CCCLXXXIAnno diCristoCCCLXXXI. Indiz.IX.Damasopapa 16.Grazianoimperadore 15.ValentinianoII imperad. 7.Teodosioimperadore 3.ConsoliFlavio SiagrioeFlavio Eucherio.Abbiamo da Temistio cheEucherio, console fu zio paterno di Teodosio Augusto. Zosimo[Zosimus, lib. 5, cap. 2.]parla del medesimo, e sembra chiamarlo zio dell'imperatore Arcadio, e per conseguente fratello, e non zio del medesimo Teodosio. Ma Temistio parla chiaro, e Zosimo vorrà dire gran zio. Dello varie dignità sostenute daSiagrioprimo console, è da vedere il Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]. La prefettura di Roma nelleleggi del Codice Teodosiano si trova amministrata daValeriano. Per quanto poi si raccoglie dalle date di alcune di esse leggi, le quali è da dubitare se tutte sieno giuste, Graziano Augusto sul fine di marzo era in Milano, sul principio di maggio in Aquileia, verso il fin di settembre in Treveri, e in Aquileia sul fine dell'anno. Questi salti dalle Gallie in Italia e dall'Italia nelle Gallie non paiono molto verisimili. Confermò egli con suo rescritto[L. 6, de indulgent. crimin. Cod. Theod.]ad Antidio, vicario di Roma, il lodevol uso introdotto da Valentiniano suo padre di far grazia ai rei per la solennità della Pasqua, ma con eccettuare i colpevoli di enormi delitti pregiudiciali alla quiete del pubblico. Uno de' motivi probabilmente, per i quali Graziano con Valentiniano suo fratello si portò ad Aquileja fu un riguardevol concilio tenuto ivi nel settembre di quest'anno, essendo vescovo di quella città sanValeriano, uno de' più insigni prelati dell'Occidente. V'intervenne ancora sant'Ambrosiovescovo di Milano, con farvi la prima figura. Trovavasi intanto Teodosio Augusto in Costantinopoli in molte angustie, perchè un nuvolo di Goti era ritornato nella Tracia. Avendo egli fatto nell'anno addietro istanza di soccorsi all'imperadore Graziano, questi gl'inviò un corpo di gente[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]sotto il comando diBautonee diArbogaste, di nazione Franchi, uffiziali, militanti al di lui servigio, amendue chiamati da Zosimo disinteressati, valorosi e ben pratici del mestier della guerra. Ma di Arbogaste vedremo a suo tempo un gran tradimento. Arrivati che furono essi nella Macedonia, se non falla esso Zosimo, i Goti giudicarono meglio di ritirarsi di là, e di ritornarsene nella misera Tracia, per rodere quel poco che vi restava di bene. Perchè trovarono sì smunto quel paese, nè poteano metter piede nelle città e castella forti, cominciarono in fine a trattar di pace: del cheparleremo all'anno seguente. Già vedemmo negli anni addietro, chi fosseAtanaricore de' Goti, il quale piuttosto veniva appellato giudice di quella nazione, uomo superbo, che nell'anno 369 per far pace con Valente Augusto l'obbligò a portarsi in mezzo al Danubio, col pretesto di un giuramento da lui fatto di non mettere mai piede nelle terre dei Romani. Da che piombò sopra i Goti il gran flagello degli Unni, ebbe quel Barbaro il sapere o la fortuna di conservare i suoi Stati, o almen parte di essi sino al precedente anno, in cui finalmente restò detronizzato, e costretto a cercar altro cielo[Marcellinus, in Chronic.]. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 34.]pretende che egli fosse cacciato da Fritigerno, Aleteo e Safrace, capi della stessa nazione, che danzavano di qua dal Danubio sulle provincie romane. Nel racconto di Zosimo v'ha delle frottole, dando egli il nome di Alamanni a questi capi, facendoli venir dalla Germania verso la Pannonia, ed abbattere prima di ogni altra impresa Atanarico, perchè il videro costante nella pace fatta con Teodosio: cose tutte prive di sussistenza. Quel solo che abbiam di certo, si è che questo principe barbaro, spinto da qualche fiero temporale, pensò a rifugiarsi sotto le ali di Teodosio, senza far caso del giuramento poco fa accennato[Socrat., lib. 5, cap. 10.], e di sottomettere a lui sè stesso e i suoi Stati. Temistio, filosofo ed oratore, che nei primi mesi di questo anno recitò nel palazzo di Costantinopoli alla presenza di Teodosio la sua orazione XV, con esaltare le virtù di esso Augusto, adduce[Themist., Orat. XV.]appunto la venuta di questo barbaro fiero e superbo a mettersi senz'armi e senza condizioni in mano di Teodosio, per pruova del gran concetto di bontà e fedeltà in cui era