CDLXAnno diCristoCDLX. IndizioneXIII.Leonepapa 21.Leoneimperadore 4.Majorianoimperadore 4.ConsoliMagnoedApollonio.Il primo di questi consoli fu occidentale, ed è lodato da Apollinare Sidonio[Sidon., Poemate 23.]. L'altro era console dell'Oriente, ed avea esercitata la carica di prefetto del pretorio in quelle parti. Dimorava tuttavia nelle Gallie Majoriano Augusto, e dobbiamo adirarci colla storia digiuna e scarsa di quei tempi, che ci lascia troppo al buio intorno ai fatti di questo imperadore ed agli avvenimenti d'Italia. Tuttavia abbiamo da Giordano storico ch'egli mise in dovere gli Alani che infestavano esse Gallie. Poscia, sicome si ricava da Idacio[Idacius, in Chronic.]e da Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.], egli nel mese di maggio passò in Ispagna colla risoluzione accennata di sopra, di portar la guerra in Africa contra dell'insopportabile Genserico re de' Vandali. Aveva egli preparate nelle spiagge di Cartagena alquante navi da valersene nel medesimo passaggio. Ma ne furono segretamente avvisati i Vandali, e costoro, coll'intelligenza che aveano con alcuni traditori, all'improvviso comparvero addosso a que' legni; e trovandoli mal custoditi, se li condussero via. Questo accidente fece desistere Majoriano dalla impresa dell'Africa. Così Idacio: a cui si dee aggiugnere quanto di sopra rapportai scritto da Prisco istorico intorno ai preparamenti di questo imperadore contra di Genserico, il quale spedì ambasciatori a Majoriano per aver pace. Dal che vegniamo ad intendere che gli era almeno riuscito di fargli paura. Vittore Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]altro non dice, se non chein questi giorni Majoriano imperadore venne ad Augusta, probabilmente città della Spagna. Ci resta una legge[Cod. Theod., tom. 6, in Append., tit. 2.]pubblicata da lui nel presente anno, e data in Arles a' dì 28 di marzo, dove proibisce a chicchessia il forzare alcuno ad entrare nel clero, e a prendere gli ordini sacri, con parlare spezialmente a que' genitori che per lasciare benestanti alcuni de' lor prediletti figliuoli, violentavano gli altri ad arrolarsi nella milizia ecclesiastica. Vien parimente da esso intimata la pena della morte a chi per forza levasse di chiesa un reo colà rifugiato. Un'altra legge del medesimo Majoriano intorno agli adulterii si legge, data in Arles, ma col vizioso consolato di Ricimere e Clearco, che cadde nell'anno 384. Terminò il corso di sua vita in quest'annoEudociaAugusta, vedova di Teodosio II imperadore. Seguì la sua morte in Gerusalemme a' dì 20 di ottobre, e prima di passare all'altro mondo, protestò solennemente alla presenza di tutti, ch'ella era innocente affatto per conto de' sospetti conceputi contra di lei dall'Augusto suo consorte in occasione del pomo donato a Paolino. Cirillo monaco nella vita di santo Eutimio[Coteler., Monument. Eccl. Graec. tom. 4.]parla con tutto onore di questa principessa, chiamandola beata, ed asserendo ch'ella avea fabbricate assaissime chiese a Cristo, e tanti monasteri e spedali di poveri e di vecchi, che si durava fatica a contarli. Niceforo[Niceph., lib. 14, cap. 50.]aggiugne ch'ella morì in età di sessantasette anni, e fu seppellita nel sontuosissimo tempio innalzato da lei in onore di Dio e memoria di santo Stefano protomartire, fuori di Gerusalemme. Lasciò dopo di sè varii libri da essa composti, cioè i sacri Centoni composti con pezzi di versi omerici, i primi otto libri del vecchio Testamento ridotti in versi, con altre simili opere, frutti non meno della pietà che dell'ingegno suo. Passò anche a miglior vita in quest'anno (se pur nonsuccedette nel seguente) l'ammirabil anacoretasan Simeone Stilita, così appellato per essere vivuto circa quaranta anni in un'alta colonna sopra un monte nella diocesi di Antiochia. In questi medesimi tempi più che mai erano afflitte in Ispagna[Idacius, in Chron.]le provincie della Gallicia e Lusitania, parte dai Visigoti e parte dagli Svevi, al re de' qualiMandra, uomo perverso, fu recisa la testa. Fra queste confusioni toccò ancora adIdaciovescovo di Limica, o dell'Acque Flavie, nella suddetta provincia della Gallicia, e storico di questi tempi, d'essere fatto prigione da essi Svevi, con aver solamente da lì a tre mesi ricuperata la libertà. Dopo la morte di Mandra insorse gran lite fraRechimondoeFrumarioper succedere nella porzione a lui spettante del regno. Ma queste cose probabilmente avvennero nell'anno susseguente.
