CCCLXVIII

CCCLXVIIIAnno diCristoCCCLXVIII. IndizioneXI.Damasopapa 3.ValentinianoeValenteimperadori 5.Grazianoimperadore 2.ConsoliFlavio Valentiniano Augustoper la seconda volta eFlavio Valente Augustoper la seconda.Vettio Agorio Pretestato, per quanto apparisce da una legge del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], esercitava tuttavia nel gennaio del presente anno la prefettura di Roma. A lui succedette in quella dignità, come costa da altre leggi,Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio. Era questi della famiglia Anicia, la più potente, la più nobile che si avesse allora la città di Roma, divisa in più rami, ed esaltata da tutti gli antichi scrittori, ma maggiormente gloriosa per aver essa dato il primo senatore alla religion cristiana, quando tanti altri conservarono anche dipoi il paganesimo. Intorno alla nobiltà e a tanti personaggi illustri di questa casa, si può vedere il Reinesio[Reines., Inscription. Antiq.], e spezialmente il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Emper.], che diffusamente ne tratta all'anno presente, in parlando di esso Olibrio e diSesto Petronio Probo, a cui fu appoggiata la prefettura del pretorio in questi medesimi tempi. Scrive questo Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 11.], essere statoProboconosciuto per tutto l'imperio romano a cagion della sua chiara nobiltà, possanza e ricchezze, perchè egli possedea delle gran tenute di beni per tutte le provincie romane. Leggonsi moltissime leggi pubblicate da Valentiniano Augusto nel presente anno, e rapportate nel Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theod.]. Con una di esse egli restituì ai cherici cattolici della provincia proconsolaredell'Africa i privilegii loro già tolti dallo apostata Giuliano. Con un'altra egli ordinò che in cadauno de' quattordici rioni di Roma si mantenesse un medico per servigio de' poveri. Riformò ancora varii abusi degli avvocati nelle cause civili, comandando loro di non ingiuriare alcuno, di non tirare in lungo le liti, e di non far patti per la ricompensa delle lor fatiche. Pel tempo del verno era soggiornato Valentiniano in Treveri, facendo intanto le disposizioni opportune per continuar la guerra contra degli Alamanni. Alla stagione solita d'uscirne in campagna, avendo chiamato all'armataSebastianoconte[Ammian., lib. 27, cap. 10.], insieme col figliuoloGrazianoe coi generaliGiovinoeSevero, passò egli il Reno senza opposizione di alcuno; e spedì poi varii distaccamenti delle sue truppe a dare il guasto ai seminati e alle case de' nemici. Per quanto s'inoltrassero i Romani, resistenza non si trovò, fuorchè ad un luogo appellato Solicinio, creduto da alcuni nel ducato ora di Wirtemberg. S'era ritirato un grosso corpo di Alamanni sopra una montagna, e si sudò non poco a sloggiarli di là colla morte di molti degli aggressori. Pare che in fine quei popoli chiedessero ed impetrassero pace dall'imperadore. Il che fatto, se ne tornò egli a Treveri, come trionfante, non per aver vinti gli Alamanni, ma per aver desolate le lor campagne, ricavandosi da Ausonio[Auson., in Mos.]che in tal congiuntura Valentiniano celebrò de' giuochi trionfali, e diede de' solazzi al popolo.Poche faccende ebbe in quest'anno Valente Augusto, tuttochè fosse viva la guerra di lui coi Goti. Le leggi del Codice Teodosiano cel fanno vedere in Marcianopoli; nè Ammiano accenna di lui impresa alcuna militare che si creda appartenere a quest'anno. Perchè il Danubio fu oltre misura grosso, non si potè passare. Temistio sofista[Themist., Orat. VIII.], cioè oratore,nella suddetta città recitò un panegirico, tuttavia esistente, in lode di lui. Giacchè quivi si legge che un principe orientale avendo abbandonato gli Stati del padre, Stati di molta ampiezza, era venuto a servire sotto Valente: giustamente si conghiettura che Temistio disegnasse con tali parole il figliuolo diArsacere dell'Armenia, appellatoPara, il quale in fatti dopo le disavventure di suo padre ricorse alla protezion di Valente. Parla appunto Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 12.]circa questi tempi degli affari dell'Armenia. Pretendeva Sapore re di Persia che, in vigore del trattato di pace conchiuso con Gioviano Augusto, non potessero i Romani, in caso di guerra, prestar aiuto all'Armenia. Però da lì innanzi, parte colla forza e parte colle insidie, si studiò d'impadronirsi di quel regno, con ricorrere in fine al tradimento. Invitato ad un convito Arsace re d'essa Armenia, fece prenderlo, cavargli gli occhi, e il privò in fine di vita. Ciò fatto, non gli fu difficile di rendersi padrone d'essa Armenia, con darne il governo a Cilace ed Artabano, due nazionali di quel paese. Erasi ritirata la reginaOlimpiadeconParasuo figliuolo in una fortezza chiamata Artagerasta, dove fu assediata dai due governatori del regno, co' quali passando d'intelligenza, un dì ebbe maniera di far tagliare a pezzi i Persiani ch'erano in quel presidio. Posto Para in libertà, ricorse allora al patrocinio di Valente Augusto, e per qualche tempo si fermò in Neocesarea del Ponto, finchè assistito, per ordine segreto d'esso Valente, daTerenzioconte, ebbe la fortuna (probabilmente nell'anno seguente) di rientrar nell'Armenia, e di possederla, ma senza titolo di re, perchè Valente non volle conferirglielo, per non dar occasione a Sapore di pretendere rotto il suddetto trattato di pace. In tale stato era intorno a questi tempi l'Armenia. La città di Nicea, per attestato diGirolamo[Hieronymus, in Chronico.], restò in quest'anno totalmente atterrata da un orrendo tremuoto.

