CCCXCIXAnno diCristoCCCXCIX. IndizioneXII.Anastasiopapa 2.Arcadioimperadore 17 e 5.Onorioimperadore 7 e 5.ConsoliEutropioeFlavio Mallio Teodoro.QuestoTeodoro, console cristiano per l'Occidente, è celebre per le lodi a lui date da Claudiano nel suo Panegirico[Claud., de Consul. Theod.], in occasione di questo consolato, aveva anche sant'Agostino a lui dedicato nell'anno 386 il suo libro della Vita beata. Fra lui eSimmacosenatore passava stretta amicizia. Dopo aver egli sostenuto varie illustri cariche, e specialmente quella di prefetto del pretorio d'Italia, giunse nell'anno presente al colmo degli onori, perchè fatto degno della trabea consolare.Eutropio, console per l'Oriente, quel medesimo eunuco è di cui tante volte abbiam parlato, già divenuto maggiordomo ed arbitro della corte dell'imperadore Arcadio, la cui ambizione non mai paga, per attestato di Filostorgio[Philostorg., lib. 11, cap. 4.]e di Claudiano[Claud., in Eutrop., lib. 2.], portò quell'Augusto a dargli anche il titolo di patrizio e di padre dell'imperadore, e finalmente a disegnarlo consolo per l'anno presente. Al dir di Claudiano, Stilicone non permise che questo mezzo uomo fosse riconosciuto per console nell'Occidente. Perciò si trovano inscrizioni, dove il soloTeodoroè nominato console. Una legge dell'imperadore Onorio nel Codice Teodosiano[Gothofred., in Chronol. Cod. Theodos.]ci fa vedere in quest'anno prefetto di RomaFlaviano. Le altre leggi del medesimo Augusto cel rappresentano ora in Milano, ed ora in Ravenna, Brescia, Verona, Padova ed Altino. In esse veggiamo ordinato[L. 4, de itiner. munien. Cod. Theodos.], che pel risarcimento delle pubbliche strade ognun sia tenuto a concorrere, non volendo chealcuno, e neppure gli uffiziali della corte, e neppur le terre proprie dello stesso principe godessero per questo riguardo esenzione alcuna. Cagione eziandio di gravissimi lamenti nella Gallia erano le protezioni dei grandi, e i privilegi e le esenzioni concedute a non pochi, i quali perciò non pagavano i tributi, vegnendo con ciò le persone deboli ad essere aggravate tanto per la parte de' paesi pubblici a loro spettante, quanto per quella che non pagavano le persone forti: disordine non ignoto ad altri paesi e ad altri tempi. Con suo editto[L. 26, omni amoto de Annona et Tribut. Cod. Theodos.]ordinò Onorio che niuno per questo conto potesse allegar esenzioni, e che qualsivoglia suddito fosse astretto al pagamento di tutte le pubbliche imposte a rata de' suoi beni. Ma questa legge in pratica si trovò simile alle tele de' ragni che fermano i piccioli insetti, ma non già i grossi augelli; e col tempo fece perdere le Gallie al romano imperio. Confermò per lo contrario l'Augusto Onorio i lor privilegii alle chiese, e pubblicò nuovi ordini contro l'esecrabil setta dei Manichei. Altre leggi ancora abbiamo tanto di esso Onorio, quanto di Arcadio suo fratello intorno ai pagani. In una Arcadio ordina che si demoliscano i templi de' gentili che si trovino alla campagna, acciocchè si levi il nido, alla superstizione[Vide lib. 16, tit. 10, Cod. Theod.]. Opinione d'uomini dotti è stata che il nome dipaganifosse dato agl'idolatri, appunto perchè, non potendo esercitar nella città i lor sacrifizii e riti superstiziosi, si riducessero a farli alla campagna. Con altra legge Onorio Augusto proibisce i sacrifizii e i riti profani, ma non vuol che si distruggano gli ornamenti delle pubbliche fabbriche. Poscia permette ai pagani le adunanze, conviti ed allegrie loro solite, purchè non intervenga sacrifizio nè superstizione alcuna già condannata. Per altro abbiamo da Idacio[Idacius, in Fast.], da ProsperoTirone[Prosper Tiro, in Chron.]e da sant'Agostino[August., de Civit. Dei, lib. 8, cap. 33.], che in questi medesimi tempi si fece un grande abbattimento di templi de' gentili, intorno a che molto hanno detto il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], il Pagi[Pagius, Crit. Baron.