Avea ben Massimino cominciato l'assedio di Aquileia, perchè gli pareva troppo disonore il continuar il viaggio verso Roma, lasciando indietro disubbidiente la prima città d'Italia ch'egli incontrava, e città di tanto riguardo[Herodianus, lib. 7. Capitol., in Maximino seniore.]. Ma ebbe ben tosto ad arrabbiare al vedere la valorosa difesa dei cittadini sì uomini che donne e fanciulli, i quali con bitumi accesi accoglievano chiunque veniva all'assalto, bruciavano le macchine nemiche, e magagnavano continuamente con sassi e fuoco i più arditi del campo nemico. Però quanto più cresceva il coraggio agli assediati, sino a farsi dalle mura le più grande beffe di Massimino, tanto più calava l'animo agli assedianti. Poteano ben quanto voleano i due Massimini montati a cavallo girar per le schiere, animando ciascuno alla bravura e agli assalti: tutto era indarno. Allora l'iniquo Massimino, giacchè non poteainfierir contro gli Aquileiesi, sfogò il suo sdegno contra di alcuni dei proprii capitani, imputando loro di mantener intelligenza co' nemici, e di non far molto, perchè nulla intendeano di fare; e li fece morire. Questa ingiustizia alienò da lui l'animo di moltissimi soldati. Si aggiunse che mancava la vettovaglia al campo per gli uomini e cavalli, dappoichè Pupieno Massimo avea fatto ridurre nelle città forti tutti i viveri, e vietatone per mare e pe' fiumi il trasporto. Bestemmiava per questi patimenti la sua armata, ed erano anche tutti mesti e scorati per le nuove, probabilmente da Pupieno Massimo fatte spargere, che tutto il popolo romano era in armi, tutte le provincie romane, e fino i Barbari congiurati contra di Massimino. Pertanto una brigata di soldati, solita ad aver quartiere vicino a Roma nel monte Albano, e che militava allora nel campo di Massimino, ricordevole delle mogli e de' figliuoli lasciati nella stessa Roma, determinò di finir la tragedia. Verso il mezzodì tutti attruppati andarono al padiglione di Massimino, ed essendo di accordo colle guardie, levarono dalle bandiere le immagini di lui. Usciti Massimino e il figliuolo per placarli, rimasero tagliati a pezzi, correndo il quarto anno del loro imperio. Lo stesso trattamento fu fatto al prefetto, e a qualunque altro de' confidenti de' Massimini. Furono i lor cadaveri lasciati ai cani; le sole teste inviate per alcuni corridori a Roma. Dispiacque forte la morte di questi due tiranni ai soldati della Tracia; ma il fatto era fatto. Trattò allora l'esercito di entrare amichevolmente in Aquileia; ma quel popolo non amando ospiti tali, solamente dalle mura gli andava somministrando de' viveri, e seguitò a tener chiuse le porte. Intanto i corridori destinati a portar le teste dei tiranni a Roma, passarono in barca le paludi formate dall'Adige, dal Po e da altri fiumi da Altino sino a Ravenna, e chiamate Sette Mari, e con altro nomela Padusa. Trovato in RavennaPupieno Massimo Augusto, che ivi attendeva ad ingrossarsi di gente, recarono a lui e a tutti i Ravegnani un immenso giubilo colla inaspettata felicissima nuova di essere liberato il romano imperio dai due formidabili tiranni. Allora Pupieno Massimo volò ad Aquileia, ricevuto da quella città con indicibil plauso. Concorsero a lui ambascerie dalle città vicine, tutte per congratularsi, e l'armata stessa di Massimino in abito di pace e con corone di alloro in capo, mostrò di accomodarsi alla presente fortuna, prorompendo in liete acclamazioni, ma internamente covando del veleno, per vedersi assoggettata ad un imperadore eletto dal senato, e non da loro. Fece Pupieno Massimo una bella aringa a costoro con promessa di un grosso regalo; e diviso quell'esercito, mandò ogni legione alla sua provincia, e pochi dì fermatosi in Aquileia con varie schiere, colla guardia de' Germani, ne' quali più confidava, si rimise in viaggio, e tornossene a Roma.
Fu così sollecito per le poste il viaggio di coloro che portavano le teste dei due Massimini, che da Aquileia in quattro dì giunsero a Roma[Capitol., in Maximino seniore.]. Perchè era giorno di giuochi, si trovavano allora al teatroBalbino Augusto, il giovineGordiano Cesare, e il popolo; ed appena comparvero que' messi, che il popolo gridò:Massimino è ucciso. Verificatosi il fatto, ebbero tutti ad impazzir per la gioia. Tosto si raunò il senato, furono fatte le acclamazioni agl'Imperadori; determinato chePupieno MassimoeBalbinoAugusti fossero consoli nel resto dell'anno, e che in luogo di Massimino fosse sostituitoGordiano Cesare. Riconosce lo stesso padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad annum 239.], voler dire queste parole che Massimino avea prima della ribellione disegnato sè stesso console per l'anno venturo 239, e che, venuta la nuova di sua morte, il senatodisegnò console per esso anno Gordiano terzo. Adunque egli dovea riconoscere ancora che non era per anche nata la ribellione dei due Gordiani Africani nel principio dell'anno presente, in cui si soleano disegnare i consoli per l'anno prossimo; nè doversi riferire al precedente anno la esaltazione e morte di essi due Gordiani, e la creazione di Pupieno Massimo e di Balbino. Tutte queste scene nel solo presente anno avvennero; e chi inoltre ben rifletterà ai frettolosi passi di Massimino, troverà confermata la medesima verità. Arrivato vicino a Roma Pupieno Massimo, ebbe l'incontro di Balbino, di Gordiano terzo, e del senato e popolo romano, e gran festa fu fatta; ma in faccia ai soldati altro non si leggeva che malinconia; e per altro verso cominciò ad apparire nebbia di dissensione fra gli stessi regnanti. Cioè, quantunque i due Augusti attendessero con somma moderazione e zelo al buon governo sì civile che militare, pure fra loro si scorgeva della gelosia e poco buona armonia.BalbinosprezzavaPupieno Massimo, perchè bassamente nato; eMassimonon istimava l'altro, perchè non era suo pari nel valore dell'armi. Di questa discordia avvedutisi gl'infelloniti soldati, specialmente i pretoriani, conobbero che non era tanto difficile l'atterrar due imperadori da loro mal voluti, perchè alzati senza di loro al trono, e perchè sempre erano in sospetto di essere degradati, come avvenne a' tempi di Severo Augusto[Capitol., in Maximo et Balbino.]. Ora, allorchè si celebrarono i giuochi scenici, o pure, come vuole Erodiano[Herodianus, lib. 8.], i capitolini, furiosamente vennero i pretoriani al palazzo. Pupieno Massimo, che fu il primo ad accorgersi di questo nuvolo minaccioso, mandò, e dipoi andò anche in persona a Balbino, perchè si facessero venire in aiuto loro i soldati germani. Qui saltò di nuovo in campola gelosia. Balbino, per sospetto che l'altro li chiamasse per farsi solo imperatore, non acconsentì, e vennero a parole fra loro: quando ecco, forzate le porte e le guardie, arrivar loro addosso i pretoriani, spogliarli, e menarli fuori, con istrappar loro la barba, batterli e caricarli d'ingiurie. Volevano condurli al loro quartiere, per quivi finirli; ma inteso che i Germani prendevano l'armi per soccorrerli, in mezzo alla strada gli svenarono amendue (non ne sappiamo nè il giorno nè il mese), e preso seco il giovanettoGordiano terzoacclamatoImperadoreda essi, andarono a rinserrarsi nella fortezza pretoria. E tal fu l'infelice fine di questi due Augusti, degni certamente per le belle doti loro di miglior fortuna, colla morte dei quali Erodiano termina la storia sua. RimastoGordiano III Cesare, dopo tante tragiche scene, solo ed amato non men dal popolo che dai soldati, tuttochè, secondo Erodiano[Herodianus, lib. 8.], egli non avesse che tredici anni di età, fu riconosciuto da tuttiImperadore romano.
