CCCLXXIX

CCCLXXIXAnno diCristoCCCLXXIX. IndizioneVII.Damasopapa 14.Grazianoimperadore 13ValentinianoII imperad. 5.Teodosioimperadore 1.ConsoliDecimo Magno AusonioeQuinto Clodio Ermogeniano Olibrio.Ausonio, primo di questi due consoli, celebre scrittore dei presenti tempi, quel medesimo è che, nato nelle Gallie in Bordeaux di mediocre famiglia, avea avuto l'onore di essere maestro di Graziano Augusto. La gratitudine di questo principe, arrivato che fu al governo degli stati, non si restrinse solamente a farlo prefetto del pretorio delle Gallie; il volle anche rimunerare colla più cospicua dignità dell'imperio, creandolo console nell'anno presente. Si disputa tuttavia, se egli fosse cristiano o pagano[Scalig. Cave, Tillemont et alii.]. Alcuni suoi versi (se pure sono tutti di lui) cel rappresentano professore della fede di Cristo; il complesso nondimeno di tanti altri suoi versi pieni di paganesimo, e di sordide impurità, porge sospetto giusto ch'egli fosse un gentile. Certamente s'egli fu cristiano, dovette esser tale più dinome che di fatti: tanto que' suoi poemi svergognano la professione di sì santa religione. L'altro console, cioèOlibrio, quello stesso è che abbiam veduto in addietro prefetto di Roma. Nell'anno presente, se non son fallati i testi del Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.], essa prefettura fu appoggiata adIpazio. Passò l'Augusto Graziano il verno in Sirmio, e quivi riflettendo al miserabil sistema dei tempi correnti per la inondazione di tante nazioni barbariche nell'Illirico e nella Tracia, con essere nello stesso tempo minacciate anche le Gallie dagli Svevi ed Alamanni; conoscendo inoltre che non era possibile a lui solo il sostenere in tali circostanze il peso dell'occidentale e insieme dell'orientale imperio, trovandosi il fratello Valentiniano in età puerile, e che bisogno ci era di un braccio forte per rimediare ai presenti disordini e ai maggiori pericoli dell'avvenire, determinò di scegliere un collega nell'imperio[Themistius, Orat. XIV.]. Si fermarono i suoi sguardi e riflessi (giacchè trovar non dovette alcuno dei suoi parenti atto a sì gran soma) sopraTeodosio il giovane, da lui poco fa alzato al grado di generale, personaggio che negli anni addietro, ed ultimamente ancora, si era segnalato in varie imprese militari. Però chiamatolo a Sirmio nel dì 19 (Socrate scrive nel dì 16) di gennaio dell'anno presente, ancorchè trovasse in lui della ripugnanza non finta, il dichiaròimperadore Augusto[Pacatus, in Panegyr. Idacius, in Chronic. Zos. lib. 4, cap. 24. Chronicon Alexandrin. Prosper., in Chronic.], con approvazione e plauso di chiunque non penuriava di giudizio. Era Teodosio nato in Ispagna in Cauca città della Galizia, e non già in Italica patria di Traiano, come scrisse Marcellino conte; e quantunque non manchino scrittori che il fanno discendente da esso Traiano[Socrates, Hist. Eccl. Victor, in Epitome. Claudian. et alii.], pure gran pericolo vi ha che figlia dell'adulazione fosse la voce diuna tal parentela. Certo è bensì che nei pregi egli somigliò non poco a quel rinomato Augusto, e non già ne' vizii. Ebbe per padre, siccome dicemmo, quelTeodosioconte, valoroso generale, che per ordine dello sconsigliato Graziano Augusto fu ucciso in Africa.Onoriovien malamente appellato suo padre da Vittore[Victor, in Epitome.], il quale dà il nome diTermanziaalla di lui madre. Intorno a vari suoi fratelli e parenti hanno disputato gli eruditi[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], ma io non vo' fermare i lettori in sì spinose ricerche. Credesi che Teodosio, allorchè fu alzato al trono, si trovasse nel più bel fiore della sua età, cioè di circa trentatrè anni. Aveva per moglieElia Flacilla, nominata per lo più dagli scrittori greci[Du-Cange, Hist. Byzant.]Placilla, ed anchePlacidia, da alcuni creduta figliuola di quell'Antonio che vedremo console nell'anno 382. Delle rare qualità e virtù di questo