CCCLXXXIXAnno diCristoCCCLXXXIX. Indiz.II.Siriciopapa 5.ValentinianoII imperad. 15.Teodosioimperadore 11.Arcadioimperadore 7.ConsoliFlavio TimasioeFlavio Promoto.Già vedemmo generali dell'armata di TeodosioTimasioePromoto; essi, in ricompensa del loro buono servigio, ottennero la dignità consolare in questo anno. Dalle leggi del codice Teodosiano[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]si ricava cheAlbinoesercitò la prefettura di Roma. Le medesime ancora ci fan vedere Teodosio e Valentiniano Augusti per tutto maggio in Milano. Con una d'esse, data nel dì 23 di gennaio, Teodosio dichiarò di voler ben accettare le eredità e i legati a lui lasciati in testamenti solenni, ma non già se insemplici codicilli o in lettere, o in dichiarazioni di fideicommissarii, volendo che lasciti tali pervenissero agli eredi. Questo atto di disinteresse e generosità del principe, siccome quello che precludeva l'adito a molti, i quali, come si può sospettare, cercavano di acquistarsi la grazia del regnante, procurandogli con delle falsità la roba altrui, vien sommamente commendato da Simmaco[Symmachus, lib. 2, Epist. XIII.]. Proibì ancora esso Augusto agli eretici eunomiani il far testamento, volendo che i lor beni pervenissero al fisco. Sembra che o sul fine del precedente anno, o sul principio di questo un nuovo tentativo facessero i non mai quieti senatori romani della fazion gentile presso l'Augusto Teodosio, per ottener la permissione che si rimettesse nel senato l'altare della Vittoria. VerisimilmenteSimmaco, siccome primo fra essi, ne fu promotore, com'era stato in addietro. Si sa che questo eloquente personaggio fece e recitò circa questi tempi un panegirico in lode di Teodosio[Symmachus, ibid. et Epist. XXXI. Prosper., lib. 4, cap. 38. Socr., lib. 5, cap. 14.], dove destramente ancora lasciò intendere il desiderio del ristabilimento di quella superstizione. Ma sant'Ambrosio, a cui non furono ignote sì fatte mene del paganesimo, parlò forte a Teodosio di questo affare, in guisa che il tenne saldo nella negativa. Anzi, perchè Simmaco era in norma, come reo di lesa maestà, per aver fatto nell'anno addietro un altro ben diverso panegirico in lode di Massimo tiranno, e vi si aggiunse questa nuova sua temerità, Teodosio spedì ordine di spogliarlo d'ogni sua dignità, e di mandarlo in esilio cento miglia lungi da Roma. Allora fu che Simmaco, per timore di peggio, scappò in una chiesa dei Cristiani. Si adoperarono poi molti per impetrargli il perdono; e perchè Teodosio non mai tanto era disposto a far grazia, che quando pareva più in collera, non solamente gli perdonò, mal'ebbe anche caro da lì innanzi, e vedremo in breve che il promosse fino al consolato: il perchè esso Simmaco in più lettere esalta così benigno e buon regnante. Verso il fine di maggio volle Teodosio passare a Roma, per vedere quell'inclita città e farsi vedere dal popolo romano[Idacius, in Fastis.]. Seco menò il picciolo suo figlioOnorioed insieme con luiValentiniano Augusto. L'entrata sua in Roma fu nel dì 13 di giugno, e seguì colla magnificenza di un trionfo, ancorchè i vecchi romani non usassero mai di trionfare dopo le vittorie riportate nelle guerre civili. Perchè Rufino[Rufin., lib. 11, cap. 17.]scrive aver egli fatto il suo ingresso in quella dominante con un illustre trionfo, senza nominar Valentiniano; e perchè Pacato[Pacatus, in Panegyr.]parla solamente nel suo panegirico ad esso Teodosio, il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]pretende che il solo Teodosio trionfasse, nè in ciò avesse parte alcuna Valentiniano. Ma il tacere di quegli scrittori non è già un argomento bastante, per asserire escluso da quell'onore Valentiniano; e tanto meno da che abbiano la chiara testimonianza di Socrate[Socrat., lib. 5, cap. 14.]e Sozomeno[Sozom., lib. 7, cap. 14.], che amendue essi Augusti trionfarono. Azione troppo sconvenevole al buon Teodosio sarebbe stata il non voler compagno in quell'onore l'imperador, collega ed imperadore, più particolar signore di Roma che lo stesso Teodosio. Altrimenti converrebbe credere che non sussistesse il dirsi da Zosimo, aver Teodosio restituito Valentiniano in possesso dei suoi stati: il che niuno negherà; e le leggi concordemente da essi pubblicate in Roma stessa assai pruovano che amendue andavano concordi nell'autorità e nel dominio. Abbiamo da Idazio che in tal congiuntura Teodosio rallegrò il popolo romano con un congiario, cioè con unricco donativo. Ed allora fu cheLatino Pacato Drepanioo siaDrepanio Pacato, nato nelle Gallie, recitò nel senato quel suo panegirico in onore di Teodosio, che è giunto fino ai giorni nostri.A questi tempi attribuisce Prudenzio nel suo poema[Prudentius, in Symmachum.]la conversione di moltissimi pagani, tanto dell'ordine senatorio ed equestre, quanto del popolo romano, alla religion di Cristo. Certo è che Roma anche prima era piena di cristiani, e fra essi gran copia si contava di senatori: ma specialmente la nobiltà continuava nell'attaccamento all'idolatria. L'esempio dell'imperator Teodosio, il suo zelo, le sue esortazioni furono ora un'efficace predica a quelle reliquie del gentilesimo per abbracciar la fede di Gesù Cristo; di maniera che da lì innanzi si videro molte principali case di Roma adorare il Crocifisso, abbandonati i templi degl'idoli, e frequentate le chiese dei Cristiani, con gloria immortale di Teodosio; il che si ricava ancora da san Girolamo[Hieron., Epist. V, et in Juvinianum.], autore di questi tempi, che descrive come affatto abbattuto il paganesimo in Roma, ancorchè non lasciassero molti di persistere ostinatamente nell'antica superstizione. Attese ancora lo zelante Augusto a purgare quella gran città da varii disordini ed abusi. Uno particolarmente vien osservato da Socrate[Socrates, lib. 5, cap. 18.]e dall'autore della Miscella[Miscell., lib. 8.]. Nel sito de' pubblici forni e mulini v'era gran quantità di case, divenute ricettacolo di ladri e di femmine di mala vita, che attrappolavano con facilità la gente concorrente per necessità colà, ritenendo inoltre come prigioni specialmente i forestieri, per farli voltar le macine poste sotterra, senza che se ne accorgesse il pubblico, e vendendo poi le cattive donne la loro mercatanzia. Informato di questa infamia Teodosio, vi provvide in buona forma. Trovò parimente un detestabil abuso nellacondanna delle donne convinte di adulterio. La pena destinata al loro fallo era quella di far crescere i lor dilitti, perchè venivano relegate nei pubblici postriboli. Teodosio fece diroccar quelle case, e pubblicò altre pene contra delle adultere. Inoltre per le istanze dipapa Siricio, che aveva scoperto in Roma una gran quantità di eretici manichei, ordinò che fossero cacciati tutti costoro fuori della città, pubblicando gravissime pene contra di loro. Diminuì parimente il numero delle ferie, acciocchè il corso della giustizia non patisse pregiudizio. In somma gran bene, per quanto potè, fece a quella città con riportarne la benedizione di tutti. Verso il principio poi di settembre si rimise in viaggio per tornarsene a Milano. Le leggi del codice Teodosiano[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]cel fanno vedere nel dì 3 di esso mese in Valenza (nome scorretto), poscia nel foro di Flaminio, città una volta confinante a Foligno, e sul fine di novembre in Milano, dove soggiornò dipoi nel verno seguente, ed ordinò che i vescovi e chierici eretici fossero cacciati dalle città e dai borghi. Ricavasi da Gregorio Turonese[Gregor. Turonensis, l. 2, c. 9.]che circa questi tempi i popoli franchi avevano fatta qualche irruzion nelle Gallie. Probabilmente per cagion de' loro movimenti o passati o temuti, giudicò Teodosio necessaria in quelle parti la persona di Valentiniano Augusto. Ha perciò creduto taluno che questo principe passasse colà negli ultimi mesi dell'anno presente; ma di ciò possiam dubitare; anzi neppur sappiamo s'egli vi andasse nell'anno seguente. Generale dell'armi era in que' tempi nelle GallieArbogaste. Socrate[Socr., l. 5, c. 18. Miscella, I, 13.]scrive che Teodosio partendosi da Roma, ivi lasciò Valentiniano. Circa questi tempi racconta san Prospero[Prosper, in Chron.]che i Longobardi, i quali cominciavano ad acquistarsi nome presso i Romani, essendo mancati di vita iloro duci, crearono il primo re della lor nazione, cioè Agelmondo figliuolo d'Ajone.
