CDLIII

CDLIIIAnno diCristoCDLIII. IndizioneVI.Leonepapa 14.Valentiniano IIIimper. 29.Marcianoimperadore 4.ConsoliVincomaloedOpilione.Tornato che fu Attila nella Pannonia, inviò tosto suoi ambasciatori a Marciano Augusto, facendogli sapere, che se non gli mandava i tributi, ossia i regali annui promessi da Teodosio II suo predecessore, si aspettasse pure il guasto alle sue Provincie, ed ogni altro più rigido trattamento. Lo abbiamo da Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 40.]di que' tempi, e lo riferisce ancora Giordano[Jordan., de Reb. Getic., cap. 43.], con aggiugnere egli solo una particolarità di gran riguardo, la quale, se è vera, molto è da maravigliarsi, come non sia almeno accennata da san Prospero, da Idacio o da sant'Isidoro: cioè che Attila minacciava bensì lo imperio d'Oriente, ma le sue mire di nuovo erano contro dell'Occidente. Gli stava fitta nel cuore la rabbia, perchè i Visigoti della Gallia gli avessero data una sì disgustosa lezione nella battaglia che narrammo di sopra, e ne voleva vendetta. Pensò dunque di assalire e soggiogar quegli Alani che abitavano nella Gallia di là dal fiume Ligeri, appellato oggidìla Loire. E mossosi dalla Dacia e Pannonia, dove allora gli Unni con diverse nazioni sue suddite dimoravano, passò nel cuore della Germania a quella volta. AlloraTorismondo, novello re de' Visigoti, presentito il disegno del Barbaro, non fu pigro ad accorrere con tutte le sue forze in aiuto degli Alani, e a prevenire l'arrivo d'Attila. Giunti colà gli Unni, si venne ad un fatto d'armi, che riuscì quasi simile al precedente, in guisa che l'altero Attila scornato fu costretto a ritornarsene senza trionfo e senza gloria alle sue contrade. Ma, come dissi, niun altro storico fra gli antichi dice una menoma paroladi questo fatto. Nulladimeno, avendo Giordano avuta sotto gli occhi la storia perduta di Prisco, non se gli dee facilmente negar credenza in questo. E tanto più verrebbe ad essere credibile il di lui racconto, se la morte del feroce Attila fosse succeduta nell'anno susseguente, come vuol Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], perchè non avrebbe il re barbaro lasciate in ozio le sue armi nell'anno presente. Aggiungasi che Fredegario[Oper. Gregorii Turonens. Ruinart, Fragment., pag. 707.]racconta due battaglie succedute fra Attila e i Goti; e benchè vi sia della confusione in quel racconto, sì pel tempo, come pel luogo, pure si scorge ch'egli mette il secondo conflitto fatto da Torismondo, essendo già morto suo padre. Ma san Prospero[Prosper, in Chron.], Prospero Tirone[Prosper Tito, in Chronic.], Idacio[Idacius, in Chron.], sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.], Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.]e l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 15.], senza narrar punto alcun ritorno d'Attila nella Gallia, dicono sotto il presente anno ch'egli, appena tornato al suo paese, finì di vivere e d'inquietare il mondo. La maniera della sua morte fu da bestia. Marcellino scrive che fu scannato da una donna, se pure i nostri storici italiani non han qui per odio alterata la verità. Merita maggior fede Giordano[Jordan., de Reb. Getic, cap. 49.], che cita ancor qui la storia di Prisco autore contemporaneo, allorchè narra che avendo voluto il crudele e libidinoso re menare una nuova moglie, per nome Ildicone, fanciulla, quantunque, secondo il rito della sua gente, innumerabili altre ne avesse, s'imboracchiò talmente nel convito nuziale, che, pien di vino fino alla gola e oppresso dal sonno, fu posto in letto; e quivi dal sangue che gli soleva uscir dal naso, rimase la notte soffocato. Essendo passata buona parte del mattino senza ch'egli chiamasse, o che rispondessea chi il chiamava, i suoi dubitando di quel ch'era, ruppero la porta, e il trovarono morto. Racconta il medesimo autore, su la fede di Prisco, che in quella stessa notte a Marciano imperadore fu mostrato in sogno l'arco di Attila rotto: