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CCCLXXXAnno diCristoCCCLXXX. IndizioneVIII.Damasopapa 15.Grazianoimperadore 14.ValentinianoII, imperad. 6.Teodosioimperadore 2.ConsoliFlavio Graziano Augustoper la quinta volta, eFlavio Teodosio Augusto.Le leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]ci danno prefetto di Roma nell'anno presentePaolino. Che questi non fosse quel Paolino, il quale fu poi vescovo santo di Nola, come si diede a credere il cardinal Baronio, forse sufficientemente l'ho io provato altrove[Anecdot. Latin., Tom. I, Disser. X.]. Passò Graziano Augusto il verno di quest'anno in Treveri,e dopo il dì 13 di febbraio sen venne in Italia, trovandosi egli in Aquileia nel dì 14 di marzo, e in Milano nel dì 24 e 27 d'aprile. Il motivo di questo viaggio abbiamo ragion di credere che fosse la malattia mortale, da cui fu sorpreso Teodosio Augusto, mentre soggiornava in Tessalonica nei primi mesi dell'anno presente, secondochè si ricava da Sozomeno[Sozom., lib. 7, c. 4.], a cui in questo proposito pare dovuta più fede che a Socrate[Socrat., l. 5, cap. 6.], il quale cel rappresenta caduto infermo negli ultimi mesi. Benchè questo buon principe col cuore e colle opere si fosse mostrato fin qui cristiano, pure non avea per anche preso il sacro battesimo. Il pericolo che gli sovrastò per quel malore, servì a lui di stimolo per non differir maggiormente di chiedere, e con ansietà, il lavacro della regenerazione, affin di ottenere il perdono de' suoi peccati. Per buona fortuna di lui e della Chiesa cattolica si trovò vescovo di Tessalonica in questi tempi sant'AscolioossiaAcolio, prelato di eminenti virtù. Anche per gl'interessi temporali grande obbligo a lui professava la sua città; imperciocchè, per attestato di sant'Ambrosio[Ambr., Epist. XXI et XXII.], nel tempo che tutto l'Illirico era inondato e desolato dai Barbari, egli non solamente preservò Tessalonica dai loro insulti, ma li cacciò ancora dalla Macedonia, non già colla forza delle armi, ma unicamente colle sue preghiere a Dio, da cui inviata la peste nel barbarico esercito, obbligò quella fiera gente a fuggirsene e a liberar il paese. Chiamato da Teodosio il santo vescovo, volle prima esso Augusto saper da lui qual fede egli professasse, e qual fosse la vera in mezzo a tante sette che tutte professavano la legge di Gesù Cristo. Il buon prelato gli disse di seguitar la dottrina insegnata dagli Apostoli, professata dalla Chiesa romana, capo di tutte, e stabilita nel concilio di Nicea, con asserirgli inoltre chetutte le provincie dell'Illirico, anzi dell'intero Occidente, non altra fede tenevano che questa appellata la cattolica; al contrario delle province orientali divise in più sette. Allora il saggio Augusto protestò con allegria di voler dare il suo nome alla Chiesa cattolica; e però secondo i riti e la dottrina della medesima Chiesa ricevette il sacro battesimo, nè tardò a farlo conoscere all'imperio romano. Cioè, come si può conghietturare, ad istanza d'esso sant'Acolio, pubblicò in Tessalonica nel dì 28 di febbraio una celebre legge[L. 1, cunctos Popul. De Fide Catholica, Cod. Theodos.], con cui ordinò che tutti i popoli a lui ubbidienti dovessero seguitar la fede che la Chiesa romana avea ricevuto da san Pietro, ed era insegnata allora da papaDamasoe daPietrovescovo d'Alessandria, con intimare l'infamia ed altre pene a chi la rigettasse, e con proibir le conventicole di qualsivoglia setta ereticale. Questo nobil editto riguardante nondimeno i soli eretici, e non già i pagani, seguitato poi da altre azioni di questo glorioso e piissimo Augusto, e dalla benedizione di Dio, produsse col tempo mirabili frutti per la pura religione di Cristo, siccome consta