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]. A me basta di averne dato un cenno.Godè ben l'Occidente per l'anno presente un'invidiabil pace, ma non già l'Oriente, doveGaina, goto ed ariano, mosse delle gravi tempeste. Costui, che era stato il principal arnese per abbattere Rufino ed innalzar Eutropio, ancorchè fosse ricompensato col grado di generale della fanteria e cavalleria, pure da smoderata ambizione invasato, riputava troppo inferiore al suo merito un tal guiderdone[Zosimus, lib. 5, cap. 13.]. Soprattutto mirava egli con isdegno ed invidia Eutropio, nel cui seno colavano tanti onori e tante ricchezze, e però concepì il disegno di atterrar quest'altro idolo maestoso della corte[Socrat., lib. 6, cap. 6. Sozom., lib. 8, cap. 4.], per desiderio ed anche speranza di fondare sopra la di lui rovina l'accrescimento della propria autorità e fortuna. Ad effettuar questo disegno gli si presentò un efficace strumento, cioèTribigildoconte, goto anch'esso di nazione, parente suo, che comandava allora ad un corpo di Ostrogoti nella Frigia, ed era disgustato con Eutropio. Con costui segretamente s'intese Gaina per quello che si avea da fare; e fu ben servito. Appena ritornato Tribigildo nella Frigia, uniti i suoi Goti, e cominciata la ribellione, si diede a saccheggiar quel paese con tal crudeltà, che fin le donne e i fanciulli non erano salvi dalle loro spade, empiendo con ciò di terrore tutta l'Asia romana. Pare, secondo Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 17.], che questo temporale avesse principio nell'autunno del precedente anno, perchè Gaina non potea sofferire chel'odiato Eutropio fosse anche stato disegnato console. Ma Claudiano[Claud., in Eutrop.]lasciò scritto essere stata la primavera il tempo, in cui esso Tribigildo alzò bandiera contra dell'Augusto Arcadio. Indarno Eutropio impiegò regali per quetare l'orgoglioso ribello. Veduto fallito questo ripiego, spedì poi Leone suo confidente con un corpo di milizie contra del ribello, ordinando nello stesso tempo a Gaina di custodir la Tracia e il mare, acciocchè a Tribigildo non nascesse voglia di voltarsi a Costantinopoli. V'ha chi pretende[Philostorg., lib. 5, cap. 8.]che lo stesso Gaina invitasse Tribigildo a venire, e che se costui veniva, la città di Costantinopoli col nemico in seno era spedita. Non osò tanto il ribello, ed amò piuttosto di volgersi a dare il sacco alla Pisidia. Intanto ebbe ordine Gaina di passar in Asia colle milizie. Passò, ma invece di procedere contra del palese nemico segreto suo amico, spedì Leone alla difesa della Panfilia. Per tutti i mestieri era buono questo Leone, fuorchè per quello della guerra, e però all'accorto Tribigildo che finse di fuggire, e l'addormentò, non riuscì poi difficile il tornargli improvvisamente addosso, e a mettere in rotta tulle le di lui brigate. Nel fuggire esso Leone s'intricò in una palude, ed ivi lasciò la vita: colpo che maggiormente accrebbe la paura, per non dir la costernazione nella corte d'Arcadio. Lo stesso iniquo Gaina non cessava di dipingere il male più grande di quel ch'era, arrivando insino a suggerire che altro rimedio non restava che di guadagnar colle buone Tribigildo, accordandogli le sue dimande, la principal delle quali era che gli si desse in mano Eutropio, come cagion di tutti i mali. Di qui scrive Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 17.]che venisse il precipizio di quel potente ministro.Furono altri di parere che da altra mano fosse dato il crollo[Chrysost., in Psalm. 44, et in Eutrop. Philostorg., lib. 11, cap. 8.]. Indubitatacosa è che Eutropio per la sua insoffribil boria, per l'insaziabil avidità, e perchè menava pel naso come un bufalo il debole imperadore, s'era tirato addosso l'odio e l'ira d'ognuno. Dio, che voleva in fine pagarlo per tanti torti da lui fatti alle chiese e ad ogni sorta di persone, permise che il forsennato superbo perdesse anche il rispetto adEudossia imperadrice, maltrattandola di parole, e giugnendo fino a minacciare di cacciarla di corte. Eudossia, donna risentita, e a questo affronto bollente di collera, corse tosto a prendere le due sue figliuole, cioèFlacillanata nell'anno 397, ePulcherianata nel gennaio dell'anno presente[Marcellin. Comes, in Chronic. Chron. Alexandr.], e con esse andò a