Consoli
Pomponio MamertinoeRufo.
Non ho io osato di chiamare altrimenti questi due consoli, perchè non veggo sicurezza negli altri nomi. Certo è che il primo fu cognato di Commodo Augusto, perchè avea per moglie una di lui sorella. Il Panvinio[Panvin., in Fast. Consular.], seguitato da molti altri, chiamò il secondo consoleTrebellio Rufo. Perchè il Relando[Reland., Fast. Cons.]pubblicò un'iscrizione gudiana, posta nelle calende di marzo, C. PETRONIO MAMERTINO ET CORNELIO RUFOCOS., tanto esso Relando che il Bianchini[Blanchin., ad Anast. Bibliot.]e lo Stampa[Stamp., Fast. Cons. Sigon.], stabilirono con tali nomi i consoli dell'anno presente. Ma sarebbe prima da vedere se si possa riposar sulla fede de' marmi riferiti dal Gudio. Il Fabretti[Fabrettus, Inscript., pag. 511.]porta un mattone, dove egli lesse VETTIO RUFO ET POMP. MATER. COS. Probabilmente ivi si dee leggere POMP. MAMER., cioè Pomponio Mamertino: il che se fosse, l'altro console sarebbe statoVettio Rufo, e non giàTrabellio, oCornelio Rufo.Velio Rufovien posto fra i consoli da Lampridio[Lampr., in Commodo.]. Probabilmente egli scrisseVettio Rufo. Crede poi il suddetto Panvinio, che nelle calende di luglio fossero sostituiti nel consolatoEmilio JuntooJunzio, edAtilio Severo. Abbiam di certo, che amendue furono consoli, ma non apparisce già che in quest'anno. Anzi essendo essi stati esiliati, in tempo che Commodo si abbandonò alla crudeltà, si dee credere che il lor consolato accadesse molto più tardi. In questi primi tempi, secondo ciò che s'è anche veduto di Tiberio, di Caligola, di Nerone e di Domiziano, anche l'Augusto Commodo fece un buon governo. Onorava egli i consiglieri ed amici del padre[Herodianus, Histor., lib. 1.], nulla risolveva senza il loro parere. L'autorità di questi savi personaggi teneva in qualche freno le sregolate passioni di questo giovinastro. E probabilmente è da riferire all'anno presente ciò che racconta Dione[Dio, in Excerptis Valesianis.], cioè cheManilio, il qual era stalo segretario delle lettere latine diAvidio Cassio, della cui ribellione parlammo di sopra, e molta possanza avea avuto sotto di lui, finalmente fu scoperto e condotto a Roma. Prometteva egli di rivelar molti segreti; ma Commodo, per consiglio, come possiam credere, de' saggi suoi ministri, non solamente non volle ascoltarlo, ma fece anche bruciar tutte le di lui lettereo carte, senza curarsi di leggerne pur una. Questa bella azione diede speranza al senato e al popolo, ch'egli non volesse essere da meno del padre. E perciocchè Commodo compariva in pubblico con gran magnificenza, e faceva spiccare dappertutto la sua leggiadria, l'ignorante popolo diceaoh bello! e si rallegrava d'avere un principe sì grazioso. Ma non così la sentivano quei che il praticavano, ed aveano miglior conoscenza delle di lui perverse inclinazioni, che di giorno in giorno s'andavano meglio spiegando. Truovasi egli in qualche medaglia[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]dell'anno presente proclamatoImperadore per la quinta volta. Dione[Dio, lib. 72.]parla della guerra fatta contra de' Barbari di là della Dacia. E Lampridio[Lampridius, in Commodo.]scrive che quei popoli rimasero sconfitti dai legati, cioè dai luogotenenti generali dell'imperadore. Questi furonoAlbinoeNegro, de' quali si parlerà a' tempi di Severo imperadore. Ciò probabilmente succedette nell'anno presente, e per qualche loro vittoria si accrebbero i titoli a Commodo senza sua fatica.
Consoli
Marco Aurelio Antonino Commodo Augustoper la quarta volta, eCajo Aufidio Vittorinoper la seconda.
Perchè abbiamo una nobile iscrizione, già pubblicata da monsignor della Torre, che si legge anche nella mia raccolta[Thesaur. Novus Inscript., pag. 340, n. 2.], luogo non resta a disputare dei nomi di questi consoli. E di qui ancora può risultare qual fede si possa avere alle iscrizioni del Gudio. Una di esse, riferita anche dal Relando[Reland., in Fastis.], sidice posta IDIBVS OCTOBRIS M. AVRELIO COMMODO IIII. ET M. AVRELIO VICTORINO COS. Ecco qual capitale si possa far di quelle merci. Da un marmo, di cui non si può trovare un più autentico, siamo assicurati che quel console si chiamavaCajo Aufidio, ed esso nell'emporio gudiano ci comparisceMarco Aurelio. Ora questoCajo Aufidio Vittorino[Capitol., in Marco Aurelio.]fu uno de' più insigni senatori ed oratori del suo tempo, carissimo già a Marco Aurelio Augusto, di modo che giunse ad essere non solamente prefetto di Roma, ma console due volte. Di lui racconta Dione[Dio, in Excerpt. Valesianis.], che essendo governatore della Germania molti anni prima, certificato che il suo legato, o sia luogotenente, prendeva de' regali, l'ammonì in segreto di desistere da quell'abuso. Veggendo di non far frutto, un dì assiso sul tribunale alla vista di ognuno, si fece citar dall'araldo a giurare di non aver mai preso regali, e di non essere per prenderne, finchè vivesse. Appresso fu esibito il giuramento medesimo al legato, il quale convinto dalla coscienza e dal timore di chi potea deporre contra di lui, ricusò il giurare. Vittorino immantinente il licenziò. Essendo anche proconsole in Africa, trovò un altro legato, che zoppicava dello stesso piede. Ed egli, senza far altre cerimonie, il fece imbarcare, e rimandollo a Roma. Da che, siccome vedremo, Commodo cominciò ne' tempi seguenti a mietere le vite de' più accreditati senatori, più volte fu detto che anch'egli era in lista. Mosso da questa voce Vittorino, francamente andò a trovarPerenne, prefetto allora del pretorio, e gli disse d'aver inteso che si volea farlo morire, ed aggiunse:Se è così, che state a fare? Ora è il tempo.Fu lasciato in vita, e morto poi di morte naturale, ebbe l'onore di una statua. Quanto aPerennepoco fa nominato, costui[Herodianus, Histor., lib. 1.]per la sua periziadella disciplina militare, fu alzato da Commodo al grado di prefetto del pretorio, o sia di capitano delle guardie, quale ancoraTarrutinoo siaTarrutenio Paterno[Lampridius, in Commodo.]. Costui fu la rovina del padrone, perchè andò tanto innanzi nella confidenza e grazia di lui che diventò poi l'arbitro del governo. La sete di accumular tesori si potè dire in lui inesausta. Quasi che un nulla fossero i già guadagnati, tutto era egli sempre ansante a procacciarne de' nuovi. E gli se ne presentò ben presto l'occasione, siccome vedremo. Intanto convien avvertire i lettori, che gli avvenimenti in questi tempi non si possono compartire per gli loro precisi anni, perchè le storie che restano raccontano bensì i fatti, ma senza indicarne la cronologia. Però solamente a tentone si andran riferendo le cose sotto gli anni seguenti. Nel presente le medaglie[Mediobarb., in Numism. Imper.]ci avvisano che Commodo Augusto fu proclamatoper la sesta volta Imperadore, ma senza apparire per qual vittoria. Il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]la crede riportata nella guerra che si accese nella Bretagna; ma questa vittoria, per quel che dirò, sembra più tosto appartenere all'anno seguente. Verisimile è più tosto, che in quest'anno ancora i generali cesarei in Germania, come conghietturò il Mezzabarba, dessero qualche rotta ai Barbari di quelle contrade. Parlano le stesse monete di un viaggio di Commodo, di cui niun vestigio s'ha nella storia; siccome ancora di una suamunificenza: indizio di qualche congiario dato al popolo. Ma delle stesse monete si incontrano degl'imbrogli, o perchè non sincere, o perchè non assai attentamente copiate.
Consoli
Lucio Cossonio Eggio MarulloeGneo Papirio Eliano.
