Chapter 4

«. . . . . . . . non saranno senza famaSe l'universo pria non si dissolve.»E che dunque premevagli se a nessuno giovava il suo dire? Che cosa, che veruno lo ascoltasse,od anco ascoltandolo lo deridesse? Narrasi da Valerio Massimo che Antegenida musicante allevò con infinito amore nell'arte di suonare i flauti certo giovanetto, confidando ritrarne non mediocre onoranza; vedendo poi il giorno che lo espose sul teatro, come gli Ateniesi, ormai guasti dalle lascivie dei modi lidii, lo dispettassero, lo tolse per mano e, senza ira, senza cipiglio, anzi dolcemente gli disse: «fa core e suona per le Muse e per me.»Ma no: piccolo conforto è cotesto, ed io lo rifiuto: palpita eterna la speranza nel cuore, e moriranno insieme, o piuttosto la speranza chiuderà gli avelli, ma non iscenderà co' morti là dentro: ella aperse gli occhi alla prima alba, ella deve chiudergli all'ultimo tramonto; seduta su la lapide delle generazioni che passano, rinnoverà la sua prece, finchè Dio non la esaudisca.Che se taluno osserverà, nè pietoso nè savio essere stato il consiglio mescere tanto odio nel discorso funerale di mitissima donna, io gli rispondo a viso aperto: pietoso e savio, la mia religione m'insegna acuire, sopra le tombe, sopra gli altari, su i fonti battesimali, su tutto, la spada che deve alla fine affrancare la Patria dallo aborrito straniero. Catone il Censore costumava, sia che il soggetto lo richiedesse o no, conchiudere ogni sua orazione col motto:vuolsi sovvertire Cartagine: sicchè poco prima che spirasse, la sua anima esultò delle puniche fiamme; così gl'Italiania posta loro finiscano prece, lettera, orazione, predica, confessione, insomma tutto, con le parole:fuori stranieri; e gli stranieri sotto lo indomabile odio andranno dispersi. Allora poi favelleremo di amore.

«. . . . . . . . non saranno senza famaSe l'universo pria non si dissolve.»

«. . . . . . . . non saranno senza fama

Se l'universo pria non si dissolve.»

E che dunque premevagli se a nessuno giovava il suo dire? Che cosa, che veruno lo ascoltasse,od anco ascoltandolo lo deridesse? Narrasi da Valerio Massimo che Antegenida musicante allevò con infinito amore nell'arte di suonare i flauti certo giovanetto, confidando ritrarne non mediocre onoranza; vedendo poi il giorno che lo espose sul teatro, come gli Ateniesi, ormai guasti dalle lascivie dei modi lidii, lo dispettassero, lo tolse per mano e, senza ira, senza cipiglio, anzi dolcemente gli disse: «fa core e suona per le Muse e per me.»

Ma no: piccolo conforto è cotesto, ed io lo rifiuto: palpita eterna la speranza nel cuore, e moriranno insieme, o piuttosto la speranza chiuderà gli avelli, ma non iscenderà co' morti là dentro: ella aperse gli occhi alla prima alba, ella deve chiudergli all'ultimo tramonto; seduta su la lapide delle generazioni che passano, rinnoverà la sua prece, finchè Dio non la esaudisca.

Che se taluno osserverà, nè pietoso nè savio essere stato il consiglio mescere tanto odio nel discorso funerale di mitissima donna, io gli rispondo a viso aperto: pietoso e savio, la mia religione m'insegna acuire, sopra le tombe, sopra gli altari, su i fonti battesimali, su tutto, la spada che deve alla fine affrancare la Patria dallo aborrito straniero. Catone il Censore costumava, sia che il soggetto lo richiedesse o no, conchiudere ogni sua orazione col motto:vuolsi sovvertire Cartagine: sicchè poco prima che spirasse, la sua anima esultò delle puniche fiamme; così gl'Italiania posta loro finiscano prece, lettera, orazione, predica, confessione, insomma tutto, con le parole:fuori stranieri; e gli stranieri sotto lo indomabile odio andranno dispersi. Allora poi favelleremo di amore.


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