Consoli
GalloeFlacco.
Nulla di più sappiamo di questi consoli. Ho io prodotta una nobile iscrizione[Thesaurus Novus Inscription., pag. 338.]col C. CALPVRNIO FLACCO, L. TREBIO GERMANO COS., congetturando che questa si potesse riferire all'anno presente, e che quelGermanicoforse sostituito aGallonelle calende di luglio, o pure ne' mesi seguenti. Se sia o non sia ragionevole tal conghiettura, ne giudicheranno i lettori. Al vedere nelle medaglie[Mediobarb., in Numism. Imperat.]di quest'anno, che l'imperador Marco Aurelio preseper la settima volta il titolo d'Imperadore, senza timor di errare, veniamo a conoscere ch'egli riportò qualche vittoria contra de' Barbari. Secondo tutte le apparenze, questa fu la descritta da Dione[Dio, lib. 71.]. Erasi inoltrata l'armata romana nel paese de' Quadi, e vi era in persona lo stesso imperadore. In un sito svantaggioso fu essa ristretta da innumerabil copia di Barbari che presero tutti i passi, senza che i Romani potessero a lor talento dar la battaglia. Eccessivo era il caldo della stagione, nè acqua si trovava in quellaparte. Andavano differendo i Barbari il combattimento sperando di cogliere i nemici snervati ed avviliti per la sete. In fatti, ad un estremo pericolo era ridotta l'armata romana, se un improvviso accidente non avesse provveduto al bisogno. Imperciocchè ecco in un subito annuvolarsi il cielo, e cadere una dirotta pioggia. Ogni soldato allora tutto lieto stese i suoi elmi e scudi per raccoglier l'acqua cadente, abbeverando sè stesso e i cavalli, e tutti si riconfortarono. All'incontro i Barbari, veggendo fallita la loro speranza di vincerli colla sete, e credendoli tuttavia indeboliti pel patimento preceduto, attaccarono la zuffa. Forse anche prima l'aveano attaccata, immaginando troppo spossati i Romani e i lor cavalli, onde non potessero resistere. Generosamente combatterono i Romani rinvigoriti dall'acqua cadente; ma quel che portò loro la vittoria, fu una scappata di fulmini addosso all'esercito barbarico, e un fuoco aereo che cadeva solamente addosso ai medesimi Barbari, confessato miracoloso dallo stesso Dione gentile. In somma rimasero interamente sconfitti i Barbari, liberati i Romani, ed ognuno confessò essere stata prodigiosa così gran vittoria. Era solito Marco Aurelio ad aspettare dal senato il decreto di moltiplicare il titolo d'imperadore, segnale di qualche nuova vittoria. A cagion della suddetta, che riuscì cotanto luminosa, fu egli proclamatoImperatore per la settima voltadal vincitore esercito. Ne scrisse poi egli al senato in occasione di notificargli il felicissimo e mirabil successo delle sue armi: e il senato non solamente approvò il fatto, ma dichiarò anche Faustina Augusta sua mogliemadre degli eserciti.
Ora, conoscendo anche i Pagani per miracoloso il descritto avvenimento, chi fra essi ne attribuì la cagione a un incantesimo di Arnufi mago egiziano, chi ad un altro mago caldeo appellato Giuliano, chi alle preghiere del medesimo Marco Aurelio, come si può vedere pressoDione[Dio, lib. 70.], Capitolino[Capitol., in Marco Aurelio.]ed altri antichi scrittori[Themistius, in Oration. ad Imp. Theodosium. Claudianus, in Sexto Consulatu Honorii.]. E nella colonna Antonina effigiato tuttavia si scorge un Giove che manda pioggia e fulmini nello stesso tempo dal cielo: con che s'avvisarono i Pagani di attribuire tal grazia al loro Giove. Ma è ben più da credere agli antichissimi scrittori, i quali attestano che i Cristiani, militanti allora in gran numero nell'oste di Marco, Aurelio, veggendo il comune periglio, ritiratisi in disparte, colle ginocchia a terra implorarono l'aiuto del vero Dio, ed impetrarono quel miracolo. Che poi vi fosse una legione tutta di Cristiani, ch'essa fosse appellata di Melitene, e venisse poi soprannominata la Fulminatrice, questo è dubbioso, e l'ultimo, secondo le osservazioni degli eruditi, non sussiste punto. Un buon fondamento bensì abbiamo di credere ottenuta quella vittoria per intercession de' Cristiani, asserendolo, per testimonianza di Eusebio[Euseb., Histor. Ecclesiast., lib. 5, cap. 5.], santo Apollinare vescovo di Jerapoli, vivente allora, e Tertulliano[Tertullianus, Apologet., c. 5.]vicino a questi tempi, san Girolamo, san Gregorio di Nissa ed altri antichi. Anzi il suddetto Tertulliano scrive aver lo stesso Marco Aurelio in una lettera al senato romano attribuito questo prodigio alle preghiere de' Cristiani, quantunque ne parlasse con qualche dubbio, per non comparir troppo credulo ad una religione cotanto odiata dagl'idolatri Gentili. Parlasi poi nelle medaglie[Mediobarb., in Numism. Imp.]di qualche vittoria riportata da Marco Aurelio sopra i Sarmati. A quanto si è detto di sopra de' costumi di questo imperadore, si vuol ora aggiungere ch'egli ebbe in uso di tenere delle spie dappertutto, non già[Capitol., in Marco Aurelio.]per far danno altrui, ma solamente per saper ciò che si dicea di lui. Niun caso poi faceadelle sciocche o maligne dicerie e detrazioni che udiva della sua persona. Ma se trovava ben fondata la lor censura, serviva ciò a lui per emendarsi; chè questo era l'unica mira sua. Trovandosi egli appunto a questa guerra, fu informato dei lamenti che facea il popolo romano, per aver condotto via sì gran brigata di gladiatori, de' sanguinosi combattimenti de' quali viveano spasimati i Romani; e per avere ordinato che le commedie, o vogliam dire le buffonerie de' pantomimi, si facessero in ora più tarda, per non impedire i negozii de' mercatanti. Imperciocchè pareva ai Romani, che l'imperadore, con privarli de' consueti divertimenti e sollazzi, li volesse far tutti diventare filosofi. Ora egli mandò ordine, che si facessero gli usati spettacoli, deputando a ciò i nobili, che aveano miglior borsa, e più degli altri poteano rallegrare il popolazzo.
Consoli
Calpurnio PisoneeMarco Salvio Giuliano.
