CXLIV

Consoli

Publio Lolliano AvitoeMassimo.

Perchè non è sicuro il nome del secondo console, cioè diMassimo, chiamato da alcuniCajo Gavio Massimo, io l'ho lasciato andare. Il cardinal Noris[Noris, Epistola Consulari.]e il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.]portarono opinione, che egli si chiamasseClaudio Massimo, e fosse quel medesimo che fu uno de' maestri di Marco Aurelio, poscia imperadore, mentovato da Capitolino[Capitol., in Marco Aurel.], e che da Apulejo[Apulejus, in Apolog. secund.]vien riconosciuto proconsole dell'Africa, con chiaro indicio, che dianzi egli era stato console. Pensa all'incontro il Panvinio[Panvin., in Fast. Consular.], seguitato in ciò da altri, ch'egli fosse quelGavio Massimo, che di sopra dicemmo avere esercitata la carica di prefetto del pretorio per venti anni, con citare un'iscrizione, in cui si legge: C. GAVIVS C. F. STRABO MAXIMVS COS. Ma cotale iscrizione nulla conchiude, perchè non si sa di certo che appartenga a lui. All'incontro si dee osservaredetto da Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.], avere Antonino pio arricchitii suoi prefetti, e donati lorogli ornamenti consolari. Suol significar questa frase, l'aver solamente ottenuto il privilegio di portar la veste palmata, di aver la sedia d'avorio, ed altri onorevoli segni, conceduti ai veri consoli, ma senza essere stato console. Però più probabile sembra l'opinione del Noris e del Pagi. Tuttavia comparendo essa non esente da ogni dubbio, meglio ho creduto di nominar solamenteMassimoil console suddetto. Circa questi tempi, siccome abbiamo dagli antichi scrittori cristiani[Justin., in Apolog. Eusebius. Tertull., Philastrius et alii.], sboccarono dall'inferno Valentino, Cerdone e Marcione, eresiarchi e maestri d'altri non meno empii discepoli, che si studiarono d'infettar la nostra santa religione con istravaganti immaginazioni, ed opinioni esecrande, contra de' quali poi aguzzarono le lor penne varii santi e dottissimi scrittori cattolici. Scrivono all'incontro san Giustino ed Arnobio, che Antonino Pio, portato dallo zelo dell'erronea religione pagana, vietasse il leggere i versi dello Sibille, e le opere di Cicerone della Natura degli dii, e della Divinazione, ed altri simili, perchè atti a distruggere le imposture e lo stolto culto de' falsi numi. Di ciò nulla dicono gli autori della sua vita. Per conto de' libri sibillini, finti negli antichi tempi, è da vedere il Du-Pin[Du-Pin, Dissertat. Préliminair. aux Auteurs Ecclésiastiq.], che dottamente esamina questo argomento, senza ch'io ne dica una parola di più. Sembra poi inverisimile questo divieto delle opere di Cicerone, il quale se fosse succeduto, tanta era la stima di quello presso i Romani, che non avrebbono taciuta sì importante particolarità gli scrittori della vita di Antonino Pio, giacchè derisero Adriano solamente perchè egli apprezzava più lo stile di Catone che quello di Cicerone.

Consoli

Tito Elio Adriano Antonino Pio Augustoper la quarta volta, eMarco Elio Aurelio Vero Cesareper la seconda.

Si figura il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.], cheAntonino Augustoprendesse questo consolato per solennizzare i quinquennali del suo imperio, avendo differita questa festa all'anno presente, che dovea farsi nel precedente. Ma cotal dilazione è immaginata da lui, nè fondata se non sopra le regole da esso ideate, che patiscono molte difficoltà. Credè egli parimente, che in quest'annoLucio Verosuo figliuolo adottivo, per attestato di Capitolino[Capitolinus, in Lucio Vero.], essendo in età di quindici anni, prendesse la toga virile: nella qual occasione solevano i Romani far festa. Credono altri, che Antonino in fatti la facesse con dedicare il tempio d'Augusto, da lui ristorato, siccome consta dalle medaglie[Mediobarb., in Numism. Imperat.]. Ma Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.]scrive diversamente, con dire ch'egli in tal congiuntura dedicò ilTempio del Padre, cioè di Adriano, e non già di Augusto. Dal medesimo autore abbiamo, che Antonino Pio lasciò di belle memorie, tanto in Roma che altrove, con fabbriche sontuose, o fatte di pianta o ristorate durante il suo imperio. Cioè il tempio dedicato in onore di esso Adriano suo padre; il Grecostadio, o sia la Grecostasi, edificio, in cui si fermavano gli ambasciadori delle nazioni prima di essere introdotti nel senato. Questo, già rovinato da un incendio, fu da lui rifatto. Ristorò similmente l'anfiteatro di Tito, per quanto si crede; il sepolcro di Adriano; il tempio d'Agrippa, cioè oggidì la Rotonda; il ponte Sulpicio di legno sul Tevere; il Faro, forse di Pozzuoloo di Gaeta. Vedesi in Pozzuolo una iscrizione, testimonio di questo[Thesaurus Novus Inscript., pag. 543, n. 5.]. Racconciò i porti di essa Gaeta e di Terracina. Lo stesso benefizio prestò alle Terme d'Ostia, all'acquidotto d'Anzio, e al tempio di Lanuvio, o sia di Lavinia. Del tempio d'Augusto, da lui risarcito, non parla Capitolino. Soggiugne bensì, aver egli aiutate con danaro molte città, acciocchè o facessero delle nuove fabbriche, o ristorassero le vecchie, ed aver contribuito molto del suo, affinchè i senatori ed altri magistrati potessero con decoro esercitar i loro impieghi. Pausania[Pausanias, lib. 8.]fa menzione di varii altri edifizii attribuiti nella Grecia al medesimo Antonino Augusto. E da un'iscrizione rapportata dal marchese Maffei[Maffejus, Antiquit. Galliae.]si raccoglie ch'egli ristorò le Terme di Narbona nella Gallia. Anche di diverse pubbliche strade per ordin suo riselciate parlano altre iscrizioni.

Consoli

Sesto Erucio Claroper la seconda volta, eGneo Claudio Severo.

Intanto si provava una mirabil tranquillità e un delizioso vivere, tanto in Roma che in tutto il romano imperio, pel savio governo di Antonino Pio, che si facea conoscere buon principe, e maggiormente padre a tutti i sudditi suoi. Marco Aurelio, imperador dopo lui, nello scrivere la vita propria[Marcus Aur., de rebus suis, lib. 1, §. 26.], confessa d'aver molto imparato dagli esempli e dalla voce d'esso Antonino, padre suo per adozione, e ci dà un bel saggio della maniera da lui tenuta di vivere. Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.]anch'esso ce ne lasciò qualche memoria. L'altezza del grado, a cui era pervenuto Antonino, non gli fece puntomutare, se non in meglio, i costumi, perchè mai non gli andò il fumo alla testa. Vivuto da privato con gran moderazione, saviezza ed affabilità[Eutrop., in Breviar.], maggiormente continuò ad esser tale divenuto Augusto, con ritener lo stesso abborrimento al fasto e alla matta superbia, e con istudiare, tanto superiore come era, di farsi eguale agli altri nobili cittadini: il che, invece di sminuire, accresceva negli altri la stima e l'amore della maestà imperiale. Si faceva egli servire da' suoi schiavi, come usavano anche i privati; andava alle case degli amici; famigliarmente passeggiava con loro, come se non fosse imperadore; e voleva che cadauno di essi godesse la sua libertà, senza formalizzarsi, se invitati non venivano alla cena, se, andando egli in viaggio, non l'accompagnavano. Costantissimo fu il suo rispetto verso il senato, e trattava coi senatori in quella stessa guisa e colla medesima bontà ch'egli, allorchè era senatore, desiderava d'essere trattato dagli imperatori. Ritenne sempre il costume di render conto di tutto quel che faceva al senato ed anche al popolo, allorchè avea da pubblicar degli editti. E qualor voleva il consolato, o qualche altra carica per sè o per gli figliuoli, la domandava al senato al pari degli altri particolari. Scrive lo stesso Marco Aurelio, suo figliuolo adottivo, d'aver fra l'altre avuta a lui l'obbligazione d'essere spogliato della vanità, appunto dappoichè fu adottato e alzato da lui; perchè Antonino gli andava insinuando, che si potea vivere anche in corte quasi come persona privata: cosa appunto praticata da lui, con altre virtù commemorate da Marco Aurelio.

