CCCXCVII

CCCXCVIIAnno diCristoCCCXCVII. Indiz.X.Siriciopapa 13.Arcadioimperad. 15 e 3.Onorioimperadore 5 e 3.ConsoliFlavio CesarioeNonio Attico.Console per l'Oriente fuCesario. Viene appellato dal padre Pagi[Pagius, Critic. Baron.]prefetto della città di Costantinopoli; ma chiaramente risulta dalle leggi del codice Teodosiano, ch'egli era prefetto del pretorio d'Oriente. Perchè in Roma una iscrizione si trova, dedicata alla madre degli dii daClodio Ermogeniano Cesario, uomo chiarissimo, il Reinesio[Reines., Ep. LXIX.]si avvisò che tali fossero i nomi di questo console; nel che fu seguitato dal Relando[Reland., in Fast.]. MaCesarioconsole di questo anno dimorava in Oriente, e nulla avea che fare in Roma, e conseguentemente non si può dire spettante a lui quel marmo.Atticofu console per l'Occidente. Quali ho io posto i nomi di questi consoli, tali si trovano in due iscrizioni da me date alla luce[Thes. novus Inscript., pag. 394.]. Gran perdita fece nell'anno presente la Chiesa di Dio e di Milano per la morte dell'incomparabil arcivescovo di quella città, cioè di santoAmbrosio, accaduta nel dì 4 d'aprile, incui correva allora il sabato santo. Le sue rare virtù, gloriose azioni e miracoli, si leggono nella di lui vita, scritta da Paolino suo diacono[Paulin., Vit. Sancti Ambros.], dall'Herman e dal Tillemont. V'ha chi riferisce all'anno seguente la di lui morte: ma le ragioni addotte dal padre Pagi, sufficienti sono a stabilirla nel presente. Seguitava l'Augusto Onorio a tener la sua corte in essa città di Milano, come consta da varie sue leggi[Gothofr., Chron. Cod. Theodos.]di quest'anno pubblicate ivi, contandosene una sola data in Padova nel mese di settembre. Noi troviamo in esse stabiliti i privilegi e le esenzioni delle persone ecclesiastiche, e nominatamente del romano pontefice; saggi regolamenti per la quiete e maestà della città di Roma; e per mantenere in essa l'abbondanza del grano. Insorse in quest'anno un pericoloso turbine contra di esso Augusto nell'Africa. Il grado di conte e generale delle milizie di quelle provincie era da molto tempo esercitato daGildone, personaggio africano, e fratello di quel medesimo Fermo che noi vedemmo ribellato all'imperio l'anno 375. Perchè egli aveva ben servito ai Romani contra d'esso suo fratello, fu promosso agli onori, ed arrivò ad ottenere l'importantissimo comando suddetto. Ma costui, se non falla Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronic.], era pagano, e certamente i suoi costumi tale il davano a divedere. Secondo Claudiano[Claud., de Bello Gildonis.], l'avarizia, la crudeltà e la lussuria più stomacosa, tuttochè egli si trovasse in età avanzata, davano negli occhi di ognuno, e faceano gemere que' popoli che per dieci o dodici anni ebbero sulle spalle questo cattivo uffiziale. Sant'Agostino[August., Ep. LXXXVII. et in Joh. Homil. V.]attesta anche egli che le di lui scelleraggini erano famose dappertutto. A compierle vi mancava la perfidia ed infedeltà verso il sovrano, ed egli a questo anche pervenne.Allorchè seguì la ribellione di Eugenio, già dicemmo che Teodosio Augusto con tutti gli ordini a lui inviati di venire in soccorso suo, non fu punto ubbidito, perchè il malvagio uomo avea risoluto di aspettare la decision della guerra, per seguitar poi chi restava vittorioso. Ebbe la fortuna che Teodosio sopravvisse poco, perchè certo ne avrebbe ricevuto da lui il meritato castigo.Ora costui, dopo la morte di esso Teodosio, durante qualche tempo riconobbe per suo signore Onorio Augusto, alla cui giurisdizione apparteneva l'Africa tutta. Quindi cominciò delle novità. Eutropio, padrone della corte di Arcadio, e nemico di Stilicone, non cessava[Claud., in Eutrop. Zosim., lib. 5, cap. 11.]di attizzar il fuoco fra i due fratelli Augusti, e conoscendo che arnese cattivo fosse Gildone, si diede a lusingarlo con sì buon successo, che il trasse ad abbandonare Onorio, e a sottomettere l'Africa ad Arcadio[Orosius, lib. 7, cap. 36.]. Fu nondimeno creduto che le mire di Gildone tendessero a rendersi signore assoluto delle provincie africane, senza dipendere da alcuno dei fratelli Augusti: cosa da lui riputata facile, stante la poco buona intelligenza che passava fra loro; oltre di che, li riputava egli come due fanciulli, da non prendersi punto soggezione di essi. Non prese già costui il titolo di re, come avea fatto Fermo suo fratello; ma non perciò lasciava di farla da re colle opere[Claud., de Bello Gildonis.], e teneva in piedi una possente armata di fanti e cavalli, mantenuta ed arricchita colle spoglie de' più facoltosi di quelle contrade. Da' suoi fedeli avvertito Onorio di tali andamenti del perfido Gildone, spedì al senato di Roma le memorie e pruove dei di lui delitti[Symmachus, lib. 4, epist. 4.], per le quali fu egli dichiarato nemicopubblico, e pubblicata la guerra contro di lui. Ma Gildone l'avea già cominciata contro la stessa Roma col non permettere che vi si conducesse grano per mare: cosa che accrebbe la carestia in quella gran città, tribolata dalla fame per altre precedenti disgrazie. Convenne dunque ricorrere al rimedio di formare una flotta ricca di molte vele, per menarne dalla Francia e dalla Spagna. In questo medesimo tempo Stilicone[Claud., in Eutrop.]si applicò con tutta diligenza a fare i preparamenti opportuni di gente, navi e danari per liberar l'Africa da questo tiranno. Il senato romano intanto non mancò d'inviar ambasciatori ad Arcadio, per pregarlo di lasciar l'Africa a chi ne era legittimo padrone, e di non mischiarsi nella protezion di Gildone, procurando insieme di rimettere la buona armonia fra lui e l'Augusto suo fratello. Per la maggior parte di quest'anno si fermò esso Arcadio in Costantinopoli, e solamente nella state andò a villeggiare ad Ancira capitale della Gallizia[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]. Molte leggi di lui si veggono contro chi entrasse per danaro nelle cariche della corte; editto che non si sa intendere come uscisse, quando vi dominava Eutropio, accusato da Claudiano, da Zosimo e da altri per venditore de' governi e degl'impieghi. Decretò la pena della vita contro i pubblicani ch'esigessero più delle tasse prefisse alle pubbliche imposte. Volle ancora che per riparar le strade, i ponti, gli acquidotti e le mura delle città, si servissero i governatori dei materiali di diversi templi di gentili ch'erano stati demoliti: con che la distruzione dell'idolatria anche per questo conto tornò in utilità del pubblico.