Siccome altrove[Thesaurus Novus Inscript., pag. 338.]ho io accennato, sarebbe da vedere, se questoGiulianoconsole potesse essere il medesimo cheMarco Didio Giuliano Severo, il quale a suo tempo ci comparirà assunto al trono imperiale: giacchè Erodiano attesta ottenuto da lui il consolato prima dell'imperio, e si sa da Sparziano[Spartianus, in Juliano.]aver egli avuto per collega in questa dignitàPertinace, il quale divenne anch'egli imperadore, e forse potrebbe essere stato sostituito aPisonenell'anno presente. Di Pertinace scrive Capitolino[Capitol., in Pertinace.], che egli liberò la Retia e il Norico dai nemici, ed in ricompensa fu disegnatoconsole da Marco Aurelio, senza che se ne sappia l'anno preciso. Ma, per attestato di Dione[Dio, lib. 71.], molti ne mormorarono, perchè egli era bassamente nato. Nulla più resisteva alle armi vittoriose di Marco Aurelio, a cui era riuscito di ridurre in somme angustie i Marcomanni e i Quadi. Avea egli anche messi di presidio ne' lor paesi ventimila armati in siti ben fortificati; e tuttochè quei popoli ricalcitrassero per qualche tempo ancora, pure forzati furono a sottomettersi, coll'impetrare un accordo, in cui si obbligarono di non abitare per certo tratto in vicinanza del Danubio. I Jazigi, già sconfitti dai Romani, finchè poterono, tennero forte, ed imprigionaronoBonadaspere loro, perchè avea inviato dei deputati a Marco Aurelio per trattare di pace. Ma, incalzati sempre più dalla armata de' Romani, si ridussero anche essi ad umiliarsi. Nulla poterono impetrare la prima volta, perchè di loro non si fidava l'imperadore; ma in fine venutoZanticolor nuovo re coi principali della nazione a' piedi di Marco Aurelio, ottenne con alcune condizioni la pace. Una d'esse condizioni era la restituzion de' prigionieri, che ascese a centomila persone, oltre ai fuggiti, morti o venduti. Diedero in oltre a Marco Aurelio ottomila uomini a cavallo di lor nazione, cinquemila de' quali furono spediti nella Bretagna: segni tutti di una gran possanza di que' popoli. Anch'essi furono obbligati ad abitar lungi dal Danubio più ancora de' Marcomanni. Non fecero di meno i Narisci, i Buri, ed altre di quelle barbare nazioni. Tutte implorarono la pace dal temuto Augusto[Capitolinus, in Marco Aurelio.]: e chi si sottomise, chi entrò in lega, chi provvide di soldatesche. A molti di costoro diede egli delle terre nella Dacia, e nella Pannonia, nella Mesia, nella Germania, e gran quantità di Marcomanni rimandò ad abitare in Italia. Ma perchè alcuni dicostoro posti a Ravenna[Dio, lib. 71.]tentarono d'impadronirsi di quella città, a tutti costoro diede poi sussistenza di là dall'Alpi. Tale per certo era la bontà e la equità di questo imperadore, che trattava i nemici stessi, prigioni o sottomessi, come amici. Merita anche d'essere osservato nelle iscrizioni raccolte dal Grutero e da me, che molti soldati portavano il nome diMarco Aurelio. Potrebbe credersi che fossero liberti suoi; ma più probabilmente furono persone di nazioni straniere, che venute al suo soldo meritarono in premio il nome dello stesso imperadore.
Con questa felicità avea l'Augusto Marco Aurelio domate quelle barbare genti, e conseguito per questo il titolo diGermanicoeSarmatico[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]. Era anche dietro a dare un nuovo sistema ai conquistati paesi, meditando di far della Marcomannia e della Sarmazia due provincie romane, governate da pretori o proconsoli romani, quando gli convenne interrompere questi disegni per una noiosa novità occorsa nell'anno presente.Avidio Cassio, di cui s'è parlato di sopra, dopo essere intervenuto alla guerra marcomannica[Vulcat., in Avidio Cassio. Dio, lib. 71.], d'ordine di Marco Aurelio se ne tornò al governo della Siria o sia della Soria, e quivi formò una fiera ribellione. Era egli originario di quel paese: il che diede poi motivo allo stesso Augusto di ordinare che da lì innanzi niuno potesse avere il governo di quelle provincie, ove fosse nato, o dalle quali traessero origine i suoi maggiori. Vulcazio Gallicano, che ne scrisse la vita (se pure autor di essa non fu Sparziano), il vuole far credere discendente da Cassio, uno degli uccisori di Giulio Cesare. Ma non è sì facilmente da prestargli fede, nè lo stesso Cassio in una sua lettera riconosce tale la sua nobiltà. Il medesimo scrittore cel rappresenta per rigoroso esattor della disciplinamilitare, anzi portato alla crudeltà: del che di sopra addussi un esempio. Egli, per ogni menomo trascorso de' suoi soldati, li facea crocifiggere, bruciar vivi, affogare, e a molti de' disertori fece tagliar le mani e le gambe: il che non s'accorda coll'averLucio Veroscritto che Cassio era amato assai dai soldati. Certo è bensì, che egli sempre un dì della settimana facea far loro l'esercizio, e che ogni delizia nel mangiare e nel vestire bandì dai loro quartieri. Gran tempo era, che costui dava a conoscere il suo genio di signoreggiare; altro non facendo che dir male di Marco Aurelio, chiamandolo una vecchierella filosofessa, e di Lucio Vero, appellandolo sciocco lussurioso. Derideva le loro azioni, non istimava le loro lettere. Udivasi in ogni occasione compiangere lo stato presente della romana repubblica, dove più non si mirava l'antica disciplina, dove il principe lasciava andar tutto alla peggio, non gastigava i cattivi, e permetteva che si ingrassassero a dismisura i capitani delle guardie e tutti i governatori delle provincie. Aggiugneva, che se toccasse a lui, saprebbe ben tagliar teste e premiare i buoni, con altre simili bravate: dalle quali fu mosso Lucio Vero Augusto, fin quando andò in Soria ad avvisarne Marco Aurelio, acciocchè si guardasse da uomo sì pericoloso, e provvedesse alla sicurezza propria e de' suoi figliuoli. Marco Aurelio gli rispose, che non trovava nella di lui lettera la grandezza d'animo conveniente ad un imperadore; essere tale il governo suo, che non avea da paventar rivoluzioni; e che quando altramente dovesse essere, il destino non si potea schivare; nè potersi condannare un uomo che non era accusato da alcuno; e però che Cassio dicesse quel che volesse, perchè essendo uomo di gran valore, buon capitano e severo, egli era utile alla repubblica, nè gli si dovea recar nocumento. Terminava poi la sua risposta con queste belle parole:Quanto al procurare la salvezza de' miei figliuoli, avrò più caro di vederli perir tutti, quando Cassio meriti d'esser amato più che essi, e quando importi più alla repubblica la vita di Cassio che la loro.
Ma eccoti che nell'aprile di questo anno il medesimoCassiosi ribellò, assunse il titolo d'Imperadore, e creò prefetto del pretorio colui che gli mise addosso il manto imperiale. Dicono ch'egli con lettere finte facesse credere morto Marco Aurelio, e per consolare i soldati, gli desse nome di Divo. Altri giunsero a scrivere, cheFaustina Augusta[Dio, lib. 71.]era d'accordo con lui, perchè, vedendo il marito malsano, avrebbe poi sposato esso Cassio: frottola, a mio credere, inventata dagli oziosi, e smentita dalle lettere della medesima Faustina: che son riferite dallo storico Vulcazio Gallicano[Vulcat., in Avidio Cassio.]. Imperocchè essa, udita la ribellion di Cassio, secondo l'esempio di Faustina seniore sua madre riferito di sopra, accese il marito a punir costui e i complici, rappresentandogli che se in tal caso non lasciava in disparte la sua troppa clemenza, e non dava un esempio di giustizia, altri si sarebbono animati a tentar lo stesso, e che non era in sicuro la vita de' lor figliuoli. Intanto Cassio, seguitato dalle sue legioni, ebbe tutta la Soria alla sua ubbidienza. Specialmente gli Antiocheni, che assai l'amavano, si dichiararono per lui. Altrettanto fece la Cilicia; e per tradimento diFlavio Calvisiogovernatore, anche l'Egitto. Tertulliano[Tertullianus, ad Scap., cap. 2; et Apologet., cap. 35.]osservò, che niuno de' Cristiani si mischiò in questa ribellione, perchè la legge di Cristo vuol che si onorino anche i principi cattivi, non che i buoni. Avvisato di questa inaspettata turbolenza in Germania l'Augusto Marco Aurelio daPublio Marziogovernatore della Cappadocia, ne dissimulò, per qualche tempo, il suo affanno.Quel che più gli dispiaceva, era di dover venire ad una guerra civile. Divolgatosi poi l'affare, fece una savia aringa alle legioni che l'aveano sì ben servito nella guerra de' Marcomanni; e ne scrisse ancora al senato, parlando sempre non di vendetta, ma di clemenza. Ordinò aCommodosuo figliuolo[Lampridius, in Commodo.]di venirlo a trovare ai confini della Germania, per dargli la toga virile, essendo in uso di darla ai figliuoli degli Augusti da che erano entrati nell'anno quindicesimo della loro età[Capitolinus, in Marco Aurelio.]. Ciò fu fatto, e per tal festa diede un congiario al popolo romano, se pur non falla Capitolino. Trovandosi in una medaglia menzionata lasettima liberalitàdi Marco Aurelio, crede il Mezzabarba[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.], essere ciò un donativo da lui fatto all'esercito germanico nell'occasione suddetta. Ma forse più tardi succedette quel dono. Dichiarato fu ancoraCommodo principe della gioventù. Intanto Marco Aurelio, lasciate ben guernite le frontiere della Germania, diede la marcia alle sue milizie verso la Soria, e tenne poi loro dietro da lì a qualche tempo: sicchè si preparava oramai un'aspra guerra fra lui e il ribellato Cassio. In Roma stessa abbondava lo spavento per timore che Cassio meditasse di venire in Italia, mentre n'era lontano l'imperadore; benchè per questo non si ritenesse il senato dal dichiararCassiopubblico nemico, e di confiscare i di lui beni all'erario della repubblica, giacchè Marco Aurelio nulla volle per sè dei beni di costui.