Consoli

Flavio Valentiniano Augustoper la seconda volta eFlavio Valente Augustoper la seconda.

Vettio Agorio Pretestato, per quanto apparisce da una legge del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], esercitava tuttavia nel gennaio del presente anno la prefettura di Roma. A lui succedette in quella dignità, come costa da altre leggi,Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio. Era questi della famiglia Anicia, la più potente, la più nobile che si avesse allora la città di Roma, divisa in più rami, ed esaltata da tutti gli antichi scrittori, ma maggiormente gloriosa per aver essa dato il primo senatore alla religion cristiana, quando tanti altri conservarono anche dipoi il paganesimo. Intorno alla nobiltà e a tanti personaggi illustri di questa casa, si può vedere il Reinesio[Reines., Inscription. Antiq.], e spezialmente il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Emper.], che diffusamente ne tratta all'anno presente, in parlando di esso Olibrio e diSesto Petronio Probo, a cui fu appoggiata la prefettura del pretorio in questi medesimi tempi. Scrive questo Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 11.], essere statoProboconosciuto per tutto l'imperio romano a cagion della sua chiara nobiltà, possanza e ricchezze, perchè egli possedea delle gran tenute di beni per tutte le provincie romane. Leggonsi moltissime leggi pubblicate da Valentiniano Augusto nel presente anno, e rapportate nel Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theod.]. Con una di esse egli restituì ai cherici cattolici della provincia proconsolaredell'Africa i privilegii loro già tolti dallo apostata Giuliano. Con un'altra egli ordinò che in cadauno de' quattordici rioni di Roma si mantenesse un medico per servigio de' poveri. Riformò ancora varii abusi degli avvocati nelle cause civili, comandando loro di non ingiuriare alcuno, di non tirare in lungo le liti, e di non far patti per la ricompensa delle lor fatiche. Pel tempo del verno era soggiornato Valentiniano in Treveri, facendo intanto le disposizioni opportune per continuar la guerra contra degli Alamanni. Alla stagione solita d'uscirne in campagna, avendo chiamato all'armataSebastianoconte[Ammian., lib. 27, cap. 10.], insieme col figliuoloGrazianoe coi generaliGiovinoeSevero, passò egli il Reno senza opposizione di alcuno; e spedì poi varii distaccamenti delle sue truppe a dare il guasto ai seminati e alle case de' nemici. Per quanto s'inoltrassero i Romani, resistenza non si trovò, fuorchè ad un luogo appellato Solicinio, creduto da alcuni nel ducato ora di Wirtemberg. S'era ritirato un grosso corpo di Alamanni sopra una montagna, e si sudò non poco a sloggiarli di là colla morte di molti degli aggressori. Pare che in fine quei popoli chiedessero ed impetrassero pace dall'imperadore. Il che fatto, se ne tornò egli a Treveri, come trionfante, non per aver vinti gli Alamanni, ma per aver desolate le lor campagne, ricavandosi da Ausonio[Auson., in Mos.]che in tal congiuntura Valentiniano celebrò de' giuochi trionfali, e diede de' solazzi al popolo.

Poche faccende ebbe in quest'anno Valente Augusto, tuttochè fosse viva la guerra di lui coi Goti. Le leggi del Codice Teodosiano cel fanno vedere in Marcianopoli; nè Ammiano accenna di lui impresa alcuna militare che si creda appartenere a quest'anno. Perchè il Danubio fu oltre misura grosso, non si potè passare. Temistio sofista[Themist., Orat. VIII.], cioè oratore,nella suddetta città recitò un panegirico, tuttavia esistente, in lode di lui. Giacchè quivi si legge che un principe orientale avendo abbandonato gli Stati del padre, Stati di molta ampiezza, era venuto a servire sotto Valente: giustamente si conghiettura che Temistio disegnasse con tali parole il figliuolo diArsacere dell'Armenia, appellatoPara, il quale in fatti dopo le disavventure di suo padre ricorse alla protezion di Valente. Parla appunto Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 12.]circa questi tempi degli affari dell'Armenia. Pretendeva Sapore re di Persia che, in vigore del trattato di pace conchiuso con Gioviano Augusto, non potessero i Romani, in caso di guerra, prestar aiuto all'Armenia. Però da lì innanzi, parte colla forza e parte colle insidie, si studiò d'impadronirsi di quel regno, con ricorrere in fine al tradimento. Invitato ad un convito Arsace re d'essa Armenia, fece prenderlo, cavargli gli occhi, e il privò in fine di vita. Ciò fatto, non gli fu difficile di rendersi padrone d'essa Armenia, con darne il governo a Cilace ed Artabano, due nazionali di quel paese. Erasi ritirata la reginaOlimpiadeconParasuo figliuolo in una fortezza chiamata Artagerasta, dove fu assediata dai due governatori del regno, co' quali passando d'intelligenza, un dì ebbe maniera di far tagliare a pezzi i Persiani ch'erano in quel presidio. Posto Para in libertà, ricorse allora al patrocinio di Valente Augusto, e per qualche tempo si fermò in Neocesarea del Ponto, finchè assistito, per ordine segreto d'esso Valente, daTerenzioconte, ebbe la fortuna (probabilmente nell'anno seguente) di rientrar nell'Armenia, e di possederla, ma senza titolo di re, perchè Valente non volle conferirglielo, per non dar occasione a Sapore di pretendere rotto il suddetto trattato di pace. In tale stato era intorno a questi tempi l'Armenia. La città di Nicea, per attestato diGirolamo[Hieronymus, in Chronico.], restò in quest'anno totalmente atterrata da un orrendo tremuoto.


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