CDIV

CDIVAnno diCristoCDIV. IndizioneII.Innocenzopapa 4.Arcadioimperadore 22 e 10.Onorioimperadore 12 e 10.Teodosio IIimperadore 3.ConsoliOnorio Augustoper la sesta volta, eAristeneto.Tutta fu in festa la città di Roma pel consolato e per i decennali dell'Augusto Onorio, che furono celebrati con suntuosi spettacoli. Ma non già coi giuochi secolari, nè colle zuffe de' gladiatori, come avrebbono desiderato que' Romani che tuttavia stavano ostinati nel gentilesimo. Il cardinal Baronio, che di tal permissione aveva accusato Onorio Augusto, vien giustamente ripreso dal Pagi. Ma nè il Pagi nè Jacopo Gotofredo ebbero già buon fondamento di credere e chiamare ingannato il Baronio, allorchè scrisse all'anno 325 che Costantino il grande, con una legge data in Berito, aveva proibito per tutto l'imperio romano i giuochi sanguinosi de' gladiatori. Siccome io altrove ho dimostrato[Thesaur. Novus Inscription., pag. 179.], non può negarsi quell'universale divieto di Costantino. Ma era sì radicato l'abuso, n'erano si incapricciati i popoli, che dopo la morte di quell'invitto imperadore tornarono, malgrado de' suoi successori, a praticarlo, con estorquere eziandio la permissione di essi da alcuni Augusti. Ma in fine, per attestato di Teodoreto[Teodor., Hist., lib. 5, cap. 24.], Onorio con sua legge vietò ed abolì per sempre quell'abbominevole spettacolo che costava tanto sangue e tante vite d'uomini per dare un divertimento al pazzo popolo. In quest'annopoi Onorio pubblicò una legge[L. 16, tit. 8. Cod. Theod.], in cui, se crediamo al padre Pagi suddetto,Judaeos et Samaritanos omni militia privavit. Ma non credo io tale il senso di quella legge, quando pure il Pagi l'intenda per la vera milizia. Proibisce ivi l'imperadore ai Giudei, l'aver luogo nellamilizia, cioè negli uffizii di coloro cheagenti degli affari del principeerano nominati, perchè il nome dimiliziaabbracciava tutti gli uffizii della corte. Bollivano tuttavia in Oriente le persecuzioni contra di san Giovanni Grisostomo, quel mirabil oratore della Grecia cristiana, e tanto papa Innocenzo I, quanto l'imperadore Onorio si affaticarono in aiuto di lui. Ma era gran tempo che non passava buona armonia tra esso Onorio ed Arcadio Augusto di lui fratello; e però inutili furono le loro raccomandazioni. Per altro sì quel santo patriarca, quanto Teofilo patriarca di Alessandria, a lui opposto, riconobbero in tal congiuntura l'autorità primaria del romano pontefice, al quale il primo si appellò, e l'altro inviò per questa discordia i suoi legati. Fermossi in Roma l'imperadore Onorio parecchi mesi. Prima che terminasse l'anno, è più che verisimile ch'egli si restituisse a Ravenna, perchè quivi si trovano date alcune sue leggi nel principio di febbraio del susseguente anno. I motivi che l'indussero a ritirarsi colà, è da credere che fossero i preparamenti che si udivano farsi dai Barbari per una nuova irruzione in Italia. Alarico sembrava quieto, perchè guadagnato da Stilicone; maRadagaiso, condottiere, ossia re degli Unni, ossia de' Goti, Scita, cioè Tartaro di nazione, forse mal soddisfatto del disonore inferito ai popoli settentrionali nella rotta data dai Romani ad esso Alarico, pensò a farne vendetta. Più probabilmente ancora, secondochè eraallora in uso dei Barbari, anch'egli divorava co' desiderii la città di Roma. In essa città, a lor credere, erano le montagne d'oro, ivi stavano raunate da più secoli le ricchezze della terra. Perciò costui mise insieme una formidabil armata, composta di Unni, Goti, Sarmati e di altre nazioni situate di là dal Danubio. Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 37.]e Marcellino[Marcellinus Comes, in Chron.]la fanno ascendere a più di dugento mila combattenti; Zosimo storico[Zosimus, lib. 5, cap. 26.]fino a quattrocento mila: numero verisimilmente eccessivo. Probabile è che in questo medesimo anno costui si appressasse all'Italia, e forse ancora v'entrò, per quanto pare che accenni Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.]. Grande spavento, fiera costernazione si sparse per tutta l'Italia. Pertanto l'Augusto Onorio, veggendo imminente quest'altra tempesta, giudicò più sicuro il soggiorno di Ravenna, città pel suo sito fortissima, e maggiormente ancora per esser più alla portata di dar gli ordini e di provvedere ai bisogni. Mancò di vita in quest'annoEudossiaimperadrice, moglie di Arcadio Augusto, chiamata al tribunale di Dio a rendere conto, qual nuova Erodiade, della fiera persecuzione ch'ella avea mossa contro il santo ed incomparabil patriarca di CostantinopoliGiovanni Grisostomo. Il Breviario Romano, che nelle lezioni di questo santo mette la morte d'essa Augusta quattro dì dopo quella del Grisostomo nell'anno di Cristo 407, merita in quel sito di essere corretto. Sì Zosimo[Zosim., ibid., cap. 28]che Sozomeno, Filostorgio ed altri scrittori riferiscono a quest'anno una fiera irruzion degl'Isauri per quasi tutte le provincie romane dell'Oriente. Il generale Arbazacio, spedito contro di costoro, ne fece gran macello, ma, vinto dai loro regali, non proseguì l'impresa.