Al primo consoleMarulloho io aggiunto il nome diCossonio, ricavato da un'iscrizione, esistente nel Museo Capitolino, data alla luce da monsignor Torre, e prodotta anche nella mia raccolta[Thesaurus Novus Inscription., pag. 342.]. In una iscrizione del Gudio, rapportata dal Relando[Reland., in Fastis.], il primo console si vede chiamatoMarco Marullo, quando è certissimo che il suo prenome fuLucio. Il secondo comparisce ivi col nome diGiunio Eliano; e pure nell'altre iscrizioni troviamo costantementeGneo Papirio Eliano: tutte pruove che i fasti e l'erudizione antica debbono aspettar dal Gudio, in vece di un sicuro rinforzo, della confusione. Era, dissi, insorta una fiera guerra nella Bretagna[Dio, lib. 72.], guerra la più lunga che si avesse Commodo ai suoi dì. Aveano i Barbari passato il muro, posto da Antonino Pio ai confini, e tagliato a pezzi il general romano con tutte le milizie che erano ivi di guardia. Portata questa funesta nuova a Roma, il vile Commodo tutto impaurito spedì tosto colàUlpio Marcello, uomo di grand'animo, e di raro valore; chè di tali persone non era già perduto il seminario in Roma. Questi, per attestato di Dione, uomo modesto e severo, ma di una severità che si accostava all'asprezza, fece più volte conoscere la sua bravura ne' combattimenti, nè mai si lasciò invischiare dall'amor de' regali e della pecunia. Era vigilantissimo, e per maggiormente comparir tale, e tener anche vigilanti gli uffiziali di guerra, solea qualche sera scrivere dodici biglietti, con ordine ai suoi servi di portarli in varieore della notte a diversi d'essi ufficiali, acciocchè credessero ch'egli allora vegliasse. Non si distingueva egli nel mangiare e vestire dai semplici soldati; anzi, per mangiar meno, si facea venire con bizzarria quasi incredibile fin da Roma il pane, come ognun può credere, ben secco e duro. Questo bravo uomo adunque gravissimi danni recò a que' Barbari, e dovette dar loro una gran rotta, per cui si osserva nelle medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]che Commodo Augusto conseguì in questo anno non solamenteper la settima voltail titolo d'Imperadore, ma anche quello diBritannico[Lampridius, in Commodo.]. Era egli già stato appellatoPio, adulatoriamente senza fallo, perchè egli nulla mai fece, per cui meritasse così bell'elogio. Nell'anno presente si aggiunse a' suoi titoli quello diFelice. L'esempio suo servì poi ai susseguenti Augusti per più secoli, acciocchè cadaun d'essi fosse chiamatoPio Felice.
Se non succedette nell'anno precedente, si dovrà almeno attribuire al presente la prima congiura tramata contra di Commodo. Abbiamo da Erodiano[Herodianus, Histor., lib. 1.]ch'egli perpochi annistette in dovere, e però probabil cosa è che in questo si sovvertisse il di lui ingegno, e che cominciasse il suo precipizio. Merita ben più di Lampridio d'essere qui ascoltato Erodiano, siccome storico che visse in que' tempi e soggiornò in Roma. Quel mal arnese adunque diPerenneprefetto del pretorio, per dominar solo, avea già staccati dal fianco del giovane Augusto i migliori suoi consiglieri, con far subentrare in lor luogo una frotta di persone vili, e maneggiava già solo tutti gli affari: dal che può essere che prendesse origine l'odiosità dei buoni contra di Commodo. Comunque sia, la prima pietra dei disordini fu posta daLucillafigliuola di Marco Aurelio, e sorella dello stesso Commodo. Per essere stata moglie diLucio Veroimperadore, il padre, tuttochè la rimaritasseconClaudio Pompejano, pure le lasciò il titolo e gli onori di Augusta; ed essa nel teatro soleva assidersi in una sedia imperatoria, ed uscendo fuor di casa, le era portato innanzi il fuoco, come si faceva agli Augusti. Sposata che fuCrispinada Commodo, si vide obbligataLucillaa cederle il primo luogo; ma gliel cedette con immensa rabbia, credendo fatto a sè stessa un gran torto per la sua anzianità in quell'onore, e da lì innanzi ne cercò sempre la vendetta. Non si arrischiò mai a parlarne conPompejanosuo marito, perchè sapeva quant'egli amasse Commodo. Passava fra lei eQuadrato, giovane nobilissimo e ricchissimo, appellato mastro di camera di Commodo da Dione[Dio, l. 72.], una stretta ed anche peccaminosa amicizia. Le tante querele di Lucilla trassero questo giovane a formar una cospirazione contro la vita di Commodo, in cui entrarono alcuni senatori ancora. Scelto fu per eseguir l'impresa un giovane di grande ardire per nomeQuinziano. Lampridio il chiamaClaudio Pompejano: sbaglio probabilmente suo o de' copisti, benchè anco lo stesso scriva Zonara[Zonaras, in Annalib.], anzi dice che fu lo stesso marito di Lucilla: errore massiccio. Ora Quinziano ito a postarsi in luogo stretto e scuro dell'entrata dell'anfiteatro, stette aspettando che arrivasse Commodo; ed allorchè il vide, sfoderato un pugnale, che tenea sotto nascosto, mattescamente gliel fece vedere con dire:Questo te lo manda il senato, e gli si avventò addosso. Se crediamo ad Ammiano[Ammianus, lib. 29.], gli diede qualche ferita. Erodiano e Lampridio nol dicono. Certo è che lasciò tempo a Commodo di difendersi o di scappare. Preso dunque dalle guardie lo sconsigliato Quinziano, e messo ai tormenti daPerenne, rivelò i complici. Fu perciò relegataLucillanell'isola di Capri, e quivi da lì a qualche tempo uccisa. Tolta fula vita aQuinziano, aQuadrato, adEletto, mastro anch'esso di camera di Commodo[Dio, lib. 72.]; e per attestato di Lampridio[Lampridius, in Commodo.], fecero il medesimo fineNorbana,Norbanoe,Pareliocolla madre sua. Il peggio fu, che il pugnale e l'assalto di Quinziano, e più le parole da lui proferite, restarono talmente impresse nella mente di Commodo, che sempre gli parea d'aver davanti agli occhi quello spettacolo, e da lì innanzi cominciò ad odiar tutti i senatori, come se veramente tutti avessero cospirato contra di lui, ed ordinato a Quinziano di fargli quel brutto complimento. Seppe ben prevalersi di questa congiuntura Perenne, per empiere di paura l'incauto principe, ed accrescere i suoi odii contra de' più ricchi e potenti, con lavorar poi di calunnie a fine di processarli, e di arricchir sè stesso coi loro beni.
Consoli
Marco Cornelio Negrino Curiazio MaternoeMarco Attilio Bradua.
