CCCLXXV

CCCLXXVAnno diCristoCCCLXXV. IndizioneIII.Damasopapa 10.Valenteimperadore 12.Grazianoimperadore 9.Valentinianojuniore imp. 1.Dopo il consolato diGraziano Augustoper la terza volta e diEquizio.Con questa formola si trova ne' fasti e nelle storie segnato l'anno presente, perchè niun fu disegnato per empiere la sedia curule, e vestir la trabea consolare. San Girolamo[Hieronymus, in Chronicon.]attribuisce la cagion di tale ommissione alla irruzion de' Sarmati nella Pannonia, quasichè le guerre dell'imperio romano impedissero la creazion de' consoli. Sembra ben più probabile che non passasse buona intelligenza fra i due fratelli Augusti nella nomina d'essi consoli, con iscorrere poi l'anno senza dichiararne alcuno. ProbabilmenteEuprassiocontinuò anche in quest'anno nella prefettura di Roma. La stanza di Valentiniano Augusto per tutto il verno dell'anno corrente fu in Treveri, dove anche troviamo una sua legge[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.], data nel dì 9 di aprile. Lasciato poscia alla guardia delle GallieGraziano Augustosuo figliuolo, egli ne' seguenti mesi eseguì la risoluzione presa di portarsi nell'Illirico per reprimere l'insolenza dei Quadi e Sarmati, che tuttavia malmenavano le contrade romane. Oltre ad un buon esercito, menò secoGiustina Augustasua moglie eValentiniano juniore, suo minor figliuolo, da essa a lui partorito, il quale si crede che fosse allora in età di quattro o cinque anni[Ammian., lib. 30, cap. 5.]. Per la strada se gli presentarono i deputati de' Sarmati per trattar di pace. Valentiniano li rimandò, con dire che giunto egli al Danubio, allora se ne palerebbe. Arrivato a Carnunto, città che vien creduta il luogo del moderno Haimburg, trenta miglia in circa di sotto da Vienna d'Austria, quivifermata la corte, si applicò alle disposizioni militari convenevoli per dare la mala pasqua ai Barbari suddetti; ma senza fare alcuna ricerca dell'assassinio fatto a Gabinio re de' Quadi. Mostrossi solamente voglioso di abbattereProboprefetto del pretorio, il quale, se s'ha da credere ad Ammiano gentile, cioè ad un nemico dei cristiani, avea commesso di grandi estorsioni ed ingiustizie, per far colar l'oro nella borsa del principe, e sostener sè stesso in quell'illustre carica. E certamente fu creduto che se Valentiniano non si fosse affrettato a morire, non mancava la rovina di Probo. Durante il tempo di tre mesi che questo imperadore dimorò in Carnunto, egli fece tagliar la testa a Faustino, nipote diGiuvenzioprefetto del pretorio delle Gallie, accusato di aver ucciso un asino per far dei sortilegii; ed inoltre perchè avendogli per burla un certo Negrino dimandato di essere fatto segretario di corte, ridendo avea risposto:Fammi imperatore, se vuoi quest'uffizio.Per questa burla Faustino, Negrino ed altri perderono la vita; e di questo passo camminava la giustizia sotto Valentiniano, che non voleva essere da meno di Valente suo fratello.Venuto il settembre, spinse egli innanziMerobaudeeSebastianoconte con diverse brigate di armati addosso a' Quadi[Ammian., lib. 30, c. 5 et seq.]; ed egli stesso in persona col resto dell'armata passò dipoi il Danubio, e fece dare il sacco e il fuoco ad un buon tratto del nemico paese, essendosi ritirati alle montagne quei popoli. Senza far altra bravura che questa, se ne ritornò poi indietro, e dopo essersi fermato in Acinco per qualche tempo, si rimise in cammino alla volta di Sabaria con animo di svernare in quella città. Arrivato che fu alla volta di Bregizione, comparvero colà i deputati dei Quadi per chiedere perdono e pace. Furono ammessi all'udienza; e perchè si voleano scusare con pretendere fatte da persone particolari senzaassenso del comune le insolenze passate, a Valentiniano si accese la bile, di maniera che fremendo rimproverò forte a quella nazione, come ingrata, i benefizii ricevuti dai Romani. Calmossi dipoi, ma all'improvviso cominciò a vomitar sangue, e il prese un sudore mortale. Portato a letto, non si trovò se non tardi un cerusico che gli aprisse la vena; fatto anche il salasso, non ne uscì neppure una goccia. Sicchè di lì a poche ore terminò il corso di sua vita[Idacius, in Fastis. Hieronymus, in Chronic. Socrat., lib. 4, cap. 31.]nel dì 17 di novembre, in età d'anni cinquantacinque, e dodici d'imperio. Ammiano fa qui un compendio delle qualità buone e cattive di questo imperatore[Ammianus. Victor. Ansonius. Symmachus. Zosim. et alii.]