Consoli

Flavio CesarioeNonio Attico.

Console per l'Oriente fuCesario. Viene appellato dal padre Pagi[Pagius, Critic. Baron.]prefetto della città di Costantinopoli; ma chiaramente risulta dalle leggi del codice Teodosiano, ch'egli era prefetto del pretorio d'Oriente. Perchè in Roma una iscrizione si trova, dedicata alla madre degli dii daClodio Ermogeniano Cesario, uomo chiarissimo, il Reinesio[Reines., Ep. LXIX.]si avvisò che tali fossero i nomi di questo console; nel che fu seguitato dal Relando[Reland., in Fast.]. MaCesarioconsole di questo anno dimorava in Oriente, e nulla avea che fare in Roma, e conseguentemente non si può dire spettante a lui quel marmo.Atticofu console per l'Occidente. Quali ho io posto i nomi di questi consoli, tali si trovano in due iscrizioni da me date alla luce[Thes. novus Inscript., pag. 394.]. Gran perdita fece nell'anno presente la Chiesa di Dio e di Milano per la morte dell'incomparabil arcivescovo di quella città, cioè di santoAmbrosio, accaduta nel dì 4 d'aprile, incui correva allora il sabato santo. Le sue rare virtù, gloriose azioni e miracoli, si leggono nella di lui vita, scritta da Paolino suo diacono[Paulin., Vit. Sancti Ambros.], dall'Herman e dal Tillemont. V'ha chi riferisce all'anno seguente la di lui morte: ma le ragioni addotte dal padre Pagi, sufficienti sono a stabilirla nel presente. Seguitava l'Augusto Onorio a tener la sua corte in essa città di Milano, come consta da varie sue leggi[Gothofr., Chron. Cod. Theodos.]di quest'anno pubblicate ivi, contandosene una sola data in Padova nel mese di settembre. Noi troviamo in esse stabiliti i privilegi e le esenzioni delle persone ecclesiastiche, e nominatamente del romano pontefice; saggi regolamenti per la quiete e maestà della città di Roma; e per mantenere in essa l'abbondanza del grano. Insorse in quest'anno un pericoloso turbine contra di esso Augusto nell'Africa. Il grado di conte e generale delle milizie di quelle provincie era da molto tempo esercitato daGildone, personaggio africano, e fratello di quel medesimo Fermo che noi vedemmo ribellato all'imperio l'anno 375. Perchè egli aveva ben servito ai Romani contra d'esso suo fratello, fu promosso agli onori, ed arrivò ad ottenere l'importantissimo comando suddetto. Ma costui, se non falla Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronic.], era pagano, e certamente i suoi costumi tale il davano a divedere. Secondo Claudiano[Claud., de Bello Gildonis.], l'avarizia, la crudeltà e la lussuria più stomacosa, tuttochè egli si trovasse in età avanzata, davano negli occhi di ognuno, e faceano gemere que' popoli che per dieci o dodici anni ebbero sulle spalle questo cattivo uffiziale. Sant'Agostino[August., Ep. LXXXVII. et in Joh. Homil. V.]attesta anche egli che le di lui scelleraggini erano famose dappertutto. A compierle vi mancava la perfidia ed infedeltà verso il sovrano, ed egli a questo anche pervenne.Allorchè seguì la ribellione di Eugenio, già dicemmo che Teodosio Augusto con tutti gli ordini a lui inviati di venire in soccorso suo, non fu punto ubbidito, perchè il malvagio uomo avea risoluto di aspettare la decision della guerra, per seguitar poi chi restava vittorioso. Ebbe la fortuna che Teodosio sopravvisse poco, perchè certo ne avrebbe ricevuto da lui il meritato castigo.