esso imperadore.Venne dunque Atanarico aCostantinopoli[Zosim., lib. 4, c. 34.], e vi entrò nel dì 11 di gennaio[Idacius, in Fastis.], incontrato dallo stesso Teodosio fuori della città, ed accolto con tutte le dimostrazioni di stima e di amicizia. Ma probabilmente gli affanni da lui patiti il fecero da lì a poco cadere infermo, di modo che nel dì 25 di esso mese terminò i suoi giorni di morte naturale, come s'ha vari autori[Marcellinus, in Chron. Orosius, lib. 7, c. 34.], e non già violenta, come ha il testo di Prospero[Prosper, in Chronic.], che dee essere corrotto, dovendosi quivi leggereocciditcolla seconda breve, in vece diocciditur. Se altrimenti fosse stato, Zosimo, sì facile a sparlare di Teodosio, non avrebbe certamente lasciato nella penna un tal fatto, cioè trascurata questa occasione per morderlo. Anzi da lui abbiamo ch'esso Augusto fece seppellire quel barbaro re con tal magnificenza, che ne restarono ammirati tutti i Goti del suo seguito, e crebbe in loro l'affezione e stima verso di un sì amorevol regnante con riuscir fedelissimi da lì innanzi nel suo servigio. Fa poi menzione il suddetto Zosimo[Zosimus, ut supra.]di una vittoria riportata da Teodosio contro gli Sciti e Carpadoci, barbari settentrionali, ch'erano corsi anch'essi di qua dal Danubio, al vedere sì fortunati ed arricchiti i Goti. Rimasero essi sconfitti in una battaglia da Teodosio, ed obbligati a ripassare il fiume. Di più non ne sappiamo; siccome nè pure di alcun'altra militare impresa d'esso imperadore spettante all'anno presente, si truova vestigio nelle antiche istorie. Ma s'egli nulla di più operò contra de' Barbari assassini del romano imperio, somma gloria almeno conseguì colla protezion della vera Chiesa e col suo zelo per estirpar l'eresie. Ardente era il suo desiderio di mettere una volta fine, se mai era possibile, a tante dissensioni intorno ai dogmi della religion cristiana, cioè di estinguire tutte le eresie che laceravanoallora specialmente le provincie di Oriente[Socrates, lib. 5, c. 8. Theodor., lib. 5, cap. 7. Labbe Concil.]. Il perchè raunò dalle contrade di sua giurisdizione in Costantinopoli un concilio di centocinquanta vescovi, i quali nel maggio di quest'anno confermarono la dottrina del concilio Niceno, stabilirono la divinità dello Spirito Santo, ed accordarono al vescovo di Costantinopoli un privilegio di preminenza. Non fu esso concilio a tutta prima riguardato come generale; tale bensì tenuto fu, dacchè Damaso papa e i vescovi di Occidente l'ebbero confermato. Eletto fu circa questi tempi vescovo di Costantinopoli sanGregorio Nazianzeno, uno dei più illustri scrittori della Chiesa di Dio; ma poco tenne quella sedia per la gara ed invidia di molti altri vescovi; imperciocchè, veggendosi egli mal veduto da essi e da una parte del popolo, ottenuto il congedo dall'imperadore, si ritirò nella Cappadocia patria sua. Non fu men gloriosa per Teodosio una legge[L. 6, de Haeret., Cod. Theod.]da lui pubblicata prima del suddetto concilio del dì 10 di gennaio, con cui proibì a qualunque setta d'eretici, e particolarmente ai Fotiniani, Ariani ed Eunomiani, il tenere alcuna assemblea nella città; ed inoltre comandò loro di consegnare ai vescovi cattolici tutte le chiese da essi occupate. L'incumbenza di eseguir questo editto fu data aSapore, uno de' più illustri generali di Teodosio[Theod., lib. 5, cap. 2.], il quale fedelmente soddisfece alla pia intenzione del principe con gioia indicibile di tutti i cattolici; nè mancarono i vescovi d'Occidente di rendere per tanto suo zelo pubbliche azioni di grazie a Teodosio nei loro concilii. Con altra legge data nel dì 2 di maggio il piissimo imperadore levò la cittadinanza romana, e il poter far testamento a chi dei cristiani fosse divenuto pagano, intimando la stessa pena alle varie sette de' Manichei. Volle dipoi vietata agli Eunomiani ed Ariani ilfabbricar nuove chiese entro e fuori della città. In somma si vede spedito da Dio questo piissimo imperadore per restituire il suo lustro al cattolicismo in Oriente; ed ancorchè non cessassero per questo gli eretici di diverse sette in quelle parti, perchè i saggi imperadori non amavano, di convertir col terror della mannaie alla vera fede i traviati; pure quanto venne esaltata la Chiesa cattolica, altrettanto calò l'albagia e potenza delle diverse eresie.
