CCCXCVI

CCCXCVIAnno diCristoCCCXCVI. IndizioneIX.Siriciopapa 12.Arcadioimperad. 14 e 2.Onorioimperadore 4 e 2.ConsoliFlavio Arcadio Augustoper la quarta volta, eFlavio Onorio Augustoper la terza.Se Onorio Augusto dimorante in Milano prese il terzo consolato con quella solennità che Claudiano[Claud., de Consul. IV Honor.]descrive nel quarto suo, un mirabil concorso di gente da Roma e dalle provincie d'Occidente dovette vedersi in quella città nel primo di gennaio, e una straordinaria pompa. Continuò ancora per quest'annoFiorentinoad esercitar la carica di prefetto di Roma, del che ci accertano le leggi del codice Teodosiano. Merita ben poi d'essere osservato ciò che scrive Simmaco[Symmachus, lib. 4, epist. 61.](verisimilmente in quest'anno): cioè che unconsole surrogato, o sia sostituito, mentre nel giorno natalizio di Roma, o sia nel dì 21 di aprile, con gran pompa era condotto in essa Roma sopra un carro trionfale, ne cadde, e si ruppe una gamba: accidente che dai superstiziosi Romani fu preso per presagio di disgrazie in avvenire. Per tanti anni addietro non si trova menzione o vestigio diconsoli sostituiti, che cotanto furono in uso sotto gl'imperadori pagani, se non che nelle Iscrizioni talun comparisceconsole ordinario: indizio che non erano cessati i sostituiti. E noi sappiamo di certo che san Paolino vescovo di Nola era stato console surrogato alcuni anni prima d'ora, come credo di aver dimostrato altrove[Anecdot. Latin., Dissert. IX ad s. Paulin.]. Nell'anno presente, per attestato dell'altro Paolino[Paulin., Vit. Sancti Ambros.], che scrisse la vita di santoAmbrosio, accadde, che mentre interveniva il popolo ad un magnifico combattimento di fiere mandate dall'Africa per celebrare il consolato di Onorio AugustoStiliconeconte, ad istanza diEusebioprefetto del pretorio d'Italia, spedì dei soldati a prendere un certo Cresconio, reo di gravi delitti, che s'era ritirato in chiesa, ed avea abbracciato il sacro altare. Godevano anche allora le chiese il privilegio dell'immunità. Sant'Ambrosio che li si trovava in quel tempo con alcuni pochi ecclesiastici, cercò ben di difenderlo, ma non potè; del che sommamente egli s'afflisse, e pianse non poco davanti al medesimo altare. Ritornati poi che furono all'anfiteatro gli uffiziali che aveano condotto via Cresconio, e postati al luogo loro, avvenne che alcuni liompardi sbucati nella platea, con un salto arrivarono sopra le sbarre, e lasciarono malamente graffiati e feriti que' medesimi uffiziali: il che osservato da Stilicone, cagion fu che egli, fatta penitenza del fallo, soddisfacesse al santo arcivescovo, nè gastigasse dipoi il delinquente.Era ben riuscito a questo generale di atterrar nell'anno precedente il suo emulo Rufino, figurandosi forse di poter mettere le mani anche nel governo dell'orientale imperio a tenore delle sue pretensioni. Ma insorse nella corte d'Arcadio un competitore anche più potente dell'altro, cioè l'eunucoEutropio, che tosto fece argine ai disegni di Stilicone. Intanto i masnadieri goti seguitavano a devastare la Grecia. Ancorchè questa fosse della giurisdizion di Arcadio, non lasciò Stilicone di voler passare con assai forze sopra una flotta di navi, che approdò nel Peloponneso, o sia nella Morea. Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 7.]scrive ciò fatto nell'anno precedente, ma, secondo Claudiano, ciò sembra avvenuto nel presente; e forse non sussiste ch'egli si fosse ritirato da quelle contrade. Gran copia di que' Barbari furono in vari incontri tagliatia pezzi, ed avrebbe Stilicone potuto farli perir tutti, se non si fosse perduto nelle delizie e nei divertimenti di buffoni e di donne poco oneste, concedendo nel medesimo tempo man larga ai suoi soldati di radere quelle poche sostanze che i Barbari aveano lasciate indietro. Grande ombra intanto e gelosia prese la corte di Costantinopoli di questi andamenti di Stilicone, e più ne prese Eutropio, siccome ben conoscente degli ambiziosi disegni di questo generale, e però si pensò quivi al riparo. S'erano ritirati i Goti nell'Epiro, e lo distruggevano. Arcadio, per consiglio de' suoi, maneggiò e conchiuse con loro un trattato di pace, ed accettò da lì a non moltoAlaricoper generale dell'armi sue: con che cessò la paura del barbarico potere. Un passo più forte fece dipoi (non so dir se in questo, o nell'anno seguente) con dichiarare Stilicone perturbatore delle giurisdizioni altrui, e nemico pubblico e con occupar tutti i beni, cioè le terre ed il palazzo ch'egli godeva in Oriente. Sicchè Stilicone altro non avendo fatto che aumentare alla Grecia i malanni cagionati dai Goti, fu obbligato a ritornarsene in Italia. Tali atti per conseguente introdussero della diffidenza e del mal animo fra i due fratelli Augusti, benchè il maggior fuoco consistesse nel vicendevol odio dei due principali ministri e favoriti, cioè diStiliconee diEutropio. Claudiano[Claud., de Laud. Stiliconis.]lascia intendere che si giocò dipoi ancora d'occulte insidie contro la vita di Stilicone, e per corrompere i generali di Onorio, essendosi intercette lettere che scoprirono gl'intrighi segreti. Intanto uno de' principali studi dell'eunuco Eutropio era quello di levarsi d'attorno le persone di credito, e chiunque potea fargli ombra, ed intorbidar la felicità del suo comando[Idem, in Eutropium, lib. 1.]. Forse circa questi tempi egli trovò le maniere per far cacciare in esilioTimasio, valoroso general dell'armate, edAbondanziogiàstato console[Zosim., lib. 5, cap. 11.], con inventar cabale e false accuse, e trovar persone infami che tenevano mano a tutte le sue iniquità. Sotto un principe debole possono tutto i ministri cattivi. Molte leggi abbiamo dei due Augusti in quest'anno[Gothofred., Chron. Cod. Theod.], la maggior parte nondimeno di Arcadio, date in Costantinopoli. Alcune d'esse contro degli eretici, altre perchè non sia fatto aggravio ai giudici, altre perchè i magistrati spediscano prontamente le cause criminali, acciocchè non marciscano nelle prigioni i poveri carcerati.