Grave nell'aspetto, nel medesimo tempo era cortese, gioviale e dolce verso tutti, infin verso i cattivi, ai quali levava il poter più nuocere, ma senza punirli quasi mai col rigor delle leggi. Quanto egli fosse mansueto, tollerante delle ingiurie, e nemico del vendicarsi, già si è accennato di sopra. Serviranno nondimenoalcuni avvenimenti a maggiormente comprovarlo. In concetto di uno dei più famosi sofisti greci[Philostrat., in Sophistis.]fu in questi tempiPolemone. La più bella casa che fosse nella città di Smirne era la sua. Si era abbattuto a passar di là Antonino, mentre esercitava la carica di proconsole dell'Asia, e vi andò ad alloggiare. Polemone, che si trovava fuor di città, venuto una notte, ed osservando in sua casa tanta foresteria entratavi senza licenza sua, ne fece tal rumore e tanti lamenti, che il buon Antonino di mezza notte stimò meglio di uscirne, e di cercarsi un altro albergo. Creato ch'egli fu poi imperadore, Polemone venne a Roma, ed ebbe tanto animo di andargli a fare riverenza. Antonino l'accolse colla solita sua cortesia senza che gli turbasse l'animo la memoria del passato, e solamente con galante maniera gli ricordò la sua scortesia, con ordinareche gli fosse data una stanza nel palazzo, e che persona nol facesse sloggiare. Accadde ancora che un commediante andò a lamentarsi ad Antonino, e a chiedere giustizia, perchè il suddetto Polemone l'avea cacciato dal teatro nel bel mezzodì: E me, rispose allora l'imperadore,egli ha cacciato fuor di casa in tempo di mezza notte, e non ne ho fatta querela. Bisogna ben credere che l'alterigia e l'albagia fossero il quinto elemento della maggior parte di que' decantati sofisti greci di allora. Antonino, a cui premeva forte la buona educazion di Marco Aurelio suo figliuolo adottivo fece venir dalla GreciaApollonio, non già il Tianeo, ma bensì un filosofo stoico[Capitolinus, in Antonino Pio.], ch'era in gran riputazion di sapere allora. Venne costui a Roma, menando seco molti dei suoi discepoli, che graziosamente, per attestato di Luciano[Lucianus, in Demonacte.], furono chiamati da Demonatte filosofo cinicoArgonauti nuovi, perchè tutti in viaggio menati dalla speranza di divenir tutti ricconiin Roma. Mandò a dirgli Antonino che venisse al palazzo, per consegnargli il figliuolo; e l'orgoglioso sofista altra risposta non diede, se nonche toccava al discepolo di andar a trovare il maestro, e non già al maestro di andare al discepolo. In somma l'essere dotto e prudente non è lo stesso: e pur troppo il sapere suol mandare de' fumi alla testa. Si mise a ridere Antonino, e disse:Mirate che bel capriccio! A costui non è incresciuto di venir sì da lontano a Roma, ed ora gl'incresce di venir solamente dalla sua casa al palazzo.Contuttociò permise che Marco Aurelio andasse a prendere le lezioni, dove Apollonio volle, e durò fatica a contentar costui nel salario. Un saggio ancora della sua mansuetudine diede il buon Antonino nel visitar che fece la casa diValerio Omulo[Capitolinus, in Antonino Pio.]. Al vedere le belle colonne di porfido, delle quali essa era ornata, se ne maravigliò, e dimandò onde le avesse avute. Omulo, in vece di gradire la stima che facea un imperadore degli ornamenti di sua casa, sgarbatamente gli rispose:In casa d'altri si ha da essere mutolo e sordo.Tanto questa impertinenza, quanto altri motti pungenti del medesimo Omulo, persona satirica e maligna, sopportò sempre con pazienza il buon imperadore Antonino, senza far valere giammai i diritti della maestà imperiale, e senza farne mai vendetta.

Consoli

LargoeMessalino.

Cresceva ogni dì più l'affetto di Antonino Pio verso diMarco Aurelio Cesare, non solamente perchè figliuolo suo adottivo e marito diFaustinasua figlia, ma perchè scopriva in lui ben radicata la saviezza con altre virtù che insegnavala filosofia di quei tempi, e per le quali meritò poi di essere appellatoMarco Aurelio Antonino il Filosofo. Avendogli appunto[Capitolinus, in Marco Aurel.]Faustina partorita una figliuola, cioèLucilla, maritata poi conLucio Commodo, o siaLucio Vero, da che divenne Augusto, volle Antonino Pio esaltar maggiormente l'amato suo genero e figliuolo, conferendogli in questo anno laTribunizia Podestà,l'imperio proconsolarefuori di Roma, e il diritto di far cinque relazioni in qualsivoglia senato. Pretende il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], che Marco Aurelio fosse in quest'anno ancora dichiaratoImperadoreeCollega dell'Imperiocon suo padre Antonino. Il cardinal Noris pretese di no, e par ben più sicura la di lui opinione. Il gius della quinta relazione, conferito a Marco Aurelio, non conveniva ad un imperadore, la cui autorità non era ristretta, ma si stendeva a quello che gli piaceva. Scrive inoltre Capitolino, che quel maligno uomo diValerio Omulo, di cui poco fa si è parlato, osservata un giornoDomizia Calvilla, madre di Marco Aurelio, la quale, dopo il presente anno, venerava in un giardino la statua di Apollo, disse sotto voce ad Antonino:Colei prega ora, che tu chiuda gli occhi, e suo figliuolo sia imperadore.Non ne fece alcun caso l'imperadore; tanto era conosciuta la probità di Marco Aurelio, tanta era la modestia nelprincipato imperatorio; le quali ultime parole non si sa se si abbiano da riferire a Marco Aurelio, oppure ad Antonino stesso, regnante con tal moderazione, che non credeva dovergli alcuno augurare la morte. Pareva ancora che Antonino Pio portasse affetto all'altro suo figliuolo adottivo, cioè a Lucio Commodo[Capitolinus, in Lucio Vero.]; ma era ben differente il calibro di questo amore. Imperciocchè finchè visse, il lasciò sempre nello stato di persona privata, senza mai conferirgli il titolo diCesare, nè altra dignità, per cui apparisse che destinava ancor lui all'imperio. Era egli solamente appellatoFigliuolo dell'Imperadore, e quando Antonino usciva in campagna, Lucio Commodo non andava in carrozza col padre, ma bensì nel cocchio del capitan delle guardie. Tuttociò chiaramente apparisce da quanto ne scrisse Capitolino; falsa perciò o adultera si può credere qualche medaglia o iscrizione, che sembra insinuare il contrario[Tillemont, Mémoires des Empereurs. Pagius, Crit. Baron.]. Conosceva assai Antonino Pio i difetti di questo giovinetto, ma non lasciava di compatirlo, ed amava in lui la semplicità dell'ingegno, e l'andar egli alla buona nella sua maniera di vivere. Abbiamo dalla cronica alessandrina[Chron. Pascale, Histor. Byzantin.]che nell'anno presente Antonino Pio esercitò la sua liberalità verso i debitori del Fisco, con rimettere loro tutto il debito, e bruciar pubblicamente le cedole delle loro obbligazioni. Ancor questo possiam conghietturare fatto per solennizzar maggiormente la promozion predetta di Marco Aurelio a maggiori onori. Correndo intanto l'anno novecentesimo dalla fondazion di Roma, sono stati di parere alcuni dotti uomini che nell'anno presente si celebrassero in Roma i giuochi secolari con somma magnificenza. L'ha negato il padre Pagi. Ma Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.], secondo l'edizione del padre Scotto, può abbastanza assicurarcene in dicendo:Celebrato magnifice Urbis nongentesimo.