gittarsi a' piedi di Arcadio Augusto, domandando con alte grida e lagrime giustizia. A questo assalto Arcadio una volta si ricordò ch'egli era il principe. O sia che questo solo motivo il mettesse in collera contro di Eutropio, o che vi si aggiugnesse il desiderio di placare il ribello Tribigildo, massimamente in tempo che s'intese la morte diSaporere di Persia ucciso dai suoi sudditi, e che veniva minacciata guerra daIsdegardesuo successore al romano imperio: fuor di dubbio è che fatto immantinente chiamar Eutropio, lo spogliò di tutte le sue cariche, e di tutti gli immensi beni malamente da lui acquistati, e il cacciò di palazzo[Chrysost., Orat. in Eutrop. et in Psalm. 44. Zosimus, lib. 5, cap. 18. Sozomenus, Claudian.]. Grande scena fu quella: sparì in un momento la grandezza immaginaria di questo castrone, e tanti suoi adoratori e adulatori l'abbandonarono, divenendo anche i più d'essi suoi schernitori e nemici. In istato sì abbietto mirandosi allora il non più baldanzoso Eutropio, e temendo del furore e dell'odio universale del popolo, altro scampo non seppe trovare che di rifugiarsi nella chiesa, e di correre ad abbracciare l'altare: avendo permesso Iddio che costui, dopo aver nell'annoaddietro pubblicata la legge che vietava ai luoghi sacri di servire di asilo ai miserabili, riconoscesse il suo fallo, col bisogno di salvarsi in uno di que' medesimi templi. Intanto ognuno gridava contra di lui nelle piazze e nei teatri, e nella corte gli stessi soldati ad alta voce dimandavano la di lui morte;Gainaanch'egli facea premura, acciocchè costui fosse bandito o punito con pena più convenevole a tanti suoi misfatti. Però Arcadio inviò una mano di soldati per estrarlo di chiesa. Loro animosamente s'oppose il santo arcivescovoGiovanni Grisostomo, in maniera che coloro irritati presero lo stesso sacro pastore, e il menarono con grande insolenza a palazzo, dove tanto perorò, che Arcadio restò non solamente persuaso di doversi permettere quell'asilo ad Eutropio, ma eziandio colle lagrime e con vive ragioni studiò di ammollir lo sdegno dei soldati inviperiti contra di lui[Chrysost. Zosimus. Suidas, in Lexico.]. Pochi giorni nondimeno passarono che Eutropio uscito di chiesa per fuggire, o trattone per forza, o ceduto con patto che fosse salva la di lui vita, fu relegato nell'isola di Cipri, ed ordinato che si levasse il suo nome dai Fasti consolari e dalle leggi, si abbattessero le sue statue, e si abolisse ogni altra sua memoria. Abbiamo una legge di Arcadio[L. 12, de Poenis, Cod. Theodos.], data nel dì 17 di gennaio dell'anno presente, dove si legge la di lui condanna: il che fece credere al Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]e al padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], che questa scena accadesse prima di quel giorno in questo medesimo anno. Ma, siccome osservò il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], troppo forti ragioni abbiamo per giudicar fallata quella data quanto al mese, specialmente perchè Eudossia avendo partoritaPulcherianel dì 19 di gennaio, non avrebbe potuto presentarla al marito Augusto, come vuol Filostorgio. Per conseguente sembra piùverisimile che la di lui caduta s'abbia da riferire ad alcuni mesi dappoi, e forse dopo l'agosto. Non si sa quanto tempo durasse la relegazione di Eutropio in Cipri. Abbiamo bensì da Zosimo[Zosimus, lib. 5, cap. 18.]e da Filostorgio[Philost., lib. 11, cap. 6.], aver fatto tante istanze Gaina contra di lui, e suscitati accusatori, che in fine fu ricondotto da Cipri a Costantinopoli, e processato. Finalmente con uno di que' ripieghi che i politici san trovare per non mantenere i giuramenti, cioè dicendo che la promessa di salvargli la vita era solamente per Costantinopoli, il mandarono a Calcedone, dove gli fu mozzato il capo. Ed ecco qual fu il fine di unEutropioeunuco, e già schiavo di Arenteo, giunto dal più basso e vile stato alla maggior grandezza, da un'estrema povertà ad incredibili ricchezze e ad una straordinaria potenza. Di rado le gran fortune, che non han la base sulla virtù, vanno esenti da somiglianti gravi peripezie.