Consoli
Marco Antonio Gordiano AugustoeManio Acilio Aviola.
In una iscrizione riferita dal Doni e da me[Thes. Inscript., p. 361, n. 1.]apparisce che tal fu il prenome e nome del secondo console, cioè diAviola. Già dicemmo cheGordiano IIIera stato nell'anno precedente disegnato console. Portava egli lo stesso nome dell'avolo e del padre Augusto, cioèMarco Antonio Gordiano; perchè nato da una figliuola diGordiano I, fu verisimilmente adottato da lui, o pure daGordiano IIsuo zio materno, benchè Desippo e un altro antico storico il facciano figliuolo diGordiano II. Il che se fosse,sarebbe stato solamente figlio naturale; perchè, per attestato di Capitolino[Capitol., in Gordiano III.], il secondo dei Gordiani non ebbe mai moglie legittima, e se la passava con ventidue concubine. Il vedere che sua madre, tuttavia vivente dopo l'esaltazion del figliuolo, non vien nominata da alcuno Augusta, potrebbe servire per farla credere di bassa sfera, e non sorella, ma concubina di Gordiano II. Questo principe vi fu alcun degli antichi[Lampridius, in Elagabalo.]che il pretese nominatoAntonino; opinione che pare confermata da qualche marmo; ma il più sicuro suo nome è quello diAntonio. Era questo giovinetto principe bello di aspetto, di umore allegro, affabile con tutti, amabilissimo; avea studiato lettere; tante in somma erano le sue belle doti, che faceano a gara il senato, il popolo ed i soldati ad amarlo, dandogli il titolo di lor figliuolo, e chiamandolo la lor delizia. Altro non gli mancava, per ben governar l'imperio, che l'età e la sperienza degli affari; poichè per la buona volontà non la cedeva ad alcuno. Creato dunque che egli fuAugusto, cessarono tutti i tumulti e le brighe di Roma, si pacificarono i soldati col popolo, e cominciò ognuno a goder del riposo e dei solazzi, studiandosi di dimenticare i tanti affanni patiti dopo la morte del buon imperadore Alessandro. Racconta il suddetto Capitolino[Capitolin., in Maxim. et Balbino.], che, tolto di vita il crudo Massimino, i Parti, cioè i Persiani, minacciavano guerra in Oriente; e che i Carpi e gli Sciti l'aveano già mossa contro le due Mesie, provincie dell'imperio romano, con farvi gran danno. Perciò nel precedente anno era già stabilito chePupieno Massimoandrebbe in Levante per opporsi ai tentativi de' Persiani, e cheBalbinocon altra armata passerebbe il Danubio, per far fronte ai Barbari, con lasciare il giovaneGordianoal governo di Roma. Ma Iddio altramente dispose, econvien pensare che non fosse grande nè il pericolo, nè il bisogno, perchè in questo anno si godè buona pace in Roma, nè si sa che l'imperio romano patisse scossa o molestia alcuna in quelle contrade. Che questo novello AugustoGordiano, per maggiormente procacciarsi l'amore del popolo e delle milizie, usasse loro un gran regalo, come si praticava dai nuovi principi, si ricava dalle monete[Mediobarb., in Numism. Imperator.]d'allora, nelle quali è mentovata la primaliberalitàdi questo Augusto.
Consoli
Sabinoper la seconda volta eVenusto.
QuestoSabinoconsole verisimilmente è quello che, dopo la morte dei due Gordiani, propose in senato di eleggere imperadori Pupieno Massimo e Balbino, ed appresso fu creato prefetto di Roma. Quando ciò si ammettesse, dicendo Capitolino[Capitolin., in Maximo et Balbino.]ch'egli era della famiglia degli Ulpii, la stessa che quella di Traiano, converrebbe chiamarloUlpio Vettio Sabino. Godevasi in Roma una invidiabil tranquillità, quando vennero nuove dall'Africa[Capitol., in Gordiano III.]che s'era fatta ivi un'unione di malcontenti e ribelli contra dell'Augusto Gordiano, e capo di essi era un certoSabiniano. Colà inviò Gordiano un rinforzo di gente, con cui il governatore della Mauritania, dianzi assediato dai congiurati, talmente ristrinse coloro, che gli obbligò a venire a Cartagine, a dargli legato il lor condottiero Sabiniano e a chieder perdono: il che loro conceduto, si quietò tutto il rumore. Ma il testo di Capitolino alquanto confuso non ci lascia ben discernere come passasse quella faccenda, nè s'accorda con Zosimo[Zosimus, Hist., lib. 1.], quale pretende che il popolo di Cartagineavesse proclamato Imperadore lo stessoSabiniano, senza che altro si sappia di lui. Da una legge di Gordiano si ricava che in questi tempi era prefetto del pretorio unDomizio.
Consoli
Marco Antonio Gordiano Augustoper la seconda volta eCivica Pompeiano.
Se non mi ritenesse una iscrizione greca rapportata dal Reinesio[Reinesius, Inscript., pag. 633.]e presa da quelle del Ligorio, in cui si legge console con Gordiano AugustoPompeiano Civica, io non gli darei il nome diCivica, nè mi fiderei di un'altra del Gudio, dove questo console è appellatoCivica Pompeiano. Posto nondimeno ch'egli usasse questi due cognomi, almen certo sarà che fu personaggio diverso da Pompeiano veduto da noi console nell'anno 231, perchè qui non vien chiamato console per la seconda volta. Guasto sarà il testo di Capitolino[Capitolinus, in Gordiano III.], dove ha il nome diPopiniano, avendo noi troppe testimonianze di leggi e di marmi chePompeianofu il suo cognome. Abbiam già veduto di sopra comeArtaserseavea ristabilito la monarchia de' Persiani. Dopo la guerra a lui fatta da Alessandro Augusto stettero per qualche tempo quieti quei popoli; ma, defunto Artaserse, divenneSaporesuo figliuolo successore non men dei regni che dell'ambizione del padre. La Mesopotamia posseduta dai Romani, siccome sottoposta una volta al dominio persiano, tosto fu l'oggetto delle superbe sue mire. Eutichio[Eutichius, Annal. Eccles.]il loda per la sua giustizia; Agatia[Agathias, Histor., lib. 4.]cel descrive tutto il rovescio, uomo crudele, sanguinario, implacabile e di maniere affatto tiranniche. Entrò costui conformidabil esercito sui principii del suo governo nella Mesopotamia; prese Carre ed altre città circonvicine, e mise l'assedio a quella di Nisibi. Fabbricato quivi un castello alto presso le mura di quella città, continuamente infestava quegli abitanti, i quali erano già vicini a rendersi, quando gli convenne per urgente bisogno ritornar coll'armata nelle sue contrade. S'accordò co' cittadini di Nisibi, che se promettessero di lasciare in piedi quel castello fino al suo ritorno, egli se ne andrebbe. Ma non sì tosto fu partito, che i Nisibini con fossa e muro nuovo chiusero quel castello nella città. Tornato poi Sapore, e rinnovato l'assedio con impadronirsi di Nisibi, fiera strage fece di parte di quel popolo, e il resto condusse in ischiavitù con immenso bottino. I progressi di questo ferocissimo re fecero paura fino all'Italia. Applicossi perciò con tutto vigore il senato romano ad ammassar gente e danaro per reprimere il borioso nemico, e fu determinato che il giovineimperador Gordianoin persona andrebbe a comandar l'armata, o, per dir meglio, ad apprendere il mestier della guerra[Capitolin., in Gordiano III.]