. Altri ancora commendarono la di lui gravità, la castità, la perizia militare, il coraggio, la vigilanza per dar le cariche a persone degne, e castigar i dilitti, con altre belle doti, per le quali fu creduto ch'egli avrebbe potuto uguagliar la gloria di Traiano e di Aureliano, se egli non avesse avuto il contrappeso di varii difetti. Il principale fu l'eccessivo suo rigore, che passò ad essere crudeltà, e talvolta involse non meno i rei che gl'innocenti. Ne abbiamo accennato alcuni esempli, ed Ausonio stesso, in parlando a Graziano Augusto di lui figlio, confessa che sotto suo padre la corte era tutta piena di terrore, e in volto de' magistrati si leggeva una continua inquietudine e tristezza. Questo suo genio sanguinario bastante ben è a far parere un nulla tutte le altre sue virtù. Padri amorevoli e clementi, e non implacabili aguzzini o carnefici de' popoli, han da essere i principi che tendono alla vera gloria, e fan conto del Vangelo. Vi si aggiunse ancora l'avarizia; perchè sebben sui principii si guardò dall'aggiungere nuovi aggravii ai suoi sudditi, col tempo poi mutò registro, e, per attestato di Ammiano[Ammianus, lib. 30, cap. 8.]e diZosimo[Zosim., lib. 4, c. 3.], egli si acquistò l'odio d'ognuno per le eccessive imposte, che faceva anche esigere con tutto rigore, e si studiava per tutte le vie anche indecenti di ricavare ed accumulare danaro. Fu osservato che nello spazio di trenta anni addietro erano cresciute al doppio le gravezze dei sudditi del romano imperio. Sicchè, ben pesato il tutto, benchè sant'Ambrosio, Aurelio Vittore, Sozomeno ed altri esaltino la persona e il governo di Valentiniano, tuttavia nelle bilance di Dio e degli uomini non avrà mai credito un principe cristiano a cui manchi la clemenza e la carità verso de' suoi popoli. Fu poi portato il di lui corpo imbalsamato a Costantinopoli, per essere seppellito appresso gli altri Augusti cristiani.Dacchè cessò di vivere questo imperadore, apprension non poca vi fu che qualche sedizione potesse insorgere nell'armata, e che taluno macchinasse di occupar il trono cesareo. PeròMerobaude, uno dei primi generali, trovata maniera di allontanarSebastianoconte, tenne consiglio con gli altri primarii uffiziali, e fu risoluto di proclamare AugustoFlavio Valentiniano juniore, secondogenito del defunto imperadore[Zosimus, lib. 4, c. 19. Ammianus, lib. 30, cap. 10.]. Era troppo lontanoGraziano imperadore, suo fratello maggiore, perchè dimorante allora in Treveri, per poter impedire le novità temute; e sapendo gli uffiziali qual fosse la di lui bontà e rettitudine, si avvisarono di poter innalzare questo principe, stante il pericolo presente, senza incorrere nella di lui disgrazia, per aver ciò osato prima di ricercarne il di lui consenso. E così fu. Certamente Graziano se l'ebbe a male, e non men di lui Valente suo zio; ma non tardarono amendue ad approvar questo fatto; Valente, per non poter di meno, e Graziano per la sua buona indole e virtù, per cui non lasciò mai, finchè visse, di far conoscere il suo buon cuore verso di essofratello. Trovavasi il fanciullo Valentiniano allora, siccome accennammo, in età di circa cinque anni, lungi dall'armata ben cento miglia. Furono spediti corrieri a chiamarlo, e venuto che fu ad Acinco nella Pannonia con Giustina Augusta sua madre, il dichiararonoImperadore Augustonel dì 22 di novembre. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 19.]e Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.]attribuiscono la di lui promozione principalmente aMerobaudee adEquiziogenerali; il primo di essi storici, siccome ancora Eunapio[Eunap., Legat. Tom. I Hist. Byz.], lasciarono scritto che i due fratelli divisero fra loro l'Occidente, con aver Graziano ritenuta per sè la Gallia, la Spagna e la Bretagna, con assegnar al fratello l'Illirico, l'Italia e l'Africa. Ma questa divisione si tiene piuttosto fatta dopo l'anno di Cristo 379; ed il Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]osservò che stante l'essere Valentiniano II in età pupillare, e però incapace di reggere, Graziano Augusto continuò ancora da qui innanzi il governo di tutto l'Occidente. Abbiamo inoltre dalla Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandr.]ch'esso Graziano, dopo la morte del padre, richiamò alla corteSeverasua madre già esiliata da Valentiniano seniore, che utilmente si servì dipoi co' suoi consigli. Parimente in questi tempi, per attestato di Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 18.], si fecero sentire degli orrendi tremuoti, che specialmente danneggiarono l'isola di Creta, la Morea e tutta la Grecia, a riserva dell'Attica. Per conto di Valente Augusto, le leggi del Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]ci assicurano essersi egli trattenuto in Antiochia sino al principio di giugno, e vi si truova anche nel dì 5 di dicembre. Andarono innanzi indietro[Ammianus, lib. 30, cap. 1.]varie ambasciate di esso Augusto e di Sapore re di Persia per intavolar lapace; ma in fine nulla si conchiuse, e durò tuttavia la guerra aperta fra loro: laonde ognun di essi seguitò a far preparamenti per farsi giustizia coll'armi.

Dopo il consolato diGraziano Augustoper la terza volta e diEquizio.

Con questa formola si trova ne' fasti e nelle storie segnato l'anno presente, perchè niun fu disegnato per empiere la sedia curule, e vestir la trabea consolare. San Girolamo[Hieronymus, in Chronicon.]attribuisce la cagion di tale ommissione alla irruzion de' Sarmati nella Pannonia, quasichè le guerre dell'imperio romano impedissero la creazion de' consoli. Sembra ben più probabile che non passasse buona intelligenza fra i due fratelli Augusti nella nomina d'essi consoli, con iscorrere poi l'anno senza dichiararne alcuno. ProbabilmenteEuprassiocontinuò anche in quest'anno nella prefettura di Roma. La stanza di Valentiniano Augusto per tutto il verno dell'anno corrente fu in Treveri, dove anche troviamo una sua legge[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.], data nel dì 9 di aprile. Lasciato poscia alla guardia delle GallieGraziano Augustosuo figliuolo, egli ne' seguenti mesi eseguì la risoluzione presa di portarsi nell'Illirico per reprimere l'insolenza dei Quadi e Sarmati, che tuttavia malmenavano le contrade romane. Oltre ad un buon esercito, menò secoGiustina Augustasua moglie eValentiniano juniore, suo minor figliuolo, da essa a lui partorito, il quale si crede che fosse allora in età di quattro o cinque anni[Ammian., lib. 30, cap. 5.]. Per la strada se gli presentarono i deputati de' Sarmati per trattar di pace. Valentiniano li rimandò, con dire che giunto egli al Danubio, allora se ne palerebbe. Arrivato a Carnunto, città che vien creduta il luogo del moderno Haimburg, trenta miglia in circa di sotto da Vienna d'Austria, quivifermata la corte, si applicò alle disposizioni militari convenevoli per dare la mala pasqua ai Barbari suddetti; ma senza fare alcuna ricerca dell'assassinio fatto a Gabinio re de' Quadi. Mostrossi solamente voglioso di abbattereProboprefetto del pretorio, il quale, se s'ha da credere ad Ammiano gentile, cioè ad un nemico dei cristiani, avea commesso di grandi estorsioni ed ingiustizie, per far colar l'oro nella borsa del principe, e sostener sè stesso in quell'illustre carica. E certamente fu creduto che se Valentiniano non si fosse affrettato a morire, non mancava la rovina di Probo. Durante il tempo di tre mesi che questo imperadore dimorò in Carnunto, egli fece tagliar la testa a Faustino, nipote diGiuvenzioprefetto del pretorio delle Gallie, accusato di aver ucciso un asino per far dei sortilegii; ed inoltre perchè avendogli per burla un certo Negrino dimandato di essere fatto segretario di corte, ridendo avea risposto:Fammi imperatore, se vuoi quest'uffizio.Per questa burla Faustino, Negrino ed altri perderono la vita; e di questo passo camminava la giustizia sotto Valentiniano, che non voleva essere da meno di Valente suo fratello.