dalla storia ecclesiastica.Ora le nuove della pericolosa malattia di esso Teodosio, la quale probabilmente fu lunga, fecero muovere dalle Gallie l'Augusto Graziano, temendo egli, che se in congiunture di tanto scompiglio fosse mancato di vita il collega, ne avrebbono trionfato i Barbari, e avrebbe potuto insorgere qualche tiranno in Oriente. Perchè dovettero poi di mano in mano venir nuove migliori della di lui salute, perciò si andò egli fermando in Italia; e noi il troviamo anche sul fine di giugno in Aquileja. Buona apparenza ancora c'è ch'egli passasse a Sirmio verso il principio di settembre, per abboccarsi con Teodosio, e conferir seco intorno ai presenti bisogni; perchè nel concilio d'Aquileia, tenuto nell'anno seguente, si legge ch'egli,stando in Sirmio, avea dati gli ordini per quella sacra assemblea. Scrivendo poi san Prospero[Prosper, in Chron.], che mentre Teodosio si trovava infermo in Tessalonica, Graziano giudicò bene di far pace coi Goti; questo, se è vero, ci fan intendere la grave apprensione d'esso Augusto che fosse per mancare quel buon principe: laonde egli cercò di rimediare il meglio che potè alle perniciose conseguenze che per sì gran perdita si poteano temere. Idazio[Idacius, in Fastis.]scrive che Graziano riportò qualche vittoria nell'anno presente, ma senza dire se nell'Illirico, oppure nelle Gallie. Parla ancora d'altre conseguite da Teodosio, e con lui si accordano Marcellino conte[Marcellinus Comes, in Chronico.], Filostorgio[Philostorgius, lib. 9, c. 19.]e il Nazianzeno, ma senza che apparisca circostanza alcuna di sì favorevoli avvenimenti. Per lo contrario Zosimo, scrittore pagano[Zosimus, lib. 4, c. 31.], che per l'odio suo verso di Teodosio distruttore del gentilesimo, si studia di avvelenar, per quanto può, tutte le di lui azioni, racconta, che entrato l'esercito dei Goti nella Macedonia, Teodosio marciò contra di loro con quelle forze che potè adunare. Ma una notte i Goti, segretamente secondati dai lor disertori che si erano arrolati fra i Romani, passato il fiume, penetrarono nel campo dei Cristiani e a dirittura andarono dove era maggior copia di fuochi, immaginando che quivi fosse il quartiere dell'imperadore. Ebbe tempo Teodosio di montar a cavallo e di salvarsi. Fecero i suoi gagliarda resistenza ai Barbari con una strage grande d'essi, ma soperchiati in fine dall'esorbitante numero de' nemici, quivi lasciarono le lor vite. In questa occasione Zosimo fa il pedante addosso a Teodosio, tacciandolo di poca avvertenza per aver ammessi tanti Barbari nelle armate romane, pretendendo che costoro fossero segretamente congiurati per rivoltarsi,allorchè si trovassero assai cresciuti di numero. Vero è che, accortosi Teodosio di questo pericolo, prese lo spediente di inviarne una gran parte di guarnigione in Egitto sotto il comando diOrmisda, che altrove vedemmo figliuolo di un Sapore re di Persia. Ma costoro, non volendo alcun freno di disciplina, viveano a discrezione, prendendo i viveri senza pagare; s'intendevano con gli altri Goti nemici; e colle loro insolenze guastavano tutto l'ordine delle armate romane. Aggiunge finalmente Zosimo, aver Teodosio con gran rigore esatti i pubblici tributi, con ridurre in camicia molti de' suoi sudditi, di maniera che non si udivano che lamenti dappertutto, augurandosi molti d'essere piuttosto sotto i Barbari, che vivere nelle terre romane. Così quel nemico del nome cristiano. Ma può dubitarsi della verità di questi fatti, giacchè il dirsi da lui, che dopo quella notturna vittoria i Barbari divennero padroni della Macedonia e Tessalia, resta smentito dall'autentica testimonianza di sant'Ambrosio[Ambr., Ep. XXII.], che scrive avere il santo vescovo Acolio più volte difeso