Consoli

Lucio Torquatoper la terza volta, eMarco Salvio Giuliano.

Pietro Relando[Reland., Fast. Consular.], accuratissimo illustratore dei Fasti consolari dell'anno 146 dell'Era Cristiana sino al fine, chiama il secondo consoleCajo Giuliano Vetere, ricavandolo da un'iscrizione riferita dal Gudio. Ma converrebbe prima accertarsi, se le tante iscrizioni pubblicate dal Gudio fossero tutte di buon conio ed esenti da ogni sospetto: il che non sarà sì facile. Quanto a me vo' giudicando più sicuro partito il chiamar questo consoleMarco Salvio Giuliano, giurisconsulto celebratissimo di questi tempi, milanese di patria, perchè tale si trova appellato in una iscrizione da me data alla luce[Thesaurus Novus Inscript., p. 329, n. 3.], e perchè sappiamo da Sparziano[Spartianus, in Didio Juliano.], esser egli stato console due volte. Se il console dell'anno presente fosse statoCajo Giuliano Vetere, l'anno sarebbe stato notatoTorquato et Vetere Coss.perchè l'ultimo cognome o soprannome soleva enunziarsi, secondo l'uso più familiare d'allora. Ma in tutt'i fasti antichi noi troviamo solamenteTorquato et Juliano Coss.Forse anche si può dubitare, se questoTorquatofosse appellato consoleper la terza volta. Che in quest'anno si celebrassero in Roma i decennali di Antonino Pio Augusto, chiaramente apparisce dalle medaglie[Mediobarb., in Numism. Imperator.]che ne parlano e rammentano i voti pubblici fatti per la di lui salute. Crede il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], che nell'anno presentesan Giustinopresentasse ad Antonino Pio la sua prima apologia, creduta un pezzo la seconda, in difesa della religione cristiana.

Consoli

Servio Scipione OrfitoeQuinto Nonio Prisco.

Se crediamo al Relando[Reland., Fast. Consular.], il primo console fuSergio Scipione Orfito; in prova di che egli cita quattro iscrizioni della Raccolta di Marquardo Gudio, nelle quali chiaramente si leggeSergio. Ma io torno a dire (e ne chieggo perdono): convien andar cauto a fidarsi de' marmi del Gudio, dati alla luce pochi anni sono. A buon conto la prima di quelle iscrizioni, che si dice data sotto questi consoli, è patentemente falsa, perchè vi si parla delleTerme Costantiniane, che certo non erano per anche nate. Ho io dunque dato ad essoOrfitoil prenome diServio, perchè nelle iscrizioni rapportate dal Panvinio e dal Grutero si legge SER. che significaServioe nonSergio. Pensa il Noris[Noris, Epist. Consulari.]che questo console s'abbia da appellareSergio Vettio Scipione Orfito. Del prenome ho parlato. Per conto del nome diVettio, lo reputo cosa dubbiosa. Anche lo Spon[Sponius, Section. III, num. 28.]rapporta un'iscrizione, in cui il secondo console è appellatoSosio Prisco. Sarebbe da vedere, se quella fosse un'iscrizione sicura, in cui comparisce un liberto di Tito Augusto, cioè di un principe morto sessanta anni prima. In ogni caso col Fabretti si può immaginare ch'egli fosse chiamatoNonio Sosio Prisco. In un mattone antico da me rapportato[Thesaur. Nov. Inscription., pag. 330, n. 3.]egli vien chiamatoPriscino, o per vezzo o per distinguerlo da un altroPrisco. Parlando le medaglie[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]di quest'anno di una munificenza usata dall'imperadore Antonino al popolo romano, stima il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]ciòfatto per la celebrazione dei decennali dell'imperio cesareo di Marco Aurelio. Se sia vero, niuno lo potrà dire. Piena avea la testa esso padre Pagi di quinquennali, decennali, quindecennali, vicennali, ec. tutto riferendo ad essi; ma non poco è da diffalcare dalle regole sue.

Consoli

GallicanoeVetere.

Il prenome e nome di questi consoli son tuttavia incerti. Ha creduto il Panvinio[Panvinius, in Fastis Consul.], che il secondo si chiamasseCajo Antistio Vetere, perchè si trova sotto Domiziano un personaggio di tal nome. La conghiettura è assai debole. Meno si può accordare al Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], il chiamare il primo di questi consoliGlabrione Gallicano, e al Bianchini[Blanc., ad Anastas. Bibliothecar.]l'appellarloQuinto Romulo Gallicano, senza che essi ne adducano pruove sufficienti. Nell'anno presente, secondo i conti del medesimo Bianchini, passò a miglior vitas. Piopontefice romano, coronato col martirio, e sulla cattedra di san Pietro fu postoAniceto. Truovansi medaglie battute in quest'anno dal senato e popolo romano[Mediobarbus, in Numism. Imperator.], in cui vien dato ad Antonino Pio il titolo diOttimo Principe; e si dice che egli ha accresciuto il numero de' cittadini. Ben giustamente si meritò questo imperadore un sì glorioso titolo, perchè egli spendeva tutti i suoi pensieri e le sue applicazioni per procurare il pubblico bene, tanto di Roma, quanto di tutte le provincie dell'imperio romano[Capitolinus, in Antonino Pio.]. Sapeva egli esattamente lo stato d'esse provincie, e quanto se ne ricavava. Raccomandava agli esattori de' tributi di procedere senza rigore, molto più senza avanie nel loro uffizio; e qualora mancavanoa questo dovere, gli obbligava a render conto rigorosamente della loro amministrazione. La porta e gli orecchi suoi erano sempre aperti a chiunque si trovava aggravato da sì fatti ministri, abborrendo egli troppo di arricchirsi colle lagrime e coll'oppressione de' sudditi. Però sotto il suo regno furono ricche e floride le provincie romane tutte. Che se ad alcuna incontravano inevitabili disastri di carestie, tremuoti, epidemie e simili malanni, si trovava in lui un'amorevol prontezza ad esentarle per un convenevole tempo dalle imposte. Le sue maggiori premure riguardavano la giustizia; e però quanto egli era attentissimo e indefesso nel farla, tanto ancora si studiava di scegliere chi credeva abile ed inclinato ad amministrarla agli altri. Chi più si distingueva in questo, più veniva da lui amato e promesso a gradi maggiori. Molti editti fece in bene del pubblico, servendosi de' più celebri giurisconsulti d'allora, cioè diVinidio Vero,Salvio Valente,Volusio,Metiano,Ulpio MarcelloeJaboleno. Vietò il seppellire i morti nelle città, perchè doveva esser ito in disuso il rigore delle antiche leggi. L'aggravio delle poste con savii regolamenti fu da lui scemato. Probabilmente è di lui una legge, citata da santo Agostino[August., de Adulter. Conjug., lib. 2, cap. 8.], che non fu lecito al marito il volere in giudizio gastigata la moglie per colpa di adulterio, quando anch'egli fosse mancato di fedeltà verso della stessa. Se talun veniva[Marcus Aurel., lib. 1, cap. 16, de Rebus suis.]per proporgli qualche cosa utile al pubblico, con piacere la ascoltava; e lo stesso allegro volto faceva a chiunque gli dava qualche buon avviso, senza aversi a male che quei del suo consiglio s'opponessero al di lui sentimento, nè che vi fossero persone, le quali ingiustamente disapprovassero il governo suo. Molto ancora onorava i veri filosofi: diede pensioni e privilegi per tutto l'imperio romano, tanto ad essiche ai professori dell'eloquenza. Sopportava poi que' filosofi, ch'erano tali solamente in apparenza, e senza mai rimproverar loro la superbia od ipocrisia. E questo basti per ora delle ragioni, per le quali si meritò Antonino Pio l'eminente elogio diPrincipe Ottimo.