il che tenuto fu per presagio, giacchè gli Unni specialmente metteano la lor bravura nel saettare. Fu sontuoso ed insieme barbarico il funerale d'Attila. Gli uffiziali e i soldati suoi, secondo l'uso della nazione, si tagliarono parte de' capelli, e coi coltelli si fecero dei buoni tagli nel volto, acciocchè la memoria di quell'invitto combattente fosse pianta, non con lamenti e lagrime femminili, ma con sangue virile. Deposto il cadavero sotto padiglioni di seta, gli fecero una specie di torneamento a cavallo intorno. Cantarono le di lui prodezze con questi sentimenti:Il gran re degli Unni, Attila, figliuolo di Mundzucco, signore di fortissimi popoli, che solo con una potenza inudita per l'addietro ha posseduto i regni della Scitia e della Germania, ed ha messo il terrore in amendue gli imperii romani, con tante città prese; e che potendo devastare il rimanente, placato per le preghiere, si contentò di ricevere un annuo tributo. E dopo aver tutto ciò operato con felicità mirabile, non per ferita ricevuta da nemici, non per frode dei suoi, ma con restare illesa la sua gente, fra le allegrie e senza provar dolore alcuno, è morto. Ma chi può dir questa una morte, quando niuno sa d'averla a vendicare?Fin qui la funebre cantilena. Dopo tali lamenti sopra la di lui cassa sepolcrale fecero un gran convito, unendo insieme il lutto e l'allegria; e poi seppellirono di notte il cadavero, serrando la tomba prima con legami di oro, poi d'argento, e finalmente di ferro, e chiudendo seco armi tolte ai nemici e varii ornamenti con gemme e lavori preziosi. Ed affinchè non si sapesse il luogo, ai miseri schiavi, che aveano cavata la fossa, e dopo la sepoltura spianato il terreno, levarono crudelmente la vita.Colla morte di costui si sfasciò lamacchina dell'imperio degli Unni, cioè dei Tartari; perciocchè, siccome narra Giordano, insorsero liti tra i figliuoli d'Attila per la divisione de' regni:Ardericore dei Gepidi, prima sudditi d'Attila, non potendo sofferire che si trattasse di partire i popoli, come si fa dei vili schiavi, fu il primo a prendere l'armi contra dei figliuoli di Attila. Ad esempio suo, fecero lo stesso altre nazioni, cioè i Goti, gli Alani, gli Svevi e gli Eruli. Si venne ad una battaglia, in cui restò uccisoEllac, il primogenito d'Attila, e a lui più caro degli altri. Gli Unni furono i vinti, e vincitori i Gepidi. Però gli altri figliuoli di Attila si ritirarono dove è oggidì la picciola Tartaria al mar Nero; e i Gepidi, rimasti padroni della Dacia, fecero pace e lega coll'imperadore d'Oriente, che si obbligò di mandar loro dei presenti. I Goti ebbero dipoi la Pannonia per concessione degli Augusti; ed altre nazioni, ricuperata la libertà, impetrarono altri siti per loro abitazione, in questo medesimo annoTorismondore dei Visigoti in Tolosa, dopo aver goduto poco più d'un anno il suo principato[Prosper, in Chron. Isidorus, in Chron. Gothorum; Idacius, in Chron.], perchè troppo alteramente ed insolentemente governava, trucidato fu daTeodericoeFedericosuoi fratelli, il primo de' quali fu riconosciuto per re di quella nazione. Similmente diede fine ai suoi giorni in Costantinopoli a dì 18 di febbraioPulcheria Augusta, sorella del già defunto imperador Teodosio II, e moglie del regnante Marciano Augusto, principessa memorabile per la sua rara pietà e saviezza. Fu sempre zelante protettrice della fede cattolica[Chron. Alexand. Marcell. Comes, in Chron.]; anche nel matrimonio volle intatta la sua verginità consecrata a Dio; e fabbricò varii templi sacri, e varii spedali per gl'infermi e pellegrini con regale magnificenza. Pria di morire istituì eredi di tutto il suo avere i poverelli; ed il piissimo imperador Marciano, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.],benchè fossero immensi i di lei beni, pure puntualmente volle eseguita l'ultima di lei volontà. Perciò degna ben fu questa insigne principessa d'essere registrata fra i santi non men presso i Greci che presso i Latini.