colle sue preghiere a Dio da coloro la città di Tessalonica. Ed in essa città le leggi del Codice Teodosiano ci assicurano che Teodosio soggiornò per la maggior parte dell'anno presente. Venuto poi il novembre, egli passò a Costantinopoli, dove dice Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]per irrisione, ch'egli entrò come trionfante, quasi che avesse riportato delle vittorie e non delle busse; e che poi si diede alle delizie. Opponsi alle dicerie di costui il giovine Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Epitome.], il qual si crede vivuto in questi medesimi tempi, scrivendo egli tutto il contrario. L'elogio ch'ei fa di Teodosio, lo vedremo a suo tempo. E già abbiam detto che altri storici attribuiscono a Teodosio delle vittorie in questo medesimo anno.Entrò il buon imperadore in Costantinopolinel dì 24 di novembre (dovendosi leggere così nel testo d'Idazio[Idacius, in Fastis.]), dove fu ricevuto con gran festa. Una delle sue prime gloriose azioni fu di levar tutte le chiese agli Ariani, e di consegnarle a sanGregorio Nazianzeno[Gregorius Nazianz., Carm. 1. Marcellin., in Chronico.], che governava allora il corpo dei cattolici di quella metropoli, finchè fosse eletto un vescovo della vera credenza. Lo stesso Augusto in persona gli diede il possesso di quella cattedrale, occupata per quarant'anni dalla setta ariana; e ciò seguì senza tumulto alcuno, e con gran gioia di tutti i cattolici. Varie leggi pubblicate nell'anno presente da questo saggio e pio imperadore, si veggono registrate nel Codice Teodosiano. In una di esse proibì ai giudici le azioni criminali ne' quaranta giorni della quaresima. Con un'altra intimò delle pene alle donne che si rimaritavano entro il termine dello scorruccio, ridotto allora ad un anno, applicando i lor beni agli eredi naturali, e non al fisco. Altre sue leggi dichiararono che chiunque avrà ottenuto dalla camera imperiale beni caduchi, e rimasti senza possessori legittimi, debba comparire colla spia ossia col denunziatore, da cui sia venuta la scoperta, che que' beni fossero caduchi, per provarne la verità. Se l'avviso era falso, s'intimava la pena capitale. Nè già lasciava Teodosio di odiar le spie, come professione troppo odiosa e turbatrice della pubblica quiete: il perchè volle che simili denunziatori, se per tre volte avessero dati simili avvisi, fossero puniti coll'ultimo supplizio. Ad impedire ancora le accuse di lesa maestà, portate da alcuni anche contra persone innocenti per profittar del confisco de' beni, decretò che questi tali non potessero mai ottener somiglianti beni. Prendeva in addietro il fisco tutte le sostanze dei banditi e relegati. Teodosio volle che loro si lasciassela metà di essi beni, da essere compartita co' figliuoli. I beni poi de' condannati a morte (se pure non v'ha sbaglio in un'altra legge) volle che restassero intieramente ai lor figli o nipoti. Con altro editto comandò che non si potesse dar sentenza contra degli accusatori, se non si costituivano prigioni anch'essi. Nella qual congiuntura prescrisse de' buoni regolamenti in favore dei prigionieri, acciocchè non fossero maltrattati dai guardiani delle carceri, o detenuti più del dovere in quelle miserie. Per conto di chi avesse trovato un tesoro, vuole che tutto appartenga all'inventore, se l'ha scoperto nel proprio fondo. Ma se nel fondo altrui: un quarto ne vada al padrone del luogo. Altre sue leggi io tralascio, tutte tendenti al pubblico bene. Circa questi tempi pare che mancasse di vitaSaporere di Persia, quel medesimo che tanto da fare avea dato in addietro ai Romani[Agath., lib 4.]. A lui succedetteArtasersesuo fratello, o piuttosto suo figliuolo, come si ha da Eutichio[Eutych., in Histor.].