Consoli

Sesto Quintilio CondianoeSesto Quintilio Massimo.

Senza i prenomi diSesto, il Pagi e il Relando ed altri aveano proposto i consoli presenti. Loro l'ho aggiunto io in vigore d'un'iscrizione che si legge nella mia Raccolta[Thesaur. Novus Inscript., pag. 330, n. 5.]. Nuovo non è, che due fratelli portino il medesimo prenome. Il cognome o sia soprannome li distingueva. Nelle medaglie di Antonino Pio[Mediobarb., in Numism. Imper.]spettanti all'anno presente, è fatta menzione dell'Annona, cioè della provvision di grani, fatta dal buon imperadore per sollievo del popolo romano. Se ne trova menzione anche sotto altri anni. Ben sollecito in sì importante affare fu Antonino Augusto[Capitol., in Antonino Pio.], trattandosi di provvedere di vitto all'immenso popolo allora abitante in Roma. Un anno ancora vi fu, in cui si patì una grave carestia. Servì questa a far meglio conoscere il generoso ed amorevol cuore del principe. Abbondante provvision da ogni parte fece egli di grano e d'olio e di vino colla sua propria borsa, e tutto gratuitamente donò al suo popolo. Pareva che questo imperadore inclinasse troppo al risparmio, e quasi all'avarizia; ma ciò che veniva disapprovato dall'ignorante popolo, nell'estimazion de' saggi era uno de' suoi più begli elogi. Levò egli via moltissime pensioni date da Adriano a delle persone inutili, con dire,che eracosa indegna, anzi crudele, il lasciar divorare il pubblico da chi non gli prestava servigio alcuno. A Mesomede Candiotto, poeta e sonator di lira, che dovea essere ben eccellente nell'arte sua, perchè di lui parlano con lode Eusebio[Eusebius, in Chron.]e Suida, sminuì Antonino il salario. Vendè ancora vari addobbi ed altre cose superflue de' palazzi imperiali, ed alcuni poderi ancora: del che probabilmente si fecero molte dicerie. Pure tutto ciò era per pubblico bene, e non per ammassar tesori, perchè Antonino in occasione magnificamente spendea, se così richiedeva il bene e il bisogno della repubblica, e il risparmio suo tendeva al non aggravar mai di nuove imposte i popoli. Se dice il vero Zonara[Zonaras, in Annal.], occorrendo qualche guerra, o pur altro bisogno di regalare i soldati, non richiedeva egli danari da alcuno, non imponeva gabelle; ma, messi pubblicamente all'incanto gli ornamenti del palazzo, e fin le gioie ed altri arredi della moglie Augusta, col ricavato soddisfacea i soldati. Passata poi quella necessità, procurava di ricuperar le cose preziose vendute, con rifonderne il prezzo. Alcuni le restituivano; ma altri no, senza che Antonino se ne sdegnasse, nè inquietasse per questo i compratori. Noi vedremo all'anno 170, che Marco Aurelio suo successore fece lo stesso, talmente che si può fondatamente sospettare che Zonara si sia ingannato attribuendo questo fatto glorioso ad Antonino Pio, quando esso unicamente si può credere di Marco Aurelio Antonino. Guardossi egli sempre dall'imprendere alcun viaggio lungo. Il suo andar più lontano era nella Campania e alle terre che possedeva nelle vicinanze di Roma; perchè diceva di sapere quanto costasse ai popoli la corte d'un imperadore in viaggio, ancorchè egli camminasse con poco seguito. Doveva ben esso Augusto avere inteso i lamenti delle città per li tanti viaggi fatti da Adriano, o pure daDomiziano. E quanto egli fosse alieno dal succiar il sangue de' sudditi, lo fece ben vedere[Capitolin., in Antonino Pio.]con levar via tutti gli accusatori che abbondavano in altri tempi, perchè toccava loro la quarta parte delle condanne. Però sotto di lui il fisco fece poche faccende. Avea questo usato in addietro d'ingojar le sostanze di quei governatori, giudici ed altri ministri, contra de' quali o le comunità o i privati avessero intentate querele per danari indebitamente presi nel loro uffizio; Antonino restituì ai loro figliuoli i beni confiscati, con obbligo nondimeno di rifare ai provinciali il danno ad essi dato. Nè egli fu mai veduto accettar eredità a lui lasciate da chi avea de' figliuoli. Se s'ha da credere a Zonara[Zonar., in Annal.], egli bruciò ed abolì il senatusconsulto fatto da Giulio Cesare, con cui era proibito il far testamento, in cui non fosse lasciata all'erario della repubblica una determinata parte dell'eredità. Parla anche Pausania[Pausanias, lib. 8.]d'una legge, per cui chi avea la cittadinanza romana per privilegio, senza che questa si stendesse ai suoi figliuoli, l'eredità sua dovea passare ad altri cittadini, o pure al fisco, restandone privi essi suoi figliuoli. Ma Antonino più riguardo avendo alle leggi dell'umanità, che all'altre inventate dall'avarizia de' principi cattivi, volle che ne' loro figli passasse l'eredità paterna.

Consoli

Marco Acilio GlabrioneeMarco Valerio Omuloo siaOmullo.