Ma di corta durata fu questo incendio. Erano appena passati tre mesi e sei giorni da che Cassio avea assunto l'imperio[Dio, lib. 71.], quando essendo egli in viaggio, un centurione per nome Antonio, fedele a Marco Aurelio, incontratolo per istrada, gli diede di un fendente al collo. Non fu mortale la ferita, e sisarebbe salvato Cassio colla fuga presa dal cavallo, se sopraggiunto un decurione non l'avesse finito. Spiccatagli la testa dal busto, questi due uffiziali presero le poste per potarla all'imperadore. Altra particolarità più precisa di questo fatto noi non abbiamo dagli storici, se non che pare seguito qualche combattimento fra i soldati di Cassio e quei diMarzio Vero, governatore della Cappadocia, inviato da Cesare nella Soria[Vulcatius, in Avidio Cassio.]. Fu anche ucciso il prefetto del pretorio, creato da lui, siccome ancoraMetianogovernatore di Alessandria, che avea abbracciato il di lui partito. Capitolino[Capitol., in Marco Aurelio.]il chiama figliuolo di Cassio. Succederono cotali uccisioni senza alcun ordine o saputa di Marco Aurelio, il quale troppa premura avea che non si spandesse il sangue di verun senatore, desiderando di salvar la vita a Cassio stesso, e solamente di potere rinfacciargli la sua infedeltà e ingratitudine. In fatti s'afflisse all'udirlo ucciso per aver perduta l'occasione di esercitar la misericordia. Furono trovate nello scrigno diPudentemolte lettere scritte a Cassio da' suoi parziali.Marzio Vero, dichiarato poi governatore della Soria, tutte le bruciò, con dire che credeva d'incontrar così il genio di Marco Aurelio; e quando pur fosse succeduto il contrario, amava piuttosto di perir solo che di lasciar perir tanti altri[Dio, in Excerptis Valer. Ammianus, Histor., lib. 21.]. Ma più costante fama fu, che portate quelle lettere a Marco Aurelio, senza volerle dissuggellare, le gettò nel fuoco per non conoscere alcuno de' suoi insidiatori, o per non essere, suo malgrado, forzato ad odiarli. Lo stesso fece allorchè gli fu portato il processo formato contra di Cassio, nè volle vedere la di lui testa, avendo comandato di seppellirla, prima che arrivasse chi gliela portava. Nè qui si fermò la di lui clemenza. Si guardò egli dall'imprigionare, o farmorire alcuno de' senatori denunziati di aver tenuta mano a cotesta ribellione[Vulcatius, in Avidio Cassio.]. E perciocchè il senato seguitò dipoi le ricerche e i processi contra di tutti i complici, e molti ne condannò, Marco Aurelio, non coll'ipocrisia di Tiberio, ma colla sua sincera umanità, scrisse dalla Asia, dove il vedremo andare, ad esso senato, pregandolo e scongiurandolo di usar piuttosto l'indulgenza che il rigor contra de' delinquenti, e di non condannar a morte chicchessia, e massimamente chi fosse dell'ordine senatorio o equestre:perchè egli desiderava questa gloria al suo regno, che in occasion di ribellione niuno, fuori del calore del tumulto perdesse la vita.Aggiungeva,che avrebbe anzi voluto, se fosse stato possibile, richiamar dal sepolcro gli estinti[Dio, lib. 71.]; e chiudeva in fine tal preghiera con dire,che se altrimenti avessero fatto per conto di alcun senatore o cavaliere, si aspettassero di vedere ancor lui in breve morire.In effetto, a riserva di pochissimi centurioni decapitati, gli altri colpevoli furono solamente gastigati coll'esilio.Flavio Calvisiogovernator dell'Egitto, benchè partigiano dichiarato della ribellione, fu relegato in un'isola, nè solo ebbe salva la vita, ma anche i beni.
Perdonò Marco Aurelio alla moglie, ai figliuoli, al genero di Cassio, ancorchè sapesse che aveano sparlato di lui. Il soloEliodorofu relegato in un'isola. Agli altri figliuoli di Cassio volle che fosse conservata la metà de' beni paterni e materni, con facoltà di andare dovunque loro piacesse (probabilmente lungi da Roma e fuori d'Italia), colla giunta ancora di molti regali, e con divieto di ingiuriarli o rimproverarli per cagion della loro disgrazia. Così poterono essi con sicurezza e comodo vivere da lì innanzi non come figliuoli d'un tiranno, ma come senatori romani, finchè il bestialCommodo, figlio di Marco Aurelio, sottopretesto d'una congiura, li condannò col tempo ad esser bruciati vivi. Nè andò molto, che Marco Aurelio fece anche richiamar dall'esilio parecchi banditi per questa turbolenza. In somma, ad altro non servì la ribellione di Cassio, che a far maggiormente risaltare la grandezza d'animo e l'incomparabile bontà di Marco Aurelio. Molti nulladimeno vi furono che disapprovarono cotanta indulgenza, perchè era un dar ansa di far del male ad altri, nè era sicura la vita di lui nè di suo figliuolo. Ed uno fra gli altri vi fu che disse allo stesso Augusto:Ma come sarebbe andata, se Cassio avesse vinto?Al che egli rispose:Io non ho sì poco timor degl'iddii, nè vivo in maniera che Cassio avesse da vincere[Vulcat., in Avidio Cass.]. Meritava bene un principe tale di conoscere il vero Dio, giacchè egli avea tanta fiducia nei falsi. E qui si metteva egli a dire,che niun de' principi precedente uccisi v'era, che non sel fosse meritato. Così Caligola, Nerone, Ottone e Vitellio. Galba anch'esso era perito per la sua avarizia.Nel testo di Vulcazio Gallicano v'ha, che egli disse lo stesso di Pertinace: errore massiccio che non può venir dallo storico, ma da qualche saputello, che vi fece quella giunta, perchèPertinacevenne dipoi. Aggiugneva,che non Augusto, non Trajano, Adriano ed Antonio Pio suo padre erano stati sopraffatti dai ribelli o dai congiurati, perchè non si lasciarono mai sopraffare dai vizii.A picciole giornate finalmente marciò l'Augusto Marco Aurelio, con pensiero d'andar in Soria. Per viaggio intese la morte di Cassio, e per viaggio scrisse al senato quanto s'è detto di sopra[Vulcat., in Avidio Cassio.]. Da una lettera ch'egli inviò aFaustina, sua moglie, e dalla risposta di lei, si può raccogliere ch'eglifece la via d'Italia, e venne ad Albano e a Capoa, senza apparire che entrasse in Roma. Gli stava probabilmente a cuore di non interrompere l'incominciato cammino; e in fatti con essa sua moglie e col figliuoloCommodo Cesarelo continuò, imbarcatosi, come credono alcuni, nella flotta del Miseno. Vogliono il cardinal Noris e il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], che nell'agosto di quest'anno, mentre Marco Aurelio tuttavia era in Campania, per le istanze del senato conferisse ad esso suo figlio la potestà tribunizia. Scrittori di tanta autorità si possono seguitare a chiusi occhi. Nulladimeno potrebbe restar qualche sospetto, che più tardi succedesse questo fatto. Certo è che dopo avere il senato ricevuta la lettera d'esso Augusto, sì piena di clemenza verso i partigiani della ribellione cassiana[Vulcat., in Avidio Cassio.], proruppe in allegre acclamazioni verso di lui, chiedendo, fra l'altre cose, che assicurasse l'imperio al figliuolo, e che gli concedesse la tribunizia podestà. Quando e dove fosse scritta quella lettera, non si sa. Da essa impariamo che già alcuni erano stati relegati nell'isole, altri banditi, e seguite altre condanne; e i processi esigevano del tempo e notizie ed esami dalla Soria. Però sembra scritta la lettera, dappoichè l'imperadore era giunto in Levante. E tanto più, perchè Dione[Dio, lib. 71.]assai chiaramente mostra averla egli scritta, dappoichè l'AugustaFaustinaera morta; e questa senza fallo, siccome dirò, mancò di vita mentr'egli era in Asia. Ecco dunque sufficiente motivo di sospettare che non sia tanto sicura l'opinion de' suddetti critici, e potersi dubitare cheCommodoottenesse quella insigne prerogativa alquanto più tardi.
