Consoli
Appio Claudio LateranoeRufino.
La cagione per cui si sconcertò la buona armonia fraSevero AugustoeDecimo Clodio Albino Cesare, secondo il costume l'uno la rifondeva sull'altro. A Severo veniva riferito[Herodianus, lib. 3.]che Albino nella Bretagna si abusava dell'autorità a lui data, facendola più da imperadore che da Cesare. Anzi Dione aggiugne aver egli scritte lettere a Severo, con pretensione d'essere dichiaratoAugusto. Dicevasi inoltre che alcuni de' principali del senato segretamente scriveano ad Albino, esortandolo a venirsene a Roma, mentre Severo soggiornava in Levante, con sicurezza d'essere ben accolto. Nè si potea negare che tutta la nobiltà romana inclinasse più ad Albino, per esser egli nato da nobilissima famiglia in Africa: almeno così pretendeva egli, benchè Severo ciò tenesse per falso. Era anche creduto d'indole mansueta ed amabile, contuttochè Capitolino[Capitolinus, in Albino.]diversamente ne parli. Certo è altresì che a Severo mancava il pregio della nobiltà, e l'opere sue spiravano solamente crudeltà. Dall'altro canto poi in cuor di Albino stavano non poche spine, perchè gli amici suoi gli andavano picchiando in capo che non si fidasse di Severo, uomo di niuna fede, pieno di frodi e d'insidie, il quale avendo due figliuoli, non si potea mai presumere che intendesse di esaltare e preferir Albino in pregiudizio d'essi. La diffidenza conceputa da Albino passò dipoi in certezza; imperciocchè Severo alterato contro di lui, sulle prime pensò di sbrigarsene con ricorrere ad inganni, e fingere ottima volontà versodi lui in iscrivendo al senato e a lui, per poterlo assassinare. Spedì in Bretagna corrieri fidati con ordine di parlargli in segreto, e di ammazzarlo, se potevano; o pure di levarlo di vita col veleno. Albino, che stava all'erta, e prima di dar udienza facea ben indagare se le persone portavano armi addosso, accortosi di questa mena[Capitolinus, in Albino.], fece pigliar quei corrieri, e ricavata co' tormenti la verità, ordinò che fossero impiccati. Ed ecco manifestamente in rottaAlbinoeSevero. Allora, per consiglio de' suoi, Albino prese il titolo e le insegne d'Imperadore, e raunata gran copia di soldatesche, passò nel presente anno nella Gallia, dove si studiò di tirar nel suo partito quante città mai potè. S'ebbero ben a pentirne quelle che il seguitarono. Severo, che già era in marcia coll'esercito suo venendo dalla Soria, premise ordini pressanti, affinchè si fornissero di armati i passi dell'Alpi, per sospetto che Albino tentasse di penetrar in Italia. Racconta Dione[Dio, lib. 75.], che saltata fuori questa nuova guerra civile, gran bisbiglio e mormorazione ne fu in Roma. Amavano Albino, loro dispiacevano le conseguenze funeste della guerra per le tante spese e per lo spargimento del sangue de' cittadini; e però in pieno teatro se ne lamentarono. Venne intanto ordine al senato di pubblicar il bando contra di Albino, e tosto fu eseguito.
Anche nell'anno precedente si può credere che seguisse qualche conflitto nella Gallia fra le genti di Albino e quegli uffiziali che tuttavia conservavano la fedeltà a Severo, scrivendo Capitolino che i capitani d'esso Severo ebbero delle busse. Ed abbiam qui un'avventura curiosa narrata da Dione[Ibidem.]. Un certoNumeriano, che insegnava grammatica ai fanciulli in Roma, essendogli salito al capo un pensier bizzarro, se n'andò nella Gallia, e facendosi credere alla genteun senatore spedito da Severo per mettere insieme un corpo d'armata, raccolse a tutta prima alcune poche truppe, colle quali diede la mala pasqua ad alquanta cavalleria d'Albino, e fece dipoi altri bei fatti in favor di Severo. Ne andò l'avviso ad esso Severo, che credendolo veramente senatore, gli scrisse lodandolo, e comandando che accrescesse il suo esercito. L'ubbidì Numeriano, nè solamente fece varie prodezze contra di Albino, ma inviò anche a Severo un milione e mezzo di danaro adunato in quelle contrade. Finita poi la guerra, si presentò a Severo, nè gli tacque cosa alcuna. Avrebbe potuto ottener molta roba ed onorevoli posti, ma altro non accettò che una lieve pension da Severo, bastante a farlo vivere in villa con tutta quiete. Stavasi ancheAlbinocome in pace nella Gallia, godendo di quelle delizie, quando gli giunse la disgustosa nuova che Severo coll'esercito suo era già dietro a passar l'Alpi per entrar nella Gallia. Allora venne a postarsi a Lione con tutta l'oste sua. Succederono varie scaramucce[Dio, lib. 75.], e in un fatto d'armi riuscì alle genti di Albino di sconfiggereLupogenerai di Severo con istrage di molti soldati. Era impaziente Severo, e voleva una giornata campale, decisoria della gran lite, fidandosi molto nelle sue agguerrite milizie, avvezze già alle vittorie, che ascendevano a cinquantamila combattenti. Un egual numero si pretende che ne avesse anche Albino, gente di non minor valore e sperienza nel suo mestiere. Però attaccatasi la feroce e sanguinosa battaglia in vicinanza di poche miglia a Lione[Capitolinus, in Severo.]nel dì 19 di febbraio, amendue le parti combatterono con incredibil bravura ed ostinazione. Stette lungamente in bilancio la fortuna dell'armi, quando l'ala sinistra di Albino piegò, e fu interamente rovesciata sino alle sue tende, intorno allo spoglio delle quali si perderono i vincitori. Per lo contrario l'aladestra diede una terribile percossa alle genti di Severo. Secondo lo stratagemma usato non poco allora, aveano quei di Albino fabbricate delle fosse coperte di terra, dietro alle quali stavano saettando mostrando paura. Inoltratisi i Severiani precipitarono dentro, laonde di essi e dei cavalli fu fatto un gran macello. Retrocedendo gli altri spaventati, misero in confusione ogni schiera. Allora accorse Severo coi pretoriani; ma fu così ben ricevuto da quei di Albino, che uccisogli sotto il cavallo, corse pericolo di restar morto o prigione. Erano già in rotta tutti i suoi, quando egli, stracciatasi la sopravveste e collo stocco nudo in mano, si mise innanzi a' suoi fuggitivi. La sua voce e presenza bastò a farli voltar faccia, e a ripulsare i nemici. Non s'era mosso finoraLetocol suo corpo di riserva, e fu detto dipoi per isperanza che amendue gl'imperadori perissero, e che susseguentemente l'una e l'altra fazione desse a lui lo scettro imperiale, oppure che egli differisse tanto, per unirsi con chi fosse vincitore. Questa ciarla vien da Erodiano[Herodianus, lib. 3.], il quale aggiugne, da ciò essere proceduto che Severo, invece di ricompensar Leto, come gli altri generali, gli levasse nell'anno seguente la vita. Ora Leto, veggendo superiore Severo, con sì duro assalto piombò anch'egli addosso alle squadre di Albino, che finì di sconfiggerle. Ma immenso fu il numero de' morti e feriti non men dall'una che dall'altra parte; e se vogliam credere ad un'usata maniera di dire degli storici, il sangue scorreva a ruscelli nei fiumi, di maniera che se i vinti piansero, nè pure risero i vincitori. Il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron., ad annum 198.]riferisce all'anno seguente tutta questa tragedia; ma è ben più verisimile ch'essa appartenga all'anno presente.
