CCCLXV

CCCLXVAnno diCristoCCCLXV. IndizioneVIII.Liberiopapa 14.ValentinianoeValenteimperadori 2.ConsoliFlavio ValentinianoeFlavio Valente Augusti.Siccome si ricava dalle leggi del Codice Teodosiano, la prefettura di Roma per gli cinque primi mesi fu appoggiata aSimmaco, e dopo lui aVolusiano, de' quali si è parlato di sopra. Per buona parte dell'anno presente si fermò l'Augusto Valentiniano in Milano; e ch'egli facesse una scorsa per varie città d'Italia, si scorge da alcune sue leggi[Gothofred., in Chronolog. Cod. Theod.]date in Sinigaglia, Fano, Verona, Aquileia e Liceria, che non può essere quella del regno di Napoli, e forse fu Luzzara, terra del Mantovano, ossia del Guastallese. Nelle date nondimeno di quelle leggi si osserva qualche sbaglio[Ammian., lib. 26, cap. 5.]. Passò dipoi Valentiniano nelle Gallie, e andò a posare in Parigi; veggendosi ancora qualche legge data in quel luogo, che a poco a poco crescendo di abitatori nel sito fuori dell'isola della Senna, divenne poi famosissima città. I movimenti degli Alamanni quei furono che trassero l'imperador nelle Gallie. Imperocchè que' popoli avendo spediti i lor deputati di buon'ora alla corte per rallegrarsi con Valentiniano, in vecedi riportare a casa dei regali suntuosi, com'era il costume, non ne ebbero che pochi e di poco prezzo. Furono anche trattati con asprezza daOrsacio, maggiordomo dell'imperadore, a cui fumava presto il commino. Il perchè disgustati, per vedersi poco apprezzati da quell'Augusto, rifiutarono quei doni, e poi furiosamente cercarono di vendicarsene addosso agl'innocenti loro confinanti della Gallia, e fecero leghe con altre nazioni barbare, istigandole tutte ai danni dell'imperio romano. Comandò Valentiniano che il generaleDagalaifomarciasse coll'armata contra di essi Alamanni; ma questi li ritrovò già ritirati di là del Reno. Era vicino il primo dì di novembre, quando ad esso Augusto arrivò la dispiacevol nuova cheProcopios'era ribellato in Levante contra del fratello Valente, con impadronirsi di Costantinopoli. Per timore che costui non volgesse le armi verso l'Illirico, che era di sua giurisdizione, spedì Valentiniano colàEquizio, creato general delle milizie di quel paese, con buon numero di truppe, ed egli stesso facea già i conti di tenergli dietro; ma non meno i suoi consiglieri che i legati di varie città galliche il trattennero, con rappresentargli il pericolo, a cui restavano esposte le Gallie; e con fargli conoscere che Procopio era nimico di lui e del fratello, ma che gli Alamanni erano nemici di tutto l'imperio romano. Perciò si fermò, e solamente andò a Rems. Ed affinchè non penetrasse nell'Africa il turbine mosso in Oriente, spedì colàNeoterio, che fu poi console nell'anno di Cristo 390, ed altri uffiziali, raccomandando loro che ben vegliassero alla quiete di quelle contrade. Molte leggi abbiamo pubblicate da esso Augusto in quest'anno, e registrate nel Codice Teodosiano[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.], colle quali proibì il condannare alcun cristiano a fare da gladiatore; siccome ancora l'esigere danaro dalle provincie per regalare chiportava le nuove di qualche vittoria, o dei consoli novelli. Parimente levò i privilegii de' particolari, volendo che ognun portasse il suo peso ne' pubblici aggravii. Inventò ancora i difensori delle città, acciocchè proteggessero il popolo contro la prepotenza de' grandi, e decidessero anche le lor liti di poco momento. Questa istituzione fatta per bene del pubblico durò poi gran tempo, e cagion fu che anche gli ecclesiastici ottenessero dagli Augusti dei difensori per assistere ai lor interessi ne' tribunali.Per conto di Valente imperadore, sul principio dell'anno presente egli procedè console in Costantinopoli, e venuta la primavera passò