LXXXIII

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la nona volta, eQuinto Petillio Rufoper la seconda.

AQuinto Petiliofu sostituito nel consolato, per quanto si crede,CajoValerio Messalino. In quest'anno la Storia ecclesiastica riferisce la morte di sanCletopapa, che col suo sangue illustrò la religione di Cristo. A lui succedette nella cattedra di s. Pietro,Anacleto. Durava tuttavia la guerra nella Bretagna.Giulio Agricolacomandante dell'armi romano in quelle parti[Tacitus, cap. 25 et seq.], riportò un'insigne vittoria nella Scozia contra di quei popoli. Aveano i Romani trasportato in quelle grandi isole un reggimento di Tedeschi. Costoro non volendo più militare in quelle parti, fatta una congiura, uccisero il loro tribuno, i centurioni, ed alcuni soldati romani, ed imbarcatisi in tre brigantini si diedero alla fuga. Il piloto d'essi legni seppe far tanto, che ricondusse il suo all'armata romana. Gli altri due fecero il giro della Bretagna, e dopo una fiera fame patita, per cui mangiarono i più deboli, giacchè non poteano approdare ad alcun sito d'essa Bretagna, per essere considerati quai nemici, andarono poi a naufragar nelle coste della Germania bassa. Quivi dai corsari svevi e frisoni furono presi e venduti come schiavi. Perchè alcuni d'essi capitarono nelle terre del romano imperio, perciò allora solamente vennero a conoscere i Romani, che la Bretagna era un'isola e non già terra ferma, come per la poca pratica aveano fin allora molti creduto. Intanto Domiziano teneva allegro il popolo romano[Sueton., in Domitiano, c. 4.]con dei magnifici e dispendiosi spettacoli, non solamente nell'anfiteatro, ma anche nel circo, dove si videro corse di carrette, combattimenti a cavallo e a piedi, siccome ancora cacce di fiere, battaglie di gladiatori in tempo di notte a lume di fiaccole[Dio, lib. 67.], dando nel medesimo spettacolo cena, o almen vino al popolo spettatore. Vidersi ancora zuffe d'uomini, ed anche combattere con le fiere, o fra loro. Mirabili altresì furono i combattimenti navali, fatti nell'anfiteatro,oppure in un lago, cavato a mano in vicinanza del Tevere. Probabilmente a vari anni son da attribuire sì fatti spettacoli, benchè da Svetonio e da me accennati tutti in un fiato.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la decima volta eSabino.

Non ho io dato alcun prenome e nome a questoSabinoconsole, perchè intorno a ciò nulla v'ha di certo. Da Giordano[Jord., de Reb. Getic., c. 13.], che altri sogliono chiamar Giornande, egli vien appellatoPoppeo Sabino. Parve probabile al cardinal Noris[Noris, Ep. Consul.], che il suo nome fosseCajo Oppio Sabino. Ma in un'iscrizione riferita dal Cupero (non so di qual peso) aDomizianoper la decima volta console vien dato per collegaTito Aurelio Sabino. Noi bensì vedremo un console dell'anno seguente appellatoTito Aurelio. In tale incertezza ho io ritenuto solamente il di lui cognome, di cui non ci lasciano dubitare i fasti antichi. Quantunque non si sappia di certo l'anno in cui Domiziano andò alla guerra in Germania, pure, seguendo la traccia delle medaglie[Mediobarbus, Goltzius et alii.], reputo io più verisimile il parlarne nel presente. Erano confinanti i Romani coi Catti, popolo, per attestato di Tacito[Tacitus, de Morib. Germanorum, cap. 30.], il più prudente e meglio disciplinato che s'avesse la Germania, creduto oggidì quel d'Hassia e Turingia. Domiziano, siccome sommamente vano ed ambizioso di gloria, determinò di marciar egli in persona contra d'essi[Dio, lib. 67.], perchè aveano cacciatoCariomero re dei Cheruscidal suo dominio a cagion dell'amicizia ch'egli professava ai Romani. Andòquesto gran campione, assai persuaso che il suo solo nome avesse da sbigottire que' popoli; e forse fu allora, che, per quanto abbiam da Frontino[Frontin., in Stratagem., lib. 1, cap. 1.], egli mostrò di portarsi nelle Gallie, ad oggetto unicamente di fare il censo di quelle provincie. Ma giunto colà, all'improvviso passò coll'esercito il Reno, e a bandiere spiegate andò contro ai Catti. Se volessimo credere agli adulatori poeti, uno de' quali era alloraPublio Stazio Papinio[Stat., in Sylv., l. 1, c 1.], egli domò la fierezza di quei barbari e mise in pace i vicini. Ma non si sa ch'egli desse loro battaglia alcuna; e probabilmente altro non fece che ridurli ad un trattato di pace, con rovinar intanto i popoli suoi sudditi di là dal Reno. Contuttociò, come s'egli avesse compiuta una segnalata impresa, sparse voce di vittorie riportate; e tutto gonfio del suo mirabil valore se ne tornò a Roma per goder del trionfo, che il senato sulla di lui parola gli accordò. Nelle medaglie di quest'anno si truova più volte coniato il tipo della vittoria, segno di questi pretesi vantaggi nella guerra germanica, per cui cominciò egli ad usare il titolo diGermanico, e si fece proclamarimperadoresino alla nona volta. Può nondimeno essere, che contribuissero alla gloria di Domiziano anche le prodezze diGiulio Agricolanella Bretagna; imperciocchè, per quanto si può conghietturare[Tac., in vita Agric., c. 38 et seq.], nell'anno presente quel saggio uffiziale sottopose al romano imperio le isole Orcadi, ed altri paesi in quelle parti. Di questi felici successi diede egli di mano in mano avviso a Domiziano. Qual ricompensa ne ricavasse, lo diremo all'anno seguente.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper l'undecima volta, eTito Aurelio Fulvo, oFulvio.

QuestoTito Aurelioconsole per attestato di Capitolino[Julius Capitolinus, in Antonino Pio.], fu avolo paterno di Antonino Pio Augusto. Che solamente nell'anno presente Domiziano solennizzasse il suo trionfo per aver ridotti a dovere i popoli Catti, si può facilmente dedurlo dalle monete o medaglie d'allora[Mediobarb., in Numism. imperator.], nelle quali ancora con isfacciata adulazione si legge GERMANIA CAPTA, quasichè a questo bravo imperadore, il qual forse neppure fu a fronte de' nemici, riusciti fosse di conquistar l'intera Germania. Però da lì innanzi egli costumò di andare al senato in abito trionfale. Son di parere alcuni[Blanchinius ad Anastas.], ch'egli nello stesso tempo trionfasse dei Quadi, Daci, Geli e Sarmati. Ma, per quanto sembra indicare Svetonio[Sueton., in Domitiano, cap. 6.], diverse furono quelle guerre, diversi i trionfi. Egli spontaneamente fece la prima spedizione contro ai Catti; e l'altre per necessità. Però ne parleremo andando innanzi. L'avviso delle vittorie riportate da Agricola fu ricevuto da Domiziano con singolare allegrezza in apparenza[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 39, et seq.]; perchè internamente gli rodeva il cuore, che vi fosse altra persona, che lui, creduta valorosa, e da invidioso riputava perdita sua le glorie altrui. Perciò, quantunque, per coprire lo scontento suo, gli facesse decretar dal senato gli ornamenti trionfali, una statua e gli altri onori, de' quali fosse capace una privata persona, dappoichè si riserbavano ai soli imperadori i trionfi: pure determinò di richiamarlo a Roma, indorando questa pillola, col far correr voce di volergliconferire il governo riguardevole della Siria o sia della Soria, giacchè era mancato di vitaAttilio Rufo, governatore di quella provincia. Fu detto ancora, che gliene inviasse la patente portata da un suo liberto, ma con ordine di consegnargliela solamente allorchè Agricola non fosse partito per anche dalla Bretagna; perchè dovea Domiziano temere, ch'egli non volesse muoversi, se prima non riceveva la sicurezza di qualche migliore impiego. Ma il liberto avendo trovato, che Agricola, dopo aver consegnata la provincia tutta in pace al suo successore, cioè aSallustio Luculloera già venuto nella Gallia, senza neppur lasciarsi vedere da lui, se ne ritornò a Roma, portando seco la non presentata patente. Entrò in Roma Agricola in tempo di notte, per ischivare lo strepito di molti suoi amici, che voleano uscire ad incontrarlo; e si portò a salutar Domiziano, da cui fu accolto con della freddezza. Da ciò intese egli ciò che potea sperare da un tale imperadore; e rimasto senza impiego, si diede poscia ad una vita ritirata e privata. Non mancò in corte chi animò Domiziano a fargli del male, accusando e calunniando un sì degno personaggio, prima ch'egli giugnesse a Roma; ma non avea per anche Domiziano dato luogo in suo cuore alla crudeltà, di cui parlerò a suo tempo; e la moderazione e prudenza d'Agricola ebbero tal fortuna, ch'egli giunse naturalmente alla morte, senza riceverla dalle mani altrui. Abbiamo da Tacito[Tacitus, in vita Agricolae.], che dopo l'arrivo di esso Agricola a Roma, gli eserciti romani nella Mesia, nella Dacia, nella Germania e nella Pannonia, o per la temerità, o per la codardia de' generali, furono sconfitti; e che vi rimasero o trucidati o presi moltissimi uffiziali di credito colle lor compagnie, di maniera che non solamente si perdè alquanto de' confini del romano imperio, ma si dubitò infine di perdere i luoghi forti, dove soleano star le milizie romane aiquartieri d'inverno. Tali disavventure nondimeno si può credere che succedessero in vari anni; a noi resta luogo di distribuirle con sicurezza secondo i lor tempi, perchè son periti gli Annali antichi, e Svetonio e Dione, secondo il loro uso, contenti di riferir le azioni degli antichi Augusti, poca cura si presero della cronologia.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la dodicesima volta, eServio Cornelio Dolabella Metiliano Pompeo Marcello.

