CDLAnno diCristoCDL. IndizioneIII.Leonepapa 11.Valentiniano IIIimper. 26.Marcianoimperadore 1.ConsoliValentiniano Augustoper la settima volta eGennadio Avieno.QuestoAvienoconsole occidentale vien descritto da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, cap. 9.]per uno de' più ricchi, più nobili e più savii senatori di Roma; e da qui a due anni andò con san Leone per ambasciatore ad Attila. In quest'anno Valentiniano insieme con Eudossia sua moglie e Galla Placidia sua madre andò specialmente per divozione a Roma, affin di visitare i sepolcri de' santi Apostoli. Si servì di questa occasione lo zelantissimo pontefice san Leone per implorare il di lor patrocinio, dopo aver loro rappresentata collelagrime l'iniquità del conciliabolo d'Efeso con tanto discapito della vera dottrina della Chiesa, e deplorata la morte di san Flaviano, impetrò lettere di tutti e tre essi Augusti a Teodosio imperadore e a Pulcheria Augusta, che dopo la caduta della cognata Eudocia era tornata in palazzo, con raccomandar loro la causa della Chiesa. Scrisse l'indefesso pontefice anch'egli per questo fine a Pulcheria Augusta. La risposta di Teodosio imperadore a Valentiniano si trovò molto asciutta, perchè egli avea troppi seduttori intorno. Mandò inoltre san Leone quattro legati a Costantinopoli per chiarirsi seAnatolio, novello patriarca eletto di quella città, aderisse alla buona o falsa dottrina. Ma Iddio non abbandonò la causa della Chiesa. Succedette in questi tempi la caduta diCrisafioeunuco, il promotore di tutti quelli e d'altri disordini. Teodosio il degradò, gli confiscò quanto avea, e bandito il relegò in un'isola. Prisco istorico[Priscus, inter Excerpta Legat., tom. I Hist. Byz.]ne attribuisce la cagione alle informazioni sinistre di lui, che Marcellino ambasciatore spedito ad Attila rapportò nel suo ritorno. Niceforo Callisto[Nicephorus, lib. 14, cap. 49.]e Zonara[Zonaras, lib. 13 Annal.]pretendono che Teodosio, conoscendo d'essere stato ingannato da costui, e detestando l'empietà commessa contro di san Flaviano, ravveduto il precipitasse abbasso. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]racconta bensì che per ordine di Pulcheria fu ucciso (il che seguì dopo la morte di Teodosio): ma nulla dice per impulso di chi succedesse la di lui rovina. È nondimeno probabile che Pulcheria trovasse la maniera di liberar la corte da questo cattivissimo mobile. Ad una tal risoluzione poco dipoi sopravvisseTeodosio IIimperadore. Se s'ha da prestar fede a Niceforo Callisto, egli caduto da cavallo, mentr'era a caccia, si slogò una vertebra della spinal midolla, edi quella percossa fra alquanti dì se ne morì. Altri, secondo Zonara, attribuirono la sua morte a mal naturale, e questa accadde, per quanto si raccoglie da Teodoro lettore[Theodorus Lector, lib. 12 Hist. Eccl. in fine, et lib. 1 in princ.], a dì 28 di luglio; e non già per ferita presa nella caduta del cavallo, ma perchè nella caccia cadde in un fiume, di modo che nella notte seguente passò all'altra vita. In questo principe, come è l'ordinario degli uomini, e massimamente de' principi, molto si trovò da lodare, molto ancora da biasimare. Secondo l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 14.], fu Teodosio sì sapiente, che nel discorso familiare pareva perito di tutte l'arti e scienze. Paziente era nel freddo e nel caldo; la sua pietà non fu mediocre; digiunava spesso, massimamente il mercordì e venerdì, e il suo palazzo sembrava un monistero; perciocchè egli, levandosi la mattina per tempo, recitava colle principesse sue sorelle le lodi di Dio, e senza libro le divine Scritture. Fece una biblioteca, con raunare spezialmente gli espositori delle Scritture medesime. Esercitava la filosofia coi fatti, vincendo la tristezza, la libidine e l'ira, e desiderando di non far mai vendetta: il che se sia vero, si può raccogliere da quanto finora s'è detto di lui. Talmente in lui radicata era la clemenza, che, in vece di condannare alla morte i vivi, bramava