CCCXCIAnno diCristoCCCXCI. IndizioneIV.Siriciopapa 7.ValentinianoII imperad. 17.Teodosioimperadore 13.Arcadioimperadore 9.ConsoliTazianoeQuinto Aurelio Simmaco.Taziano, e non giàTiziano, fu il console orientale di quest'anno, Taziano, dico, il quale nel medesimo tempo esercitava la carica di prefetto del pretorio in Oriente.Simmacoquello stesso è di cui si è parlato più volte di sopra, già prefetto di Roma, gran promotore del paganesimo, e celebre fra i letterati per le sue lettere e per la sua eloquenza alquanto selvatica. Dalle leggi[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]del codice Teodosiano risulta che nel febbraio del presente anno era tuttavia prefetto di RomaAlbino. Trovasi poi nel dì 14 di luglio ornato di quel titoloAlipio, il quale in una iscrizione rapportata dal Grutero[Gruter., pag. 286.], si vede nominatoFaltonio Probo Alipio. Abbiamo leggi date col nome d'amendue gl'imperadori in Milano nel mese di marzo, poscia altre date ne' susseguenti mesi in Concordia, Vicenza ed Aquileia. Pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che la pubblicata in Concordia, città d'Italia, sia da riferire a Valentiniano juniore, il quale per conseguente dovea essere tuttavia in Italia, senza essere passato nelle Gallie, per osservarsi la medesima indirizzata a Flaviano prefetto del pretorio d'Italia e dell'Illirico, giurisdizione d'esso Valentiniano. Noi potremmo tenere per certa cotal opinione, se fosse indubitato che Teodosio non si mischiasse per questi tempi nel governo ancora dell'Italia; del che pure ci dà indizio la sua lunga permanenza in Milano. Noi, per altro, niuna notizia abbiamo delle particolari azioni di Valentiniano spettanti a questo anno,se non che le leggi suddette paiono indicare ch'egli stette in Italia finchè vi dimorò Teodosio, giacchè abbiamo la suddetta legge data in Aquileja nel dì 14 di luglio, che deve appartenere a lui, poichè un'altra data in Costantinopoli nel dì 18 d'esso mese (la quale si dee riferire a Teodosio) ci fa veder questo Augusto già uscito d'Italia, e pervenuto colà. Ma o la data d'essa ultima legge è fallata, o pur fallò Socrate in iscrivendo[Socrates, lib. 5, cap. 18.]che Teodosio entrò col figlio suo Onorio in Costantinopoli solamente nel dì 10 di novembre dell'anno presente. Racconta Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 48.], essersi esso Teodosio nel suo ritorno fermato in Tessalonica, capitale della Tessalia e d'altre provincie, perchè trovò quelle contrade maltrattate dai Barbari sbandati nelle precedenti guerre, i quali, ricovrandosi ne' boschi e nelle paludi, e prevalendosi della lontananza di Teodosio, commettevano continuamente saccheggi ed assassinii. Andò arditamente in persona (se pur è credibile) lo stesso Augusto a spiare dove era il ricovero di quei masnadieri; e, trovatolo, mosse a quella volta i soldati, per man de' quali si fece un gran macello di que' ribaldi. Generale di tale spedizione fu specialmentePromoto, che in questa medesima occasione lasciò la vita in un'imboscata a lui tesa dai Barbari. Pretende Zosimo cheRufinomastro degli uffizii, ossia maggiordomo di Teodosio, già molto potente nella corte, per particolari suoi disgusti il facesse ammazzare, tenendo segreta intelligenza co' Barbari. Ma parlando Claudiano di questa morte ne' suoi poemi contro di Rufino, senza attribuirgli un sì fatto tradimento, si può dubitare dell'asserzion di Zosimo. Secondo il medesimo Claudiano[Claud., Panegyr. Stilic., et in Rufin., lib. 1.], Stilicone vendicò poi la morte di Promoto suo amico con perseguitare i Bastarni uccisori delmedesimo, e ridurli insieme coi Goti, Unni ed altri Barbari che infestavano la Tracia, in una stretta valle, dove tutti gli avrebbe potuti tagliare a pezzi, se il traditor Rufino non avesse condotto Teodosio a far pace con essi.L'anno fu questo in cui principalmente i due cattolici Augusti, fecero risplendere il loro zelo in favore della religion cristiana e della vera Chiesa di Dio. Abbiamo tre loro editti[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], pubblicati contro degli eretici ed apostati; e similmente due altri contra degli ostinati pagani, vietando loro, sotto varie pene, ogni culto degl'idoli, ogni sagrifizio, e l'entrar negli antichi templi del gentilesimo, per adorarvi i falsi dii. Ma particolarmente stese Teodosio questi divieti e pene all'Egitto, per le istanze diTeofilozelantissimo vescovo di Alessandria. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], all'anno 389 scrive che il gran tempio di Serapide, anticamente eretto in quella città, fu allora abbattuto, e l'opinione di lui fu seguitata dal cardinal Baronio, dal Petavio e dal Tillemont. Ma il Gotofredo e il padre Pagi (forse con più ragione) ne riferiscono la demolizione all'anno presente, in vigor delle suddette leggi. Ammiano Marcellino[Ammian., Marcell., l. 22.]parla di quel tempio, come di una maraviglia del mondo, ed alcuni pretesero[Theod., lib. 5, cap. 22.]che fosse il più grande e bello che esistesse sopra la terra. Una particolar descrizione ce ne lasciò Rufino storico di questi tempi, tale rappresentandone la magnificenza e ricchezza, che sembra ben fondato il giudizio di chi ne fece il grande elogio. Incredibil era il concorso dei divoti pagani a questo santuario della loro superstizione, e di qui ancora veniva grande utilità e vantaggio alla stessa città di Alessandria. Socrate[Socrates, l. 5, cap. 16.], Sozomeno[Sozom., lib. 7, cap. 15.], Rufino[Rufinus, lib. 3.],Teodoreto[Theod., lib. 5, cap. 22.]ed altri, raccontano a lungo l'occasione, in cui quel nido famoso del gentilesimo fu diroccato. Me ne sbrigherò io in poche parole. Avendo il buon vescovo Teofilo ottenuto da Teodosio un cadente tempio di Bacco per farne una chiesa, vi scoprì delle grotte piene di ridicolose ed infami superstizioni dei gentili, che fors'anche servivano all'impudicizia e alle ladrerie dei sacerdoti pagani. Perchè fece condurre per la città queste obbrobriose reliquie, i pagani, massimamente filosofi, scoppiarono in una sollevazione contro dei cristiani; ne ferirono e ne uccisero molti; e dipoi si afforzarono nel tempio, poco fa mentovato, di Serapide, da cui sboccando di tanto in tanto, recavano gravi danni al popolo cristiano. Informato di questa turbolenza Teodosio, siccome principe clemente, non volle già gastigar le persone secondo il loro demerito, ma solamente che fossero loro tolti tutti i templi, perchè occasioni più volte ad essi di sedizioni. Essendo fuggiti i pagani per paura del gastigo, allora Teofilo fece demolire quel superbo edifizio. Poscia tutti i busti di Serapide sparsi per la città, e l'altre statue degli dii bugiardi, ed ogni altro tempio de' gentili furono atterrati; nè solamente in Alessandria, ma anche in altre città dell'Egitto e dell'Asia, con trionfar la Croce, ed annientarsi sempre più l'imperio dell'idolatria e dei demonii.
Consoli
TazianoeQuinto Aurelio Simmaco.
Taziano, e non giàTiziano, fu il console orientale di quest'anno, Taziano, dico, il quale nel medesimo tempo esercitava la carica di prefetto del pretorio in Oriente.Simmacoquello stesso è di cui si è parlato più volte di sopra, già prefetto di Roma, gran promotore del paganesimo, e celebre fra i letterati per le sue lettere e per la sua eloquenza alquanto selvatica. Dalle leggi[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]del codice Teodosiano risulta che nel febbraio del presente anno era tuttavia prefetto di RomaAlbino. Trovasi poi nel dì 14 di luglio ornato di quel titoloAlipio, il quale in una iscrizione rapportata dal Grutero[Gruter., pag. 286.], si vede nominatoFaltonio Probo Alipio. Abbiamo leggi date col nome d'amendue gl'imperadori in Milano nel mese di marzo, poscia altre date ne' susseguenti mesi in Concordia, Vicenza ed Aquileia. Pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che la pubblicata in Concordia, città d'Italia, sia da riferire a Valentiniano juniore, il quale per conseguente dovea essere tuttavia in Italia, senza essere passato nelle Gallie, per osservarsi la medesima indirizzata a Flaviano prefetto del pretorio d'Italia e dell'Illirico, giurisdizione d'esso Valentiniano. Noi potremmo tenere per certa cotal opinione, se fosse indubitato che Teodosio non si mischiasse per questi tempi nel governo ancora dell'Italia; del che pure ci dà indizio la sua lunga permanenza in Milano. Noi, per altro, niuna notizia abbiamo delle particolari azioni di Valentiniano spettanti a questo anno,se non che le leggi suddette paiono indicare ch'egli stette in Italia finchè vi dimorò Teodosio, giacchè abbiamo la suddetta legge data in Aquileja nel dì 14 di luglio, che deve appartenere a lui, poichè un'altra data in Costantinopoli nel dì 18 d'esso mese (la quale si dee riferire a Teodosio) ci fa veder questo Augusto già uscito d'Italia, e pervenuto colà. Ma o la data d'essa ultima legge è fallata, o pur fallò Socrate in iscrivendo[Socrates, lib. 5, cap. 18.]che Teodosio entrò col figlio suo Onorio in Costantinopoli solamente nel dì 10 di novembre dell'anno presente. Racconta Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 