novello Augusto, per le quali si meritò il nome digrande, ragioneremo altrove. Per ora basterà il dire ch'egli aveva ereditato dai suoi maggiori l'amore della religion cristiana, tuttochè per anche non avesse ricevuto il sacro battesimo, secondo l'uso od abuso di molti d'allora; ma che poco tarderemo a vederlo entrato pienamente nella greggia di Cristo, con divenir poi da lì innanzi il più luminoso de' suoi pregi la pietà e l'amor della vera religione.Fu dunque di nuovo partito il romano imperio.Grazianoritenne per sè l'Italia, l'Africa, la Spagna, la Gallia e la Bretagna. Vuol Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 19.]che esso Graziano assegnasse aValentiniano IIsuo fratello minore le due prime provincie coll'Illirico, e taluno pensa ciò fatto nell'anno presente; ma Graziano, attesa la tenera età di esso Valentiniano, almen come tutore, continuò anche da lì innanzi a comandare in tutte le suddette provincie di sua porzione. ATeodosiotoccò Costantinopoli colla Tracia, e tutte leProvincie dell'Oriente colle quali solea andar unito l'Egitto: Sozomeno[Sozom., Histor. Eccl., lib. 7, cap. 14.]vi aggiugne anche l'Illirico: per la qual asserzione gli vien data una mentita dal Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], perchè di ciò non parlano gli altri storici; e molto più perchè ci son pruove che Valentiniano iuniore signoreggiò in esso Illirico. Ma il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 380.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]eruditamente ha dimostrato che l'Illirico fu in questi tempi diviso in occidentale ed orientale. Nel primo si contavano le due Pannonie, i due Norici e la Dalmazia. Nell'altro la Dacia, la Macedonia, i due Epiri, la Tessalia, l'Acaia e l'isola di Creta. Restò in potere di Graziano l'occidentale, e l'altro pervenne a Teodosio. Dopo avere in questa guisa regolati i pubblici affari, Graziano si mise in viaggio per ritornar nelle Gallie. Le leggi[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]del Codice Teodosiano cel fanno vedere in Aquileia sul principio di luglio, sul fine in Milano. Professava questo principe una particolar amicizia e confidenza con sant'Ambrosioarcivescovo dell'ultima città suddetta; e per le istanze di lui questo insigne pastore scrisse i suoi libri della Fede. All'incontro per le premure di sant'Ambrosio si può ben credere che esso Augusto pubblicasse in Milano nel dì 3 di agosto una legge[L. 5, de Haeret. Cod. Theodos.]riguardante gli eretici. Aveva egli nell'anno precedente, mentre dimorava in Sirmio, con suo editto permessa la libertà a tutte le sette degli eretici[Suidas, verboGratianus. Socrates, l. 5, cap. 2 et 4. Sozomenus, lib. 7, cap. 1.]a riserva degli Eunomiani, Manichei e Fotiniani, accomodandosi alla necessità de' tempi e per guadagnarsi gli animi degli Orientali, gente avvezza alle novità e alle eresie. Ora colla legge suddetta emanata in Milano egli proibì a tutti gli eretici di predicare i lor falsi dogmi, e di tener delle assemblee, e diribattezzare: il che massimamente si usava dai Donatisti. Se non prima, certamente dimorando Graziano in Milano, gli dovettero giugnere avvisi che gli Svevi e gli Alamanni faceano de' fieri movimenti, e già erano passati di qua dal Reno ai danni delle Gallie. Prese egli dunque il cammino frettolosamente per la Rezia alla volta di Treveri[Auson., in Panegyr.], dove una sua legge cel rappresenta già arrivato nel dì 14 di settembre. Abbiamo ben da Sozomeno[Sozom., ib., cap. 4.]che l'armi sue ripulsarono i Barbari della Germania, giunto ch'egli fu colà; ma non parlandone Ausonio nel suo panegirico, si può giustamente dubitar di tali imprese. Non può già restar dubbio intorno al tempo in cui esso Ausonio recitò il suo panegirico in rendimento di grazie a questo Augusto pel consolato suo, essendo ciò avvenuto dappoichè lo stesso Graziano si fu restituito a Treveri, e però non nel principio dell'anno presente, ma