Consoli

Flavio Graziano Augustoper la quinta volta, eFlavio Teodosio Augusto.

Le leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]ci danno prefetto di Roma nell'anno presentePaolino. Che questi non fosse quel Paolino, il quale fu poi vescovo santo di Nola, come si diede a credere il cardinal Baronio, forse sufficientemente l'ho io provato altrove[Anecdot. Latin., Tom. I, Disser. X.]. Passò Graziano Augusto il verno di quest'anno in Treveri,e dopo il dì 13 di febbraio sen venne in Italia, trovandosi egli in Aquileia nel dì 14 di marzo, e in Milano nel dì 24 e 27 d'aprile. Il motivo di questo viaggio abbiamo ragion di credere che fosse la malattia mortale, da cui fu sorpreso Teodosio Augusto, mentre soggiornava in Tessalonica nei primi mesi dell'anno presente, secondochè si ricava da Sozomeno[Sozom., lib. 7, c. 4.], a cui in questo proposito pare dovuta più fede che a Socrate[Socrat., l. 5, cap. 6.], il quale cel rappresenta caduto infermo negli ultimi mesi. Benchè questo buon principe col cuore e colle opere si fosse mostrato fin qui cristiano, pure non avea per anche preso il sacro battesimo. Il pericolo che gli sovrastò per quel malore, servì a lui di stimolo per non differir maggiormente di chiedere, e con ansietà, il lavacro della regenerazione, affin di ottenere il perdono de' suoi peccati. Per buona fortuna di lui e della Chiesa cattolica si trovò vescovo di Tessalonica in questi tempi sant'AscolioossiaAcolio, prelato di eminenti virtù. Anche per gl'interessi temporali grande obbligo a lui professava la sua città; imperciocchè, per attestato di sant'Ambrosio[Ambr., Epist. XXI et XXII.], nel tempo che tutto l'Illirico era inondato e desolato dai Barbari, egli non solamente preservò Tessalonica dai loro insulti, ma li cacciò ancora dalla Macedonia, non già colla forza delle armi, ma unicamente colle sue preghiere a Dio, da cui inviata la peste nel barbarico esercito, obbligò quella fiera gente a fuggirsene e a liberar il paese. Chiamato da Teodosio il santo vescovo, volle prima esso Augusto saper da lui qual fede egli professasse, e qual fosse la vera in mezzo a tante sette che tutte professavano la legge di Gesù Cristo. Il buon prelato gli disse di seguitar la dottrina insegnata dagli Apostoli, professata dalla Chiesa romana, capo di tutte, e stabilita nel concilio di Nicea, con asserirgli inoltre chetutte le provincie dell'Illirico, anzi dell'intero Occidente, non altra fede tenevano che questa appellata la cattolica; al contrario delle province orientali divise in più sette. Allora il saggio Augusto protestò con allegria di voler dare il suo nome alla Chiesa cattolica; e però secondo i riti e la dottrina della medesima Chiesa ricevette il sacro battesimo, nè tardò a farlo conoscere all'imperio romano. Cioè, come si può conghietturare, ad istanza d'esso sant'Acolio, pubblicò in Tessalonica nel dì 28 di febbraio una celebre legge[L. 1, cunctos Popul. De Fide Catholica, Cod. Theodos.], con cui ordinò che tutti i popoli a lui ubbidienti dovessero seguitar la fede che la Chiesa romana avea ricevuto da san Pietro, ed era insegnata allora da papaDamasoe daPietrovescovo d'Alessandria, con intimare l'infamia ed altre pene a chi la rigettasse, e con proibir le conventicole di qualsivoglia setta ereticale. Questo nobil editto riguardante nondimeno i soli eretici, e non già i pagani, seguitato poi da altre azioni di questo glorioso e piissimo Augusto, e dalla benedizione di Dio, produsse col tempo mirabili frutti per la pura religione di Cristo, siccome consta dalla storia ecclesiastica.