La città di Lione, dopo la vittoria di Severo, divenne il teatro della crudeltà. Fin colà inseguì Severo i fuggitivi[Dio, lib. 71.], edentrate le sue genti in quella città, la misero a sacco, e poi la bruciarono. Erasi ritiratoAlbinoin una casa sulle rive del Rodano. Allorchè prese la risoluzion di fuggire, non fu più tempo, perchè erano occupati i passi; però diede fine alla sua tragedia con uccidersi di propria mano[Capitolinus, in Albino.]. Altri il dissero ucciso da' soldati, o pure da un servo, e condotto mezzo morto davanti a Severo, il quale ne mandò il capo a Roma, con lettere al senato, dolendosi forte in esse, perchè tanti de' senatori avessero portato amore a costui, e desiderato di vederlo vincitore: il che atterrì non poco quell'augusto corpo. Sfogò poscia Severo la rabbia sua contro il cadavero dell'estinto Albino[Spartianus, in Severo.]; perdonò bensì a tutta prima alla moglie e a due figliuoli di lui; ma da lì a poco li fece svenare e gittare nel Rodano. Aveva egli avuta l'attenzione di far occupar tutta la segreteria d'Albino, per conoscere i di lui corrispondenti. Quanti ne trovò fece di poi morire. Tutta la famiglia d'Albino, e i suoi nobili amici della Gallia e della Spagna, perderono la vita, sì uomini che donne. Altrettanto avvenne appresso in Italia, perchè non si perdonò a persona scoperta parziale dell'estinto Albino. Era implacabil Severo contro a tutti; e perchè uno de' nobili infelici, che suo malgrado si trovò involto nel partito contrario, gli dimandò[Aurelius Victor., in Breviario.],cosa desidererebbe egli, se la fortuna gli fosse stata contraria, e si trovasse ora ne' panni di lui: crudelmente gli rispose:Soffrirei con pazienza quello che tu hai ora da sofferire[Spartianus, in Severo.], e il fece ammazzare. Tutti i beni di coloro che Severo condannò a morte, furono confiscati ed applicati all'erario privato d'esso imperadore, a cui riuscì facile di premiare ed arricchire tutti i suoi soldati e i lor figliuoli, perchè si trattò d'incredibil confisco. Non tornò poi così tostola quiete nella Gallia, essendovi restati dei partigiani d'Albino, che fecero testa, finchè poterono, con prevaler infine la maggior forza di Severo, il quale in questi tempi divise in due provincie la Bretagna, non la volendo più sotto il governo d'un solo. Poscia mossosi dalla Gallia a gran giornate, siccome suo costume era, sen venne a Roma, menando seco tutta l'armata per maggiormente atterrire i Romani, che tutti già tremavano, conoscendo che mal uomo fosse questo, e specialmente per le terribili lettere mandate innanzi. Entrò nella gran città, accolto con incessantiVivadal popolo tutto laureato e in gala, e dal senato in corpo: acclamazioni nondimeno uscite dalla bocca, ma non dal cuore.
Furono lieti questi primi giorni, perchè egli diede un suntuoso regalo al popolo[Herodianus, lib. 3.], ed allargò la sua liberalità sopra i soldati, donando loro più di quello che mai avesse fatto alcuno de' suoi predecessori, con accrescere loro la porzione del grano, e conceder anche ad essi di poter portare anelli d'oro, e il tener mogli o pur donne in casa: cose non permesse dianzi dalla militar disciplina, e che servirono poi al loro lusso, e a snervar il vigore della milizia romana. Ma Severo, purchè si facesse amar dai soldati, null'altro curava, esigendo solamente d'esser temuto dagli altri. Andò poscia al senato, e confessa Dione[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.]che un gran ribrezzo corse per l'ossa sue e di tutt'i suoi colleghi, allorchè lo udirono entrar nelle lodi diCommodo Augusto, di cui avea già cominciato ad intitolarsi fratello[Spartianus, in Severo.], inveendo contro al senato perchè avea caricato esso Commodo d'ignominia, e dicendo che la maggior parte d'essi senatori menavano una vita più scandalosa di lui, e al pari di lui facevano da gladiatori. Passò ad esaltare Silla, Mario e i primi anni del governo d'Augusto, ne' quali di granfaccende ebbero le mannaie e le scuri, pretendendo che questa fosse la maniera più sicura di quetare l'imperio, di estinguere le fazioni, di prevenir le ribellioni, e non già quella troppo dolce e pietosa di Pompeo e di Giulio Cesare, che fu la loro rovina[Aurelius Victor, in Breviario.]. Massime detestabili e contrarie alla vera politica; imperciocchè la crudeltà e l'eccessivo rigore fanno divenir segreti nemici anche gli amici; laddove la clemenza, adoperata a tempo, muta i nemici in amici, ed util pruova ne aveano sempre fatto i principi e buoni e saggi. Andarono a terminar questi tuoni in fulmini, perchè messe fuori le lettere scritte da vari senatori ad Albino, contò per grave delitto ogni menoma espression d'amicizia verso di lui. Perdonò, è vero, a trentacinque d'essi senatori per farsi credere clemente, e li trattò sempre da lì innanzi come amici; ma ne condannò senza processo a morte ventinove altri, fra' qualiSulpicianosuocero di Pertinace Augusto. Sparziano[Spartianus, in Severo.]ne nomina fin quarantadue della principal nobiltà di Roma, la maggior parte stati consoli, o pretori, o in altre riguardevoli cariche. Erodiano dice di più[Herodianus, lib. 3.], cioè ch'egli levò dal mondo i più nobili e ricchi delle provincie, sotto pretesto che fossero fautori d'Albino, ma effettivamente per sete dei lor beni, perchè egli era non mai sazio di raunar tesori. Tra i fatti morire, uno fuErucio Claro[Dio, in Excerptis Vales.], già stato console. Gli prometteva Severo la vita, purchè volesse rivelare ed accusare chi aveva tenuto la parte d'Albino; ma egli protestò che morrebbe più tosto mille volte, che di far sì brutto mestiere, e si lasciò in fatti uccidere. Non così operòGiuliano, che s'indusse a far quanto volle Severo, e si salvò. Caro nondimeno gli costò questa vile ubbidienza, perchè Severo il fece ben ben tormentare, acciocchè più giuridichecomparissero le di lui deposizioni. Osserva il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]che Tertulliano[Tertull., ad Martyres.]vivente in Africa in questi tempi animava i martiri cristiani a sofferir i tormenti e la morte coll'esempio di tanti nobili romani che Severo avea sagrificati al suo furore, nè merito alcuno acquistavano colla lor pazienza. Imperciocchè sotto Severo infierì di nuovo la persecuzion de' Pagani contro chi professava la fede di Cristo. Ed appunto si crede che in quest'anno sanVittorepapa celebre terminasse col martirio, e che a lui succedesseZefirino.
