CCCLXXXII

CCCLXXXIIAnno diCristoCCCLXXXII. IndizioneX.Damasopapa 17.Grazianoimperadore 16.ValentinianoII, imperad. 8.Teodosioimperadore 4.ConsoliAntonioedAfranio Siagrio.Antonio, primo console orientale, vien fondatamente creduto, dal padre Pagi, e da altri, padre diFlacilla, ossiaPlacilla, moglie di Teodosio Augusto. Quanto aSiagrio, console occidentale, egli è riputato personaggio diverso daSiagrio, stato console nell'anno precedente, perchè nei più dei Fasti antichi e nelle leggi si vede enunziato console, senza esprimere per la seconda volta. Dal padre Sirmondo e dal Gotofredo fu con buone ragioni creduto quell'Afranio Siagrioconsole, di cui in più di un'epistola parla Sidonio Apollinare: perciò col Relando ho anch'io tenuto che gli si possa dare il nome diAfranio. In due luoghi del Codice Teodosiano comparisce Severo prefetto di Roma, se pur non vi ha errore, perchè in altre leggi di questo medesimo annoSevero(se pure è lo stesso) si truova nominato prefetto del pretorio. Per la maggior parte dell'anno presente, siccome si ricava dalle date di varie leggi[Gothofr., Chronolog. Cod. Theodos.], Graziano Augusto dimorò in Italia, ora in Milano, ed ora in Brescia, Verona e Padova. Una d'esse leggi cel fa vedere in Viminacio, cittàdella Mesia sul Danubio, di là da Belgrado nel dì 5 di luglio. Ma trovandosi nel dì 20 di giugno in Padova, non si può facilmente immaginar questo salto in un paese di tanta distanza. Però par giusta la conghiettura del Gotofredo, ch'essa legge fosse non già data, ma solamente pubblicata in Viminacio. Ora il soggiorno d'esso Graziano in Italia abbastanza compruova, che quantunque si creda assegnata essa Italia coll'Africa e coll'Illirico occidentale a Valentiniano II suo fratello, pure Graziano seguitava, a cagion della di lui tenera età, a ritenerne il governo. Fra le leggi spettanti a questo anno di esso Augusto Graziano, una ne abbiamo, con cui ordina a Severo prefetto di fare una rivista de' poveri che fioccavano alla ricca e limosiniera città di Roma, con separare i robusti ed atti a lavorare, e di dar questi per ischiavi, se sono di condizion servile, a chi gli ha scoperti, oppure, se liberi, di obbligargli al lavoro delle campagne. Anche nel codice di Giustiniano si truovano leggi per rimediare a questi truffatori delle limosine destinate ai veri ed inabili poveri. S. Ambrosio[Ambrosius, lib. 2, c. 6 de Officiis.]si duole anch'egli di questo abuso, e forse da lui venne il consiglio per provvedervi. Almeno è probabile che ad istanza sua Graziano con un'altra legge ordinasse[L. si vendicari 13, de poenis Cod. Theodos.], che quando i delinquenti fossero condannati a morte o ad altre severe pene, si aspettasse trenta giorni ad eseguirle. Dovea essere succeduto che qualche innocente avesse patita la morte, e che dopo alcun tempo si fosse scoperta la di lui innocenza. Ma quell'azione di Graziano, che fece più strepito nell'anno presente, fu l'ordine da lui dato, che si levasse dalla sala del senato romano la statua e l'altare della Vittoria, sopra il quale si facevano i giuramenti, ed i pagani soleano offerire dei sagrifizii. Inoltre fece occupar dal fisco tutte le rendite destinate al mantenimento di quei sacrifizii e dei ponteficigentili[Ambr., Epist. XI et XII.]: abolì ancora ogni privilegio conceduto dai predecessori a tutti i ministri degl'idoli, per la gola dei quali anche alcuni Cristiani deboli aveano rinunziato alla lor fede per farsi pagani. Fin qui le vergini vestali di rito gentile aveano pacificamente esercitato in Roma il loro mestiere. Graziano non le cassò già, ma tolse loro tutti i privilegi e le esenzioni, e comandò che si applicassero al fisco tutti gli stabili che per testamento fossero lasciati a quelle false vergini ed anche ai templi e ministri degl'idoli. Gran rumore e lamenti ne fecero i senatori, buona parte tuttavia pagani; e peròSimmaco, celebre personaggio ed uno di essi, fu delegato in compagnia di altri, per portare