almen dopo l'agosto, e più probabilmente verso il fin di quest'anno. Nè si dee tralasciare che san Prospero, nella sua cronica[Prosper, in Chron.]intorno a questi tempi comincia a farci udire il nome de' popolilongobardi, conosciuti nondimeno fino ai suoi tempi da Cornelio Tacito; e questi son quegli stessi che due secoli dopo vennero a recar tanti affanni all'Italia. Scrive egli che questa nazione uscita dalle estremità dell'Oceano o della Scandinavia, cercando miglior nido, sotto la condotta di Ibor e Aione lor capi, vennero verso la Germania, e mossa guerra ai Vandali, li vinsero, piantandosi, come si può credere, nel loro paese.Restò l'Augusto Teodosio, dopo la partenza di Graziano, nell'Illirico, attorniato bensì dagli splendori dell'eccelsa novella sua dignità, ma insieme in una immensa confusione di cose. Piene tutte le contrade dell'Illirico e della Tracia diBarbari[Themist., Orat. XVI. Zosim., lib. 4, cap. 25.]orgogliosi, che in niun luogo trovavano resistenza; i popoli o trucidati, o avviliti dal terrore, o fatti schiavi; egli senza armata valevole a far fronte, e que' pochi combattenti romani che vi restavano chiusi nelle città e castella, senza osar di muovere un passo contra di quella gente fiera e vincitrice. Contuttociò Teodosio animosamente si applicò alla cura di tante piaghe, dichiarando suoi generaliRicomereeMajoranoche con fedeltà e bravura secondarono le sue disposizioni. Venuto a Tessalonica ossia a Salonichi, nel giugno di quest'anno quivi ricevette gli omaggi di molte città che gli spedirono i lor deputati.Temistiosofista[Idem, Orat XIV.]specialmente fu uno degl'inviati dal senato e popolo di Costantinopoli, che non dimenticò di procurar privilegi e vantaggi per i senatori di quella regal città. Attese Teodosio in Tessalonica ad unir quanta gente potè atta alle armi, prendendo coloro ancora che lavoravano alle miniere, come avvezzi ad una vita dura e faticosa. Tutti gli addestrò in breve all'arte e disciplina militare, e restituì il coraggio a chi lo avea perduto. Poscia allorchè si vide assai forte, uscì in campagna, e cominciò a dar la caccia alle nazioni barbare. Prosperose furono in più incontri le armi di lui. Idacio[Idacius, in Fastis.]e Prospero[Prosper, in Chronic.]scrivono aver egli riportate molte vittorie de' Goti, Alani ed Unni, e che nel dì 17 di novembre le liete nuove ne furono portate a Costantinopoli[Sozom., lib. 4, cap. 25.]. Non ci resta scrittore che più precisa memoria di que' fatti ci somministri, fuorchè Zosimo[Zosim., ibid.], il quale parla di un solo di essi, molto vantaggioso ai Romani.Modare, nato di regal sangue in Tartaria, essendo passato al servigio de' Romani, tal credito si era acquistato colle sue azioni guerriere, che pervenne al grado di generale. Essendo egli andato un dì colletruppe di suo comando a portarsi sopra una collina, fu avvertito dalle spie che un grossissimo corpo di Barbari era venuto ad accamparsi al piede di quella collina, e che tutti stavano a tavola in gozzoviglia, tracannando i vini rubati. Li lasciò egli ben bene aborracchiare e prendere sonno; ed allora coi suoi quietamente calò, e diede loro addosso. Tutti a man salva gli uccise, e dipoi prese le donne e i fanciulli con quattromila carrette, sulle quali in vece di letto posavano ed erano condotte in volta le loro famiglie. Dalle lettere di san Gregorio Nazianzeno[Gregor. Nazianz., Epist. CXXXV et seq.]par che si possa ricavare che il suddetto general Modare fosse cristiano e cattolico. Tra questi fortunati combattimenti, e l'aver Teodosio tratte alcune altre brigate di que' Barbari a chieder pace e a dargli ostaggi[Sozom., lib. 7, cap. 4.], o pure ad arrolarsi nell'esercito suo (che di questo ripiego si servì egli ancora per maggiormente sminuire il numero de' nemici) cangiarono faccia gli affari, e non passò il presente anno, che la Tracia respirò, e si vide tutta o quasi tutta libera dal peso di que' crudi masnadieri.