Il Relando[Reland., in Fastis.]non mette se non i cognomi diMaternoeBradua. Al Panvinio[Panvin., in Fast.], seguitato dal padre Pagi[Pagius, Critic. Baron.], parve il primoTriario Materno, solamente perchè sotto Pertinace si trovava un senatore di tal nome: pruova troppo fievole. Gli ho io dato que' nomi, mosso da un'iscrizione da me pubblicata nella mia raccolta[Thesaurus Novus Inscript., p. 343.]. Il nome dell'altro consoleBraduasi raccoglie da un'iscrizione dello Smirne, che pur ivi si legge. Trovandosene un'altra posta MATERNO ET ATTICO COS., potrebbe essere che questo Attico fosso stato sostituito aBradua.Sino all'anno presente arrivò la vita disanto Eleuterioromano pontefice, secondo la cronica di Damaso[Anast., Bibliot.]. Nel martirologio egli porta il titolo diMartire; ma non è certo ch'egli desse il capo per la confessione della religion di Cristo. Saggiamente osservò il cardinal Baronio[Baronius, Annal. Eccles. ad annum 194.], che ne' primi secoli il nome diMartirefu conferito a coloro eziandio che sofferirono vessazioni o tormenti per la fede di Cristo, benchè non morissero ne' tormenti. San Cipriano non ce ne lascia dubitare. Al che si dee avere riguardo anche per altri primi romani pontefici, tutti ornati di sì glorioso titolo, senza che resti più precisa memoria della lor morte nel martirio. Per questa cagione alcuni d'essi dasanto Ireneo, celebre vescovo di Lione, che fiorì in questi tempi, sono considerati solamente comeConfessori. A santoEleuteriofu sostituitoVittorenella cattedra di san Pietro, i cui anni cominceremo a contare nell'anno seguente, seguendo la cronologia del padre Pagi e del Bianchini. A me sia lecito di riferire a quest'anno altri sconcerti della corte di Commodo e della nobiltà romana. Gran riputazione e potenza godeva in quella corte Antero, infame suo liberto[Lampridius, in Commodo.]. Era costui stato alzato al grado di mastro di camera da Commodo, a cui nello stesso tempo serviva per ministro nelle disonestà. L'odio universale contra di questo cattivo strumento cresceva ogni dì più, e andava poi a terminare contra dello stesso Commodo, il quale spasimava per lui. Sofferì un pezzoTarrutinoo siaTarrutenio Paterno, prefetto del pretorio, costui; ma finalmente un dì rotta la pazienza, fattolo con galanteria uscir di palazzo col pretesto d'un sagrificio, nel tornare che egli faceva a casa, il fece assassinare ed uccidere da alquanti sgherri. Diede nelle smanie Commodo per questo, e ne fu più cruccioso di quel che fosse stato nelpericolo della vita ch'egli avea corso per l'assalto di Quinziano. Avuto sufficiente sentore chePaternoera stato autore del colpo, col consiglio diTigidio, e fors'anche diPerenne, il quale prese questa congiuntura per tagliar le gambe al compagno, il creò senatore, levandolo in tal guisa dal pretorio, sotto specie di promuoverlo a grado più cospicuo. Ma non andò molto che fece accusare Paterno di una congiura, apponendogli d'aver promessa sua figliuola aSalvio Giuliano, nipote diGiulianocelebre giurisconsulto, per farne poscia un imperadore[Dio, lib. 72.]. Se avessero avuto questo disegno Paterno e Giuliano, nulla mancava loro per eseguirlo, comandando il primo alle guardie e l'altro a qualche migliaio di soldati. Perciò amendue perderono la vita, e con esso loroVitruvio Secondo, segretario delle lettere dell'imperadore, perchè era confidentissimo di Paterno. Nella stessa disgrazia rimasero involtiVelioo siaVettio RufoedEgnazio Capitone, stati consoli amendue.Emilio JuntoedAtilio Severo, consoli sostituiti (se pure in quest'anno succedette la morte di Antero), furono mandati in esilio. AncheQuintilio MassimoeQuintilio Condiano, già stato console, due de' più riguardevoli personaggi che si avesse il senato, amatissimi per la lor singolare saviezza da Marco Aurelio, e adoperati nei primi posti militari e civili, furono in tal occasione tolti dal mondo, e finì la lor casa. Narra Dione che fu condannato ancheSesto Quintiliofigliuolo di Massimo. Precorsa a lui questa nuova, mentre era in Soria, fece finta di cader da cavallo, e d'essere morto, e da' suoi famigliari invece fu portato alla sepoltura un montone. Andò egli dipoi, mutando sempre abito, vagabondo per vari paesi, nè più si seppe nuova di lui, e ciò fu la rovina di molti, perchè essendo ricercato dappertutto, le teste di non pochi innocenti furono portate a Roma, pretese quella di Sesto, e rimasero altri spogliatidi beni col pretesto che gli avessero dato ricovero. Mancato poi di vita Commodo, comparve persona a Roma che sosteneva d'essere Sesto, e rispondeva a proposito a tutti gli esami. Pertinace scoprì la furberia, facendogli delle interrogazioni in greco, lingua ch'egli sapeva essere già ben intesa da Sesto; e qui s'imbrogliò l'impostore, perchè non capiva le interrogazioni. V'era presente Dione.Didio Giuliano, che fu poi imperadore, corse anch'egli pericolo della vita, per l'accusa datagli d'aver tenuta mano alla congiura con Salvio Giuliano. Commodo il fece assolvere, e condannar l'accusatore[Spartianus, in Juliano.]. Dopo la caduta di Paterno, restò prefetto del pretorio il soloPerenne[Lampridius, in Commodo.], con divenir padrone totale della corte. Seppe egli persuadere a Commodo, giovane timidissimo, che non si fidasse d'alcuno, e se ne stesse in ritiro, attendendo ai piaceri mentre egli assumerebbe in sè le cure spinose del governo. Così fu fatto. Commodo rade volte da lì innanzi si lasciò vedere in pubblico, e chiuso come in un turchesco serraglio, s'immerse affatto nel baratro della lussuria con trecento concubine, scelte parte dalla nobiltà, parte dai postriboli, e con altra non minor turba anche più infame. I conviti e i bagni erano una continua scuola di intemperanza e di disonestà; faceva egli ancora de' combattimenti in abito da gladiatore, co' suoi camerieri, e talvolta ancora con ispada nuda, uccidendo alcun d'essi armati solamente di spade colla punta impiombata. E intanto Perenne aggirava tutti gli affari, uccidendo quei che voleva, altri assaissimi spogliando dei loro beni non solo in Roma, ma anche per le provincie, conculcando tutte leggi, ed ammassando senza ritegno alcuno tesori immensi. In questo misero stato si trovava allora l'augusta città per la balordaggine e sfrenatezza del suo regnante.
Consoli
Marco Aurelio Commodo Augustoper la quinta volta, eManio Acilio Gabrioneper la seconda.
Era già pervenuta al sommo la potenza diPerenneprefetto del pretorio, e l'abuso ch'egli ne faceva. Le tante ricchezze da lui accumulate pareva che tendessero a guadagnarsi l'amore dei pretoriani, qualora egli volesse tentar qualche tradimento contro la vita di Commodo[Herodianus, Histor., lib. 1.]. Allo stesso fine sembrava che cospirassero le macchine de' suoi giovani figliuoli, i quali portati da lui al governo dell'Illirico, altro non faceano che ammassar gente. Può essere che in mente sua non bollissero così alti disegni; certo è nondimeno, che l'odio universale dava questa interpretazione a tutte le azioni di lui e de' suoi figli. Di qua venne la rovina sua, narrata diversamente nelle particolarità da Erodiano e da Dione[Dio, lib. 72.]. Abbiamo dal primo, che celebrandosi in quest'anno i sontuosissimi giuochi capitolini, i quali si solevano fare ad ogni quattro anni con immenso concorso di popolo, ed assistendovi Commodo nella sedia imperatoria, prima che gl'istrioni cominciassero le loro fatiche, comparve in iscena uno vestito da filosofo con tasca al fianco, bastone in mano. Costui, fatto silenzio colla mano, ad alta voce gridò verso Commodo, dicendogli, quello non essere tempo da divertirsi in giuochi, perchèPerenneera in procinto di levargli la vita; per questo aver egli adunate tante ricchezze; per questo i di lui figliuoli tante soldatesche; e che se non vi provvedeva prontamente, egli era spedito. Sperava fosse costui di veder subito una commozion del popolo contra di Perenne,e poscia un bel premio dall'imperadore. Ma Commodo restò solamente sbalordito, nè disse parola; il popolo, benchè gli prestasse fede, nè pur esso fece movimento alcuno; e intanto Perenne, fatto prendere il finto filosofo, ordinò che fosse bruciato vivo. Tuttavia questo accidente diede campo a chi era presso all'imperadore, e volea male a Perenne per la sua intollerabile alterigia, di far credere forse più di quel ch'era, a Commodo. Gli mostrarono in oltre alcune monete battute coll'immagine del figliuolo di esso Perenne, benchè si credesse ciò fatto senza notizia del padre, e forse per manifattura de' suoi emuli. In somma andò tanto innanzi la mena, che Commodo una notte mandò alcuni a levar la testa a Perenne, e immediatamente spedì gente a far venire in Italia dall'Illirico il di lui figlio maggiore, prima che gli arrivasse l'avviso della morte del padre. Chiamato egli con dolci lettere dall'imperadore, benchè mal volentieri, venne, ed appena toccò l'Italia, che gli fu reciso il capo. Dione[Dio, lib. 72.]e Lampridio[Lampridius, in Commodo.], il cui testo è qui imbrogliato, ben diversamente scrivono, essere nata una sedizione nell'armata britannica, comandata daUlpio Marcello, perchè Perenne, levati via gli uffiziali dell'ordine senatorio, ne avea mandati là degli altri dell'ordine equestre. Ammutinatisi quei soldati, stavano sul duro, nè volendosi quetare, giunsero a scegliere dal corpo loro mille e cinquecento armati, e gl'inviarono a Roma a dir le loro ragioni. Commodo, allorchè intese l'arrivo di essi, siccome era un coniglio, andò loro incontro per saper la cagione di questa novità. Gli risposero di essere venuti apposta per liberarlo dalle insidie di Perenne, ch'era dietro a far imperadore un suo figliuolo. Commodo, quantunque non gli mancasse tanta forza di pretoriani da assorbir questi pochi soldati, non gli sprezzò; anzi prestò lorofede per istigazione principalmente diCleandrosuo mastro di camera, che odiava forte Perenne, come remora all'adempimento di tutte le sue voglie. Però, tolta a Perenne la carica di prefetto del pretorio, la diede ad altri e permise che i soldati britannici tagliassero a pezzi Perenne, e non lui solo, ma anche la moglie, la sorella e i due figliuoli di lui. Chi sia più veritiero degli storici suddetti, non è in nostra mano il deciderlo. Strano è che Dione, lungi dall'accordarsi con Erodiano e con Lampridio nell'imputare a Perenne gli eccessi e disegni sopra narrati, ne faccia un ritratto vantaggioso, con rappresentarlo continente, modesto, non sitibondo di gloria e di danaro, buon custode della persona dell'imperadore, in una parola indegno di quella morte: se non che il confessa reo della caduta diPaternosuo collega, procurata per restar solo nel comando delle guardie principesche. Ci fan le medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]vedere in quest'anno Commodo Augusto non solamente console per la quinta volta, ma anche proclamatoImperadore per l'ottava volta. Pensano alcuni[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]ciò fatto per una vittoria riportata daClodio Albinocontra i popoli della Frisia di là del Reno, mentovata da Capitolino[Capitolin., in Clodio Albino.]. Il Mezzabarba anch'egli si credette di ricavar da esse medaglie un viaggio di Commodo, fatto in quest'anno contra de' Mori, ovvero nella Pannonia, e una allocuzione all'esercito colla vittoria pel ritorno e col congiario sesto dato al popolo. Ma nulla di questo si ha dalle antiche storie, e però conviene andar cauto a crederlo. Abbiam solamente da Lampridio[Lampridius, in Commodo.], ch'egli fece mostra una volta di voler andare alla guerra in Africa a fin di esigere le spese del viaggio. Esatte che l'ebbe, tutte se le consumò in tanti banchetti e giuochi d'azzardo.