Consoli
EutropioeFlavio Mallio Teodoro.
QuestoTeodoro, console cristiano per l'Occidente, è celebre per le lodi a lui date da Claudiano nel suo Panegirico[Claud., de Consul. Theod.], in occasione di questo consolato, aveva anche sant'Agostino a lui dedicato nell'anno 386 il suo libro della Vita beata. Fra lui eSimmacosenatore passava stretta amicizia. Dopo aver egli sostenuto varie illustri cariche, e specialmente quella di prefetto del pretorio d'Italia, giunse nell'anno presente al colmo degli onori, perchè fatto degno della trabea consolare.Eutropio, console per l'Oriente, quel medesimo eunuco è di cui tante volte abbiam parlato, già divenuto maggiordomo ed arbitro della corte dell'imperadore Arcadio, la cui ambizione non mai paga, per attestato di Filostorgio[Philostorg., lib. 11, cap. 4.]e di Claudiano[Claud., in Eutrop., lib. 2.], portò quell'Augusto a dargli anche il titolo di patrizio e di padre dell'imperadore, e finalmente a disegnarlo consolo per l'anno presente. Al dir di Claudiano, Stilicone non permise che questo mezzo uomo fosse riconosciuto per console nell'Occidente. Perciò si trovano inscrizioni, dove il soloTeodoroè nominato console. Una legge dell'imperadore Onorio nel Codice Teodosiano[Gothofred., in Chronol. Cod. Theodos.]ci fa vedere in quest'anno prefetto di RomaFlaviano. Le altre leggi del medesimo Augusto cel rappresentano ora in Milano, ed ora in Ravenna, Brescia, Verona, Padova ed Altino. In esse veggiamo ordinato[L. 4, de itiner. munien. Cod. Theodos.], che pel risarcimento delle pubbliche strade ognun sia tenuto a concorrere, non volendo chealcuno, e neppure gli uffiziali della corte, e neppur le terre proprie dello stesso principe godessero per questo riguardo esenzione alcuna. Cagione eziandio di gravissimi lamenti nella Gallia erano le protezioni dei grandi, e i privilegi e le esenzioni concedute a non pochi, i quali perciò non pagavano i tributi, vegnendo con ciò le persone deboli ad essere aggravate tanto per la parte de' paesi pubblici a loro spettante, quanto per quella che non pagavano le persone forti: disordine non ignoto ad altri paesi e ad altri tempi. Con suo editto[L. 26, omni amoto de Annona et Tribut. Cod. Theodos.]ordinò Onorio che niuno per questo conto potesse allegar esenzioni, e che qualsivoglia suddito fosse astretto al pagamento di tutte le pubbliche imposte a rata de' suoi beni. Ma questa legge in pratica si trovò simile alle tele de' ragni che fermano i piccioli insetti, ma non già i grossi augelli; e col tempo fece perdere le Gallie al romano imperio. Confermò per lo contrario l'Augusto Onorio i lor privilegii alle chiese, e pubblicò nuovi ordini contro l'esecrabil setta dei Manichei. Altre leggi ancora abbiamo tanto di esso Onorio, quanto di Arcadio suo fratello intorno ai pagani. In una Arcadio ordina che si demoliscano i templi de' gentili che si trovino alla campagna, acciocchè si levi il nido, alla superstizione[Vide lib. 16, tit. 10, Cod. Theod.]. Opinione d'uomini dotti è stata che il nome dipaganifosse dato agl'idolatri, appunto perchè, non potendo esercitar nella città i lor sacrifizii e riti superstiziosi, si riducessero a farli alla campagna. Con altra legge Onorio Augusto proibisce i sacrifizii e i riti profani, ma non vuol che si distruggano gli ornamenti delle pubbliche fabbriche. Poscia permette ai pagani le adunanze, conviti ed allegrie loro solite, purchè non intervenga sacrifizio nè superstizione alcuna già condannata. Per altro abbiamo da Idacio[Idacius, in Fast.], da ProsperoTirone[Prosper Tiro, in Chron.]e da sant'Agostino[August., de Civit. Dei, lib. 8, cap. 33.], che in questi medesimi tempi si fece un grande abbattimento di templi de' gentili, intorno a che molto hanno detto il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], il Pagi[Pagius, Crit. Baron.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]. A me basta di averne dato un cenno.