Consoli
Tito Vitrasio Pollioneper la seconda volta eMarco Flavio Aproper la seconda.
Già dissi passato in Oriente l'Augusto Marco Aurelio nell'anno precedente per dar sesto agli affari sconvolti della Soria e dell'Egitto a cagion della ribellione di Cassio. Era egli giunto ad un borgo chiamato Halala nella Cappadocia, a piè del monte Tauro[Antoninus, in Itinerario. Cellarius, in Geograph.], borgo poscia da lui popolato con una colonia, e fatto divenire una città, cui diede il nome di Faustinopoli. Quivi presa da mortal malattia sua moglieAnnia FaustinaAugusta minore, finì i suoi giorni, e fu attribuita la sua morte alla gotta, male, a cui era soggetta. Dione[Dio, lib. 71.], intestato ch'essa avesse parte nella sollevazion di Cassio, dubitò ch'ella medesima si lasciasse morire per paura d'essere scoperta complice di quella ribellione: sospetto, come già vedemmo, insussistente e privo affatto di verisimiglianza. Il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]la fa defunta nell'anno precedente. Il Petavio[Petavius, de Doctrin. Temp.], il Mezzabarba[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]ed altri nell'anno presente. Non è facile il decidere tal quistione. Solamente abbiamo da Filostrato[Philostr., in Sophist., lib. 27.]nella vita di Erode Attico, che Marco Aurelio rispondendo benignamente alla lettera scrittagli da esso Erode, di cui parlammo all'anno 173, esprimeva il suo dolore per la recente morte diFaustina Augusta, dicendo ch'egli si trovava a quartier d'inverno colle soldatesche che l'accompagnavano: il che può convenire al precedente dicembre, e molto più ai primi mesi dell'anno corrente.Si vuol ora avvertire, che questa imperadrice lasciò di sè un nome obbrobrioso per la sua lascivia: vizio troppo usuale in chi adorava delle deità infami pel medesimo eccesso. Per attestato di Capitolino[Capitolinus, in Marco Aurelio.], fama era cheCommodosuo figliuolo fosse nato di adulterio, perchè trovandosi ella a Gaeta, scialacquò la sua pudicizia colla feccia dei barcaiuoli e gladiatori. Sapevasi ancora essere stati de' suoi drudi Tertullo, Utilio, Orfito e Moderato; e perchè Marco Aurelio promosse costoro alle cariche, ed alcuni fino al consolato, ne fu anche proverbiato dalla gente e messo in canzone ne' teatri. Corse inoltre voce, ch'essa perdutamente si innamorasse d'un gladiatore; essendo per questo folle amore lungamente inferma, confessò il suo fallo all'Augusto consorte. Consigliatosi egli coi Caldei, ebbe per risposta, che ucciso quel gladiatore, facesse lavar la moglie nel di lui sangue. Il che fatto, essa guarì e concepì poco dappoi Commodo, principe che vedremo impastato di tutti i vizii della canaglia, e abbandonato all'infamia degli spettacoli gladiatorii. Non ignorava già Marco Aurelio, se non tutti, almeno gran parte dei trascorsi della moglie impudica: pure non seppe mai indursi a prendere alcuna risoluzione gagliarda su questo. E a chi gli disse un dì, che se non volea ucciderla, almeno la ripudiasse, rispose:Ma così facendo, converrà anche renderle la dote;e volea dir l'imperio da lui conseguito per cagion d'essa. Nè egli lasciò mai per le sue follie d'amarla e di andar d'accordo con lei. Morta che fu questa donna, certo indegna d'aver avuto per padre un Antonino Pio, per marito un Marco Aurelio, ne fece il senato una ridicola deità per le istanze del marito Augusto, il quale la pianse, e le alzò un tempio, al cui servigio pose anche delle fanciulle appellate Faustiniane. Giuliano Apostata[Julianus, de Caesarib.]gli diede la burla per questo.Fabia, sorella di Lucio Vero, a lui giovine destinata in moglie, si studiò allora per giugnere al di lui talamo. Ma Marco Aurelio, per non dare una matrigna ai figliuoli, se la passò da lì innanzi con una concubina, giacchè ciò s'accordava colle leggi romane.
Abbiamo dalle medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imper.], che in quest'anno esso imperadore prese perla ottava voltail titolo d'Imperadore: il che ci fa intendere riportata dai Romani qualche nuova vittoria, e questa in Germania, come traluce dalle stesse monete. Nella lettera, o pure nell'orazione mandata da esso imperadore al senato, e riferita da Vulcazio Gallicano[Vulcat., in Avidio Cassio.], dove tanto raccomanda la piacevolezza verso i congiurati con Cassio, credo io che si parli di questa vittoria, per cui s'era rallegrato il senato con lui. Il che è da osservare, perchè prima di quella letteraCommodo Cesarenon era per anche giunto ad ottenere la podestà tribunizia. In essa lettera ancora si parla del consolato dato aClaudio Pompejanosuo genero, il cui nome non comparendo ne' fasti, ci fa conoscere non esser egli stato console ordinario. Ora Marco Aurelio in quest'anno visitò la Soria, la Palestina e l'Egitto, lasciando dappertutto segni luminosi della sua clemenza coll'aver perdonato a tutte le città che aveano aderito a Cassio, e prese l'armi in favore di lui. Ma non volle veder quella di Cirro, perchè patria di Cassio, essendo ben più probabile che Capitolino[Capitol., in Marco Aurelio.]scrivesseCirro, città della Soria, cheCipri. Molto men volle passare in Antiochia, città che con isfacciata alterigia avea sostenuto la ribellion cassiana. Anzi verso questa sola diede a divedere il suo sdegno con privar que' cittadini del diritto di adunarsi, di ascoltar pubbliche orazioni, di fare spettacoli (cosalor tanto cara), e con levar loro simili altri privilegii, spettanti alle città che si governavano colle proprie leggi. Ma non durò molto la collera del buon imperadore. Fra pochi mesi restituì loro tutto, e, nel tornar dall'Egitto consolò quel popolo con visitare la loro città. Mentre andava in Egitto, abbiamo da Ammiano Marcellino[Ammianus, lib. 23, cap. 5.], che fu sì attediato in passando per la Palestina dai ricorsi e dai rissosi cicalecci dei fetenti Giudei, che in fine esclamò:O Marcomanni, o Quadi, o Sarmati, ho pur una volta trovata gente più inquieta e noiosa di voi!Ancorchè gli abitanti di Alessandria avessero incensato Cassio con grandi elogi[Capitol., in Marco Aurel.], pure non si fece pregare per dar loro il perdono. Quivi anche lasciò una sua figliuola, mentre andò alla visita d'altre città dell'Egitto, per le quali tutte comparve sempre vestito alla moda di quel paese, o pur con abito da filosofo. Durante questo suo pellegrinaggio vennero i re dell'Oriente e gli ambasciatori del re dei Parti ad inchinarlo, e a rinnovare i trattati di pace. In somma lasciò questo Augusto per tutta l'Asia e per l'Egitto un gran nome della sua saviezza e moderazione; nè persona vi fu che non concepisse un grande amore e stima per lui. Venuto alle Smirne, imparò ivi a conoscere il sofista[Philost., in Sophistis., c. 34.]Aristide, di cui restano le orazioni. Arrivò ad Atene, e quivi, per provare la sua innocenza, volle essere ammesso ai misteri di Cerere, e solo entrò in quel sacrario. Accrebbe i privilegii a così illustre città, e specialmente beneficò quelle scuole con assegnar buone pensioni a tutti i maestri delle sette filosofiche, cioè Stoici, Platonici, Peripatetici ed Epicurei. Poscia imbarcatosi, spiegò le vele alla volta di Italia, e soffrì nel viaggio una gravissima tempesta di mare. Sbarcato che fu a Brindisi, prese tosto la toga, cioè l'abitodi pace, e con questa ancora volle che marciassero tutte le milizie che lo scortavano. Entrò dipoi in Roma colla solennità del trionfo a lui decretato per le vittorie riportate in Germania[Lampridius, in Commodo.]