CDLIXAnno diCristoCDLIX. IndizioneXII.Leonepapa 20.Leoneimperadore 3.Majorianoimperadore 3.ConsoliPatrizioeFlavio Ricimere.Fu console orientalePatrizio, ed era figliuolo d'Asparepatrizio, il primo mobile dopo l'imperador Leone nell'imperio d'Oriente.Ricimerepatrizio fu console dell'Occidente, anch'egli potentissimo nell'occidentale imperio. Dimorava nelle Gallie Majoriano Augusto, ed abbiamo sufficiente lume da Idacio che vi fossero delle rotture fra lui e Teoderico II re de' Visigoti, abitante in Tolosa. Certo egli scrive che essendo stati battuti in un conflitto i Goti, si venne poi a concludere una pace sodissima fra loro. Il Sigonio scrive che Teoderico in questo anno portò le sue armi fino al Rodano, saccheggiando tutto il paese, e con tanta forza assediò la città di Lione, che se ne impadronì, e recò a quella illustre città la desolazione. Di ciò io non trovo vestigio alcuno presso gli antichi, se non cheApollinare Sidonio racconta questa disavventura de' Lionesi con dire che ne era stato cacciato il nimico, ed essere rimasta la città senza abitatori, la campagna senza buoi e agricoltori. Si figurò, per quanto io credo, il Sigonio proceduta la calamità di Lione dai Visigoti che l'avessero presa. Ma, ben considerate le parole di Sidonio, sembra piuttosto che i Lionesi, sedotti da qualche prepotente, chiamato nemico della patria, si fossero ribellati a Majoriano Augusto, o nol volessero riconoscere per imperadore, e che perciò fu assediata e malmenata la loro città con grave esterminio; ed avendo dipoi implorato il perdono, l'ottennero per intercessione del medesimo Sidonio. Succedette quel fatto prima ch'esso Sidonio recitasse il suo panegirico; e però appartiene all'anno precedente. Intanto gli Svevi, l'una parte de' quali aveva elettoMandraper suo re, e l'altra ubbidiva aRechimondo, faceano a chi poteva far peggio ora nella Gallicia ed ora nella Lusitania. I Visigoti anch'essi nella Betica tenevano inquieti que' popoli, di maniera che tutta la Spagna occidentale era piena di guai. In questi tempi Leone imperador d'Oriente, non avendo alcuna guerra considerabile sulle spalle, attendeva ai doveri della religione. Crede il cardinal Baronio che egli in quest'anno facesse congregare in Costantinopoli un concilio, a cui si sa che intervennero vescovi in numero di ottantuno, per provvedere ai bisogni della Chiesa d'Oriente, tuttavia inquietata dagli eutichiani e nestoriani. Tutto ciò ad istanza disan Leonepapa, che avea spediti colàDomizianoeGeminianovescovi suoi legati, l'ultimo de' quali va conghietturando il Baronio che potesse essere vescovo di Modena, diverso da san Geminiano protettore di questa città, il quale cessò di vivere quaggiù nell'anno di Cristo 397. Era vescovo allora di CostantinopoliGennadio. Per ordine ancora di Leone Augusto fu cacciato in esilio Timoteo Eluro, usurpatore della sedia episcopale d'Alessandria.
Consoli
PatrizioeFlavio Ricimere.
Fu console orientalePatrizio, ed era figliuolo d'Asparepatrizio, il primo mobile dopo l'imperador Leone nell'imperio d'Oriente.Ricimerepatrizio fu console dell'Occidente, anch'egli potentissimo nell'occidentale imperio. Dimorava nelle Gallie Majoriano Augusto, ed abbiamo sufficiente lume da Idacio che vi fossero delle rotture fra lui e Teoderico II re de' Visigoti, abitante in Tolosa. Certo egli scrive che essendo stati battuti in un conflitto i Goti, si venne poi a concludere una pace sodissima fra loro. Il Sigonio scrive che Teoderico in questo anno portò le sue armi fino al Rodano, saccheggiando tutto il paese, e con tanta forza assediò la città di Lione, che se ne impadronì, e recò a quella illustre città la desolazione. Di ciò io non trovo vestigio alcuno presso gli antichi, se non cheApollinare Sidonio racconta questa disavventura de' Lionesi con dire che ne era stato cacciato il nimico, ed essere rimasta la città senza abitatori, la campagna senza buoi e agricoltori. Si figurò, per quanto io credo, il Sigonio proceduta la calamità di Lione dai Visigoti che l'avessero presa. Ma, ben considerate le parole di Sidonio, sembra piuttosto che i Lionesi, sedotti da qualche prepotente, chiamato nemico della patria, si fossero ribellati a Majoriano Augusto, o nol volessero riconoscere per imperadore, e che perciò fu assediata e malmenata la loro città con grave esterminio; ed avendo dipoi implorato il perdono, l'ottennero per intercessione del medesimo Sidonio. Succedette quel fatto prima ch'esso Sidonio recitasse il suo panegirico; e però appartiene all'anno precedente. Intanto gli Svevi, l'una parte de' quali aveva elettoMandraper suo re, e l'altra ubbidiva aRechimondo, faceano a chi poteva far peggio ora nella Gallicia ed ora nella Lusitania. I Visigoti anch'essi nella Betica tenevano inquieti que' popoli, di maniera che tutta la Spagna occidentale era piena di guai. In questi tempi Leone imperador d'Oriente, non avendo alcuna guerra considerabile sulle spalle, attendeva ai doveri della religione. Crede il cardinal Baronio che egli in quest'anno facesse congregare in Costantinopoli un concilio, a cui si sa che intervennero vescovi in numero di ottantuno, per provvedere ai bisogni della Chiesa d'Oriente, tuttavia inquietata dagli eutichiani e nestoriani. Tutto ciò ad istanza disan Leonepapa, che avea spediti colàDomizianoeGeminianovescovi suoi legati, l'ultimo de' quali va conghietturando il Baronio che potesse essere vescovo di Modena, diverso da san Geminiano protettore di questa città, il quale cessò di vivere quaggiù nell'anno di Cristo 397. Era vescovo allora di CostantinopoliGennadio. Per ordine ancora di Leone Augusto fu cacciato in esilio Timoteo Eluro, usurpatore della sedia episcopale d'Alessandria.