Tutti questi cognomi ho io dato al secondo de' consoli, seguendo un'iscrizione da me[Thesaur. Novus Inscript., pag. 113, n. 2.]pubblicata, e creduta spettante al medesimo personaggio. Abbiamo da Giulio Capitolino[Capitolinus, in vita Antonini Pii.], che in quest'anno venne alla luceAntonino Pio, il quale vedremo andando innanzi imperadore. E in questi tempi ancora, siccome scrive Censorino[Censorinus, de Die Natali, cap. 18.], Domiziano istituì in Roma iGiuochi Capitolini, i quali continuarono di poi a celebrarsi ad ogni quarto anno, a guisa dei giuochi olimpici della Grecia. Si solennizzavano in onore di Giove Capitolino. Per testimonianza di Svetonio[Suetonius, in Domitiano, cap. 4.], in que' giuochi varie erano le gare e contese dei professori dell'arti. Chi più degli altri piaceva nel suo mestiere, ne riportava in premio una corona. Faceano un giorno le lor forze gli atleti; un altro dì i cantori e sonatori; un altro gl'istrioni o commedianti. V'era anche il giorno destinato per li poeti; e il suo per chi recitava prose in greco o latino.Stazio Papiniopoeta[Statius, in Sylv.]recitò allora al popolo unaparte della sua Tebaide, che non piacque; e in confronto di lui furono coronati altri poeti. Vi si videro ancora non senza dispiacer de' buoni, fanciulle pubblicamente gareggiare nel corso. Come pontefice massimo presiedeva a questi giuochi Domiziano, vestito alla greca, portando in capo una corona d'oro, perchè i sacerdoti costumavano nelle lor funzioni di andar coronati. Abbiamo da Dione[Dio, lib. 67.]e da Svetonio[Sueton., in Domitiano, c. 4.]che Domiziano, oltre al suddetto spettacolo ed altri straordinari, usò ogni anno di fare i giuochi quinquatri in onor di Minerva, mentre villeggiava in Albano. In essi ancora si miravano cacce di fiere, divertimenti teatrali, e gare d'oratori e di poeti. Non contento Domiziano di profondere immense somme di danaro in tali spettacoli, tre volte in vari tempi diede al popolo romano un congiario, cioè un regalo di trecento nummi per testa. Così nella festa dei Sette monti, mentre si facea uno spettacolo, diede una lauta merenda a tutto il popolo spettatore, in maniera pulita di tavole apparecchiate ai senatori e cavalieri, e alla plebe in certe sportelle. Nel giorno seguente sparse sopra il medesimo popolo una quantità prodigiosa di tessere, cioè di tavolette, nelle quali era un segno di qualche dono, come di uccelli, carne, grano, ec., che si andava poi a prendere alla dispensa del principe. E perchè erano quasi tutte cadute ne' gradini del teatro o anfiteatro, dove sedea la plebe, ne fece gittar cinquanta sopra cadaun ordine de' sedili de' senatori e cavalieri. Certo è che gl'imperadori, per guadagnarsi l'affetto del popolo, coll'esempio d'Augusto, il ricreavano di quando in quando colla varietà de' giuochi pubblici, e più lo rallegravano con dei regali. Ma in fine queste esorbitanti spese di Domiziano tornarono, siccome dirò, in danno dello stesso pubblico, perchè l'erario si votava con sì fieri salassi, e perristorarlo egli si diede poi alle crudeltà e alle oppressioni de' cittadini.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la tredicesima volta, eAulo Volusio Saturnino.

Benchè Eusebio nella sua Cronica[Euseb., in Chron.]non rechi un filo sicuro per la cronologia di questi tempi, pure si può ben credergli, allorchè scrive che nell'anno presente cominciò Domiziano a gustare che la gente gli desse il titolo diSignoree fin quello diDio: empietà non perdonabile a mortale alcuno. Secondo il suddetto istorico, assistito dall'autorità di Svetonio[Sueton., in Domitiano, cap. 13.], non solamente egli si compiacque, ma comandò ancora d'essere così nominato: il che, dice Eusebio, non venne in mente ad alcun precedente imperatore. Noi abbiam veduto, avere Augusto veramente vietato con pubblico editto d'essere chiamatoSignore; ma anch'egli permise bene e gradì che in sua vita gli fossero eretti dei templi e costituiti dei sacerdoti ad onore della sua pretesa divinità. Per attestato ancora di Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.], Caligola forsennato Augusto volle essere chiamatoSignoreeDio. Di tutto era vie più capace la smoderata ambizione o frenesia di Domiziano; e pronta ad ubbidire era l'adulazione e la superstiziosa stoltezza dei Pagani. Però fondatamente hanno creduto alcuni, che l'aver Domiziano perseguitati i Cristiani, avesse origine di qui; perchè certo i seguaci di Gesù Cristo, professando la credenza di un solo Dio invisibile ed immortale, non poteano mai indursi a riconoscere per dio un imperadore, vile e miserabil creatura inconfronto del Creatore. Abbiamo dallo stesso Eusebio, che in questi tempi i popoli Nasamoni e Daci, avendo guerra coi Romani, furono vinti. Quanto ai Daci non ci somministra l'antica storia assai lume per essere il tempo vero in cui ebbe principio la guerra con essi, e quanto durò, e quando finì. Tuttavia potrebbe darsi che a questi tempi appartenesse il primo movimento di quella guerra, che continuò molto dipoi, e riuscì ben pericolosa e funesta ai Romani. Credesi che l'antica Dacia comprendesse quel paese che oggidì è diviso nella Transilvania, Moldavia e Valachia. Erano popoli fieri e bellicosi quei di quelle contrade, perchè credeano la morte fine della presente vita, e principio di un'altra, secondo l'opinion di Pitagora, che spacciò la trasmigrazion delle anime. Con tal persuasione sprezzavano ogni pericolo, e si esponevano alla morte, sperando di risorgere con miglior mercato in altri corpi. Alcuni Greci[Dio, lib. 67.]diedero aiDaciil nome diGetieGoti; e veramente si truovano confusi presso gli antichi scrittori i nomi delle barbare nazioni. Quel che è certo, capitano di essi Daci era alloraDecebalo, uomo di rara maestria ed accortezza nel mestier della guerra. E questi, se crediamo a Giordano[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 12.]scrittore de' tempi di Giustiniano Augusto, mossi dall'avarizia di Domiziano, rotta l'alleanza che aveano con Roma, passarono il Danubio, e cacciarono da quelle ripe i presidii romani[Sueton., in Domitiano, cap. 6.].Appio Sabino, che il cardinal Noris[Noris, Epist. Consulari.]crede più tosto appellatoCajo Oppio Sabino, personaggio stato già console, e governatore allora probabilmente della Mesia, marciò colle sue forze contra di que' Barbari, ma ne rimase sconfitto, ed egli ebbe tagliata la testa[Eutrop., Histor.]. A questa vittoria tenne dietro il saccheggio del paese, e la presa di molti villaggi ecastella. Giunte a Roma queste dolorose nuove, si vide Domiziano in certa guisa necessitato ad accorrere colà per fermare questo rovinoso torrente. In qual anno egli la prima volta v'andasse (perchè due volte v'andò) non si può decidere. Sarà permesso a me di riserbarne a parlar nell'anno susseguente. Dei Nasamoni, popoli dell'Africa di sopra nominati da Eusebio, noi sappiamo da Zonara[Zonara, in Annal.], che, a cagion delle eccessive imposte, si sollevarono contro ai Romani e diedero una rotta aFlaccogovernator della Numidia. Ma essendosi coloro perduti dietro a votar molti barili di vino, che trovarono nel campo dei vinti, Flacco fu loro addosso, e ne fece un gran macello. Domiziano, gloriandosi delle imprese altrui, nel senato espose d'aver annientati i Nasamoni.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la quattordicesima volta, eLucio Minucio Rufo.