Consoli
Flavio TimasioeFlavio Promoto.
Già vedemmo generali dell'armata di TeodosioTimasioePromoto; essi, in ricompensa del loro buono servigio, ottennero la dignità consolare in questo anno. Dalle leggi del codice Teodosiano[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]si ricava cheAlbinoesercitò la prefettura di Roma. Le medesime ancora ci fan vedere Teodosio e Valentiniano Augusti per tutto maggio in Milano. Con una d'esse, data nel dì 23 di gennaio, Teodosio dichiarò di voler ben accettare le eredità e i legati a lui lasciati in testamenti solenni, ma non già se insemplici codicilli o in lettere, o in dichiarazioni di fideicommissarii, volendo che lasciti tali pervenissero agli eredi. Questo atto di disinteresse e generosità del principe, siccome quello che precludeva l'adito a molti, i quali, come si può sospettare, cercavano di acquistarsi la grazia del regnante, procurandogli con delle falsità la roba altrui, vien sommamente commendato da Simmaco[Symmachus, lib. 2, Epist. XIII.]. Proibì ancora esso Augusto agli eretici eunomiani il far testamento, volendo che i lor beni pervenissero al fisco. Sembra che o sul fine del precedente anno, o sul principio di questo un nuovo tentativo facessero i non mai quieti senatori romani della fazion gentile presso l'Augusto Teodosio, per ottener la permissione che si rimettesse nel senato l'altare della Vittoria. VerisimilmenteSimmaco, siccome primo fra essi, ne fu promotore, com'era stato in addietro. Si sa che questo eloquente personaggio fece e recitò circa questi tempi un panegirico in lode di Teodosio[Symmachus, ibid. et Epist. XXXI. Prosper., lib. 4, cap. 38. Socr., lib. 5, cap. 14.], dove destramente ancora lasciò intendere il desiderio del ristabilimento di quella superstizione. Ma sant'Ambrosio, a cui non furono ignote sì fatte mene del paganesimo, parlò forte a Teodosio di questo affare, in guisa che il tenne saldo nella negativa. Anzi, perchè Simmaco era in norma, come reo di lesa maestà, per aver fatto nell'anno addietro un altro ben diverso panegirico in lode di Massimo tiranno, e vi si aggiunse questa nuova sua temerità, Teodosio spedì ordine di spogliarlo d'ogni sua dignità, e di mandarlo in esilio cento miglia lungi da Roma. Allora fu che Simmaco, per timore di peggio, scappò in una chiesa dei Cristiani. Si adoperarono poi molti per impetrargli il perdono; e perchè Teodosio non mai tanto era disposto a far grazia, che quando pareva più in collera, non solamente gli perdonò, mal'ebbe anche caro da lì innanzi, e vedremo in breve che il promosse fino al consolato: il perchè esso Simmaco in più lettere esalta così benigno e buon regnante. Verso il fine di maggio volle Teodosio passare a Roma, per vedere quell'inclita città e farsi vedere dal popolo romano[Idacius, in Fastis.]. Seco menò il picciolo suo figlioOnorioed insieme con luiValentiniano Augusto. L'entrata sua in Roma fu nel dì 13 di giugno, e seguì colla magnificenza di un trionfo, ancorchè i vecchi romani non usassero mai di trionfare dopo le vittorie riportate nelle guerre civili. Perchè Rufino[Rufin., lib. 11, cap. 17.]scrive aver egli fatto il suo ingresso in quella dominante con un illustre trionfo, senza nominar Valentiniano; e perchè Pacato[Pacatus, in Panegyr.]parla solamente nel suo panegirico ad esso Teodosio, il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]pretende che il solo Teodosio trionfasse, nè in ciò avesse parte alcuna Valentiniano. Ma il tacere di quegli scrittori non è già un argomento bastante, per asserire escluso da quell'onore Valentiniano; e tanto meno da che abbiano la chiara testimonianza di Socrate[Socrat., lib. 5, cap. 14.]e Sozomeno[Sozom., lib. 7, cap. 14.], che amendue essi Augusti trionfarono. Azione troppo sconvenevole al buon Teodosio sarebbe stata il non voler compagno in quell'onore l'imperador, collega ed imperadore, più particolar signore di Roma che lo stesso Teodosio. Altrimenti converrebbe credere che non sussistesse il dirsi da Zosimo, aver Teodosio restituito Valentiniano in possesso dei suoi stati: il che niuno negherà; e le leggi concordemente da essi pubblicate in Roma stessa assai pruovano che amendue andavano concordi nell'autorità e nel dominio. Abbiamo da Idazio che in tal congiuntura Teodosio rallegrò il popolo romano con un congiario, cioè con unricco donativo. Ed allora fu cheLatino Pacato Drepanioo siaDrepanio Pacato, nato nelle Gallie, recitò nel senato quel suo panegirico in onore di Teodosio, che è giunto fino ai giorni nostri.