nell'Asia, perchè facendo i Persiani guerra viva all'Armenia, le apparenze erano che volessero rompere la pace già stabilita da Gioviano, ed assalir le terre del romano imperio. I fatti mostrarono che tale non era la loro intenzione. Ancorchè Socrate[Socrat., lib. 4, cap. 2.]scriva che Valente giunse ad Antiochia, pure abbiamo da Ammiano[Ammianus, lib. 26, cap. 7.]che s'incamminò bensì a quella volta, ma poi si fermò a Cesarea di Cappadocia, dove cominciò a farsi conoscere parziale assai caldo degli Ariani, e persecutor dei Cattolici. Mentre egli dimorava in quelle parti, un fierissimo tremuoto nel dì 21 di luglio, secondo Ammiano ed Idazio[Idacius, in Chron.], oppure nel dì 21 d'agosto, come ha la Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandr.], si fece sentire per tutto l'Oriente. San Girolamo[Hieronymus, in Chronic.]scrive per tutto il mondo; il che ha ciera d'iperbole, tuttochè anche Teofane[Theophan., in Chronogr.]coi termini stessi ne parli. Amendue lo riferiscono all'anno seguente, quando pure non fosse cosa diversa. In Alessandria il mare sì stranamente si gonfiò, che portò le navi sopra le case e mura più alte (ancor questa possiam contarlaper una iperbole), e poscia con pari reflusso retrocedendo lasciò quei legni in secco. Accorsero quei cittadini (i quali doveano pure essere stati tutti annegati, se vera fosse la prima parte) per dare il sacco alle merci; ma ritornando indietro l'acqua, tutti li colse ed annegò. Gran danno è scritto ancora che patirono l'isole di Sicilia e Creta. Soggiornava tuttavia in Cappadocia Valente[Ammianus, lib. 36, cap. 7.], quando arrivò per le posteSofronio, uno de' suoi segretarii, che poi fu creato prefetto di Costantinopoli, portandogli la funesta nuova della sollevazione e ribellion diProcopio. Era costui d'una famiglia illustre della Cilicia, e parente dell'apostata Giuliano[Idem ib., cap. 6.], uomo d'umor melanconico, e riconosciuto prima d'ora per cervello capace di far delle novità. Già il vedemmo lasciato da esso Giuliano nella Mesopotamia conSebastianogenerale al comando di un'armata di trenta mila persone, mentre esso Giuliano marciava coll'altro maggior esercito contro i Persiani. Ebbe poi da Gioviano Augusto l'incumbenza di condurre il corpo dell'estinto Giuliano alla sepoltura di Tarso. Fu creduto (e lo racconta Ammiano) che nel tempio di Carres segretamente Giuliano gli avesse donata una veste di porpora, con dirgli di vestirsene e di farsi proclamar imperadore, in caso che accadesse la morte sua. Aggiunsero altri che Giuliano negli ultimi disperati momenti di sua vita il dichiarasse suo successore; il che si niega da Ammiano. Ma per quel che riguarda la porpora, Zosimo[Zosim., lib. 4, cap. 4.]racconta che Procopio, dappoichè fu eletto Gioviano Augusto, andò a presentargliela, e nello stesso tempo il pregò di lasciarlo ritirare colla sua famiglia a Cesarea di Cappadocia, per menar ivi una vita privata, ed attendere all'agricoltura, perchè in quelle parti vi possedea molti stabili. Vero o falso che fosse l'affare diquella porpora, si dee ben credere sparsa voce ch'egli avesse aspirato all'imperio, e però si appigliò al partito della ritirata. Ma nè pur credendosi sicuro in Cappadocia, passò di poi nella Taurica Chersoneso, oggidì la Crimea; e conoscendo fra poco tempo che non era da fidarsi di que' Barbari infedeli, e trovandosi anche in necessità, venne a nascondersi in una villa vicina a Calcedone in casa d'un amico suo, nominato Stratego. Di là passava talvolta travestito a Costantinopoli; e raccogliendo quanto si diceva dell'avarizia di Valente Augusto, e della crudeltà diPetroniosuocero di esso imperadore, s'avvide che il popolo era mal soddisfatto del presente governo, e questo essere il tempo di tentare un gran giuoco, giacchè