’esser qui?... Bene. Io sono contenta che ci sia. Benissimo. — E non basta?

CLAUDIO (ora lavorando ora smettendo)

Così, mi viene a dire che non le devo parlar più d’una cosa di cui le ho parlato in questi giorni? D’una cosa che mi sta tanto terribilmente a cuore?...

IDA (tace)

CLAUDIO

Eppure me l’ha lasciata dire, ed anche ripetere.

IDA

Perciò la so.

CLAUDIO (punto)

E perciò proprio non è necessario insistere? Non è vero? Dica così che l’annoio, che le dò fastidio, che potrei far questo disegno di là, in camera mia...

IDA

È facile interpretar tutto a modo nostro ed offendersi per cosa che non si è nè detta, nè pensata.

CLAUDIO (si alza)

Soffro!

IDA

Perchè?... Senta, Serra, non potrebbe non esagerar le cose?

CLAUDIO

Ma esagero, io? È lei che si ostina a non credermi. Vede pure come sono. — Non le par tempo di finir la musica? La tela è levata e la commedia, od il dramma incomincia.

IDA (con brio)

Oh! eccomi tutta attenta allo spettacolo.

CLAUDIO (risentito)

Ida!

IDA (accigliata)

Cioè?

CLAUDIO (dopo un silenzio)

Via, no, non mi guardi così...

IDA

Ma lei smetta quel tono.

CLAUDIO

Mi perdoni. Ha ragione, sono insopportabile. Non sarei così, sa. Ma lei anche perchè è tanto strana e volubile? Ora vicina vicina, ora tanto alta e lontana. (abbassando la voce) Se mi vuol bene me lo dica. Non le pare che a quest’ora, dopo che ho tanto, tanto atrocemente sofferto..? (dopo aver aspettato invano una parola) E se mai, se proprio non sono nullaper lei, allora perchè non è schietta? Non può farsi chiara?

IDA

Eh sì, lo potrei.

CLAUDIO

Ma dunque?

IDA

Lo sa, ci ho i miei momenti...

CLAUDIO (aspro)

Bene, se non vuol esserlo lei, lo sarò io, e subito.

IDA (freddamente)

Così ci sarà compenso.

CLAUDIO (venendo a lei)

Veda, non posso regger più; oh! lo comprenda. È tempo. Le ho dichiarato nettamente che l’amavo sempre, perciò tutto è finito per me. (con forza) Nella mia vita non ci può essere più altro che il suo amore. Più altro, più nulla. — Ecco: ho violata la mia parola, mancato ad un obbligo santo: sto commettendo con lucida coscienza, con animo deliberato un’azione spregevole, indegna d’un uomo d’onore...

IDA

E perchè... (interrompendosi) Dio buono, che grandi frasi, che tristi parole!

CLAUDIO

Dunque poichè il fatto è questo, poichè lei mi ha lasciato parlare, deve od accettare o respingere. È così, donna Ida, è così, è così... (mutando tono) Mi basta un gesto, basta una parola: un sì, un no, ma esplicito (con energia). E, se fosse un no, abbandono tutto, mi riallontano e per sempre, per sempre; senza speranza di ritorno, risoluto a non vederla più mai.

IDA (accennandogli pacatamente di sedere)

Amico, abbassate la voce, vi prego. Parliamo con calma. (con un sorriso) Non volete già ripartire stassera?

CLAUDIO (ritorna a sedere)

IDA (a mezza voce)

Un rimedio che le ha tanto giovato!...

CLAUDIO (ferito)

Se non m’ha giovato, la colpa non è tutta mia... oramai.

IDA (seria)

Cioè?... Ah ecco, ci sono. Ebbene queste sono parole che non mi sarei mai aspettate! L’ho accolto con festa, l’ho invitato alla villa, e ve l’ho trattenuto. Sono questi i miei torti? (dopo una pausa) Ah voi altri uomini come siete terribili per tormentare voi stessi e chivi vuol bene! Irrequieti, sospettosi, vanitosi, turbolenti... Volete far così poco per farvi amare, sapete far tutto per rendervi impossibili. E non comprendete mai, non indovinate mai: agite all’opposto sempre di quel che dovreste. Ruvidi quando sarebbe il caso d’essere miti; deboli ed inetti quando dovreste essere forti. Infine sapete qual è il mio vero torto? (dopo una pausa, porgendogli la mano) Quello di voler essere anzitutto compresa.

CLAUDIO (bacia la mano e vuol trattenerla fra le sue).

