CCCXLIXAnno diCristoCCCXLIX. IndizioneVII.Giuliopapa 13.CostanzoeCostanteimperadori 13.ConsoliUlpio LimenioeAconeossiaAconio Catulino FilomaziooFiloniano.Dal Catalogo de' prefetti di Roma, pubblicato dal Cuspiniano e dal Bucherio[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.], abbiamo che il consoleLimenioseguitò ad essere prefetto di Roma e prefetto del pretorio sino al dì 8 di aprile. Restarono vacanti queste due dignità, senza che se ne sappia il perchè, sino al dì 18 di maggio, in cui tutte e duefurono conferite adErmogene. Dall'Apologia di sant'Atanasio[Athan., in Apolog.]si può ricavare che Costante Augusto ne' primi mesi di quest'anno soggiornasse nelle Gallie; perchè il santo vescovo, chiamato da lui, si portò colà prima di passare ad Alessandria, giacchè finalmente di consenso dell'imperadore Costanzo egli ricuperò in quest'anno la sedia sua. Truovasi poi Costante in Sirmio della Pannonia nel dì 27 di maggio, ciò apparendo da una sua legge. Libanio[Liban., Orat. III.]anche egli attesta che questo principe nell'anno presente visitò le città d'essa Pannonia. Quanto all'Augusto Costanzo, apprendiamo dalle leggi del Codice Teodosiano ch'egli nel principio d'aprile soggiornava in Antiochia, e da Emesa scrisse a sant'Atanasio per sollecitarlo a tornarsene in Oriente. Alcune leggi da lui date in quest'anno ci fan conoscere la premura di lui per reclutar le milizie sue, e per ben disciplinarle. Imperciocchè i Persiani, con tutte le percosse patite nell'anno precedente, non rallentavano punto le disposizioni per seguitar le guerra, divenuta oramai una perniciosa cancrena de' Romani in quelle parti; imperciocchè anno non passò, durante il regno di Costanzo, in cui egli fosse esente dalle minaccie ed incursioni di quella nemica e potente nazione, ora con vantaggio, ed ora con isvantaggio delle sue genti. Intorno a che convien osservare due diverse figure che fecero i due pagani Giuliano Apostata[Julian., Orat. I et II.]e Libanio[Liban., Orat. III.]. Finchè visse Costanzo, l'eloquenza loro trovò dei luoghi topici per esaltare il di lui valore e la sua condotta in fare e sostenere quella guerra. Ma da che egli compiè la carriera de' suoi giorni, amendue se ne fecero beffe, e formarono di lui un ben diverso ritratto. All'udir questi due adulatori, Costanzo più volte gittò dei ponti sul fiume Tigri,e passò anche sulle terre nemiche, tal terrore spargendo ne' Persiani, che non osavano di lasciarsi vedere per difendersi dai saccheggi. Passava egli il verno in Antiochia, e nella state era in campagna contro i nemici, i quali si stimavano felici se potevano fuggire e nascondersi dal valore di questo augusto eroe. Che se riuscì talvolta a coloro di riportar qualche vantaggio sopra i Romani, fu solamente per mezzo d'imboscate, e col mancare alle tregue. Passato poi all'altra vita esso Costanzo, mutò linguaggio il sofista Libanio, con dire che a lui non mancavano già buone milizie per vincere i Persiani, ma bensì un cuore di principe e una testa di capitano. Alla primavera comparivano i nemici per assediar qualche fortezza, e Costanzo aspettava la state per uscire in campagna; ed usciva, non già per andar contra di loro con tutto il suo magnifico apparato, ma per fuggir con diligenza, informandosi studiosamente a tal fine de' lor movimenti per ischivarli; di maniera che terminava ordinariamente la campagna in tornarsene i Persiani alle lor case pieni di spoglie dei miseri abitanti della Mesopotamia: dopo di che Costanzo si lasciava vedere per le città e luoghi saccheggiati, quasichè la venuta sua avesse messo lo spavento in cuore ai nemici, e fattili ritirare. In somma ci rappresentano Costanzo per un vile coniglio; e pur troppo, se si ha da parlare schietto, contuttochè, siccome abbiam veduto, san Girolamo[Hieron., in Chron.]parli di nove combattimenti seguiti in tutto il corso di questa guerra fra i Romani e i Persiani; pure ogni storico[Ammianus. Socrates. Festus. Eutropius et alii.]in fine confessa che l'armi di Costanzo non cantarono mai vittoria alcuna, anzi ebbero sempre delle busse; e che i Persiani presero e saccheggiarono or questa, or quella città, fecero gran copia di prigioni; e quantunque d'essi ancora fosse talvolta fatta strage, secondo le vicende giornalieredella guerra, pure senza paragone fu il danno patito dalle armate e terre romane. Ed ecco in succinto un'idea della lunghissima guerra di Costanzo coi Persiani, guerra infelice per lui, perchè principe sprovveduto di coraggio e saper militare, e perchè egli aveva ancora dei non lievi peccati che meritavano poco l'assistenza di Dio per felicitarlo in questa vita. Abbiamo da Teofane[Theophan., in Chronogr.]che un fiero tremuoto diroccò in quest'anno la maggior parte della città di Berito nella Fenicia, il che fu cagione che molti di que' pagani ricorressero alla chiesa e chiedessero il battesimo. Ma costoro dipoi, separatisi dai cristiani, fecero una assemblea, dove praticavano le cerimonie imparate da essi, vivendo nel rimanente da pagani.