Venuto il settembre, spinse egli innanziMerobaudeeSebastianoconte con diverse brigate di armati addosso a' Quadi[Ammian., lib. 30, c. 5 et seq.]; ed egli stesso in persona col resto dell'armata passò dipoi il Danubio, e fece dare il sacco e il fuoco ad un buon tratto del nemico paese, essendosi ritirati alle montagne quei popoli. Senza far altra bravura che questa, se ne ritornò poi indietro, e dopo essersi fermato in Acinco per qualche tempo, si rimise in cammino alla volta di Sabaria con animo di svernare in quella città. Arrivato che fu alla volta di Bregizione, comparvero colà i deputati dei Quadi per chiedere perdono e pace. Furono ammessi all'udienza; e perchè si voleano scusare con pretendere fatte da persone particolari senzaassenso del comune le insolenze passate, a Valentiniano si accese la bile, di maniera che fremendo rimproverò forte a quella nazione, come ingrata, i benefizii ricevuti dai Romani. Calmossi dipoi, ma all'improvviso cominciò a vomitar sangue, e il prese un sudore mortale. Portato a letto, non si trovò se non tardi un cerusico che gli aprisse la vena; fatto anche il salasso, non ne uscì neppure una goccia. Sicchè di lì a poche ore terminò il corso di sua vita[Idacius, in Fastis. Hieronymus, in Chronic. Socrat., lib. 4, cap. 31.]nel dì 17 di novembre, in età d'anni cinquantacinque, e dodici d'imperio. Ammiano fa qui un compendio delle qualità buone e cattive di questo imperatore[Ammianus. Victor. Ansonius. Symmachus. Zosim. et alii.]. Altri ancora commendarono la di lui gravità, la castità, la perizia militare, il coraggio, la vigilanza per dar le cariche a persone degne, e castigar i dilitti, con altre belle doti, per le quali fu creduto ch'egli avrebbe potuto uguagliar la gloria di Traiano e di Aureliano, se egli non avesse avuto il contrappeso di varii difetti. Il principale fu l'eccessivo suo rigore, che passò ad essere crudeltà, e talvolta involse non meno i rei che gl'innocenti. Ne abbiamo accennato alcuni esempli, ed Ausonio stesso, in parlando a Graziano Augusto di lui figlio, confessa che sotto suo padre la corte era tutta piena di terrore, e in volto de' magistrati si leggeva una continua inquietudine e tristezza. Questo suo genio sanguinario bastante ben è a far parere un nulla tutte le altre sue virtù. Padri amorevoli e clementi, e non implacabili aguzzini o carnefici de' popoli, han da essere i principi che tendono alla vera gloria, e fan conto del Vangelo. Vi si aggiunse ancora l'avarizia; perchè sebben sui principii si guardò dall'aggiungere nuovi aggravii ai suoi sudditi, col tempo poi mutò registro, e, per attestato di Ammiano[Ammianus, lib. 30, cap. 8.]e diZosimo[Zosim., lib. 4, c. 3.], egli si acquistò l'odio d'ognuno per le eccessive imposte, che faceva anche esigere con tutto rigore, e si studiava per tutte le vie anche indecenti di ricavare ed accumulare danaro. Fu osservato che nello spazio di trenta anni addietro erano cresciute al doppio le gravezze dei sudditi del romano imperio. Sicchè, ben pesato il tutto, benchè sant'Ambrosio, Aurelio Vittore, Sozomeno ed altri esaltino la persona e il governo di Valentiniano, tuttavia nelle bilance di Dio e degli uomini non avrà mai credito un principe cristiano a cui manchi la clemenza e la carità verso de' suoi popoli. Fu poi portato il di lui corpo imbalsamato a Costantinopoli, per essere seppellito appresso gli altri Augusti cristiani.