Ora costui, dopo la morte di esso Teodosio, durante qualche tempo riconobbe per suo signore Onorio Augusto, alla cui giurisdizione apparteneva l'Africa tutta. Quindi cominciò delle novità. Eutropio, padrone della corte di Arcadio, e nemico di Stilicone, non cessava[Claud., in Eutrop. Zosim., lib. 5, cap. 11.]di attizzar il fuoco fra i due fratelli Augusti, e conoscendo che arnese cattivo fosse Gildone, si diede a lusingarlo con sì buon successo, che il trasse ad abbandonare Onorio, e a sottomettere l'Africa ad Arcadio[Orosius, lib. 7, cap. 36.]. Fu nondimeno creduto che le mire di Gildone tendessero a rendersi signore assoluto delle provincie africane, senza dipendere da alcuno dei fratelli Augusti: cosa da lui riputata facile, stante la poco buona intelligenza che passava fra loro; oltre di che, li riputava egli come due fanciulli, da non prendersi punto soggezione di essi. Non prese già costui il titolo di re, come avea fatto Fermo suo fratello; ma non perciò lasciava di farla da re colle opere[Claud., de Bello Gildonis.], e teneva in piedi una possente armata di fanti e cavalli, mantenuta ed arricchita colle spoglie de' più facoltosi di quelle contrade. Da' suoi fedeli avvertito Onorio di tali andamenti del perfido Gildone, spedì al senato di Roma le memorie e pruove dei di lui delitti[Symmachus, lib. 4, epist. 4.], per le quali fu egli dichiarato nemicopubblico, e pubblicata la guerra contro di lui. Ma Gildone l'avea già cominciata contro la stessa Roma col non permettere che vi si conducesse grano per mare: cosa che accrebbe la carestia in quella gran città, tribolata dalla fame per altre precedenti disgrazie. Convenne dunque ricorrere al rimedio di formare una flotta ricca di molte vele, per menarne dalla Francia e dalla Spagna. In questo medesimo tempo Stilicone[Claud., in Eutrop.]si applicò con tutta diligenza a fare i preparamenti opportuni di gente, navi e danari per liberar l'Africa da questo tiranno. Il senato romano intanto non mancò d'inviar ambasciatori ad Arcadio, per pregarlo di lasciar l'Africa a chi ne era legittimo padrone, e di non mischiarsi nella protezion di Gildone, procurando insieme di rimettere la buona armonia fra lui e l'Augusto suo fratello. Per la maggior parte di quest'anno si fermò esso Arcadio in Costantinopoli, e solamente nella state andò a villeggiare ad Ancira capitale della Gallizia[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]. Molte leggi di lui si veggono contro chi entrasse per danaro nelle cariche della corte; editto che non si sa intendere come uscisse, quando vi dominava Eutropio, accusato da Claudiano, da Zosimo e da altri per venditore de' governi e degl'impieghi. Decretò la pena della vita contro i pubblicani ch'esigessero più delle tasse prefisse alle pubbliche imposte. Volle ancora che per riparar le strade, i ponti, gli acquidotti e le mura delle città, si servissero i governatori dei materiali di diversi templi di gentili ch'erano stati demoliti: con che la distruzione dell'idolatria anche per questo conto tornò in utilità del pubblico.


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