CDLIVAnno diCristoCDLIV. IndizioneVII.Leonepapa 15.Valentiniano IIIimper. 30.Marcianoimperadore 5.ConsoliAezioeStudio.Siccome osservò il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], questoAezioconsole non è il celebreAeziopatrizio, generale di Valentiniano imperador di Occidente, ma sì bene un uffiziale delle corte cesarea di Marciano Augusto. In quanto al suddetto Aezio valoroso generale delle milizie nell'imperio d'Occidente, egli diede miseramente fine in quest'anno alla vita non che alle imprese sue; perchè da Valentiniano stesso imperadore, o almeno per ordine suo, restò ucciso. San Prospero[Prosper, in Chronico.]lasciò scritto che erano seguite promesse scambievoli, convalidate da giuramenti fra Valentiniano Augusto ed esso Aezio, per la congiunzion de' figliuoli; e vuol dire che l'una delle due figliuole dell'imperadore dovea essere stata promessa in moglie ad uno de' figliuoli di Aezio, fra' quali sono a noi notiCarpilioneeGaudenzio. In vece di nascere da ciò maggior lega d'affetto, quindi ebbe principio la discordia e l'odio fra loro: mercè, per quanto fu creduto, di Eraclio eunuco, il quale s'era talmente col suo frodolento servigio renduto padrone dell'animo di Valentiniano, che il girava dovunque volea: disgrazia riserbata a tutti i principi deboli, condannati a lasciarsi menar pel naso da qualche favorito. Un giorno adunque, mentre Aezio faceva calde istanze perchè si eseguisse la promessa, e non senza commozion d'animo e conrisentite parole parlava per suo figliuolo all'imperador Valentiniano, o fosse concerto fatto, o quella rissa ne facesse nascer l'occasione, l'imperadore, sfoderata la spada, se gli avventò alla vita, e, per quanto scrive Vittor Turonense[Victor Turonensis, apud Canisium.], datogli il primo colpo, gli altri cortigiani che si trovarono presenti, misero anche essi mano alle spade e lo stesero morto a terra. Erasi per sua disavventura incontrato in sì brutta scenaBoezioprefetto del pretorio, senatore nobilissimo, perchè dell'insigne casa romana Anicia, e probabilmente avolo del celebre Boezio, scrittore del secolo susseguente. Perchè egli era sommamente amico di Aezio, e forse si volle interporre per quetare il tumulto, restò anch'egli in quella congiuntura ucciso. Idacio[Idacius, in Chronic.]aggiugne che altri personaggi, chiamati ad uno ad uno in corte, vi lasciarono la vita. Secondochè si ha dagli storici, furono messi in testa a Valentiniano dei sospetti contro di Aezio, quasichè egli, superbo per le vittorie riportate, per le sue ricchezze e pel credito che aveva nelle armate, meditasse di usurpargli il trono. Forse ancora gli fu opposto, ch'egli, vecchio amico degli Unni, avesse avuto dei segreti riguardi in favore di Attila sì nella Gallia che nell'Italia. Ma qui Procopio[Procop., lib. 2, cap. 4, de Vand.]ci fa sapere essere statoMassimo(poscia successor nell'imperio) quegli che segretamente tramò la morte di Aezio per vendicarsi di Valentiniano (siccome vedremo nell'anno seguente) e per levar di mezzo ai suoi disegni questo potente ostacolo; e però, guadagnati gli eunuchi del palazzo, operò che i medesimi colle arti loro imprimessero in cuore dell'imperadore diffidenze e sospetti in materia di Stato. Quel ch'è certo, siccome notò Marcellino conte[Marcell., Comes, in Chronico.], in questo prode generale venne a mancare il terrore de' Barbari e la salute dell'imperio occidentale, e neseguì poco dopo la rovina dello stesso imperadore e dell'imperio. Però soggiugne Procopio, che avendo Valentiniano interrogato un uomo savio, se era stato bene il togliere la vita ad Aezio, questi rispose che non potea sapere se fosse bene o malfatto quel ch'era succeduto; ma parergli d'intendere una sola cosa, cioè che l'imperadore colla man sinistra aveva tagliato a sè stesso la destra. In quest'anno l'imperador Marciano pubblicò un editto[L. 3, tit. 14, in Append. Cod. Theod.]intorno ai matrimonii de' senatori, con dichiarare quali fossero le basse ed abbiette persone, le quali era loro proibito di prendere per mogli secondo una legge di Costantino, e con decidere che fosse lecito lo sposar donne ancorchè povere, purchè di nascita ingenue, e di professione e genitori non esercitanti arte vergognosa. Così l'indefessosan Leonepapa, valendosi dell'animo rettissimo e piissimo di esso imperadore d'Oriente, calmò in questi tempi varii torbidi insorti nella religione, e represse l'ambizione diAnatoliopatriarca di Costantinopoli, il quale contro l'autorità dei canoni del concilio niceno s'era studiato di esaltar la sua Chiesa in pregiudizio di quelle d'Alessandria e d'Antiochia. A persuasione sua ancora il buon imperadore pubblicò nuovi editti contro gli eutichiani ad altri eretici, che tuttavia infestavano colle lor false dottrine l'Oriente; ed insieme confermò i privilegii antecedentemente conceduti alle Chiese cattoliche.