Consoli

Decimo Magno AusonioeQuinto Clodio Ermogeniano Olibrio.

Ausonio, primo di questi due consoli, celebre scrittore dei presenti tempi, quel medesimo è che, nato nelle Gallie in Bordeaux di mediocre famiglia, avea avuto l'onore di essere maestro di Graziano Augusto. La gratitudine di questo principe, arrivato che fu al governo degli stati, non si restrinse solamente a farlo prefetto del pretorio delle Gallie; il volle anche rimunerare colla più cospicua dignità dell'imperio, creandolo console nell'anno presente. Si disputa tuttavia, se egli fosse cristiano o pagano[Scalig. Cave, Tillemont et alii.]. Alcuni suoi versi (se pure sono tutti di lui) cel rappresentano professore della fede di Cristo; il complesso nondimeno di tanti altri suoi versi pieni di paganesimo, e di sordide impurità, porge sospetto giusto ch'egli fosse un gentile. Certamente s'egli fu cristiano, dovette esser tale più dinome che di fatti: tanto que' suoi poemi svergognano la professione di sì santa religione. L'altro console, cioèOlibrio, quello stesso è che abbiam veduto in addietro prefetto di Roma. Nell'anno presente, se non son fallati i testi del Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.], essa prefettura fu appoggiata adIpazio. Passò l'Augusto Graziano il verno in Sirmio, e quivi riflettendo al miserabil sistema dei tempi correnti per la inondazione di tante nazioni barbariche nell'Illirico e nella Tracia, con essere nello stesso tempo minacciate anche le Gallie dagli Svevi ed Alamanni; conoscendo inoltre che non era possibile a lui solo il sostenere in tali circostanze il peso dell'occidentale e insieme dell'orientale imperio, trovandosi il fratello Valentiniano in età puerile, e che bisogno ci era di un braccio forte per rimediare ai presenti disordini e ai maggiori pericoli dell'avvenire, determinò di scegliere un collega nell'imperio[Themistius, Orat. XIV.]. Si fermarono i suoi sguardi e riflessi (giacchè trovar non dovette alcuno dei suoi parenti atto a sì gran soma) sopraTeodosio il giovane, da lui poco fa alzato al grado di generale, personaggio che negli anni addietro, ed ultimamente ancora, si era segnalato in varie imprese militari. Però chiamatolo a Sirmio nel dì 19 (Socrate scrive nel dì 16) di gennaio dell'anno presente, ancorchè trovasse in lui della ripugnanza non finta, il dichiaròimperadore Augusto[Pacatus, in Panegyr. Idacius, in Chronic. Zos. lib. 4, cap. 24. Chronicon Alexandrin. Prosper., in Chronic.], con approvazione e plauso di chiunque non penuriava di giudizio. Era Teodosio nato in Ispagna in Cauca città della Galizia, e non già in Italica patria di Traiano, come scrisse Marcellino conte; e quantunque non manchino scrittori che il fanno discendente da esso Traiano[Socrates, Hist. Eccl. Victor, in Epitome. Claudian. et alii.], pure gran pericolo vi ha che figlia dell'adulazione fosse la voce diuna tal parentela. Certo è bensì che nei pregi egli somigliò non poco a quel rinomato Augusto, e non già ne' vizii. Ebbe per padre, siccome dicemmo, quelTeodosioconte, valoroso generale, che per ordine dello sconsigliato Graziano Augusto fu ucciso in Africa.Onoriovien malamente appellato suo padre da Vittore[Victor, in Epitome.], il quale dà il nome diTermanziaalla di lui madre. Intorno a vari suoi fratelli e parenti hanno disputato gli eruditi[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], ma io non vo' fermare i lettori in sì spinose ricerche. Credesi che Teodosio, allorchè fu alzato al trono, si trovasse nel più bel fiore della sua età, cioè di circa trentatrè anni. Aveva per moglieElia Flacilla, nominata per lo più dagli scrittori greci[Du-Cange, Hist. Byzant.]Placilla, ed anchePlacidia, da alcuni creduta figliuola di quell'Antonio che vedremo console nell'anno 382. Delle rare qualità e virtù di questo novello Augusto, per le quali si meritò il nome digrande, ragioneremo altrove. Per ora basterà il dire ch'egli aveva ereditato dai suoi maggiori l'amore della religion cristiana, tuttochè per anche non avesse ricevuto il sacro battesimo, secondo l'uso od abuso di molti d'allora; ma che poco tarderemo a vederlo entrato pienamente nella greggia di Cristo, con divenir poi da lì innanzi il più luminoso de' suoi pregi la pietà e l'amor della vera religione.