Consoli
MagnoedApollonio.
Il primo di questi consoli fu occidentale, ed è lodato da Apollinare Sidonio[Sidon., Poemate 23.]. L'altro era console dell'Oriente, ed avea esercitata la carica di prefetto del pretorio in quelle parti. Dimorava tuttavia nelle Gallie Majoriano Augusto, e dobbiamo adirarci colla storia digiuna e scarsa di quei tempi, che ci lascia troppo al buio intorno ai fatti di questo imperadore ed agli avvenimenti d'Italia. Tuttavia abbiamo da Giordano storico ch'egli mise in dovere gli Alani che infestavano esse Gallie. Poscia, sicome si ricava da Idacio[Idacius, in Chronic.]e da Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.], egli nel mese di maggio passò in Ispagna colla risoluzione accennata di sopra, di portar la guerra in Africa contra dell'insopportabile Genserico re de' Vandali. Aveva egli preparate nelle spiagge di Cartagena alquante navi da valersene nel medesimo passaggio. Ma ne furono segretamente avvisati i Vandali, e costoro, coll'intelligenza che aveano con alcuni traditori, all'improvviso comparvero addosso a que' legni; e trovandoli mal custoditi, se li condussero via. Questo accidente fece desistere Majoriano dalla impresa dell'Africa. Così Idacio: a cui si dee aggiugnere quanto di sopra rapportai scritto da Prisco istorico intorno ai preparamenti di questo imperadore contra di Genserico, il quale spedì ambasciatori a Majoriano per aver pace. Dal che vegniamo ad intendere che gli era almeno riuscito di fargli paura. Vittore Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]altro non dice, se non chein questi giorni Majoriano imperadore venne ad Augusta, probabilmente città della Spagna. Ci resta una legge[Cod. Theod., tom. 6, in Append., tit. 2.]pubblicata da lui nel presente anno, e data in Arles a' dì 28 di marzo, dove proibisce a chicchessia il forzare alcuno ad entrare nel clero, e a prendere gli ordini sacri, con parlare spezialmente a que' genitori che per lasciare benestanti alcuni de' lor prediletti figliuoli, violentavano gli altri ad arrolarsi nella milizia ecclesiastica. Vien parimente da esso intimata la pena della morte a chi per forza levasse di chiesa un reo colà rifugiato. Un'altra legge del medesimo Majoriano intorno agli adulterii si legge, data in Arles, ma col vizioso consolato di Ricimere e Clearco, che cadde nell'anno 384. Terminò il corso di sua vita in quest'annoEudociaAugusta, vedova di Teodosio II imperadore. Seguì la sua morte in Gerusalemme a' dì 20 di ottobre, e prima di passare all'altro mondo, protestò solennemente alla presenza di tutti, ch'ella era innocente affatto per conto de' sospetti conceputi contra di lei dall'Augusto suo consorte in occasione del pomo donato a Paolino. Cirillo monaco nella vita di santo Eutimio[Coteler., Monument. Eccl. Graec. tom. 4.]parla con tutto onore di questa principessa, chiamandola beata, ed asserendo ch'ella avea fabbricate assaissime chiese a Cristo, e tanti monasteri e spedali di poveri e di vecchi, che si durava fatica a contarli. Niceforo[Niceph., lib. 14, cap. 50.]aggiugne ch'ella morì in età di sessantasette anni, e fu seppellita nel sontuosissimo tempio innalzato da lei in onore di Dio e memoria di santo Stefano protomartire, fuori di Gerusalemme. Lasciò dopo di sè varii libri da essa composti, cioè i sacri Centoni composti con pezzi di versi omerici, i primi otto libri del vecchio Testamento ridotti in versi, con altre simili opere, frutti non meno della pietà che dell'ingegno suo. Passò anche a miglior vita in quest'anno (se pur nonsuccedette nel seguente) l'ammirabil anacoretasan Simeone Stilita, così appellato per essere vivuto circa quaranta anni in un'alta colonna sopra un monte nella diocesi di Antiochia. In questi medesimi tempi più che mai erano afflitte in Ispagna[Idacius, in Chron.]le provincie della Gallicia e Lusitania, parte dai Visigoti e parte dagli Svevi, al re de' qualiMandra, uomo perverso, fu recisa la testa. Fra queste confusioni toccò ancora adIdaciovescovo di Limica, o dell'Acque Flavie, nella suddetta provincia della Gallicia, e storico di questi tempi, d'essere fatto prigione da essi Svevi, con aver solamente da lì a tre mesi ricuperata la libertà. Dopo la morte di Mandra insorse gran lite fraRechimondoeFrumarioper succedere nella porzione a lui spettante del regno. Ma queste cose probabilmente avvennero nell'anno susseguente.