Minicioe nonMinucioè appellato questo console in una iscrizione da me[Thesaurus Novus Inscription., p. 314, n. 1.]data alla luce. Nobil famiglia era anche laMinucia. Derisa fu l'avidità di Domiziano (l'avea preceduto coll'esempio Vespasiano suo padre) da Ausonio[Ausonius, in Panegyr.]e da altri, nel continuare per tanti anni il consolato nella sua persona, quasichè invidiasse agli altri un tale onore. Arrivò egli ad essere console diecisette volte: il che niuno de' suoi predecessori avea mai fatto, amando essi di veder compartita anche ad altri questa onorevolezza. Osservò nondimeno Svetonio[Sueton., in Domitian., cap. 13.], che Domiziano non esercitava poi la funzione di console, lasciandone il peso alcollega, o pure ai sostituiti. Bastava alla sua boria, che il suo nome comparisse negli atti pubblici, l'anno de' quali per lo più era segnato col nome de' consoli ordinari. Del resto egli constumava di deporre il consolato alla più lunga nelle calende di maggio; e i più d'essi rinunziò nel dì 13 di gennaio. Ma quali persone fossero a lui sostituite in quella dignità, e in qual anno, non si può ora accertare. Volle Domiziano, che si celebrassero nell'anno presente igiuochi secolari, ancorchè, secondo l'istituto di essi, si avessero a celebrare ad ogni cento anni[Censorinus, de Die Natal., cap. 17.], nè più che quarantun anni fosse, che Claudio Augusto gli avea fatti. La prima spedizion di Domiziano contro ai Daci, insuperbiti per la loro vittoria, forse accadde nell'anno presente. Andò egli in persona coll'esercito a quella volta. Racconta Pietro patrizio nel suo trattato delle ambascerie[Petrus Patric., de Legat. Hist. Byzant., T. 1.], cheDecebaloveduto venire con sì grande apparato di gente un imperador romano contro sè, gl'inviò degli ambasciatori per trattar di pace. Se ne rise il superbo Domiziano, ed avendoli rimandati senza risposta, ordinò che le milizie imprendessero la guerra, con dare il comando di tutta l'armata aCornelio Fosco, prefetto allora del pretorio. Decebalo assai informato del valore di questo generale, che avea studiata l'arte militare solamente fra le delizie della corte e in mezzo ai divertimenti di Roma, se ne fece beffe, e spedì altri deputati a Domiziano, offerendosi di terminar quella guerra, purchè i Romani di quelle contrade gli pagassero annualmente due oboli per testa; e ricusando essi tal condizione, minacciava loro lo sterminio[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]. Contuttociò Domiziano, ch'era un solennissimo poltrone, come se avesse pienamente assicurato l'imperio da quella parte, se ne tornò da bravo a Roma, senza apparire se prima che terminasseil presente anno, o pur nel seguente. Per quanto scrivono Svetonio e Giordano[Jordan., de Reb. Geticis, cap. 13.],Foscoavendo passato il Danubio, fece guerra a' Daci, e probabilmente ebbe sopra di loro qualche vantaggio; ma in fine restò sconfitto e ucciso, forse nell'anno seguente. Circa questi tempi, per quanto s'ha da Eusebio[Eusebius, in Chron.],Marco Fabio Quintiliano, eccellente maestro di eloquenza, nato a Calaorra in Ispagna, venne a Roma salariato dal pubblico, per insegnar la oratoria. Ma probabilmente ciò avvenne sotto Vespasiano, il quale fondò quivi varie scuole, e vi chiamò degl'insigni maestri. Certo è intanto, che Quintiliano fiorì sotto i di lui figliuoli, e fu anche maestro dei nipoti di Domiziano.

Consoli

Tito Aurelio Fulvoper la seconda volta, eAulo Sempronio Atratino.