. Intanto si pensò ad accasarlo, ancorchè, secondo i conti di Erodiano, non fosse giunto per anche all'età di diciotto anni. La madre sua, da noi poco conosciuta, probabilmente fu quella che gli trovò la moglie, cioèFuria Tranquillina Sabina, così appellata nelle medaglie[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]e in alcune iscrizioni[Thesaurus Novus Inscription., pag. 251.], maSabinain altre. Era essa figliuola diMisiteo, uomo di competente nobiltà, ed allora solamente noto pel suo sapere, per la sua eloquenza e prudenza, e non per impiego alcuno. Altro non sappiamo di essa Tranquillina, se non che portò il titolo diAugusta, senza apparire che da lei nascesse prole alcuna. Fu bensì celebreMisiteosuo padre, perchè divenuto suocero dell'imperadore e creato prefettodel pretorio. Nè tardò egli a valersi della sua autorità per dar sesto alla corte e mettere sul buon cammino lo Augusto suo genero. Fin qui era stato il giovine Gordiano sotto il governo della madre, che, poco avvertita, il lasciava aggirare a lor talento dagli eunuchi della corte. Costoro lo allevarono in divertimenti fanciulleschi e in bagattelle, e insieme d'accordo vendevano la giustizia e i posti. Proponeva Mauro, uno di essi, qualche risoluzione in lode o in biasimo di taluno. Sopra ciò chiedeva Gordiano il loro parere a Gaudiano, Reverendo e Montano; ed approvando questi la proposizion dell'altro, tutto si faceva. Per consiglio di essi avea creatoFeliceprefetto del pretorio, e data la quarta legione aSarapammone, uomini indegni di sì fatte cariche. L'erario del principe caduto nelle griffe di queste arpie si trovava affatto senza sangue. Venne a tempo il saggio Misiteo per liberar da peste sì abbominevole l'Augusto suo genero. Abbiamo da Capitolino[Capitol., in Gordiano III.]una lettera da lui scritta ad esso Gordiano, in cui si rallegra di aver medicate quelle piaghe, e di aver Gordiano allontanati da sè tali ministri, congiurati contro l'onore di lui e contro il pubblico bene. E Gordiano in altra lettera riconosce d'avere operato in addietro cose che non erano da fare, dicendo, fra le altre cose, diconoscere oramai quanto sia infelice il principe posto in mano di gente, la quale gli taccia il vero, e lo inganni col falso. Però da lì innanzi Gordiano volea saper tutto; e siccome principe di buon intendimento e di miglior volontà, non lasciò indietro disordine alcuno conosciuto, a cui non rimediasse, valendosi in tutto de' consigli del savio suo suocero, a cui dava il titolo di padre. Per tale, e per tutore della repubblica voleva che fosse riconosciuto anche dal senato: e pubblicamente protestava che quel di bene che si faceva, tutto si doveva attribuire a quel ministro d'onorech'era toccato a lui per suocero. In questa maniera non parve più governo di un giovane il suo; e andò sempre crescendo l'amore del pubblico verso di esso Augusto. Un gran tremuoto in questi tempi si fece udire, per cui traballarono varie città, e si aprirono voragini con inghiottire gli abitatori.
Consoli
Caio Vettio AtticoeCaio Asinio Pretestato.
Caio Aufidio Atticosi truova nominato il primo console in una iscrizione del Grutero[Gruterus, Inscript., pag. 309, n. 7.]. Più ne restano dove è nominatoVettio, e nonAufidio, e così pure si legge in un marmo riferito nella mia Raccolta[Thesaurus Novus Inscription., pag. 361, num. 3.]. Però è scorretta quella iscrizione, o pur egli portò amendue quei nomi. Gran tempo era che non si praticava in Roma la cerimonia di aprire e chiudere le porte del tempio di Giano, allorchè si dava principio o fine alle guerre[Capitolinus, in Gordiano III.]. Gordiano, già risoluto di passare in Levante per opporre le forze romane a quelle de' Persiani, le fece spalancare sul principio di quest'anno in segno di guerra. Venuta poi la primavera, provveduto di una fiorita armata e di assai danaro, imprese il viaggio per terra alla volta di Bisanzio, per di là traghettare in Asia. Passato per la Mesia, trovò nella Tracia molti nemici del romano imperio, verisimilmente Sarmati, Alani o altra simil gente barbara: tutti, o gli sterminò, o li fece ritirar colla fuga ai loro paesi. Seco eraMisiteosuo suocero, prefetto del pretorio, e suo braccio diritto. La provvidenza e l'indefessa vigilanza di questo uffizial comandante si facea ammirar da tutti. Non v'era alcunacittà considerabile ne' confini dell'imperio romano che non fosse provveduta di tanto grano, aceto, lardo, orzo e paglia da poter mantenere per un anno l'imperadore col suo esercito, se pure s'han così da interpretar le parole di Capitolino: il che a me par difficile a credersi. Altre aveano provvisione per due mesi, ed altre meno, a proporzione delle lor forze. Essendo prefetto del pretorio, spessissimo visitava l'armi dei suoi soldati; non permetteva che i vecchi militassero, nè si arrolassero fanciulli. Ovunque si accampava l'armata, volea che il campo fosse cinto di fosse, e di notte facea sovente la ronda. Questo suo zelo pel pubblico bene riportava in premio l'amore di tutti, ed era così amato e rispettato dagli uffiziali subalterni, che niun di essi osava di mancare al suo dovere. Dopo l'acquisto della Mesopotamia,Saporere di Persia più altiero che mai era entrato colle sue armi nella Soria, e forse gli sarebbe riuscito agevole di conquistarla interamente, se non fosse giunto l'Augusto Gordiano a reprimere un sì potente avversario. Secondo le parole di Capitolino, sembra che Antiochia fosse caduta in potere del re barbaro; e ne fa dubitare anche una lettera scritta dal medesimo Gordiano al senato; ma potrebbe essere che quella gran città solamente fosse assediata dai Persiani, e ridotta agli estremi. Certo è almeno, che arrivato colà Gordiano, la liberò dalle lor mani. Seguirono varii combattimenti: in tutti cantarono la vittoria i Romani. Tal terrore misero questi fortunati successi in cuor di Sapore e de' Persiani, che il più frettolosamente che poterono si ritirarono di là dall'Eufrate. Ed esser può che succedesse allora quanto racconta Pietro Patrizio[Petrus Patricius, Legation. Tom. I Hist. Byzant.]ne' frammenti delle ambascerie, cioè, che, avendo Sapore passato l'Eufrate, si abbracciavano l'un l'altro i di lui soldati: tanta era la lor gioia diavere scappato il gran pericolo, in cui si trovavano, credendo ad ogni momento d'avere alle spalle le spade romane. Dovette egli passare quel fiume verso Edessa posta di là; e però mandò messi alla guarnigion romana di quella città, offerendo loro un grosso regalo della sua moneta, se il volevano lasciar passare, fingendo d'andare al suo paese, non per paura, ma per solennizzarvi una festa, non sapendo probabilmente quei soldati che Gordiano avesse data ai Persiani la mala ventura, o pure per la gola del regalo, il lasciarono passare senza molestia alcuna. Il resto delle imprese di Gordiano io riferirò all'anno seguente, perchè non ci consta se nel presente o nel susseguente egli ripigliasse la fortezza di Carre, e vittorioso arrivasse fino alla città di Nisibi, città della Mesopotamia, la quale ritornò anch'essa sotto l'aquile romane. Basterà per ora di dire con Capitolino[Capitolinus, in Gordiano III.], tale essere stata la paura del re persiano, che, senza farsi pregare, abbandonò tutte le città tolte ai Romani, con ritirarne i suoi presidii, consegnandole ai cittadini, senza usar saccheggi o far loro altro danno.
Consoli
ArrianoePapo.