Consoli

VincomaloedOpilione.

Tornato che fu Attila nella Pannonia, inviò tosto suoi ambasciatori a Marciano Augusto, facendogli sapere, che se non gli mandava i tributi, ossia i regali annui promessi da Teodosio II suo predecessore, si aspettasse pure il guasto alle sue Provincie, ed ogni altro più rigido trattamento. Lo abbiamo da Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 40.]di que' tempi, e lo riferisce ancora Giordano[Jordan., de Reb. Getic., cap. 43.], con aggiugnere egli solo una particolarità di gran riguardo, la quale, se è vera, molto è da maravigliarsi, come non sia almeno accennata da san Prospero, da Idacio o da sant'Isidoro: cioè che Attila minacciava bensì lo imperio d'Oriente, ma le sue mire di nuovo erano contro dell'Occidente. Gli stava fitta nel cuore la rabbia, perchè i Visigoti della Gallia gli avessero data una sì disgustosa lezione nella battaglia che narrammo di sopra, e ne voleva vendetta. Pensò dunque di assalire e soggiogar quegli Alani che abitavano nella Gallia di là dal fiume Ligeri, appellato oggidìla Loire. E mossosi dalla Dacia e Pannonia, dove allora gli Unni con diverse nazioni sue suddite dimoravano, passò nel cuore della Germania a quella volta. AlloraTorismondo, novello re de' Visigoti, presentito il disegno del Barbaro, non fu pigro ad accorrere con tutte le sue forze in aiuto degli Alani, e a prevenire l'arrivo d'Attila. Giunti colà gli Unni, si venne ad un fatto d'armi, che riuscì quasi simile al precedente, in guisa che l'altero Attila scornato fu costretto a ritornarsene senza trionfo e senza gloria alle sue contrade. Ma, come dissi, niun altro storico fra gli antichi dice una menoma paroladi questo fatto. Nulladimeno, avendo Giordano avuta sotto gli occhi la storia perduta di Prisco, non se gli dee facilmente negar credenza in questo. E tanto più verrebbe ad essere credibile il di lui racconto, se la morte del feroce Attila fosse succeduta nell'anno susseguente, come vuol Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], perchè non avrebbe il re barbaro lasciate in ozio le sue armi nell'anno presente. Aggiungasi che Fredegario[Oper. Gregorii Turonens. Ruinart, Fragment., pag. 707.]racconta due battaglie succedute fra Attila e i Goti; e benchè vi sia della confusione in quel racconto, sì pel tempo, come pel luogo, pure si scorge ch'egli mette il secondo conflitto fatto da Torismondo, essendo già morto suo padre. Ma san Prospero[Prosper, in Chron.], Prospero Tirone[Prosper Tito, in Chronic.], Idacio[Idacius, in Chron.], sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.], Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.]e l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 15.], senza narrar punto alcun ritorno d'Attila nella Gallia, dicono sotto il presente anno ch'egli, appena tornato al suo paese, finì di vivere e d'inquietare il mondo. La maniera della sua morte fu da bestia. Marcellino scrive che fu scannato da una donna, se pure i nostri storici italiani non han qui per odio alterata la verità. Merita maggior fede Giordano[Jordan., de Reb. Getic, cap. 49.], che cita ancor qui la storia di Prisco autore contemporaneo, allorchè narra che avendo voluto il crudele e libidinoso re menare una nuova moglie, per nome Ildicone, fanciulla, quantunque, secondo il rito della sua gente, innumerabili altre ne avesse, s'imboracchiò talmente nel convito nuziale, che, pien di vino fino alla gola e oppresso dal sonno, fu posto in letto; e quivi dal sangue che gli soleva uscir dal naso, rimase la notte soffocato. Essendo passata buona parte del mattino senza ch'egli chiamasse, o che rispondessea chi il chiamava, i suoi dubitando di quel ch'era, ruppero la porta, e il trovarono morto. Racconta il medesimo autore, su la fede di Prisco, che in quella stessa notte a Marciano imperadore fu mostrato in sogno l'arco di Attila rotto: il che tenuto fu per presagio, giacchè gli Unni specialmente metteano la lor