di poter richiamare in vita i morti; e qualor taluno veniva condotto al patibolo, non giugneva alla porta della città, che per ordine dell'imperadore era richiamato indietro. Venendo poi le guerre, la prima cosa in lui era il ricorrere a Dio, e colle orazioni superava i nemici. Zonara[Zonar., lib. 13 Annal.]aggiugne ch'egli fu molto letterato e versato nelle matematiche, e specialmente nell'astronomia. Osservossi ancora in lui molta destrezza in cavalcare, saettare, dipingere e far figure di rilievo. Questi sono gli elogi di Teodosio il minore.Voltando poi carta, si truova che egli valeva poco pel governo de' popoli. Se non cadde in più spropositi, ne è dovuto il merito all'assistenza di Pulcheria sua sorella, donna di gran pietà e saviezza, che co' suoi consigli l'andava movendo e frenando. Secondochè lasciò scritto Suida, perchè era imbelle e dato alla dappocaggine, gli convenne comperar dai Barbari la pace vergognosamente col danaro, invece di procurarla valorosamente coll'armi; e di qua vennero molti altri malanni al pubblico. Allevato sotto gli eunuchi, cresciuto anche in età, dai lor cenni dipendeva; e costoro l'aggiravano a lor talento, laonde quante azioni e novità inescusabili egli commise, tutte provennero dalla lor prepotenza. Prima fu onnipotente presso di luiAntioco, posciaAmanzio, e finalmenteCrisafio. L'avarizia di que' castroni fu cagione che si vendevano i posti anche militari; e quel che è peggio, la giustizia. In somma costoro, con fargli paura e trattarlo da fanciullo, e trattenerlo in alcune arti che ho mentovato di sopra, e principalmente adescandolo alla caccia, faceano essi alto e basso con danno e mormorazione inutile de' sudditi. Niceforo scrive ch'egli prima di morire conobbe i falli commessi, e si ravvide, con deporre Crisafio e rimproverar la moglie Eudocia; ma egli scredita questo racconto con alcuni errori di cronologia. La Cronica di Prospero Tirone dell'edizion del Canisio ci ha conservata una particolarità, non avvertita da altri, cioè che il corpo di Teodosio fu portato a Roma, e seppellito nella basilica vaticana in un mausoleo[Prosper Tiro, in Chron.]. Dopo aver narrata quell'autore la di lui morte nel presente anno, dice poi nel susseguente:Theodosius cum magna pompa a Placidia et Leone, et omni senatu deductus, et in mausoleo ad Apostolum Petrum depositus est.TennePulcheria Augustaper qualche tempo nascosa la morte del fratello, e fatto intanto chiamare a sèMarciano, uomovaloroso e sperto negli affari della guerra, di età avanzata, ed abile a governar l'imperio, gli disse d'aver fatta scelta di lui per dichiararlo imperadore e marito suo, ma senza pregiudizio della sua verginità, ch'ella avea consacrata a Dio. Accettata l'offerta, fu chiamato il patriarcaAnatolio, convocato il senato, e fatta la proposizione, fu non tanto da essi, quanto ancora dall'esercito e dagli altri ordini acclamato imperadore Marciano. Per quanto abbiamo da Teodoro lettore[Theodor. Lector, lib. 1 Hist. Eccl.], era egli oriondo dall'Illirico; ma Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 1 Hist. Eccl.]merita più fede, perchè cita Prisco istorico di que' tempi, allorchè il fa nativo della Tracia. Da semplice soldato cominciò la sua fortuna; ed allorchè andava a farsi arrolare, trovato un soldato ucciso per istrada, fermossi per compassione a fine di farlo sotterrare; ma colto dalla giustizia di Filippopoli, e sospettato egli stesso autore dell'omicidio, corse pericolo della vita. Dio all'improvviso fece scoprire il reo, e Marciano si salvò. Aveva nome il soldato ucciso Augusto, ed essendo stato accettato Marciano in suo luogo, fu poi creduto questo un preludio all'imperio. Narra Teofane[Theoph., in Chron.], che trovandosi egli in Sidema città della Licia, cadde infermo, e fu ricoverato in lor casa da Giulio (Niceforo il chiama Giuliano) e Taziano fratelli, che ebbero amorevol cura di lui. Guarito che fu, e condottolo un giorno a caccia, messisi a dormire il dopo pranzo, osservarono