a Graziano a nome del corpo del senato un memoriale pieno di doglianze per questo cotanto loro dispiacevole editto. Ma i senatori cristiani, che non erano pochi, fecero una protesta in contrario, ch'essi non acconsentivano alle istanze dei pagani, e formarono un'altra supplica in contrario, dichiarando che non interverrebbono più al senato, qualora vi si rimettesse quell'obbrobrio. Inviato quest'altro memoriale da papa Damaso a sant'Ambrosio, cagion fu che Graziano stesse saldo nel suo proposito, nè volesse dar orecchio al ricorso de' gentili. A ciò dovette anche contribuire la pia eloquenza di esso sant'Ambrosio, che godeva una singolar confidenza presso di questo imperadore. Qui nondimeno non finì la faccenda, siccome vedremo.Durante tutto quest'anno si fermò l'Augusto Teodosio in Costantinopoli, dove pubblicò varie leggi[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]. Con una di esse regolò il vario vestire dei senatori e degli altri ministri della giustizia, senza obbligare essi senatori a portar la toga, se non nel senato e davanti ai magistrati, allorchè vi comparissero per proprie loro liti. Confermò con un'altra le pene intimate contra dei Manichei, accrescendo queste per altre classi di eretici,poco da noi conosciuti. Pubblicò ancora dei regolamenti, acciocchè le case dei privati in Costantinopoli potessero partecipar dell'acqua, introdotta in quella città dieci anni prima da Valente Augusto con un sontuoso acquidotto[Socrat., lib. 4, c. 8.]. Fu in questo anno che riuscì all'imperador Teodosio di estinguere il fiero incendio della guerra dei Goti, non già colla forza, ma colla prudenza e coi maneggi. Cioè fece lor proporre condizioni di pace dal generaleSaturnino[Temist., Orat. XVI.], e queste accettate da essi, nel dì 3 di ottobre, per attestato di Idazio[Idacius, in Fastis.]vennero i capi dei Goti col re loro (forseFritigerno) a sottomettersi con tutta la nazione a Teodosio, e a giurar fedeltà al romano imperio[Marcell. Comes, in Chronico.]. Loro perciò furono assegnate terre da coltivare nella Tracia e nella Mesia, con facoltà di possederle come sue proprie, e senza pagar tributo. Molti di essi Barbari furono arrolati nelle armate cesaree, e tutti ottennero la cittadinanza di Roma. I politici che da lì a molti anni videro i mali effetti di questa pace, fecero i dottori sulla condotta di Teodosio, biasimandola a più non posso come pericolosa e pregiudiziale all'imperio. Tali furono Idazio[Idacius, in Chronico.], Sinesio[Synesius, de Regn.], e principalmente Zosimo[Zosimus, lib. 4, c. 33.]. Ma per ben giudicare delle risoluzioni dei principi ed anche dei privati, convien mettersi sul punto medesimo in cui furono prese; e si troverà bene spesso che non vi mancò prudenza allora e buon consiglio, benchè l'avvenire non corrispondesse alle speranze. Siccome osserva Temistio[Themistius, ut supra.], che si trovava allora sul fatto, difficilissimo era in questi tempi, anzi pericoloso il volere snidar tanti Barbari, penetrati nel cuor dell'imperio. L'esempio fresco di Valente ognun l'avea davanti gli occhi. Nella Tracia e negli altricirconvicini paesi s'erano perduti i loro abitori: bene era il ripopolarli. Divenendo quei Goti sudditi dell'imperio, se ne poteva sperare buon uso, e forza, e fedeltà come in tanti altri simili casi era avvenuto. La necessità in fine è una dura maestra, obbligando a far ciò che la prudenza ricuserebbe. Se poi coll'andar degli anni amari frutti produsse questo aggiustamento, disgrazia fu dei successori, ma non già stolidità di Teodosio, come con temeraria penna scrisse Zosimo pagano. Quel solo che sarebbe stato da desiderare, era che tanta copia di Barbari fosse stata dispersa per le moltissime provincie romane, senza lasciarla unita nella Tracia e nelle contrade adiacenti; ma è da credere che i Goti, gente anch'essa accorta, non volesse lasciarsi sbandare per paura di essere un dì sagrificati tutti con facilità ad arbitrio dei Romani.