Godè ben l'Occidente per l'anno presente un'invidiabil pace, ma non già l'Oriente, doveGaina, goto ed ariano, mosse delle gravi tempeste. Costui, che era stato il principal arnese per abbattere Rufino ed innalzar Eutropio, ancorchè fosse ricompensato col grado di generale della fanteria e cavalleria, pure da smoderata ambizione invasato, riputava troppo inferiore al suo merito un tal guiderdone[Zosimus, lib. 5, cap. 13.]. Soprattutto mirava egli con isdegno ed invidia Eutropio, nel cui seno colavano tanti onori e tante ricchezze, e però concepì il disegno di atterrar quest'altro idolo maestoso della corte[Socrat., lib. 6, cap. 6. Sozom., lib. 8, cap. 4.], per desiderio ed anche speranza di fondare sopra la di lui rovina l'accrescimento della propria autorità e fortuna. Ad effettuar questo disegno gli si presentò un efficace strumento, cioèTribigildoconte, goto anch'esso di nazione, parente suo, che comandava allora ad un corpo di Ostrogoti nella Frigia, ed era disgustato con Eutropio. Con costui segretamente s'intese Gaina per quello che si avea da fare; e fu ben servito. Appena ritornato Tribigildo nella Frigia, uniti i suoi Goti, e cominciata la ribellione, si diede a saccheggiar quel paese con tal crudeltà, che fin le donne e i fanciulli non erano salvi dalle loro spade, empiendo con ciò di terrore tutta l'Asia romana. Pare, secondo Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 17.], che questo temporale avesse principio nell'autunno del precedente anno, perchè Gaina non potea sofferire chel'odiato Eutropio fosse anche stato disegnato console. Ma Claudiano[Claud., in Eutrop.]lasciò scritto essere stata la primavera il tempo, in cui esso Tribigildo alzò bandiera contra dell'Augusto Arcadio. Indarno Eutropio impiegò regali per quetare l'orgoglioso ribello. Veduto fallito questo ripiego, spedì poi Leone suo confidente con un corpo di milizie contra del ribello, ordinando nello stesso tempo a Gaina di custodir la Tracia e il mare, acciocchè a Tribigildo non nascesse voglia di voltarsi a Costantinopoli. V'ha chi pretende[Philostorg., lib. 5, cap. 8.]che lo stesso Gaina invitasse Tribigildo a venire, e che se costui veniva, la città di Costantinopoli col nemico in seno era spedita. Non osò tanto il ribello, ed amò piuttosto di volgersi a dare il sacco alla Pisidia. Intanto ebbe ordine Gaina di passar in Asia colle milizie. Passò, ma invece di procedere contra del palese nemico segreto suo amico, spedì Leone alla difesa della Panfilia. Per tutti i mestieri era buono questo Leone, fuorchè per quello della guerra, e però all'accorto Tribigildo che finse di fuggire, e l'addormentò, non riuscì poi difficile il tornargli improvvisamente addosso, e a mettere in rotta tulle le di lui brigate. Nel fuggire esso Leone s'intricò in una palude, ed ivi lasciò la vita: colpo che maggiormente accrebbe la paura, per non dir la costernazione nella corte d'Arcadio. Lo stesso iniquo Gaina non cessava di dipingere il male più grande di quel ch'era, arrivando insino a suggerire che altro rimedio non restava che di guadagnar colle buone Tribigildo, accordandogli le sue dimande, la principal delle quali era che gli si desse in mano Eutropio, come cagion di tutti i mali. Di qui scrive Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 17.]che venisse il precipizio di quel potente ministro.