i fratelli che un'aquila andava svolazzando sopra l'addormentato Marciano, e gli faceva ombra coll'ali; e perciò, tenendo ch'egli avesse a diventar imperadore, svegliato che fu, gli domandarono che grazia potevano sperare da lui, se fosse arrivato al trono imperiale. Stupito egli della domanda, non sapea che rispondere; ma replicate le istanze, loro promise di farli senatori. Il licenziarono dipoi con donargli dugento scudi e pregarlodi ricordarsi di loro, quando avesse mutata fortuna. E nol dimenticò già egli, perchè, verificatosi l'augurio, dichiaròTazianoprefetto della città di Costantinopoli,Giulio, ossiaGiuliano, prefetto della Libia, o piuttosto, come vuol Niceforo, della Licia. Giunse Marciano ad essere domestico, cioè guardia, o pur segretario diAsparegenerale dell'armata di Teodosio, e con esso lui ito in Africa, rimase prigioniere, oltre ad assaissimi altri, nella rotta che Genserico re dei Vandali diede all'esercito d'Aspare e di Bonifacio. Procopio[Procop., lib. 1, cap. 4 de Bell. Vand.]è quello che narra un caso molto simile al precedente, e forse lo stesso trasportato dall'Africa in Licia. Osservò Genserico, che mentre Marciano dormiva sulla terra, un'aquila sopravvolando il difendeva dai raggi del sole. Volle parlar seco, e riconoscer chi era; ed obbligatolo con giuramento di non far mai guerra ai Vandali, s'egli crescesse in fortuna, gli diede la libertà. In fatti, finchè egli visse, non turbò la quiete di quei Barbari. Era Marciano, per attestato di Cedreno[Cedren., in Hist.], persona venerabil d'aspetto, di santi costumi, magnanimo, senza interesse, temperante, compassionevole verso chi fallava, per altro ignorante nelle lettere e scienze. Somma, secondo Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 1.], fu la di lui giustizia verso i sudditi, ed era temuto, ancorchè non fosse solito a punire. Ma spezialmente risplendeva egli per la sua pietà verso Dio, e per l'amore della cattolica religione, siccome fece tosto conoscere. Non tardò, dico, egli a richiamar tutti gli esiliati; e Valentiniano Augusto, informato delle rare di lui qualità, concorse anch'egli a riconoscerlo per imperadore. L'indegno eunucoCrisafiofu dato da Pulcheria imperadrice in mano a Giordano, al cui padre era stata levata la vita dall'iniquo eunuco, e gli fu renduta la pariglia. Sappiamo ancora da Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 1 Hist. Eccl.]cheMarciano Augusto immediatamente corresse e levò con una legge l'introdotto abuso di comperar con danaro e doni i magistrati. Pubblicò eziandio prontamente un editto[L. ult. de Apostat. Cod. Justin.]contro i chierici e monaci che sostenessero gli errori di Nestorio e d'Eutichete. Scrisse non men egli che la moglie Augusta Pulcheria a san Leone papa amorevoli lettere, accertandolo della lor premura per la dottrina della Chiesa, e proponendo, la convocazione di un concilio generale, per rimediare ai disordini precedenti. Intanto venne a morte in RomaGalla PlacidiaAugusta, madre di Valentiniano III imperadore. Secondo san Prospero[Prosper, in Chron.], con cui s'accorda Agnello[Agnel., Vit. Episcop. Ravennat., tom. 2 Rer. Ital.], scrittore del secolo nono, mancò essa di vita a' dì 27 di novembre. Fu donna di non volgar pietà e prudenza, e meritò le lodi degli antichi. Era fama in Ravenna, per quanto scrisse Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 3.], e innanzi a lui il suddetto Agnello, che fosse seppellita in quella città, e che ne esistesse il sepolcro. Se ciò è, il suo corpo sarà stato trasferito a Ravenna. Idacio[Idacius, in Chron.]mette nell'anno seguente la di lei morte, ma sarà per colpa de' copisti. Nell'anno presente Valentiniano Augusto con una sua legge[In Cod. Theodos. Append., tit. 7.]mise in briglia la crudeltà e l'avarizia degli esattori del fisco, i quali, col pretesto di cercare e riscuotere i debiti del popolo, scorrevano per le provincie, commettendo mille disordini ed avanie. Donò eziandio al popolo il restante del debito scorso fino alla prima indizione.