Siamo accertati da Giulio Capitolino[Capitol., in Antonino Pio.], cheVito Aurelio Fulvoo siaFulvio, avolo paterno di Antonino Pio Augusto, fu due volte console. Giacchè Svetonio scrive che Domiziano volle un doppio trionfo dei Catti e dei Daci, non è improbabile ch'egli nell'anno presente affrettasse questo onore per far credere ai Romani, che felicemente passavano gli affari nella guerra della Dacia. Attesta il medesimo storico, ch'erano seguite alcune battaglie in quelle parti, e taluna verisimilmente vantaggiosa ai Romani, il che bastò all'ambizioso Augusto, per esigere l'onor del trionfo. Giacchè sopravvenne la sconfitta e la morte diCornelio Fosconella guerra che continuava nella Dacia, potrebbe attribuirsi all'anno presente la seconda spedizione delmedesimo Domiziano contro ai Daci, essendo noi accertati da Svetonio[Sueton., in Domitiano, cap. 6.], che due volte egli andò in persona a quella guerra. Ma se non è possibile il ben dilucidare i tempi delle azioni di Domiziano, a noi bastar deve almeno la certezza delle medesime. Tornò dunque Domiziano alla guerra[Dio, lib. 67.], ma perchè facea più conto della pelle che dell'onore, nè gli piacea la fatica, ma sì bene il godersi tutti i comodi, siccome uomo poltrone, e perduto tra le femmine e in ogni sorta di disonestà: non osò giammai di lasciarsi vedere a fronte dei nemici. Fermatosi dunque in qualche città della Mesia, spedì i suoi generali contra di Decebalo. Seguirono vari combattimenti, ne' quali, per testimonianza di Dione, perì buona parte delle sue armate. Tuttavia, perchè la fortuna delle guerre è volubile, e i suoi riportarono talvolta de' vantaggi, e specialmenteGiulianodiede una considerabil rotta a Decebalo: Domiziano di continuo, ed anche allorchè andavano poco bene gli affari, spediva l'un dietro all'altro i corrieri a Roma, per avvisare il senato delle sue felici vittorie. Pertanto, a cagione di questi creduti sì gloriosi successi, il senato gli decretò quanti onori mai seppe immaginare, e per tutto l'imperio romano gli furono alzate statue d'oro e d'argento, se pur non erano dorate ed inargentate. Con tutto il suo valor nondimeno Decebalo cominciò a sentirsi assai angustiato dalle forze de' Romani; e però inviò degli ambasciatori a Domiziano per ottener la pace. Non ne volle il poco saggio Augusto udir parola; ma in vece di maggiormente incalzare il vacillante nemico, venuto nella Pannonia, rivolse l'armi contro ai Quadi e Marcomanni, volendo gastigarli, perchè non gli aveano dato soccorso contra dei Daci. Due volte que' popoli gli fecero una deputazione, per placare il suo sdegno; non solo nulla ottennero, ma Domizianofece anche levar la vita ai secondi lor deputati. Si venne dipoi ad una battaglia, in cui dai Marcomanni, combattenti alla disperata, fu sconfitto l'esercito romano, ed obbligato l'imperadore alla fuga. Allora fu, che egli diede orecchio alle proposizioni di pace con Decebalo, il qual seppe ben profittare della debolezza, in cui, dopo tante perdite, si trovavano i Romani. Contentossi dunque egli di restituir molte armi e molti prigioni, e di ricever anche dalle mani di Domiziano il diadema del regno; ma si capitolò, che anche Domiziano pagasse a lui una gran somma di danaro, e di mandargli molti artefici in ogni sorta d'arti di guerra e di pace; e, quel che fu peggio, di pagargli in avvenire annualmente una certa quantità di danaro a titolo di regalo. Durò questa vergognosa contribuzione sino ai tempi di Trajano, il quale, siccome vedremo, avendo altra testa e cuore che Domiziano, insegnò ai Daci il rispetto dovuto all'aquile romane. Tutto boria Domiziano per questa pace, quasichè egli l'avesse fatta da vincitore, e non da vinto, scrisse al senato lettere piene di gloria, e fece in maniera ancora, che gli ambasciatori di Decebalo andassero a Roma con una lettera di sommessione, a lui scritta da Decebalo, se pur non fu finta, come molti sospettarono, dallo stesso Domiziano. Per altro Decebalo non fidandosi di lui, si guardò dal venire in persona a trovar Domiziano, e in sua vece mandò il fratello Diegis a ricevere da lui il diadema. Quanto durasse questa guerra sì perniciosa ai Romani, e quando cessasse, non abbiamo assai lume per determinarlo; ma v'è dell'apparenza, che si stabilisse la pace nell'anno presente, e che Domiziano se ne tornasse a Roma nel dicembre per prendere il consolato nell'anno seguente. Nè si dee tacere ciò che Plinio il giovane osservò, cioè che Domiziano[Plinius, in Panegyr.]andando a queste guerre, perdovunque passava sulle terre dell'imperio, non pareva il principe ben venuto, ma un nemico ed un assassino: tante erano le gravezze che imponeva ai popoli, tante le rapine, gl'incendi, ed altri disordini che commettevano le sue milizie, braccia cattive di un più cattivo capo.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la quindicesima volta, eMarco Coccejo Nervaper la seconda.

Nervaconsole, quegli è che a suo tempo vedremo imperadore. Siccome il cardinal Noris ed altri mettono la seconda guerra dacica prima di quel ch'io abbia supposto, così credono che Domiziano celebrasse nell'anno 88, o pure nel precedente, il secondo suo trionfo dei Daci, e prendesse il titolo diDacico. Eusebio[Euseb., in Chron.]lo differisce sino all'anno seguente. Io sto col padre Pagi[Pagius, in Critica Baron. ad hunc Ann.], che riferisce quel trionfo al presente anno. Su tal supposto adunque, fu in quest'anno, per attestato di Dione[Dio, lib. 67.], che Domiziano solennizzò in Roma le sue glorie con magnifiche feste e spettacoli. Si fecero nel Circo vari combattimenti a piedi e a cavallo, e in un lago fatto a posta una battaglia navale, in cui quasi tutti i combattenti restarono morti. Levossi inoltre durante quello spettacolo un fiero temporale con pioggia, che quasi ebbe ad affogare gli spettatori. Domiziano si fece dare il mantello di panno grosso, ma non volle che gli altri mutassero veste, nè che alcuno uscisse, di maniera che tutti inzuppati d'acqua, contrassero poi delle malattie, per cui molti morirono. A consolar poi il popolo per tal disgrazia,trovò lo spediente di dargli una cena a lume di fiaccole; e per lo più fu suo costume di eseguire i pubblici divertimenti in tempo di notte. Ma specialmente fece egli comparire il suo fantastico cervello in un convito notturno, al quale invitò i principali dell'ordine senatorio ed equestre. Fece addobbar di nero tutte le stanze del palazzo, mura, pavimento e soffitte, con sedie nude. Invitati i commensali, cadaun vide collocata vicino a sè una specie d'arca sepolcrale, col suo nome scritto in essa, e con una lucerna pendente, come ne' sepolcri. Sopravvennero fanciulli tutti nudi e tinti di nero, ballando intorno ad essi, e portando vasi, simili agli usati nelle esequie dei morti. Cadauno de' convitati si tenne allora spedito, e tanto più perchè tacendo ognuno, il solo Domiziano d'altro non parlava che di morti e di stragi. Dopo sì gran paura furono in fine licenziati; ma appena giunti alla loro abitazione, ecco che parecchi di loro son richiamati alla corte. Oh allora sì che crebbe in essi lo spavento; ma in vece d'alcun danno, riceverono poi da Domiziano qualche dono in vasi d'argento, o in altri preziosi mobili. Tali furono i sollazzi bizzarri dati da Domiziano alla nobiltà in occasione del suo trionfo. Nondimeno il popolo comunemente dicea, che questo era non già un trionfo, ma un funerale de' Romani nella Dacia, ovvero in Roma estinti. Dopo questi trionfi la vanità di Domiziano, che studiava ogni dì qualche novità, volle che il mese di settembre da lì innanzi s'appellasseGermanico[Sueton., in Domitiano, cap 13. Plutarchus in Num.], e l'ottobreDomiziano, per non essere da meno di Giulio Cesare e di Augusto; e ciò perchè nel primo avea conseguito il principato, ed era nato nel secondo. Ma non durò più della sua vita questo suo decreto. Non si sa mai capire, come Eusebio[Euseb., in Chron.]scrivesse, che molte fabbriche furono terminate in Romanell'anno presente, o pure nell'antecedente, cioèCapitolium, Forum transitorium, Divorum Porticus, Isium ac Serapium, Stadium, Horrea piperataria, Vespasiani Templum, Minerva Chalcidica, Odeum, Forum Trajani, Thermae Trajanae et Titianae, Senatus, Ludus Matutinus, Mica aurea, Meta sudans et Pantheum. Non si pensasse alcuno, che tanti edifizii ricevessero il lor essere o compimento in quest'anno. Forse furono risarciti. IlPanteonera da gran tempo fatto; e, per tacere il resto, la piazza e le terme di Traiano non furono, siccome diremo, fabbricate, se non nei tempi del suo imperio, cioè da qui a qualche anno.

Consoli

Marco Ulpio TrajanoeMarco Acinio Glabrione.