Ora le nuove della pericolosa malattia di esso Teodosio, la quale probabilmente fu lunga, fecero muovere dalle Gallie l'Augusto Graziano, temendo egli, che se in congiunture di tanto scompiglio fosse mancato di vita il collega, ne avrebbono trionfato i Barbari, e avrebbe potuto insorgere qualche tiranno in Oriente. Perchè dovettero poi di mano in mano venir nuove migliori della di lui salute, perciò si andò egli fermando in Italia; e noi il troviamo anche sul fine di giugno in Aquileja. Buona apparenza ancora c'è ch'egli passasse a Sirmio verso il principio di settembre, per abboccarsi con Teodosio, e conferir seco intorno ai presenti bisogni; perchè nel concilio d'Aquileia, tenuto nell'anno seguente, si legge ch'egli,stando in Sirmio, avea dati gli ordini per quella sacra assemblea. Scrivendo poi san Prospero[Prosper, in Chron.], che mentre Teodosio si trovava infermo in Tessalonica, Graziano giudicò bene di far pace coi Goti; questo, se è vero, ci fan intendere la grave apprensione d'esso Augusto che fosse per mancare quel buon principe: laonde egli cercò di rimediare il meglio che potè alle perniciose conseguenze che per sì gran perdita si poteano temere. Idazio[Idacius, in Fastis.]scrive che Graziano riportò qualche vittoria nell'anno presente, ma senza dire se nell'Illirico, oppure nelle Gallie. Parla ancora d'altre conseguite da Teodosio, e con lui si accordano Marcellino conte[Marcellinus Comes, in Chronico.], Filostorgio[Philostorgius, lib. 9, c. 19.]e il Nazianzeno, ma senza che apparisca circostanza alcuna di sì favorevoli avvenimenti. Per lo contrario Zosimo, scrittore pagano[Zosimus, lib. 4, c. 31.], che per l'odio suo verso di Teodosio distruttore del gentilesimo, si studia di avvelenar, per quanto può, tutte le di lui azioni, racconta, che entrato l'esercito dei Goti nella Macedonia, Teodosio marciò contra di loro con quelle forze che potè adunare. Ma una notte i Goti, segretamente secondati dai lor disertori che si erano arrolati fra i Romani, passato il fiume, penetrarono nel campo dei Cristiani e a dirittura andarono dove era maggior copia di fuochi, immaginando che quivi fosse il quartiere dell'imperadore. Ebbe tempo Teodosio di montar a cavallo e di salvarsi. Fecero i suoi gagliarda resistenza ai Barbari con una strage grande d'essi, ma soperchiati in fine dall'esorbitante numero de' nemici, quivi lasciarono le lor vite. In questa occasione Zosimo fa il pedante addosso a Teodosio, tacciandolo di poca avvertenza per aver ammessi tanti Barbari nelle armate romane, pretendendo che costoro fossero segretamente congiurati per rivoltarsi,allorchè si trovassero assai cresciuti di numero. Vero è che, accortosi Teodosio di questo pericolo, prese lo spediente di inviarne una gran parte di guarnigione in Egitto sotto il comando diOrmisda, che altrove vedemmo figliuolo di un Sapore re di Persia. Ma costoro, non volendo alcun freno di disciplina, viveano a discrezione, prendendo i viveri senza pagare; s'intendevano con gli altri Goti nemici; e colle loro insolenze guastavano tutto l'ordine delle armate romane. Aggiunge finalmente Zosimo, aver Teodosio con gran rigore esatti i pubblici tributi, con ridurre in camicia molti de' suoi sudditi, di maniera che non si udivano che lamenti dappertutto, augurandosi molti d'essere piuttosto sotto i Barbari, che vivere nelle terre romane. Così quel nemico del nome cristiano. Ma può dubitarsi della verità di questi fatti, giacchè il dirsi da lui, che dopo quella notturna vittoria i Barbari divennero padroni della Macedonia e Tessalia, resta smentito dall'autentica testimonianza di sant'Ambrosio[Ambr., Ep. XXII.], che scrive avere il santo vescovo Acolio più volte difeso colle sue preghiere a Dio da coloro la città di Tessalonica. Ed in essa città le leggi del Codice Teodosiano ci assicurano che Teodosio soggiornò per la maggior parte dell'anno presente. Venuto poi il novembre, egli passò a Costantinopoli, dove dice Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]per irrisione, ch'egli entrò come trionfante, quasi che avesse riportato delle vittorie e non delle busse; e che poi si diede alle delizie. Opponsi alle dicerie di costui il giovine Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Epitome.], il qual si crede vivuto in questi medesimi tempi, scrivendo egli tutto il contrario. L'elogio ch'ei fa di Teodosio, lo vedremo a suo tempo. E già abbiam detto che altri storici attribuiscono a Teodosio delle vittorie in questo medesimo anno.