QuestoOmulooOmullo, console, quel medesimo è che abbiam veduto di sopra, di genio satirico e maligno. Può essere che Antonino non avesse a male la libertà del di lui parlare, anzi prendesse perbuffonerie gustose i di lui motti piccanti, o pure che coi benefizii volesse guadagnar la di lui tagliente lingua in suo favore. Da molti letterati vien creduta data in quest'anno la lettera[Eusebius, Hist. Eccles., lib. 4, c. 13.]di Antonino Pio a varie città dell'Asia in favor dei cristiani, comandando di non inferir loro molestia per cagion della loro religione, ma solamente in caso d'altri delitti vietati dalla legge comune. Altri han preteso ch'essa lettera sia diMarco AurelioAugusto, e però spettante agli anni del suo imperio. Certo è che si parla in essa di vari tremuoti accaduti allora nell'Asia, de' quali i ciechi o nemici Gentili soleano sempre accagionare la religion cristiana. Ora Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.]lasciò scritto, che, regnando Antonino Pio, varie disavventure pubbliche accaddero, cioè la fame, di cui abbiam parlato, e la rovina del Circo, un fiero tremuoto, per cui molte città e terre dell'isola di Rodi e dell'Asia furono atterrate. In Roma un terribile incendio consumò trecento quaranta tra isole e case. Per isole si crede che gli antichi appellassero le case separate dall'altre; con tale opinione pare che non s'accordi la descrizion di Roma a noi venuta da Publio Vittore, perchè ivi sono attribuite a quella gran cittàInsulae per totam Urbem XLVI Millia et DCCII, e solamenteDomus MDCCXC. Col nome diDomuspaiono indicati quei che ora chiamiamopalazzi; col nome d'isolele ordinarie case del popolo romano, l'una dall'altra distinte, ma insieme coi muri unite. Anche le città di Narbona e di Antiochia, e la gran piazza di Cartagine, rimasero maltrattate da un somigliante flagello del fuoco. Parla Ancora Zonara[Zonaras, in Annal.]de' tremuoti succeduti allora, che rovesciarono varie città della Bitinia e dell'Ellesponto, con abbattere specialmente il tempio di Cizico, creduto il più grande e il più bello che fosse allora in Asia.Servirono queste pubbliche sciagure a far maggiormente risplendere la liberalità di Antonino Pio; perchè a sue spese furono rifatte varie di quelle città, o pure contribuì egli non poco per aiutare i popoli a rifarle. Aristide[Aristid., Oration. 16.], sofista celebre, attesta che il gran tempio di Cizico fu poi terminato sotto l'impero di Marco Aurelio Augusto.

Consoli

Cajo Bruttio PresenteeAulo Giunio Rufino.

Perchè le medaglie[Mediobarbus, in Numism. Imper.]coniate nell'anno presente ci fanno vedere la Vittoria che mette in capo all'imperadore una corona d'alloro, possiamo ben conghietturare che in questi tempi avessero qualche guerra i Romani, benchè non apparisca che Antonino prendesse se non due volte il nome d'imperadore, significante Vincitore. Scrive Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.], aver egli amata sommamente la pace, con andare in varie occasioni ripetendo quel detto di Scipione,che gli era più caro di salvare un sol cittadino romano, che di uccidere mille nemici. Ma altro è l'amar la pace, ed altro non aver guerra. Anche i principi di genio pacifico sono talvolta, loro malgrado, costretti a guerreggiare, e se Antonino non andò mai in persona alla guerra, vi mandò bene i generali suoi. Già abbiamo accennata di sopra quella della Bretagna, felicemente compiuta daLollio Urbico. Abbiamo dallo stesso Capitolino, che questo Augusto mandò delle sue milizie in soccorso degli Olbiopoliti, che erano in guerra coi Taurosciti verso il Ponto, e colla forza dell'armi obbligò que' barbari a dar degli ostaggi agli Olbiopoliti.Da san Giustino[Justinus, in Dialog. contra Triphon.]si può inoltre dedurre, che avendo fatto i Giudei qualche nuova ribellion nel loro paese, furono messi in dovere dalle armi di Antonino Augusto. Di maggiori notizie intorno a ciò non abbiamo, perchè son perite le antiche storie. Per altro attesta Capitolino, che questo imperadore non mai volontariamente, ma per non potere di meno, fece moltissime guerre, valendosi in esse de' suoi legati, o sia de' suoi luogotenenti. E a lui pare che si possa più credere che ad Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.], il quale scrive, aver Antonino senza guerra alcuna governato per ventitrè anni il romano imperio.

Consoli

Lucio Elio Aurelio CommodoeTito Sestio Laterano.

Il secondo console, cioèLaterano, è chiamato da Capitolino[Capitol., in Lucio Vero.]Sestilio Laterano, e in un'iscrizione greca presso il Grutero,Tito Sestio Laterano. Perchè il cardinal Noris[Noris, Epist. Consulari.]trovòLucio Sestio Sestino Lateranoconsole trecento sessantasei anni prima dell'Era cristiana, conchiuse egli, cheSestioe nonSestiliofosse il nome ancora di questo console. Ma non toglie ogni dubbio cotale osservazione; e potrebbe anche nascere sospetto, se il marmo greco del Grutero fosse assai esattamente copiato. A buon conto il Panvinio[Panvin., Fast. Consular.]ne cita un altro latino, in cui leggiamoSestilio Laterano, edAquilio Orfito Consoli: il che s'accorda col testo di Capitolino. Vien qui portata dal Relando[Reland., Fast. Consular.]un'iscrizione del Gudio, dove questo console si vede appellatoSestio Sestilio Laterano. Manon si può far fondamento sopra i marmi del Gudio. Il prenome diSestocombatte coll'iscrizion gruteriana. Quivi si trovanoCassari, artefici di nome sospetto, eScambillari, che certo dovrebb'essereScabilluri. Forse perchè il Gudio, uomo dottissimo, s'avvide che non erano sicuri tutti i marmi ch'egli aveva raccolti, non li volle mai pubblicare in sua vita. S'è poi trovato chi meno scrupoloso di lui gli ha dati dopo la sua morte alle stampe. Il console primo ordinario di quest'anno èLucio Elio Aurelio Commodo, quel medesimo che fu adottato da Antonino Pio[Capitol., in Lucio Vero.], nè avea altro onorifico titolo, che quello difigliuolo dell'imperadore. L'aveva il padre promosso alla questura nel precedente anno, nella qual carica diede al popolo, ma con denaro paterno, il divertimento di uno spettacolo di gladiatori, ed ebbe l'onore di sedere in mezzo all'imperadore e a Marco Aurelio Cesare suo fratello. Aveva egli passati i verdi suoi anni nello studio delle lettere, non avendo tralasciato il buon Antonino di procurargli tutti i mezzi convenevoli per una buona educazione, affinchè divenisse un valentuomo. Gli assegnò egli per aioNicomede, e per maestri nella grammatica latinaScauro, figliuolo di quelloScauroch'era stato grammatico di Adriano; nella grammatica grecaTelefo,EfestioneedArprocazione; nella retorica grecaApollonio Caninio CelereedErode Attico, da noi veduto console; nella retorica latinaCornelio Frontone, anch'esso uomo consolare: e nella filosofia stoicaApollonio, della cui albagia si parlò di sopra, eSestoanch'esso celebre filosofo di que' tempi. Tuttochè Lucio Commodo non avesse gran testa per profittar nelle lettere, egli portò un singolar amore a tutti questi suoi maestri, ed essi non meno amarono lui. Imparò a far versi e a compor delle orazioni; e riuscì miglior oratore che poeta, o, per dir meglio, fu più cattivo poeta che retorico. Dilettavasi egli, piùche delle lettere, del lusso, delle delizie, di aver buona conversazione di gente allegra, di andare a caccia, di far altri esercizii cavallereschi, e sopra tutto di assistere ai giuochi circensi ed ai combattimenti de' gladiatori. Tale era Lucio Commodo, che vedremo fra pochi anni imperadore, ed appellatoLucio Vero. Si raccoglie poi dalle medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imp.], che in quest'anno l'Augusto Antonino fuliberale per la settima voltaverso il popolo romano con qualche conciario, o sia donativo a lui fatto. Questo era l'uso degl'imperadori, per tenerlo contento, e fargli dimenticare di avere una volta avuto tanta parte nel governo e nella padronanza.