Fu dunque di nuovo partito il romano imperio.Grazianoritenne per sè l'Italia, l'Africa, la Spagna, la Gallia e la Bretagna. Vuol Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 19.]che esso Graziano assegnasse aValentiniano IIsuo fratello minore le due prime provincie coll'Illirico, e taluno pensa ciò fatto nell'anno presente; ma Graziano, attesa la tenera età di esso Valentiniano, almen come tutore, continuò anche da lì innanzi a comandare in tutte le suddette provincie di sua porzione. ATeodosiotoccò Costantinopoli colla Tracia, e tutte leProvincie dell'Oriente colle quali solea andar unito l'Egitto: Sozomeno[Sozom., Histor. Eccl., lib. 7, cap. 14.]vi aggiugne anche l'Illirico: per la qual asserzione gli vien data una mentita dal Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], perchè di ciò non parlano gli altri storici; e molto più perchè ci son pruove che Valentiniano iuniore signoreggiò in esso Illirico. Ma il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 380.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]eruditamente ha dimostrato che l'Illirico fu in questi tempi diviso in occidentale ed orientale. Nel primo si contavano le due Pannonie, i due Norici e la Dalmazia. Nell'altro la Dacia, la Macedonia, i due Epiri, la Tessalia, l'Acaia e l'isola di Creta. Restò in potere di Graziano l'occidentale, e l'altro pervenne a Teodosio. Dopo avere in questa guisa regolati i pubblici affari, Graziano si mise in viaggio per ritornar nelle Gallie. Le leggi[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]del Codice Teodosiano cel fanno vedere in Aquileia sul principio di luglio, sul fine in Milano. Professava questo principe una particolar amicizia e confidenza con sant'Ambrosioarcivescovo dell'ultima città suddetta; e per le istanze di lui questo insigne pastore scrisse i suoi libri della Fede. All'incontro per le premure di sant'Ambrosio si può ben credere che esso Augusto pubblicasse in Milano nel dì 3 di agosto una legge[L. 5, de Haeret. Cod. Theodos.]riguardante gli eretici. Aveva egli nell'anno precedente, mentre dimorava in Sirmio, con suo editto permessa la libertà a tutte le sette degli eretici[Suidas, verboGratianus. Socrates, l. 5, cap. 2 et 4. Sozomenus, lib. 7, cap. 1.]a riserva degli Eunomiani, Manichei e Fotiniani, accomodandosi alla necessità de' tempi e per guadagnarsi gli animi degli Orientali, gente avvezza alle novità e alle eresie. Ora colla legge suddetta emanata in Milano egli proibì a tutti gli eretici di predicare i lor falsi dogmi, e di tener delle assemblee, e diribattezzare: il che massimamente si usava dai Donatisti. Se non prima, certamente dimorando Graziano in Milano, gli dovettero giugnere avvisi che gli Svevi e gli Alamanni faceano de' fieri movimenti, e già erano passati di qua dal Reno ai danni delle Gallie. Prese egli dunque il cammino frettolosamente per la Rezia alla volta di Treveri[Auson., in Panegyr.], dove una sua legge cel rappresenta già arrivato nel dì 14 di settembre. Abbiamo ben da Sozomeno[Sozom., ib., cap. 4.]che l'armi sue ripulsarono i Barbari della Germania, giunto ch'egli fu colà; ma non parlandone Ausonio nel suo panegirico, si può giustamente dubitar di tali imprese. Non può già restar dubbio intorno al tempo in cui esso Ausonio recitò il suo panegirico in rendimento di grazie a questo Augusto pel consolato suo, essendo ciò avvenuto dappoichè lo stesso Graziano si fu restituito a Treveri, e però non nel principio dell'anno presente, ma almen dopo l'agosto, e più probabilmente verso il fin di quest'anno. Nè si dee tralasciare che san Prospero, nella sua cronica[Prosper, in Chron.]intorno a questi tempi comincia a farci udire il nome de' popolilongobardi, conosciuti nondimeno fino ai suoi tempi da Cornelio Tacito; e questi son quegli stessi che due secoli dopo vennero a recar tanti affanni all'Italia. Scrive egli che questa nazione uscita dalle estremità dell'Oceano o della Scandinavia, cercando miglior nido, sotto la condotta di Ibor e Aione lor capi, vennero verso la Germania, e mossa guerra ai Vandali, li vinsero, piantandosi, come si può credere, nel loro paese.