. Nel dì 27 di novembre, impetrata dal senato la dispensa dell'età per Commodo suo figliuolo, il disegnò console per l'anno prossimo venturo. Ad amendue ancora nel dì 28 di ottobre era stato conferito il titolo d'Imperadoriper la vittoria, di cui parlammo di sopra; e se si ha da credere a Capitolino[Capitolin., in Marco Aurelio.], in questa occasione fu che Marco Aurelio conferì al figliuolo la podestà tribunizia. Ma siccome già accennai, in vigore delle medaglie che abbiamo, il Noris e il Pagi pretendono conceduta a Commodo questa podestà nell'anno precedente. Lascerò io qui combattere gli eruditi, con dir solamente che non intendo io qui una regola del padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.]. Egli vuole che gl'imperadori disegnassero prima consoli poi Cesari ed Augusti i lor figliuoli; e pure certo è, che Commodo prima del consolato portò il titolo di Cesare. Lampridio[Lampridius, in Commodo.]scrive, che Commodo trionfò col padreX Kalendas Amazioniasnell'anno corrente; e il padre Pagi spiega celebrato questo trionfoX Kalendas januarias, seguendo l'opinion del Salmasio, che credette appellatoAmazonioil gennaio; opinione non certa, scrivendo chiaramente Capitolino, che il mese didicembrefu dal capriccioso Commodo appellatoAmazonio; e però quel trionfo, secondo lui, cadde nel dì 23 novembre dell'anno presente. Pretende esso padre Pagi dato in quest'anno il titolo d'Augustoal medesimoCommodo: punto anch'esso imbrogliato dalle medaglie. Non me ne prenderò io altro pensiero; e solamente dirò, che sarebbe da desiderare che tutte le medaglie fossero legittime, e tutte ben attentamentelette ed accuratamente copiate. Perchè appunto son qui imbrogliati i conti, non oserò io di dar principio all'epoca dell'imperio del sopraddetto Commodo. Diede Marco Aurelio in occasion di tali feste un congiario al popolo. In che consistesse questo donativo si ha da Dione[Dio, lib. 71.]. Nella pubblica concione avendo egli detto, che era stato in pellegrinaggiootto anni, il popolo gridò colle mani alzateotto, volendo dire, che aspettava da lui il regalo di otto monete d'oro per persona. Sorrise l'imperadore; e contuttochè non fosse mai giunto alcuno dei suoi predecessori a donar tanto, pure tutta quella somma fece sborsare al popolo. Per attestato di Capitolino[Capitolinus, in Marco Aurelio.], diede anche degli spettacoli maravigliosi: cosa dopo il danaro la maggiormente grata ai Romani.
Consoli
Lucio Aurelio Commodo Cesareo pureAugustoeQuintilio.
In una iscrizione del Gudio s'incontrano questi consoli disegnati: M. AVRELIO ANTONINO COMMODO AVGVSTO ET QVINTILIO COS. Ma mi sia lecito il ripetere, che l'appoggiarsi ai marmi gudiani, non è cosa sicura nei punti controversi. Non v'ha dubbio, Commodo portò il prenome diLucio, e in onore del padre assunse quello diMarco. Vivente il padre, il troviam quasi sempre nominatoLucio; anzi credono uomini[Noris, Epistol. Consular. Pagius, in Critic. Baron. Bimard., Epistol., pag. 122. Tom. 1. Thesaur. Novus. Inscript. Mur.]dottissimi, ch'egli solamente dopo la morte di esso suo padre prendesse l'altro: laddove nel marmo del Gudio comparisceMarcoin quest'anno. Quivi parimente vien chiamatoQuintilioil secondo console, il cui cognome in tutti i fasti èQuintillo. Vedemmo di sopra all'anno 159 consoleMarco Plautio Quintillo. Questi forse fu suo figliuolo, e portò i medesimi nomi. S'aggiunge l'aver alquanto del pellegrino nell'iscrizione gudiana quel GENIS DEF. ET HERCVLI CVSTODI DELVBR. CAPIT. Abbiamo dunque il primo consolato diCommodofigliuolo di Marco Aurelio, al quale nell'anno presente (altri credono nel seguente) il padre diede[Capitolinus, in Marco Aurel.]per moglieCrispinafigliuola diBruttio Presente, personaggio stato già console. Le nozze furono celebrate alla maniera de' privati: e, ciò non ostante, egli volle rallegrare il popolo con un nuovo congiario. Di ciò v'ha qualche vestigio in una medaglia[Mediobarb., in Numism. Imperat.], dove è segnata laLiberalità VIIId'esso Augusto, ma può dubitarsi se sia ben copiata. Nel tempo ch'esso imperadore si fermò in Roma, levò via vari abusi civili. Moderò le spese che si faceano nei giuochi dei gladiatori. Osserva Dione[Dio, lib. 71.]una particolarità, sempre più comprovante quanto egli fosse alieno dallo spargimento del sangue. Era impazzito il popolo romano dietro ai gladiatori; quanto più sanguinosi erano i lor combattimenti, tanto maggior piacere ne provavano i Romani. Marco Aurelio ordinò che adoperassero nelle lor battaglie spade senza punta e senza taglio, acciocchè si facessero onore colla destrezza, ma non già coll'ammazzarsi. Fece ancora dei regolamenti per correggere il soverchio lusso e la troppa libertà delle matrone e dei giovani nobili. Stese[Euseb., in Chron.]eziandio la sua liberalità a tutte le provincie, con rimettere ad ognuno i debiti che avevano coll'erario, non men suo che della repubblica, e in mezzo alla piazza maggiore di Roma bruciò le carte delle loro obbligazioni.
Pareva intanto, che per la pace riportataa Roma da Marco Aurelio, tutti si promettessero una durevol serenità, quando si scompigliarono di nuovo gli affari della Germania, se pur questi si erano mai acconciati daddovero. Sappiamo da Dione[Dio, in Excerpt. Vales.], che i Quadi, dappoichè l'imperadore fu passato in Oriente, si burlarono degli accordi fatti con lui. Deposero essi il re, verisimilmente dato loro dal medesimo Augusto, ed alzarono al tronoAriogeso. Al vedere Marco Aurelio sprezzata così l'imperiale autorità, e violati i patti, contra il suo solito andò sì fattamente in collera che mise fuori una taglia, promettendo mille scudi d'oro a chi gli desse vivo in manoAriogeso, e cinquecento a chi gliene portasse la testa. Vero è nondimeno che essendogli poi riuscito di averlo prigione, altro male non gli fece, che di mandarlo in esilio ad Alessandria. Qualche altra turbolenza maggiore dovette accadere al Danubio, e tale ch'egli spedì (a mio credere nell'anno presente) a que' romori i dueQuintilii, uomini amendue di molto volere e di non minore sperienza nella guerra. Ma perchè nulla profittavano essi, anzi doveano camminar poco bene gli affari di essa guerra, nell'anno seguente credette l'infaticabile Augusto necessaria la sua persona a quell'impresa, ed egli stesso vi andò, siccome vedremo. Crede il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]rotta solamente nel seguente anno la pace e ricominciata la guerra; ma ben più verisimile è che ciò avvenisse nell'anno presente, perchè Dione riconosce che i due Quintilii aveano prima comandata in quelle parti l'armata, nè riusciva loro di mettere al dovere que' Barbari: il che non si potè fare in poco tempo. Secondo Dione, questa seconda guerra non fu contro i Germani, ma bensì contro gli Sciti. Capitolino all'incontro asserisce[Capitol., in Marco Aurel.], che Marco Aurelio di nuovo guerreggiòcoi Marcomanni, Hermunduri, Sarmati e Quadi.