Consoli
CrispinoedEliano.
Abbiamo di certo i soli cognomi di questi consoli. Incerti sono i lor nomi. Il Panvinio[Panvin., in Fast. Consular.]li credetteTullio CrispinoePapirio Eliano, ma con troppo fievoli conghietture. Da che estinta rimase la possanza e vita di Perenne, saltò su un altro dominante nella corte imperiale, peggiore ancora dell'altro; e questi fuCleandro[Dio, lib. 72.]. Costui, per attestato di Dione, era nato servo, cioè, come ora diciamo, schiavo; e fra i servi venduto, fu condotto a Roma, dove s'applicò al mestier di facchino. Tanto seppe fare costui introdotto in corte, tanto seppe piacere alla testa sventata di Commodo, perchè questi da fanciullo seco praticò, che a poco a poco salendo, arrivò ad essere suo mastro di camera, con isposare Damostrazia, una delle meretrici di esso imperadore. Prima di lui sosteneva questa caricaSaoterioda Nicomedia con grande autorità, e quegli fu che ai suoi compatriotti ottenne di poter celebrare i giuochi de' gladiatori, e di alzar un tempio a chi sopra gli altri n'era indegno, cioè al medesimo Commodo. Cleandro buttò giù questo Saoterio, e il fece ammazzare, entrando dopo sì bel fatto nel posto di lui. Il Salmasio[Salmasius, in Notis ad Lampridium.]sospettò che questo Saoterio fosse il medesimo cheAntero, da noi veduto di sopra mastro di camera di Commodo, ed ucciso. Ma lo stesso Lampridio lo attesta assassinato per ordine dei prefetti del pretorio, e non già di Cleandro. Ora, dopo la morte di Perenne, la padronanza della corte si mirò unita in esso Cleandro. Ancorchè Commodo cassasse molte cose fatte come senza ordine suo daPerenne[Lampridius, in Commodo.], non passarono trenta giorni, che lasciò far di peggio a Cleandro; laonde tuttodì si vedeano mutazioni in Corte.Negro, succeduto a Perenne nel posto di prefetto del pretorio, nol tenne che sole sei ore;Marzio Quartocinque giorni solamente. E così a proporzione altri, che furono di mano in mano o imprigionati o uccisi per ordine di Cleandro. L'ultimo di questi tolti dal mondo fuEbuziano; ed allora fu che Cleandro si fece crear prefetto del pretorio con due altri scelti da sè, portando nondimeno egli solo la spada nuda davanti all'imperadore. Questa fu la prima volta che si videro tre prefetti del pretorio nello stesso tempo[Dio, lib. 72.]. Essendo alla testa di essi pretoriani Cleandro, non vi fu scelleraggine che da loro e dalle altre soldatesche romane non si commettesse. Uccidevano, bruciavano, ingiuriavano chiunque loro piaceva, e riparo non vi era. Commodo non aveva orecchi, unicamente intento alle sue infami dissolutezze, a far correre cavalli, a guidar egli stesso le carrette, ai combattimenti di gladiatori, e a cacce di fiere, per lo più nel suo ritiro, talvolta ancora in pubblico.
Aveva egli dopo la morte di Perenne inviato in BretagnaElvio Pertinace[Capitolin., in Pertinac.], siccome persona di gran credito e rigido osservatore della disciplina militare, acciocchè riducesse al dovere quei soldati tuttavia ammutinati e sediziosi. Perenne l'avea dianzi cacciato di Roma dopo vari illustri suoi impieghi, ed egli si era ridotto alla villa di Marte sullo Apennino nella Liguria, dov'era nato, e dove si fermò per tre anni. Commodo, per risarcire il di lui onore, e valersi in congiuntura di tanto bisogno di un uomo di tanta vaglia, richiamatolo, il mandò colà per calmare que' torbidi con titolo di legato. Andò, e trovò quelle milizie sì mal animate contro di Commodo, che se un solo avesse alzatoil dito, ed egli avesse acconsentito alle loro istanze, l'avrebbono proclamato imperadore. Il tentarono in fatti su questo, ma il trovarono uomo d'onore. Tenne egli per qualche tempo in freno quelle milizie; ma un dì sollevatasi una legione, si venne alle mani, e poco mancò ch'egli non restasse ucciso. Certamente fu creduto morto, perchè con più ferite restò mischiato fra i cadaveri degli uccisi; del che fece egli a suo tempo, cioè divenuto imperadore, aspra vendetta. Dovrebbe appartenere all'anno presente un fatto raccontato da Erodiano[Herodian., Histor., lib. 1.], ed avvenuto non molto tempo dopo la morte di Perenne. Un certoMaternosoldato, uomo di mirabil ardire, essendo disertato, si unì con altri disertori, e formò un corpo di gente accresciuto di mano in mano da chiunque avea voglia di far del male, sino ad alcune migliaia. Con costoro cominciò egli a scorrere per la Gallia e per la Spagna, dando il sacco non solamente alla campagna, ma anche alle città, con poi abbruciarle, e mettendo in libertà tutti i prigioni che si univano tosto con lui. Commodo scrisse lettere di fuoco a quelle provincie; spedì colàPescennio Negro[Spartianus, in Pescennio Nigro.], uomo di coraggio, il quale conSettimio Severo, allora governatore di Lione, messo insieme un esercito, disperse quella canaglia. Ma qui non si fermò Materno. Per varie strade, egli e le sue genti, chi per una parte e chi per altra, calarono in Italia. Era saltato in capo ad esso Materno di fare un gran colpo, cioè, giacchè non potea competere colle forze di Commodo in aperta campagna, pensò di ammazzarlo insidiosamente in Roma stessa. Gran festa si solea dai Romani far nella primavera in onor di Cibele, chiamata madre degli dii, dove tanto l'imperadore, quanto i particolari esponevano le più preziose lor masserizie, ed era permesso ad ognuno di andar travestito e mascherato.Il disegno di Materno era di frammischiarsi con vari dei suoi fra le guardie di Commodo vestito alla stessa maniera, e di svenarlo. Ma tradito prima del tempo da qualche suo compagno, fu preso e giustiziato con gli altri. Pare che tal fatto succedesse nella primavera di quest'anno; ma il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]lo differisce sino all'anno 190, del che nondimeno egli non reca pruova sufficiente. Commodo, ammaestrato da questo pericolo, tanto meno da lì innanzi comparve in pubblico, e la maggior parte del tempo soggiornò nelle ville fuori di città, senza prendersi alcun pensiero di amministrar giustizia, nè far l'altre azioni pubbliche convenienti ad un imperadore o necessarie al governo. In sua vece tutto faceva l'iniquo Cleandro.
Consoli
Cajo Allio Fuscianoper la seconda volta, eDuillio Silanoper la seconda.