Consoli

Flavio Arcadio Augustoper la quarta volta, eFlavio Onorio Augustoper la terza.

Se Onorio Augusto dimorante in Milano prese il terzo consolato con quella solennità che Claudiano[Claud., de Consul. IV Honor.]descrive nel quarto suo, un mirabil concorso di gente da Roma e dalle provincie d'Occidente dovette vedersi in quella città nel primo di gennaio, e una straordinaria pompa. Continuò ancora per quest'annoFiorentinoad esercitar la carica di prefetto di Roma, del che ci accertano le leggi del codice Teodosiano. Merita ben poi d'essere osservato ciò che scrive Simmaco[Symmachus, lib. 4, epist. 61.](verisimilmente in quest'anno): cioè che unconsole surrogato, o sia sostituito, mentre nel giorno natalizio di Roma, o sia nel dì 21 di aprile, con gran pompa era condotto in essa Roma sopra un carro trionfale, ne cadde, e si ruppe una gamba: accidente che dai superstiziosi Romani fu preso per presagio di disgrazie in avvenire. Per tanti anni addietro non si trova menzione o vestigio diconsoli sostituiti, che cotanto furono in uso sotto gl'imperadori pagani, se non che nelle Iscrizioni talun comparisceconsole ordinario: indizio che non erano cessati i sostituiti. E noi sappiamo di certo che san Paolino vescovo di Nola era stato console surrogato alcuni anni prima d'ora, come credo di aver dimostrato altrove[Anecdot. Latin., Dissert. IX ad s. Paulin.]. Nell'anno presente, per attestato dell'altro Paolino[Paulin., Vit. Sancti Ambros.], che scrisse la vita di santoAmbrosio, accadde, che mentre interveniva il popolo ad un magnifico combattimento di fiere mandate dall'Africa per celebrare il consolato di Onorio AugustoStiliconeconte, ad istanza diEusebioprefetto del pretorio d'Italia, spedì dei soldati a prendere un certo Cresconio, reo di gravi delitti, che s'era ritirato in chiesa, ed avea abbracciato il sacro altare. Godevano anche allora le chiese il privilegio dell'immunità. Sant'Ambrosio che li si trovava in quel tempo con alcuni pochi ecclesiastici, cercò ben di difenderlo, ma non potè; del che sommamente egli s'afflisse, e pianse non poco davanti al medesimo altare. Ritornati poi che furono all'anfiteatro gli uffiziali che aveano condotto via Cresconio, e postati al luogo loro, avvenne che alcuni liompardi sbucati nella platea, con un salto arrivarono sopra le sbarre, e lasciarono malamente graffiati e feriti que' medesimi uffiziali: il che osservato da Stilicone, cagion fu che egli, fatta penitenza del fallo, soddisfacesse al santo arcivescovo, nè gastigasse dipoi il delinquente.