Furono altri di parere che da altra mano fosse dato il crollo[Chrysost., in Psalm. 44, et in Eutrop. Philostorg., lib. 11, cap. 8.]. Indubitatacosa è che Eutropio per la sua insoffribil boria, per l'insaziabil avidità, e perchè menava pel naso come un bufalo il debole imperadore, s'era tirato addosso l'odio e l'ira d'ognuno. Dio, che voleva in fine pagarlo per tanti torti da lui fatti alle chiese e ad ogni sorta di persone, permise che il forsennato superbo perdesse anche il rispetto adEudossia imperadrice, maltrattandola di parole, e giugnendo fino a minacciare di cacciarla di corte. Eudossia, donna risentita, e a questo affronto bollente di collera, corse tosto a prendere le due sue figliuole, cioèFlacillanata nell'anno 397, ePulcherianata nel gennaio dell'anno presente[Marcellin. Comes, in Chronic. Chron. Alexandr.], e con esse andò a gittarsi a' piedi di Arcadio Augusto, domandando con alte grida e lagrime giustizia. A questo assalto Arcadio una volta si ricordò ch'egli era il principe. O sia che questo solo motivo il mettesse in collera contro di Eutropio, o che vi si aggiugnesse il desiderio di placare il ribello Tribigildo, massimamente in tempo che s'intese la morte diSaporere di Persia ucciso dai suoi sudditi, e che veniva minacciata guerra daIsdegardesuo successore al romano imperio: fuor di dubbio è che fatto immantinente chiamar Eutropio, lo spogliò di tutte le sue cariche, e di tutti gli immensi beni malamente da lui acquistati, e il cacciò di palazzo[Chrysost., Orat. in Eutrop. et in Psalm. 44. Zosimus, lib. 5, cap. 18. Sozomenus, Claudian.]. Grande scena fu quella: sparì in un momento la grandezza immaginaria di questo castrone, e tanti suoi adoratori e adulatori l'abbandonarono, divenendo anche i più d'essi suoi schernitori e nemici. In istato sì abbietto mirandosi allora il non più baldanzoso Eutropio, e temendo del furore e dell'odio universale del popolo, altro scampo non seppe trovare che di rifugiarsi nella chiesa, e di correre ad abbracciare l'altare: avendo permesso Iddio che costui, dopo aver nell'annoaddietro pubblicata la legge che vietava ai luoghi sacri di servire di asilo ai miserabili, riconoscesse il suo fallo, col bisogno di salvarsi in uno di que' medesimi templi. Intanto ognuno gridava contra di lui nelle piazze e nei teatri, e nella corte gli stessi soldati ad alta voce dimandavano la di lui morte;Gainaanch'egli facea premura, acciocchè costui fosse bandito o punito con pena più convenevole a tanti suoi misfatti. Però Arcadio inviò una mano di soldati per estrarlo di chiesa. Loro animosamente s'oppose il santo arcivescovoGiovanni Grisostomo, in maniera che coloro irritati presero lo stesso sacro pastore, e il menarono con grande insolenza a palazzo, dove tanto perorò, che Arcadio restò non solamente persuaso di doversi permettere quell'asilo ad Eutropio, ma eziandio colle lagrime e con vive ragioni studiò di ammollir lo sdegno dei soldati inviperiti contra di lui[Chrysost. Zosimus. Suidas, in Lexico.]. Pochi giorni nondimeno passarono che Eutropio uscito di chiesa per fuggire, o trattone per forza, o ceduto con patto che fosse salva la di lui vita, fu relegato nell'isola di Cipri, ed ordinato che si levasse il suo nome dai Fasti consolari e dalle leggi, si abbattessero le sue statue, e si abolisse ogni altra sua memoria. Abbiamo una legge di Arcadio[L. 12, de Poenis, Cod. Theodos.], data nel dì 17 di gennaio dell'anno presente, dove si legge la di lui condanna: il che fece credere al Gotofredo[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.]e al padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], che questa scena accadesse prima di quel giorno in questo medesimo anno. Ma, siccome osservò il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.], troppo forti ragioni abbiamo per giudicar fallata quella data quanto al mese, specialmente perchè Eudossia avendo partoritaPulcherianel dì 19 di gennaio, non avrebbe potuto presentarla al marito Augusto, come vuol Filostorgio. Per conseguente sembra piùverisimile che la di lui caduta s'abbia da riferire ad alcuni mesi dappoi, e forse dopo l'agosto. Non si sa quanto tempo durasse la relegazione di Eutropio in Cipri. Abbiamo bensì da Zosimo[Zosimus, lib. 5, cap. 18.]e da Filostorgio[Philost., lib. 11, cap. 6.], aver fatto tante istanze Gaina contra di lui, e suscitati accusatori, che in fine fu ricondotto da Cipri a Costantinopoli, e processato. Finalmente con uno di que' ripieghi che i politici san trovare per non mantenere i giuramenti, cioè dicendo che la promessa di salvargli la vita era solamente per Costantinopoli, il mandarono a Calcedone, dove gli fu mozzato il capo. Ed ecco qual fu il fine di unEutropioeunuco, e già schiavo di Arenteo, giunto dal più basso e vile stato alla maggior grandezza, da un'estrema povertà ad incredibili ricchezze e ad una straordinaria potenza. Di rado le gran fortune, che non han la base sulla virtù, vanno esenti da somiglianti gravi peripezie.