Di male in peggio andavano gli affari di Roma per la disattenzione e pazza condotta di Commodo[Lampr., in Commodo.], ma più per la crudeltà ed avarizia del suddetto Cleandro, già arbitro della corte. Costui vendeva tutte le grazie e tutte le dignità tanto militari che civili. Per andare al governo delle provincie, bisognava comperar le cariche. Per denaro le persone di condizion libertina ottenevano la nobiltà, giungevano anche a divenir senatori. I banditi, purchè spendessero, tornavano alla patria, ed erano promossi agli onori; nè si portava rispetto alle sentenze date dal senato e dai giudici. L'oro le faceva abolire. PerchèAntistio Burro, uno de' primi senatori, coll'autorità econfidenza che gli dava l'essere marito di una sorella di Commodo, volle avvertire il cognato Augusto di tanti disordini, si tirò addosso l'ira di Cleandro. Nè andò molto che costui contra di un uomo sì degno fece saltar fuori un processo, quasi che egli aspirasse all'imperio. Ciò bastò per togliere la vita a lui e a molti altri che impresero la di lui difesa. Avvenne tal iniquità prima ancora che Cleandro occupasse il posto di prefetto del pretorio: al che egli probabilmente pervenne circa questi tempi. Tante avanie, concussioni ed uccisioni faceva costui a fine di ammassar tesori, non solamente in suo pro, ma anche per regalar le bagasce dell'imperador suo padrone, e molto più lui stesso[Dio, in Excerptis Vales.], perciocchè egli col tanto scialacquare in ispese o inutili od obbrobriose, si trovava sempre smunto o coll'erario voto. Ma nè pur bastando al di lui bisogno i tanti rinforzi che gli somministrava la malvagità di Cleandro, si ricorse al ripiego di minacciar dei processi anche alle matrone romane, con inventati e finti delitti, atterrendole in maniera, che conveniva venire a composizioni, e a riscattarsi con buona somma di danari. Inventò Commodo inoltre di mettere una tassa di due scudi d'oro a cadaun senatore, loro mogli e figliuoli, da pagarsegli ogni anno nel giorno suo natalizio, e di cinque denari ad ogni decurione della città. Pure tutto questo era una goccia al mare, perchè malamente si consumava tanto oro in cacce, in combattimenti di gladiatori e in altri divertimenti peggiori. Abbiamo da Lampridio[Lampr., in Commod.], che sotto questi consoli furono fatti dei voti pubblici per la salute e prosperità di Commodo; e nelle monete[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]si parla dellapubblica Felicità, quando altro non si provava che miserie ed affanni. Ma non mai si esercita tanto l'adulazione, che sotto i principi cattivi, ai quali si fa plauso per timore di peggio.Scrive ancora Eusebio[Eusebius, in Chron.], che in quest'anno cadde un fulmine nel Campidoglio, per cui rimase bruciata la biblioteca colle case vicine. Non può già stare il dirsi da lui, che le Terme di Commodo fossero fabbricate nell'anno IV del suo imperio, avendo noi, non meno da Lampridio[Lamprid., in Commodo.]che da Erodiano[Herodianus, Histor., lib. 1.], essere quella stata una fabbrica fatta da Cleandro, il quale molto più tardi salì in alto. Queste terme e un ginnasio, ossia una scuola di atleti e di scherma, opere anch'esse di lui, furono bensì dedicate sotto nome di Commodo; ma Cleandro avea caro che si sapesse esserne egli stato l'autore per guadagnarsi l'amor del popolo a tenore d'alcuni suoi grandiosi disegni, de' quali parleremo fra poco.
Consoli
SilanoeSilano
Siamo assicurati dai fasti antichi, essere stati in quest'anno consoli ordinaridue Silani. Che il primo si chiamasseGiunio Silano, lo conghiettura il Panvinio[Panvin., in Fastis.], ma non è certo. Vogliono che l'altro si chiamasseServilio Silano, e con più ragione, sapendosi da Lampridio[Lampridius, in Commodo.], che Commodo tolse di poi la vita ad un consolare di questo nome. Una iscrizione riferita dal Fabretti[Fabrettus, Inscript., pag. 635.]si vede posta C. ATILIO, Q. SERVILIO COS., ma non si può arrivar a sapere se appartenga all'anno presente. In questo sì giudicò il padre Pagi[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]che accadesse quanto narrano Dione[Dio, lib. 72.]e Lampridio[Lampr., in Commodo.], cioè che si contarono venticinqueconsoli in un anno solo. Il Panvinio credette questa deforme scena nell'anno 185, senza badare che Cleandro, salito molto più tardi in auge, ne fu l'autore, e per cogliere verisimilmente un grosso regalo da tanti soggetti vogliosi di quell'onore. Quando ciò sia avvenuto nell'anno presente, certo sarà che nel medesimo giunse al consolato ancheSettimio Severo, il qual fu poi imperadore, scrivendo Sparziano[Spartianus, in Septimio Sev.]ch'egli sostenne il primo consolato conApulejo Rufino, disegnato da Commodo a quella dignità insieme con molti altri. Strano poi sembra che il medesimo Sparziano[Spart., in Geta.]dica natoGeta, figliuolo di Settimio Severo, mentre erano consoliSevero e Vitellio, quando avea datoRufinoper collega aSevero. Seguitava intanto Cleandro[Dio, lib. 72.]a far delle estorsioni, e a vendere gli onori, impoverendo la sciocca gente che correva a comperare da lui il fumo. Uno di questi fuGiulio Solone, uomo ignobile, che per la vanità di salire al grado di senatore, consumò quasi tutte le sue facoltà, di modo che fu detto argutamente,che Solone, a guisa de' condannati, era stato spogliato de' suoi beni, e relegato nel senato. Ma quando men se l'aspettava, arrivò ancora Cleandro al fine dovuto ai pari suoi. Il precipizio suo vien differito dal padre Pagi all'anno seguente; dal Tillemont vien riferito[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]al presente. In tale incertezza credo io meglio di parlarne qui. Entrò in questi tempi[Dio, lib. 72.]una fierissima peste in Italia[Herodianus, lib. 1.], e per le poche precauzioni che si costumavano allora, si diffuse ben tosto per tutte le città, e passò anche oltramonti. Questo di raro avea essa, che non men gli uomini che le bestie perivano. In casi tali, quanto più vaste e popolate son le città, tanto maggiormente infierisce il malore nella folta misera plebe. Così fuin Roma. Dione, testimonio di veduta, asserisce che per lo più ogni dì vi morivano duemila persone. Rinnovossi inoltre allora l'uso di certi aghi attossicati, co' quali fu data la morte a non pochi. Commodo, per consiglio de' medici, si ritirò a Laurento, luogo fresco alla marina, e pieno di lauri, creduti allora per l'odor loro un possente scudo contro la peste. A questo gravissimo male s'aggiunse la carestia, facile disgrazia, massimamente alle grandi città, dove immenso è il popolo, e dove allorchè infierisce la peste, molti si guardano dall'accostarvisi per timor della vita. Dicono cheDionisio Papirio, presidente dell'annona, accrebbe maggiormente la penuria dei viveri, colla mira che il popolo già irritato contra di Cleandro, per le tante ruberie, ne attribuisse a lui la colpa, e si alzasse a rumore contra di lui, siccome in fatti avvenne. Sapevasi ch'egli avea comperata gran quantità di grano, nè lo lasciava uscire de' suoi granai. In mezzo a sì calamitosi tempi mirabile è la facilità, con cui può sorgere e prender piede una voce ed opinione anche più spallata. Fu dunque detto che Cleandro tendesse ad occupar il trono imperiale. Le ricchezze da lui adunate, e il grano ammassato avea da servire a guadagnar in suo favore i pretoriani e l'altre milizie romane. Di più non occorse, perchè si facesse una sollevazione. Non vanno ben d'accordo Dione ed Erodiano in raccontar le circostanze del fatto. Molto meno Lampridio[Lampr., in Commodo.], che attribuisce la odiosità del popolo contro Cleandro all'aver costui fatto morireArrio Antonino, personaggio di gran credito, a forza di calunnie, perchè, essendo egli proconsole dell'Asia, avea condannato un certo Attalo, probabilmente creatura del medesimo Cleandro. Confessano poi, tanto Erodiano quanto Dione, che Commodo in tempo di questa sollevazione si trovava nella villa di Quintilio poco lungi da Roma, dove attendeva a' suoi infami piaceri.Aggiugne Dione, che si fecero in quel tempo le corse de' cavalli nel circo: il che mi fa sospettare che fosse già terminata in Roma la peste, e solamente allora si provasse il flagello della carestia.