Ad una specie di frenesia attribuì Sparziano[Spartian., in Sev.]l'avere l'Augusto Severo preso ad onorar la memoria diCommodo Imperatore, con dichiararsi, come accennai, suo fratello: del che si truova memoria in qualche iscrizione. Volle egli inoltre che il senato suo malgrado decretasse gli onori divini a sì screditato Augusto: il che sempre più fa scorgere la pazzia di una religion tale, che dovea tener per dio un principe lordo di tutti i vizii. E fin qui era vivuto in pace quel Narciso atleta che strangolò Commodo. Severo, divenuto protettore e panegirista di Commodo, fece in quest'anno gittare costui nel serraglio dei lioni. Per essersi egli dichiarato fratello d'esso Commodo e figliuolo di Marco Aurelio[Dio, lib. 71.],Pollenio Sebennio, uomo avvezzo a proferir dei motti arguti, ebbe tanto animo di dire a Severo,che si rallegrava con lui, perchè avesse trovato il padre, quasi che il vero suo padre per la bassezza de' suoi natali non si sapesse. Pure il sì accorto Severo non si avvide della burla. Venne[Spartianus, in Severo.]appunto a trovarlo, non so dove, una sua sorella, maritata già poveramente in Leptis città dell'Africa, con un suo figliuolo; Severo la regalò da par suo, e creò anche senatore suo figlio; ma, vergognandosi ch'ellanè men sapesse parlar latino, la rimandò a casa. In breve tempo quel figliuolo terminò i suoi giorni. Secondo i conti di Sparziano, accrebbe Severo in quest'anno gli onori a Bassiano suo primogenito, appellato già Marco Aurelio Antonino, e da noi chiamatoCaracalla, disegnandolo suo successore, e facendogli dare dal senato gli ornamenti imperiali. Erodiano[Herod., lib. 3.]vuole che il dichiarasse anche collega nell'imperio; intorno a che hanno disputato gli eruditi, e i più convengono doversi riferire all'anno seguente cotesti onori, non essendo già probabile, come vorrebbe il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.], che Severo concedesse in quest'anno la tribunizia podestà a Caracalla, e che solo nel seguente gli fosse confermata dal senato. Gran tempo era che il senato faceva tutto quanto comandavano i dominanti Augusti, e bastava che aprissero la bocca per essere tosto ubbiditi. Sembra poi, secondo il suddetto Erodiano, che in quest'anno l'Augusto Severo, dopo essersi fermato per qualche tempo in Roma, marciasse di nuovo coll'armata in Oriente: del che mi riserbo di parlare nell'anno seguente.
Consoli
SaturninoeGallo.
Perchè non paiono ben sicuri i prenomi diTiberioe diCajo, dati da taluno a questi due consoli, io non ho posto se non i loro cognomi. Certamente non era molto in uso di notare i consoli col prenome e cognome, lasciando andare i lor nomi. O sia che l'Augusto Severo nell'anno precedente, o pure nel presente s'inviasse in Levante, certo è che egli si mosse per fare una nuova guerra inquelle parti. Sì Erodiano[Herodian., Histor., lib. 3.]che Sparziano[Spartianus, in Severo.]pretendono che niuna necessità vi fosse in questa guerra, ed averla Severo intrapresa unicamente per la sua capricciosa voglia di volere un trionfo, giacchè i Romani non solevano trionfare per le vittorie ottenute nelle guerre civili. Ma qui si truova la storia in gravi imbrogli, non tanto per determinare i tempi di tali imprese, che sono scuri e controversi fra gli scrittori moderni, quanto per esporre le imprese medesime, essendo troppo discordi fra loro Dione, Erodiano e Sparziano, cioè le uniche nostre scorte per gli affari di questi tempi. Dall'ultimo di questi scrittori abbiamo che Severo da Brindisi traghettò l'esercito in Grecia, e per terra continuando la marcia, arrivò in Soria. E qui Dione[Dio, lib. 75.]vien dicendo che, trovandosi occupato Severo nella guerra contro d'Albino, i Parti aveano agevolmente occupata la Mesopotamia, ed anche messo l'assedio alla città di Nisibi. Leto, che verisimilmente dopo la rotta data ad Albino, era stato spedito da Severo in quelle contrade, quegli fu che difese Nisibi. Però ecco contraddizione fra questo fatto e il dirsi da Erodiano e Sparziano che Severo, senza bisogno alcuno e per sola sete di gloria, entrò in questo nuovo cimento. E pur ciò è poco rispetto a quello che aggiugnerò. Scrive lo stesso Erodiano che il pretesto preso da Severo per tal guerra fu di vendicarsi del re d'Atra, che s'era dichiarato in favor di Pescennio Negro nella precedente guerra. Si partì egli dunque con pensiero di malmettere l'Armenia; ma prevenuto da quel re con regali, ostaggi e preghiere, comparve poi come amico in quel paese. Anche il re dell'OsroeneAbgarogli diede per pegno della sua fede i suoi figliuoli, e somministrò una gran copia di arcieri all'esercito romano. Poscia Severo, passato il paese degli Albeni,entrò nell'Arabia Felice (cosa dura da credere), e dopo aver espugnate molte città e castella, e dato il guasto a quelle contrade, si portò all'assedio di Atra, città fortissima, sì per le sue mura, come per essere situata sopra una montagna e guernita di bravi arcieri. Fecero una terribil difesa gli Atreni, bruciarono le macchine degli assedianti; perì quivi gran quantità di Romani per le spade e saette de' nimici, ma più per le malattie che entrarono nel loro campo. Però fu forzato l'imperadore a levar l'assedio con rabbia e confusione incredibile, perchè, essendo avvezzo alle vittorie, ora gli parve d'essere vinto, perchè non avea vinto. Dipoi voltò l'armi contra dei Parti. Così Erodiano[Herodianus, lib. 3.]. Dione, all'incontro, scrive[Dio, lib. 75.], che i Parti, senza aspettar l'arrivo di Severo, se n'erano tornati alle case loro: e che Severo giunse a Nisibi, dove trovò che un grossissimo cignale avea buttato giù da cavallo ed ucciso un cavaliere. Trenta soldati appresso tanto fecero che uccisero quella bestia, e la presentarono a Severo, il quale non tardò a portar la guerra addosso ai Parti, chiamandoVologesoquel re che da Erodiano vien appellatoArtabano. Succedette dipoi, secondo Dione, l'assedio infelice d'Atra. Ma perchè il medesimo storico mette due assedii di quella città, situata non so dire se nella Mesopotamia non lungi da Nisibi, o pur nell'Arabia, come vuole lo stesso Dione, pare che il primo si possa riferire all'anno presente; e tanto più perchè quell'autore lo mette intrapreso dappoichè Severo fu entrato in essa Mesopotamia. Noi abbiam le storie di Dione troppo accorciate e sconvolte da Sifilino.