Consoli

Cajo Giulio SeveroeMarco Giunio Rufino Sabiniano.

Ho io aggiunto il nome diGiunioal secondo console, fondato sopra un'iscrizione pubblicata dal Doni, e posta ancora nella mia raccolta[Thesaurus Novus Inscript., p. 332, n. 2.]. Molti furono ancora in questi tempi consoli straordinari, o vogliam dire i sostituti agli ordinari; ma quai fossero, e in qual anno maneggiassero i fasci consolari, ci mancano memorie da poterlo chiarire. Pare bensì che si raccolga da un'iscrizione, recata dal Panvinio[Panvinius, in Fastis Consularibus.]e dal Grutero[Gruter., in Thesaur. Inscr., p. 607, n. 1.], che nel dì 5 novembre del presente anno fossero consoli sostituitiAnzio PollioneedOpimiano. Ma con questo marmo parrebbe che facesse guerra un altro pubblicato dal medesimo Panvinio, in cui nel dì 5 di dicembre si veggono tuttavia consoliSeveroeSabiniano, se non sapessimo che gli atti pubblici erano per lo più segnati col nome de' consoli ordinari,senza far caso de' sostituiti. Una medaglia[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]appartenente a quest'anno ci fa veder laBretagnain abito di donna mesta, sedente presso una rupe con delle spoglie lì presso potrebbe ciò porgere indizio, che qualche torbido fosse stato nella Bretagna, con vantaggio dell'armi romane.

Consoli

Marco Cejonio SilvanoeCajo Serio Augurino.

Non passano senza disputa i prenomi di questi consoli, come si può vedere negl'Illustratori de' fasti; ma un'iscrizione del Grutero[Gruterus, Thes. Inscr., p. 128, n. 5.], e quanto ha osservato il cardinal Noris[Noris, Epist. Consular.], ci dà assai fondamento per fermarci ne' nomi proposti, e non già in una iscrizione del Gudio, dove compariscono consoliGiulio SilvanoeMarco Vibulio Augurino. Torno a dire, che a fontane torbide ha bevuto il Gudio, nè si può far capitale de' suoi marmi, se non quando si veggono presi da buona parte. Monsignor Bianchini[Blanchin., ad Anastas. Biblioth.]in vece diSerio AugurinometteSestio Augurino, ma senza produrne il perchè. Il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baron.], che sempre ha nella manica i decennali, quindecennali, etc., degl'imperadori, pretese che in quest'anno Antonino Pio celebrasse i vicennali del suo imperio proconsolare. Il padre Stampa[Stampa, Additament. ad Fast. Sigonii.]ha dimostrato che egli prende abbaglio in citare per prova di tal pretensione una medaglia, dove è notata la tribunizia podestà XXI di Antonino Pio, la quale cominciava solamente nel febbraio dell'anno seguente.

Consoli

BarbaroeRegolo.

Null'altro si sa di questi consoli, se non che il cardinal Noris[Noris, Epist. Consulari.]andò conghietturando che il primo fosse chiamatoVetuleno Barbaro, ma con dubbiosa prova. Il Panvinio[Panvinius, in Fastis Consul.]in vece diBarbarostimò il di lui nomeBarbato. Così pure è scritto nell'edizione d'Idazio[Idacius, Fast.]. AnziBarbatoancora si legge in una iscrizione trovata in questi ultimi tempi nelle Terme Ercolane della Transilvania, e rapportata dal signor Pasquale Garofalo nel trattato delle medesime Terme, e da me ancora nella mia Raccolta[Thes. Novus Inscript., pag. 332, n. 3.]. Ma avendo gli antichi Fasti, e qualche altra iscrizione,Barbaroe nonBarbato, possiamo per ora attenerci ad essi. Sotto questo anno si vede una medaglia[Mediobarbus, in Numism. Imperator, ex Goltzio.]battuta in onore di Antonino Pio, in cui gli è dato il titolo diRomolo Augusto. Ciò sembrar può strano; perciocchè questo pacifico e prudentissimo Augusto, secondochè scrive Capitolino[Capitolinus, in Antonino Pio.], in tutte le sue parti fu lodevole, e tale che, per sentenza di tutti i buoni, e con ragione, veniva paragonato aNuma Pompilio. Era ben d'altro umore Romolo. Eutropio[Eutrop., in Breviar.]ebbe a dire che siccome Trajano fu creduto un altroRomolo, così Antonino Pio un altroNuma Pompilio.

Consoli

TertulloeClaudio Sacerdote.

Il nome diClaudio, dato al consoleSacerdote, non è autenticato da memoria alcuna sicura dell'antichità, e solamente si appoggia sopra una ragionevol conghiettura del cardinal Noris[Noris, Epist. Consular.]. In una medaglia[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]si fa menzione dellaOttava Liberalitàusata da Antonino Pio Augusto al popolo romano. Questa dal Mezzabarba è riferita all'anno presente, ma può egualmente appartenere ad altri anni o precedenti o susseguenti; perchè non v'è espresso il numero della podestà tribunizia. Fuor di dubbio è, che questo significa un nuovo congiario, con cui egli rallegrò il popolo romano.

Consoli

Plautio Quintilioper la seconda volta eStazio Prisco.

Quintilloè appellato il primo console in vari Fasti. Ho io scrittoQuintilio, ed anche colla nota del secondo consolato, non conosciuto dagli altri, in vigore di un'iscrizione esistente nella biblioteca ambrosiana di Milano, e da me inserita nella mia nuova[Thesaurus Novus. Inscr., pag. 333, n. 3.]raccolta. Che il secondo console, cioèStazio Prisco, portasse il prenome diMarco, fondatamente lo conghietturò il cardinal Noris[Noris, Epist. Consular.]. Ci avvisano le medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imper.], che in questo anno si celebrarono in Roma i vicennali dell'imperio augustale di Antonino Pio, veggendosi i voti pubblici affinchè eglipervenisse al terzo decennio dell'imperio suo. In tal occasione dedicò il tempio d'Augusto con averlo nondimeno solamente ristorato: del che parlano ancora le medesime medaglie. Credesi che in quest'anno fosse celebrato in Roma dal pontefice Aniceto il concilio[Blanch., ad Anast. Bibliothecar.], a cui intervenne il celebre san Policarpo, e dove fu decisa la controversia intorno al giorno in cui si ha da fare la Pasqua.

Consoli

Appio Annio Atilio BraduaeTito Clodio Vibio Varo.

