CCCLVI

CCCLVIAnno diCristoCCCLVI. IndizioneXIV.Liberiopapa 5.Costanzoimperadore 20.ConsoliFlavio Costanzo Augustoper l'ottava volta eFlavio Claudio Giuliano Cesare.Leonzio, prefetto di Roma, continuò ancora per quest'anno in quel riguardevole impiego, senza che apparisca se alcuno gli succedesse dopo il mese d'ottobre, in cui si vede una legge[L. 13, de Episcop. Cod. Theodos.]a lui indrizzata da Costanzo Augusto. In Milano si fermò per tutto il verno esso imperadore, e qualche apparenza v'ha ch'egli desse, venuta la primavera, una scorsa nella Pannonia, perchè si sa che chiamò a Sirmio il celebre vescovoOsio[Athanasius, ad Solitar.], ritenendolo ivi come in esilio. Ma egli si truova poi anche in Milano nel suddetto ottobre, dove confermò, colla legge poco fa accennata, i privilegi della Chiesa romana. In questi tempi ancora affascinato più che mai dai vescovi ariani esso imperadore fece un'orribil persecuzione al santo vescovo d'Alessandria Atanasio, il quale fu forzato a fuggire e a nascondersi, con essersi intruso Giorgio ariano nella di lui sedia. Mandò ancora in esilio il celebre vescovo di Poitiers sant'Ilario con altri vescovi cattolici, benchè nel medesimo tempo mostrasse grande ardore in favor della religione cristiana, e pubblicasse editti contra chiunque sacrificava agl'idoli. Per quel che riguarda Giuliano Cesare, egli soggiornò per tutto il verno in Vienna, dove per la prima volta procedette console[Ammianus, lib. 16, cap. 1.], ed attese a raccogliere quante milizie potè, e a far preparamenti[Liban., Orat. IX et XII.]per uscire in campagna contro de' Barbari nemici, i quali, più fieri che mai, seguitavano a dare il sacco alle contrade gallicane. Assediarono essi appunto verso questi tempi la città di Autun, la quale, ancorchè poco fortificata, fu bravamente difesa dai soldati veterani che vi erano di presidio. Le diedero i nemici un dì la scalata, e furono rispinti con loro gran danno. A quella città pervenne Giuliano verso il fine di giugno, perchè gli antichi non solevano mettersi in campagna se non dopo il solstizio di state. Di là passò ad Auxerre, e poscia a Troia, e nel cammino si vide attorniato dai Barbari con forze superiori alle sue, ma gli riuscì di dissiparli con grande loro perdita. A Reims, dove i due generali Marcello ed Ursicino aveano avuto ordine di far la massa di tutte le milizie, si mise Giuliano alla testa dell'armata, e marciò dipoi verso l'Alsazia contra degli Alamanni, i quali, ancorchè avessero presa Argentina, Vormazia, Magonzaed altri luoghi di quel tratto, amavano piuttosto di abitare alla campagna, che di star chiusi nelle città[Liban., Orat. XII.]. Un corpo d'essi che assalì la di lui retroguardia, fu disfatto: dopo la qual picciola vittoria[Ammianus, lib. 16, cap. 3.], giacchè non compariva più ostacolo veruno, rivolse i passi verso la città di Colonia, ed, entratovi, attese a ristabilire quell'abbattuta città. Colla promessa ancora di un tanto di danaro per cadauna testa che i suoi portassero de' nemici, animò ciascuno a far con calore la guerra. Mentre quivi egli dimorava, vedendo i re dei Franchi che i Romani aveano alzata forte la fronte, proposero e conchiusero con Giuliano una tregua, che in questi tempi fu creduta molto utile ai di lui affari. Così è a noi descritta da Ammiano la prima campagna di Giuliano, che sembra stata gloriosa per lui, e pure, scrivendo egli stesso agli Ateniesi[Julian., Epist. ad Atheniens.], confessa che assai male procederono le cose sue in questo primo anno. Libanio[Liban., Orat. IX et XII.]aggiugne aver egli avuto da soffrir molto per la contrarietà de' suoi assistenti, i quali, in vece di secondare i di lui buoni disegni, parevano stargli al fianco solamente per contrariarli, a tenore degli ordini segreti che tenevano dal geloso Costanzo Augusto, quasichè tutta la sua autorità avesse da consistere in solamente lasciarsi vedere per quei paesi, ma senza far nulla: il qual dire ha cera di un'esagerazione maligna di quel sofista pagano. Parla Giuliano[Julian., Orat. III in fine.]dell'andata di Eusebia Augusta a Roma, mentre il consorte Costanzo facea guerra agli Alamanni con aver passato il Reno, e del grande onore a lei fatto dal senato e popolo romano, e dei donativi d'essa ai capi delle tribù e centurioni di esso popolo. Può essere che questo suo viaggio accadesse nell'anno presente. Ma noi nulla altro sappiamo della guerra suddetta contro gli Alamanni.