Entrò il buon imperadore in Costantinopolinel dì 24 di novembre (dovendosi leggere così nel testo d'Idazio[Idacius, in Fastis.]), dove fu ricevuto con gran festa. Una delle sue prime gloriose azioni fu di levar tutte le chiese agli Ariani, e di consegnarle a sanGregorio Nazianzeno[Gregorius Nazianz., Carm. 1. Marcellin., in Chronico.], che governava allora il corpo dei cattolici di quella metropoli, finchè fosse eletto un vescovo della vera credenza. Lo stesso Augusto in persona gli diede il possesso di quella cattedrale, occupata per quarant'anni dalla setta ariana; e ciò seguì senza tumulto alcuno, e con gran gioia di tutti i cattolici. Varie leggi pubblicate nell'anno presente da questo saggio e pio imperadore, si veggono registrate nel Codice Teodosiano. In una di esse proibì ai giudici le azioni criminali ne' quaranta giorni della quaresima. Con un'altra intimò delle pene alle donne che si rimaritavano entro il termine dello scorruccio, ridotto allora ad un anno, applicando i lor beni agli eredi naturali, e non al fisco. Altre sue leggi dichiararono che chiunque avrà ottenuto dalla camera imperiale beni caduchi, e rimasti senza possessori legittimi, debba comparire colla spia ossia col denunziatore, da cui sia venuta la scoperta, che que' beni fossero caduchi, per provarne la verità. Se l'avviso era falso, s'intimava la pena capitale. Nè già lasciava Teodosio di odiar le spie, come professione troppo odiosa e turbatrice della pubblica quiete: il perchè volle che simili denunziatori, se per tre volte avessero dati simili avvisi, fossero puniti coll'ultimo supplizio. Ad impedire ancora le accuse di lesa maestà, portate da alcuni anche contra persone innocenti per profittar del confisco de' beni, decretò che questi tali non potessero mai ottener somiglianti beni. Prendeva in addietro il fisco tutte le sostanze dei banditi e relegati. Teodosio volle che loro si lasciassela metà di essi beni, da essere compartita co' figliuoli. I beni poi de' condannati a morte (se pure non v'ha sbaglio in un'altra legge) volle che restassero intieramente ai lor figli o nipoti. Con altro editto comandò che non si potesse dar sentenza contra degli accusatori, se non si costituivano prigioni anch'essi. Nella qual congiuntura prescrisse de' buoni regolamenti in favore dei prigionieri, acciocchè non fossero maltrattati dai guardiani delle carceri, o detenuti più del dovere in quelle miserie. Per conto di chi avesse trovato un tesoro, vuole che tutto appartenga all'inventore, se l'ha scoperto nel proprio fondo. Ma se nel fondo altrui: un quarto ne vada al padrone del luogo. Altre sue leggi io tralascio, tutte tendenti al pubblico bene. Circa questi tempi pare che mancasse di vitaSaporere di Persia, quel medesimo che tanto da fare avea dato in addietro ai Romani[Agath., lib 4.]. A lui succedetteArtasersesuo fratello, o piuttosto suo figliuolo, come si ha da Eutichio[Eutych., in Histor.].


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