Comunque sia, parte del popolo spronato dalla fame, e mosso dalle grida di moltissimi fanciulli attruppati, condotti da una fanciulla d'alta statura, e di terribile aspetto, creduta dalla buona gente una dea, si mosse in furia, e andò al palazzo di villa, dove dimorava coll'imperadoreCleandro. Quindi, dopo aver gridato:Viva il nostro Augusto!dimandarono di aver in mano il traditore Cleandro, caricandolo intanto d'infinite villanie. Nulla ne intese Commodo, immerso nei suoi divertimenti. Cleandro allora ordinò che il corpo di cavalleria di guardia dissipasse quella gentaglia, e fu puntualmente ubbidito. Misero que' cavalieri in fuga il popolo disarmato, ne uccisero o ferirono molti, inseguendoli fin dentro le porte di Roma. Mossesi allora a rumore tutto il popolo, e correndo ai balconi e su per gli tetti, cominciò a tempestar con sassi e tegole i cavalieri; unissi ancora col popolo parte de' soldati a piedi della città: e tutti con armi e grida cominciarono una fiera battaglia colla peggio de' cavalieri, parte scavalcati o feriti, o morti, e gl'inseguirono sino al palazzo suburbano dell'imperadore. Niuno si attentava a far motto di ciò a Commodo. Marzia, già concubina di Quadrato, che non era già stata uccisa, come si legge in Sifilino, quella fu che ne avvisò l'imperadore. Erodiano, all'incontro, scrive essere stataFadillasorella del medesimo Augusto, che, atterrita dal rumore, corse scapigliata a' piedi del fratello, e l'avvertì del pericolo, in cui egli con tutti i suoi si trovava, se non sagrificava allo sdegno del popolo quel suo scelleratissimo ministro. Altri, che ivi si trovavano, calcarono la mano, accrescendogli la paura talmente, ch'egli in fine, fatto chiamar Cleandro, ordinòche gli fosse tagliato il capo, e consegnato sopra un'asta al popolo. Spettacolo di gran letizia fu la testa di costui a chi l'odiava, e strascinò poscia il di lui cadavero per la città. Due piccoli figliuoli suoi vi perderono anch'essi la vita; nè finì questa turbolenza, che anche molti familiari o favoriti di esso Cleandro vennero uccisi: con che restò quieto il tumulto. Lampridio aggiugne che Apolausto ed altri liberti di corte in tal congiuntura rimasero anch'essi vittima del furore popolare; e Commodo, per testimonianza di Dione, fece poi morire il sopra mentovato presidente dell'annonaPapirio, dando probabilmente a lui tutta la colpa del nato sconcerto. In luogo di Cleandro creati furono prefetti del pretorioGiuliano e Regillo, e la presidenza dell'annona fu conferita adElvio Pertinace, il quale doveva essere poco prima tornato dalla Bretagna, con fama d'aver anch'egli di là incitato Commodo contro diAntistio Burroe diArrio Antonino, imputando loro che aspirassero all'imperio. Commodo non si attentava più, siccome timidissimo, di rientrare in Roma. Tanto cuore gli fecero i suoi confidenti[Herodianus, Histor., l. 1.], che comparve colà, e fu accolto con grandi acclamazioni del popolo: del che si consolò non poco. Eusebio[Euseb., in Chron.]sotto il presente anno scrive che Commodo fece levar la testa al colosso fabbricato da Nerone, per mettervi la sua. Vedremo ben altri più ridicoli eccessi della di lui vanità.
Consoli
Marco Aurelio Commodo Augustoper la sesta volta, eMarco Petronio Settimiano.
Fu ben calmata la sedizione popolare descritta di sopra, e ritornossene CommodoAugusto alla sua residenza in Roma[Herodianus, Histor., lib. 1.], ma non si quietò già l'animo suo; anzi il fresco esempio fece in lui crescere le diffidenze e i sospetti. Personaggio non v'era di qualche abilità e credito che non fosse mirato di mal occhio da Commodo, e di cui egli non desiderasse la morte; e, quel ch'è peggio, non la procurasse o col veleno o col ferro. Ogni sinistra relazione o calunnia sufficiente era perchè egli levasse dal mondo i nobili, e massimamente i più amati dal popolo e i più potenti. Ognuno gli facea ombra, perchè non ignorava già quanto fosse l'odio del pubblico contra di lui. Credesi dunque[Lampridius, in Commodo.]che in questi tempi egli privasse di vitaPetronio Mamertinosuo cognato, cioè marito di una sua sorella, edAntoninodi lui figlio, edAnnia Faustinacugina di suo padre, che stava in Grecia. La sua crudeltà principalmente prendeva di mira chi era stato console. Tali furonoDuillioeServilio Silani,Allio Fosco,Celio Felice,Lucejo Torquato,Larzio Euripiano,Valerio BassianoePatulejo Magnoco' suoi figliuoli,Sulpizio Crassoproconsole dell'Asia,Claudio Lucano,Giulio Procolocolla sua prole, ed altri infiniti, come dice Lampridio, a' quali tutti o in una maniera o in un'altra procurò la morte. Fece anche bruciar vivi tutti i figliuoli e nipoti del già ribelloAvidio Cassio[Vulcat., in Avidio Cassio.], nulla servendo loro il perdono ottenuto dal di lui buon padre Marco Aurelio; e ciò con imputar loro che macchinassero delle novità. Probabil cosa è che non tutte in quest'anno succedessero tali stragi, e che alcune appartengano all'anno seguente.GiulianoeRegillo, già creati prefetti del pretorio, poco la durarono con questa bestia, ed amendue furono ammazzati. E pur Giuliano godea sì forte della grazia di Commodo, che pubblicamente era da lui abbracciato, baciato, e chiamato suo padre.Quinto EmilioLetoottenne allora il grado di prefetto del pretorio. Accadde ancora verso questi tempi[Dio, lib. 72.]la morte diGiulio Alessandro, personaggio di maraviglioso ardire, uno de' nobili cittadini di Emesa nella Soria, che stando a cavallo avea colla lancia passato da parte a parte un lione. Se crediamo a Lampridio, s'era egli ribellato. Altro non dice Dione, se non che all'udire l'arrivo di un centurione, spedito con una truppa di soldati per ammazzarlo, di notte andò a trovarli, e tutti li tagliò a pezzi. Lo stesso brutto giuoco fece appresso ad alcuni suoi concittadini, coi quali manteneva nimicizia; e poi montato a cavallo con un ragazzo ch'egli amava, se ne fuggì. Si sarebbe egli ridotto in salvo, ma non potendo più reggere il ragazzo alla corsa, nè volendolo egli abbandonare, fu raggiunto dai corridori, che il venivano seguitando. Diede egli allora la morte al ragazzo e a sè stesso, e così terminò la sua tragedia.
Tali erano in questi tempi le barbariche azioni di Commodo. E merita ben d'essere osservato che sotto questo crudel regnante la religion cristiana non patì per conto suo persecuzione veruna; e chi morì martire a que' tempi, non già da lui, ma dai governatori delle provincie, nemici del nome cristiano, riportarono una gloriosa morte. E però, lui regnante, crebbe e sempre più si dilatò il numero de' Cristiani. Questa indulgenza di Commodo vien attribuita da Sifilino[Xiphilinus, in Commodo.]a Marzia, donna di bassa nascita, ch'era stata concubina di Quadrato. Dopo la morte di Quadrato entrò essa talmente in grazia di Commodo, il quale avea relegato a Capri, e poi fatta morireCrispinasua moglie, che, a riserva del nome di Augusta[Dio, lib. 72.], conseguì gli onori delle imperadrici. Poteva ella molto nel cuor di Commodo; e però si pretende che amando essa molto, benchè non cristiana, i cristiani, procurasse loro unbuon trattamento ed altri benefizii. Vuole il padre Pagi[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]che la peste e la fame, di cui parlammo all'anno precedente, infierissero in questo; e non men Dione che le medaglie sembrano dar peso a così fatta opinione. Ma, secondo Erodiano, sembra più verosimile che fossero preceduti questi flagelli. Parlasi ancora nelle monete[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]dellaLiberalità Settimadi Commodo, cioè di qualche congiario dato al popolo per tenerselo amico. E Dione, fra l'altre cose, lasciò scritto che Commodo più volte donò al popolo cinque scudi d'oro e quindici denari per testa.
Consoli
Cassio ApronianoeBradua.