Consoli

Onorio Augustoper la sesta volta, eAristeneto.

Tutta fu in festa la città di Roma pel consolato e per i decennali dell'Augusto Onorio, che furono celebrati con suntuosi spettacoli. Ma non già coi giuochi secolari, nè colle zuffe de' gladiatori, come avrebbono desiderato que' Romani che tuttavia stavano ostinati nel gentilesimo. Il cardinal Baronio, che di tal permissione aveva accusato Onorio Augusto, vien giustamente ripreso dal Pagi. Ma nè il Pagi nè Jacopo Gotofredo ebbero già buon fondamento di credere e chiamare ingannato il Baronio, allorchè scrisse all'anno 325 che Costantino il grande, con una legge data in Berito, aveva proibito per tutto l'imperio romano i giuochi sanguinosi de' gladiatori. Siccome io altrove ho dimostrato[Thesaur. Novus Inscription., pag. 179.], non può negarsi quell'universale divieto di Costantino. Ma era sì radicato l'abuso, n'erano si incapricciati i popoli, che dopo la morte di quell'invitto imperadore tornarono, malgrado de' suoi successori, a praticarlo, con estorquere eziandio la permissione di essi da alcuni Augusti. Ma in fine, per attestato di Teodoreto[Teodor., Hist., lib. 5, cap. 24.], Onorio con sua legge vietò ed abolì per sempre quell'abbominevole spettacolo che costava tanto sangue e tante vite d'uomini per dare un divertimento al pazzo popolo. In quest'annopoi Onorio pubblicò una legge[L. 16, tit. 8. Cod. Theod.], in cui, se crediamo al padre Pagi suddetto,Judaeos et Samaritanos omni militia privavit. Ma non credo io tale il senso di quella legge, quando pure il Pagi l'intenda per la vera milizia. Proibisce ivi l'imperadore ai Giudei, l'aver luogo nellamilizia, cioè negli uffizii di coloro cheagenti degli affari del principeerano nominati, perchè il nome dimiliziaabbracciava tutti gli uffizii della corte. Bollivano tuttavia in Oriente le persecuzioni contra di san Giovanni Grisostomo, quel mirabil oratore della Grecia cristiana, e tanto papa Innocenzo I, quanto l'imperadore Onorio si affaticarono in aiuto di lui. Ma era gran tempo che non passava buona armonia tra esso Onorio ed Arcadio Augusto di lui fratello; e però inutili furono le loro raccomandazioni. Per altro sì quel santo patriarca, quanto Teofilo patriarca di Alessandria, a lui opposto, riconobbero in tal congiuntura l'autorità primaria del romano pontefice, al quale il primo si appellò, e l'altro inviò per questa discordia i suoi legati. Fermossi in Roma l'imperadore Onorio parecchi mesi. Prima che terminasse l'anno, è più che verisimile ch'egli si restituisse a Ravenna, perchè quivi si trovano date alcune sue leggi nel principio di febbraio del susseguente anno. I motivi che l'indussero a ritirarsi colà, è da credere che fossero i preparamenti che si udivano farsi dai Barbari per una nuova irruzione in Italia. Alarico sembrava quieto, perchè guadagnato da Stilicone; maRadagaiso, condottiere, ossia re degli Unni, ossia de' Goti, Scita, cioè Tartaro di nazione, forse mal soddisfatto del disonore inferito ai popoli settentrionali nella rotta data dai Romani ad esso Alarico, pensò a farne vendetta. Più probabilmente ancora, secondochè eraallora in uso dei Barbari, anch'egli divorava co' desiderii la città di Roma. In essa città, a lor credere, erano le montagne d'oro, ivi stavano raunate da più secoli le ricchezze della terra. Perciò costui mise insieme una formidabil armata, composta di Unni, Goti, Sarmati e di altre nazioni situate di là dal Danubio. Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 37.]e Marcellino[Marcellinus Comes, in Chron.]la fanno ascendere a più di dugento mila combattenti; Zosimo storico[Zosimus, lib. 5, cap. 26.]fino a quattrocento mila: numero verisimilmente eccessivo. Probabile è che in questo medesimo anno costui si appressasse all'Italia, e forse ancora v'entrò, per quanto pare che accenni Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.]. Grande spavento, fiera costernazione si sparse per tutta l'Italia. Pertanto l'Augusto Onorio, veggendo imminente quest'altra tempesta, giudicò più sicuro il soggiorno di Ravenna, città pel suo sito fortissima, e maggiormente ancora per esser più alla portata di dar gli ordini e di provvedere ai bisogni. Mancò di vita in quest'annoEudossiaimperadrice, moglie di Arcadio Augusto, chiamata al tribunale di Dio a rendere conto, qual nuova Erodiade, della fiera persecuzione ch'ella avea mossa contro il santo ed incomparabil patriarca di CostantinopoliGiovanni Grisostomo. Il Breviario Romano, che nelle lezioni di questo santo mette la morte d'essa Augusta quattro dì dopo quella del Grisostomo nell'anno di Cristo 407, merita in quel sito di essere corretto. Sì Zosimo[Zosim., ibid., cap. 28]che Sozomeno, Filostorgio ed altri scrittori riferiscono a quest'anno una fiera irruzion degl'Isauri per quasi tutte le provincie romane dell'Oriente. Il generale Arbazacio, spedito contro di costoro, ne fece gran macello, ma, vinto dai loro regali, non proseguì l'impresa.


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