Consoli
OrfitoeRufo.
Il Panvinio[Panvin., in Fast. Consular.]per conghiettura diede i nomi a questi due consoli, de' quali ho io posto il solo cognome, ch'è assicurato dal consenso de' fasti e da Lampridio. Il cardinal Noris[Noris, Epistola Consulari.]li rifiutò, e con ragione. Credette egli poi, conghietturando, che il secondo fosseGavio Orfito, e il primoGiuliano Rufo, a cagion di una iscrizione in cui i consoli di quest'anno sonoOrfitoeGiuliano. Ma chi ci assicura che Giuliano non sia stato console sostituito aRufo? Perciò non ho io osato di scrivere di più. Lampridio[Lampridius, in Commodo.], citando gli atti pubblici, attesta cheCommodoimperadore nel dì 3 del meseCommodio, essendo consoliOrfitoeRufo, cioè nell'anno presente, andò di nuovo alla guerra. Pretende il Salmasio che questo fosse il mese di agosto, ma non è ben certo. Potè anche essere luglio. Abbiamo poi da Dione[Dio, lib. 71.]chegl'imperadoriper necessità marciarono in Germania. Sicchè a quest'anno si dee riferir l'andata dell'Augusto Marco Aurelio col figliuolo, tuttochè Capitolino[Capitolin., in Marco Aurel.]scriva ch'egli per tre anni guerreggiò di nuovo in quelle parti. Era ben poca la sanità, meschina di molto la complessione di questo principe: tuttavia sì gli stava a cuore il pubblico bene e il dovere dell'uffizio suo, che niun privato riguardo il potè ritenere. Ito egli in senato, propose l'andata sua, e dimandò ai padri aiuto dall'erario pubblico, senza volerlo prendere di sua autorità, come usarono altri imperadori;perchè(siccome egli disse in parlandoai medesimi)quel danaro e tutti gli altri beni sono del senato e popolo romano, in maniera tale, che nulla noi possediamo del proprio, ed è vostra fin quella casa dove abitiamo.Ciò detto, presa l'asta insanguinata, a lui recata dal tempio di Marte, in segno di dichiarar la guerra, la scagliò verso il settentrione. Portossi ancora al Campidoglio, dove protestò con giuramento che da che egli regnava, niun senatore era stato ucciso d'ordine suo, o con sua contezza, e ch'egli avrebbe anche perdonato ai ribelli, se non fossero stati uccisi prima ch'egli lo sapesse. Noi troviamo nelle medaglie[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]di quest'anno a lui dato perla nona voltail titolo d'Imperatore, eper la terzaa Commodo Augusto suo figliuolo, per qualche vittoria al certo guadagnata dai Romani, e forse da che i due imperadori furono giunti al campo. Ma la storia non ci somministra lume per poterne dire di più. Il consoleOrfitodiede il nome in questo anno al Senatusconsulto[Institut., lib. III, cap. 4.], per cui i figliuoli dell'uno e dell'altro sesso, benchè passati per adozione in altre famiglie, furono ammessi alla successione delle loro madri morte ab intestato. Ciò non si praticava, o era proibito in addietro; e le adozioni, oggidì si rare, ben frequenti erano presso gli antichi Romani.
Consoli
Lucio Aurelio Commodo Augustoper la seconda volta ePublio Marzio Vero.
Due iscrizioni sono presso il Grutero[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 65, n. 9, et 77, n. 3.], spettanti all'anno presente. Nell'una il secondo console è chiamatoTito Annio Vero per la seconda volta; nell'altraAurelio Vero per la seconda volta. Perciòil cardinal Noris[Noris, Epist. Consul.], il Pagi[Pagius, in Critic. Baron.], il Relando[Reland., in Fastis.]ed altri gli han dato il nome diTito Annio Aurelio Vero. Ma da che il sig. Bimard[Bimard, Epist., pag. 120. Tom. 1 Thesaur. Nov. Inscript.], barone della Bastia, ed uno dell'Accademia reale di Parigi, ha prodotto un marmo esistente in Aosta, che si legge nel primo tomo delle mie iscrizioni, e posto IMP. COMMODO II. P. MARTIO VERO II. COS., credo io che si abbia a preferir questo nome, ricavato da un'iscrizione d'indubitata legittimità, alle due del Grutero che son dubbiose e non concordi tra loro. Anzi apocrife le giudica esso Bimard, perchè la famiglia Annia solamente si unì coll'Aurelia in quella degli Antonini; nè alcuno vi era allora che portasse tal nome. All'incontroPublio Marzio Verocelebre fu in questi tempi, come si ha da Capitolino[Capitolin., in Marco Aurelio.]e da Dione[Dio, lib. 71.]; e noi l'abbiamo veduto di sopra il primo mobile di Marco Aurelio Augusto nella ribellione di Cassio. Bolliva intanto la guerra barbarica al Danubio, avvalorata dalla presenza dei due imperadori Marco Aurelio e Commodo. La resistenza dei Barbari era grande[Idem, ibidem.], quando Marco Aurelio ordinò aPaternodi andare ad assalirli con tutto il nerbo delle milizie romane. DiTarrutenio Paterno, prefetto del pretorio sotto Commodo, parlano Lampridio[Lampridius, in Commodo.]e Dione. Durò l'atroce battaglia, per attestato d'esso Dione, un'intera giornata, e finì colla totale sconfitta delle nazioni nemiche. Per questa insigne vittoria fu proclamato Marco AurelioImperadore per la decima volta, e Commodoper la quarta[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]. Trovasi questa lor denominazione nelle medaglie coniate nell'anno presente, nel quale, secondo la testimonianza d'Eusebio[Euseb., in Chron.], la città di Smirna restò smantellata da un furioso tremuoto. Dione sembra mettere questa disavventura all'anno precedente. Ne parla ancora Aristide[Aristid., Or. 21.]in una delle sue orazioni, con farci intendere la mirabil carità usata verso quell'illustre città da tutte l'altre della Grecia e dell'Asia, perchè ognuna fece a gara per dare ricetto a quei che erano rimasti in vita. Certamente i Cristiani molto dilatati in quelle contrade, siccome allevati nella scuola della carità, saranno stati i primi e i più abbondanti in recar loro soccorso, ed avran servito di esempio anche ai Gentili. Ne scrisse il suddetto Aristide[Aristid., Or. 20.]ai due Augusti una compassionevol lettera, che tuttavia esiste, pregandoli di risarcire l'infelice città, siccome aveano fatto per tante altre di Italia in somiglianti sciagure. Non potè ritener le lagrime il buon imperador Marco Aurelio in leggendo la catastrofe di così rinomata città[Philost., in Sophist., cap. 35.]; e senza aspettare che arrivassero i di lei deputati a pregarlo d'aiuto, con viscere paterne ne scrisse al popolo rimasto in Smirna una lettera consolatoria; mandò gran somma di danaro, acciocchè rifabbricassero le case; gli esentò per dieci anni dai tributi; raccomandò con sue lettere al senato romano di dar loro altri soccorsi, onde potesse risorgere l'abbattuta città.
Consoli
Cajo Bruttio Presenteper la seconda volta, eSesto Quintilio Condiano.