O nell'anno precedente o in questo l'Augusto Gordiano finì di rimettere sotto il comando suo e della repubblica romana le città perdute della Soria e Mesopotamia[Idem, ibid.]. Ed allorchè fu a Nisibi, scrisse al senato, ragguagliandolo de' suoi prosperosi avvenimenti, e che sperava di far una visita al re Sapore nella stessa di lui capitale, cioè in Ctesifonte; che perciò fosse lor cura di far dei sacrifizii e delle processioni, di raccomandar lui agli dii, e di ringraziarMisiteo prefetto e padre suo, perchè dalla buona e saggia condotta di lui egli riconosceva tutta la felicità di quella impresa. Perciò dal senato fu decretato il trionfo aGordiano, e ch'egli entrasse in Roma con cocchio tirato dagli elefanti, e potesse entrarvi ancheMisiteoin carrozza trionfale tirata da cavalli, a cui fu inoltre fatto incidere in marmo l'elogio suo. Ma eccoti ammalarsi Misiteo per una dissenteria, e venir men la sua vita. Fu creduto dai più cheFilippo, il qual fu dipoi imperadore, ed avea gran paura della severità di Misiteo, gli affrettasse la morte, coll'aver guadagnati i medici che lo assistevano, e fattogli dare una medicina contraria al di lui bisogno. Lasciò Misiteo erede di tutto il suo la repubblica romana, e se ne morì, e con lui venne anche a morir la fortuna del genero Augusto, perchè rimase senza guida ed appoggio. In luogo suo fu creato prefetto del pretorio il suddettoMarco Giulio Filippo, il quale poco tardò ad aprirsi la strada al trono imperiale colla più detestabil ingratitudine, siccome vedremo all'anno seguente. In questi tempi fiorìPlotino, insigne filosofo platonico, di cui restano molte opere, e la sua vita compilata daPorfirio[Porphyrius, in vita Plotini.], cioè da un altro celebre filosofo, seguace anch'esso di Platone. Si mise Plotino nell'esercito di Gordiano, allorchè fu per entrar nelle terre di Persia, condotto dal desiderio di conferire i sentimenti suoi coi filosofi persiani, ed era allora in età di trentanove anni.
Consoli
PellegrinoedEmiliano.
Trovandosi all'anno 249Marco Emilianoconsoleper la seconda volta, verisimil cosa è ch'egli stesso procedesse console per la prima nell'anno presente.Alla smoderata ambizion diMarco Giulio Filippoparve poco la dignità di prefetto del pretorio. I suoi voti tendevano all'imperio, e l'arte, con cui egli vi arrivò, fu la seguente[Capitolin., in Gordiano III. Zosimus, Hist., lib. 1, cap. 18.]. Mentre si trovava il romano esercito fra Nisibi e Carre, in procinto di entrar nelle terre de' Persiani, segretamente fece andare innanzi le navi che portavano i viveri destinati all'armata, affinchè, mancando la sussistenza, nascesse qualche sedizione contra del principe, siccome in fatti avvenne. Si trovavano i soldati in luoghi privi d'ogni sussidio per la bocca; molti di essi erano anche stati guadagnati ed istruiti da Filippo; e però cominciò a trapelare, e poscia a prendere sempre più piede, la mormorazione contra Gordiano, con dire che stava male l'imperio e l'esercito in mano di un giovinetto inesperto, e doversi provvedere di un imperadore che avesse testa e braccio. Passarono i sediziosi fino a chiedere che Filippo fosse posto sul trono. Per quanta resistenza facessero gli amici di Gordiano, convenne cedere al ripiego proposto dagli altri, cioè cheFilippoanch'egli fosse dichiaratoAugusto, e regnasse come tutore di Gordiano. Così fu fatto. Resta qui molto scura la storia. Fuor che Capitolino, niun altro scrittore fa menzione di questa associazion dell'imperio. Si truovano le leggi date[Reland., Fast. Cons.]sul principio di quest'anno da Gordiano solo: una di Filippo solo data nel dì 14 marzo si vede. E pur ne comparisce un'altra del medesimo Gordiano solo nel dì 25 di aprile, la cui data dal Doduello[Dodwellus, in Annalibus Cyprian.]è creduta guasta. Pretende il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]ciò succeduto perchè non andavano insieme d'accordo Gordiano e Filippo, e cadaun comandava e faceva leggi da sè: il che par difficile a credere, perchè tutti e due si truovavano nel medesimo esercito, e bisognava che l'infelice Gordiano stessedi sotto. Capitolino poi si contraddice, scrivendo che Filippo, dopo di aver tolto di vita Gordiano, notificò al senato con sue lettere la di lui morte, come succeduta per malattia, ed insieme la elezion di sè fatta dai soldati; e che il senato, da queste lettere ingannato, il riconobbe per Imperadore. Se prima egli fu dato collega a Gordiano nella dignità imperiale, come non iscrisse allora al senato per ottenerne l'approvazione? Si può perciò dubitare del racconto di Capitolino, ed anche di altre particolarità ch'egli aggiugne. Cioè che non potendo Gordiano sofferire di esser trattato con tanta alterigia dal nuovo suo collega Filippo, uomo vilmente nato dalla pessima gente degli Arabi[Capitolin., in Gordiano III. Aurelius Victor, in Epitome. Zosimus, Hist., lib. 1, cap. 18.], e salito colle sue furberie tanto alto, quando esso Gordiano era di nobilissima schiatta romana, nipote d'imperadori, ed imperadore prima di lui: montò un dì sul tribunale, assisto daMezio Gordianosuo parente, creato prefetto del pretorio, e fece un'aringa ai soldati, sperando d'indurli a deporlo, con rappresentare loro la stomachevole ingratitudine di costui. Furono gettate al vento le di lui parole, perchè prevaleva la fazion di Filippo. Fece istanza che fosse eguale fra loro l'autorità, ma ne pur questo ottenne. Si ridusse a chieder di usar solamente il titolo di Cesare: poi di esser prefetto del pretorio; ed in fine di calcare almeno il posto di uno de' generali, purchè fosse salva la sua vita. Pareva che Filippo si mostrasse inclinato a quest'ultimo partito; ma, riflettendo che un dì o l'altro potrebbe risorgere l'amore portato dal senato e popolo romano, anzi da tutto l'imperio, a questo giovane principe, e che i soldati, ora adirati contro di lui per la fame, non istarebbono sempre del medesimo umore; fece venire alla presenza sua il misero giovane, spogliarlo ed ucciderlo. Certamente non si accorda questo racconto di Capitolino coll'amore ch'egli dice portato da tutti e dai soldati medesimi a Gordiano. E se Filippoera già imperadore, perchè non provvide tosto alla fame dell'armata? Più perciò verisimile sembra che Filippo fosse non imperadore, ma bensì tutore di Gordiano in luogo di Misiteo, e ch'egli di poi barbaramente all'improvviso il privasse di vita. Giuliano Apostata presso Ammiano Marcellino[Ammianus, lib. 23, cap. 54.]in una sua aringa scrive, che avendo Gordiano data presso Resena, città dell'Osroena, una rotta al re persiano, se ne tornava vittorioso, quando fu oppresso daFilippo prefettodel pretorio. Non dice da Filippo già creato imperadore. Anche Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]lasciò scritto, che trovandosi Gordiano fra Nisibi e Carre, Filippo fraudolentemente lasciò affamare l'esercito, con disegno di abbattere Gordiano, quasichè per colpa di lui avvenisse quel disordine, e di salir egli poscia sul trono: il che gli venne fatto, con restare scannato l'infelice Gordiano. Sembra più verisimile il racconto di questi ultimi scrittori. Pare che la di lui morte accadesse verso il principio di marzo, correndo il sesto anno del suo imperio. Una o due medaglie[Occo et Mediobarbus, Numism. Imper.]parlano della di luitribunizia podestà VII, il che, secondo i conti del Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], basta a far credere che egli toccasse l'anno settimo dell'imperio. Ma queste possono essere state battute prima che si sapesse la di lui morte in Europa; però il punto non è chiaro, siccome ancora resta dubbiosa la di lui età, che alcuni fanno di diecinove anni, ed altri fino di ventitrè. Fu poi onorevolmente seppellito nel luogo della sua morte il di lui corpo. Eusebio[Eusebius, in Chron.]scrive che questo fu portato a Roma. Accordogli il senato gli onori divini. Lo stesso Filippo, per farsi credere innocente del sangue di lui, l'onorava sempre col titolo di divo. Coloro che l'uccisero, tutti poi, per attestato di Capitolino, perirono di mala morte, e vedremo a suo tempo che nonandò esente dai gastighi di Dio l'infedele ed ingrato Filippo. Fiorirono sotto Gordiano,Censorino, che scrisse delGiorno Natalizio, edErodianostorico, della cui storia mi sono servito in addietro, oltre ad altri scrittori, de' quali son perite le memorie. Di Filippo, che succedette nel romano imperio, mi riserbo di parlare all'anno seguente.