Consoli
Flavio SiagrioeFlavio Eucherio.
Abbiamo da Temistio cheEucherio, console fu zio paterno di Teodosio Augusto. Zosimo[Zosimus, lib. 5, cap. 2.]parla del medesimo, e sembra chiamarlo zio dell'imperatore Arcadio, e per conseguente fratello, e non zio del medesimo Teodosio. Ma Temistio parla chiaro, e Zosimo vorrà dire gran zio. Dello varie dignità sostenute daSiagrioprimo console, è da vedere il Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]. La prefettura di Roma nelleleggi del Codice Teodosiano si trova amministrata daValeriano. Per quanto poi si raccoglie dalle date di alcune di esse leggi, le quali è da dubitare se tutte sieno giuste, Graziano Augusto sul fine di marzo era in Milano, sul principio di maggio in Aquileia, verso il fin di settembre in Treveri, e in Aquileia sul fine dell'anno. Questi salti dalle Gallie in Italia e dall'Italia nelle Gallie non paiono molto verisimili. Confermò egli con suo rescritto[L. 6, de indulgent. crimin. Cod. Theod.]ad Antidio, vicario di Roma, il lodevol uso introdotto da Valentiniano suo padre di far grazia ai rei per la solennità della Pasqua, ma con eccettuare i colpevoli di enormi delitti pregiudiciali alla quiete del pubblico. Uno de' motivi probabilmente, per i quali Graziano con Valentiniano suo fratello si portò ad Aquileja fu un riguardevol concilio tenuto ivi nel settembre di quest'anno, essendo vescovo di quella città sanValeriano, uno de' più insigni prelati dell'Occidente. V'intervenne ancora sant'Ambrosiovescovo di Milano, con farvi la prima figura. Trovavasi intanto Teodosio Augusto in Costantinopoli in molte angustie, perchè un nuvolo di Goti era ritornato nella Tracia. Avendo egli fatto nell'anno addietro istanza di soccorsi all'imperadore Graziano, questi gl'inviò un corpo di gente[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]sotto il comando diBautonee diArbogaste, di nazione Franchi, uffiziali, militanti al di lui servigio, amendue chiamati da Zosimo disinteressati, valorosi e ben pratici del mestier della guerra. Ma di Arbogaste vedremo a suo tempo un gran tradimento. Arrivati che furono essi nella Macedonia, se non falla esso Zosimo, i Goti giudicarono meglio di ritirarsi di là, e di ritornarsene nella misera Tracia, per rodere quel poco che vi restava di bene. Perchè trovarono sì smunto quel paese, nè poteano metter piede nelle città e castella forti, cominciarono in fine a trattar di pace: del cheparleremo all'anno seguente. Già vedemmo negli anni addietro, chi fosseAtanaricore de' Goti, il quale piuttosto veniva appellato giudice di quella nazione, uomo superbo, che nell'anno 369 per far pace con Valente Augusto l'obbligò a portarsi in mezzo al Danubio, col pretesto di un giuramento da lui fatto di non mettere mai piede nelle terre dei Romani. Da che piombò sopra i Goti il gran flagello degli Unni, ebbe quel Barbaro il sapere o la fortuna di conservare i suoi Stati, o almen parte di essi sino al precedente anno, in cui finalmente restò detronizzato, e costretto a cercar altro cielo[Marcellinus, in Chronic.]. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 34.]pretende che egli fosse cacciato da Fritigerno, Aleteo e Safrace, capi della stessa nazione, che danzavano di qua dal Danubio sulle provincie romane. Nel racconto di Zosimo v'ha delle frottole, dando egli il nome di Alamanni a questi capi, facendoli venir dalla Germania verso la Pannonia, ed abbattere prima di ogni altra impresa Atanarico, perchè il videro costante nella pace fatta con Teodosio: cose tutte prive di sussistenza. Quel solo che abbiam di certo, si è che questo principe barbaro, spinto da qualche fiero temporale, pensò a rifugiarsi sotto le ali di Teodosio, senza far caso del giuramento poco fa accennato[Socrat., lib. 5, cap. 10.], e di sottomettere a lui sè stesso e i suoi Stati. Temistio, filosofo ed oratore, che nei primi mesi di questo anno recitò nel palazzo di Costantinopoli alla presenza di Teodosio la sua orazione XV, con esaltare le virtù di esso Augusto, adduce[Themist., Orat. XV.]appunto la venuta di questo barbaro fiero e superbo a mettersi senz'armi e senza condizioni in mano di Teodosio, per pruova del gran concetto di bontà e fedeltà in cui era esso imperadore.