IDA (ritirandola)

Ma, e le mie cifre?

CLAUDIO

Ora le trovo; le porrò in netto domani.

IDA (osservando)

Non troppo grandi, mi raccomando. Così non c’è male. Ma se finite poi non mi garbano?...

CLAUDIO

Ne farò delle altre. Ecco (guardando lo schizzo)I. G. S. Ida-Galliari-Sanesi... Sanesi!... Mi ricordo quand’era ragazza, la prima volta che l’ho veduta; mi trovavo con Piero, ne abbiamo parlato tutto quel giorno. Chi m’avesse detto.... (s’interrompe) Dio! come tuttomi turba; come tutto mi offusca, il passato, il presente, l’avvenire...

IDA (con dolcezza)

Serra, badi che ricomincia.

CLAUDIO (a mezza voce)

Ah! se non fossi geloso...

IDA (con leggerezza)

Anche geloso?!

CLAUDIO (grave)

E con ragione.

IDA

Sicuro. — Vediamo la ragione?

CLAUDIO

Ebbene, no.

IDA

Oh via... Poichè ha cominciato, finisca. Geloso di chi?

CLAUDIO (si morde le labbra tacendo).

IDA (con mal repressa ansietà)

Dunque, sentiamo di chi?... Di Laneri, no?... sì!... Cos’ha scoperto? dica. Vi è qualche cosa di fosco nel nostro modo di essere? — Spiegherò io: avrò avuto per lui qualche riguardo, qualche preferenza giustificata dal minor grado d’intimità, dall’esser lui più nuovo, più estraneo di lei in casa nostra. Ecco.

CLAUDIO (con impeto)

Non è questo: è il contrario anzi. È il vederle dimostrar a Laneri una freddezza che mi par esagerata, ingiustificabile; è il vedere come lui non se ne dia per inteso. (con esitanza) Tanto più...

IDA (fissandolo)

Coraggio!

CLAUDIO

Oh no!...

IDA (in piedi)

Adesso s’ha da spiegare.

CLAUDIO

No.

IDA (imperiosa)

Badi, che lo esigo.

CLAUDIO

Eh! infine, perchè no...? (concitato) L’altro giorno, dopo pranzo, Carlo era andato alla tenuta; lei passò con Piero in giardino; io mi ritrassi a scriver lettere. Dalle finestre, attraverso ai rami brulli vi vidi passar nel viale stretto che segue il muro di cinta. Lei era al suo braccio... v’era nell’andatura un abbandono... quel non so che prova d’intimità, d’accordo completo nei sentimenti...

IDA

Serra!

CLAUDIO (con impeto)

Erano due amanti ch’io vedevo in quel punto!

IDA

Serra...

CLAUDIO

E perchè vi spiccaste quand’io m’affacciai?

IDA

Ma basta, basta... (siede e riprende il lavoro, lunga pausa). Così guai! Non posso avere un momento di distrazione, permettermi uno scherzo, un’inezia? Non posso trovarmi stanca e cercar semplicemente il braccio di chi m’è vicino?.. devo serbare un contegno serio, irreprensibile, rigido... ridicolo... E scrutar le finestre, e guardarmi alle spalle! (cambiando tono) Però, non so perchè io le risponda; perchè io raccolga le sue parole, quasi intendessi scolparmi, o... le accordassi diritti, che certo non avrà mai!

CLAUDIO (esasperato, addoloratissimo)

Signora, lei è troppo forte per me!... Non abusi della sua forza. Non ne abusi. Mi sento perduto, sono fuori della via retta, non ho più scrupoli, non ho ritegno. — Posso cacciarla ancora una volta dal cuore e allora... il conto che m’avrebbe a rendere sarebbe terribile!

Piero, che sarà comparso dietro l’invetriata, entra con qualche strepito.

Piero, che sarà comparso dietro l’invetriata, entra con qualche strepito.

PIERO (deponendo mantello e cappello nel fondo)

Eccomi. Come Dio vuole il barone ha fatto in tempo. Ma è molto se ha avuto campo a prendere il biglietto. Il treno era già arrivato. È scappato via, lasciando un mondo di saluti... (venendo avanti) Abbiamo una sera tepida, relativamente, ma fosca. (guarda il disegno di Claudio) E tu hai lavorato?

CLAUDIO (asciutto)

Come vedi.

PIERO

Che le pare, baronessa, di queste cifre?

IDA

Bellissime.