Staccatosi da Atra l'Augusto Severo, se pur sussiste l'assedio suddetto nell'anno presente, mosse l'armi contra de' Parti. Vuole Erodiano[Herodianus, lib. 3.], che imbarcatesi le di lui soldatesche, fosseroper accidente trasportate dall'empito dell'acque nel paese d'essi Parti, mentre quel re se ne stava con tutta pace senza aspettare ostilità alcuna dai Romani; laddove Dione[Dio, lib. 75.]attesta che i Parti aveano poco prima fatto guerra nella Mesopotamia, e che Severo fece gran preparamento di barche leggere da mettere nell'Eufrate per assalire i medesimi Parti. Allorchè fu in ordine l'armamento navale, marciò l'armata romana, ed entrò in Seleucia e in Babilonia, abbandonate dai nemici, e poco appresso sorprese, o pur colla forza acquistò Ctesifonte, reggia in que' tempi de' Parti. Secondo Sparziano[Spartianus, in Severo.], ciò accade sul fin dell'autunno. Ne fuggì il re Vologeso, o sia Artabano, con pochi cavalli; furono presi i di lui tesori; permesso il sacco della città ai soldati, i quali, dopo un gran macello di persone, vi fecero centomila prigioni. Ma non si fermò molto l'imperadore in quella città per mancanza di viveri, e tornossene coll'armata piena di bottino indietro. Se non falla Sparziano[Spartianus, ibidem.], fu in questa occasione che gli allegri soldati proclamarono collega nell'imperio, cioèImperadore Augusto,Marco Aurelio Antonino Caracalla, primogenito d'esso imperador Severo, eCesare Getasuo secondogenito. Ora dai più si crede che solamente nel presente anno Caracalla conseguisse questo onore, e, per conseguente, il differire la presa di Ctesifonte all'anno di Cristo 200, come han fatto il Petavio, il Mezzabarba e il Bianchini, non sembra appoggiato ad assai forti fondamenti. Ho io rapportata[Thes. Novus Inscript., Clas. XV, p. 1035, num. 6.]un'iscrizione dedicata XIII. KAL. OCTOBR. SATVRNINO ET GALLO COS., cioè in quest'anno in cui Caracalla si vede appellatoImperadore Augusto, e dotato dell'autorità tribunizia e proconsolare. V'ha qualche medaglia[Mediobarbus, in Numismat. imperat.]checi rappresenta Severo sotto quest'annoImperadore per la decima volta; il che è segno (quando ciò sussista) della vittoria riportata contra de' Parti. Con magnifiche parole diede Severo[Herodianus, lib. 4.]un distinto ragguaglio di queste sue vittorie al senato e popolo romano, e ne mandò anche la descrizione dipinta in varie tavolette che furono esposte in Roma. Nè fu minore la diligenza del senato in accordargli tutt'i più onorevoli titoli delle nazioni ch'egli diceva d'aver soggiogate; e l'adulazione inventò allora quello diPartico Massimo, che si comincia a trovar nelle iscrizioni e medaglie. A lui fu decretato il trionfo. Se crediamo al suddetto Sparziano[Spartianus, in Severo.], senza saputa, non che consenso di Severo, seguì la proclamazione diCaracalla Augusto; e perchè il padre o seppe o s'immaginò ciò fatto perchè egli pativa delle doglie articolari, o pur delle gotte ne' piedi, nè potea ben soddisfare ai bisogni della guerra, salito sul trono, e fatti venir tutti gli uffiziali dell'armata, volea gastigar chiunque era stato autore di quella novità. Ognun d'essi si gittò ginocchioni, chiedendo perdono. Terminò questa scena solamente in dir egli:Avete da conoscere in fine, essere la testa che comanda, e non i piedi.Al Salmasio questa parve una frottola di Sparziano. Il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]cerca di renderla verisimile con dire che Caracalla dovette far questo maneggio per escludere Geta suo fratello: il che dispiacque a Severo. O pure che ciò potè accadere nell'ultima guerra da lui fatta nella Bretagna, siccome vedremo. Son plausibili le di lui riflessioni; ma come sarà poi vero cheCaracallaacquistasse nell'anno presente il titolo d'Augusto?
Consoli
Publio Cornelio Anulinoper la seconda volta, eMarco Aufidio Frontone.
Di due assedii della città di Atra, siccome accennai, fatti dall'Augusto Severo, noi siamo accertati dallo storico Dione[Dio, lib. 75.]. Il primo, per attestato di Erodiano[Herodianus, lib. 3.], dovrebbe appartenere all'anno precedente, assedio calamitoso ed insieme frustraneo all'armata romana. Funesto riuscì sopra tutto il medesimo a due de' primi e più valorosi uffiziali. L'uno fuGiulio Crispo, tribuno de' soldati pretoriani. Questi, perchè si trovava stanco per le fatiche militari, e in collera al vedere che l'imperadore, per l'ostinata sua ambizione e vanità, consumava tante truppe intorno a quell'inespugnabil fortezza, cominciò a cantar quei versi di Virgilio nel libro undecimo dell'Eneide, dove Drance si duoleche Turno fa perir senza ragione tanti de' suoi soldati. Riferito ciò a Severo, non vi volle altro, perchè egli il facesse tosto ammazzare, con dar poi quel posto ad un semplice soldato appellato Valerio, stato accusatore dello stesso Crispo. L'altro fuLeto, quel medesimo che già vedemmo principal autore della vittoria riportata da Severo contra di Albino; L'amavano forte i soldati, e perchè un dì non voleano combattere, se non erano guidati da lui, tal gelosia prese Severo per cagione di tanta parzialità mostrata da quella gente al suo generale, che a lui fece torre la vita. Dione ci rappresenta questo personaggio per uomo di rara prudenza negli affari civili, e di non minor prodezza nei militari, con attribuire l'indegna sua morte, non già all'aver egli meditato de' tradimentinella battaglia di Lione, come asserisce Erodiano e il suo seguace Sparziano, ma solamente all'abbominevole invidia ed inumanità di Severo. Ne ebbe poi tal rossore lo stesso Severo[Spartianus, in Severo.], che si diede a volere far credere che Leto contra sua volontà era stato ucciso dai soldati. Tornò dunque[Dio, lib. 75.]nell'anno presente esso imperadore all'assedio di Atra, dopo aver fatta gran provvisione di viveri e di macchine, perchè nulla a lui parea di aver fatto, se non superava quella forte rocca. Ma Iddio avea destinato questa medesima città per umiliare l'orgoglio di Severo. Vi perdè egli intorno anche questa volta un numero grande di milizie, e i nemici con bitume acceso fecero un falò di tutte le di lui macchine di legno, a riserva delle fabbricate da Prisco, ingegnere famoso di Nicea. Contuttociò essendo caduta una parte del muro esteriore, allorchè l'esercito a tal vista incoraggito dimandava di andare all'assalto, Severo nol volle, e fece sonar la ritirata. Ne fu data la colpa alla somma sua avarizia, perchè voce correa che in quella città si chiudessero immensi tesori, e massimamente in un tempio del Sole, che quivi era in gran venerazione; e Severo si figurava, che esponendo gli Atreni bandiera bianca, si avrebbe egli ingoiate tutte quelle ricchezze. Ma gli Atreni niun segno fecero di volersi dare; anzi la notte rifabbricarono, il meglio che poterono, la caduta muraglia. Venuto il dì seguente, Severo, trovate fallite le sue idee e fumando di collera, comandò all'esercito di dar l'assalto, ma niuno de' soldati europei il volle ubbidire, amareggiati troppo dalla vittoria loro tolta di mano nel dì innanzi dallainsaziabilità di Severo. Per forza v'andarono i Soriani; ma gran sangue costò loro l'ubbidienza, e la città tenne forte. Tanta fu allora l'agitazion di Severo al vedere l'ammutinamento nei soldati, che essendo venuto uno de' suoi capitani a domandargli solamente cinquecento cinquanta soldati, co' quali si prometteva di entrar nella città, non potè contenersi dal dire a sentita d'ognuno:Ma onde prenderemo noi tanta gente?Sicchè, dopo venti giorni d'infelice assedio egli più che prima malcontento di sè stesso lasciò Atra in pace. Potrebbe essere che questo assedio appartenesse ad uno dei seguenti anni: a buon conto qui ne ho fatta menzione. Che fossero o pur fossero stati dei rumori di guerra anche in Palestina verso questi tempi, si può dedurre da Eusebio[Euseb., in Chron.], il quale all'anno quinto di Severo mette il cominciamento di una guerra nella Giudea e nella Samaria. E che guerra appunto facessero quivi i Romani, possiam raccoglierlo da Sparziano[Spartianus, in Sev.], il quale scrive avere il senato romano accordato a Caracalla Augusto di lui figliuolo ilTrionfo Giudaico, a contemplazione ancora delle felici imprese della Soria. Qual altra azione facesse in Oriente l'Augusto Severo, nol saprei dire, restando esse in troppa caligine involte, e senza poter noi accertare i tempi, ne' quali accaddero. Ma essendovi qualche medaglia[Mediobarbus, in Numismat. Imper.], in cui esso Severo comparisce nell'anno presente acclamatoImperadore per l'undecima volta, questo ci reca indizio di qualche vittoria riportata in esso anno. Nella Cronica di Eusebio è scritto che Severo in questi tempi talmente domò anche gli Arabiinteriori, che formò una provincia romana del loro paese.
Consoli
Tiberio Claudio SeveroeCajo Aufidio Vittorino.