Trajano, console in quest'anno, il medesimo è che fu poi imperadore glorioso. Il prenome dell'altro consoleGlabrione, secondo alcuni, fu non giàMarco, maManio, siccome proprio della famigliaAcilia. Noi abbiamo da Dione[Dio, lib. 67.]esser avvenuti due prodigii, per l'uno de' quali fu presagito l'imperio aTrajano, e per l'altro la morte aGlabrione. Quali fossero, nol sappiamo, se non che per attestato del medesimo storico, Glabrione, benchè console, fu obbligato dal capriccioso ed iniquo Domiziano a combattere contra di un grosso lione, che fu bravamente da lui ucciso, senza restarne egli ferito. Questa azione, che dovea guadagnargli lode e stima presso di Domiziano, altro non fece che incitarlo ad invidia, ed anche ad odio, perchè non gli piaceano i nobili di raro valore. Però col tempo trovò de' pretesti per mandarlo in esilio, e poi imputandogli volesseturbare lo stato (forse nell'anno 95) il fece ammazzare. All'anno presente vien riferita da Eusebio[Eusebius, in Chron.]la strepitosa morte diCornelia, capo delle Vergini Vestali. Era ella stata accusata dianzi d'incontinenza e dichiarata innocente. Sotto Domiziano si risvegliò questa accusa; e Domiziano affettando la gloria di custode della religione, cioè della superstizione pagana, e volendo rimettere in uso le antiche leggi, la fece condannare e seppellir viva. Svetonio[Sueton., in Domitiano, c. 2.]dice, ch'ella fu convinta de' suoi falli; Plinio il giovane[Plinius, lib. 4, Ep. II.], ch'essa nè pur fu chiamata in giudizio, non che ascoltata, ed essere quella stata un'enorme crudeltà ed ingiustizia. Furono anche processati alcuni nobili romani, come complici del delitto, frustati sino a lasciar la vita sotto le battiture, benchè non confessassero l'apposto reato. E perchèValerio Liciniano, già senatore e pretore, uno de' più eloquenti uomini del suo tempo, per avere nascosa in sua casa una donna della famiglia di Cornelia, fu accusato, altra maniera non ebbe, per sottrarsi a que' rigori, se non di confessare quanto gli fu suggerito sotto mano per ordine di Domiziano. Tuttavia fu egli cacciato in esilio, e i suoi beni assegnati al fisco. Questi poi sotto Trajano ritornato a Roma si guadagnò il vitto, con fare il maestro di rettorica. Così inorpellava Domiziano i suoi vizii, volendo comparire zelantissimo dell'onore de' suoi falsi dii. Narrasi ancora, che essendo morto uno dei suoi liberti, e seppellito, dappoichè Domiziano intese che costui si era fatto fabbricare il sepolcro con dei marmi presi dal tempio di Giove Capitolino, bruciato negli anni addietro, fece smantellar dai soldati quel sepolcro, e gittar in mare le ossa e le ceneri di colui; tanto si piccava egli di essere zelante dell'onore delle cose sacre.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la sedicesima volta, eQuinto Volusio Saturnino.

S'è disputato, e tuttavia si disputa, in qual anno succedesse la ribellione diLucio Antonio, e la breve guerra civile che in que' tempi avvenne. Alcuni[Pagius, in Crit. Baron.]la mettono nell'anno 88, altri nell'89, e il Calvisio[Calvisius, Tillemont et alii.]la differisce sino al presente anno. A me sembra più probabile l'ultima opinione, confrontando insieme quel poco che s'ha di questo fatto da Tacito[Tacitus, in Vita Agricolae.], e da Svetonio[Sueton., in Domitiano, cap. 9.], e da Dione[Dio, lib. 67.], o sia da Sifilino; perchè da loro apparisce che dopo questa sollevazione Domiziano lasciò la briglia alla sua crudeltà, e ciò avvenne, siccome dirò, nell'anno seguente.Lucio Antonio, a cui Marziale[Martial., lib. 4, Epist. 9.]dà il cognome diSaturnino, era governatore dell'alta o sia superiore Germania. Perchè ben sapea, quanto per poco Domiziano perseguitasse le persone di merito, e che specialmente sparlava di lui con ingiuriosi nomi, mosse a ribellione le sue legioni, facendosi proclamare imperadore. Portata a Roma questa nuova, se ne conturbò ognuno per l'apprensione che ne succedesse una gran guerra, e si tornasse a provar tutti i malanni compagni delle guerre civili. Domiziano stesso, temendo che quest'incendio si potesse maggiormente dilatare, determinò di portarsi in persona contra di lui, ed avea già in ordine l'armata. Ciò che recava maggiore spavento, era il sapersi che Lucio Antonio s'era collegato coi Germani, e questi doveano rinforzarlo con un potente esercito. Ma che?LucioMassimo, che il Tillemont fondatamente congettura essere lo stesso cheLucio Appio Norbano Massimo, il qual forse governava allora la bassa Germania, o pure una parte della Gallia vicina, senza aspettare alcun de' soccorsi che gli promettea Domiziano, diede battaglia improvvisamente ad esso Lucio Antonio, prima che con lui si unissero i Tedeschi. Volle anche la buona fortuna, che mentre erano alle mani, crescesse così forte il Reno, che non poterono passare i Tedeschi. Rimase sconfitto ed ucciso Antonio, e la sua testa fu inviata a Roma in testimonianza della vittoria: il che risparmiò a Domiziano gl'incomodi di continuar quella spedizione. Plutarco[Plutarchus, in P. Æmil.]e Svetonio[Sueton., in Domitiano, c. 6.]narrano, che nel giorno stesso, in cui fu data quella battaglia, un'aquila posandosi in Roma sopra una statua di Domiziano, fece delle grida di allegria; e passando tal voce d'uno in altro, nel medesimo giorno si divulgò per tutta Roma, che Lucio Antonio era stato interamente disfatto: ed alcuni giunsero fino a dire di aver veduta la sua testa recisa dal busto. Prese tal piede questa diceria, che gran parte dei magistrati corsero a far de' sagrifizii in rendimento di grazie. Ma cominciandosi a cercare chi avea portata questa nuova, niuno si trovò, ed ognuno rimase confuso. Domiziano, che era in viaggio, ricevette dipoi i corrieri della vittoria, e si verificò essere la medesima succeduta nel giorno medesimo, in cui se ne sparse in Roma la falsa voce. All'anno presente attribuisce Eusebio[Euseb., in Chron.]l'editto di Domiziano contro le vigne[Sueton., in Domitiano, cap. 7.]. Trovatosi che v'era stata molta abbondanza di vino, poca di grano, s'immaginò Domiziano, che la troppa quantità delle viti cagion fosse che si trascurasse la coltura delle campagne. Ma Filostrato[Philostratus, in Vita Apollon., lib. 6.]aggiugne, che non piaceva a Domiziano sì sterminata copia di vino, perchè l'ubbriachezza cagionava delle sedizioni. Ora egli vietò che in Italia non si potessero piantar viti nuove, e che nelle provincie se ne schiantasse la metà, anzi tutte nell'Asia, per quanto ne dice Filostrato. Ma non istette poi saldo in questo proposito, per essere venuto a RomaScopelianospedito da tutte le città dell'Asia, il quale non solamente ottenne che si coltivassero le vigne, ma ancora che si mettesse pena a chi non ne piantava. Forse ancora più di ogni altra riflessione servì a fare smontar Domiziano da questa pretensione, l'essersi sparsi de' biglietti[Aurelius Victor, in Epitome. Vopiscus, in Probo.], ne' quali era scritto,che facesse pur Domiziano quanto voleva, perchè vi resterebbe tanto di vino per fare il sagrifizio in cui sarebbe la vittima lo stesso imperadore.

Consoli

Pompeo CollegaeCornelio Prisco.