PIERO

Gran bella cosa saper disegnare!... Non ci ho inclinazione. Questo poi, del trovar cifre, arabeschi, che so io, è un talento speciale. Serra lo possiede mirabilmente; l’ho veduto compir miracoli; scioglier veri problemi, venir a capo di cifre complicate, formar monogrammi ingegnosi, nitidi, stupendi. Macredo pure che vi siano lettere per così dire ribelli, ad ogni combinazione. L’I col G e coll’S devono essere di queste.

CLAUDIO (aspro)

Chi te lo dice?

PIERO

Lo vedo.

CLAUDIO

Eccoti il lapis: provati!

PIERO

Sai che non so disegnare. Dunque...

IDA

Signori, chi mi dà l’ora?

PIERO (guardando l’orologio)

Mezzanotte a momenti.

IDA

Grazie (incomincia a riporre il lavoro).

CLAUDIO (che avrà passeggiato un momento)

Mi ritiro. Penso di alzarmi per tempo domani. Voglio cacciar tutto il giorno.

PIERO

Cacceremo insieme.

CLAUDIO (senza tornare alla tavola, s’inchina)

Baronessa... Buona notte, Laneri. (entra nel secondo uscio a destra).

PIERO (prontissimo)

Cos’ha?

IDA

Dubita.

PIERO

Di che?

IDA

Ci ha visti l’altro ieri, nel viale.

PIERO

Ah!... (dopo un momento) Mi vuoi bene?

IDA (accenna di sì col capo).

PIERO

Ma tanto? (con passione) Una parola, Ida?... Mi vuoi bene?

IDA

Troppo.

PIERO (accostandosi)

Siamo liberi, soli...

IDA

Guardati!

CLAUDIO (ricomparso sulla soglia, viene innanzi lentamente, cercando sul sofà, poi sulla tavola).

Cerco e... non trovo; credevo d’aver un libro in camera e non ce l’ho. Non so dove posso averlo lasciato...

PIERO

Che libro?

CLAUDIO

LaRevue des deux Mondes, l’ultimo fascicolo.

PIERO

LaRevue? Era qui pur ora... eccola. (gli porge un libro).

CLAUDIO

Grazie... Vi è un articolo bellissimo... 1º dicembre? Ma non è l’ultimo! (continua a cercare) Un articolo tanto bello; ma non fa nulla, se non trovo l’altro ritengo questo — a meno che vi sia chi l’abbia in lettura?

IDA

No, no. (alzandosi) Auguro a loro signori una felicissima notte. (porge loro la mano, risale la scena ed entra a sinistra).

PIERO

Cercavi il fascicolo 15 dicembre, l’avevi sott’occhio.

CLAUDIO

Grazie! (lo sfoglia, stando in piedi, distratto. Un silenzio nel quale si sente che entrambi fanno uno sforzo per restar calmi).

PIERO (si sarà allontanato verso la porta a destra)

Non vorrai dormir qui ed io nemmeno, perciò: buona notte!

CLAUDIO

Buona notte. (subito) Piero?

PIERO

Eh?

CLAUDIO

Lo sai, che v’è una cosa che io non riesco a spiegarmi?

PIERO (sempre lontano)

Quale?

CLAUDIO (movendosi verso di lui)

Ecco, non mi so dare una ragione della gelida indifferenza di donna Ida verso di te.

PIERO (pacatamente)

Tu vedi dell’indifferenza nel contegno della baronessa, verso di me? (avvicinandosi) Santo Dio, che vuoi che ci sia?

CLAUDIO (spiccando le parole)

Non mi so dare una ragione dell’antipatia di donna Ida verso di te.

PIERO (sempre calmo)

Non trovi la ragione d’un fatto che non esiste.

CLAUDIO (a denti stretti)

Non son cieco, nè sordo, nè scemo.

PIERO

Sei un gran visionario, però... Antipatia?... È così che m’hai detto?

CLAUDIO

È la mia parola.

PIERO

Euh!?... Ben, ti giuro che non me n’ero accorto.

CLAUDIO

Ed è questo che mi sorprende. Ti ho sempre veduto star così sul puntiglio, sempre; ed ora...

PIERO

No, non son tanto assoluto. In fondo ho un carattere che rifugge dall’analisi, non sono fatto per approfondire. Mi abbandono io, (blando) gusto il presente senza crucciarmi del passato, senza angustiarmi per l’avvenire. Sono qui, con te, mi trovo bene, ci sto e non cerco altro. Oggi la discrezione mi suggeriva d’andarmene... fui pregato con gentile insistenza a rimanere, e son rimasto.