Una bella iscrizione si vede in Roma, scoperta negli anni addietro, e da me rapportata nella mia Raccolta[Thesaurus Novus Inscript., pag. 347.]. Fu essa dedicata nel primo dì di aprile, SEVERO ET VICTORINO COS., cioè nell'anno presente, da una compagnia di soldati ritornata dalla spedizione contro i Parti,per la salute, per l'andare e ritornare, e per la vittoria degl'imperadori Severo, il qual si chiama dotato dellapodestà tribunizia VIII, edimperadore per l'undecima volta, e diMarco Aurelio Antoninocioè Caracalla, al quale si attribuisce laPodestà Tribunizia III. Dal che apparisce che prima delle calende dell'anno 198, Caracalla avea conseguita la podestà tribunizia. Fu di parere il Petavio, seguitato dal Mezzabarba[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]e dal Bianchini, che in quest'anno si facesse la guerra partica, e succedesse ora solamente la presa di Seleucia, Babilonia e Ctesifonte. E veramente rapporta esso Mezzabarba monete, dove si legge VICTORIA PARTHICA MAXIMA, da lui credute spettanti a questo anno. Ma, oltre all'osservarsi che alcune di esse possono appartenere anche agli anni precedenti, perchè accompagnate dal numero della podestà tribunizia, conviene avvertire che non nelle sole monete dell'anno, in cui succedeano le vittorie degli imperadori, si truova menzione delle medesime vittorie, ma in alcune ancora degli anni susseguenti, e però non si può far capitale di sì fatta nozione. All'incontro a dimostrare che prima di quest'anno succedessero le imprese suddette contra de' Parti, bastar dovrebbe l'osservare
che Severo anche nel precedente anno eraImperadore per l'undecima volta, e nel presente non più che tale comparisce nelle monete: laonde non è da credere che a quest'anno sia da riferir la guerra e la vittoria riportata contra dei Parti. Ma e che operò Severo in Oriente in questi tempi? Noi non troviamo che oscurità. A me dunque sia lecito di riferir qui ciò che forse non disconviene al presente anno. Una delle applicazioni di Severo[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], allorchè andava girando per le città d'Oriente, era d'indagare chiunque fosse stato amico o parziale di Pescennio Negro, tanto tempo prima ucciso, sempre con la mira d'occupar le loro sostanze: perchè in ciò non si dava mai posa la di lui avarizia. Dico ciò, seguitando Sparziano[Spartianus, in Sever.], che per altro Dione[Dio, in Excerpt. Valesianis.]storico più fidato attesta, non aver Severo fatto ammazzare alcuno per avidità della roba loro. Certo è che in questi tempi molte persone, accusate della parzialità suddetta, furono da lui private di vita,graspugliando egli dopo la vendemmia, come dice Tertulliano[Tertullianus, in Apologet., cap. 35.].Plauziano, prefetto del pretorio, della cui malvagità parleremo fra poco, o era l'autore di tutte queste iniquità, o almeno andava maggiormente attizzando alla crudeltà Severo; e verisimilmente le stesse ricerche non si ometteano in Roma e nelle provincie europee[Spart., in Sev. et in Geta.]. Raccontasi, che mentre si facea cotal persecuzione ai partigiani di Negro e di Albino, per la quale diceva Severo ai suoi figliuolidi liberarli dai nemici; il giovine Caracalla ne mostrava piacere ed aggiugneva,doversi anche far morire i figli di costoro. Allora Geta, minor suo fratello, dimandò se costoro aveano de' parenti.Molti, rispose Severo. E Geta:Molti ancora avremo che ci odieranno.Poi voltatosi a Caracalla, gli disse:Se voi non perdonate a chiche sia, potrete benanco ammazzar vostro fratello; il che fu una predizione di quel che poscia avvenne. Notò il padre queste savie parole del fanciullo, e gli piacquero; ma profittar non seppe per la prepotenza del suddettoPlauzianoe diGiuvenaleprefetti del pretorio, intenti troppo a far buona borsa colle altrui calamità. Perderono ancora molti la vita, accusati di aver interrogato gl'indovini caldei intorno alla salute degl'imperadori. A quest'anno scrive Eusebio[Euseb., in Chronic.], che furono fabbricate in Antiochia e in Roma le Terme di Severo Augusto e il Settizonio. Sparziano[Spartianus, in Sever.]non parla se non delle Terme romane e del Settizonio, fabbrica di gran magnificenza, intorno al sito e all'impiego della quale disputano tuttavia gli eruditi, credendolo alcuni un mausoleo, ed altri un edifizio ad uso civile.
Consoli
Lucio Annio FabianoeMarco Nonio Arrio Muciano.
Che così s'abbia a scrivere il nome del secondo console, apparisce da una iscrizione della mia Raccolta[Thesaurus Novus Inscript., p. 348, n. 5.]. Nè pur sappiamo qual cose si andasse facendo in Levante l'Augusto Severo nell'anno presente. Dalle medaglie[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]risulta, che egli circa questi tempi cominciò ad usare il titolo diPio, che frequente poi si osserva da lì innanzi. Stava pur male ad un imperador sì crudele e spietato un sì bel titolo. Quello diPertinace, perchè egli era proverbiato a cagion d'esso, andò a poco a poco in disuso. Abbiamo inoltre da Sparziano[Spartianus, in Sever.], che soggiornando esso Severo in Antiochia, diede la togavirile aCaracalla Augustosuo figliuolo. S'è vero, come pretende il padre Pagi, che Caracalla[Pagius, in Critic. Baron.]fosse nato nell'anno 188, nel dì 6 d'aprile, egli anticipò d'un anno questa funzione, non solendo i Romani prendere essa toga se non compiuto l'anno quattordicesimo della loro età. Disegnò ancora sè stesso console per l'anno prossimo venturo, prendendo per collega in esso consolato il medesimo Caracalla. So io molto bene che Sparziano riferisce all'anno seguente l'andata di Severo Augusto in Egitto: nel che è seguito da insigni scrittori. Ma non essendo Sparziano in tanti altri punti uno scrittore sì esatto, come ognun confessa, io chieggo licenza di riferir questo viaggio all'anno presente, perchè vo credendo che gl'imperadori nel seguente anno ritornassero a Roma più presto di quel che credono alcuni. Abbiamo dunque da Dione[Dio, lib. 75.], che terminato infelicemente l'assedio di Atra, lo Augusto Severo andò in Palestina. Quivi perdonò ai Giudei ch'erano stati parziali di Pescennio Negro[Spartianus, in Severo.], e fece molti regolamenti pel governo di quel paese; ma con proibire sotto rigorose pene che alcuno potesse abbracciare la religione giudaica, e stese questo divieto anche alla cristiana. Eusebio[Eusebius, in Chron.]nell'anno seguente mette la quinta persecuzion de' Cristiani. Il resto nondimeno, come fu pubblicato da Gioseffo Scaligero, non è sicuro; imperciocchè nella Cronica Alessandrina[Chronic. Paschal., Tom. II, Hist. Byz.]sotto questi consoli, e non già sotto i seguenti, vien riferita la suddetta persecuzione, per cui moltissimi fedeli riceverono la corona del martirio. Per altro può essere che la medesima cominciasse in quest'anno, e crescesse di poi nel seguente. Quindi passò Severo in Egitto, dove, dopo aver visitato il sepolcro di Pompeo, si portòad Alessandria. Abbiamo da Suida[In Excerpt. Suidae, Tom. I, Hist. Byz.], che, nell'entrare in quella città, egli osservò un'iscrizione con queste parole in greco, che qui rapporto in latino: DOMINI NIGRI EST HAEC CIVITAS. Se ne turbò egli forte, ma gli spiritosi Alessandrini risposero tosto,contener essa iscrizione verità, perchè quella città era del signore di Pescennio Negro; e Severo se ne contentò. Lo creda chi vuole. Poco verisimile è quella iscrizione, e troppo stiracchiata l'interpretazione. Trattò Severo gli Alessandrini assai bene. Nei tempi addietro il solo governatore cesareo amministrava quivi la giustizia. Concedette loro[Spartianus, in Severo.]che avessero da lì innanzi il loro senato, e che giudicassero delle cause, a mio credere, civili. Fece anche altre mutazioni in lor favore. Poscia imbarcatosi sul Nilo, volle visitar tutte le città ed i luoghi più celebri di quella fortunata provincia, e massimamente Menfi, le Piramidi, il Labirinto e la statua di Mennone. Soleva poi ricordarsi con piacere di questo suo pellegrinaggio, per aver veduto tante belle memorie, tanti diversi animali, e il culto di quelle deità, massimamente ne' templi memorabili di Serapide. Nulla vi fu di cose sacre o profane[Dio, lib. 75.], e specialmente delle più recondite, delle quali non volesse essere ben informato: ma portò via da essi templi quanti libri potè mai trovare, contenenti dei segreti. Fece chiudere il sepolcro di Alessandro, in maniera che niuno da lì innanzi potesse mirare il di lui corpo, nè leggere le iscrizioni ivi contenute. Sul supposto intanto che tal suo viaggio si facesse nell'anno presente, egli di là partito verso il principio del verno, arrivò ad Antiochia, e quivi passò la seguente fredda stagione. Che poi in questo anno Caracalla, come vuole il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.], celebrasse il suo trionfo giudaico, allorac'indurremo a crederlo che ci sarà dimostrato che gli Augusti trionfassero fuori di Roma. A Roma certamente non tornarono in quest'anno gl'imperadori.