Credesi che a questi consoli fossero sostituiti prima del dì 15 di luglio,Marco Lollio PaolinoeValerio Asiatico Saturnino; e che all'un di essi succedesse nel consolatoCajo Antistio Giulio Quadrato; e il padre Stampa[Stampa, ad Fastos Consular. Sigonii.]ha sospettato cheCajo Antistioo siaAntio Giuliofosse personaggio diverso daQuadrato. Ma qui son delle tenebre, come in tanti altri siti de' Fasti consolari, trovandosi bensì de' consoli sostituiti e straordinari nelle antiche storie e lapidi nominati, ma senza certezza dell'anno in cui esercitarono quell'insigne uffizio. Poichè per altro quai fossero i due poco fa menzionati consoli, l'abbiamo da un marmo riferito dal Grutero[Gruter., Thesaur. Inscript., pag. 189.],e compiutamente poi dato alle stampe dal canonico Gori[Gorius, Inscription. Etrusc., p. 69.], che fu posto M. LOLLIO PAVLLINO VALERIO ASIATICO SATVRNINO. C. ANTIO IVLIO QVADRATO COS. Se poi questi nell'anno presente fossero sostituiti ai consoli ordinari, io nol so dire. Nell'agosto di quest'anno in età di cinquantasei anni diede fine alla sua vitaGneo Giulio Agricola, suocero di Cornelio Tacito[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 44.], già stato console: le cui imprese militari nella Bretagna di sopra accennai. Tornato ch'egli fu di colà a Roma, arrivò l'anno in cui potea chiedere il proconsolato, o sia il governo dell'Asia o dell'Africa. Ma non si sentì egli voglia d'altri onori, perchè sotto un imperador cattivo troppo era pericoloso il servire. Poco prima avea Domiziano fatto levar di vitaCivica Cerealeproconsole dell'Asia per meri sospetti di ribellione. Questo esempio, e il sapere che l'imperadore non avea caro di conferir sì riguardevoli posti a persone di sperimentato valore, indussero Agricola a pregarlo che volesse esentarlo da quel pesante fardello. Era questo appunto ciò che desiderava Domiziano, e ben presto glie l'accordò; e permise, che Agricola il ringraziasse, come se gli avesse fatta una grazia. Seppe di poi vivere questo saggio uomo anche per qualche tempo, senza provar le persecuzioni del bisbetico Augusto, facendo conoscere che gli uomini grandi provveduti di prudenza possono stare anche sotto principi cattivi, e non fare naufragio. Dione[Dio, lib. 67.], ciò non ostante scrive che Domiziano l'uccise; ma Tacito, che più ne seppe di lui, e scrisse la sua vita, dice bensì esser corsa voce di veleno, nondimeno ne restò egli in dubbio.

Ma tempo è oramai di far vedere un principe appunto cattivo, anzi pessimo, nella persona di Domiziano; cosa da me riserbata a quest'anno, non già perchèegli cominciasse solamente ora a riconoscersi tale, ma perchè il suo mal talento dopo la guerra civile di Lucio Antonio andò agli eccessi. Certamente a Domiziano non mancava ingegno ed intendimento: ma questa bella dote, se va unita con delle sregolate passioni, ad altro non serve d'ordinario, che a rendere più perniciosi e malefici i regnanti. Ora non si può assai esprimere quanta fosse la vanità, la prosunzione, e la sete di dominare in lui. Egli si credeva la maggior testa dell'universo, e ch'egli solo fosse degno di comandare: perciò fiero, superbo e sprezzator d'ognuno, astuto ed implacabile ne' suoi sdegni. Era sicuro dell'odio suo chiunque compariva eccellente in alcuna bella dote: che questo è lo stilo delle anime basse[Sueton., in Domitiano, cap. 1.]. Vivente il padre, e creato Cesare fece di mani e di piedi per non esser da meno del buon Tito suo fratello: ottenne vari uffizi, che esercitò con gran boria ed eccesso di autorità. E giacchè Vespasiano, ben conoscente del maligno suo naturale, il teneva basso, non avendo potuto conseguire se non un consolato ordinario, almeno si studiò sempre di essere sustituito come console straordinario al fratello. Morto Vespasiano, fu in dubbio se dovesse offerire ai soldati il doppio del donativo promosso loro da Tito, per tentar di levare a lui l'imperio. Andava spacciando che il padre l'avea lasciato collega del fratello nella signoria; ma che era stato suppresso il testamento. Vantavasi ancora d'aver egli alzato al trono non meno il padre che il fratello; e l'adulatore Marziale approvò questo suo folle sentimento. Vivente esso Tito, non fece egli mai fine a tendergli delle insidie, non solo segretamente, ma anche in palese. Tuttavia tanta era la bontà di Tito, che quantunque consigliato di liberar sè stesso e il pubblico da sì pericoloso arnese, mai non volle ridursi a questo passo, contentandosi solamente di fargli talvolta delle fraterne correzioni colle lagrime agli occhi, benchèsenza frutto. Forse quell'unica azione di cui Tito prima della sua immatura morte disse d'esser pentito, fu d'aver lasciato in vita questo fratello, ben conoscendo il gran male che ne avverrebbe alla repubblica. Divenuto poscia imperadore[Dio, lib. 67.]non lasciava occasione, anche in senato[Sueton., in Domitiano, cap. 1.], di sparlare copertamente ed ancora svelatamente del padre e del fratello, biasimando le loro azioni; e per cadere in disgrazia di lui, altro non occorreva che essere in grazia o dell'uno o dell'altro, o dir parole alla presenza di lui in lode di Tito. Per altro egli era un solennissimo poltrone: temeva i pericoli della guerra; abborriva le fatiche del governo[Aurelius Victor, in Epitome.]. Il suo divertimento principale consisteva in giocare ai dadi, anche ne' giorni destinati agli affari. Soleva eziandio ne' principii del suo governo starsene ritirato in certe ore del giorno: e la sua mirabil applicazione era in prendere mosche[Suet., in Domit., c. 3. Dio, l. 67. Aurel. Vict., in Epitome.], o ucciderle con uno stiletto. Celebre è intorno a ciò il motto di Vibio Crispo, uomo faceto. Dimandando taluno, chi fosse in camera con Domiziano, rispose Crispo:Nè pur una mosca. Ora non aspettò egli, siccome dissi, a comparire quel crudele che era, a questi tempi. Anche ne' precedenti anni diede varj saggi di questa sua fierezza per varie e ben frivole cagioni. Fra gli altri (non se ne sa l'anno) fece ammazzareTito Flavio Sabinosuo cugino, perchè avendolo disegnato console, secondo le apparenze, per la seconda volta, il banditore inavvertentemente in vece del nome diConsolegli diede quello d'imperadore. Questo bastò per togliere a Sabino la vita. La stessa mala sorte toccò ad alcuni altri, o pure l'esilio: che questo era ne' primi suoi anni di più ordinario gastigo; ed Eusebio[Euseb., in Chron.]al di luiquarto anno scrive essere stati esiliati da lui assaissimi senatori. Probabilmente ciò avvenne più tardi. Ora noi sappiamo da Suetonio[Sueton., in Domit., cap. 10.], che Domiziano prima di questi tempi avea levato dal mondoSalvio Coccejano, solamente perchè avea solennizzato il giorno natalizio di Ottone imperatore suo zio;Sallustio Lucullo, non per altro, che per aver dato il nome di lucullee ad alcune lance di nuova invenzione;Materno Sofista, cioè professor di rettorica, per aver fatta una declamazione contra de' tiranni; edElio Lamia Emiliano, per cagione di qualche motto piccante, detto fin quando esso Domiziano era persona privata. Moglie di questo Lamia fuDomizia Longina, figliuola di Corbulone. Gliela tolse Domiziano, e dopo averla tenuta per amica un tempo, la sposò, e diedele il titolo diAugusta. Ad accrescere la crudeltà di questo imperadore, s'aggiunse la smoderata credenza che si dava in questi tempi alle vane predizioni degli strologhi. Più degli altri loro prestava fede Domiziano, uomo timidissimo; e perchè fin da giovane gli avea predetto alcun d'essi che sarebbe un dì ucciso: perciò la diffidenza fu sua compagna finchè visse, e massimamente negli ultimi anni del suo imperio. Di qua venne la morte di vari principali signori dell'imperio; perchè egli si procacciava l'oroscopo di tutti, e trovandoli destinati a qualche cosa di grande, li faceva levare dal mondo.Metio Pomposiano, di cui parlammo all'anno 75, preservato sotto il buon Vespasiano, non la scappò sotto l'iniquo suo figliuolo. Perchè fu creduto che avesse una genitura, che vanamente gli pronosticava l'imperio, e perchè teneva in sua camera una carta geografica del mondo, e studiava le orazioni dei re e dei capitani, che son nelle storie di Livio, il mandò in Corsica in esilio[Dio, lib. 67.], ed appresso il fece ammazzare. Ma soprattutto s'accese, e giunse alcolmo l'inumanità di Domiziano, dappoichè se gli ribellòLucio Antonio Saturnino; del che s'è favellato all'anno precedente. S'accorse più che mai allora questo maligno principe, che l'odio universale è un pagamento inevitabile delle iniquità[Sueton., in Domitiano, cap. 10.]. Trovò anche in Roma dei complici di quella congiura, e molti altri, che almeno sospiravano di vederla camminare ad un fine felice. Incrudelì dunque contra di chiunque era stato, o si sospettava che fosse stato partecipe dei disegni d'esso Lucio Antonio; nè perdonò se non a due uffiziali, che con vergognosa scusa coprirono il loro fallo. D'altre illustri persone da lui uccise parleremo all'anno seguente. Anche Tacito[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]attesta avere bensì Domiziano commessa qualche crudeltà negli anni addietro, ma un nulla essere in paragon di quelle ch'egli praticò dopo la morte d'Agricola, avvenuta nell'anno presente, siccome dicemmo. O nel precedente anno, come vuole il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], o nel presente, come credette il cardinal Noris[Noris, Epist. Consulari, Tillemont et alii.]ed altri, ebbe principio la guerra de' Romani coi Sarmati[Eutrop., in Breviar.]. Aveano que' barbari tagliato a pezzi una o più legioni romane coi loro uffiziali. Ciò diede impulso a Domiziano di accorrere colà in persona con un buon esercito, per frenare l'insolenza di que' popoli. Da Marziale e da Stazio poeti, due trombe delle azioni di questo imperadore, noi impariamo ch'egli ebbe a combattere anche contro ai Marcomanni. Se bene, o male, non si sa. Ben sappiamo[Sueton., in Domitiano, c. 6.]che, secondo il suo costume di attribuirsi le vittorie, anche quando egli era vinto, tornato a Roma nel gennaio di questo anno o pur del seguente, fece credere che gli affari erano passati a maraviglia bene. Tuttavia ricusò il trionfo, e si contentò di portare al Campidoglio la solacorona d'alloro, e di offerirla a Giove Capitolino.