non sapea più lungamente sofferire quel suo infelice stato di vita. Gli accrebbe ancora l'animo la lontananza di Valente; e però passato in Costantinopoli, e guadagnato un eunuco assai ricco[Ammianus, lib. 26, cap. 7. Zosimus, lib. 4, cap. 4. Themist., Orat. VII.], si diede a conoscere ad alcuni soldati suoi vecchi amici, ed animosamente si fece proclamare imperadore Augusto. Niun forse giammai sì temerariamente cominciò una sì grande e pari impresa, perchè senza gente, senza denaro e senza altre disposizioni, per andare innanzi e sostenersi. Eppur si vide costui secondato dalla fortuna, perchè a forza di artifizii, di bugie, di promesse, e di far venir di qua e di là persone che asserivano morto Valentiniano, ed incamminati rinforzi di gente in aiuto suo, egli giunse a tirare nel suo partito[Eunap., Vit. Sophist., cap. 5.]un'incredibil quantità di soldati, o disertori, o tratti dalla plebe, in maniera tale, che i primarii dell'imperio dubitavano già che egli potesse prevalere a Valente. Uno degli artifizii suoi ancora fu, che avendo trovato in CostantinopoliFaustina Augusta, vedova dell'imperador Costanzo, conuna sua figliuola di età di cinque anni[Ammian., lib. 26, cap. 7.], vantandosi suo parente, la facea venir seco in lettiga ai combattimenti, e mostrava ai soldati quella fanciulletta, per isvegliar in loro la cara memoria di Costanzo Augusto.Non solamente venne Costantinopoli in poter di Procopio, ma anche la Tracia tutta, e gli riuscì ancora di occupar Calcedone e Nicea, ed in fine tutta la Bitinia, e di guadagnare con mirabil destrezza un corpo di milizie che era stato spedito contra di lui. Valente imperadore, siccome principe allevato sempre nell'ozio e nella pace, e di poco cuore, a tali avvisi, accresciuti anche dalla fama, restò sì sbigottito, che già gli passava per mente di deporre la porpora. Pure animato da' suoi, inviòVadomario, già re degli Alamanni, all'assedio di Nicea. MaRumitalca, che la difendeva per Procopio, con una sortita il fece ritirar più che in fretta. Portossi lo stesso Valente all'assedio di Calcedone, dove non riportò se non delle fischiate e degli scherni ingiuriosi da quei difensori, e fu anch'egli costretto a battere la ritirata. Accadde poi un caso curioso. EssendosiArinteo, uno de' bravi generali di Valente, incontrato in una brigata nemica, comandata daIperechio, in vece di assalirla con l'armi, con quel possesso ch'egli usava ne' tempi addietro con quei soldati desertori, loro comandò di condurgli legato il lor capitano, e fu ubbidito. Quel nondimeno che sconcertò non poco gli affari di Valente, fu che essendosi ritiratoSerenianosuo uffiziale nella città di Cizico colla cassa di guerra, con cui dovea pagar le armate imperiali, un grosso corpo di gente di Procopio quivi il colse, ed, espugnata la città, si impadronì di tutto quel tesoro. Fece inoltre esso Procopio votar la casa diArbezione, già uno de' generali d'armata sotto Costanzo, che non si era voluto presentare a lui, colla scusa della vecchiaia e degli acciacchi suoi. Valseroun tesoro tutti que' preziosi suoi mobili. Diede poscia Procopio in proconsole all'EllespontoOrmisda, figliuolo di quell'Ormisdache già vedemmo fratello di Sapore re di Persia, e rifugiato presso i Romani. Intanto arrivò il verno, ed altro più per allora non seppe far Procopio[Themist., Orat. VII.], che caricar d'imposte i popoli, e lasciar la briglia alla già coperta sua malignità e fierezza, per cui cominciò a calar ne' sudditi l'avversione a Valente, e si svegliò l'odio contra dell'iniquo usurpatore. Sembra ancora ch'egli pubblicasse qualche editto pregiudiziale ai filosofi, avvegnachè anch'esso pretendesse d'essere un gran filosofo. In segno di ciò portava un'assai bella barba, in cui consisteva tutta la di lui filosofia.