Se il primo consoleApronianoportò veramente il nome diCassio, egli fu padre di Dione Cassio, storico celebratissimo; ma ciò non è senza qualche dubbio. Alle disgrazie che andava provando Roma pel governo tirannico di Commodo e per gli altri mali di sopra accennati, si aggiunse nel presente anno quello di un fiero incendio[Herodianus, lib. 1, et Dio, lib. 72.]. Attaccatosi il fuoco al tempio della Pace, fabbricato da Vespasiano, interamente lo consumò colle botteghe ricchissime delle specierie contigue: tempio il più magnifico che si fosse allora in Roma. Imperciocchè quivi erano conservate le più preziose spoglie del tempio di Gerusalemme; quivi si faceano le assemblee dei letterati; e pare che vi si conservassero anche i loro scritti, giacchè Galeno[Galenus, de libris suis.]il medico si duole che un gran numero de' suoi vi perisse in tal congiuntura. Ma, quel che è più, colà si portavano in deposito i danari e le cose più preziose de' Romani,come in luogo il più sicuro d'ogni altro. Perciò, essendo succeduto di notte quel gravissimo incendio, moltissimi, venuto il giorno, si trovarono poveri di ricchi che erano la sera innanzi. Nè ivi si fermarono le fiamme, perchè passarono ad altri assaissimi nobili edifizii romani, e fra gli altri il tempio di Vesta col palazzo rimase anch'esso consunto. Durò molti giorni il fuoco, dilatandosi qua e là, senza potersi fermare con arte umana, finchè un'improvvisa dirotta pioggia gli troncò i passi. Eusebio[Euseb., in Chronic.]dice che gran parte della città di Roma restò preda delle fiamme. Salvarono le Vestali il palladio, cioè la statua di Pallade, la quale fama era che fosse stata portata da Troja. Dione anch'egli attesta che il fuoco arrivò al palazzo, e vi bruciò la maggior parte delle scritture spettanti al principato. Questa gravissima sciagura moltiplicò l'odio di ognuno contra di Commodo, credendo tale incendio un'ira palese del cielo per le di lui iniquità: e giacchè era ito in rovina il tempio della Pace, giudicarono tutti questa una predizion di guerra vicina per tutto il romano imperio. Intanto la vanità di Commodo cominciava a degenerare in pazzia. Perchè niuno l'uguagliava nella destrezza in uccidere le fiere, e molte e grandi pruove di ciò aveva egli dato in Lanuvio, gli saltò in testa di farsi appellare l'Ercole Romano[Lamprid., in Commodo. Dio, lib. 72. Herodianus Histor., lib. 1.], gloriandosi di essere figliuolo non più dell'ottimo imperadore Marco Aurelio, ma di Giove. In abito d'Ercole volle che gli fossero alzate le statue. Una pelle di lione e una clava gli erano portate innanzi, allorchè faceva viaggio; e queste ne' teatri, intervenendovi egli o non intervenendovi, si mettevano sopra la sedia d'oro imperatoria. Veggonsi ancora molte medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]dell'anno presente e susseguente, dov'è nominatoErcole Romano,ErcoleCommodiano. Oltre a ciò comandò che da lì innanzi Roma si chiamasseCommodiana, e il senato istesso dovette assumere il cognome diCommodiano. Per comandamento suo ancora furono mutati i nomi a tutti i mesi, e si adattarono ad essi quei che esprimevano titoli e nomi del medesimo folle Augusto. Dione[Dio, lib. 72.]gli annovera con quest'ordine:Amazonio,Invitto,Felice,Pio,Lucio,Elio,Aurelio,Commodo,Augusto,Ercole,RomanoeSuperante. Se crediamo a Lampridio[Lampridius, in Commodo.], il mese di agosto si appellòCommodo: settembreErcole: ottobreInvitto: novembreSuperanteoSuperatorio: e dicembreAmazonio. Questi due ultimi specialmente se gli teneva egli ben cari; quasichè egli in ogni cosa superasse il resto degli uomini; tanto gli frullava il capo. Qui il Casaubono e il Salmasio insorgono con allontanarsi dalla sentenza di Lampridio, e pretendendo che ad altri mesi si applicassero que' nomi. Poco a noi importa la frenesia del pazzo Augusto, volendo che si formasse un decreto[Dio, lib. 72.], per cui da lì innanzi tutto il tempo ch'egli regnasse, si appellasse ilSecolo d'oro, e di questo si facesse menzione in tutte le lettere del senato. Certo è che a sì fatti ordini strignevano le labbra, inarcavano le ciglia i senatori; ma conveniva chinare la testa. Altre pazzie mischiate colle crudeltà e varie disonestà di questo principe si possono raccogliere da Lampridio, che ne fa un lungo catalogo. Ma non si può tacere che debbono parerci falsità la maggior parte degli elogi a lui dati nelle monete. Sopra tutto in esse è chiamatoPio, ed ancheAutoreeRistoratore della Pietà. Quando con questo nome si voglia significare il culto della falsa religione gentile, abbiamo in fatti da esso Lampridio[Lampridius, in Commodo.]che col capo raso nella festa d'Iside egliportò la statua di Anubi, ma ridicolosamente, perchè con quella medesima andava gravemente percotendo le teste dei sacerdoti vicini; e voleva che que' sacri ministri d'Iside si battessero maledettamente il petto colle pigne che portavano in mano. Non la perdonò poi la sua sfrenata libidine nè pure ai templi: eccesso detestabile anche presso i Gentili. Nei sagrifizii ancora di Mitra uccise un uomo. Ecco qual fosse la religione di questo forsennato Augusto.
Consoli
Marco Aurelio Commodo Augustoper la settima volta ePublio Elvio Pertinaceper la seconda.
Guastandosi ogni dì più il cervello a Commodo imperadore, andavano crescendo le sue perverse azioni e, per conseguente ancora, l'odio del popolo, e specialmente de' buoni contra di lui. A capriccio egli faceva uccidere le persone. Alcuni tolse dal mondo, perchè incontratosi in loro, osservò ch'erano vestiti di abito straniero[Lampr., in Commodo.]; altri perchè parevano più belli di lui. Saputo che certuno avea letta la vita di Caligola, scritta da Svetonio, il diede in preda alle fiere, perchè egli era nato lo stesso dì che Caligola. Tralascio altre simili sue crudeltà, narrate da Lampridio. Nè minori di numero erano le sue inezie, che si tiravano dietro le risate di ognuno. Guai nondimeno, se si accorgeva di chi il burlasse e deridesse, perchè tosto il faceva consegnare alle bestie feroci. E pur egli non si guardava dal comparire ridicolo in faccia di tutti, lasciandosi vedere in pubblico vestito ora da donna, ora da Ercole colla clava, ora da Mercurio col caduceo in mano. Ma il colmo delle sue pazzie quel fu d'intestarsi di essere ilpiù bravo ed esperto gladiatore e cacciatore che fosse sopra l'universa terra[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.]. E veramente confessano tutti gli storici, maravigliosa essere stata la destrezza sua nell'uccidere le fiere o lanciando l'asta contra di esse, o scagliando frecce e dardi. Con tal giustezza scaricava i colpi che feriva quasi sempre dove avea presa la mira. Questo fu il solo de' pregi ch'egli ebbe: che per altro differenza non si scorgeva tra lui e un vero coniglio. S'era egli avvezzato a queste cacce in Lanuvio, e ne' suoi palazzi di villa, dove dicono che ammazzò in varii tempi migliaja di esse fiere. Per conto dei gladiatori infinite pruove avea fatto in quell'infame mestiere, combattendo con essi armato di spada e scudo, nudo o pur vestito, facendo anche tutti i giuochi de' reziarii e dei secutori, ch'erano specie di gladiatori. Di sua mano uccise egli talvolta i competitori, senza che alcun di essi ardisse di torcere a lui un capello. Ordinariamente dopo aver quella canaglia sostenuto alquanto gli assalti e riportata talora qualche ferita, se gli dava per vinto, chiedendogli la vita in dono, ed acclamandolo pel più forte imperadore che Roma avesse mai prodotto. S'invanì tanto per tante sue lodi e per la stupenda sua bravura il folle Commodo, che, per attestato di Mario Massimo, le cui storie si sono perdute, ma esistevano a' tempi di Lampridio, ordinò che negli atti pubblici si registrassero queste sue ridicole vittorie, come già si facea delle campali riportate dagli eserciti romani; e queste ascendevano a migliaja e migliaja. Arrivò egli sì oltre (cotanto si era ubbriacato di questa vergognosa gloria), che più non curando il nome di Ercole, s'invogliò di quello di primo fra i gladiatori, con prendere anche il nome di un Paolo già defunto, e stato mirabile a' suoi dì nell'arte obbrobriosa de' gladiatori.