48.], essersi esso Teodosio nel suo ritorno fermato in Tessalonica, capitale della Tessalia e d'altre provincie, perchè trovò quelle contrade maltrattate dai Barbari sbandati nelle precedenti guerre, i quali, ricovrandosi ne' boschi e nelle paludi, e prevalendosi della lontananza di Teodosio, commettevano continuamente saccheggi ed assassinii. Andò arditamente in persona (se pur è credibile) lo stesso Augusto a spiare dove era il ricovero di quei masnadieri; e, trovatolo, mosse a quella volta i soldati, per man de' quali si fece un gran macello di que' ribaldi. Generale di tale spedizione fu specialmentePromoto, che in questa medesima occasione lasciò la vita in un'imboscata a lui tesa dai Barbari. Pretende Zosimo cheRufinomastro degli uffizii, ossia maggiordomo di Teodosio, già molto potente nella corte, per particolari suoi disgusti il facesse ammazzare, tenendo segreta intelligenza co' Barbari. Ma parlando Claudiano di questa morte ne' suoi poemi contro di Rufino, senza attribuirgli un sì fatto tradimento, si può dubitare dell'asserzion di Zosimo. Secondo il medesimo Claudiano[Claud., Panegyr. Stilic., et in Rufin., lib. 1.], Stilicone vendicò poi la morte di Promoto suo amico con perseguitare i Bastarni uccisori delmedesimo, e ridurli insieme coi Goti, Unni ed altri Barbari che infestavano la Tracia, in una stretta valle, dove tutti gli avrebbe potuti tagliare a pezzi, se il traditor Rufino non avesse condotto Teodosio a far pace con essi.
L'anno fu questo in cui principalmente i due cattolici Augusti, fecero risplendere il loro zelo in favore della religion cristiana e della vera Chiesa di Dio. Abbiamo tre loro editti[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], pubblicati contro degli eretici ed apostati; e similmente due altri contra degli ostinati pagani, vietando loro, sotto varie pene, ogni culto degl'idoli, ogni sagrifizio, e l'entrar negli antichi templi del gentilesimo, per adorarvi i falsi dii. Ma particolarmente stese Teodosio questi divieti e pene all'Egitto, per le istanze diTeofilozelantissimo vescovo di Alessandria. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], all'anno 389 scrive che il gran tempio di Serapide, anticamente eretto in quella città, fu allora abbattuto, e l'opinione di lui fu seguitata dal cardinal Baronio, dal Petavio e dal Tillemont. Ma il Gotofredo e il padre Pagi (forse con più ragione) ne riferiscono la demolizione all'anno presente, in vigor delle suddette leggi. Ammiano Marcellino[Ammian., Marcell., l. 22.]parla di quel tempio, come di una maraviglia del mondo, ed alcuni pretesero[Theod., lib. 5, cap. 22.]che fosse il più grande e bello che esistesse sopra la terra. Una particolar descrizione ce ne lasciò Rufino storico di questi tempi, tale rappresentandone la magnificenza e ricchezza, che sembra ben fondato il giudizio di chi ne fece il grande elogio. Incredibil era il concorso dei divoti pagani a questo santuario della loro superstizione, e di qui ancora veniva grande utilità e vantaggio alla stessa città di Alessandria. Socrate[Socrates, l. 5, cap. 16.], Sozomeno[Sozom., lib. 7, cap. 15.], Rufino[Rufinus, lib. 3.],Teodoreto[Theod., lib. 5, cap. 22.]ed altri, raccontano a lungo l'occasione, in cui quel nido famoso del gentilesimo fu diroccato. Me ne sbrigherò io in poche parole. Avendo il buon vescovo Teofilo ottenuto da Teodosio un cadente tempio di Bacco per farne una chiesa, vi scoprì delle grotte piene di ridicolose ed infami superstizioni dei gentili, che fors'anche servivano all'impudicizia e alle ladrerie dei sacerdoti pagani. Perchè fece condurre per la città queste obbrobriose reliquie, i pagani, massimamente filosofi, scoppiarono in una sollevazione contro dei cristiani; ne ferirono e ne uccisero molti; e dipoi si afforzarono nel tempio, poco fa mentovato, di Serapide, da cui sboccando di tanto in tanto, recavano gravi danni al popolo cristiano. Informato di questa turbolenza Teodosio, siccome principe clemente, non volle già gastigar le persone secondo il loro demerito, ma solamente che fossero loro tolti tutti i templi, perchè occasioni più volte ad essi di sedizioni. Essendo fuggiti i pagani per paura del gastigo, allora Teofilo fece demolire quel superbo edifizio. Poscia tutti i busti di Serapide sparsi per la città, e l'altre statue degli dii bugiardi, ed ogni altro tempio de' gentili furono atterrati; nè solamente in Alessandria, ma anche in altre città dell'Egitto e dell'Asia, con trionfar la Croce, ed annientarsi sempre più l'imperio dell'idolatria e dei demonii.