Consoli
AezioeStudio.
Siccome osservò il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.], questoAezioconsole non è il celebreAeziopatrizio, generale di Valentiniano imperador di Occidente, ma sì bene un uffiziale delle corte cesarea di Marciano Augusto. In quanto al suddetto Aezio valoroso generale delle milizie nell'imperio d'Occidente, egli diede miseramente fine in quest'anno alla vita non che alle imprese sue; perchè da Valentiniano stesso imperadore, o almeno per ordine suo, restò ucciso. San Prospero[Prosper, in Chronico.]lasciò scritto che erano seguite promesse scambievoli, convalidate da giuramenti fra Valentiniano Augusto ed esso Aezio, per la congiunzion de' figliuoli; e vuol dire che l'una delle due figliuole dell'imperadore dovea essere stata promessa in moglie ad uno de' figliuoli di Aezio, fra' quali sono a noi notiCarpilioneeGaudenzio. In vece di nascere da ciò maggior lega d'affetto, quindi ebbe principio la discordia e l'odio fra loro: mercè, per quanto fu creduto, di Eraclio eunuco, il quale s'era talmente col suo frodolento servigio renduto padrone dell'animo di Valentiniano, che il girava dovunque volea: disgrazia riserbata a tutti i principi deboli, condannati a lasciarsi menar pel naso da qualche favorito. Un giorno adunque, mentre Aezio faceva calde istanze perchè si eseguisse la promessa, e non senza commozion d'animo e conrisentite parole parlava per suo figliuolo all'imperador Valentiniano, o fosse concerto fatto, o quella rissa ne facesse nascer l'occasione, l'imperadore, sfoderata la spada, se gli avventò alla vita, e, per quanto scrive Vittor Turonense[Victor Turonensis, apud Canisium.], datogli il primo colpo, gli altri cortigiani che si trovarono presenti, misero anche essi mano alle spade e lo stesero morto a terra. Erasi per sua disavventura incontrato in sì brutta scenaBoezioprefetto del pretorio, senatore nobilissimo, perchè dell'insigne casa romana Anicia, e probabilmente avolo del celebre Boezio, scrittore del secolo susseguente. Perchè egli era sommamente amico di Aezio, e forse si volle interporre per quetare il tumulto, restò anch'egli in quella congiuntura ucciso. Idacio[Idacius, in Chronic.]aggiugne che altri personaggi, chiamati ad uno ad uno in corte, vi lasciarono la vita. Secondochè si ha dagli storici, furono messi in testa a Valentiniano dei sospetti contro di Aezio, quasichè egli, superbo per le vittorie riportate, per le sue ricchezze e pel credito che aveva nelle armate, meditasse di usurpargli il trono. Forse ancora gli fu opposto, ch'egli, vecchio amico degli Unni, avesse avuto dei segreti riguardi in favore di Attila sì nella Gallia che nell'Italia. Ma qui Procopio[Procop., lib. 2, cap. 4, de Vand.]ci fa sapere essere statoMassimo(poscia successor nell'imperio) quegli che segretamente tramò la morte di Aezio per vendicarsi di Valentiniano (siccome vedremo nell'anno seguente) e per levar di mezzo ai suoi disegni questo potente ostacolo; e però, guadagnati gli eunuchi del palazzo, operò che i medesimi colle arti loro imprimessero in cuore dell'imperadore diffidenze e sospetti in materia di Stato. Quel ch'è certo, siccome notò Marcellino conte[Marcell., Comes, in Chronico.], in questo prode generale venne a mancare il terrore de' Barbari e la salute dell'imperio occidentale, e neseguì poco dopo la rovina dello stesso imperadore e dell'imperio. Però soggiugne Procopio, che avendo Valentiniano interrogato un uomo savio, se era stato bene il togliere la vita ad Aezio, questi rispose che non potea sapere se fosse bene o malfatto quel ch'era succeduto; ma parergli d'intendere una sola cosa, cioè che l'imperadore colla man sinistra aveva tagliato a sè stesso la destra. In quest'anno l'imperador Marciano pubblicò un editto[L. 3, tit. 14, in Append. Cod. Theod.]intorno ai matrimonii de' senatori, con dichiarare quali fossero le basse ed abbiette persone, le quali era loro proibito di prendere per mogli secondo una legge di Costantino, e con decidere che fosse lecito lo sposar donne ancorchè povere, purchè di nascita ingenue, e di professione e genitori non esercitanti arte vergognosa. Così l'indefessosan Leonepapa, valendosi dell'animo rettissimo e piissimo di esso imperadore d'Oriente, calmò in questi tempi varii torbidi insorti nella religione, e represse l'ambizione diAnatoliopatriarca di Costantinopoli, il quale contro l'autorità dei canoni del concilio niceno s'era studiato di esaltar la sua Chiesa in pregiudizio di quelle d'Alessandria e d'Antiochia. A persuasione sua ancora il buon imperadore pubblicò nuovi editti contro gli eutichiani ad altri eretici, che tuttavia infestavano colle lor false dottrine l'Oriente; ed insieme confermò i privilegii antecedentemente conceduti alle Chiese cattoliche.