Restò l'Augusto Teodosio, dopo la partenza di Graziano, nell'Illirico, attorniato bensì dagli splendori dell'eccelsa novella sua dignità, ma insieme in una immensa confusione di cose. Piene tutte le contrade dell'Illirico e della Tracia diBarbari[Themist., Orat. XVI. Zosim., lib. 4, cap. 25.]orgogliosi, che in niun luogo trovavano resistenza; i popoli o trucidati, o avviliti dal terrore, o fatti schiavi; egli senza armata valevole a far fronte, e que' pochi combattenti romani che vi restavano chiusi nelle città e castella, senza osar di muovere un passo contra di quella gente fiera e vincitrice. Contuttociò Teodosio animosamente si applicò alla cura di tante piaghe, dichiarando suoi generaliRicomereeMajoranoche con fedeltà e bravura secondarono le sue disposizioni. Venuto a Tessalonica ossia a Salonichi, nel giugno di quest'anno quivi ricevette gli omaggi di molte città che gli spedirono i lor deputati.Temistiosofista[Idem, Orat XIV.]specialmente fu uno degl'inviati dal senato e popolo di Costantinopoli, che non dimenticò di procurar privilegi e vantaggi per i senatori di quella regal città. Attese Teodosio in Tessalonica ad unir quanta gente potè atta alle armi, prendendo coloro ancora che lavoravano alle miniere, come avvezzi ad una vita dura e faticosa. Tutti gli addestrò in breve all'arte e disciplina militare, e restituì il coraggio a chi lo avea perduto. Poscia allorchè si vide assai forte, uscì in campagna, e cominciò a dar la caccia alle nazioni barbare. Prosperose furono in più incontri le armi di lui. Idacio[Idacius, in Fastis.]e Prospero[Prosper, in Chronic.]scrivono aver egli riportate molte vittorie de' Goti, Alani ed Unni, e che nel dì 17 di novembre le liete nuove ne furono portate a Costantinopoli[Sozom., lib. 4, cap. 25.]. Non ci resta scrittore che più precisa memoria di que' fatti ci somministri, fuorchè Zosimo[Zosim., ibid.], il quale parla di un solo di essi, molto vantaggioso ai Romani.Modare, nato di regal sangue in Tartaria, essendo passato al servigio de' Romani, tal credito si era acquistato colle sue azioni guerriere, che pervenne al grado di generale. Essendo egli andato un dì colletruppe di suo comando a portarsi sopra una collina, fu avvertito dalle spie che un grossissimo corpo di Barbari era venuto ad accamparsi al piede di quella collina, e che tutti stavano a tavola in gozzoviglia, tracannando i vini rubati. Li lasciò egli ben bene aborracchiare e prendere sonno; ed allora coi suoi quietamente calò, e diede loro addosso. Tutti a man salva gli uccise, e dipoi prese le donne e i fanciulli con quattromila carrette, sulle quali in vece di letto posavano ed erano condotte in volta le loro famiglie. Dalle lettere di san Gregorio Nazianzeno[Gregor. Nazianz., Epist. CXXXV et seq.]par che si possa ricavare che il suddetto general Modare fosse cristiano e cattolico. Tra questi fortunati combattimenti, e l'aver Teodosio tratte alcune altre brigate di que' Barbari a chieder pace e a dargli ostaggi[Sozom., lib. 7, cap. 4.], o pure ad arrolarsi nell'esercito suo (che di questo ripiego si servì egli ancora per maggiormente sminuire il numero de' nemici) cangiarono faccia gli affari, e non passò il presente anno, che la Tracia respirò, e si vide tutta o quasi tutta libera dal peso di que' crudi masnadieri.


Back to IndexNext