CLAUDIO

Insistenza naturalissima in persone ammodo, squisitamente cortesi.

PIERO (scuotendosi)

Oh, oh!... Mi dici questo con un tono,... (scaldandosi) Dunque a parer tuo si è insistito meco per pura convenienza?... Perdio! Mi devi parlar chiaro, è affar delicato. Se v’è un’ombradi verità in ciò che affermi, presto fatto. Domani mi fo capitar una lettera di richiamo, un telegramma, trovo un pretesto e via senz’altro, torniamo in città senz’aspettar Natale, nè capo d’anno. (con intenzione) Dico torniamo, al plurale, perchè partendo io, non immagino che tu voglia restare?

CLAUDIO (siede e sfoglia nervosamente il libro).

PIERO (con calma)

Ti pare?... In due sì, ma uno solo, tu solo?... Uhm! Non so se al barone garberebbe trovarti qui, solo, al ritorno.

CLAUDIO (fissandolo)

Cioè?

PIERO

Cioè,... che vuoi, ho sempre sospettato un pochino che la tua partenza precipitosa d’un anno fa, fosse causata da... non saprei come dire... da un incidente, via, al quale incidente il barone e la baronessa Galliari non erano estranei. Eri venuto alla villa per un mese, come gli altri anni, e sei scappato via dopo due settimane, e mi sei capitato a casa con una faccia,... e per offrirmi, così a bruciapelo, d’accompagnarti in un viaggio, di cui non m’avevi parlato mai, deciso lì per lì,... un’inezia, un giretto d’un anno! E poinon son cieco, nè sordo, nè scemo nemmeno io...

CLAUDIO (con impeto)

Ebbene, quando ciò fosse, quando io avessi perduto per un momento la testa e guardato donna Ida con occhi diversi da quelli con cui la dovevo vedere, come mai ciò potrebbe riguardar te, adesso! — A meno che non accada ora a te quello che accadde a me in quel tempo!

PIERO

Oh!

CLAUDIO

Sarebbe un bel fatto la scoperta d’un Werther nel freddo Laneri!

PIERO

Sei matto!

CLAUDIO

Ebbene ti accerto che...

PIERO (pronto, interrompendolo)

Basta. Non è argomento da scherzi. Se non vuoi risparmiar me, risparmia almeno la baronessa. Concludo. — Mi par che in questa circostanza dobbiamo partire o restar tutti e due. Galliari ha diritto di trovar le cose come le ha lasciate. È inutile ch’io mi spieghi di più.

CLAUDIO

Intendo, secondo la tua esperienza mondana...

PIERO

La mia esperienza mondana, caro mio, mi consiglia d’andar a letto quand’è tempo. Buona notte. (gli dà la mano; entra a destra nella porta più vicina al proscenio).

Claudio va alla tavola a ripigliare il libro e rimane con gli occhi fissi sul posto occupato dall’Ida, come se ancor ve la vedesse.

Claudio va alla tavola a ripigliare il libro e rimane con gli occhi fissi sul posto occupato dall’Ida, come se ancor ve la vedesse.

NICOLA (entra)

Oh perdoni! Non sentivo più movere, venivo a spegnere.

CLAUDIO

Puoi farlo. (accende un sigaro al lume e va lentamente all’invetriata).

NICOLA

L’aria si è rifatta cruda.

CLAUDIO (apre l’imposta)

NICOLA

Vuole andar fuori senza cappello?

CLAUDIO

Mi duole il capo, rinfresco la fronte.

NICOLA

Si guardi, sa; come dicevo, l’aria è pungente, par piena di spilli; non stia poi troppo. — L’uscio a vetri?

CLAUDIO

Va, va; lo chiuderò io.

(Nicola spegne e si ritira. Claudio scende in giardino).

La scena rimane vuota. Piero riapre l’uscio pian piano, guarda, porge l’orecchio, va all’uscio di donna Ida e vi entra. Dopo un momento Claudio balza in casa, corre all’uscio di Piero, vi entra e ricompare sulla soglia pallido e stravolto. Cala la tela.

La scena rimane vuota. Piero riapre l’uscio pian piano, guarda, porge l’orecchio, va all’uscio di donna Ida e vi entra. Dopo un momento Claudio balza in casa, corre all’uscio di Piero, vi entra e ricompare sulla soglia pallido e stravolto. Cala la tela.


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