Consoli

AntonioedAfranio Siagrio.

Antonio, primo console orientale, vien fondatamente creduto, dal padre Pagi, e da altri, padre diFlacilla, ossiaPlacilla, moglie di Teodosio Augusto. Quanto aSiagrio, console occidentale, egli è riputato personaggio diverso daSiagrio, stato console nell'anno precedente, perchè nei più dei Fasti antichi e nelle leggi si vede enunziato console, senza esprimere per la seconda volta. Dal padre Sirmondo e dal Gotofredo fu con buone ragioni creduto quell'Afranio Siagrioconsole, di cui in più di un'epistola parla Sidonio Apollinare: perciò col Relando ho anch'io tenuto che gli si possa dare il nome diAfranio. In due luoghi del Codice Teodosiano comparisce Severo prefetto di Roma, se pur non vi ha errore, perchè in altre leggi di questo medesimo annoSevero(se pure è lo stesso) si truova nominato prefetto del pretorio. Per la maggior parte dell'anno presente, siccome si ricava dalle date di varie leggi[Gothofr., Chronolog. Cod. Theodos.], Graziano Augusto dimorò in Italia, ora in Milano, ed ora in Brescia, Verona e Padova. Una d'esse leggi cel fa vedere in Viminacio, cittàdella Mesia sul Danubio, di là da Belgrado nel dì 5 di luglio. Ma trovandosi nel dì 20 di giugno in Padova, non si può facilmente immaginar questo salto in un paese di tanta distanza. Però par giusta la conghiettura del Gotofredo, ch'essa legge fosse non già data, ma solamente pubblicata in Viminacio. Ora il soggiorno d'esso Graziano in Italia abbastanza compruova, che quantunque si creda assegnata essa Italia coll'Africa e coll'Illirico occidentale a Valentiniano II suo fratello, pure Graziano seguitava, a cagion della di lui tenera età, a ritenerne il governo. Fra le leggi spettanti a questo anno di esso Augusto Graziano, una ne abbiamo, con cui ordina a Severo prefetto di fare una rivista de' poveri che fioccavano alla ricca e limosiniera città di Roma, con separare i robusti ed atti a lavorare, e di dar questi per ischiavi, se sono di condizion servile, a chi gli ha scoperti, oppure, se liberi, di obbligargli al lavoro delle campagne. Anche nel codice di Giustiniano si truovano leggi per rimediare a questi truffatori delle limosine destinate ai veri ed inabili poveri. S. Ambrosio[Ambrosius, lib. 2, c. 6 de Officiis.]si duole anch'egli di questo abuso, e forse da lui venne il consiglio per provvedervi. Almeno è probabile che ad istanza sua Graziano con un'altra legge ordinasse[L. si vendicari 13, de poenis Cod. Theodos.], che quando i delinquenti fossero condannati a morte o ad altre severe pene, si aspettasse trenta giorni ad eseguirle. Dovea essere succeduto che qualche innocente avesse patita la morte, e che dopo alcun tempo si fosse scoperta la di lui innocenza. Ma quell'azione di Graziano, che fece più strepito nell'anno presente, fu l'ordine da lui dato, che si levasse dalla sala del senato romano la statua e l'altare della Vittoria, sopra il quale si facevano i giuramenti, ed i pagani soleano offerire dei sagrifizii. Inoltre fece occupar dal fisco tutte le rendite destinate al mantenimento di quei sacrifizii e dei ponteficigentili[Ambr., Epist. XI et XII.]: abolì ancora ogni privilegio conceduto dai predecessori a tutti i ministri degl'idoli, per la gola dei quali anche alcuni Cristiani deboli aveano rinunziato alla lor fede per farsi pagani. Fin qui le vergini vestali di rito gentile aveano pacificamente esercitato in Roma il loro mestiere. Graziano non le cassò già, ma tolse loro tutti i privilegi e le esenzioni, e comandò che si applicassero al fisco tutti gli stabili che per testamento fossero lasciati a quelle false vergini ed anche ai templi e ministri degl'idoli. Gran rumore e lamenti ne fecero i senatori, buona parte tuttavia pagani; e peròSimmaco, celebre personaggio ed uno di essi, fu delegato in compagnia di altri, per portare a Graziano a nome del corpo del senato un memoriale pieno di doglianze per questo cotanto loro dispiacevole editto. Ma i senatori cristiani, che non erano pochi, fecero una protesta in contrario, ch'essi non acconsentivano alle istanze dei pagani, e formarono un'altra supplica in contrario, dichiarando che non interverrebbono più al senato, qualora vi si rimettesse quell'obbrobrio. Inviato quest'altro memoriale da papa Damaso a sant'Ambrosio, cagion fu che Graziano stesse saldo nel suo proposito, nè volesse dar orecchio al ricorso de' gentili. A ciò dovette anche contribuire la pia eloquenza di esso sant'Ambrosio, che godeva una singolar confidenza presso di questo imperadore. Qui nondimeno non finì la faccenda, siccome vedremo.