Consoli
Marco Giulio Filippo AugustoeTiziano.
Il secondo console, cioèTiziano, verisimilmente quegli è che vien chiamato in una iscrizion del Fabretti[Fabrettus, Inscript., pag. 119.]Caio Messio Aquillio Fabio Tiziano. Il Relando[Reland., in Fast. Consul.]e il padre Stampa[Stampa, Fast. Consul.], fidandosi di una iscrizione del Gudio, gli danno il nome diGiunio Didiano, o siaTiziano. Per me non oserei fabbricare coi materiali a noi lasciati dal Gudio. Trovasi ancora in un'iscrizione del Grutero[Gruterus, Inscript., pag. 407, n. 8.]Fabio Tiziano Console. A cagion di tale incertezza ho io posto il solo cognome. Da che nell'anno precedente, dopo l'assassinio fatto a Gordiano (e non prima, come sembra più probabile),Marco Giulio Filippofu proclamato Imperadore Augusto dall'armata romana, significò egli con sue lettere al senato di Roma l'assunzione sua al trono, con fingere morto di malattia Gordiano[Capitolin., in Gordian. III.]. Il senato, già avvezzo a cedere alla forza ed usurpazione de' soldati, chinò il capo, ed accettollo. Era sua moglieMarcia Otacilia Severa, così nominata nelle medaglie[Vaillant et Mediobarb., in Numismat.], a cui fu dato il titolo d'Augusta. Aveva egli anche un figliuolo che, secondo AurelioVittore[Aurelius Victor, in Brev.], era chiamatoCaio Giulio Saturnino, ma nelle iscrizioni e nelle medaglie comparisce col solo nome paterno diCaio Giulio Filippo, dichiarato immantinenteCesaredal padre. Eusebio Cesariense[Euseb., Histor. Eccles., lib. 6, cap. 36.], seguitato poi da san Girolamo, da san Giovanni Grisostomo, da Paolo Orosio e da altri, scrisse essere fama che amendue iFilippi, padre e figliuolo, fossero cristiani, e i primi Augusti che professassero la fede di Gesù Cristo. In pruova di che narra che, venuto l'imperadore Filippo ad Antiochia per la festa di Pasqua, volendo egli intervenire la notte avanti alle sacre funzioni della Chiesa colla moglie Otacilia, san Babila vescovo di quella città, consapevole dell'eccesso commesso contra del suo legittimo principe, animosamente li rispinse, protestando che non entrerebbono in chiesa, se non faceano la confession de' lor falli e non prendeano luogo fra i pubblici penitenti: il che da loro fu con somma umiltà eseguito. Ma l'autorità per altro grande d'Eusebio e degli autori sopraccitati non ha ottenuto dai critici degli ultimi tempi che se gli creda in questo. Pare che fin Zonara[Zonaras, in Annalibus.]ne dubitasse a' suoi dì. Il tradimento fatto da Filippo a Gordiano non convien mai ad un cristiano. Per ciò giudiziosamente il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.]coll'autorità di Origene osservò ch'egli almeno ne' principii del suo imperio non potè professar la religion di Cristo. Oltre di che, Lattanzio, contemporaneo di Eusebio, Sulpicio Severo, Teodoreto ed altri hanno riconosciuto che Costantino il Grande fu il primo che abbracciasse la fede cristiana. Quel sì, che ragionevolmente si può credere, e l'afferma anche san Dionisio vescovo d'Alessandria, furono i due Filippi molto favorevoli ai cristiani, e crebbe di molto sotto di loro la Chiesa di Dio. E chi sa che laAugusta Otacilia non fosse quella che nudrisse nel marito sì buon cuore verso la santa religion de' cristiani? È perita la vita dei due Filippi, che verisimilmente fu scritta da alcuno degli scrittori della Storia Augusta; laonde poco abbiamo di lui per meglio conoscere il sistema delle sue operazioni. Ora noi sappiamo da Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]che Filippo fece pace con Sapore re della Persia; ed è privo di verisimile ciò che narra Giovanni Zonara[Zonaras, in Annalibus.], cioè ch'egli comperò questa pace con cedere al re persiano la Mesopotamia e l'Armenia, ma che, mormorando non poco i Romani di questo, egli poi difese e conservò quelle provincie. Sapore, già vinto da Gordiano, vedea minacciata fin la sua capitale, nè è credibile che in un trattato riportasse cotali vantaggi. Che questa pace esigesse qualche tempo per conchiuderla, si può giustamente immaginare; e però sembra conchiusa in questo, e non già nell'antecedente anno. Quando poi fosse da credere il fatto attribuito a san Babila vescovo d'Antiochia, ed accaduto nel tempo della Pasqua, la quale nell'antecedente anno cadde nel dì 14 d'aprile, si avrebbe assai argomento di credere che Filippo dalle vicinanze di Ctesifonte non potesse arrivare a quel tempo in Antiochia, e sarebbe da riferire all'anno presente il suo arrivo ad essa città. Ma quel fatto, per le cose dette, ha ciera di favola. Che poi Filippo, mossosi dalla Soria, arrivasse nell'anno precedente a Roma, se lo persuase il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], ma senza pruove sicure. Le monete rapportate dal Mezzabarba[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]sembrano piuttosto indicare ch'egli vi giugnesse nell'anno presente, sotto il quale appunto altro non so io riferire, se non la suddetta pace, e l'aver Filippo fatto il viaggio assai lungo dalla Soria a Roma.
Consoli
PresenteedAlbino.
Da che fu giunto Filippo a Roma, ben sapendo, altro non meritar le azioni sue che l'odio universale[Zosimus, lib. 1, cap. 19.], si studiò in tutte le forme di guadagnar l'affezione delle milizie e del senato. Nelle monete[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]dell'anno precedente si parla della sualiberalità, e Zosimo attesta ch'egli con gran profusione d'oro rallegrò l'avidità de' soldati. Al senato romano parlò con somma benignità, promettendo gran cose; e certo quel poco che resta di notizie a lui spettanti, ci rappresenta ben questo principe ambizioso ed anche superbo, ma non già crudele. Parlava egli sempre di Gordiano con onore, nè alcun oltraggio mai fece alle di lui statue e memorie. Solamente abbiamo da Capitolino[Capitolinus, in Gordiano seniore.]che la magnifica casa diGneo Pompeo, posseduta daiGordiani, fu occupata sotto Filippo dal fisco imperiale. Tuttavia, non fidandosi de' Romani, i principali impieghi conferiva egli ai proprii parenti. Per questo diede il comando dell'armi in Soria aPriscosuo fratello, e quello della Mesia e Macedonia aSeverinopadre di sua moglie, persone poco atte a farsi ubbidire e rispettare: il che influì col tempo alla di lui rovina. Credettero il Mezzabarba[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]e il Bianchini[Blanchinius, ad Anastas.]che Filippo in quest'anno rompesse la pace co' Persiani, e non deponesse l'armi, se non dappoichè la Mesopotamia e l'Armenia furono restituiteal romano imperio. Ma, siccome vedemmo, questa partita è presa di peso da Zonara, storico di poca esattezza. Era la potenza de' Persiani tale da non lasciarsi far paura da grosse armate, non che dalle poche milizie che furono lasciate allora di guarnigione nella Soria. Però questa guerra seconda col re di Persia siam dispensati dal crederla vera. Quel sì, che sopra buon fondamento si truova appoggiato, ma che io non so dire se appartenga all'anno presente o pure al seguente, si è il movimento de' Carpi, popoli barbari forse dalla Sarmazia[Zosimus, lib. 1, cap. 20.]. Costoro, fatta un'irruzione da' luoghi vicini al Danubio, portavano la desolazione in quelle parti. Filippo, per farsi credito co' Romani, in persona passò colà con un buon esercito, e venuto con quei Barbari alle mani, gli sconfisse. Ritiraronsi molti d'essi in un castello, a cui fu posto l'assedio. Ma raccolte di nuovo le lor forze, tentarono un altro combattimento, che non fu per loro più felice del primo, per l'empito de' Mori militanti nell'armata romana. Però fecero istanza di pace e lega: al che avendo, senza farsi molto pregare, acconsentito Filippo, restituita la quiete a quelle provincie, se ne ritornò tosto a Roma. Alcune medaglie, portate dal Mezzabarba[Mediob., Numism. Imper.]sotto il presente anno, parlano di unaallocuzionefatta da Filippo all'esercito, e di una suavittoria, che ragionevolmente si può riferire alla suddetta impresa. Ma io non me ne assicuro, perchè in un'iscrizione del Fabretti[Fabrettus, Inscript., pag. 687.], spettante all'anno seguente, Filippo Augusto è chiamatoproconsole: titolo dato agl'imperadori allorchè erano in qualche spedizion militare.