Consoli

Flavio ValentinianoeFlavio Valente Augusti.

Siccome si ricava dalle leggi del Codice Teodosiano, la prefettura di Roma per gli cinque primi mesi fu appoggiata aSimmaco, e dopo lui aVolusiano, de' quali si è parlato di sopra. Per buona parte dell'anno presente si fermò l'Augusto Valentiniano in Milano; e ch'egli facesse una scorsa per varie città d'Italia, si scorge da alcune sue leggi[Gothofred., in Chronolog. Cod. Theod.]date in Sinigaglia, Fano, Verona, Aquileia e Liceria, che non può essere quella del regno di Napoli, e forse fu Luzzara, terra del Mantovano, ossia del Guastallese. Nelle date nondimeno di quelle leggi si osserva qualche sbaglio[Ammian., lib. 26, cap. 5.]. Passò dipoi Valentiniano nelle Gallie, e andò a posare in Parigi; veggendosi ancora qualche legge data in quel luogo, che a poco a poco crescendo di abitatori nel sito fuori dell'isola della Senna, divenne poi famosissima città. I movimenti degli Alamanni quei furono che trassero l'imperador nelle Gallie. Imperocchè que' popoli avendo spediti i lor deputati di buon'ora alla corte per rallegrarsi con Valentiniano, in vecedi riportare a casa dei regali suntuosi, com'era il costume, non ne ebbero che pochi e di poco prezzo. Furono anche trattati con asprezza daOrsacio, maggiordomo dell'imperadore, a cui fumava presto il commino. Il perchè disgustati, per vedersi poco apprezzati da quell'Augusto, rifiutarono quei doni, e poi furiosamente cercarono di vendicarsene addosso agl'innocenti loro confinanti della Gallia, e fecero leghe con altre nazioni barbare, istigandole tutte ai danni dell'imperio romano. Comandò Valentiniano che il generaleDagalaifomarciasse coll'armata contra di essi Alamanni; ma questi li ritrovò già ritirati di là del Reno. Era vicino il primo dì di novembre, quando ad esso Augusto arrivò la dispiacevol nuova cheProcopios'era ribellato in Levante contra del fratello Valente, con impadronirsi di Costantinopoli. Per timore che costui non volgesse le armi verso l'Illirico, che era di sua giurisdizione, spedì Valentiniano colàEquizio, creato general delle milizie di quel paese, con buon numero di truppe, ed egli stesso facea già i conti di tenergli dietro; ma non meno i suoi consiglieri che i legati di varie città galliche il trattennero, con rappresentargli il pericolo, a cui restavano esposte le Gallie; e con fargli conoscere che Procopio era nimico di lui e del fratello, ma che gli Alamanni erano nemici di tutto l'imperio romano. Perciò si fermò, e solamente andò a Rems. Ed affinchè non penetrasse nell'Africa il turbine mosso in Oriente, spedì colàNeoterio, che fu poi console nell'anno di Cristo 390, ed altri uffiziali, raccomandando loro che ben vegliassero alla quiete di quelle contrade. Molte leggi abbiamo pubblicate da esso Augusto in quest'anno, e registrate nel Codice Teodosiano[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.], colle quali proibì il condannare alcun cristiano a fare da gladiatore; siccome ancora l'esigere danaro dalle provincie per regalare chiportava le nuove di qualche vittoria, o dei consoli novelli. Parimente levò i privilegii de' particolari, volendo che ognun portasse il suo peso ne' pubblici aggravii. Inventò ancora i difensori delle città, acciocchè proteggessero il popolo contro la prepotenza de' grandi, e decidessero anche le lor liti di poco momento. Questa istituzione fatta per bene del pubblico durò poi gran tempo, e cagion fu che anche gli ecclesiastici ottenessero dagli Augusti dei difensori per assistere ai lor interessi ne' tribunali.