Fondato il cardinal Noris[Noris, Epist. Consul.]sopra un'iscrizione gruteriana[Gruterus, Thes. Inscript., p. 1095, n. 1.], ch'egli nondimeno riconosce per difettosa, diede al primo console il nome diLucio Fulvio Bruttio Presente per la seconda volta, nel che fu seguitato dal Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], dal Relando[Reland., in Fastis.]e da altri. Ma chiunque esaminerà meglio quel marmo, non avrà difficoltà a chiamarlo un'impostura, e però appoggiati que' nomi ad un fondamento che non regge. Ho io prodotta un'iscrizione[Thesaurus Novus Inscription., p. 339, n. 5.], doveCajo Bruttio Presentevien dettoconsole per la seconda volta. Era questi padre diCrispinamoglie diCommodoAugusto. Se non vogliamo ammettere ch'egli fosse per la prima volta console nell'anno 153, sarà almeno stato in alcuno de' susseguenti anni console straordinario ed ordinario nel presente. Certamente motivo bastevole abbiamo di così credere, finchè si disotterri altra memoria che tolga ogni dubbio. Avea già l'Augusto Marco Aurelio ridotta a buon termine la guerra coi Barbari. Erodiano[Herodianus, Histor., lib. 1.], che qui dà principio alla sua storia, scrive che già alcuni di que' popoli s'erano a lui sottomessi, altri aveano fatta lega con lui, ed altri fuggiti non comparivano più per paura delle di lui vittoriose schiere. Ma non piacque a Dio di lasciargli tanto di tempo per dar compimento all'impresa. Cadde egli infermo[Capitolinus, in Marco Aurelio.]nel marzo dell'anno presente, essendoglisi attaccata la peste o sia l'epidemia, che già s'era introdottanell'armata[Dio, lib. 71.]. Nel sesto giorno della sua malattia chiamò al suo letto gli amici, e fece loro un discorso intorno alla vanità delle cose umane, facendo assai conoscere di disprezzar la vicina morte. Piangevano essi, ed egli, loro rivolto, disse:Perchè piagnete me, invece di piagnere la peste che va desolando l'armata?Erodiano gli mette in bocca una bella orazione, con cui raccomandò a tuttiCommodo, benchè Capitolino scriva che non ne parlò, ma che solamente interrogato a chi egli raccomandasse il figliuolo, rispose:A voi e agli dii immortali, se pur se ne mostrerà degno.L'aveva egli sul principio del male chiamato a sè, pregandolo di non partirsi se prima non era terminata la guerra: al che rispose Commodo che più gli premeva la propria sanità, e desiderar perciò di andarsene. Ma più del male e più dell'imminente morte, si affliggeva l'ottimo imperadore al vedere che lasciava dopo di sè un figlio troppo diverso da' suoi costumi. Ne avea già osservata la perversa inclinazione, e gli correa per mente l'immagine di Nerone, di Domiziano e d'altri principi giovinastri scapestrati, che erano stati la rovina della lor patria. Ma rimedio più non appariva. Egli era già imperadore Augusto, nè si poteva disfare il fatto. Giuliano Apostata nella sua Satira[Julianus, de Caesarib.]scrisse che Marco Aurelio dovea lasciar l'impero aClaudio Pompejanosuo genero, personaggio di gran saviezza, più tosto che ad un figlio di natural sì maligno. Ma l'affetto paterno, lusingandosi sempre che nel crescere dell'età crescerebbe il senno del giovane Commodo, prevalse all'amor della repubblica, che in lui certamente era sommo. Fu anche sollecitato a ciò dal senato romano istesso, siccome attesta Vulcazio Gallicano[Vulcat., in Commodo.]. Puossi ancor credere che Marco Aurelio, sperando vita più lunga, si figurasse d'aver tempo da ridirizzar quella pianta, che già minacciava frutticattivi. Turbato poi da questo rammarico l'infermo Augusto, nè sapendo come quetarlo, desiderò che sollecitamente venisse la sua morte, e stette anche senza voler prendere cibo. Nel settimo dì copertosi il capo, come se volesse dormire[Dio, lib. 71.], spirò nella notte del dì 17 di marzo, secondo Tertulliano[Tertullianus, in Apologetico, cap. 25.], in Sirmio, o pure, secondo Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.], in Vienna d'Austria, mentre era nell'anno cinquantanovesimo dell'età sua. Dione scrive d'aver avuto riscontri accertati, esser egli stato tolto dal mondo, non già dalla malattia, ma dai medici che Commodo avea guadagnati per sì esecrabile azione. Forse l'odio universale, in cui, siccome vedremo, incorse Commodo, diede origine e fomento a questa voce.
L'afflizione dell'armata fu incredibile per la perdita di questo principe, perchè quantunque egli fosse assai ritenuto a regalare i soldati, e lontano da quelle esorbitanti liberalità che altri imperadori aveano usato per tenersi ben affette le milizie; e tuttochè egli volesse una rigida disciplina ed impiegati in continui esercizii i soldati, pure teneramente era amato da tutti: frutto della sua gran bontà e giustizia. Non fu minore l'affanno[Herodianus, Histor., lib. 1.]che ne provò Roma e le provincie, gridando tutti che era morto il lor fortissimo capitano e un principe che non avea pari. Portate a Roma le sue ceneri, furono collocate verisimilmente nel mausoleo di Adriano, e fatta la di lui deificazione secondo l'empio rito di allora. Venne poi riguardato qual sacrilego, chi da lì innanzi non tenne la di lui immagine in casa[Capitolinus, in Marco Aurelio.], e restò sempre anche appresso i posteri in tal onore la di lui memoria, come di principe ottimo, che fino il satirico Giuliano Apostata[Julianus, de Caesarib.]il collocò in cielo sopra Augusto, sopra Trajano e sopra gli altri rinomati regnanti.Non mancarono certamente dei difetti in Marco Aurelio: e chi mai ne va senza? La stessa sua bontà, e l'abborrimento ad ogni severità di gastigo non potò far di meno che non cagionasse qualche disordine con abusarsene i cattivi. E il non aver frenate le dissolutezze della moglie; l'aver eletto per suo collegaLucio Vero, che nol meritava; ma sopra tutto l'aver voluto o permesso che fosse successor suo nell'imperio chi n'era sì indegno, recò non poca taccia al suo nome. Contuttociò tali e tante furono le virtù sue, che tutti gli antichi scrittori s'accordano in iscusare que' pochi difetti che in lui si osservarono. Imperocchè, oltre al molto che ne ho già detto di sopra, il solo esempio del grave, onesto e virtuoso suo vivere, servì, a riformar non poco i costumi sregolati de' Romani. Suo uso fu anche di mettere negli uffizii chi egli credeva più dabbene e più utile al pubblico; e perchè niuno ordinariamente si trovava che fosse perfetto, diceva[Dio, in Excerptis Vales.]:Essere impossibile a noi il fare gli uomini, come noi li vorremmo; e che però conveniva valersi di loro, come sono, cercando solamente i men difettosi fra gli altri.Gli diede veramente la natura un corpo debole, o pure il provvide bensì di assai vigore, perchè in gioventù era robusto, facea gli esercizii militari, uccideva alla caccia i cignali; ma poi creduto fu che l'applicazione agli studi l'indebolisse e gli cagionasse molti incomodi di salute. Contuttociò al pari de' più vigorosi tollerava le fatiche; e già si è veduto quanti viaggi egli facesse, e quanto tempo restasse esposto agl'incomodi della guerra. La beneficenza gli stette sopra tutto a cuore; a questa sognata deità eresse anche un tempio in Roma. Da alcuni si desiderò in lui la magnificenza, e si sarebbe voluto più liberale; ma con censura indebita, perchè egli non ammassò mai pecunia per sè; ed era bensì buon economo del danaro, ma per valersene solamentein bene del pubblico, senza mai accrescere gli aggravi ai popoli, con isminuirli alle occorrenze e con soccorrere sempre ne' bisogni le persone di merito. Non la finirebbe mai chi volesse riandar le belle massime ch'ebbe questo principe per regolare non men sè stesso che gli altri. Ne lasciò egli anche una perenne memoria in dodici libri, che abbiam tuttavia,delle cose sue, commentati da Merico Casaubono e da Tommaso Gatachero. Sono memorie delle meditazioni sue, concernenti il meglio della filosofia stoica, scritte in greco, come gli venivano in mente, con istile semplice, ma purissimo, ed altamente commendato dagl'intendenti. Per questi libri, ma più per la vita e per le azioni sue, egli si meritò il titolo difilosofo, ed è specialmente conosciuto sotto nome diMarco Aurelio Antonino il Filosofo. La vita, che si legge di lui, composta da Antonio da Guevara, vescovo spagnuolo di Mondognetto, è un'impostura, che nondimeno può esser utile a chi ne voglia far la lettura. Fiorirono poi[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]sotto questo letterato principe molte persone dottissime, fra le quali io solamente rammenteròLuciano Samosatense, il cui faceto, erudito e vivacissimo stile si ammira nei suoi libri, ma che più sarebbe degno di stima, s'egli non facesse un'aperta professione d'empietà.Lucio Apulejo, scrittore della medesima tempra, si crede che fiorisse in questi tempi; ed è certo cheGaleno, o siaGallieno, medico rinomatissimo, gran tempo visse nella corte di Marco Aurelio. CosìPausania,Aristide,Polieno,Artemidoro,Aulo Gellio, e forseSesto Empirico, fiorirono in questi tempi, e di loro ci restano libri, per tacere di tanti altri, de' quali l'opere si son perdute. Restò dunque dopo la morte diMarco Aurelioal governo dell'imperio romanoLucio Aurelio Antonino Commodo, molto prima dichiarato imperadore augusto, di cui parlerò all'anno seguente.Ed io comincio ora a contare gli anni del suo imperio, non avendo osato di farlo finora, perchè non parmi per anche ben certo il principio del suo imperio augustale. Trovasi egli, siccome già accennai, da qui innanzi nominato per lo piùMarco Aurelio Commodo, avendo egli assunto il prenome del padre, ma senza avere ereditata alcuna delle di lui virtù che nel mostrassero degno suo figlio.