Dacchè cessò di vivere questo imperadore, apprension non poca vi fu che qualche sedizione potesse insorgere nell'armata, e che taluno macchinasse di occupar il trono cesareo. PeròMerobaude, uno dei primi generali, trovata maniera di allontanarSebastianoconte, tenne consiglio con gli altri primarii uffiziali, e fu risoluto di proclamare AugustoFlavio Valentiniano juniore, secondogenito del defunto imperadore[Zosimus, lib. 4, c. 19. Ammianus, lib. 30, cap. 10.]. Era troppo lontanoGraziano imperadore, suo fratello maggiore, perchè dimorante allora in Treveri, per poter impedire le novità temute; e sapendo gli uffiziali qual fosse la di lui bontà e rettitudine, si avvisarono di poter innalzare questo principe, stante il pericolo presente, senza incorrere nella di lui disgrazia, per aver ciò osato prima di ricercarne il di lui consenso. E così fu. Certamente Graziano se l'ebbe a male, e non men di lui Valente suo zio; ma non tardarono amendue ad approvar questo fatto; Valente, per non poter di meno, e Graziano per la sua buona indole e virtù, per cui non lasciò mai, finchè visse, di far conoscere il suo buon cuore verso di essofratello. Trovavasi il fanciullo Valentiniano allora, siccome accennammo, in età di circa cinque anni, lungi dall'armata ben cento miglia. Furono spediti corrieri a chiamarlo, e venuto che fu ad Acinco nella Pannonia con Giustina Augusta sua madre, il dichiararonoImperadore Augustonel dì 22 di novembre. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 19.]e Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.]attribuiscono la di lui promozione principalmente aMerobaudee adEquiziogenerali; il primo di essi storici, siccome ancora Eunapio[Eunap., Legat. Tom. I Hist. Byz.], lasciarono scritto che i due fratelli divisero fra loro l'Occidente, con aver Graziano ritenuta per sè la Gallia, la Spagna e la Bretagna, con assegnar al fratello l'Illirico, l'Italia e l'Africa. Ma questa divisione si tiene piuttosto fatta dopo l'anno di Cristo 379; ed il Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]osservò che stante l'essere Valentiniano II in età pupillare, e però incapace di reggere, Graziano Augusto continuò ancora da qui innanzi il governo di tutto l'Occidente. Abbiamo inoltre dalla Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandr.]ch'esso Graziano, dopo la morte del padre, richiamò alla corteSeverasua madre già esiliata da Valentiniano seniore, che utilmente si servì dipoi co' suoi consigli. Parimente in questi tempi, per attestato di Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 18.], si fecero sentire degli orrendi tremuoti, che specialmente danneggiarono l'isola di Creta, la Morea e tutta la Grecia, a riserva dell'Attica. Per conto di Valente Augusto, le leggi del Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]ci assicurano essersi egli trattenuto in Antiochia sino al principio di giugno, e vi si truova anche nel dì 5 di dicembre. Andarono innanzi indietro[Ammianus, lib. 30, cap. 1.]varie ambasciate di esso Augusto e di Sapore re di Persia per intavolar lapace; ma in fine nulla si conchiuse, e durò tuttavia la guerra aperta fra loro: laonde ognun di essi seguitò a far preparamenti per farsi giustizia coll'armi.


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