CCCLIIAnno diCristoCCCLII. IndizioneX.Liberiopapa 1.Costanzoimperadore 16.ConsoliFlavio Costanzo Augustoper la quinta volta eFlavio Costanzo Gallo Cesare.Tali furono i consoli nell'Oriente e nell'Illirico, cioè nelle provincie dipendenti da Costanzo imperadore; imperciocchè per conto di Roma, e dell'Italia e delle provincie oltramontane, tuttavia ubbidienti all'usurpatore Magnenzio, abbiamo dal Catalogo de' Prefetti di Roma[Cuspinianus. Bucherius.]che furono consoliDecenzio(cioè il fratello del tiranno) ePaolo. Fece fine in quest'anno ai suoi giorni il romano pontefice sanGiulio, dopo avere con incredibil fermezza e zelo sostenuta la religione cattolica contro la prepotenza degli ariani[Chronic. Damasi. Baronius, Annal. Eccl. Pagius, Crit. Baron.]. Accadde il beato passaggio di lui nel dì 12 d'aprile, e poscia nel dì 21 di giugno,Liberioin sua vece fu posto nella sedia di san Pietro. TornòValerio Procoload essere prefetto di Roma, e a lui poscia nel dì 9 di settembre in quell'uffizio succedetteSettimio Mnasea, che lo tenne sino al dì 26 del medesimo mese, in cui ebbe per successoreNerazio Cereale. Passò l'Augusto Costanzo il verno nella Pannonia, allestendo intanto le maggiori forze possibili per calare nella prossima primavera in Italia. Magnenzio, che già prevedeva il colpo, ossia ch'egli non si fosse ritirato nelle Gallie nell'anno prossimo addietro, o che tornasse da esse Gallie in Italia, si andò a postare ad Aquileia, per quivi impedir la calata de' nemici[Julian., Orat. I et II.]. Quivi, credendosi egli più che sicuro, attendeva asolazzarsi; quando Costanzo, venuta la prima buona stagione, mise in marcia l'esercito suo; e la prima sua impresa fu quella d'impadronirsi senza gran fatica d'un castello situato sull'Alpi Giulie, creduto da Magnenzio inespugnabile per la numerosa guarnigione ch'egli avea qui collocata. Ammiano Marcellino[Ammianus, lib. 31, cap. 11.]sembra attribuire la facilità di questa conquista ad un conte Atto, il quale si lasciò prendere da quel presidio, e seppe poi con doni e promesse tirarlo alla divozion di Costanzo. Per questo colpo veggendo Magnenzio sconcertate le sue misure, si ritirò da Aquileia, lasciando all'armi di Costanzo libera l'entrata in Italia. Di quello che dipoi avvenne in queste contrade poco si sa. Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Epitome.]in due parole accenna che Magnenzio verso Pavia diede delle percosse alle milizie di Costanzo, mentre disordinatamente l'inseguivano: il che nondimeno a nulla servì per impedire i progressi dell'armi di Costanzo, le quali in fine il ridussero ad abbandonar l'Italia. Per quanto s'ha da Zonara[Zonaras, in Annal.], contribuì non poco a farlo ritirar nelle Gallie l'averlo abbandonato molte delle sue soldatesche, per darsi a Costanzo colle fortezze raccomandate alla lor custodia. Non lasciò per questo il tiranno d'inviare un senatore, e poi dei vescovi a Costanzo, cercando pure, se poteva, d'intavolar qualche trattato di pace, con esibirsi infino di sottomettersi, purchè gli restasse qualche onorevol grado nella milizia. Costanzo senz'altra risposta rimandò indietro quegli inviati.In somma non passarono molti mesi che Costanzo Augusto divenne pacifico padrone di Roma e dell'Italia tutta. Una legge da lui pubblicata[L. 5, de infirmandis bis, quae sub Tyrann. Cod. Theodos.]per cassare gli atti del tiranno, se pur la data non èguasta, cel fa vedere in Milano nel dì 3 di novembre dell'anno presente. E il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]osservò che seNerazio Cereale, che dicemmo creato prefetto di Roma, è quel medesimo che si sa essere precedentemente stato uffiziale della corte di Costanzo, veniamo ad intendere che anche nel dì 26 di settembre Costanzo signoreggiava in Roma, perchè egli inviò colà un nuovo prefetto, cioè il medesimo Cereale. Ricavasi poi da Giuliano[Julian., Orat. I.]che