Consoli
Marco Giulio Filippo Augustoper la seconda volta eMarco Giulio Filippo Cesare.
Il giovaneFilippo, figliuolo di Filippo Augusto, che procedette console col padre in quest'anno, non era cheCesarenelle calende di gennaio. Fu di parere il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.]ch'egli dipoi in questo medesimo anno fosse dichiarato collega dell'imperio da esso suo padre, cioèImperadore Augusto. Molta oscurità s'incontra nella storia di questi tempi, e crescono ancora per cagione di marmi finti e di medaglie false, o non assai attentamente lette. Se noi prestassimo fede ad una iscrizione del Gudio, rapportata anche dal Relando[Reland., Fast. Consul.], il giovane Filippo nè pure nell'anno seguente era fregiato del titolo d'imperadore, usando il solo di Cesare, leggendosi ivi: IMP. CAES. PHILIPPO III. ET IVLIO PHILIPPO CAESARE II. COS. Ma cento volte ripeterò che le merci del Gudio non ci possono servire per iscorta sicura all'erudizione. Lo Spon[Spon, Miscellan. Erudit., pag. 244.], il Bellorio e il Fabretti[Fabrettus, Inscription., pag. 687.]ci han fatto vedere un decreto emanato in favore de' soldati dell'armata navale del Miseno, in cui Filippo il padre vien detto IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPVS PIVS FELIX AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII. CONSVL. III. DESIG. P. P. PROCONSVL; e il figliuolo IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPUS PIVS FELIX AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII. COS. DESIGNAT. P. P. Più sotto si legge IMP. M. IVLIO PHILIPPO COS. DES. III. ET IMP. M. IVLIO PHILIPPOCOS. II. DES. COS. Sarebbe da desiderare che avessimo più iscrizioni dei due Filippi, per confrontarle insieme ed assicurarci che niun inganno s'incontri nelle memorie antiche o credute antiche. Da questo monumento, fatto mentre correa laquarta tribunizia podestàdi Filippo seniore, cioè nell'anno presente, deducono alcuni che il giovane Filippo, subito che fu creatoCesare, ottenne dal padre lapodestà tribunizianell'anno 244, e ch'egli nel presente fu promosso al sommo grado d'Imperadore Augusto. Ma il padre Harduino avrebbe trovato da dir contra di tal decreto, perchè, secondo lui, non si comunicava ad altri, ed era ritenuto per sè dall'imperador seniore il grado dipontefice massimo, che pur qui si mira goduto anche daFilippo juniore. Potrebbe parimente comparir della confusione nell'appellar essoFilippoCOS. II. DES. COS., benchè sia certo ch'egli fu console per la prima volta in quest'anno, e disegnato console per la seconda nel seguente. Certamente può credersi non assai esattamente copiato quel decreto, e tanto più perchè con esso convien confrontarne un altro simile, che si legge nella mia Raccolta[Thesaurus Novus Inscript., pag. 362, n. 1.], ed appartiene all'anno seguente. Quivi anche ilgiovane Filipposi trova appellatoAugusto, ciò servendo a farci riconoscere per falsa l'iscrizione del Gudio. SimilmenteFilippo junioreporta il titolo dipontefice massimoal pari del padre; e però cade a terra la regola proposta dal padre Harduino. Quivi inoltre si dà al medesimo Filippo juniore laseconda tribunizia podestà, e, per conseguente, l'ottenne egli nell'anno presente, allorchè fu promosso alla dignità imperatoria, e non già allorchè venne creatoCesare, come voleva il padre Pagi. Con tal notizia s'accordano ancora varie monete rapportate dal Goltzio, e indarno credute false da esso, perchè discordi dalla sua opinione. Un riguardevol punto di storia è l'essersi sottoiFilippi Augusticelebrato l'anno millesimo della creduta fondazion di Roma, ma senza che apparisca chiaro se a questo anno o pure al seguente si debba riferire la gran festa, di cui fanno menzione gli storici antichi. Io ne parlerò al seguente anno. Abbiamo da Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Breviar.]che Filippo fece fare di là dal Tevere un lago, perchè quel paese penuriava troppo d'acqua. Ciò verisimilmente succedette in questi tempi.
Consoli
Marco Giulio FilipposenioreAugustoper la terza volta eMarco Giulio FilippojunioreAugustoper la seconda.
Due son l'epoche della fondazion di Roma; l'una di Marco Varrone, secondo la quale nell'anno precedente correva l'anno millesimo d'essa fondazione; l'altra dei Fasti capitolini, e secondo questa cominciava a correre nel presente anno esso millesimo. Il giorno natalizio di Roma comunemente si credeva il dì 21 aprile. Fuor di dubbio è che questo millesimo s'incontrò sotto l'imperio dei due Filippi Augusti, e fu con somma magnificenza di giuochi e solazzi solennizzato. Stimarono il cardinal Noris[Noris, Epist. Consul.]e il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.]cominciato questo millesimo nell'aprile del precedente anno; il Petavio[Petavius, de Doctrin. Temp.], il Mezzabarba[Mediobarb., in Numismat. Imper.], il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], il Bianchini[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothec.]e il Relando[Reland., in Fast. Consular.]riferirono esso millesimo all'anno presente. Si credono alcuni di poter conciliare insieme queste due opinionicon dire, ma senza pruova, che essendo durata la solennità dal dì 21 aprile dell'anno precedente sino al dì 21 d'esso mese del presente anno, si verifica che in amendue i suddetti anni si celebrò l'anno millesimo della fondazione di Roma. Contuttociò, se noi miriam le monete[Mediob., in Numismat. Imperator.]rapportate dai varii scrittori, ci sembrerà accostarsi più al vero l'opinione di chi mette il principio d'esso millesimo nell'anno presente, perciocchè igiuochi secolarie ilsecolo millenarioson qui enunziati colla tribunizia podestà V di Filippo seniore, cominciata nel marzo di quest'anno, e mentr'egli esercitava ilterzo consolato, che parimente significa l'anno presente. Niuna memoria di ciò si trova nelle monete battute, correndo la quarta tribunizia podestà di Filippo. E però quando non si pruovi che tutte le feste allora fatte si ridussero ai soli ultimi giorni dell'anno millesimo, a noi resta giusto motivo di credere cominciato esso anno nell'aprile del presente. Abbiamo da Zosimo[Zosimus, Histor., lib. 2, cap. 5.]la descrizione de' giuochi secolari, e da Capitolino[Capitolinus, in Gordiano III.]la notizia degli animali forestieri che comparvero nei combattimenti fatti allora nell'anfiteatro e nel circo: cioè elefanti XXXII, alci X, tigri X, leoni mansueti LX, un cavallo marino, un rinoceronte, X lioni bianchi, X cammelopardali, X asini selvatici, XL cavalli fieri, ed innumerabili altri diversi animali. Servì questa gran folla di fiere ai divertimenti del popolo romano, oltre ai giuochi circensi, ed oltre a mille paia di gladiatori mantenuti dal fisco. Eusebio[Euseb., in Chronic.]anch'egli racconta che in questa solennità furono uccise innumerabili bestie nel circo magno, e che nel campo Marzio per tre dì e tre notti si fecero i giuochi teatrali. Aggiugne dipoi che in esso anno millesimo bruciò in Roma il teatro di Pompeo, e l'edifiziochiamato Cento Colonne, sontuoso portico di quella incomparabil città. In Roma pagana, anzi dovunque dominava la falsa religion degli dii viziosi[Aurelius Victor, in Breviar.], si lasciava da molti secoli il passaporto a quell'infame vizio per cui Sodoma e Gomorra perirono. V'erano abbominevoli scuole di questo, e il fisco ne ricavava un tributo. Avea tentato, siccome già osservammo, anche il buon imperadore Alessandro di rimediare a questa infamia. Non meno di lui fece conoscere l'Augusto Filippo il suo buon genio, perchè con editto pubblico vietò questa nefanda lussuria. E contuttochè Aurelio Vittore confessi l'obbrobriosa corruzion de' Romani gentili, con aggiugnere che la proibizione, in vece di estinguere tal pestilenza, maggiormente l'attizzò, dovuta nondimeno è la sua lode a questo imperadore, siccome quegli che dal canto suo non lasciò di perseguitare il vizio, ancorchè gli mancassero poi le forze e il tempo per isradicarlo.