bravura nel saettare. Fu sontuoso ed insieme barbarico il funerale d'Attila. Gli uffiziali e i soldati suoi, secondo l'uso della nazione, si tagliarono parte de' capelli, e coi coltelli si fecero dei buoni tagli nel volto, acciocchè la memoria di quell'invitto combattente fosse pianta, non con lamenti e lagrime femminili, ma con sangue virile. Deposto il cadavero sotto padiglioni di seta, gli fecero una specie di torneamento a cavallo intorno. Cantarono le di lui prodezze con questi sentimenti:Il gran re degli Unni, Attila, figliuolo di Mundzucco, signore di fortissimi popoli, che solo con una potenza inudita per l'addietro ha posseduto i regni della Scitia e della Germania, ed ha messo il terrore in amendue gli imperii romani, con tante città prese; e che potendo devastare il rimanente, placato per le preghiere, si contentò di ricevere un annuo tributo. E dopo aver tutto ciò operato con felicità mirabile, non per ferita ricevuta da nemici, non per frode dei suoi, ma con restare illesa la sua gente, fra le allegrie e senza provar dolore alcuno, è morto. Ma chi può dir questa una morte, quando niuno sa d'averla a vendicare?Fin qui la funebre cantilena. Dopo tali lamenti sopra la di lui cassa sepolcrale fecero un gran convito, unendo insieme il lutto e l'allegria; e poi seppellirono di notte il cadavero, serrando la tomba prima con legami di oro, poi d'argento, e finalmente di ferro, e chiudendo seco armi tolte ai nemici e varii ornamenti con gemme e lavori preziosi. Ed affinchè non si sapesse il luogo, ai miseri schiavi, che aveano cavata la fossa, e dopo la sepoltura spianato il terreno, levarono crudelmente la vita.

Colla morte di costui si sfasciò lamacchina dell'imperio degli Unni, cioè dei Tartari; perciocchè, siccome narra Giordano, insorsero liti tra i figliuoli d'Attila per la divisione de' regni:Ardericore dei Gepidi, prima sudditi d'Attila, non potendo sofferire che si trattasse di partire i popoli, come si fa dei vili schiavi, fu il primo a prendere l'armi contra dei figliuoli di Attila. Ad esempio suo, fecero lo stesso altre nazioni, cioè i Goti, gli Alani, gli Svevi e gli Eruli. Si venne ad una battaglia, in cui restò uccisoEllac, il primogenito d'Attila, e a lui più caro degli altri. Gli Unni furono i vinti, e vincitori i Gepidi. Però gli altri figliuoli di Attila si ritirarono dove è oggidì la picciola Tartaria al mar Nero; e i Gepidi, rimasti padroni della Dacia, fecero pace e lega coll'imperadore d'Oriente, che si obbligò di mandar loro dei presenti. I Goti ebbero dipoi la Pannonia per concessione degli Augusti; ed altre nazioni, ricuperata la libertà, impetrarono altri siti per loro abitazione, in questo medesimo annoTorismondore dei Visigoti in Tolosa, dopo aver goduto poco più d'un anno il suo principato[Prosper, in Chron. Isidorus, in Chron. Gothorum; Idacius, in Chron.], perchè troppo alteramente ed insolentemente governava, trucidato fu daTeodericoeFedericosuoi fratelli, il primo de' quali fu riconosciuto per re di quella nazione. Similmente diede fine ai suoi giorni in Costantinopoli a dì 18 di febbraioPulcheria Augusta, sorella del già defunto imperador Teodosio II, e moglie del regnante Marciano Augusto, principessa memorabile per la sua rara pietà e saviezza. Fu sempre zelante protettrice della fede cattolica[Chron. Alexand. Marcell. Comes, in Chron.]; anche nel matrimonio volle intatta la sua verginità consecrata a Dio; e fabbricò varii templi sacri, e varii spedali per gl'infermi e pellegrini con regale magnificenza. Pria di morire istituì eredi di tutto il suo avere i poverelli; ed il piissimo imperador Marciano, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.],benchè fossero immensi i di lei beni, pure puntualmente volle eseguita l'ultima di lei volontà. Perciò degna ben fu questa insigne principessa d'essere registrata fra i santi non men presso i Greci che presso i Latini.


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