Costanzo spedì la sua armata navale dall'Egitto e dall'Italia, per ridurre alla sua ubbidienza Cartagine e l'Africa: il che gli venne fatto. Veleggiarono similmente altre navi a prendere il possesso della Sicilia; ed avendo fatto passar la flotta in Ispagna, que' popoli sino ai monti Pirenei l'accettarono per loro signore. Ma questi felici avvenimenti appartengono piuttosto all'anno seguente. Accudiva in questi tempi Gallo Cesare al governo dell'Oriente, quando, per testimonianza di Zonara[Zonar., in Annal.], Magnenzio spedì colà un suo sicario per assassinarlo, e dar con ciò apprensione di novità a Costanzo. Sovvertì costui alcune persone militari; ma, scoperta la trama, ognun la pagò colla vita. Ma forse non v'era bisogno d'immaginar costui inviato da Magnenzio, perchè sì malamente, come vedremo, reggeva Gallo que' popoli, che da maravigliarsi non sarebbe se nella stessa Soria si fosse maneggiata qualche congiura per torgli la vita. A questi tempi vien riferita da san Girolamo[Hieron., in Chron.]e da Teofane[Theophanes, in Chronogr.]una solevazion de' Giudei nella Palestina. Prese l'armi, uccisero di notte le guarnigioni romane; poi sfogarono la rabbia loro contra de' Samaritani con fieri saccheggi, e con giugnere infino, se Aurelio Vittore[Aurelius Victor, de Caesarib.]non falla, a dare il titolo di re ad un certo Patrizio. Ebbero ben presto apentirsene. Marciò colà da Antiochia Galle Cesare; ne mise a fil di spada molte migliaia, senza nè pur perdonare ai fanciulli; e diede in preda alle fiamme alcune loro castella e città, e fra l'altre Tiberiade, Diospoli e Diocesarea. L'ultima soprattutto fu spianata dai fondamenti, perchè ivi era nata la ribellione. Varie leggi[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]del Codice Teodosiano ci fan vedere l'imperadore Costanzo nei primi sei mesi, ed anche nel dicembre dell'anno presente, in Sirmio e Sabaria della Pannonia; ma si può ben temere che non tutte quelle date sieno giuste.
Consoli
Flavio Costanzo Augustoper la quinta volta eFlavio Costanzo Gallo Cesare.
Tali furono i consoli nell'Oriente e nell'Illirico, cioè nelle provincie dipendenti da Costanzo imperadore; imperciocchè per conto di Roma, e dell'Italia e delle provincie oltramontane, tuttavia ubbidienti all'usurpatore Magnenzio, abbiamo dal Catalogo de' Prefetti di Roma[Cuspinianus. Bucherius.]che furono consoliDecenzio(cioè il fratello del tiranno) ePaolo. Fece fine in quest'anno ai suoi giorni il romano pontefice sanGiulio, dopo avere con incredibil fermezza e zelo sostenuta la religione cattolica contro la prepotenza degli ariani[Chronic. Damasi. Baronius, Annal. Eccl. Pagius, Crit. Baron.]. Accadde il beato passaggio di lui nel dì 12 d'aprile, e poscia nel dì 21 di giugno,Liberioin sua vece fu posto nella sedia di san Pietro. TornòValerio Procoload essere prefetto di Roma, e a lui poscia nel dì 9 di settembre in quell'uffizio succedetteSettimio Mnasea, che lo tenne sino al dì 26 del medesimo mese, in cui ebbe per successoreNerazio Cereale. Passò l'Augusto Costanzo il verno nella Pannonia, allestendo intanto le maggiori forze possibili per calare nella prossima primavera in Italia. Magnenzio, che già prevedeva il colpo, ossia ch'egli non si fosse ritirato nelle Gallie nell'anno prossimo addietro, o che tornasse da esse Gallie in Italia, si andò a postare ad Aquileia, per quivi impedir la calata de' nemici[Julian., Orat. I et II.]. Quivi, credendosi egli più che sicuro, attendeva asolazzarsi; quando Costanzo, venuta la prima buona stagione, mise in marcia l'esercito suo; e la prima sua impresa fu quella d'impadronirsi senza gran fatica d'un castello situato sull'Alpi Giulie, creduto da Magnenzio inespugnabile per la numerosa guarnigione ch'egli avea qui collocata. Ammiano Marcellino[Ammianus, lib. 31, cap. 11.]sembra attribuire la facilità di questa conquista ad un conte Atto, il quale si lasciò prendere da quel presidio, e seppe poi con doni e promesse tirarlo alla divozion di Costanzo. Per questo colpo veggendo Magnenzio sconcertate le sue misure, si ritirò da Aquileia, lasciando all'armi di Costanzo libera l'entrata in Italia. Di quello che dipoi avvenne in queste contrade poco si sa. Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Epitome.]in due parole accenna che Magnenzio verso Pavia diede delle percosse alle milizie di Costanzo, mentre disordinatamente l'inseguivano: il che nondimeno a nulla servì per impedire i progressi dell'armi di Costanzo, le quali in fine il ridussero ad abbandonar l'Italia. Per quanto s'ha da Zonara[Zonaras, in Annal.], contribuì non poco a farlo ritirar nelle Gallie l'averlo abbandonato molte delle sue soldatesche, per darsi a Costanzo colle fortezze raccomandate alla lor custodia. Non lasciò per questo il tiranno d'inviare un senatore, e poi dei vescovi a Costanzo, cercando pure, se poteva, d'intavolar qualche trattato di pace, con esibirsi infino di sottomettersi, purchè gli restasse qualche onorevol grado nella milizia. Costanzo senz'altra risposta rimandò indietro quegli inviati.
In somma non passarono molti mesi che Costanzo Augusto divenne pacifico padrone di Roma e dell'Italia tutta. Una legge da lui pubblicata[L. 5, de infirmandis bis, quae sub Tyrann. Cod. Theodos.]per cassare gli atti del tiranno, se pur la data non èguasta, cel fa vedere in Milano nel dì 3 di novembre dell'anno presente. E il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]osservò che seNerazio Cereale, che dicemmo creato prefetto di Roma, è quel medesimo che si sa essere precedentemente stato uffiziale della corte di Costanzo, veniamo ad intendere che anche nel dì 26 di settembre Costanzo signoreggiava in Roma, perchè egli inviò colà un nuovo prefetto, cioè il medesimo Cereale. Ricavasi poi da Giuliano[Julian., Orat. I.]che Costanzo spedì la sua armata navale dall'Egitto e dall'Italia, per ridurre alla sua ubbidienza Cartagine e l'Africa: il che gli venne fatto. Veleggiarono similmente altre navi a prendere il possesso della Sicilia; ed avendo fatto passar la flotta in Ispagna, que' popoli sino ai monti Pirenei l'accettarono per loro signore. Ma questi felici avvenimenti appartengono piuttosto all'anno seguente. Accudiva in questi tempi Gallo Cesare al governo dell'Oriente, quando, per testimonianza di Zonara[Zonar., in Annal.], Magnenzio spedì colà un suo sicario per assassinarlo, e dar con ciò apprensione di novità a Costanzo. Sovvertì costui alcune persone militari; ma, scoperta la trama, ognun la pagò colla vita. Ma forse non v'era bisogno d'immaginar costui inviato da Magnenzio, perchè sì malamente, come vedremo, reggeva Gallo que' popoli, che da maravigliarsi non sarebbe se nella stessa Soria si fosse maneggiata qualche congiura per torgli la vita. A questi tempi vien riferita da san Girolamo[Hieron., in Chron.]e da Teofane[Theophanes, in Chronogr.]una solevazion de' Giudei nella Palestina. Prese l'armi, uccisero di notte le guarnigioni romane; poi sfogarono la rabbia loro contra de' Samaritani con fieri saccheggi, e con giugnere infino, se Aurelio Vittore[Aurelius Victor, de Caesarib.]non falla, a dare il titolo di re ad un certo Patrizio. Ebbero ben presto apentirsene. Marciò colà da Antiochia Galle Cesare; ne mise a fil di spada molte migliaia, senza nè pur perdonare ai fanciulli; e diede in preda alle fiamme alcune loro castella e città, e fra l'altre Tiberiade, Diospoli e Diocesarea. L'ultima soprattutto fu spianata dai fondamenti, perchè ivi era nata la ribellione. Varie leggi[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]del Codice Teodosiano ci fan vedere l'imperadore Costanzo nei primi sei mesi, ed anche nel dicembre dell'anno presente, in Sirmio e Sabaria della Pannonia; ma si può ben temere che non tutte quelle date sieno giuste.