Era ben riuscito a questo generale di atterrar nell'anno precedente il suo emulo Rufino, figurandosi forse di poter mettere le mani anche nel governo dell'orientale imperio a tenore delle sue pretensioni. Ma insorse nella corte d'Arcadio un competitore anche più potente dell'altro, cioè l'eunucoEutropio, che tosto fece argine ai disegni di Stilicone. Intanto i masnadieri goti seguitavano a devastare la Grecia. Ancorchè questa fosse della giurisdizion di Arcadio, non lasciò Stilicone di voler passare con assai forze sopra una flotta di navi, che approdò nel Peloponneso, o sia nella Morea. Zosimo[Zosim., lib. 5, cap. 7.]scrive ciò fatto nell'anno precedente, ma, secondo Claudiano, ciò sembra avvenuto nel presente; e forse non sussiste ch'egli si fosse ritirato da quelle contrade. Gran copia di que' Barbari furono in vari incontri tagliatia pezzi, ed avrebbe Stilicone potuto farli perir tutti, se non si fosse perduto nelle delizie e nei divertimenti di buffoni e di donne poco oneste, concedendo nel medesimo tempo man larga ai suoi soldati di radere quelle poche sostanze che i Barbari aveano lasciate indietro. Grande ombra intanto e gelosia prese la corte di Costantinopoli di questi andamenti di Stilicone, e più ne prese Eutropio, siccome ben conoscente degli ambiziosi disegni di questo generale, e però si pensò quivi al riparo. S'erano ritirati i Goti nell'Epiro, e lo distruggevano. Arcadio, per consiglio de' suoi, maneggiò e conchiuse con loro un trattato di pace, ed accettò da lì a non moltoAlaricoper generale dell'armi sue: con che cessò la paura del barbarico potere. Un passo più forte fece dipoi (non so dir se in questo, o nell'anno seguente) con dichiarare Stilicone perturbatore delle giurisdizioni altrui, e nemico pubblico e con occupar tutti i beni, cioè le terre ed il palazzo ch'egli godeva in Oriente. Sicchè Stilicone altro non avendo fatto che aumentare alla Grecia i malanni cagionati dai Goti, fu obbligato a ritornarsene in Italia. Tali atti per conseguente introdussero della diffidenza e del mal animo fra i due fratelli Augusti, benchè il maggior fuoco consistesse nel vicendevol odio dei due principali ministri e favoriti, cioè diStiliconee diEutropio. Claudiano[Claud., de Laud. Stiliconis.]lascia intendere che si giocò dipoi ancora d'occulte insidie contro la vita di Stilicone, e per corrompere i generali di Onorio, essendosi intercette lettere che scoprirono gl'intrighi segreti. Intanto uno de' principali studi dell'eunuco Eutropio era quello di levarsi d'attorno le persone di credito, e chiunque potea fargli ombra, ed intorbidar la felicità del suo comando[Idem, in Eutropium, lib. 1.]. Forse circa questi tempi egli trovò le maniere per far cacciare in esilioTimasio, valoroso general dell'armate, edAbondanziogiàstato console[Zosim., lib. 5, cap. 11.], con inventar cabale e false accuse, e trovar persone infami che tenevano mano a tutte le sue iniquità. Sotto un principe debole possono tutto i ministri cattivi. Molte leggi abbiamo dei due Augusti in quest'anno[Gothofred., Chron. Cod. Theod.], la maggior parte nondimeno di Arcadio, date in Costantinopoli. Alcune d'esse contro degli eretici, altre perchè non sia fatto aggravio ai giudici, altre perchè i magistrati spediscano prontamente le cause criminali, acciocchè non marciscano nelle prigioni i poveri carcerati.


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