A questi tempi attribuisce Prudenzio nel suo poema[Prudentius, in Symmachum.]la conversione di moltissimi pagani, tanto dell'ordine senatorio ed equestre, quanto del popolo romano, alla religion di Cristo. Certo è che Roma anche prima era piena di cristiani, e fra essi gran copia si contava di senatori: ma specialmente la nobiltà continuava nell'attaccamento all'idolatria. L'esempio dell'imperator Teodosio, il suo zelo, le sue esortazioni furono ora un'efficace predica a quelle reliquie del gentilesimo per abbracciar la fede di Gesù Cristo; di maniera che da lì innanzi si videro molte principali case di Roma adorare il Crocifisso, abbandonati i templi degl'idoli, e frequentate le chiese dei Cristiani, con gloria immortale di Teodosio; il che si ricava ancora da san Girolamo[Hieron., Epist. V, et in Juvinianum.], autore di questi tempi, che descrive come affatto abbattuto il paganesimo in Roma, ancorchè non lasciassero molti di persistere ostinatamente nell'antica superstizione. Attese ancora lo zelante Augusto a purgare quella gran città da varii disordini ed abusi. Uno particolarmente vien osservato da Socrate[Socrates, lib. 5, cap. 18.]e dall'autore della Miscella[Miscell., lib. 8.]. Nel sito de' pubblici forni e mulini v'era gran quantità di case, divenute ricettacolo di ladri e di femmine di mala vita, che attrappolavano con facilità la gente concorrente per necessità colà, ritenendo inoltre come prigioni specialmente i forestieri, per farli voltar le macine poste sotterra, senza che se ne accorgesse il pubblico, e vendendo poi le cattive donne la loro mercatanzia. Informato di questa infamia Teodosio, vi provvide in buona forma. Trovò parimente un detestabil abuso nellacondanna delle donne convinte di adulterio. La pena destinata al loro fallo era quella di far crescere i lor dilitti, perchè venivano relegate nei pubblici postriboli. Teodosio fece diroccar quelle case, e pubblicò altre pene contra delle adultere. Inoltre per le istanze dipapa Siricio, che aveva scoperto in Roma una gran quantità di eretici manichei, ordinò che fossero cacciati tutti costoro fuori della città, pubblicando gravissime pene contra di loro. Diminuì parimente il numero delle ferie, acciocchè il corso della giustizia non patisse pregiudizio. In somma gran bene, per quanto potè, fece a quella città con riportarne la benedizione di tutti. Verso il principio poi di settembre si rimise in viaggio per tornarsene a Milano. Le leggi del codice Teodosiano[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]cel fanno vedere nel dì 3 di esso mese in Valenza (nome scorretto), poscia nel foro di Flaminio, città una volta confinante a Foligno, e sul fine di novembre in Milano, dove soggiornò dipoi nel verno seguente, ed ordinò che i vescovi e chierici eretici fossero cacciati dalle città e dai borghi. Ricavasi da Gregorio Turonese[Gregor. Turonensis, l. 2, c. 9.]che circa questi tempi i popoli franchi avevano fatta qualche irruzion nelle Gallie. Probabilmente per cagion de' loro movimenti o passati o temuti, giudicò Teodosio necessaria in quelle parti la persona di Valentiniano Augusto. Ha perciò creduto taluno che questo principe passasse colà negli ultimi mesi dell'anno presente; ma di ciò possiam dubitare; anzi neppur sappiamo s'egli vi andasse nell'anno seguente. Generale dell'armi era in que' tempi nelle GallieArbogaste. Socrate[Socr., l. 5, c. 18. Miscella, I, 13.]scrive che Teodosio partendosi da Roma, ivi lasciò Valentiniano. Circa questi tempi racconta san Prospero[Prosper, in Chron.]che i Longobardi, i quali cominciavano ad acquistarsi nome presso i Romani, essendo mancati di vita iloro duci, crearono il primo re della lor nazione, cioè Agelmondo figliuolo d'Ajone.