Consoli
Lucio Settimio Severo Augustoper la terza volta, eMarco Aurelio Antonino Caracalla Augusto.
Perchè sul principio di quest'anno soggiornavano tuttavia in Antiochia i due Augusti, quivi perciò diedero principio al loro consolato. Di là poi, secondo Sparziano[Spartianus, in Severo.], andò Severo in Egitto; ma, a tenore della mia supposizione, egli non aspettò la primavera a mettersi in viaggio per tornare dopo tanto tempo in Europa e a Roma. Certo è ch'egli fece questo viaggio per terra nella Bitinia, arrivò a Nicea, e passò il mare allo stretto del Bosforo Tracio. Perciò potrebbe essere che succedesse allora ciò che racconta Suida[Excerpt. Suidae, Tom. I, Histor. Byz.], cioè che arrivato a Bisanzio, gli vennero incontro quei cittadini con corone di ulivo in capo gridando:Viva, e dimandando loro vita e grazia. Li sottopose ben egli di nuovo a Perinto, ma perdonò loro, ed ordinò che quivi si fabbricasse l'anfiteatro coi portici per le cacce, e un circo magnifico con dei bagni nel tempio di Giove appellato Seusippo. Rifabbricò ancora il pretorio. Tutte queste fabbriche furono bensì cominciate sotto Severo, ma Caracalla suo figliuolo quegli fu poi che le perfezionò. Passando per la Tracia, si può credere che alloraMassimino, il qual fu poi imperadore, fosse conosciuto per la prima volta da Severo Augusto[Capitol., in Maximino.]; perchè celebrandosi il dì natalizio di Geta suo figliuolo nel dì 27 di maggio, Massiminoallora pastore fece di gran pruove nei giuochi, allora celebrati dall'armata per ordine dell'imperadore. Abbiamo da Erodiano[Herodian., lib. 3.]che Severo, in transitando per la Mesia e per la Pannonia, diede la mostra a quegli eserciti; e di là poi continuando il viaggio, pervenne in Italia, e finalmente in Roma. Entrò nell'augusta città, secondo Sparziano[Spartianus, in Severo.], colla sola ovazione, cioè con una solennità minore del trionfo; ma Erodiano ci fa abbastanza intendere, ch'egli col figliuolo Caracalla veramente trionfò fra gl'incessanti viva e plausi del popolo; fece anche delle magnifiche feste, dei sagrifizii e spettacoli suntuosissimi, e diede ad esso popolo un ricchissimo congiario.
Prima nondimeno di spiegar meglio in che consistessero quelle grandiose feste, convien avvertire che il Mezzabarba[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]in questo medesimo anno mette insieme l'andata di Severo Augusto da Antiochia in Egitto, il suo ritorno in Italia, il trionfo e le nozze di Caracalla: il che non può mai stare, considerato il tempo che si dovette spendere in tante ricerche fatte da Severo in Egitto, e la sterminata lunghezza de' viaggi fatti tutti per terra, e coll'accompagnamento di un'armata. Però il Pagi[Pagius, Critic. Baronii ad annum seq.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]differirono all'anno seguente l'arrivo a Roma di Severo e il suo trionfo, con riferir al presente il suo viaggio e la sua dimora in Egitto. Crede anche esso padre Pagi di ricavar ciò da più di una medaglia, dove si legge ADVENT. AVGVSTOR., correndo laPodestà Tribunizia Xdi Severo, che terminava nel dì 13 d'aprile dell'anno seguente. A me all'incontro più verisimile sembra che nel precedente anno Severo fosse in Egitto, e nel presente arrivasse a Roma. Quelle stesse medaglie convengono più al presente che al susseguente anno, come ancora conghietturòil Mezzabarba, giacchè la tribunizia podestà decima di Severo ebbe, per confession del Pagi, principio nel dì 13 di aprile di quest'anno. Quel che è più, riconosce il Pagi preso il consolato dagli Augusti in quest'anno, perchè Severo era entrato nel decennio del suo imperio, e Caracalla nel quinquennio, volendo poi, contra le stesse sue regole, ch'essi Augusti differissero le feste e i voti decennali e quinquennali nel seguente anno. Se avessero voluto differir tali feste, doveano anche riserbare il consolato al seguente anno. Però è da credere più tosto che tali solennità si facessero in questo, essendo essi consoli. Inoltre Dione[Dio, lib. 75.]scrive che Severo, allorchè fu entrato nel decimo anno del suo imperio, diede al popolo quel superbo congiario, e questo senza dubbio gliel diede in Roma. Ma avendo noi veduto che nell'aprile di quest'anno cominciava l'anno suo decimo, in esso ancora dovettero succedere le feste suddette. Il Tillemont pensa che Severo arrivasse a Roma verso il fine di maggio dell'anno seguente. Ma se lo ADVENT. AUGUSTOR., segnato nelle medaglie significa l'arrivo succeduto, correndo la podestà tribuniziadecima, non può sussistere tale opinione, perchè, secondo i conti del padre Pagi, allora Severo godeva dell'undecima. Ora noi abbiamo da Dione, che in questi tempi si vide nel pubblico anfiteatro un crudel combattimento di donne; ed avendo esse dipoi caricato di villanie le nobili matrone romane, uscì un proclama, che da lì innanzi non fosse permesso alle donne il far da gladiatori. Aggiugne esso storico, che pel ritorno di Severo, pel suo decennio e per le sue vittorie si fecero varii spettacoli in Roma, cioè di combattimenti e cacce di fiere. Sessanta cignali di Plauziano in un dì si azzuffarono insieme, e furono uccise altre bestie, fra le quali un elefante e una crocota, non mai più veduta in Roma. Fattasi una macchina nell'anfiteatro a guisa di nave, questa sisciolse, e ne uscirono orsi, lionesse, pantere, struzzoli, asini selvatici e bissonti. Per sette dì durarono le feste, e in cadaun giorno cento fiere uccise diedero sollazzo al popolo. Il congiario dato da Severo al popolo, e il donativo ai soldati, fu di dieci monete d'oro per cadauno a misura degli anni del suo principato: del che si compiaceva egli, perchè niuno dei suoi predecessori era giunto a sì eminente liberalità. A queste feste accrebbe decoro l'aver anche l'Augusto Caracallapresa in moglieFulvia Plautilla, figliuola diPlauziano, favorito di Severo, di cui parlerò nell'anno seguente. Diede egli tanto in dote ad essa sua figliuola, che, per attestato di Dione, sarebbe stato sufficiente a maritar cinquanta regine. E si videro passar per la piazza le portate degli arredi ed ornamenti, che empierono tutti di maraviglia. Un convito di magnificenza incredibile fu dato nel palazzo, dove non si potè immaginar vivanda, o romana o barbarica, che vi si desiderasse[Dio, lib. 75.]. Per tali nozze Severo disegnò console per l'anno venturoPlauziano. Adunque le medesime si celebrarono nell'anno presente, e non già nel seguente. Una cometa e un terribil incendio del monte Vesuvio, che si videro in questi tempi, siccome poco usati effetti della natura, somministrarono occasione di predir novità e malanni, a chi ridicolosamente vuol pescare ne' libri dello avvenire. In quest'anno ancora i due Augusti ristorarono l'insigne fabbrica del Pantheon, come si raccoglie dalla iscrizione riferita dal Panvinio[Panvin., Fast. Consular.], dal Grutero e da altri[Vignolius, Dissert. II.].