Consoli
Ulpio LimenioeAconeossiaAconio Catulino FilomaziooFiloniano.
Dal Catalogo de' prefetti di Roma, pubblicato dal Cuspiniano e dal Bucherio[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.], abbiamo che il consoleLimenioseguitò ad essere prefetto di Roma e prefetto del pretorio sino al dì 8 di aprile. Restarono vacanti queste due dignità, senza che se ne sappia il perchè, sino al dì 18 di maggio, in cui tutte e duefurono conferite adErmogene. Dall'Apologia di sant'Atanasio[Athan., in Apolog.]si può ricavare che Costante Augusto ne' primi mesi di quest'anno soggiornasse nelle Gallie; perchè il santo vescovo, chiamato da lui, si portò colà prima di passare ad Alessandria, giacchè finalmente di consenso dell'imperadore Costanzo egli ricuperò in quest'anno la sedia sua. Truovasi poi Costante in Sirmio della Pannonia nel dì 27 di maggio, ciò apparendo da una sua legge. Libanio[Liban., Orat. III.]anche egli attesta che questo principe nell'anno presente visitò le città d'essa Pannonia. Quanto all'Augusto Costanzo, apprendiamo dalle leggi del Codice Teodosiano ch'egli nel principio d'aprile soggiornava in Antiochia, e da Emesa scrisse a sant'Atanasio per sollecitarlo a tornarsene in Oriente. Alcune leggi da lui date in quest'anno ci fan conoscere la premura di lui per reclutar le milizie sue, e per ben disciplinarle. Imperciocchè i Persiani, con tutte le percosse patite nell'anno precedente, non rallentavano punto le disposizioni per seguitar le guerra, divenuta oramai una perniciosa cancrena de' Romani in quelle parti; imperciocchè anno non passò, durante il regno di Costanzo, in cui egli fosse esente dalle minaccie ed incursioni di quella nemica e potente nazione, ora con vantaggio, ed ora con isvantaggio delle sue genti. Intorno a che convien osservare due diverse figure che fecero i due pagani Giuliano Apostata[Julian., Orat. I et II.]e Libanio[Liban., Orat. III.]. Finchè visse Costanzo, l'eloquenza loro trovò dei luoghi topici per esaltare il di lui valore e la sua condotta in fare e sostenere quella guerra. Ma da che egli compiè la carriera de' suoi giorni, amendue se ne fecero beffe, e formarono di lui un ben diverso ritratto. All'udir questi due adulatori, Costanzo più volte gittò dei ponti sul fiume Tigri,e passò anche sulle terre nemiche, tal terrore spargendo ne' Persiani, che non osavano di lasciarsi vedere per difendersi dai saccheggi. Passava egli il verno in Antiochia, e nella state era in campagna contro i nemici, i quali si stimavano felici se potevano fuggire e nascondersi dal valore di questo augusto eroe. Che se riuscì talvolta a coloro di riportar qualche vantaggio sopra i Romani, fu solamente per mezzo d'imboscate, e col mancare alle tregue. Passato poi all'altra vita esso Costanzo, mutò linguaggio il sofista Libanio, con dire che a lui non mancavano già buone milizie per vincere i Persiani, ma bensì un cuore di principe e una testa di capitano. Alla primavera comparivano i nemici per assediar qualche fortezza, e Costanzo aspettava la state per uscire in campagna; ed usciva, non già per andar contra di loro con tutto il suo magnifico apparato, ma per fuggir con diligenza, informandosi studiosamente a tal fine de' lor movimenti per ischivarli; di maniera che terminava ordinariamente la campagna in tornarsene i Persiani alle lor case pieni di spoglie dei miseri abitanti della Mesopotamia: dopo di che Costanzo si lasciava vedere per le città e luoghi saccheggiati, quasichè la venuta sua avesse messo lo spavento in cuore ai nemici, e fattili ritirare. In somma ci rappresentano Costanzo per un vile coniglio; e pur troppo, se si ha da parlare schietto, contuttochè, siccome abbiam veduto, san Girolamo[Hieron., in Chron.]parli di nove combattimenti seguiti in tutto il corso di questa guerra fra i Romani e i Persiani; pure ogni storico[Ammianus. Socrates. Festus. Eutropius et alii.]in fine confessa che l'armi di Costanzo non cantarono mai vittoria alcuna, anzi ebbero sempre delle busse; e che i Persiani presero e saccheggiarono or questa, or quella città, fecero gran copia di prigioni; e quantunque d'essi ancora fosse talvolta fatta strage, secondo le vicende giornalieredella guerra, pure senza paragone fu il danno patito dalle armate e terre romane. Ed ecco in succinto un'idea della lunghissima guerra di Costanzo coi Persiani, guerra infelice per lui, perchè principe sprovveduto di coraggio e saper militare, e perchè egli aveva ancora dei non lievi peccati che meritavano poco l'assistenza di Dio per felicitarlo in questa vita. Abbiamo da Teofane[Theophan., in Chronogr.]che un fiero tremuoto diroccò in quest'anno la maggior parte della città di Berito nella Fenicia, il che fu cagione che molti di que' pagani ricorressero alla chiesa e chiedessero il battesimo. Ma costoro dipoi, separatisi dai cristiani, fecero una assemblea, dove praticavano le cerimonie imparate da essi, vivendo nel rimanente da pagani.