Consoli
Valentiniano Augustoper la settima volta eGennadio Avieno.
QuestoAvienoconsole occidentale vien descritto da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, cap. 9.]per uno de' più ricchi, più nobili e più savii senatori di Roma; e da qui a due anni andò con san Leone per ambasciatore ad Attila. In quest'anno Valentiniano insieme con Eudossia sua moglie e Galla Placidia sua madre andò specialmente per divozione a Roma, affin di visitare i sepolcri de' santi Apostoli. Si servì di questa occasione lo zelantissimo pontefice san Leone per implorare il di lor patrocinio, dopo aver loro rappresentata collelagrime l'iniquità del conciliabolo d'Efeso con tanto discapito della vera dottrina della Chiesa, e deplorata la morte di san Flaviano, impetrò lettere di tutti e tre essi Augusti a Teodosio imperadore e a Pulcheria Augusta, che dopo la caduta della cognata Eudocia era tornata in palazzo, con raccomandar loro la causa della Chiesa. Scrisse l'indefesso pontefice anch'egli per questo fine a Pulcheria Augusta. La risposta di Teodosio imperadore a Valentiniano si trovò molto asciutta, perchè egli avea troppi seduttori intorno. Mandò inoltre san Leone quattro legati a Costantinopoli per chiarirsi seAnatolio, novello patriarca eletto di quella città, aderisse alla buona o falsa dottrina. Ma Iddio non abbandonò la causa della Chiesa. Succedette in questi tempi la caduta diCrisafioeunuco, il promotore di tutti quelli e d'altri disordini. Teodosio il degradò, gli confiscò quanto avea, e bandito il relegò in un'isola. Prisco istorico[Priscus, inter Excerpta Legat., tom. I Hist. Byz.]ne attribuisce la cagione alle informazioni sinistre di lui, che Marcellino ambasciatore spedito ad Attila rapportò nel suo ritorno. Niceforo Callisto[Nicephorus, lib. 14, cap. 49.]e Zonara[Zonaras, lib. 13 Annal.]pretendono che Teodosio, conoscendo d'essere stato ingannato da costui, e detestando l'empietà commessa contro di san Flaviano, ravveduto il precipitasse abbasso. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]racconta bensì che per ordine di Pulcheria fu ucciso (il che seguì dopo la morte di Teodosio): ma nulla dice per impulso di chi succedesse la di lui rovina. È nondimeno probabile che Pulcheria trovasse la maniera di liberar la corte da questo cattivissimo mobile. Ad una tal risoluzione poco dipoi sopravvisseTeodosio IIimperadore. Se s'ha da prestar fede a Niceforo Callisto, egli caduto da cavallo, mentr'era a caccia, si slogò una vertebra della spinal midolla, edi quella percossa fra alquanti dì se ne morì. Altri, secondo Zonara, attribuirono la sua morte a mal naturale, e questa accadde, per quanto si raccoglie da Teodoro lettore[Theodorus Lector, lib. 12 Hist. Eccl. in fine, et lib. 1 in princ.], a dì 28 di luglio; e non già per ferita presa nella caduta del cavallo, ma perchè nella caccia cadde in un fiume, di modo che nella notte seguente passò all'altra vita. In questo principe, come è l'ordinario degli uomini, e massimamente de' principi, molto si trovò da lodare, molto ancora da biasimare. Secondo l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 14.], fu Teodosio sì sapiente, che nel discorso familiare pareva perito di tutte l'arti e scienze. Paziente era nel freddo e nel caldo; la sua pietà non fu mediocre; digiunava spesso, massimamente il mercordì e venerdì, e il suo palazzo sembrava un monistero; perciocchè egli, levandosi la mattina per tempo, recitava colle principesse sue sorelle le lodi di Dio, e senza libro le divine Scritture. Fece una biblioteca, con raunare spezialmente gli espositori delle Scritture medesime. Esercitava la filosofia coi fatti, vincendo la tristezza, la libidine e l'ira, e desiderando di non far mai vendetta: il che se sia vero, si può raccogliere da quanto finora s'è detto di lui. Talmente in lui radicata era la clemenza, che, in vece di condannare alla morte i vivi, bramava di poter richiamare in vita i morti; e