Consoli
Marco Emilianoper la seconda volta eGiunio Aquilino.
Cominciarono a sconcertarsi, se non nell'anno antecedente, certo nel presente, gli affari di Filippo imperadore, non già per colpa di lui, perchè era buon uomo, nè facea male ad alcuno, e però fu creduto da alcuni che fosse cristiano; ma per le gravi imposte, motivo sempre di doglianze ai popoli, e perchè i governatori ed uffiziali da lui posti nelle provincie, o non sapeano governare, o troppo voleano governare; perlochè erano odiati dai soldati e dai popoli. Essendo governatore della SoriaPriscofratello diFilippo Augusto, e rendutosi egli oramaiinsoffribile, si fece in quelle parti una sedizione[Zosimus, lib. 1, cap. 20.], e fu proclamato Imperadore un certoPapiano, di cui perì tosto la memoria, perchè fu ucciso. Fa menzione Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Breviar.]sotto l'imperio di Decio successor di Filippo di unJotapianoche aspirò all'imperio in quelle parti, per essere, diceva egli, parente di Alessandro. Verisimilmente costui è il medesimo che presso Zosimo porta il nome diPapiano, e come un fungo fece la comparsa d'imperadore sotto Filippo. Ne' medesimi tempi nella Mesia e Pannonia, governate allora daSeverianosuocero di Filippo, succedette un'altra sedizione, per cui alquanti di quei popoli e soldati acclamarono Imperadore un certoMarinocenturione, o qualche cosa di più in quelle armate, che si crede chiamato in alcune medaglie (se di sicura antichità, non so)Publio Carvilio Marino[Goltzius et Mediobarb., in Numism. Imp.]. Portate queste nuove a Roma, alterossi forte l'Augusto Filippo, sì pel timore che l'incendio crescesse, e sì perchè amava la quiete per sè stesso, e la lasciava godere agli altri. Andossene al senato per pregarlo di aiuto in sì gravi congiunture, e disse ancora, se dispiaceva il suo governo, di esser pronto a deporre l'augusto suo ministero. Parevano legate le lingue di cadaun senatore, ma in fineDecio, un di essi, per nobiltà di sangue e per molte belle doti personaggio assai riguardevole, si alzò e disse che non v'era motivo di tremare per quelle novità, perchè fatte da persone mancanti di nobiltà, di seguito e di mezzi per sostenersi; e che perciò avesse un po' di pazienza, perchè non tarderebbono a svanire quei fantasmi d'imperadori. Così fu: anche aMarinos'intese fra poco tolta la vita. Ma non cessando in Filippo la paura di altri simili sconcerti, perchè sapea quanto mal animo nudrissero i soldati verso dei loro uffiziali, gli caddein mente di spedir nella Mesia e Pannonia per governatore un uomo di vaglia, e mise gli occhi addosso al suddettoDecio. Questi si scusò per quanto potè; ma cotanto Filippo il pregò, e quasi lo sforzò, che, benchè contra sua voglia, accettò quell'impiego, ed andò[Zosimus, lib. 1, cap. 21.]. All'arrivo suo rimasero ben confuse e turbate quelle milizie, giudicando non per altro essere stato mandatoDeciocolà che per dare un esemplar gastigo a chi avea avuta mano nella ribellione. Furono a consiglio, e tanto per esentarsi dal di lui rigore, quanto per precautarsi all'avvenire, determinarono di crearImperadoreil medesimoDecio, in cui riconoscevano tutte le doti convenevoli per sì eccelsa dignità. Se senza saputa di lui, Dio lo sa. Presentatisi dunque all'improvviso a Decio, con alte voci lo acclamarono Imperadore, e gli misero addosso la porpora. Non mancò egli di fare ogni possibil resistenza a questa novità, parlando, per quanto si crede, di cuore, a fine di scuotere quella nobilissima sì, ma pericolosa soma; nulladimeno per le minaccie de' soldati, che misero mano alle spade, gli convenne quetarsi.
Per attestato di Zonara[Zonaras, in Annalib.], scrisseDeciodelle lettere segrete aFilippo, adducendo in sua scusa la violenza a lui fatta, ed assicurandolo che verrebbe a Roma, e deporrebbe la porpora. Ma Filippo Augusto punto non si fidò di queste parole, credute da lui trappole, perchè persuaso che Decio avesse tramata d'accordo la ribellione ed esaltazione sua[Aurelius Victor, in Breviario.]. Raunata perciò una poderosa armata, ancorchè la sua età e la poca sanità potessero dissuadergli l'andare, pure, lasciato il figliuolo Augusto al governo di Roma, s'inviò in persona contra di Decio, il quale colle sue soldatesche s'era già messo in viaggio alla volta dell'Italia. Restarono in Roma tantipretoriani che bastassero alla difesa del figlio[Eutrop., in Epitome Histor. Roman.], Incontraronsi le due nemiche armate nelle campagne di Verona; superiore era di numero e di forze quella di Filippo; ciò non ostante, il valore e la buona condotta di Decio fecero piegar la vittoria in suo favore. Zosimo e Zonara scrivono che nel calore di quella battaglia restò uccisoFilippo; Eutropio, Aurelio Vittore ed Eusebio[Eusebius, in Chronic.]il fanno trucidato in Verona, mettendo forse la città per denotare il territorio. Fu inviata la di lui testa a Roma, dove i soldati non tardarono ad uccider anche il giovinettoFilippo Augusto, il quale, per testimonianza di Aurelio Vittore, si trovava allora in età di dodici anni, di naturale sì severo e malinconico, che dopo i primi suoi cinque anni per qualunque spettacolo o facezia non fu mai veduto ridere; e perchè ne' giuochi secolari avea osservato il padre imperadore sbardellatamente ridere, con volto corruccioso il guatò. Spropositato racconto è quello della Cronica Alessandrina[Chronicon Paschale, tom. II Histor. Byzantin.], dove si narra che il giovine Filippo, rappresentato vivente anche sotto Gallo e Volusiano, con felicità fece molte guerre, finchè combattendo contra ai Gepidi cade da cavallo, e si ruppe una costa: laonde portato a Roma, quivi terminò i i suoi dì in età di quarantacinque anni. Ma io ho osservato altrove[Antiquit. Italicar.]che abbiam quella cronica di mano di Andrea Darmario greco impostore. Forse in vece diFilippo, si dee scrivereDecio juniore, benchè nè pur ciò si accordi colla vera storia. Si accorda bensì colla verità quanto è ivi scritto intorno all'avere Filippo seniore istituite alcune compagnie di giovani scelti per le guardie del corpo. Nella iscrizione da me pubblicata[Thesaur. Novus Inscript., pag. 362.], di cui feci menzione di sopra, si vede che erano diecicoortiappellatefilippiane.L'anno, in cui restò abbreviata la vita a questi due imperadori, è senza fallo il presente: il mese e il giorno sono incerti. Si può stare all'opinione del padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]che mette la lor morte circa il mese di luglio, giacchè abbiamo una legge diFilippo, data nel dì 19 di giugno sotto questi consoli, e un'altra di Decio suo successore, data nel dì 19 di ottobre parimente nel presente anno. Parlerò di essoDecionell'anno seguente. Nè si dee tacere che, regnando i due Filippi Augusti[Euseb., Hist. Eccles., lib. 6, cap. 41.], si suscitò in Alessandria, probabilmente nell'anno precedente, una persecuzione contra de' cristiani, mossa non già per ordine o editto alcuno di essi imperadori, ma per la malignità di que' cittadini pagani, facili ai tumulti, e che miravano sempre di mal occhio i seguaci di Gesù Cristo. Ne fa menzionesan Dionisio, vescovo celebre di quella gran città, che fioriva in questi tempi, siccome ancora fiorìOrigene, scrittore di gran nome, ma non egualmente glorioso nella Chiesa di Dio. In quest'anno ancora, ovvero nel precedente, fu creato vescovo di Cartagine l'insigne martire e scrittore sacrosan Cipriano.