È stata disputa fra gli eruditi intorno al cognome e soprannome del secondo console, volendolo alcuniVeroed altriVaro. In favore degli ultimi è già deciso il punto, stante una riguardevole iscrizione, scoperta in Lione, e da me riferita altrove[Thesaurus Novus Inscript., p. 333, n. 4.], la quale ci dà con sicurezza i nomi e cognomi di questi consoli. Intorno a questi tempi son di parere alcuni letterati che succedesse quanto scrive Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome, edit. Scotti.], cioè che vennero ambascerie de' popoli dell'Ircania, Battriana, e fin dell'India, ad inchinare Antonino Pio. Ma niuna ragion v'ha di riferire un cotal fatto più all'anno presente che ad altri precedenti. Quel che è certo, ancorchè Antonino fosse uomo di pace, e pieno di benignità e mansuetudine[Capitolinus, in Antonino Pio.], pure il credito della sua saviezza, costanza ed equità, gli acquistò tanta autorità e buon nome anche presso le nazioni barbare, che non solamente tutti il rispettarono e temerono, ma anche ricercarono a gara la di lui grazia ed amicizia. Anzi essendo coloro talvoltain guerra fra essi, solevano rimettere in lui le loro differenze, credendo di non poter trovare un giudice più abile e disappassionato di lui.Farasmanere dell'Iberia venne a Roma per conoscere di vista e riverire un così rinomato Augusto, e fece a lui più presenti che al suo predecessore Adriano. Avea il re de' Parti (Vologesoprobabilmente) mosse l'armi sue contro l'Armenia. Una sola lettera a lui scritta da Antonino bastò a farlo ritirare e desistere dalle offese. Ed avendo esso re fatta istanza di riavere il trono d'oro, che Trajano già tolse al di lui padre, Antonino, senza far caso delle di lui minacce, continuò a star sulla sua. Comandò parimente esso Augusto, cheAbgarore di Edessa venisse a Roma, e fu ubbidito. Rimandò ancoraRimetalsere del Bosforo al suo regno, dacchè intese nato fra lui e il suo curatore del dissapore. Egli è da stupire, come di queste sue gloriose azioni le medaglie non ci abbiano conservata qualche memoria.

Consoli

Marco Aurelio Vero Cesareper la terza volta, eLucio Vero Aurelio Commodoper la seconda.

Promosse Antonino Pio Augusto al consolato di quest'anno i due figliuoli adottivi, cioèMarco Aurelio CesareeLucio Commodo. Coi soli suddetti nomi aprirono essi l'anno, come consta ancora da un'iscrizione del Grutero[Gruterus, Thesaurus Inscript., pag. 300, num. 1.]. Ma perchè sopravvenne dipoi la morte del padre, ed amendue furono dichiarati imperadori Augusti; perciò si truovano iscrizioni fatte dopo essa morte, nellequali son chiamatiConsoliinsieme edAugusti. In due leggi del codice di Giustiniano si trova quest'anno notatoDivis Fratribus Augustis Consulibus. E fin qui avea Antonino Pio con mirabil saviezza, e con procurar sempre la felicità de' popoli, governato il romano imperio. Venne la morte a privar di sì buon principe i sudditi, allorchè egli entrato nell'anno sessantesimoterzo della sua età, ne avea già passato cinque mesi e mezzo[Eutrop., Breviar. Euseb., in Chron. Aurel. Victor, Epitome.]. Trovavasi egli in Lorio sua villa, dodici miglia lungi da Roma, ed avendo nella cena mangiato del formaggio alpino più del dovere[Capitolinus, in Antonino Pio.], la notte lo rigettò, e fu sorpreso dalla febbre. Sentendosi nel terzo giorno aggravato dal male, alla presenza de' capitani delle guardie raccomandò aMarco Aurelio, suo figliuolo adottivo e genero, la repubblica e Faustina sua figlia, moglie di lui. Fece anche passare alla di lui camera la statuetta d'oro della Fortuna, che soleva sempre stare in quella degl'imperadori. Quindi, dopo di aver dato il nome delle sentinelle al tribuno di guardia, cioèTranquillità dell'animo, farneticando alquanto, andava parlando del governo e dei re, co' quali era in collera (uno di essi è da credere che fosse il re dei Parti), e poi quietatosi, come se dormisse spirò l'anima, per quanto si crede, nel dì 7 di marzo. Avea egli prevenuto questo colpo, con fare il suo testamento, in cui lasciò tutto il suo patrimonio privato alla figliuola, e legati proporzionati a tutta la sua servitù. Dalle lagrime di ognuno fu accompagnato il suo funerale; il corpo suo collocato nel mausoleo di Adriano; e, secondo gli empii riti del paganesimo, furono decretati a lui dal senato gli onori divini, templi e ministri sacri. Restò tal memoria delle mirabili virtù, e dell'ottimo governo di questo imperadore, che, per lo spazio di quasi un secolo, il popolo ei soldati parea che non sapessero amare e rispettare un imperadore, s'egli non portava il nome diAntonino, come si usò di quello diAugusto: quasi che dal nome e non dai fatti dipendesse l'essere un principe buono. Noi siam per vedere che lo presero anche degl'imperadori cattivi. Nè si dee tralasciare cheGordianoI, fatto imperadore nell'anno dell'era Cristiana 237, quando era giovane[Capitolin., in Gordiano.], compose un poema molto lodevole, intitolatoAntoniniade, dove espose tuttavia la vita, le azioni e le guerre di esso Antonino Pio, e di Marco Aurelio Antonino suo successore. Capitolino attesta di averlo veduto a' suoi dì; ma noi ora indarno lo desideriamo. Fiorirono ancora sotto questo imperadore le lettere, e fra gli altri in gran riputazione furonoAppiano Alessandrino, delle cui storie ci restano alcuni libri;Tolomeo, di cui abbiamo trattati di astronomia e di geografia;Massimo Tirio, filosofo platonico, del quale tuttavia si conservano i Ragionamenti[Euseb., in Chron.]. Ma si son perdute l'opere diCalvisio Taurodi Berito: diApollonioda Calcide, filosofo stoico; diBasilideda Scitopoli, filosofo anch'esso; diErode Attico; diCallinicostorico; diFrontoneinsigne oratore romano, e di altri ch'io tralascio. Han creduto alcuni cheGiustinostorico, da cui furono ridotte in compendio le storie diTrogo Pompeo, vivesse in questi tempi; ma l'hanno creduto senza alcun fondamento. Sappiamo bensì di sicuro, che allora fiorì s.Giustino, insigne filosofo e martire cristiano. Resta tuttavia un antico itinerario attribuito da alcuni al medesimo Antonino Pio Augusto; ma il Wesslingio, che con erudite annotazioni ha illustrata quell'opera, fa conoscere quanto ne sia incerto l'autore. Ad Antonino Pio succederono nell'imperioMarco Elio Aurelio Antonino, soprannominato il filosofo, eLucio Elio Aurelio Commodo, appellato poiVero, amenduedi lui figliuoli adottivi, e consoli nell'anno presente.