qualor taluno veniva condotto al patibolo, non giugneva alla porta della città, che per ordine dell'imperadore era richiamato indietro. Venendo poi le guerre, la prima cosa in lui era il ricorrere a Dio, e colle orazioni superava i nemici. Zonara[Zonar., lib. 13 Annal.]aggiugne ch'egli fu molto letterato e versato nelle matematiche, e specialmente nell'astronomia. Osservossi ancora in lui molta destrezza in cavalcare, saettare, dipingere e far figure di rilievo. Questi sono gli elogi di Teodosio il minore.Voltando poi carta, si truova che egli valeva poco pel governo de' popoli. Se non cadde in più spropositi, ne è dovuto il merito all'assistenza di Pulcheria sua sorella, donna di gran pietà e saviezza, che co' suoi consigli l'andava movendo e frenando. Secondochè lasciò scritto Suida, perchè era imbelle e dato alla dappocaggine, gli convenne comperar dai Barbari la pace vergognosamente col danaro, invece di procurarla valorosamente coll'armi; e di qua vennero molti altri malanni al pubblico. Allevato sotto gli eunuchi, cresciuto anche in età, dai lor cenni dipendeva; e costoro l'aggiravano a lor talento, laonde quante azioni e novità inescusabili egli commise, tutte provennero dalla lor prepotenza. Prima fu onnipotente presso di luiAntioco, posciaAmanzio, e finalmenteCrisafio. L'avarizia di que' castroni fu cagione che si vendevano i posti anche militari; e quel che è peggio, la giustizia. In somma costoro, con fargli paura e trattarlo da fanciullo, e trattenerlo in alcune arti che ho mentovato di sopra, e principalmente adescandolo alla caccia, faceano essi alto e basso con danno e mormorazione inutile de' sudditi. Niceforo scrive ch'egli prima di morire conobbe i falli commessi, e si ravvide, con deporre Crisafio e rimproverar la moglie Eudocia; ma egli scredita questo racconto con alcuni errori di cronologia. La Cronica di Prospero Tirone dell'edizion del Canisio ci ha conservata una particolarità, non avvertita da altri, cioè che il corpo di Teodosio fu portato a Roma, e seppellito nella basilica vaticana in un mausoleo[Prosper Tiro, in Chron.]. Dopo aver narrata quell'autore la di lui morte nel presente anno, dice poi nel susseguente:Theodosius cum magna pompa a Placidia et Leone, et omni senatu deductus, et in mausoleo ad Apostolum Petrum depositus est.
TennePulcheria Augustaper qualche tempo nascosa la morte del fratello, e fatto intanto chiamare a sèMarciano, uomovaloroso e sperto negli affari della guerra, di età avanzata, ed abile a governar l'imperio, gli disse d'aver fatta scelta di lui per dichiararlo imperadore e marito suo, ma senza pregiudizio della sua verginità, ch'ella avea consacrata a Dio. Accettata l'offerta, fu chiamato il patriarcaAnatolio, convocato il senato, e fatta la proposizione, fu non tanto da essi, quanto ancora dall'esercito e dagli altri ordini acclamato imperadore Marciano. Per quanto abbiamo da Teodoro lettore[Theodor. Lector, lib. 1 Hist. Eccl.], era egli oriondo dall'Illirico; ma Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 1 Hist. Eccl.]merita più fede, perchè cita Prisco istorico di que' tempi, allorchè il fa nativo della Tracia. Da semplice soldato cominciò la sua fortuna; ed allorchè andava a farsi arrolare, trovato un soldato ucciso per istrada, fermossi per compassione a fine di farlo sotterrare; ma colto dalla giustizia di Filippopoli, e sospettato egli stesso autore dell'omicidio, corse pericolo della vita. Dio all'improvviso fece scoprire il reo, e Marciano si salvò. Aveva nome il soldato ucciso Augusto, ed essendo stato accettato Marciano in suo luogo, fu poi creduto questo un preludio all'imperio. Narra Teofane[Theoph., in Chron.], che trovandosi egli in Sidema città della Licia, cadde infermo, e fu ricoverato in lor casa da Giulio (Niceforo il chiama Giuliano) e Taziano fratelli, che ebbero amorevol cura di lui. Guarito che fu, e condottolo un giorno a caccia, messisi a dormire il dopo pranzo, osservarono i fratelli che un'aquila andava