Consoli

Flavio Costanzo Augustoper l'ottava volta eFlavio Claudio Giuliano Cesare.

Leonzio, prefetto di Roma, continuò ancora per quest'anno in quel riguardevole impiego, senza che apparisca se alcuno gli succedesse dopo il mese d'ottobre, in cui si vede una legge[L. 13, de Episcop. Cod. Theodos.]a lui indrizzata da Costanzo Augusto. In Milano si fermò per tutto il verno esso imperadore, e qualche apparenza v'ha ch'egli desse, venuta la primavera, una scorsa nella Pannonia, perchè si sa che chiamò a Sirmio il celebre vescovoOsio[Athanasius, ad Solitar.], ritenendolo ivi come in esilio. Ma egli si truova poi anche in Milano nel suddetto ottobre, dove confermò, colla legge poco fa accennata, i privilegi della Chiesa romana. In questi tempi ancora affascinato più che mai dai vescovi ariani esso imperadore fece un'orribil persecuzione al santo vescovo d'Alessandria Atanasio, il quale fu forzato a fuggire e a nascondersi, con essersi intruso Giorgio ariano nella di lui sedia. Mandò ancora in esilio il celebre vescovo di Poitiers sant'Ilario con altri vescovi cattolici, benchè nel medesimo tempo mostrasse grande ardore in favor della religione cristiana, e pubblicasse editti contra chiunque sacrificava agl'idoli. Per quel che riguarda Giuliano Cesare, egli soggiornò per tutto il verno in Vienna, dove per la prima volta procedette console[Ammianus, lib. 16, cap. 1.], ed attese a raccogliere quante milizie potè, e a far preparamenti[Liban., Orat. IX et XII.]per uscire in campagna contro de' Barbari nemici, i quali, più fieri che mai, seguitavano a dare il sacco alle contrade gallicane. Assediarono essi appunto verso questi tempi la città di Autun, la quale, ancorchè poco fortificata, fu bravamente difesa dai soldati veterani che vi erano di presidio. Le diedero i nemici un dì la scalata, e furono rispinti con loro gran danno. A quella città pervenne Giuliano verso il fine di giugno, perchè gli antichi non solevano mettersi in campagna se non dopo il solstizio di state. Di là passò ad Auxerre, e poscia a Troia, e nel cammino si vide attorniato dai Barbari con forze superiori alle sue, ma gli riuscì di dissiparli con grande loro perdita. A Reims, dove i due generali Marcello ed Ursicino aveano avuto ordine di far la massa di tutte le milizie, si mise Giuliano alla testa dell'armata, e marciò dipoi verso l'Alsazia contra degli Alamanni, i quali, ancorchè avessero presa Argentina, Vormazia, Magonzaed altri luoghi di quel tratto, amavano piuttosto di abitare alla campagna, che di star chiusi nelle città[Liban., Orat. XII.]. Un corpo d'essi che assalì la di lui retroguardia, fu disfatto: dopo la qual picciola vittoria[Ammianus, lib. 16, cap. 3.], giacchè non compariva più ostacolo veruno, rivolse i passi verso la città di Colonia, ed, entratovi, attese a ristabilire quell'abbattuta città. Colla promessa ancora di un tanto di danaro per cadauna testa che i suoi portassero de' nemici, animò ciascuno a far con calore la guerra. Mentre quivi egli dimorava, vedendo i re dei Franchi che i Romani aveano alzata forte la fronte, proposero e conchiusero con Giuliano una tregua, che in questi tempi fu creduta molto utile ai di lui affari. Così è a noi descritta da Ammiano la prima campagna di Giuliano, che sembra stata gloriosa per lui, e pure, scrivendo egli stesso agli Ateniesi[Julian., Epist. ad Atheniens.], confessa che assai male procederono le cose sue in questo primo anno. Libanio[Liban., Orat. IX et XII.]aggiugne aver egli avuto da soffrir molto per la contrarietà de' suoi assistenti, i quali, in vece di secondare i di lui buoni disegni, parevano stargli al fianco solamente per contrariarli, a tenore degli ordini segreti che tenevano dal geloso Costanzo Augusto, quasichè tutta la sua autorità avesse da consistere in solamente lasciarsi vedere per quei paesi, ma senza far nulla: il qual dire ha cera di un'esagerazione maligna di quel sofista pagano. Parla Giuliano[Julian., Orat. III in fine.]dell'andata di Eusebia Augusta a Roma, mentre il consorte Costanzo facea guerra agli Alamanni con aver passato il Reno, e del grande onore a lei fatto dal senato e popolo romano, e dei donativi d'essa ai capi delle tribù e centurioni di esso popolo. Può essere che questo suo viaggio accadesse nell'anno presente. Ma noi nulla altro sappiamo della guerra suddetta contro gli Alamanni.


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