Consoli
Marco Aurelio Antonino Commodo Augustoper la terza volta, eLucio Antistio Burro.
Antistio Burroconsole in quest'anno era cognato di Commodo Augusto, perchè marito di una di lui sorella. Imperciocchè Marco Aurelio avea procreato da Faustina, oltre a Commodo, due o tre altri maschi, che mancarono in tenera età, e varie femmine, cioèLucillamaritata aLucio Vero, poscia aClaudio Pompejano, eFadillaeVibia AureliaeDomizia Faustina, e forse alcun'altra. Una di esse fu data in moglie al suddettoBurro, ed un'altra aPetronio Mamertino, personaggi tutti scelti dal padre per generi in riguardo della loro sperimentata saviezza. Assunse nell'anno precedente Commodo Augusto il governo della romana repubblica. Era egli nato[Vulcat., in Commodo.]nel dì 31 d'agosto dell'anno 161, giorno natalizio anche del bestiale e crudel Cajo Caligola, sul cui modello tagliato fu parimente quest'altro. Non avea mancato il di lui buon padre di procurargli tutti i possibili mezzi, affinchè fosse ben educato ne' costumi ed istradato nelle buone arti e nelle lettere. Suo maestro fu nella lingua ed erudizione grecaOnesicrato; nella latinaAntistio Capella, enell'eloquenzaAttejo SantooSantio. Non ne ricavò egli profitto alcuno: tanto potè l'indole cattiva; imperciocchè egli nulla ebbe dell'ottimo suo padre, e solamente in lui passarono le magagne della madre infame, con essersi fin creduto, siccome già accennai, averlo essa conceputo da un gladiatore, nel cui amore era perduta. In fatti di buon'ora comparve inclinato alla crudeltà, alla libidine, e dedito solamente a discorsi osceni, a saltare, a fare il buffone e il gladiatore, con altri costumi propri della vil canaglia. Non avea che dodici anni, quando in villeggiare a Centocelle, oggidì Cività Vecchia, perchè non trovò assai calda l'acqua del bagno, ordinò che il deputato del bagno fosse gittato in una fornace; e bisognò che il suo aioPitolaofingesse di ubbidirlo non far bruciare una pelle di castrone. Non poteva egli sofferir le persone dotate di probità, che il padre gli avea messo appresso; solamente gli davano nel genio i cattivi; e perchè il padre glieli levò d'attorno, si ammalò di rabbia. Il troppo indulgente genitore non tenne saldo; laonde egli cominciò di buon'ora a far bettola in sua camera, e praticar giuochi d'azzardo, ad ammettere donne di vita cattiva, ad essere sboccato di lingua. Con questo bell'apparato di vizii, coperti nondimeno fin qui, e non passati alla vista del popolo, si trovò egli solo sul trono. Tuttavia si può credere che non tanti allora fossero i suoi difetti, o certamente che fossero coperti, e non passati agli occhi del popolo, perchè Erodiano[Herodianus, Histor., lib. 1.], più vicino di lunga mano a questi tempi, non ci fa un sì brutto ritratto della gioventù di Commodo.
Era egli, siccome dissi, in Ungheria coll'armata. Dopo i funerali del padre, per consiglio de' parenti ed amici fece una bella allocuzione all'esercito, e gli dispensò un abbondante donativo. Ma perciocchè presso lui gran potere avea chi era più cattivo e sapea più adulare, costoro non tardarono ad esagerar ledelizie di Roma, e a dir quanto male sapeano del brutto soggiorno del Danubio, tanto che l'indussero a determinare di abbandonar l'armata e di venirsene in Italia. Preso il pretesto di temere che alcuno in Roma si facesse dichiarare imperadore, pubblicò il suo disegno. Tante ragioni nondimeno gli addussePompejanosuo cognato, che il fermò per qualche tempo in quelle parti, per terminare con qualche onore la guerra. Secondochè s'ha da Erodiano, riuscì ai suoi generali di domar qualcheduno di quei popoli barbari. Condusse Commodo gli altri alla pace, con regalarli ben bene impiegando l'erario ch'egli avea trovato ben provveduto. Se si vuol credere ad Eutropio[Eutrop., in Breviar.], felicemente egli combattè contro ai Germani; ma non apparendo dalle medaglie ch'egli prendesse nuovo titolo d'Imperadorenell'anno precedente, o niuno o di poco rilievo dovettero essere le sue vittorie. Certo è bensì, che egli con condizioni anche svantaggiose, e a forza di danaro, comperò la pace, perchè troppo gli stava a cuore di cangiare quell'aspro cielo nel delizioso di Roma. Venn'egli finalmente accolto per tutte le città dove passò con solenne allegria; e il senato e, per così dire, tutta Roma con corone di alloro gli fece un festoso incontro. I più considerandolo figliuolo di sì buon padre, veggendolo sì bel giovane, con occhi vivi, con bionda zazzera, tale che parea sparsa sul suo capo una pioggia d'oro, si figuravano maraviglie di lui; e però tra le infinite acclamazioni, accompagnato da gran profusione di fiori e di corone, entrò Commodo in Roma. Fu al senato, e recitò un'orazione che contenea solamente delle inezie. Dione[Dio, lib. 72.], il quale comincia qui a raccontar cose da lui stesso vedute, scrive ch'egli fece gran pompa dell'aver dato soccorso al padre Augusto, che era caduto in una fossa fangosa. Se il meseromanofu, come pensail Salmasio, novembre, l'arrivo a Roma di Commodo seguì nel dì 22 di ottobre[Lampridius, in Commodo.]; ma è cosa dubbiosa. Fece egli un ragionamento anche ai soldati di Roma, con lodare la lor fedeltà. E che desse loro il consueto regalo e al popolo un congiario, pare che si ricavi dalle medaglie. Procedente egli console per la terza volta nell'anno presente; ed in questo ancora, per attestato d'Eusebio[Euseb., in Chronic. Edition. Pont.], egli trionfò dei Germani, ma con dare una bella mostra dell'animo suo corrotto: perchè nello stesso cocchio trionfale dietro a sè condusse un infame suo liberto, appellato Antero, e l'andò baciando più volte pubblicamente, volgendo la faccia indietro. Lo stesso praticò nell'orchestra a vista d'ognuno. Vivente anche il padre, avea Commodo senza alcun merito conseguito il bel titolo diPadre della Patria. In quest'anno l'adulazione gli conferì ancor quello diPio, che s'incontra nelle medaglie[Mediobarb., in Numism. Imperator.], ma non già quello diFelice, come va credendo il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.].