Consoli

Lucio Nonio Torquato AsprenateeTito Sestio Magio Laterano.

Fra gli eruditi è stata finora molta disputa intorno ai consoli ordinari di quest'anno, nè si sapea il prenome e nome diLaterano. Una iscrizione del museo kircheriano, da me[Thesaur. Novus Veter. Inscript., p. 314, num. 2.]data alla luce, ha messo tutto in chiaro. Da un altro marmo apparisce che, in luogo diLaterano, era console nel settembreLucio Sergio Paolo. Moltiplicarono più che mai in questi tempi le calamità di Roma sotto Domiziano, divenuto oramai formidabil tiranno, e non inferiore a Nerone. Ne lasciò a noi un orrido ritratto Cornelio Tacito[Tacitus, Hist., lib. 1, c. 2 et seq. Idem, in Vita Agricolæ, c. 46.], presente a tutte quelle scene, con dire che si vide il senato circondato ed assediato da genti di armi; a molti che erano stati consoli, tolta la vita; e le più illustri dame o fuggitive o cacciate in esilio. Di persone nobili bandite, piene erano le isole, e all'esilio tenea dietro bene spesso la spada del carnefice. Ma in Roma si facea il maggior macello. Pareva un delitto l'aver avuto delle dignità; pericoloso era il volerne; nè altro occorreva per istar tutto dì esposto ai precipizii, che l'essere uomo dabbene. Le spie e gli accusatori erano tornati alla moda; e fra questi mali arnesi si distinguevano Metio Caro Messalino e Bebio Massa, assassini del pubblico, non nelle strade, ma ne' tribunali stessi di Roma, con essersi attribuita la maggior parte delle crudeltà d'allora più alla lor malignitàe prepotenza che a quella di Domiziano. Le spese eccessive fatte da questo prodigo imperadore in tanti spettacoli non necessari, e in accrescere fuor di misura lo stipendio ai soldati, per maggiormente obbligarseli, l'aveano ridotto al verde[Sueton., in Domitiano, cap. 12.]. Si avvisò di cercare il risparmio col cassare una porzion delle milizie; e, secondo Zonara[Zonara, in Annalib.], eseguì questo pensiero. Svetonio sembra dire, che solamente lo tentò, ma che trovandosi tuttavia imbrogliato a dar le paghe, rivolse il pensiero a far danaro in altre tiranniche maniere, occupando a diritto e a torto i beni dei vivi e dei morti. Pronti erano sempre gli accusatori, denunziando or questo, or quello, come rei di lesa maestà per un cenno, per una parola contra del principe o contra uno dei suoi gladiatori; delitti per lo più finti e non provati. Si confiscavano a tutti i beni; e bastava che comparisse un solo a dire di aver inteso che un tale prima di morire avea lasciata la sua eredità a Cesare, perchè tosto si mettessero le griffe su quella roba. Sopra gli altri furono angariati i Giudei, che da gran tempo pagavano un rigoroso testatico, per esercitare liberamente il culto della lor religione. Un'esatta perquisizion di essi fu fatta per tutto l'imperio romano, e processati coloro che, dissimulando la lor nazione, non aveano pagato.

Fra gli altri personaggi di distinzione che, per attestato di Tacito[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.], furono tolti di mira in questi tempi dal genio sanguinario di Domiziano, si contaronoElvidioil giovane,RusticoeSenecione. Era il primo figliuolo di quell'Elvidio Prisco, che a' tempi di Vespasiano, siccome fu detto di sopra all'anno 73, per la sua stoica insolenza si tirò addosso l'esilio, e poi la morte[Sueton., in Domitiano, cap. 10. Plinius, lib. 9, Epist. 13.]. Eccellenti qualità concorrevano ancora in questo suo figliuolo, per le quali era ingran riputazione, oltre all'aver esercitato un consolato straordinario. Quantunque egli se ne stesse ritirato per la malvagità de' tempi che correano, pure si vide accusato davanti al senato, per avere, secondochè diceano, in un suo poema sotto i nomi di Paride e di Enone messo in burla il divorzio di Domiziano[Sueton., in Domitiano, cap. 3.], il quale altrove abbiam detto che prese in moglie Domizia Longina. Questa poi la ripudiò, perchè perduta di amore verso Paride istrione, ch'egli fece uccidere in mezzo ad una strada. Contuttociò non si potè contenere dal ripigliarla poco dipoi: del che fu assai proverbiato.Publicio Certo, dianzi pretore, ed ora uno de' giudici dati ed Elvidio, per mostrare il suo zelo adulatorio verso Domiziano, commise la più vergognosa azione che si possa mai dire; perchè mise le mani proprie addosso ed Elvidio, e il trasse alle prigioni. Fu condannato Elvidio, e l'infame Publicio per ricompensa destinato console, senza però giugnere a godere di quella dignità, perchè Domiziano tolto di vita non gli potè mantener la parola. Contra di costui si fece accusatorePlinioil giovine; e tal terrore gli mise in corpo, che disperato finì i suoi giorni.Errenio Senecione, per avere scritta la vita diElvidio Priscoseniore, somministrò assai ragione al crudel Domiziano e al timido senato, per condannarlo a morte e far bruciare pubblicamente l'opere composte da quel felice ingegno. Un altro personaggio, tenuto in sommo credito per la professione della stoica filosofia[Dio, lib. 67. Plutarchus, de Curios.], fuLucio Giunio Aruleno Rustico. Aveva egli in un suo libro lodatiPeto TraseaedElvidio Prisco, uomini insigni, dei quali si è parlato di sopra. Di più non occorse, perchè egli fosse condannato e fatto morire. Plutarco attribuisce la di lui disgrazia all'invidia portata da Domiziano alla gloria di quest'uomo illustre. Sappiamo parimente, cheFannia, mogliedi Elvidio Prisco, in tal occasione fu mandata in esilio, e spogliata di tutti i suoi beni; siccome ancoraArriavedova di Peto Trasea; ePomponia Gratilia, moglie del suddetto Rustico. Fece anche Domiziano morireErmogeneda Tarso, perchè in una storia di lui scritta si figurò di essere stato punto sotto certe maniere di dir figurate. I copisti di quella storia furono anch'essi fatti morire in croce. Di questo passo camminava la crudeltà di Domiziano, e Dione[Dio, in Excerptis Valesian.]ebbe a dire, che non si può sapere a qual numero ascendesse la serie degli uccisi per ordine suo, perchè non voleva che si scrivesse negli atti del senato memoria alcuna delle persone da lui tolte di vita. E con questa barbarie congiungeva egli un'abbominevole infedeltà, perchè servendosi di molti iniqui o per accusare altrui di lesa maestà, o per rapire le altrui sostanze, dopo averli premiati con dar loro onori e magistrati, da lì a poco faceva ancor questi ammazzare, acciocchè sembrasse che da essi soli, e non da lui fossero procedute quelle iniquità. Altrettanto facea coi servi e liberti da lui segretamente mossi ad accusare il padrone, facendoli poi morire anch'essi. Molte arti usò inoltre, per indurre alcuni ad uccidersi da sè stessi, acciocchè si credesse spontanea e non forzata la morte loro. Peggiore ancor di Nerone fu per un conto[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.], perchè assisteva in persona agli esami e ai tormenti delle persone accusate, e si compiaceva di udire i loro sospiri, e di mirar quei mali che facea lor sofferire, il maggior dei quali era il veder presente l'autore iniquo de' medesimi lor tormenti. Aggiungeva inoltre la dissimulazione all'inumanità, usando finezze e carezze a chi fra poche ore dovea per suo comandamento perdere la vita. Lo provò tra gli altri[Sueton., in Domitiano, cap. 11.]Marco Arricino Clemente, già prefetto del pretorio sotto Vespasiano,e poi console (non si sa in qual anno), che era anche suo parente, ed amato non poco da lui, perchè l'aiutava nelle iniquità. Convertito l'amore in odio, un dì fattagli gran festa, il prese anche seco in seggetta, e veduto colui che era appostato per denunziarlo nel dì seguente come reo di lesa maestà, disse a Clemente:Vuoi tu, che domani ascoltiamo in giudicio quel furfante di servo?Posti in così duro torchio, se stessero male i cittadini romani, e particolarmente i nobili, non ci vuol molto ad intenderlo.