svolazzando sopra l'addormentato Marciano, e gli faceva ombra coll'ali; e perciò, tenendo ch'egli avesse a diventar imperadore, svegliato che fu, gli domandarono che grazia potevano sperare da lui, se fosse arrivato al trono imperiale. Stupito egli della domanda, non sapea che rispondere; ma replicate le istanze, loro promise di farli senatori. Il licenziarono dipoi con donargli dugento scudi e pregarlodi ricordarsi di loro, quando avesse mutata fortuna. E nol dimenticò già egli, perchè, verificatosi l'augurio, dichiaròTazianoprefetto della città di Costantinopoli,Giulio, ossiaGiuliano, prefetto della Libia, o piuttosto, come vuol Niceforo, della Licia. Giunse Marciano ad essere domestico, cioè guardia, o pur segretario diAsparegenerale dell'armata di Teodosio, e con esso lui ito in Africa, rimase prigioniere, oltre ad assaissimi altri, nella rotta che Genserico re dei Vandali diede all'esercito d'Aspare e di Bonifacio. Procopio[Procop., lib. 1, cap. 4 de Bell. Vand.]è quello che narra un caso molto simile al precedente, e forse lo stesso trasportato dall'Africa in Licia. Osservò Genserico, che mentre Marciano dormiva sulla terra, un'aquila sopravvolando il difendeva dai raggi del sole. Volle parlar seco, e riconoscer chi era; ed obbligatolo con giuramento di non far mai guerra ai Vandali, s'egli crescesse in fortuna, gli diede la libertà. In fatti, finchè egli visse, non turbò la quiete di quei Barbari. Era Marciano, per attestato di Cedreno[Cedren., in Hist.], persona venerabil d'aspetto, di santi costumi, magnanimo, senza interesse, temperante, compassionevole verso chi fallava, per altro ignorante nelle lettere e scienze. Somma, secondo Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 1.], fu la di lui giustizia verso i sudditi, ed era temuto, ancorchè non fosse solito a punire. Ma spezialmente risplendeva egli per la sua pietà verso Dio, e per l'amore della cattolica religione, siccome fece tosto conoscere. Non tardò, dico, egli a richiamar tutti gli esiliati; e Valentiniano Augusto, informato delle rare di lui qualità, concorse anch'egli a riconoscerlo per imperadore. L'indegno eunucoCrisafiofu dato da Pulcheria imperadrice in mano a Giordano, al cui padre era stata levata la vita dall'iniquo eunuco, e gli fu renduta la pariglia. Sappiamo ancora da Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 1 Hist. Eccl.]cheMarciano Augusto immediatamente corresse e levò con una legge l'introdotto abuso di comperar con danaro e doni i magistrati. Pubblicò eziandio prontamente un editto[L. ult. de Apostat. Cod. Justin.]contro i chierici e monaci che sostenessero gli errori di Nestorio e d'Eutichete. Scrisse non men egli che la moglie Augusta Pulcheria a san Leone papa amorevoli lettere, accertandolo della lor premura per la dottrina della Chiesa, e proponendo, la convocazione di un concilio generale, per rimediare ai disordini precedenti. Intanto venne a morte in RomaGalla PlacidiaAugusta, madre di Valentiniano III imperadore. Secondo san Prospero[Prosper, in Chron.], con cui s'accorda Agnello[Agnel., Vit. Episcop. Ravennat., tom. 2 Rer. Ital.], scrittore del secolo nono, mancò essa di vita a' dì 27 di novembre. Fu donna di non volgar pietà e prudenza, e meritò le lodi degli antichi. Era fama in Ravenna, per quanto scrisse Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 3.], e innanzi a lui il suddetto Agnello, che fosse seppellita in quella città, e che ne esistesse il sepolcro. Se ciò è, il suo corpo sarà stato trasferito a Ravenna. Idacio[Idacius, in Chron.]mette nell'anno seguente la di lei morte, ma sarà per colpa de' copisti. Nell'anno presente Valentiniano Augusto con una sua legge[In Cod. Theodos. Append., tit. 7.]mise in briglia la crudeltà e l'avarizia degli esattori del fisco, i quali, col pretesto di cercare e riscuotere i debiti del popolo, scorrevano per le provincie, commettendo mille disordini ed avanie. Donò eziandio al popolo il restante del debito scorso fino alla prima indizione.