Ma troppa lieve parve in fine quella gloria a Commodo, perchè ristretta neisuoi privati palagi e nelle scuole gladiatorie. Gli venne in capriccio di farsi anche ammirare da tutto il popolo romano; e però fece precorrer voce, che nei giuochi saturnali, soliti a celebrarsi nel dicembre[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.], egli solo volea uccidere tutte le fiere, e combattere coi più bravi dell'arena. All'avviso di questa gran novità, incredibile fu il concorso, non solo del popolo romano, ma anche da varie parti d'Italia. Quattordici dì durarono questi spettacoli. Innumerabili e di varie specie furono le fiere e le bestie, fatte venir dall'India, dall'Africa e da altre contrade, che comparvero nell'anfiteatro, e molte di esse conosciute dianzi solamente in pittura. Si aspettava poi la gente di mirare il valoroso Augusto affrontar nell'arena lioni, pantere, tigri, orsi e somiglianti feroci animali. Ma il per altro pazzo Commodo ebbe tanto senno di far guerra a tali fiere da un corridore alquanto alto, che girava intorno alla platea dell'anfiteatro. Vero è nondimeno, ch'egli di là con tanta maestria e forza scagliava aste e dardi che feriva e trapassava gli animali, cogliendo nella fronte e nel cuor de' medesimi senza fallare. Cento lioni in questa guisa per mano di lui rimasero estinti sul campo. Il popolo tutto andava gridandoBravoeViva; per lo che si ringalluzziva sempre più il balordo Augusto. E qualora egli si sentiva stanco, Marzia, sua cara concubina, era pronta a porgergli una tazza di buon vino rinfrescato; e il popolo, e i senatori stessi, uno de' quali era lo stesso Dione storico, come si fa nei conviti, gli auguravano salute e vita. Un altro dì lo spettacolo fu di lepri, cervi, daini, tori e di altre bestie da corno. Commodo, calato nella piazza dell'anfiteatro, ne fece una grande strage. In altri giorni uccise una tigre, un cavallo marino, un elefante ed altre bestie. E fin qui se gli potea pur perdonare. Ma da che spiegò di voler anchecombattere da gladiatore, non si potè contenere Marzia dal buttarsegli ai piedi, e dal supplicarlo colle lagrime agli occhi di non isvergognare la dignità di un imperadore con quell'infame mestiere. Se la levò egli d'attorno con dirle delle villanie. Chiamati poiQuinto Emilio Letoprefetto del pretorio, edElettomastro di camera, ordinò loro di preparar tutto il bisognevole. Anch'essi con forti ragioni lo scongiurarono di non andarvi; ma indarno sempre. Ad altro non servì la loro resistenza, se non a suscitargli un odio grave contra di loro, quasi che gl'invidiassero la gloria che era per acquistarsi. Erodiano non iscrive che Commodo andasse al combattimento; ma Dione, che v'era presente, ci assicura che vi comparve più volte, e combattè in quella indecente figura; e che i gladiatori fecero battaglia fra loro colla morte di molti di essi, ed anche di parecchi spettatori, che per la gran folla non poteano tirarsi indietro. I senatori, siccome era stato loro imposto erano forzati a gridare:Viva il Signore: Viva il vincitor di tutti: Viva l'Amazonio.Per altro molti della plebe non si azzardarono d'intervenire a quegli spettacoli, parte per l'orrore di mirar un Augusto sì delirante ed avvilito, e parte per una voce corsa, che Commodo volea regalarli di colpi di frecce, come Ercole avea fatto alle Stinfalidi; e tanto più perchè ne' giorni addietro esso Augusto raunati tutti i poveri mancanti di piedi, e fattili vestir da giganti, colla clava gli avea tutti morti, per rassomigliarsi ad Ercole anche in questo. Puossi egli immaginare un più bestiale ed impazzito principe? Confessa Dione, che nè pur egli co' suoi colleghi senatori andò esente da paura; imperciocchè Commodo, dopo aver tagliata la testa ad un passero (se pur tale fu), con essa in mano, e colla spada nell'altra andò alla volta dei senatori con torvo aspetto, ma senza aprir bocca, volendo forse far intendere che potea far loro altrettanto. A tuttaprima molti di que' senatori non sapeano contener la risa, ed erano perduti se Commodo se ne accorgea. Dione, col mettersi a masticar delle foglie di lauro, insegnò agli altri di moderarsi, e poco poi stettero ad avvedersi del corso pericolo. L'aver Commodo in appresso comandato che i senatori venissero all'anfiteatro nell'abito che solamente si usava nello scorruccio del principe, e l'essere stata nell'ultimo dì dei giuochi portata la di lui celata alla porta, per dove uscivano i morti, diede a pensare a tutti, che fosse imminente il fine della di lui vita; e così fu. Altri augurii, a' quali badavano forte i superstiziosi Romani, racconta Lampridio[Lampridius, in Commodo.], ch'io tralascio come cose vane.
Non van d'accordo[Herodianus, Histor., lib. 3.]Erodiano e Dione[Dio, lib. 72.]in assegnare i motivi e le circostanze della morte diCommodo. Scrive il primo, che irritato il pazzo Augusto contro Marzia, Leto ed Eletto, perchè gli aveano contrastata la sconvenevol comparsa nel campo de' gladiatori, scrisse in un biglietto l'ordine della lor morte, colla giunta di parecchi altri, e pose la carta sul letto. Entrato un nano suo carissimo in camera, avendo preso quello scritto, uscì fuori, ed incontratosi in Marzia, questa gliel tolse di mano, imaginandosi che fosse cosa d'importanza. Vi trovò quel che non voleva. Avvisatine Leto ed Eletto, concertarono tutti e tre di esentarsi da quel temporale con prevenire la mala volontà dell'iniquo principe. Nulla dice Dione di questa particolarità, ed intanto il lettore si ricorderà, aver quello storico narrato un simil fatto nella morte di Domiziano. Certamente uno di questi due racconti ha da essere falso; ed il presente ha qualche più di verisimiglianza. Dione e Lampridio scrivono che Leto ed Eletto, per timore della propria vita, sì perchè aveano davanti più specchi della sommafacilità con cui Commodo la toglieva ai capitani delle sue guardie e a' suoi mastri di camera, e sì ancora perchè conoscevano di averlo disgustato colla ripugnanza alle sue bestialità, unitisi a Marzia, tentarono prima la via del veleno, con darglielo in una tazza di vino ch'egli soleva prendere dopo il bagno. Occupato da lì a poco da gravezza di capo e da sonnolenza, Commodo entrò in letto. Era l'ultimo dì dell'anno. Venuta la notte, si svegliò, e fosse la sua robusta complessione, o pure il molto mangiar e bere dianzi da lui fatto, che l'aiutasse, cominciò a vomitare, e per secesso ancora ad alleggerirsi dell'interno nemico. Allora i congiurati, apprendendo più che mai il rischio loro, introdussero Narciso robustissimo atleta, comperato con promessa di gran regalo, che serrategli le canne del fiato, il soffocò. Sparsero poi voce, ch'egli fosse morto per accidente apopletico. In questa maniera terminòCommodola vita sua sì malamente menata, in età non più che di trentadue anni, senza lasciar dopo di sè figliuoli. Fu poi detto, ch'egli avea comandato di bruciar Roma, e che ne sarebbe seguito l'effetto, se Leto non lo avesse trattenuto. Sparsero inoltre voce aver egli avuto in animo di uccidereErucio ClaroeSocio Falcone, consoli disegnati, che doveano far l'entrata nel giorno seguente, e di proceder egli console con prendere per collega uno dei gladiatori. Dione par che lo creda; ma morto chi è odiato da tutti, nè più può far paura, a mille ciarle si scioglie la lingua. In quest'anno probabilmente avvenne ciò che narra Capitolino[Capitolin., in Clodio Albino.]. ComandavaClodio Albinoalle armi romane nella Bretagna. Fu portata colà una falsa nuova che Commodo era morto; Commodo, dissi, quale il tanta fede avea in lui, che gli avea dianzi mandato il titolo di Cesare, cioè un segno di volerlo per successore. Albino non l'accettò; venuta poi quellafalsa voce, egli parlò all'esercito britannico, esortando tutti a ritornare la repubblica romana nell'antico suo stato, e ad abolir la monarchia, con toccar i disordini venuti per cagion degl'imperadori, senza risparmiare lo stesso Commodo. Di questa sua disposizione ed aringa avvertito Commodo, ch'era ancor vivo, mandòGiulio Severoal comando dell'armata britannica, e richiamò Albino; ma per la morte d'esso Commodo non dovette aver esecuzione quell'ordine. Gran credito con ciò Albino si guadagnò presso il senato. Nè si dee tacere, che quando poi da Roma furono spediti pubblici messaggeri alle provincie per dar avviso che più non viveva Commodo, quasi tutti furono messi in prigione dai governatori, per paura che questa fosse una nuova falsa a fine di tentar la lor fede, quantunque tutti sospirassero che fosse vera, siccome dipoi si trovò.