Per conto di Valente imperadore, sul principio dell'anno presente egli procedè console in Costantinopoli, e venuta la primavera passò nell'Asia, perchè facendo i Persiani guerra viva all'Armenia, le apparenze erano che volessero rompere la pace già stabilita da Gioviano, ed assalir le terre del romano imperio. I fatti mostrarono che tale non era la loro intenzione. Ancorchè Socrate[Socrat., lib. 4, cap. 2.]scriva che Valente giunse ad Antiochia, pure abbiamo da Ammiano[Ammianus, lib. 26, cap. 7.]che s'incamminò bensì a quella volta, ma poi si fermò a Cesarea di Cappadocia, dove cominciò a farsi conoscere parziale assai caldo degli Ariani, e persecutor dei Cattolici. Mentre egli dimorava in quelle parti, un fierissimo tremuoto nel dì 21 di luglio, secondo Ammiano ed Idazio[Idacius, in Chron.], oppure nel dì 21 d'agosto, come ha la Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandr.], si fece sentire per tutto l'Oriente. San Girolamo[Hieronymus, in Chronic.]scrive per tutto il mondo; il che ha ciera d'iperbole, tuttochè anche Teofane[Theophan., in Chronogr.]coi termini stessi ne parli. Amendue lo riferiscono all'anno seguente, quando pure non fosse cosa diversa. In Alessandria il mare sì stranamente si gonfiò, che portò le navi sopra le case e mura più alte (ancor questa possiam contarlaper una iperbole), e poscia con pari reflusso retrocedendo lasciò quei legni in secco. Accorsero quei cittadini (i quali doveano pure essere stati tutti annegati, se vera fosse la prima parte) per dare il sacco alle merci; ma ritornando indietro l'acqua, tutti li colse ed annegò. Gran danno è scritto ancora che patirono l'isole di Sicilia e Creta. Soggiornava tuttavia in Cappadocia Valente[Ammianus, lib. 36, cap. 7.], quando arrivò per le posteSofronio, uno de' suoi segretarii, che poi fu creato prefetto di Costantinopoli, portandogli la funesta nuova della sollevazione e ribellion diProcopio. Era costui d'una famiglia illustre della Cilicia, e parente dell'apostata Giuliano[Idem ib., cap. 6.], uomo d'umor melanconico, e riconosciuto prima d'ora per cervello capace di far delle novità. Già il vedemmo lasciato da esso Giuliano nella Mesopotamia conSebastianogenerale al comando di un'armata di trenta mila persone, mentre esso Giuliano marciava coll'altro maggior esercito contro i Persiani. Ebbe poi da Gioviano Augusto l'incumbenza di condurre il corpo dell'estinto Giuliano alla sepoltura di Tarso. Fu creduto (e lo racconta Ammiano) che nel tempio di Carres segretamente Giuliano gli avesse donata una veste di porpora, con dirgli di vestirsene e di farsi proclamar imperadore, in caso che accadesse la morte sua. Aggiunsero altri che Giuliano negli ultimi disperati momenti di sua vita il dichiarasse suo successore; il che si niega da Ammiano. Ma per quel che riguarda la porpora, Zosimo[Zosim., lib. 4, cap. 4.]racconta che Procopio, dappoichè fu eletto Gioviano Augusto, andò a presentargliela, e nello stesso tempo il pregò di lasciarlo ritirare colla sua famiglia a Cesarea di Cappadocia, per menar ivi una vita privata, ed attendere all'agricoltura, perchè in quelle parti vi possedea molti stabili. Vero o falso che fosse l'affare diquella porpora, si dee ben credere sparsa voce ch'egli avesse aspirato all'imperio, e però si appigliò al partito della ritirata. Ma nè pur credendosi sicuro in Cappadocia, passò di poi nella Taurica Chersoneso, oggidì la Crimea; e conoscendo fra poco tempo che non era da fidarsi di que' Barbari infedeli, e trovandosi anche in necessità, venne a nascondersi in una villa vicina a Calcedone in casa d'un amico suo, nominato Stratego. Di là passava talvolta travestito a Costantinopoli; e raccogliendo quanto si diceva dell'avarizia di Valente Augusto, e della crudeltà diPetroniosuocero di esso imperadore, s'avvide che il popolo era mal soddisfatto del presente governo, e questo essere il