Consoli
Caio Messio Quinto Traiano Decio Augustoper la seconda volta eMassimo Grato.
Essendo perite le vite dei dueFilippi, deiDecii, e diGalloe diVolusiano, già scritte da Trebellio Pollione, la storia di questi tempi resta troppo smunta ed involta in molte tenebre, di maniera che si stenta a distinguere le persone e i fatti d'allora.Decio, che dopo la caduta dei due Filippi restò solo imperadore, si trova ne' marmi e nelle monete appellatoCaio Messio Quinto Traiano Decio. Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 21.], storico pagano e nemico dichiarato de' cristiani, cel rappresenta personaggio di molta nobiltà ed ornato di tutte le virtù. Tale principalmente dovette sembrare a lui, perchè trovò in questo Augusto un fiero persecutore della religion di Cristo. Era egli nato nel borgo di Bubalia o Budalia del territorio di Sirmio nella Pannonia inferiore, il qual luogo ci difficulta di credere tanta nobiltà, quanta gliene dà Zosimo. Secondo Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Breviario.], potea egli allora essere in età di circa quarantasette anni. Anche Eutropio[Eutrop., in Epitome.], pagano al pari di Zosimo, cel descrive per uomo ornato di tutte le virtù, mansueto, placido, che vivea senza fasto, che nell'armi era bravissimo. Quali onorevoli impieghi avesse egli prima esercitati, nol dice la storia. Certo è ch'egli era dell'ordine senatorio. Benchè poi non si sappia con evidenza, pure si tien comunemente che moglie di Decio fosseErennia Etruscilla Augusta, di cui resta memoria nelle medaglie[Mediobarb., in Numismat. Imper.]; e il nome di un figliuolo diDecioserve a confermarlo; imperciocchè il primogenito suo portava il nome diQuinto Erennio Etrusco Messio Decio, e questi fu dal padre Augusto nell'anno precedente fregiato col titolo diCesare. Un altro suo figliuolo, per nomeCaio Valente Hostiliano Messio Quinto Decio, conseguì anch'esso il nome e la dignità cesarea. Che Decio avesse due altri figliuoli appellatiEtruscoeTraiano, l'hanno creduto alcuni, ma senza pruove valevoli a riportarne il comune assenso. OraDecio imperadore, secondo lo stile de' nuovi imperadori, prese il consolato nelle prime calende di gennaio dell'imperio suo. Perchè egli si truova in alcune antiche memorie chiamato CONSUL II, perciò si crede che in alcuno dei precedenti anni egli fosse stato console sostituito.Se alcuna riguardevol impresa, se verun utile regolamento facesse questo novello Augusto ne' primi tempi del suo governo, non v'ha storia, non v'ha iscrizione od altra memoria che ce l'insegni. Quel solo detestabil fatto spettante all'anno presente, di cui s'hanno parecchi insigni contemporanei testimoni nella storia ecclesiastica, fu la fiera persecuzione da lui mossa contro del Cristianesimo, per la quale stranamente restò sconvolta la Chiesa di Dio, ed innumerabili Cristiani lasciarono gloriosamente la vita nei tormenti e sotto le scuri.
Correvano già trentotto anni dopo la morte di Severo imperadore, che i Cristiani universalmente godevano pace, ancorchè non mancassero de' mali ministri e governatori, che or qua or là infierissero contra di chi professava la legge di Cristo. Alcuni degli stessi imperadori erano stati favorevoli a questa santa religione, con essersi per ciò diffusa e mirabilmente moltiplicata per la terra la semente evangelica, e il numero de' fedeli divenuta innumerabile; quando l'imperador Decio, quel descritto sìplacidoda Aurelio Vittore, prese a perseguitar apertamente chiunque nemico si scopriva degl'idoli ed adorava il vero Creatore e Salvatore del mondo, con editti crudeli che furono sparsi per tutto l'imperio romano e più barbaramente eseguiti dove maggior copia di fedeli si trovava. Altro io non dirò di questo gran flagello della Chiesa di Dio, per cui nelle antiche storie e memorie dei CristianiDeciosi acquistò il nome d'uno de' più cattivi principi di Roma. Son da vedere intorno a ciò l'opere di san Cipriano allora vivente, Eusebio Cesariense, Lattanzio, Orosio, gli Annali del Baronio, gli Atti de' Bollandisti e le Memorie del Tillemont. Quel solo che a me conviene di ricordar qui, si è essere stato uno de' primi a far pruova della crudeltà di Deciosan Fabianopapa, il quale nell'anno presente, con ricevere la coronadel martirio, passò a miglior vita. Suo successore nella sedia di san Pietro, ma dopo molte difficultà, fuCornelio, uno dei più insigni pontefici della Chiesa di Dio. IntantoDeciosen venne a Roma, dove altro non si sa ch'egli facesse, se non un bagno, di cui parla Eutropio[Eutrop., Epitome Hist. Rom.]. Ma s'egli mosse guerra al popolo cristiano, Dio permise che nè pur egli godesse, pel poco tempo che visse e regnò, pace nell'imperio. Sotto di lui cominciò a rinvigorirsi la potenza dei barbari, e a rendersi familiari nel romano imperio la sedizione e rivoluzion degli stati. Giordano storico[Jordan., De Rebus Geticis, cap. 19.], corrottamente appellato Giornande, benchè scrittore a cui non mancavano favole, pure si può credere che ci abbia conservata qualche verità in un racconto spettante a questi tempi. Scrive egli adunque cheCnivare dei Goti, avendo diviso l'armata sua in due corpi, spinse il minore contro la Mesia romana; ed egli coll'altro consistente in settantamila combattenti, andò per assediare Eustesio, chiamato Novi, città della Mesia alle rive del Danubio. Ne fu respinto daGallocomandante dell'armi romane. Passò a Nicopoli, città fabbricata da Traiano presso quel fiume; e sopravvenendoDecio imperadore, anche di là fu costretto a ritirarsi. Forse nell'anno precedente, trovandosi Decio Augusto in quelle parti, succedette questa irruzion de' Goti: o pure, se fu nel presente, parrebbe che Giordano col nome di Decio imperadore significar volesseDecio Cesaredi lui figliuolo, il quale verisimilmente fu lasciato o mandato dal padre per opporsi ai tentativi di que' barbari. Passò Cniva il monte Emo, con disegno di assediar Filippopoli, città della Tracia, che alcuni credono fabbricata da Filippo imperadore, ma che più anticamente portò questo nome. Per soccorrere questa città, anche Decio passò l'Emo, evenne a postarsi a Berea. Cniva all'improvviso gli piombò addosso, e gli diede tale spelazzata, che Decio fuggendo si ricoverò in Italia, restando al comando di quell'armiGallo, il quale si studiò di riparar le perdite fatte dai Romani. In alcune medaglie, rapportate dal Mezzabarba[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]sotto questo anno, si truova DACIA CAPTA, DACIA FELIX; ma senza che si sappia qual guerra sia questa, e nè pure se al presente anno o al precedente appartengano queste medaglie.