Consoli
Lucio Fulvio Plauzianoper la seconda volta ePublio Settimio Geta.
Geta, secondo fra questi consoli, vien comunemente creduto, non già il figliuolo, ma il fratello dell'imperador Severo. Quanto aPlauziano, egli era suocero di Caracalla Augusto, e il primo mobile della corte cesarea. Hassi dunque a sapere che costui, riputato da alcuni parente del medesimo imperadore, ma certamente nativo della stessa città di Leptis in Africa[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.], cioè della patria dello stesso Augusto, benchè uscito dalla feccia del popolo, talmente s'andò insinuando nella grazia di Severo, ch'egli non mirava con altri occhi che con quei di Plauziano. Si dà un certo ascendente di persone nel mondo, per cui arrivano anche persone vili e di niun merito a farla da signori sopra le teste de' migliori, e dei più grandi ed intendenti. N'era Severo così innamorato, che non sapea vivere senza di lui, e considerava di morir prima egli che Plauziano. Il creò prefetto del pretorio, e senza di lui nulla faceva; pareva anzi che Plauziano fosse l'imperadore (tanto era la di lui potenza), e che Severo la facesse da prefetto del pretorio. Non v'era segreto dell'imperadore che Plauziano nol sapesse; e, per lo contrario, niun arrivava a sapere i segreti di Plauziano. Nei viaggi fatti in Oriente da Severo, anch'egli si trovò sempre ai fianchi dell'imperadore; a lui toccava di ordinario il miglior alloggio, a lui i cibi più squisiti, di modo che, essendo Severo in Nicea di Bitinia, se volle un pesce mugile (cefalo creduto da alcuni), mandò a dimandarlo a Plauziano. E nella città di Tiane in Cappadocia essendosi infermato esso Plauziano, fu a visitarlo Severo, masenza che le guardie dello stesso Plauziano permettessero d'entrare a quei del suo seguito. Della sua ribalderia non si può dire abbastanza. Era giunto costui ad un'immensa ricchezza per li tanti beni confiscati, a lui donati da Severo; e pure non sapendo mai saziarsi l'insaziabil sua avarizia, ad altro non attendeva che a far sempre nuovi bottini. Per istigazione principalmente di lui furono fatti morir da Severo tanti benestanti, nè v'era provincia o città, dov'egli fosse capitato, che non restasse spogliata del meglio da costui, senza perdonarla nè pure ai templi, contandosi fra le altre sue ruberie, che egli portò via i cavalli del Sole dall'isole del mar Rosso. Credevasi, in una parola, che egli possedesse più roba che lo stesso imperadore e i suoi figliuoli. Dello orgoglio suo non occorrerebbe dire. Quando usciva per città, andavano innanzi i suoi col bastone alla mano a far ritirare ognun dalla strada, ordinando che tutti tenessero gli occhi bassi, nè il riguardassero, come si fa alle sultane in Levante. Perciò egli era più temuto che lo stesso imperadore; e i soldati e i senatori non giuravano che per la di lui fortuna. Pubbliche preghiere si faceano per la di lui conservazione; e più statue a lui furono alzate in tutte le provincie, che allo stesso Severo, e fino in Roma, ed anche coll'autorità del senato. Severo o non sapeva tutto, o sofferiva tutto; tanto era il predominio che costui aveva preso sopra di lui.
Già abbiam detto che Severo fece sposarPlautilla, figliuola d'esso Plauziano, a Caracalla Augusto suo figlio; e per maggiormente onorar questo suo favorito, il creò console nell'anno presente, con far due novità. L'una fu, che avendolo dianzi dichiarato console onorario, con solamente conferire a lui gli ornamenti consolari, quantunque non fosse stato veramente console, pur volle che venisse chiamatoconsole per la seconda volta. L'altro fu, che il grado di prefetto del pretorio non si concedeva allora, senon a' cavalieri, cioè a quei dell'ordine equestre: il consolato solamente a chi era senatore. Volle Severo che Plauziano nello stesso tempo procedesse console, e ritenesse anche il posto di prefetto del pretorio. Due erano allora i prefetti di esso pretorio[Dio, in Excerpt. Vales.], cioè l'uno essoPlauzianoe l'altroEmilio Saturnino. Plauziano, a cui non piaceva d'aver compagni in quella importante carica, fece ammazzar l'altro. Cotanto si teneva egli sicuro del suo potere e padrone dell'imperadore, che niun rispetto mostrava perGiulia Augusta; anzi la maltrattava, e ne diceva male tuttodì allo stesso imperadore, con aver anche tormentate delle nobili donne, per ricavar loro qualche trascorso della medesima; di maniera che Giulia, abbandonati tutti i divertimenti, cominciò allora a studiar la filosofia morale, e a conversar solamente con persone dotte. Ci vien anche dipinto costui da Dione per uomo di sfrenata libidine, col non voler nello stesso tempo che sua moglie conversasse con alcuno, e nè pur fosse visitata dall'imperadore o dall'imperadrice. Aggiugnevasi a sì fatti vizi anche una intemperanza somma, perchè empieva così forte il sacco, che non potendo digerir tanta copia di cibo e di vino, ricorreva per lo più al recipe di rigettarlo. Per tali eccessi nondimeno, ma più per la paura di Caracalla suo genero, questo sì potente personaggio, questo gran favorito si vedeva sempre pallido e tremante. Motivo di gravi dicerie contra di lui fu ancora l'aver egli contra le leggi romane fatto castrare cento buoni cittadini romani, parte fanciulli e giovinetti, parte ancora ammogliati, acciocchè servissero da eunuchi a Plautilla sua figliuola, maritata, come dicemmo, all'Augusto Caracalla. Tale era in questi tempi Plauziano prefetto del pretorio e console. Il Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.]e il Relando[Reland., Fast. Cons.]crederonoche costui nell'anno presente fosse ucciso, perchè si trova una legge data sotto il soloGetaconsole. Ma non può stare, da che sappiamo ch'esso Geta morì prima di Plauziano. Certo è bensì che in quest'anno fu dedicato in Roma il superbo arco trionfale di Severo, tuttavia esistente, ma corroso dal tempo. Nella iscrizione[Panvinius, Gruterus, Bellorius et alii.]ivi posta, Severo ha l'undecima, e Caracalla lasesta tribunizia podestà.
Consoli
Lucio Fabio Settimio Ciloneper la seconda volta eFlavio Libone.