Venne dunque Atanarico aCostantinopoli[Zosim., lib. 4, c. 34.], e vi entrò nel dì 11 di gennaio[Idacius, in Fastis.], incontrato dallo stesso Teodosio fuori della città, ed accolto con tutte le dimostrazioni di stima e di amicizia. Ma probabilmente gli affanni da lui patiti il fecero da lì a poco cadere infermo, di modo che nel dì 25 di esso mese terminò i suoi giorni di morte naturale, come s'ha vari autori[Marcellinus, in Chron. Orosius, lib. 7, c. 34.], e non già violenta, come ha il testo di Prospero[Prosper, in Chronic.], che dee essere corrotto, dovendosi quivi leggereocciditcolla seconda breve, in vece diocciditur. Se altrimenti fosse stato, Zosimo, sì facile a sparlare di Teodosio, non avrebbe certamente lasciato nella penna un tal fatto, cioè trascurata questa occasione per morderlo. Anzi da lui abbiamo ch'esso Augusto fece seppellire quel barbaro re con tal magnificenza, che ne restarono ammirati tutti i Goti del suo seguito, e crebbe in loro l'affezione e stima verso di un sì amorevol regnante con riuscir fedelissimi da lì innanzi nel suo servigio. Fa poi menzione il suddetto Zosimo[Zosimus, ut supra.]di una vittoria riportata da Teodosio contro gli Sciti e Carpadoci, barbari settentrionali, ch'erano corsi anch'essi di qua dal Danubio, al vedere sì fortunati ed arricchiti i Goti. Rimasero essi sconfitti in una battaglia da Teodosio, ed obbligati a ripassare il fiume. Di più non ne sappiamo; siccome nè pure di alcun'altra militare impresa d'esso imperadore spettante all'anno presente, si truova vestigio nelle antiche istorie. Ma s'egli nulla di più operò contra de' Barbari assassini del romano imperio, somma gloria almeno conseguì colla protezion della vera Chiesa e col suo zelo per estirpar l'eresie. Ardente era il suo desiderio di mettere una volta fine, se mai era possibile, a tante dissensioni intorno ai dogmi della religion cristiana, cioè di estinguire tutte le eresie che laceravanoallora specialmente le provincie di Oriente[Socrates, lib. 5, c. 8. Theodor., lib. 5, cap. 7. Labbe Concil.]. Il perchè raunò dalle contrade di sua giurisdizione in Costantinopoli un concilio di centocinquanta vescovi, i quali nel maggio di quest'anno confermarono la dottrina del concilio Niceno, stabilirono la divinità dello Spirito Santo, ed accordarono al vescovo di Costantinopoli un privilegio di preminenza. Non fu esso concilio a tutta prima riguardato come generale; tale bensì tenuto fu, dacchè Damaso papa e i vescovi di Occidente l'ebbero confermato. Eletto fu circa questi tempi vescovo di Costantinopoli sanGregorio Nazianzeno, uno dei più illustri scrittori della Chiesa di Dio; ma poco tenne quella sedia per la gara ed invidia di molti altri vescovi; imperciocchè, veggendosi egli mal veduto da essi e da una parte del popolo, ottenuto il congedo dall'imperadore, si ritirò nella Cappadocia patria sua. Non fu men gloriosa per Teodosio una legge[L. 6, de Haeret., Cod. Theod.]da lui pubblicata prima del suddetto concilio del dì 10 di gennaio, con cui proibì a qualunque setta d'eretici, e particolarmente ai Fotiniani, Ariani ed Eunomiani, il tenere alcuna assemblea nella città; ed inoltre comandò loro di consegnare ai vescovi cattolici tutte le chiese da essi occupate. L'incumbenza di eseguir questo editto fu data aSapore, uno de' più illustri generali di Teodosio[Theod., lib. 5, cap. 2.], il quale fedelmente soddisfece alla pia intenzione del principe con gioia indicibile di tutti i cattolici; nè mancarono i vescovi d'Occidente di rendere per tanto suo zelo pubbliche azioni di grazie a Teodosio nei loro concilii. Con altra legge data nel dì 2 di maggio il piissimo imperadore levò la cittadinanza romana, e il poter far testamento a chi dei cristiani fosse divenuto pagano, intimando la stessa pena alle varie sette de' Manichei. Volle dipoi vietata agli Eunomiani ed Ariani ilfabbricar nuove chiese entro e fuori della città. In somma si vede spedito da Dio questo piissimo imperadore per restituire il suo lustro al cattolicismo in Oriente; ed ancorchè non cessassero per questo gli eretici di diverse sette in quelle parti, perchè i saggi imperadori non amavano, di convertir col terror della mannaie alla vera fede i traviati; pure quanto venne esaltata la Chiesa cattolica, altrettanto calò l'albagia e potenza delle diverse eresie.