Abbiamo già accennato cheMarco Aureliofu prima nomatoAnnio Vero, e nacque nell'anno 121 nel dì 26 di aprile. Adriano Augusto, che per qualche lato era di lui parente[Dio, lib. 71.], all'osservare in lui giovinetto un animo grande, un sommo rispetto ai suoi maggiori, un bel genio alle lettere, ma sopra tutto l'inclinazione sua alla filosofia morale, e non già solamente per mettere nella testa i di lei documenti, ma per praticarla co' fatti; ne concepì un tal amore e stima, che gli passò per pensiero di lasciare a lui, morendo, l'imperio. Tuttavia, perchè non gli parve per anche la di lui età capace di portare un sì grave fardello, elesse poi per suo successoreAntonino Pio, ma con obbligarlo ad adottare essoAnnio Vero, il quale per tal adozione assunse il nome diMarco Elio Aurelio Vero, ed insieme con luiLucio Cejonio Commodo, figliuolo diLucio Elio Cesare, che fu poi nominatoLucio Elio Aurelio Vero. Quanto a Marco Aurelio, divenuto ch'egli fu imperadore, comunemente fu chiamatoMarco Aurelio Antonino, o pureMarco Antonino, distinguendosi dal suo predecessore pel solo prenome diMarco, perchè Antonino Pio portava quello diTito. Molto ancora è conosciuto questo Augusto col soprannome diFilosofo, dall'essersi egli applicato di buon'ora allo studio della filosofia stoica, di cui scrisse ancora alcuni libri, che tuttavia abbiamo, dove egli parla delle cose sue, esponendo ciò che avea imparato, e producendo le riflessioni sue intorno alle azioni umane, alle virtù, ai vizii[Marcus Aurelius, de Rebus suis, lib. 1.]. Ottimi maestri ebbe Marco Aurelio nello studio dell'eloquenza, della poesia e dell'erudizione; ma egli stesso confessa di non avere avuto assai talento per risplendere in sì fatti studi, e ringrazia Dio di non essersi perduto, come i sofisti, in far dei bei discorsi, informar de' sillogismi, e in contemplare le stelle. Diedesi egli alla conoscenza delle leggi sottoLucio Volusio Meciano, valente giureconsulto; e questa poi gli servì assaissimo, allorchè imperadore ebbe da far giustizia. Il suo naturale serio, grave, tranquillo e lontano dalle inezie anche nell'età più verde, e il suo genio solamente rivolto al buono e al meglio, per tempo il portarono allo studio, all'amore e alla professione della filosofia de' costumi. Studio, il quale volesse Dio che fosse più in onore e più in pratica a' giorni nostri! Nell'età di dodici anni egli prese l'abito de' filosofi, cioè il mantello alla greca, e fece, per così dire, il suo noviziato con darsi ad una vita sobria ed austera, sino ad avvezzarsi a dormire sulla nuda terra. Per le instanze diDomizia Calvillasua madre si ridusse poi a dormire in un piccolo letto, coperto nel verno con alcune pelli. Si protesta egli obbligato a Dio di aver così per tempo amata la filosofia, e imparato a mortificar le sue voglie e passioni, perchè ciò il tenne lungi da' vizii, e fece ch'egli anche giovanotto conservasse la castità, e molto più da lì innanzi: cosa ben rara fra i Gentili, professori d'una religione falsa e fomentatrice degli stessi vizii. Giuliano Apostata[Julian, de Caesarib.], che tagliò i panni addosso a tutti gli Augusti suoi antecessori, quando arriva aMarco Aurelio, altro non ne fa che un elogio, e cel dipinge con faccia dolcemente seria, e con barba folta e mal pettinata, con abito semplice e modesto. Furono suoi maestri nella filosofia peripateticaClaudio Severo, che vedremo console in breve; nella stoica amata da lui sopra le altre,Apollonioda Calcide,Sestoda Cheronea, nipote di Plutarco,Giunio Rustico,Claudio Massimo,Cinna Catullo,Basilide Arrianoed altri[Eusebius, in Chron.]. Sul principio de' suoi libri, perchè egli sapeva prendere il buono di tutti, e lasciare il cattivo, va ricordando quali buone ed utili massime avesseimparato da cadaun d'essi, e daAntonino Piosuo padre per adozione, e da vari altri o grammatici, o oratori, o filosofi, fra' quali specialmente amò ed ascoltò il suddettoGiunio Rustico[Capitolinus, in Antonino Pio.]. Abbiam da Capitolino, che Marco Aurelio, allorchè gli morì un di coloro che aveano avuta cura della sua educazione, ne pianse; e perchè i cortigiani si facevano beffe di questa sua tenerezza di cuore, Antonino Pio Augusto disse loro:Lasciatelo fare, perchè anche i saggi sono uomini; nè la filosofia, nè l'imperio estinguono gli affetti nostri. Da tutti questi maestri apprese Marco Aurelio qualche cosa di profittevole per ben vivere, badando ai lor documenti o all'esempio loro: con che giovane ancora si avvezzò a tenere in freno il corpo, menando una vita dura, fuggendo ogni delizia, leggendo, faticando, e attendendo agli affari occorrenti.

Con così bel preparamento adunque, e con tale corteggio di virtù fu Marco Aurelio adottato per figliuolo da Antonino Pio, e divenne suo genero, con isposarFaustina, unica figliuola di lui, da cui ebbe poi varie figliuole. Essa in questo medesimo anno, dacchè il marito era divenuto imperadore, gli partorì due gemelli nel dì 31 d'agosto, l'uno de' quali fuCommodo, figliuolo indegno di sì buon padre, e che avrà luogo fra gli abbominevoli Augusti. Altri maschi nacquero da tal matrimonio, ma niun d'essi sopravvisse al padre. Dappoichè ebbe Antonino Pio fatto fine alla sua vita, il senato dichiarò imperadore Augusto il soloMarco Aurelio; ma egli con un atto di magnanimità, che non avea, e non avrà forse esempio, benchèLucio Elio Commodonon fosse a lui attinente per alcuna parentela di sangue, ma solamente per titolo di adozione gli fosse fratello; pure il volle[Idem, in Lucio Vero Imper.]per suo collega nello imperio, e gli conferì i titoli d'Imperatoree d'Augusto, e lapodestà tribunizia eproconsolare; il che fu cosa non più veduta; cioè due Augusti nel medesimo tempo. Ritenne per sè il pontificato massimo, e il cognome di Antonino, cedendo a lui il suo proprio, cioè quello diVero; di modo che egli da lì innanzi fu appellatoMarco Aurelio Antonino, e l'altroLucio Aurelio Vero, oLucio Vero. Il dirsi da Dione[Dio, lib. 71.], o pur da Zonara[Zonaras, in Annal.], che Marco Aurelio s'indusse a risoluzion tale, perchè egli era debole di complessione, e voleva attendere ai suoi studi, laddove Lucio Vero era giovane robusto, e più atto alle fatiche della milizia, nol so io credere vero. Se Marco Aurelio non si attentasse a fare il mestier della guerra, e si perdesse fra i libri, lo vedremo andando innanzi. Aristide[Aristid., Orat. 16.], famoso sofista di questi tempi, in una delle sue orazioni, esalta forte, come un'azione la più grande che potesse mai farsi, l'avere Marco Aurelio spontaneamente, e senza far caso de' figliuoli che poteano nascere da Lucio Vero, voluto eleggerlo per suo collega nell'imperio. Egli sì dice il vero. La virtù sola di Marco Aurelio e la sola grandezza dell'animo suo potè giungere a tanto; e la virtù quella fu che fece poi camminar concordi questi due fratelli Augusti, benchè in Lucio abbondassero i difetti, siccome diremo. A lui promise ancora[Capitolinus, in Marco Aurelio.]Marco Aurelio in moglieLucillasua figliuola, non per anche atta alle nozze, che vedremo effettuate a suo tempo. Andarono poscia amendue questi Augusti al quartiere de' soldati pretoriani, promisero ad essi il consueto regalo, e agli altri soldati a proporzione.Vicena millia nummum singulis promiserunt militibus, si legge nel testo di Capitolino. Temo io dello sbaglio in sì fatta espressione, perchè vien creduto che sieno quattrocento scudi romani per testa: somma, che a' dì nostri fa paura, perchè si trattava dimolte migliaia di soldati. Che anche al popolo toccasse il suo congiario si raccoglie dalle medaglie[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]. Oltre a ciò il donativo del frumento, che si faceva ai fanciulli e alle fanciulle de' poveri cittadini romani, fu steso da loro a quei che nuovamente erano venuti ad abitare in Roma, se pur non vuol dire lo storico[Capitolinus, in Marco Aurelio.], che accrebbero per l'Italia il numero de' fanciulli e delle fanciulle, che, per istituzione di Nerva, Trajano e Adriano, partecipavano della cesarea liberalità.


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