Durante tutto quest'anno si fermò l'Augusto Teodosio in Costantinopoli, dove pubblicò varie leggi[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]. Con una di esse regolò il vario vestire dei senatori e degli altri ministri della giustizia, senza obbligare essi senatori a portar la toga, se non nel senato e davanti ai magistrati, allorchè vi comparissero per proprie loro liti. Confermò con un'altra le pene intimate contra dei Manichei, accrescendo queste per altre classi di eretici,poco da noi conosciuti. Pubblicò ancora dei regolamenti, acciocchè le case dei privati in Costantinopoli potessero partecipar dell'acqua, introdotta in quella città dieci anni prima da Valente Augusto con un sontuoso acquidotto[Socrat., lib. 4, c. 8.]. Fu in questo anno che riuscì all'imperador Teodosio di estinguere il fiero incendio della guerra dei Goti, non già colla forza, ma colla prudenza e coi maneggi. Cioè fece lor proporre condizioni di pace dal generaleSaturnino[Temist., Orat. XVI.], e queste accettate da essi, nel dì 3 di ottobre, per attestato di Idazio[Idacius, in Fastis.]vennero i capi dei Goti col re loro (forseFritigerno) a sottomettersi con tutta la nazione a Teodosio, e a giurar fedeltà al romano imperio[Marcell. Comes, in Chronico.]. Loro perciò furono assegnate terre da coltivare nella Tracia e nella Mesia, con facoltà di possederle come sue proprie, e senza pagar tributo. Molti di essi Barbari furono arrolati nelle armate cesaree, e tutti ottennero la cittadinanza di Roma. I politici che da lì a molti anni videro i mali effetti di questa pace, fecero i dottori sulla condotta di Teodosio, biasimandola a più non posso come pericolosa e pregiudiziale all'imperio. Tali furono Idazio[Idacius, in Chronico.], Sinesio[Synesius, de Regn.], e principalmente Zosimo[Zosimus, lib. 4, c. 33.]. Ma per ben giudicare delle risoluzioni dei principi ed anche dei privati, convien mettersi sul punto medesimo in cui furono prese; e si troverà bene spesso che non vi mancò prudenza allora e buon consiglio, benchè l'avvenire non corrispondesse alle speranze. Siccome osserva Temistio[Themistius, ut supra.], che si trovava allora sul fatto, difficilissimo era in questi tempi, anzi pericoloso il volere snidar tanti Barbari, penetrati nel cuor dell'imperio. L'esempio fresco di Valente ognun l'avea davanti gli occhi. Nella Tracia e negli altricirconvicini paesi s'erano perduti i loro abitori: bene era il ripopolarli. Divenendo quei Goti sudditi dell'imperio, se ne poteva sperare buon uso, e forza, e fedeltà come in tanti altri simili casi era avvenuto. La necessità in fine è una dura maestra, obbligando a far ciò che la prudenza ricuserebbe. Se poi coll'andar degli anni amari frutti produsse questo aggiustamento, disgrazia fu dei successori, ma non già stolidità di Teodosio, come con temeraria penna scrisse Zosimo pagano. Quel solo che sarebbe stato da desiderare, era che tanta copia di Barbari fosse stata dispersa per le moltissime provincie romane, senza lasciarla unita nella Tracia e nelle contrade adiacenti; ma è da credere che i Goti, gente anch'essa accorta, non volesse lasciarsi sbandare per paura di essere un dì sagrificati tutti con facilità ad arbitrio dei Romani.


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