Gran figura fece sotto Severo e sotto Caracalla questoLiboneconsole. Egli fu prefetto di Roma, ed ebbe molti altri impieghi, come c'insegna un'iscrizione a lui posta e riferita dal Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.]e dal Grutero. Ancorchè poi non apparisca chiaro, se a questo o al seguente anno appartenga la morte diPlauzianofavorito di Severo, mi fo lecito io di rammentarla qui. Un anno prima che succedesse la di lui caduta, Severo finalmente avea cominciato a mirar di mal occhio tante statue poste a costui in Roma stessa; e perciò ne fece fondere alcune che doveano essere di bronzo. Un gran dire ne fu; volò questa voce per le provincie[Dio, lib. 75.], ingrandita, secondo il solito, per istrada:Plauziano non è più in grazia, Plauziano è morto.Di qui avvenne che molti atterrarono le di lui statue, e male per loro, perchè Severo volea ben abbassare alquanto l'albagia di Plauziano, ma non dargli il tracollo; e perciò que' tali processati, perderono la vita. Ed uno d'essi fuRacio Costante, governatore allora della Sardegna, ch'era corsotroppo presto a creder vera quella voce. Trattossi la di lui causa in Roma alla presenza di Severo e di molti senatori, uno de' quali eraDione. E fu allora che si sentì dire l'avvocato che arringava contra d'esso Costante, qualmentesarebbe più tosto caduto il cielo, che l'imperador Severo facesse alcun male a Plauziano; e Severo stesso confermò con altre parole quanto avea detto quell'oratore. Parea dunque sopra un'immobil base assicurata la fortuna di costui. Ma venne all'ultimo della vita, probabilmente in questo anno,Settimio Geta, fratello dell'imperadore, uomo che odiava forte Plauziano; ed avendogli fatta una visita l'Augusto fratello, trovandosi Geta in istato di non temer da lì innanzi di quell'empio ministro, ne disse quanto male potè a Severo, scoprendogli quel che ne diceva il pubblico, e qual disonore a lui venisse dal tener sì caro un sì cattivo arnese. Aprì allora Severo alquanto gli occhi, e, dopo aver fatto mettere nella piazza la statua del defunto fratello, cominciò a non far più tanto onore a Plauziano, anzi si diede a sminuire la di lui potenza. Non avvezzo a questi bocconi di corte Plauziano, ne attribuiva la cagione ai mali uffizii diCaracallaAugusto suo genero. Imperocchè avendo Caracalla, contro suo genio e solamente per ubbidire al padre[Herodianus, lib. 3.], sposata la figliuola di Plauziano, non mai andò d'accordo con lei; e tanto più perchè la trovò femmina insolentissima: laonde, oltre al non aver con lei comunione alcuna di letto e di abitazione, odiava a morte non men lei, che il padre di lei, con essergli anche più di una volta scappato di bocca,che arrivando a comandare, saprebbe bene schiantar dal mondo radici così cattive. Tutto riferiva Plautilla al padre; e però l'altero ed irritato Plauziano aspramente trattava il genero, gli facea delle riprensioni assai disgustose, e gli tenea continuamente delle spie attorno per indagarei di lui andamenti, affine di screditarlo appresso l'Augusto di lui genitore.
Perdè infine la pazienza Caracalla, e cominciò a studiar la maniera di rovinar Plauziano[Dio, lib. 75.]; e la maniera fu di fingere che costui avesse ordita una congiura contro la vita di Severo Augusto e dello stesso Caracalla. Erodiano[Herodianus, lib. 3.], seguitato in ciò da Ammiano[Ammianus Marcellinus, lib. 29.], pretendono che la congiura fosse vera, e il primo ne racconta varie circostanze; ma Dione, che meglio di loro seppe esaminar questo fatto, la tenne per un'invenzion di Caracalla e di chi l'assisteva coi consigli. Il concerto dunque fu che Saturnino, uno dei centurioni del pretorio, con due altri uffiziali suoi eguali, guadagnato da Evodo, balio di Caracalla, finiti che fossero certi spettacoli fatti nel palazzo, dimandasse udienza all'imperador Severo, e gli rivelasse la trama, e dicesse venuto l'ordine a dieci centurioni di fare il fatto: in pruova di che mise fuori gli ordini in iscritto dati, per quanto dicevano, da Plauziano medesimo ad essi uffiziali. Prestò qualche fede Severo a tale accusa, perchè i Romani d'allora erano sommamente superstiziosi, con trovar dappertutto dei presagi dell'avvenire; e Severo appunto nella notte precedente avea veduto in sogno Albino vivente che tendeva insidie alla di lui vita. O sia che egli facesse tosto chiamare a corte Plauziano, oppure che questi non chiamato vi andasse, scrive Dione che vicino al palazzo caddero le mule della carrozza, in cui egli veniva; ed entrante egli per la prima porta, non permisero le guardie che alcun altro del seguito suo entrasse: cosa che l'intimorì e riempiè di molti sospetti. Contuttociò perchè non potea più tornare indietro, animosamente si presentò a Severo, il quale assai placidamente gli domandò come gli fosse saltato in testa di voler ammazzare i suoi principi; e si preparava ad ascoltar lesue ragioni e discolpe. Mentre Plauziano comincia a mostrarsi maravigliato di un tal ragionamento e a negare, eccoti avvantarsegliCaracallaaddosso, torgli la spada dal fianco e dargli un gran pugno. Era dietro lo stesso Caracalla a volerlo uccidere di sua mano; ma Severo diede ordine ad uno de' famigli di corte che gli togliesse la vita. Così fu fatto, ed alcuni de' cortigiani, strappatigli alcuni peli della barba, corsero a mostrargli aGiulia Augusta, che si abbattè ad essere allora conPlautillasua nuora. Ne sentì ella gran piacere, gran dolore all'incontro la misera nuora. Gittato fu in istrada il corpo di Plauziano, ma permise dipoi Severo che gli fosse data sepoltura. Nel seguente giorno raunato il senato, Severo senza entrare in alcun reato di Plauziano, ne espose la morte, e parlò della deplorabil condizione del genere umano, che si lascia sovvertire dalla felicità, accusando nello stesso tempo sè stesso, per aver troppo amato e favorito chi nol meritava. Quindi ritiratosi fece entrare gli accusatori di Plauziano a render ragione dei lor detti al senato. Corsero molti da lì innanzi pericolo della vita, per essere stati adulatori dell'estinto ministro, ed alcuni ancora perirono per questo. Fra gli altriCocrano, che più degli altri affettava di comparir confidente di Plauziano, benchè in fatti tale non fosse, convinto d'avergli, colla ridicola interpretazione d'un sogno, predetto l'imperio, fu mandato in esilio. Ma ritornato dopo sette anni, ottenne il grado senatorio, ed arrivò anche ad esser console. Furono allora premiatiSaturninoedEvodo, autori della morte di Plauziano; ma col tempo Caracalla non li lasciò vivere; nè Severo permise che il senato lodasse Evodo, dicendoche non conveniva far insuperbire i liberti della corte. Suo costume veramente fu di tenerli bassi.Plautilla AugustaePlauto, oPlauzio, figli di esso Plauziano, relegati nell'isola di Lipari, quivi per qualche anno mangiarono il pan del dolore, privi anche delle cosenecessarie, e sempre colla morte davanti agli occhi. Erodiano scrive ch'erano ben trattati. Caracalla poi quando arrivò alla signoria, li liberò appunto da quei guai con fargli uccidere. E tale fu il fine di Plauziano, che sel comperò a danari contanti colla sua incredibil avarizia, non meno che colla crudeltà e coll'alterigia. Abbiamo da Censorino[Censorinus, de Die Natali, cap. 17.]e da Zosimo[Zosimus, Histor., lib. 2.], che furono in quest'anno celebrati con gran suntuosità i giuochi secolari in Roma e di ciò è fatta anche menzione nelle medaglie[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]. La descrizion d'essi si può vedere nella Storia di Zosimo.