tempo di tentare un gran giuoco, giacchè non sapea più lungamente sofferire quel suo infelice stato di vita. Gli accrebbe ancora l'animo la lontananza di Valente; e però passato in Costantinopoli, e guadagnato un eunuco assai ricco[Ammianus, lib. 26, cap. 7. Zosimus, lib. 4, cap. 4. Themist., Orat. VII.], si diede a conoscere ad alcuni soldati suoi vecchi amici, ed animosamente si fece proclamare imperadore Augusto. Niun forse giammai sì temerariamente cominciò una sì grande e pari impresa, perchè senza gente, senza denaro e senza altre disposizioni, per andare innanzi e sostenersi. Eppur si vide costui secondato dalla fortuna, perchè a forza di artifizii, di bugie, di promesse, e di far venir di qua e di là persone che asserivano morto Valentiniano, ed incamminati rinforzi di gente in aiuto suo, egli giunse a tirare nel suo partito[Eunap., Vit. Sophist., cap. 5.]un'incredibil quantità di soldati, o disertori, o tratti dalla plebe, in maniera tale, che i primarii dell'imperio dubitavano già che egli potesse prevalere a Valente. Uno degli artifizii suoi ancora fu, che avendo trovato in CostantinopoliFaustina Augusta, vedova dell'imperador Costanzo, conuna sua figliuola di età di cinque anni[Ammian., lib. 26, cap. 7.], vantandosi suo parente, la facea venir seco in lettiga ai combattimenti, e mostrava ai soldati quella fanciulletta, per isvegliar in loro la cara memoria di Costanzo Augusto.

Non solamente venne Costantinopoli in poter di Procopio, ma anche la Tracia tutta, e gli riuscì ancora di occupar Calcedone e Nicea, ed in fine tutta la Bitinia, e di guadagnare con mirabil destrezza un corpo di milizie che era stato spedito contra di lui. Valente imperadore, siccome principe allevato sempre nell'ozio e nella pace, e di poco cuore, a tali avvisi, accresciuti anche dalla fama, restò sì sbigottito, che già gli passava per mente di deporre la porpora. Pure animato da' suoi, inviòVadomario, già re degli Alamanni, all'assedio di Nicea. MaRumitalca, che la difendeva per Procopio, con una sortita il fece ritirar più che in fretta. Portossi lo stesso Valente all'assedio di Calcedone, dove non riportò se non delle fischiate e degli scherni ingiuriosi da quei difensori, e fu anch'egli costretto a battere la ritirata. Accadde poi un caso curioso. EssendosiArinteo, uno de' bravi generali di Valente, incontrato in una brigata nemica, comandata daIperechio, in vece di assalirla con l'armi, con quel possesso ch'egli usava ne' tempi addietro con quei soldati desertori, loro comandò di condurgli legato il lor capitano, e fu ubbidito. Quel nondimeno che sconcertò non poco gli affari di Valente, fu che essendosi ritiratoSerenianosuo uffiziale nella città di Cizico colla cassa di guerra, con cui dovea pagar le armate imperiali, un grosso corpo di gente di Procopio quivi il colse, ed, espugnata la città, si impadronì di tutto quel tesoro. Fece inoltre esso Procopio votar la casa diArbezione, già uno de' generali d'armata sotto Costanzo, che non si era voluto presentare a lui, colla scusa della vecchiaia e degli acciacchi suoi. Valseroun tesoro tutti que' preziosi suoi mobili. Diede poscia Procopio in proconsole all'EllespontoOrmisda, figliuolo di quell'Ormisdache già vedemmo fratello di Sapore re di Persia, e rifugiato presso i Romani. Intanto arrivò il verno, ed altro più per allora non seppe far Procopio[Themist., Orat. VII.], che caricar d'imposte i popoli, e lasciar la briglia alla già coperta sua malignità e fierezza, per cui cominciò a calar ne' sudditi l'avversione a Valente, e si svegliò l'odio contra dell'iniquo usurpatore. Sembra ancora ch'egli pubblicasse qualche editto pregiudiziale ai filosofi, avvegnachè anch'esso pretendesse d'essere un gran filosofo. In segno di ciò portava un'assai bella barba, in cui consisteva tutta la di lui filosofia.


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