Consoli

Flavio Domiziano Augustoper la diecisettesima volta, eTito Flavio Clemente.

Non zio paterno, ma cugino di Domiziano fu questoClementeconsole, perchè figliuolo diSabinofratello di Vespasiano. Mostravagli Domiziano molto affetto, e per testimonianza di Svetonio[Sueton., in Domitiano, c. 15.], meditava di voler suoi successori due piccioli figliuoli di lui, a' quali avea anche fatto cangiare il nome, chiamando l'unoVespasiano, e l'altroDomiziano. Ma appena ebbe Clemente compiuto il tempo dell'ordinario suo consolato, il quale in questi tempi solea durare solamente i primi sei mesi, che Domiziano per leggerissimi sospetti gli fece levar la vita. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Ecclesiast.], il Tillemont[Tillemont, Mém. Hist. Ecclés.]ed altri dottissimi uomini, pretendono ch'egli morisse cristiano e martire; e le lor ragioni mi paiono convincenti. Imperciocchè Eusebio, Orosio ed altri scrittori cristiani mettono sotto quest'anno la persecuzione mossa da Domiziano contro i professori della legge di Cristo; e insin lo stesso Dione[Dio, lib. 67.], scrittorepagano, scrive aver Domiziano nell'anno presente fatto morirFlavio Clemente Consoleper delitto d'empietà, cioè per non credere nè venerare i falsi dii del Paganesimo; e che furono molti altri condannati a morte, per avere abbracciata la religion de' Giudei: che tali erano creduti e chiamati allora i Cristiani. Svetonio[Sueton., in Domitiano, c. 15.], tacciando questo Clemente di unavilissima dappocaggine(contemtissimae inertiae), indica lo stesso; perchè, per attestato di Tertulliano[Tertull., in Apologetico, cap. 42.], i Cristiani, siccome gente ritirata, che non compariva agli spettacoli, non cercava dignità e gloria nel secolo, e attendeva alla mortificazion delle sue passioni, pareano persone di poco spirito, e gente buona da nulla. Moglie di questo Clemente console eraFlavia Domitilla, nipote di Domiziano, cristiana anch'essa, che fu relegata nell'Isola Pandataria. Ebbe inoltre esso Clemente una nipote, appellata parimenteFlavia Domitilla. Credesi che amendue queste Domitille, morendo martiri, illustrassero la fede di Gesù Cristo, e la lor memoria è onorata ne' sacri martirologi. Ne parla anche Eusebio[Eusebius, in Chron., et Hist. Ecclesiast. lib. 3.], citando in prova di ciò la storia di Brutio Pagano. O sia perchè il Cristianesimo era considerato come una setta di filosofia, o pure perchè Senecione e Rustico, amendue filosofi, uccisi, come dicemmo, nell'anno precedente (se pur non fu nel presente), irritassero non poco l'animo bestiale e timido di Domiziano: certo è, ch'egli cacciò di Roma tutti i professori della filosofia circa questi tempi, non potendo egli probabilmente sofferir coloro, da' quali ben s'immaginava che erano condannate le sue malvagie azioni. E che ciò succedesse nell'anno presente, lo scrive il mentovato Eusebio[Eusebius, in Chron.]. Però Filostrato notò[Philostratus, in Apollon., lib. 8.], che molti d'essi filosofi se ne fuggirono nelleGallie, ed altri nei deserti della Scizia e della Libia.Dione Crisostomo, uomo insigne, se ne andò nel paese de' Goti. Epitetto celebre Stoico, fu anch'egli obbligato a ritirarsi fuori di Roma. Amaramente si duol Tacito[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 2.]di questo crudele editto di Domiziano, perchè fu un bandire da Roma la sapienza ed ogni buono studio, acciocchè non vi rimanesse studio delle virtù, e vi trionfasse solamente la disonestà con gli altri vizii. Pare che a quest'anno appartenga, secondo Dione[Dio, lib. 67.], la morte diAcilio Glabrione, che fu console l'anno 91, fatto uccidere da Domiziano.Epafrodito, già potente liberto di Nerone, lungamente avea goduto gran fortuna anche nella corte di Domiziano, servendolo per segretario de' memoriali[Sueton., in Domitiano, cap. 14.]. Fu mandato in esilio, e condannato ora solamente a morte, perchè avea aiutato Nerone a darsi la morte, in vece d'impedirlo; il che fu fatto da Domiziano per atterrire i suoi domestici liberti, acciocchè non ardissero mai di far lo stesso con lui. Forse ancora è da riferire all'anno presente, o piuttosto al seguente, quanto avvenne, per attestato di Dione[Dio, lib. 67.], aGiuvenio Gelso, creduto da alcuniPublio Giuvenzio Celso, che fu poi pretore sotto Trajano, console sotto Adriano, e celebre giurisconsulto di que' tempi. Fu egli accusato di aver cospirato contra di Domiziano. Prima che si venisse nel senato alle prove, fece istanza di parlare all'imperadore, perchè avea cose rilevanti da dirgli. Ottenuta la permissione, questo accorto uomo se gli gittò ginocchioni davanti come per adorarlo; gli diede cento volte il titolo di Signore e di Dio; protestò di essere innocente; ma che se gli volea dare un po' di tempo, saprebbe ben pescare, ed indicargli chiunque avea mal animo contra di lui. Fu licenziato, ed egli dipoi andò tanto tirando innanzicon vari sutterfugi senza rivelar alcuno, che arrivò la morte di Domiziano, per cui sicuro poi se ne visse. Abbiamo dal medesimo Dione, che in questi tempi Domiziano fece lastricar la via che va da Sinuessa a Pozzuolo. Anche Stazio[Statius, Sylvar., lib. 4, cap. 3.]parla d'una simil via acconciata; ma questa forse andava da Roma a Baja.


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